Pichuco and Friends

27 luglio 2026 Ad Archi, tra storia dell’emigrazione, musica, tango e memoria di Anìbal Troilo Pichuco Festival, 25 – 26 luglio 2026, nel cuore del borgo abruzzese un viaggio tra radici e cultura in Argentina Il “Pichuco Festival”, svoltosi il 25 e 26 luglio nel magnifico borgo di Archi, in provincia di Chieti, ha confermato alla grande il successo della manifestazione alla sua seconda edizione. Organizzato dall’associazione Pichuco and Friends, il festival rende omaggio ad Anìbal Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo, nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975) e con radici abruzzesi. Nipote di Quirino e Concezia Troilo, emigrati da Archi in Argentina nel 1880, Anìbal Troilo chiamato Pichuco, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento, dedicato alla musica e al tema delle origini, ha visto la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del tango a livello internazionale. Zotto è considerato il massimo rappresentante del tango argentino nel mondo. Formatosi a Buenos Aires con i più grandi maestri della tradizione, è stato tra i protagonisti della diffusione del tango in Europa sin dagli anni ’90 del secolo scorso. Nella sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, ha fondato la Compagnia Tango x 2 e la Zotto Tango Academy di Milano. Al suo fianco danza Daiana Guspero, tra le più autorevoli interpreti del tango a livello mondiale. Insieme si esibiscono nei principali teatri e festival e sono stati ospiti di grandi eventi, quali il Festival di Sanremo, On Dance di Roberto Bolle e il Concerto di Natale in Vaticano. In grande smalto l’inaugurazione del Festival, sabato 25 luglio, con l’incontro “Anibal Troilo Pichuco: tra tango, memoria ed emigrazione”, con l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo. Tra gli ospiti dell’evento Francisco Torné, nipote di Anìbal Troilo e membro dell’Academia National del Tango, per il secondo anno presente ad Archi, paese delle sue radici, e Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, “. Aperto dai saluti del sindaco, Nicola De Laurentis, del presidente dell’associazione Pichuco and Friends, Leonardo Porreca, l’incontro, presentato e moderato dalla giornalista Barbara Del Fallo, ha preso il largo con gli interventi del direttore artistico del Festival, Simone Marini, musicista abruzzese, docente di bandoneon al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, il quale ha sottolineato i meriti straordinari di Troilo nella storia del tango e quale impareggiabile virtuoso del bandoneon, strumento che egli sapeva usare come Carlos Gardel usava la voce. Ha infine stupito il numeroso pubblico presente smontando il suo bandoneon, illustrando le parti costruttive dello strumento, cui l’Italia ha contribuito con la qualità della sua pregiata produzione durata fino al 1930. Molto interessante l’intervento di Miguel Angel Zotto che, richiamate le sue radici lucane, si è dichiarato onorato di essere ospite del festival, dedicato ad una personalità insigne nel mondo nella composizione e nell’interpretazione della musica da tango, qual è Anìbal Troilo. Gli interventi sono stati accompagnati dagli intermezzi musicali dell’orchestra “Lo Que vendrà” con il cantante Federico Pierro. Ha chiuso l’incontro Goffredo Palmerini, “tra le voci italiane più autorevoli in tema di emigrazione” come annota la comunicazione del Festival, con un intervento centrato sulla storia dell’emigrazione italiana, con un focus particolare sull’Argentina. Se può essere d’interesse, in calce a questa nota si riporta il testo del contributo svolto da Palmerini al Pichuco Festival.   L’incontro ha avuto, quale omaggio finale a sorpresa, un’esibizione di tango dei ballerini Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, ai quali il sindaco De Laurentis, dopo la loro splendida performance assai apprezzata dal numeroso pubblico presente, ha fatto loro omaggio di due targhe ricordo e, omaggiando anche Francisco Torné, gli ha comunicato che presto il Consiglio comunale di Archi delibererà sul conferimento della Cittadinanza onoraria. L’Orchestra Lo Que Vendrà, protagonista nella prima giornata del Festival, è una delle principali realtà italiane dedicate al tango argentino. Al Pichuco Festival 2026 si è esibita in sestetto, con Daniela Fidanza (pianoforte), Pasquale Lancuba e Fernando Mangifesta (bandoneon), Mario Pace e Angela Di Giuseppe (violini) e Claudio Mangialardi (contrabbasso). Con oltre 200 concerti in Italia e all’estero, l’orchestra ha collaborato con importanti artisti internazionali e realizzato produzioni dedicate alla musica e alla cultura del tango. Tra le collaborazioni più significative spicca quella con il maestro Miguel Ángel Zotto, consolidata negli anni in festival ed eventi di rilievo. Alle 22, sulla suggestiva balconata di Terrazza San Nicola, Milonga di gala, con musica dal vivo, con ronda dei maestri Monica Chiavarini e Gianluca Viola, Luisa Volpi e Andrea Fischetti, Fabian Brana e Daniela Scalabrini, Martina Cerasoli e Anistas Bullaci. Nella seconda giornata, domenica 26 luglio, c’è stata la visita guidata al borgo (Archi è riconosciuto tra i Borghi autentici d’Italia) e l’esclusiva visita ai suoi palazzi storici, a seguire il pranzo “Abruzzo e Argentina: incontro di sapori”, quindi la presentazione del libro “I cinque angoli – Anibal Troilo, storie di tango” di Andreina Di Girolamo, autrice molisana la cui presenza sottolinea il legame di Anibal Troilo con il Molise. I nonni materni, infatti, emigrarono da Agnone verso l’Argentina.  “Tango, l’arte che ha conquistato il mondo” è stata una finestra di rara ed emozionante suggestione ad opera di Miguel Angel Zotto, poi la chiusura con la Milonga de despedida. Hanno corredato il programma delle due giornate del Festival, oltre ad esposizioni di arti figurative e alle preparazioni tipiche degli stand gastronomici, la mostra “Toda una vida. La musica, gli affetti e le passioni di Anìbal Troilo”, con materiale fotografico inedito che riproduce l’esposizione del Museo Casa Carlos Gardel a Buenos Aires. Nato a Buenos Aires l’11 luglio 1914, Anìbal Troilo, con il suo bandoneon, ha scritto le musiche da tango più conosciute e apprezzate a livello internazionale, sulle cui note ancor oggi danzano i ballerini di tutto il mondo. “Pichuco” – così era chiamato affettuosamente dal padre – ha inciso 485 brani e ha collaborato con i più importanti musicisti e compositori di tango argentino, da Osvaldo Pugliese a Juan D’Arienzo, fino ad Astor Piazzolla. Troilo ha contribuito in modo determinante alla crescita

