Pochi, ma buoni

Quando la politica scambia la quantità per qualità, il conto lo pagano sempre i cittadini. di Giuseppe Arnò Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di convocazioni ufficiali. Bastano un orologio, una piazza e qualche sedia all’ombra. Così, puntualmente, alle cinque della sera – senza alcun riferimento al celebre lamento di García Lorca – ci ritroviamo nell’agorà del paese che mi ospita. È il nostro piccolo Parlamento all’aria aperta: nessun usciere, nessun ordine del giorno, nessuna votazione elettronica. Solo caffè, buon senso e quella libertà di parola che, paradossalmente, fuori dai palazzi sembra respirare meglio. Il gruppo è composto da persone avanti negli anni. I più fortunati sfoggiano ancora una dignitosa chioma bianca; gli altri compensano con una lucida calvizie, segno che i capelli, come certe illusioni, a un certo punto decidono di andarsene. Nell’antica Grecia l’agorà era il cuore della polis, il luogo dove si discutevano i destini della città. La nostra ambizione è infinitamente più modesta: cerchiamo di capire perché il mondo sembri aver perso il libretto d’istruzioni. Talvolta la discussione prende spunto da qualche mio articolo. Altre volte basta una notizia per accendere il dibattito. Stavolta il fiammifero lo ha acceso Yiannis, vecchio amico di origine greca e politologo per passione, uno di quelli che prima di parlare riflette e, proprio per questo, parla poco. Tra un espresso e l’altro ha lanciato una provocazione destinata a far discutere. «Per governare un Paese servono davvero centinaia di parlamentari?» Domanda semplice. Risposta complicata. Yiannis ricordava che nell’antica Roma il potere fu affidato, in diverse occasioni, a triumvirati. Tre persone, non trecento. Da lì il salto ai giorni nostri è stato inevitabile. Dal 2022 il Parlamento italiano conta 400 deputati e 200 senatori elettivi, ai quali si aggiungono i senatori a vita e gli ex Presidenti della Repubblica. Una riduzione rispetto al passato, certamente. Ma, osservava lui con l’aria di chi ha già fatto i conti, perché non osare di più? «Riduciamoli del novanta per cento.» Silenzio. Poi qualche sorriso. La provocazione, tuttavia, aveva una sua logica. Meno persone significano, almeno in teoria, meno sovrapposizioni, meno interminabili discussioni, meno sedute trasformate in spettacolo televisivo e, soprattutto, meno costi a carico dei contribuenti. Del resto, nelle grandi assemblee succede spesso una curiosa magia matematica: parlano sempre gli stessi, protestano sempre gli stessi, litigano sempre gli stessi. Gli altri, con encomiabile compostezza, completano la scenografia. Una sorta di coro greco, ma con stipendio. Il ragionamento si è poi allargato ad altri organismi, sindacati compresi, dove talvolta la forza dei numeri sembra prevalere sull’efficacia delle idee. Per manifestare un dissenso non occorre riempire chilometri di cortei: bastano persone credibili, argomenti solidi e obiettivi chiari. Il resto è spesso coreografia. Naturalmente nessuno auspica una democrazia in miniatura o un potere concentrato in poche mani. La rappresentanza rimane un pilastro irrinunciabile. Ma una domanda continua a ronzare come una zanzara nelle sere d’estate: siamo proprio sicuri che una macchina pubblica sempre più grande produca automaticamente risultati migliori? La storia insegna quasi il contrario. Le organizzazioni efficienti premiano il merito, non il numero. Le aziende funzionano quando eliminano le inutili duplicazioni. Le famiglie sopravvivono grazie a chi fa, non a chi discute. E persino le orchestre hanno bisogno di pochi direttori e di molti musicisti che sappiano leggere lo spartito. Alla fine il nostro improvvisato Parlamento di piazza è arrivato, senza votazioni elettroniche né fiducia, a un’unica conclusione: la qualità vale infinitamente più della quantità. Avere valore significa assumersi responsabilità. George Bernard Shaw sosteneva che «il valore di una persona dipende dal numero di cose delle quali si vergogna». A quel punto uno degli amici, con il cinismo che solo l’età sa rendere elegante, ha sussurrato: «Bella frase… ma siamo sicuri che esista ancora qualcuno disposto a vergognarsi?» Forse la