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Leone XIV, il Papa che interroga il nostro tempo

COMUNICATO STAMPA Roma, 18 luglio 2026 Leone XIV, il Papa che interroga il nostro tempo In uscita il nuovo volume di Sebastiano Catte: dalla Chicago di Robert Francis Prevost alla Magnifica Humanitas, dieci chiavi per comprendere un pontificato tra memoria agostiniana e sfide del presente L’8 maggio 2025 Robert Francis Prevost si affaccia dalla loggia di San Pietro con un nome nuovo, Leone XIV. Il mondo cerca di decifrarne il volto, le parole, i silenzi. Chi è davvero quel Papa americano, missionario in Perù per decenni, di formazione agostiniana, così lontano dal clamore? Da quelle domande nacque un instant book, scritto a caldo nei giorni dell’elezione. Oggi diventa un libro più ampio: “Leone XIV. Vita e visione di un Papa agostiniano. 10 voci dentro un anno di pontificato, dalla pace alla Magnifica Humanitas” (244 pagine, 16 euro, già su Amazon e presto in libreria). Non un aggiornamento, ma un doppio racconto: la vita di Prevost e la rotta impressa alla Chiesa nel suo primo anno. La storia parte da Chicago, da un ragazzo con radici europee e una solida formazione scientifica, attratto presto dalla vita religiosa. Passa per l’Ordine di Sant’Agostino, per il lungo Perù vissuto tra la gente più che tra le statistiche, per il ritorno a Roma, l’episcopato a Chiclayo, la guida del Dicastero per i Vescovi e infine il conclave: una traiettoria costruita lontano dai riflettori, che porta al vertice della Chiesa un uomo abituato ad ascoltare più che a imporsi. Ne emerge il ritratto di un Papa rigoroso e mite, colto e concreto – non un’agiografia, ma il profilo di una delle poche autorità morali ancora riconosciute in un mondo di guerre, autocrazie e disuguaglianze. Alla biografia si affianca una seconda parte, aggiornata al 4 luglio 2026, che legge il pontificato attraverso dieci voci: Agostinianesimo; Chiesa missionaria; Comunità e fraternità; Cura del creato; Dalla Rerum Novarum alla Magnifica Humanitas; Ecumenismo, unità dei cristiani e dialogo interreligioso; Educazione, giovani trasmissione della fede; Educazione, giovani e trasmissione della fede; Etica della verità e comunicazione; Geopolitica e pace; Governo della Chiesa. Non un semplice glossario, ma dieci finestre che dalle parole del Papa si aprono sul nostro tempo: guerre senza fine, democrazie in crisi, nuove solitudini, informazione fragile, intelligenza artificiale. È proprio l’intelligenza artificiale al centro della prima enciclica di Leone XIV, la Magnifica Humanitas, firmata nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII. Se allora la Chiesa si interrogava sulla rivoluzione industriale, oggi la domanda è altrettanto radicale: cosa resta della dignità umana quando le macchine sembrano pensare al posto nostro? La risposta non è condanna né nostalgia, ma un confine da tracciare: l’innovazione al servizio della persona, mai un potere senza responsabilità. La macchina calcola, imita, prevede. Non può sostituire coscienza, relazione, libertà. …………………………   Com.Unica Libri, by Fondazione Giuseppe Levi Pelloni Via Valdinievole, 39 – 00141 Roma www.comunicalibri.org  I  email [email protected]   Sono questioni che oltrepassano i confini della Chiesa e parlano a credenti e non credenti, giovani digitali e adulti smarriti nello stesso paesaggio. Il libro segue Leone XIV anche nel terreno scivoloso della geopolitica, dove insiste su una pace non rituale ma politica e morale – che non è resa del più debole, ma diplomazia, giustizia, diritto internazionale. E ritrova, dietro ogni tema, la visione agostiniana della comunità: nessuno si salva da solo, né nella fede né nella società; contro individualismo e volontà di potenza, ascolto e fraternità. “Leone XIV. Vita e visione di un Papa agostiniano” è il racconto di una vita e la cronaca ragionata di un anno che ne ha già rivelato carattere e priorità. Un libro scritto con il passo del reportage, per chiedersi se, in una stagione di rumore e velocità, esista ancora spazio per una leadership fondata sull’ascolto.   ………………………………..   SCHEDA DEL VOLUME Titolo: Leone XIV. Vita e visione di un Papa agostiniano Sottotitolo: 10 voci dentro un anno di pontificato, dalla pace alla Magnifica Humanitas Autore: Sebastiano Catte Editore: Com.Unica Libri, Roma Pagine: 240 Formato: 15,24 × 22,86 cm Prezzo di copertina: 16,00 euro, E-book: 4,99 Disponibilità: già acquistabile su Amazon (https://www.amazon.it/gp/product/B0H8531NYW) e prossimamente in alcune librerie italiane Sito dell’editore: www.comunicalibri.org L’AUTORE Informatico e giornalista, originario di Oliena (Nuoro), Sebastiano Catte è vicedirettore dell’agenzia Com.Unica. Scrive, in particolare, su temi legati alla spiritualità, alla tecnologia e allo sport. Tra le sue pubblicazioni La memoria lieve del calcio (con  Nils Liedholm) e Gli esploratori dell’era digitale. A Leone XIV ha dedicato numerosi articoli e anche un instant-book, scritto in collaborazione con il giornalista Anthony Muroni. L’EDITORE Com.Unica Libri nasce dall’esperienza dell’agenzia giornalistica Com.Unica per raccontare, con il passo del reportage, i volti e i luoghi del Novecento e del nuovo secolo. Al catalogo si è affiancato quello di Ethos Edizioni, di cui la casa editrice raccoglie l’eredità nelle biografie e nei saggi storici, e la collana “Festa mobile”, con i titoli già pubblicati dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni. Com.Unica Libri offre anche servizi editoriali su misura, dall’idea alla promozione, pensati in particolare per imprenditori e professionisti che scelgono il libro come strumento di comunicazione. www.comunicalibri.org CONTATTI STAMPA Per informazioni, interviste e richieste di copie saggio: [email protected] Contatto autore Email [email protected] Tel. +39 328 550 3660 (Whatsapp)   Fonte: Goffredo Palmerini

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Salvador (BA), Claudya Costta apresenta o show “Refazendo Memórias”

No próximo dia 17 de julho, sexta-feira, a partir das 17h30, o Foyer do Teatro SESC Casa do Comércio será palco de uma emocionante celebração à música brasileira. A cantora e compositora Claudya Costta apresenta o show “Refazendo Memórias”, um tributo especial à obra de um dos maiores ícones da nossa cultura: Gilberto Gil. O show tem entrada gratuita.   O espetáculo propõe um mergulho no repertório que moldou a memória afetiva de gerações. O público baiano poderá cantar junto e se emocionar com releituras de grandes clássicos, a exemplo de “A Novidade” e “Refazenda”, canções que ganham o toque sofisticado e a interpretação marcante de Claudya.   Acompanhando a artista no palco estarão  Marcio Pereira, na guitarra e direção musical e Alexandre Vieira, no baixo acústico, garantindo arranjos refinados para as composições de Gil.     Espetáculo: Claudya Costta no show “Refazendo Memórias” (Canta Gilberto Gil) Data: 17 de julho (sexta-feira) Horário: A partir das 17h30 Local: Foyer do Teatro SESC Casa do Comércio (Av. Tancredo Neves, Salvador – BA) Entrada: Gratuita

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Vasto- eventi culturali

Grande successo a Vasto per la seconda edizione del premio internazionale “Luigi Marchesani”     VASTO (Chieti) – Si è svolta al Teatro Rossetti, giovedì sera 9 luglio, la cerimonia conclusiva della seconda edizione del Premio Internazionale Luigi Marchesani, promosso dal Comune di Vasto con il patrocinio della Società Vastese di Storia Patria “Luigi Marchesani” e dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara. L’iniziativa si conferma un appuntamento di grande prestigio, nato per custodire e tramandare l’eredità morale, scientifica e culturale di Luigi Marchesani, figura simbolo della storia cittadina, medico, ricercatore, storico e archeologo che ha saputo coniugare sapere, servizio alla comunità e passione civile, lasciando un’impronta indelebile nella crescita culturale e scientifica del territorio. La serata ha rappresentato un momento di incontro e di condivisione, dedicato non solo alla memoria di Marchesani, ma anche a quanti, attraverso la ricerca, la divulgazione e l’impegno intellettuale, contribuiscono ad accrescere il patrimonio culturale e umano del Paese. Un ruolo determinante per il successo del Premio è stato svolto dalla Commissione giudicatrice, composta da personalità di altissimo profilo accademico e scientifico: il presidente, professor Carmine Catenacci, Prorettore dell’Università “Gabriele d’Annunzio”, la professoressa Antonella Di Nallo, docente associata di Letteratura italiana, la professoressa Gabriella Izzi Benedetti, presidente della Società Vastese di Storia Patria “Luigi Marchesani”, la professoressa Raffaella Muraro, presidente della Scuola di Medicina dell’Università “Gabriele d’Annunzio”, e il Professor Antonio Muciaccio docente di lettere, storia e filosofia e Dirigente scolastico in quiescenza. Il loro lavoro, svolto con competenza, rigore e profondo senso delle istituzioni, ha consentito di individuare opere di straordinario valore scientifico e culturale, confermando l’autorevolezza di un Premio destinato a crescere nel panorama nazionale. Ad impreziosire la cerimonia è stata l’esibizione del The Bobson Project, trio di violinisti vastesi composto da Serena Scuderi, Daniele Delli Carri e Diego Scuderi. I musicisti hanno accompagnato i diversi momenti della serata con un raffinato repertorio capace di spaziare dai grandi classici alla musica contemporanea, regalando al pubblico intense emozioni. Il primo premio per la Sezione A – Saggio edito è stato conferito al professor Marco Onofrj per il saggio The central role of the thalamus in psychosis, lessons from neurodegenerative disease and psychedelics, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Translational Psychiatry, riconosciuto per l’elevato valore della ricerca nel campo delle neuroscienze, così motivato dalla Commissione:   La rilevanza della tematica affrontata, l’originalità e l’importanza del contributo alle conoscenze e al progresso scientifico appaiono di evidente spessore internazionale e in assoluta coerenza con i valori