risposta l’aveva già data Daniel Defoe: «L’uomo non si vergogna di peccare, ma si vergogna di pentirsi.» Ecco il vero problema. Non quanti siano i parlamentari, i consiglieri, i funzionari o i dirigenti. Ma quanti, tra loro, conservino ancora il coraggio di riconoscere un errore e il pudore di correggerlo. Montanelli avrebbe probabilmente sorriso davanti a questa nostra agorà di provincia. Poi avrebbe annotato, con la sua consueta perfidia, che le democrazie non soffrono per la scarsità degli eletti, ma per l’abbondanza degli inutili. E gli inutili, purtroppo, hanno una straordinaria capacità: riescono sempre a votare l’aumento delle sedie prima ancora di dimostrare di meritarsene una. *

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Campioni si nasce o si diventa? Forse entrambe le cose. E Domenico Coco lo sta dimostrando

A tredici anni è l’unico pilota italiano scelto da ACI Sport per rappresentare il Tricolore nel FIA World Karting Academy Trophy 2026. A Sarno conquista uno splendido secondo posto, ricordando che il talento è un dono, ma il carattere resta un mestiere.     Ci sono domande che l’umanità continua a porsi da secoli senza trovare una risposta definitiva. È nato prima l’uovo o la gallina? Esiste davvero il libero arbitrio? E, nel mondo dello sport, i campioni si nasce o si diventa? Naturalmente, non manca mai chi sostiene che basti un corso motivazionale, un personal trainer e qualche frase motivazionale pubblicata sui social per trasformare chiunque nel nuovo fenomeno dello sport mondiale. Sarebbe magnifico, se non fosse che la realtà, ostinatamente, continua a raccontare un’altra storia. La scienza, del resto, invita alla prudenza. Genetisti, psicologi e studiosi delle scienze motorie concordano nel ritenere che il successo sportivo sia il risultato di una complessa combinazione di predisposizione biologica, allenamento, ambiente, educazione e forza mentale. Nessun fattore, preso singolarmente, basta a spiegare il fenomeno. Eppure, gli studi sul talento ricordano anche un’altra verità spesso dimenticata: esistono caratteristiche innate che rendono alcuni giovani naturalmente più predisposti a eccellere in uno specifico ambito. Il talento, insomma, non garantisce il successo, ma rappresenta quel vantaggio iniziale che il lavoro quotidiano può trasformare in eccellenza. In altre parole, il seme può essere un dono della natura; il raccolto, invece, dipende dalla pazienza del contadino. Se così non fosse, ogni palestra produrrebbe campioni olimpici e ogni kartodromo sfornerebbe futuri campioni del mondo. Per fortuna dello sport – e purtroppo dei venditori di illusioni – non funziona così. Tra quei ragazzi nei quali il talento sembra essersi presentato con largo anticipo c’è certamente Domenico Coco, tredicenne calabrese, che continua a bruciare le tappe con una naturalezza sorprendente. La sua storia comincia prestissimo. Sale su un kart a cinque anni e mezzo e, da quel momento, non ne scende praticamente più. Da semplice passione infantile, quella per le corse si trasforma rapidamente in un percorso di crescita costellato di sacrifici, studio della guida e risultati sempre più prestigiosi. Le sue qualità vengono notate molto presto dai migliori addetti ai lavori. Dopo le esperienze con team di assoluto prestigio come Modena Kart, CRG e Kali Kart – dove ricopre anche il delicato ruolo di tester per una delle principali aziende costruttrici del settore – arriva la maturità sportiva con il team romano KGT Motorsport. Elegante nella guida, veloce sul giro secco e sorprendentemente lucido nella gestione delle gare, Coco costruisce il proprio curriculum conquistando numerosi podi sia nel Campionato Italiano ACI sia nella Coppa Italia. Ma, soprattutto, convince per quella qualità che non compare nelle classifiche cronometriche: la capacità di mantenere sangue freddo quando gli altri perdono la testa. Non stupisce, dunque, che ACI Sport Italia lo abbia selezionato quale unico rappresentante italiano al FIA World Karting Academy Trophy 2026, la più prestigiosa rassegna internazionale dedicata ai giovani talenti del karting, con cinquantaquattro piloti provenienti da altrettante federazioni nazionali. Un’investitura