fondanti del percorso medico-scientifico e di vita del Dott. Luigi Marchesani. Sempre per la Sezione A – Saggio edito, la Commissione ha attribuito il secondo premio alla dottoressa Valentina Del Negro per la pubblicazione Ultrasonographic diagnosis of Placenta Accreta Spectrum (PAS) disorder: ideation of an ultrasonographic score and correlation with surgical and neonatal outcomes, pubblicata sulla rivista internazionale Diagnostics, con la seguente motivazione:   Per l’originalità del contributo scientifico che propone una nuova metodologia per identificare le pazienti ad alto rischio di disordini dello spettro della placenta accreta (PAS) e potrebbe quindi avere un significativo impatto nella diagnosi e prevenzione di queste patologie. Il Premio della Società Vastese di Storia Patria “Luigi Marchesani” è stato assegnato a Roberto Ricci per l’opera Il cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona, tra erudizione e storia, con questa motivazione:   Il testo di Roberto Ricci dimostra una notevole serietà di ricerca e sorprende per la capillarità della documentazione. Il personaggio, Cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona, così come il contesto familiare, ci viene proposto nella dinamica politica e diplomatica in ambito europeo, in relazione in specie ai regni dei Borbone di Spagna e di Napoli. Legato al mondo culturale settecentesco, con un ruolo di non poco conto espresso attraverso carteggi e incontri con personaggi di rilievo in un secolo di grandi fermenti innovativi, il Cardinale d’Aragona, grazie al lavoro del Ricci, recupera una importanza storica che altrimenti il tempo tenderebbe a cancellare o quantomeno ridimensionare, ingiustamente, nella memoria dei posteri. Il primo premio della Sezione B – Libro edito di saggistica è stato conferito a Roberto Riccardi per il volume Salvatore Ottolenghi inventore della polizia scientifica, apprezzato dalla Commissione per aver ricostruito con rigore storico e grande capacità narrativa la figura del fondatore della polizia scientifica italiana. Questa la motivazione: Godibile come un romanzo, il libro di Roberto Riccardi si caratterizza per aver saputo ricostruire la biografia dell’inventore della polizia scientifica, Salvatore Ottolenghi, arricchendo il racconto con inserti di storia politica, civile e di costume. Fra curiosità biografiche e cronache giudiziarie memorabili, persone reali e personaggi letterari, la narrazione procede tenendo desta la curiosità del lettore, che trova nel libro la storia di un uomo che ha saputo superare il pregiudizio e l’approssimazione insiti nella formazione lombrosiana (la teoria dell’uomo delinquente e dell’atavismo criminale) a vantaggio del rigore scientifico messo al servizio della verità giudiziaria. L’opera viene dunque premiata per l’originalità del tema, il rigore della ricostruzione e la coerenza rispetto agli interessi scientifici di Luigi Marchesani.   Il riconoscimento è stato ritirato dal Comandante della Compagnia Carabinieri di Vasto, Ten. Colonnello Mario Giacona, perché l’autore, Generale dei Carabinieri a Roma, per ragioni di servizio non ha potuto presenziare alla cerimonia. Per la stessa Sezione “Libro edito di saggistica”, il secondo premio è stato assegnato a Goffredo Palmerini per il volume Intrecci di memoria. Trame di vita, territori e sguardi in cammino, con la seguente motivazione: L’ampia concertazione di fatti e personaggi che attraversa un intero anno di vicende esposte con taglio in apparenza cronachistico è in realtà, nel volume di Goffredo Palmerini, un intreccio non molto differente dalla formula di alcuni storiografi seicenteschi, di proposte e riflessioni sui valori che, in questo contesto, la terra d’Abruzzo veicola in forma non sempre recepita nella sua giusta dimensione. Non a caso uno dei fili conduttori del testo reitera, in una sorta di malinconico adagio, come il genio abruzzese riesca a emergere oltre la diaspora alla quale governi poco responsabili l’hanno costretto a germogliare altrove. L’attenzione alla dimensione religiosa, la volontà di contribuire alla visibilità dell’Abruzzo in ambito nazionale con le credenziali

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Dalla Calabria a Roma: gli studenti dell’Unical protagonisti del futuro

Il Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro porta nella Capitale il talento dei giovani calabresi. Don Paolo Baratta rilancia il valore della formazione come motore di crescita civile e culturale. ROMA – C’è una Calabria che guarda lontano, senza rinnegare le proprie radici. Una terra celebrata per il mare cristallino, le montagne incontaminate, i borghi ricchi di storia, l’eccellenza dell’enogastronomia e quell’antico senso dell’ospitalità che continua a distinguerla. Ma la sua risorsa più preziosa resta un’altra: i suoi giovani. È proprio su questo patrimonio umano che ha scelto di investire con convinzione il Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro, guidato dal presidente Don Paolo Baratta, promotore di un’intensa iniziativa culturale realizzata, il 25 e 26 giugno a Roma, in collaborazione con l’Università della Calabria (Unical). I due appuntamenti romani hanno visto gli studenti dell’ateneo calabrese al centro di un percorso di alto profilo istituzionale e accademico. La prima tappa si è svolta presso la sede della CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, nella prestigiosa Sala degli Affreschi di Piazza Rondanini, dove, per la prima volta, gli studenti hanno avuto accesso a uno dei luoghi simbolo del sistema universitario italiano per partecipare a un convegno dedicato all’intelligenza artificiale. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti a Palazzo Borghese, nella sede della Facoltà di Architettura della Sapienza Università di Roma, con un confronto vivace e multidisciplinare che ha offerto agli studenti l’opportunità di dialogare direttamente con autorevoli esponenti del mondo accademico, scientifico e istituzionale. Tra gli interventi più significativi, quello di Don Paolo Baratta, che ha ribadito come la collaborazione tra università, associazioni e istituzioni rappresenti la strada maestra per formare “cittadini completi e non soltanto eccellenti professionisti”. Un messaggio condiviso anche dal Primo Vice Governatore eletto Gianfranco Ucci, che ha richiamato l’importanza di costruire reti capaci di generare autentico progresso sociale. Di particolare rilievo il contributo del Magnifico Rettore dell’Unical, prof. Gianluigi Greco, che ha illustrato le potenzialità dell’intelligenza artificiale quale strumento al servizio dello sviluppo e della conoscenza. Sul piano etico, S.E.R. Mons. Francesco Savino, Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha definito l’intelligenza artificiale una realtà “affascinante e tremenda”, invitando a governarne l’evoluzione con responsabilità e discernimento. Il dott. Francesco Pappaterra, psicologo e socio del Lions Club, ha invece posto l’accento sulla necessità di vivere il cambiamento come occasione di crescita e non come motivo di paura, ricordando come solo una società aperta all’innovazione possa costruire un futuro sostenibile. Ad arricchire ulteriormente il confronto sono stati gli interventi della prof.ssa Antonella Guzzo, della prof.ssa Teresa Calimeri, del prof. Vito Tenore e del prof. Luca Saliani, ciascuno dei quali ha offerto preziosi spunti di riflessione nei rispettivi ambiti di competenza. Un momento particolarmente apprezzato è stato anche quello musicale, con l’esibizione del giovane violinista calabrese Federico Lauro, testimonianza concreta di un territorio capace di esprimere talenti non soltanto nelle scienze, ma anche nelle arti. Nel corso della manifestazione il Lions Club ha consegnato riconoscimenti ai relatori, ricevendo a sua volta, nella persona del presidente Don Paolo Baratta, una targa dell’Università della Calabria quale attestazione dell’impegno profuso nell’organizzazione dell’iniziativa. Un sentito ringraziamento è stato rivolto al dott. Peppino Sapia dell’Unical e ai soci del Lions Club che hanno curato con dedizione ogni fase organizzativa: Loredana De Mico, Umberto Filici, Alessandra Ciccarelli, Luigi Postorivo e Franca Maria Mazzotta, insieme a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento. La seconda giornata si è conclusa con la visita istituzionale al Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, offrendo agli studenti un’importante occasione di educazione civica e di conoscenza diretta del funzionamento delle istituzioni parlamentari, proprio nell’anno in cui la Repubblica italiana celebra gli ottant’anni della sua nascita. Il vero investimento è nei giovani Se la Calabria continua a incantare per la bellezza dei suoi paesaggi, delle sue coste e delle sue montagne, delle sue tradizioni e della sua cultura millenaria, il suo orizzonte più promettente è rappresentato dalle nuove generazioni. Investire nei giovani significa custodire il futuro della regione e dell’intero Paese. L’impegno costante di Don Paolo Baratta e del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro va esattamente in questa direzione: creare occasioni di crescita, mettere in contatto gli studenti con le istituzioni, valorizzarne il talento e alimentarne la consapevolezza civile. Perché una terra diventa davvero grande quando riesce a trattenere, coltivare e far fiorire i propri talenti. E la Calabria, attraverso i suoi giovani, continua a dimostrare di possedere un patrimonio umano destinato a lasciare il segno ben oltre i confini della sua straordinaria bellezza. di Redazione Alcune immagini degli eventi