che vale molto più di una semplice convocazione: significa che l’Italia ha individuato in lui il giovane più adatto a portare il Tricolore nelle competizioni internazionali. E il ragazzo ha risposto nel modo migliore: con i fatti. Sul Circuito Internazionale di Napoli, a Sarno, nel secondo appuntamento della stagione, Domenico Coco ha conquistato un prestigioso secondo posto al termine di una gara combattutissima, confermando di poter competere stabilmente con i migliori giovani piloti del pianeta. Un risultato che va ben oltre la medaglia d’argento. È la dimostrazione che il talento iniziale, quando incontra disciplina, preparazione atletica, competenza tecnica e una squadra capace di valorizzarlo, può trasformarsi in qualcosa di molto più grande di una semplice promessa. Naturalmente nessuno può sapere se Domenico Coco diventerà un futuro campione del mondo. Lo sport, fortunatamente, non concede certificati anticipati. Ma una cosa appare già evidente: alcuni ragazzi sembrano possedere quella rara miscela di istinto, sensibilità e velocità che non si insegna sui libri né si acquista con qualche tutorial online. Sono qualità che la natura distribuisce con estrema parsimonia e che soltanto il lavoro quotidiano riesce a raffinare. Forse è proprio qui la risposta al nostro interrogativo iniziale. I campioni non nascono soltanto. E nemmeno si costruiscono soltanto. Nascono con qualcosa che gli altri non hanno. Diventano grandi perché hanno l’intelligenza e l’umiltà di non accontentarsi mai di quel dono. Se il futuro continuerà a parlare la lingua delle curve affrontate da Domenico Coco, il karting italiano potrebbe aver trovato non soltanto un eccellente pilota, ma uno di quei talenti che, ogni tanto, ricordano come il merito abbia bisogno del lavoro, ma il lavoro, senza talento, difficilmente riesca a scrivere la storia. Giuseppe Arnò * Foto Mondokart

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Memorabile serata a Firenze per il Premium International Florence Seven Stars 2026

Premiazione dei vincitori e raduno dell’intellettualità italiana        FIRENZE- Nella bella cornice della Gran Terrazza Belvedere del Plus Florence si è tenuta anche quest’anno la serata del Premium International Florence Seven Stars 2026, evento culturale di prestigio internazionale giunto ormai alla XXVI edizione. La manifestazione ha preso il via con i brani del duo di flauto e pianoforte dell’Accademia Fiorentina MusicArea, che ha eseguito musiche del repertorio classico e famose arie d’opera che hanno privilegiato Puccini, in omaggio al compositore toscano di cui quest’anno si celebra il centenario della morte. Durante la cerimonia di premiazione, il Professore Carlo Franza, già Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, illustre intellettuale, giornalista e firma del quotidiano Il Giornale,  e Presidente della Giuria, ha tenuto una lectio magistralis su “La Mediazione nelle dispute artistiche e peritali”, nel corso della quale tra l’altro, ha richiamato l’eccellenza del premio, la cura nella selezione rigorosa degli insigniti tra le molte decine di candidature valutate dalla giuria internazionale, affinché il prestigio costruito nei 26 anni del premio possa di anno in anno confermarsi ed accrescersi. Ha quindi sottolineato gli approfondimenti sull’arte moderna e contemporanea, che tuttavia deve evitare commistioni poco affini con altre discipline, rispettabili ma incompatibili con essa.   La cerimonia di premiazione è avvenuta nel corso del Gran Concerto d’Estate fiorentina tenuto da valenti professionisti dell’Accademia Fiorentina MusicArea sul “Belvedere” del Plus Florence. Il Premio, sicuro vanto della Città di Firenze, con la sua internazionalità, vive destinazioni colte, mirate, professionali, è andata alle migliori figure delle Arti, della Diplomazia, del Giornalismo, della Cultura e della Scienza, alle Imprese Innovative, a quel Made in Italy con capacità tali di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, ambientali e produttivi;  sicché è l’assegnazione del Premium International Florence Seven Stars ad accreditarne il valore, e ad esserne degna testimonianza. Al tavolo d’onore oltre al Presidente