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La finestra su Roma

  di Soffia forte il vento dell’ipocrisia Da zero a 100 in nemmeno 24 ore, il tempo che è trascorso dall’ultimo sonno al fresco alla prima nottata torrida. Nemmeno il tempo di togliere l’ultima copertina dal letto che è già tempo di accendere i climatizzatori. Gli anziani di ieri oggi direbbero perentoriamente “non esistono più le mezze stagioni”, ma quella che era una frase quasi ad effetto per descrivere particolari eccezioni climatiche, oggi è diventata la caratteristica di questo pazzo meteo. Per non farci mancare nulla il caldo improvviso è accompagnato qua e là da mini-nubifragi che chirurgicamente colpiscono solo alcune zone lasciando indenne il resto della città. Come ieri sera a Roma dove un’improvvisa pioggia torrenziale seguita da grandine, ha messo fuori uso i sottopassi stradali nelle zone di La Rustica e Tor Bella Monaca mettendo in pericolo gli automobilisti in transito. Le bizze climatiche se non altro sono una delle poche cose condivise dalla comunità Europea, infatti, contemporaneamente all’Italia il caldo torrido ha preso alla sprovvista anche gli organizzatori del Roland Garros a Parigi, torneo tennistico tra i più prestigiosi al mondo che sotto i colpi del caldo ha visto due giorni fa cadere prima Mensik, collassato sul campo al termine dell’incontro, e ieri Jannik Sinner n°1 della classifica ATP che mentre si apprestava a servire per il match ha accusato un malore che ne ha cancellato l’energia. Di colpo il caldo ha reso irriconoscibile il suo tennis, costringendolo a trascinarsi alla fine dell’incontro e perdendo tre set di fila. Gli organizzatori si sono affrettati ad allontanare le loro responsabilità, ma è innegabile che i 36°C registrati sul Philippe Chatrier durante l’incontro non fossero le condizioni ideali per disputare il match. Una dichiarazione velata di ipocrisia, quel tanto che serve a difendere un’industria globale che dietro le competizioni sportive è diventata un business di enormi proporzioni. Quello che è sempre stato vero per il calcio oggi lo è anche per il tennis, che ha visto crescere la massa dei suoi fans diventando così un sistema che fa gola a molti attori. Ma l’ipocrisia è ormai largamente accettata, talmente utilizzata da tutti in ogni campo, ormai nemmeno più evidenziata e messa in discussione. Come un vento che soffia su ogni cosa e ad ogni latitudine, ogni giorno la si può trovare ovunque e così, come la trasformazione del clima, accomuna tutta l’Europa ed il mondo intero. Ad Amsterdam, ad esempio, dal primo maggio è fatto divieto assoluto di pubblicizzare la carne, i combustibili fossili e i loro derivati e quindi nessuna pubblicità di questi prodotti potrà essere affissa in città. Il Municipio sostiene che la salute dei cittadini e il clima devono venire prima degli interessi delle grandi Aziende, sottolineando la volontà di allineare il paesaggio urbano di Amsterdam agli obiettivi ambientali del governo. Scelta “green” si dirà, ma come si combina questo “paesaggio urbano” con la spettacolarizzazione della prostituzione messa in vetrina in pieno centro? E come si combina la “salute dei cittadini” con l’industria della Marijuana che alimenta l’enorme business dei Coffe Shop consentendone l’acquisto giornaliero di 5 grammi, o con lo studio che vorrebbe legalizzare l’intera filiera produttiva in tutto il paese? Se non è ipocrisia questa cosa lo è? Oppure non è forse ipocrisia trasformare in nemici giurati screditandoli al limite dell’offesa personale, tutti quegli ex miti colpevoli solamente di aver espresso le loro idee in libertà o non più rappresentativi di un pensiero a senso unico che non ammette idee diverse, come nella tradizione dei peggiori regimi. Negli ultimi tempi sono tanti ad aver subito questa sorte, come Liliana Segre, superstite dell’olocausto e Senatrice a vita passata dall’essere un totem della sinistra a bersaglio dell’odio della sinistra stessa divenuta oggi antisemita. Oppure Erri De Luca, scrittore ed ex leader di Lotta Continua, formazione di estrema sinistra, detentore della moralità di quel versante politico che però ultimamente si è definito orgogliosamente sionista perché crede nel diritto degli ebrei ad avere una patria e contestualmente ha dichiarato di non ritenere che a Gaza ci sia alcun genocidio. Ultimo dei rinnegati in ordine di tempo è Francesco De Gregori che alla presentazione del suo docufilm Nevergreen riferendosi alla posizione di Springsteen su Trump ha dichiarato di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta e apodittica, aggiungendo “Un proclama buttato giù da un palco o anche scritto in un appello mi lascia abbastanza indifferente “.  Ha inoltre motivato il suo pensiero sostenendo che questi temi hanno bisogno di approfondimento e che il pubblico ha una propria coscienza. Di fatto il cantautore già da tempo aveva dichiarato il suo distacco da ogni strumentalizzazione politica, ma queste ultime dichiarazioni saranno sembrate insopportabili a chi non permette la pluralità del pensiero e ricopre di melma tutto quello che non è conforme al proprio credo. Per i politici poi l’ipocrisia è addirittura il pane quotidiano, quasi uno strumento indispensabile per poter esercitare la propria attività, e in questa destra e sinistra sono sullo stesso piano, ma si rende più evidente nella parte politica più in difficoltà. Alle recenti elezioni amministrative il massimo dell’ipocrisia è stato rappresentato da Elly Schlein che, partita da Venezia al grido di “riprendiamoci l’Italia”, in realtà ha arruolato candidati musulmani promettendogli attraverso i leader di partito che il futuro dell’Italia è islamico. Oltre a perdere sonoramente, ha stampato manifesti elettorali scritti in arabo che iniziavano con “In nome di Allah”, alla faccia dell’inclusione, uscendo allo scoperto definitivamente sul fatto che il loro unico disegno politico è creare nuove masse di voto a loro favore, moltitudini il cui unico interesse è odiare l’occidente con i suoi valori per asservirlo ai propri. Oltre che ipocrisia un enorme miopia sociale che non riesce a mettere a fuoco quanto sta succedendo ormai a ritmi sempre più frequenti sull’intero territorio nazionale, vedasi ad esempio i fatti Modena. Ma l’ipocrisia più grande del momento viene dalla Spagna, modello sbandierato più volte come realtà da cui prendere esempio. Mentre in Italia, anche con il supporto della magistratura, si osteggiava

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La Repubblica del Condominio