di Giuria Prof. Carlo Franza, l’Ambasciatore d’Italia Massimo Spinetti, poi in collegamento da Roma l’illustre Ambasciatore Gaetano Cortese che ha salutato i presenti e i premiati dell’edizione 2026, il Prof. Bruno Montanari già Ordinario di Filosofia del Diritto all’Università Cattolica di Milano, la Professoressa Marisa Settembrini docente di chiara fama del Liceo e dell’Accademia di Brera a Milano, la direttrice del Plus Florence Alexandra Geiger e altre personalità che hanno allietato l’evento della convention intellettuale. La Giuria internazionale, composta da giurati internazionali e presieduta dal Prof. Dott. Carlo Franza, intellettuale di chiara fama, attraverso più sessioni di lavoro ha proceduto anche quest’anno alla rosa dei vincitori. Questi nell’ordine i riconoscimenti e le motivazioni per il 2026 consegnati nel corso della serata fiorentina.   Premium International Florence Seven Stars – Grand Prix Absolute   CASA DELL’ARTE SPAGNA BELLORA – Milano   L’ambito riconoscimento internazionale Grand Prix Absolute del Premium International Florence Seven Stars per il 2026 viene assegnato alla Casa dell’Arte Spagna Bellora, a motivo dell’alta testimonianza, del ricordo, della passione, del contributo forte che Gianfranco Bellora prima e Anna Spagna sua moglie, poi, hanno dato alla scelta dell’arte (poesia visiva e arte del segno e del gesto). La Casa D’Arte Spagna Bellora di Milano è un campionario coltissimo di collezionismo e di cultura artistica contemporanea di rilievo internazionale che oggi vive e si perpetua come centro propulsivo di innovazione e neoavanguardia.    Premio per la Cultura – S.E. MASSIMO SPINETTI, Ambasciatore d’Italia, Ministero Affari Esteri     L’Ambasciatore Massimo Spinetti, brillante diplomatico italiano, è figura internazionalmente nota per essere stato attore illuminato nelle sedi e nelle missioni diplomatiche italiane sparse nel mondo, unitamente a una grande passione per la scrittura e la saggistica, ed essere oggi tra gli scrittori italiani di storia e costume, presenza certificata per la sua manifesta esperienza, professionalità e signorilità. E per aver portato avanti la professione scrittoria con fervore, interesse, qualità e impegno a largo raggio oggi gli viene tributato il Premium International Florence Seven Stars 2026 per la Cultura, i cui volumi spaziano sul mondo globale e sui mille volti della contemporaneità.    Premio per la Saggistica – EVA LENA FEHLMANN e SARA GISONDI   Il libro “La forza della sensibilità” (Franco Angeli editore) di Eva-Lena Fehlmann e Sara Gisondi conquista il Premio per la Saggistica per essere una sorta di guida capace di mappare la sensibilità ed essere l’ago di una bussola “sensibile” per il saper vivere.   Al testo scientifico e profondo, mosso a raggiungere la consapevolezza di sé, delle proprie idee e delle proprie azioni, il Premium International Florence Seven Stars 2026.  Il libro inoltre è un lungo viaggio affascinante, educativo, scientifico e relazionale per unire con l’arte, la poesia, la cultura e la letteratura, un filo invisibile che collega persone e culture.   Premio La Regina dei Poeti – EUGENIA SERAFINI   Eugenia Serafini conquista per il 2026 il Premio che la incorona “Regina dei Poeti” per la sua devozione alla poesia, con i testi impegnati fra tradizione e modernità, e innervato a una scrittura impegnata a raccontare in un ampio sguardo nel tempo, passato e presente, storia privata e storia pubblica.  I suoi libri e i suoi versi ruotano attorno a temi centrali per la poetessa, come il dolore, l’esistenza e il coraggio del racconto giornaliero. Plaquette memoriale, profonda, e a tratti difficile, che racchiude in sé una e più storie che la svelano tutta avvolta nel nostro tempo, ed esempio per ognuno, come preghiera laica cui affidare le proprie insicurezze e fragilità.   Premio il Nobel dell’Arte italiana – GIANNI BUCHER SCHENKER    Gianni Bucher Schenker corona e incorona il suo percorso artistico nel lavoro scultoreo che lo trova imposto tra più significativi artisti europei, con le diverse tappe e stazioni incorniciate da umanità, stile e tensione, sempre alternando diverse materie trattate, dal legno al bronzo, dal marmo alla terracotta, in una ritualità non comune di mostre in più parti d’Italia e d’Europa, e conseguendo premi di altissimo livello.  Un traguardo il suo instancabile che ha da sempre attirata sia l’attenzione di una critica magistrale che un sorvegliato interesse di mercato. A motivo di tutto ciò, per quanto raggiunto ad oggi e per quanto darà ancora lustro alla sua colta attività, a Gianni Bucher Schenker questo premio Nobel internazionale nella sua più alta testimonianza.      Premio il