Dove i cittadini amministrano, i politici riposano e la felicità, finalmente, smette di essere una promessa elettorale e diventa una pratica quotidiana (con tanto di verbale approvato all’unanimità). C’è un vecchio adagio, di quelli che sopravvivono ai governi e persino alle opposizioni: chi fa da sé fa per tre. Non ha mai vinto le elezioni, ma ha sempre avuto un discreto seguito tra chi paga il conto. Ora, per gioco, ma neppure troppo, immaginiamo di prenderlo sul serio. Non una riforma, non una rivoluzione, ma una sottrazione: togliamo i politici. Non tutti, s’intende: lasciamone qualcuno in museo, accanto ai fossili illustri e alle promesse mantenute per sbaglio. Gli altri, gentilmente, a riposo. E allora? Allora il Paese si scopre condominio. Un grande, rumoroso, litigioso ma sorprendentemente operativo condominio. Un presidente, scelto per pazienza più che per ambizione, un segretario che sappia scrivere senza allegati inutili, un contabile che non arrossisca davanti ai numeri. Fine del romanzo. Le imposte? Si accantonano. Una percentuale equa, stabilita all’inizio dell’anno da chi le paga davvero. I meno abbienti esentati, e non per pietà, ma per buon senso, partecipano con ore di lavoro nei servizi sociali. Non è carità, è investimento: si chiama comunità, parola che abbiamo smarrito tra una conferenza stampa e un talk show. Sanità, scuola, lavoro: smettono di essere capitoli di bilancio e tornano ad essere servizi. Perché quando li gestisci tu, con il vicino che ti guarda negli occhi, è più difficile nascondere il disservizio dietro una circolare. Le liste d’attesa si accorciano, i corridoi tornano a essere corridoi e non anticamere dell’eternità. E poi c’è il capitolo che farebbe tremare più di una carriera: il risparmio. Tra stipendi, rimborsi, vitalizi e fantasiose appendici previdenziali, il cittadino si ritrova in tasca, dicono i conti, qualcosa come 158,4 milioni di euro. Non una cifra che cambia il mondo, ma abbastanza per cambiare l’umore. Scompaiono anche i talk show politicizzati. Non per censura, ma per noia: senza risse pilotate e indignazioni a gettone, resterebbero solo le idee. E quelle, si sa, fanno meno audience ma più civiltà. Capitolo giustizia. Qui il condominio si fa serio. Giudici eletti, sì, ma a tempo. Con mandato che scade e reputazione che resta. E, soprattutto, con la possibilità, rara quanto preziosa, di essere rimossi se confondono la toga con la rendita. Una giustizia meno solenne e più funzionante: meno proclami, più sentenze. Meno filosofia, più diritto. Naturalmente, non è il paradiso. È una bozza. Una di quelle idee che, appena nate, fanno sorridere chi vive di ciò che verrebbero a eliminare. Ma, come tutte le buone provocazioni, ha un pregio: costringe a pensare. Perché in fondo il punto non è abolire la politica, impresa che riuscirebbe solo alla natura, con tempi geologici, ma ridarle misura. Togliere il superfluo, asciugare il linguaggio, ridurre la distanza. Insomma, riportarla a terra, dove cammina la gente che paga, aspetta, spera. Salute, sicurezza, giustizia: tre parole semplici, quasi banali. Eppure sono l’unico programma che non ha bisogno di propaganda. Se funzionano, la felicità civica smette di essere un diritto proclamato e diventa una condizione vissuta. Il resto, promesse, slogan, riforme epocali, può attendere. Magari in assemblea. Con ordine del giorno e, finalmente, senza interventi fuori tema. E chissà: forse qualcuno, rimasto senza mestiere, scoprirà che governare non era poi così complicato. Bastava farlo. Giuseppe Arnò * Foto by Canva

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Festa grande, coscienza piccola

Tra cortei che inciampano nella civiltà, minacce che bussano da Oriente e stipendi da capogiro che brindano da soli: il 25 aprile si festeggia, ma qualcuno paga il conto (e molti restano fuori dalla tavola) * * Il 25 aprile è una data generosa: offre spazio a tutti. Ai devoti di San Marco, ai custodi della memoria, agli allergici ai coriandoli ideologici e perfino a chi, più semplicemente, preferirebbe un caffè in silenzio. Una festa democratica, insomma. Peccato che, come spesso accade alle feste troppo affollate, qualcuno finisca per rovesciare il tavolo. Dove ci si aspetterebbe sobrietà e riconoscenza, spuntano invece insulti, cacciate e scene che sembrano prese in prestito da un manuale di cattiva convivenza. A Milano si riscoprono antichi fantasmi, a Roma volano colpi e bandiere strappate: il tutto mentre si celebra la libertà. Una libertà talmente amata da essere maltrattata in pubblico, come certi parenti ingombranti che si invitano solo per dovere. E così la festa, che dovrebbe unire, diventa un’arena. Non il Colosseo, più modestamente un “circo massimo globalizzato” dove ognuno porta il proprio numero, spesso senza provare le battute. Il risultato è una comicità involontaria, con punte di tragedia. Ma mentre noi litighiamo sotto il tendone, fuori qualcuno prepara spettacoli ben più seri. A Est non si festeggia: si accumulano missili, si costruiscono ponti strategici, si affinano tecnologie che non servono certo per i fuochi d’artificio delle sagre di paese. Lì non si brinda: si pianifica. E mentre qui discutiamo su chi debba stare in piazza e chi no, altrove si decide, con calma glaciale, chi potrà stare al mondo e chi no. Nel frattempo, sul tavolo della festa arriva il conto. Ed è qui che il brindisi si fa più stonato. Da una parte liquidazioni milionarie che fanno girare la testa più dello spumante; dall’altra, oltre cinque milioni e mezzo di persone che il brindisi lo vedono col binocolo. Non per scelta filosofica, ma per una più concreta ragione: a stomaco vuoto si festeggia male. C’è qualcosa di profondamente grottesco in un sistema che distribuisce premi da capogiro mentre una fetta crescente di popolazione conta gli spiccioli. Non è invidia sociale, è aritmetica morale. E quando i numeri non tornano, prima o poi qualcuno smette di fare festa. Eppure, tra una stonatura e l’altra, una nota diversa si sente. Qualcuno rinuncia, qualcuno si tira indietro da compensi spropositati. Non è ancora una sinfonia, ma almeno un accenno di melodia. Segno che, forse, non tutto è perduto e che la luce evocata dai più ottimisti non è solo un’invenzione poetica. Resta una domanda, semplice e scomoda: vogliamo davvero continuare così? Tra feste che degenerano, pericoli ignorati e disuguaglianze ostentate? Perché festeggiare è umano, ma farlo con un minimo di decoro sarebbe civile. E magari anche lungimirante. Altrimenti continueremo a celebrare la libertà come certi fumatori incalliti celebrano la salute: con convinzione, sì, ma senza crederci davvero. Giuseppe Arnò * Foto by Canva