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Eleonora Pieroni, tra New York e Roma 

Eleonora Pieroni attrice nata in Italia ma “Made in America”, vive e lavora da anni tra New York e Roma. Nell’ultimo periodo diversi sono i progetti girati in Italia che includono Eleonora Pieroni nelle pellicole cinematografiche e nelle serie per il piccolo schermo. La Pieroni è tra i protagonisti del film ‘*A Pranzo la Domenica’* scritto e diretto da Mariella Sellitti, attualmente in programmazione nelle sale UCI cinema di tutta Italia e altri cinema. ‘A pranzo la domenica’ è una commedia agrodolce su una donna a cui la vita concede, attraverso strade inimmaginate, un’altra possibilità, sullo sfondo di una commedia umana corale. Nel film Eleonora Pieroni interpreta Barbara la cognata di Adele (Lorenza Indovina), proprietaria di un negozio di abbigliamento, mamma devota alle figlie (due gemelle avute con difficoltà) e alla sua vita sociale, egoista e vanagloriosa emula la cognata ancor più cinica, trascurando così i sentimenti più umani e la relazione coniugale con il marito Luigi (Tony Laudadio).  Nel film un cast di grande rilievo: Lorenza Indovina, Tony Laudadio, Fabrizia Sacchi, Antonio Serrano, e la partecipazione di Cesare Bocci e  Patrizia Loreti. ‘A Pranzo la Domenica’ opera prima di Mariella Sellitti, è una commedia umana e amara, ispirata con umiltà e affetto al cinema di Germi e Pietrangeli, dove alla lacrima che non scende segue un sorriso discreto, ironico, affettuoso — e al teatro di Eduardo de Filippo che mescola di continuo tragedia e commedia. Del resto in provincia si fa clamore, ma senza mai far rumore. Martedì 9 giugno h 18:30 presso il Cinema degli Scipioni a Roma si è tenuta la proiezione patrocinata dall’Associazione Angeli di Noonan. Una delle attrici della storia interpretata da Valentina Acca (L’amica geniale) è infatti affetta dalla sindrome di Noonan, sindrome rara. Tra gli ultimi lavori della Pieroni si annovera ‘*Un Posto al Sole’ la soap della RAI più longeva d’Italia che l’ha resa famosa al pubblico con il ruolo di Kate Wilson l’assistente personale del premio Oscar Whoopi Goldberg (Mrs Price). “Whoopi è un artista eccellente una delle pochissime attrici al mondo ad aver conquistato i quattro principali riconoscimenti dell’intrattenimento americano: Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award (EGOT). Da sempre è impegnata come me nelle battaglie civili legate ai diritti umani dei più deboli, e questa è una cosa che ci accomuna. Ho conosciuto Whoopi proprio a New York città dove vivo da dieci anni, esattamente ci incontrammo un anno fa a Brooklyn sul set della serie ‘The Godfather of Harlem’ con il caro amico premio Oscar Forest Withaker protagonista della indiscussa serie di MGM+ ‘Il Padrino di Harlem’ e poi ancora al gala della ‘Withaker Foundation’ la fondazione sulla pace che da anni sosteniamo in difesa dei diritti dei bambini che vivono nelle aree più svantaggiate” afferma Eleonora Pieroni. La Pieroni è al cinema da fine maggio anche con il film ‘*L’Oratore*’ scritto e diretto da Marco Pollini e girato interamente in Calabria. È una storia di musica e coraggio, una storia di riscatto di un ragazzo del sud. Nel cast Giorgio Colangeli (C’è Ancora Domani) , Marcello Fonte (Dogman), Paola Lavini, Manuel Nucera, Sofia Fici produzione Ahora Film. C’è attesa anche per l’uscita negli States e Nord America del film  ‘*The Contract’* con il premio Oscar Kevin Spacey che torna sul grande schermo dopo un lungo periodo, nel cast anche Vincent Spano ed Eric Roberts (fratello di Julia Roberts). Ha inoltre recitato nella serie tv di grande successo per Rai 1 ‘Costanza’, nella serie ‘Stucky’, nel grande schermo per ‘State of Consciousness’ con l’attore di Hollywood Emile Hirsch, e nel film ‘Dante’ con Sergio Castellitto diretto dal maestro Pupi Avati. La Pieroni ha appena girato un programma TV a New York e nei prossimi giorni prenderà parte alla nuova serie per la Rai ‘Gotico Padano’ diretta da *Pupi Avati*. Eleonora Pieroni è anche Madrina internazionale della Quintana e sfilerà come da tradizione alla Giostra della Quintana di Foligno di venerdì 12 e sabato 13 giugno in occasione dell’anniversario di 80 anni dalla nascita della Quintana. I festeggiamenti continueranno a New York per il Columbus Day ad ottobre dove la Pieroni sara’ l’organizzatrice del grande evento di promozione Quintana e Umbria. Per gli impegni di promozione culturale e turistica la Pieroni è stata insignita dal Sindaco di New York Eric Adams del titolo ‘Ambasciatrice del Made in Italy e cultura italiana a New York’.   Fonte: Goffredo Palmerini

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Docu-video dedicato a Bianca Garufi a 20 anni dalla morte

Sulle sponde della Magna Grecia: un docu-video in memoria di Garufi per il Maggio dei Libri   La Grecità di Bianca Garufi   Il 26 maggio del 2006 moriva Bianca Garufi. Precisamente venti anni fa. Una data tristemente dimenticata dalla stampa e da una parte della critica che in lei, evidentemente, stenta ancora a riconoscere una delle intellettuali che ha contribuito a formare la letteratura italiana del Novecento, facendosene perfino ‘ambasciatrice’ all’estero.   Con il fine di ridestarne la memoria, allora, Sulle sponde della Magna Grecia ha voluto realizzare un breve docu-video, disponibile su YouTube dal 31 maggio alle ore 11:00 e selezionato per la rassegna ‘Il maggio dei libri’ sostenuta dal MIC e dal Cepell.   Il docu-video La grecità di Bianca Garufi A vent’anni dalla sua scomparsa, questo breve docu-video restituisce voce e identità a Bianca Garufi (1918-2006), intellettuale, scrittrice e psicanalista, troppo a lungo ridotta a solo a musa ispiratrice di Cesare Pavese. Nata a Roma da una famiglia aristocratica siciliana, Garufi attraversa il cuore della cultura italiana del Novecento: lavora per Einaudi dal 1944 al 1958, stringe un intenso legame intellettuale ed esistenziale con Pavese, coltiva una passione profonda per il mito, la grecità e la cultura della Magna Grecia. Per Garufi il mito classico non è un riferimento letterario tra tanti, ma una chiave di comprensione del mondo e dell’esistenza. La grecità diventa allora una chiave di accesso all’animo e di lettura del contesto socio-culturale in cui è immersa. Attraverso lettere, testimonianze e interventi si esplorerà il legame con Pavese, non come un riconoscimento passivo, ma come un dialogo tra pari; il mito e la grecità come strumenti per leggere il Novecento e il meridione contemporaneo. Il docu-video sarà consultabile su YouTube in modalità premiere a partire dalle ore 11:00 del 31 maggio al seguente link: https://youtu.be/bpWY55ce-yA Un progetto di: Sulle sponde della Magna Grecia Sostenuto da: Ass. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” In occasione della rassegna: Il maggio dei Libri (Cepell & MIC) nel filone “creature del nostro tempo” Link dell’iniziativa sul sito del Cepell: https://www.ilmaggiodeilibri.cepell.it/edizione/gestore.php?var0=appuntamenti&uniquecode=202604679 Ma che cos’è il Maggio dei Libri? Nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile, Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale che invita a portare i libri e la lettura anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare coloro che solitamente non leggono ma che possono essere incuriositi se stimolati nel modo giusto. Tutti possono contribuire organizzando iniziative che si svolgano fra il 23 aprile e il 31 maggio e registrandole nella banca dati della campagna, su questo sito. Nella sua missione, Il Maggio dei Libri coinvolge in modo capillare enti locali, scuole, biblioteche, librerie, festival, editori, associazioni culturali e i più diversi soggetti pubblici e privati. In Italia ma non solo: ogni anno, infatti, la campagna varca i confini nazionali unendo nella comune passione per la lettura diverse realtà, come