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Mammola, tour in Giappone

FRANCESCO MAMMOLA IN GIAPPONE PER IL SUO TOUR MONDIALE: CONCERTI SOLD OUT A TOKYO E MASTERCLASS ESCLUSIVA   Dal 21 aprile al 1 maggio 2026 il mandolinista e compositore Francesco Mammola, abruzzese di Pescostanzo, sarà protagonista di un importante tour in Giappone , tappa di grande rilievo nel suo percorso artistico internazionale. Il tour farà tappa a Tokyo, dove l’artista si esibirà in una serie di concerti già completamente sold out, a conferma del forte interesse del pubblico giapponese per la sua musica. Tra gli appuntamenti più attesi, il concerto del 22 aprile presso la prestigiosa Musicasa Acoustic Concert Hall. Sul palco, sarà accompagnato dal chitarrista giapponese M°Anri Shibata, dando vita a un dialogo musicale raffinato e di grande intensità espressiva. Questo progetto si inserisce in un momento di straordinario fermento mandolinistico in Giappone, paese in cui lo strumento vive una stagione di grande vitalità, con un pubblico attento, numerose orchestre a plettro e una tradizione profondamente radicata e in continua evoluzione. In questo contesto, la presenza di Francesco Mammola rappresenta un significativo ponte culturale tra la scuola italiana e la scena musicale giapponese. Francesco Mammola vanta un’intensa attività concertistica nazionale e internazionale, con esibizioni in America e in numerosi paesi europei, affermandosi come uno dei più apprezzati interpreti della scena mandolinistica contemporanea. Il repertorio che presenterà in Giappone abbraccia i capisaldi della letteratura per mandolino, proponendo un percorso che attraversa epoche e stili: dalle opere di Raffaele Calace e Carlo Munier, ai concerti di Antonio Vivaldi, fino alle suggestioni più moderne e territoriali. Non mancherà un tocco della sua terra d’origine: l’Abruzzo sarà presente nel programma attraverso una composizione originale dello stesso Mammola, “Pescocostanzo”, dedicata al suo paese natale e a tutti i mandolinisti che gli hanno tramandato questa arte. L’Abruzzo sarà presente anche nelle composizioni del maestro Mario Giusti, inserite nelle scalette dei concerti. Accanto ai concerti, Mammola terrà una masterclass esclusiva il 27 aprile presso la Machida City Hall, rivolta a studenti e musicisti locali, offrendo un’importante occasione di approfondimento tecnico e interpretativo. «Sono profondamente onorato di portare la mia musica in Giappone e di condividere il palco con Anri Shibata. Questo tour rappresenta per me non solo un traguardo artistico, ma anche un momento di condivisione della tradizione mandolinistica che porto con me» dichiara Francesco Mammola. Con questa tournée, Francesco Mammola consolida la propria presenza sulla scena internazionale, contribuendo alla diffusione e valorizzazione del mandolino nel mondo, tra tradizione e innovazione. Fonte: Goffredo Palmerini

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“Concerto per la Pace” al Teatro V. Basso di Ascoli Piceno

    ASCOLI – Domenica 24 Maggio, alle ore 18, al Teatro V. Basso di Ascoli Piceno, si terrà un concerto speciale organizzato dalla compositrice Ada Gentile, vice Presidente della “Fondazione Ascoli Cultura”: il “Concerto per la Pace” con l’Orchestra delle Cento Città di Roma diretta dal M° Mirko Roverelli, 4 Cori, il pianista Monaldo Braconi, il percussionista Ludovico Venturini, il soprano Annalisa Di Ciccio e le voce recitanti di Pamela Olivieri e Francesco Eleuteri. Sono in programma l’Adagio per archi di Samuel Barber, la famosissima “Rapsodia in blue” di George Gershwin e “Un’ansia di pace” della stessa Gentile.   Il brano di Barber è una delle composizioni classiche americane più celebri e commoventi; è famosa per il suo carattere meditativo, il clima intenso e la solennità. Fu eseguita per la prima volta a New York, nel 1938, da Arturo Toscanini che la fece poi conoscere in Europa.   La “Rapsodia in blue” è un altro capolavoro, del 1924, di Gershwin che fonde musica jazz e musica classica. Alla sua prima esecuzione, a New York, con lo stesso compositore al pianoforte, ha ottenuto un successo clamoroso.   Conclude il concerto “Un’ansia di pace” di Ada Gentile, un’opera di grande intensità spirituale scritta nel 2000, su testi di Salvatore Quasimodo ed Ivana Manni ed eseguita in prima mondiale a Roma, al concerto di chiusura del Grande Giubileo, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli di Piazza Esedra, con la voce recitante di Arnoldo Foà.   La precisa scelta di non pensarla come un’opera liturgica tradizionale la rendono un lavoro di grande fascino ed attualità. L’uso di parti del testo liturgico in latino insieme a testi poetici moderni (quelli di Salvatore Quasimodo ed Ivana Manni) appare del tutto in linea con le profonde innovazioni della società. Tutto appare ispirato ad una ricerca concreta di una pace duratura che unisca tutti gli uomini di lingue, religioni, razze, culture e tradizioni diverse.   Quest’opera è stata eseguita con grande successo a Brasilia, Kiev, San Pietroburgo, Pechino, New York, Taiwan, Rostov, e in Italia a Sansepolcro, Avezzano ed Ascoli Piceno. Nel marzo 2003 è stata trasmessa dalla Radio italiana (RadioTre) e, nel Gennaio 2005 dalla Televisione Italiana (TV2).   Ada Gentile

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