le scuole italiane all’estero. Grazie alla collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel corso delle edizioni si sono svolti appuntamenti in numerosi Paesi tra cui: Argentina (Buenos Aires e Morón), Belgio (Bruxelles, Liegi e il sito UNESCO Blegny-Mine), Brasile (San Paolo), Canada (Toronto), Croazia (Albona e Zara), Francia (Lione e Parigi), Germania (Berlino e Monaco di Baviera), Grecia (Atene), Perù (Lima), Romania (Bucarest), Slovenia (Koper e Pirano), Spagna (Barcellona e Sitges), Svizzera (Basilea, Lugano e Poschiavo) e Turchia (Smirne), oltre a iniziative organizzate da numerosi Istituti Italiani di Cultura, Ambasciate e Consolati all’estero di tutto il mondo. Sulle sponde della Magna Grecia Il progetto mira a colmare una lacuna significativa: la quasi totale assenza nei manuali scolastici e accademici degli scrittori e delle scrittrici del sud Italia che hanno dato un contributo fondamentale alla produzione letteraria del Novecento. “Sulle sponde della Magna Grecia” è quindi una risposta concreta a questa esigenza. Gli autori (Pierfranco Bruni, Micol Bruni e Marilena Cavallo) e la curatrice (Rosaria Scialpi) mirano a offrire contenuti inediti e prospettive alternative per un approccio realmente unitario alla letteratura nazionale. “Sulle sponde della Magna Grecia” è allora un invito alla scoperta, un ponte tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, che promuove una rilettura dinamica e accessibile del Novecento meridionale. Preparatevi a riconsiderare ciò che pensavate di sapere sulla letteratura italiana. Umanisticamente Comunicazione

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Malta: un elettrocardiografo per bambini tra scienza, solidarietà e autismo

Mosta (Malta), 24 aprile 2026 — Una donazione concreta, un messaggio universale: prendersi cura dei più fragili. Presso il centro Dar Tgħanniqa ta’ Omm di Mosta, il Kiwanis International ha celebrato la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo con un’iniziativa che unisce scienza, solidarietà e cooperazione internazionale. Protagonisti dell’evento, tre club — Kiwanis Club Cosenza, Kiwanis Club Malta First e Kiwanis Club Acicastello Riviera dei Ciclopi — che hanno donato un elettrocardiografo alla LifeNetwork Foundation Malta, rafforzando le capacità diagnostiche e di prevenzione sanitaria per i bambini accolti nella struttura. L’iniziativa nasce da un gemellaggio tra i club di Cosenza e Malta, suggellato nel novembre scorso, e rappresenta un esempio concreto di sinergia internazionale trasformata in beneficio reale per la comunità. La consegna ufficiale è avvenuta alla direttrice Miriam Sciberras, alla presenza di autorità e rappresentanti istituzionali. Nel suo intervento, il presidente del Kiwanis Club Cosenza, Paolo Trotta, ha sottolineato il valore simbolico e umano della donazione: non solo uno strumento medico, ma “un atto di ascolto”, coerente con la missione dell’organizzazione — Serving the Children of the World. Nel corso della cerimonia è stato inoltre consegnato il Manifesto per la Pace e i Bambini nel Mondo, a ribadire l’urgenza di un impegno condiviso in un contesto globale sempre più complesso. Momento centrale della giornata, l’incontro diretto con i bambini del centro: una dimensione semplice e autentica, fatta di gesti, sguardi e presenza, che ha dato senso concreto all’intera iniziativa. Accanto alla donazione, spazio anche alla riflessione scientifica con un convegno dedicato all’autismo. Gli interventi della prof.ssa Cristina Tornali e del prof. Ignazio Vecchio hanno affrontato temi chiave come le basi neurobiologiche, i modelli riabilitativi e l’importanza della diagnosi precoce, sottolineando la necessità di un approccio inclusivo e personalizzato: non è il bambino ad adattarsi al modello, ma il contrario. La giornata si è conclusa con i ringraziamenti ai promotori, ai relatori e a tutti i soci coinvolti, suggellando un’iniziativa che va oltre il gesto tecnico: un ponte tra Italia e Malta, tra volontariato e comunità, tra competenza e umanità. In sintesi, a Mosta non è stato donato soltanto un elettrocardiografo. È stato ribadito, con sobrietà e concretezza, che la solidarietà — quando funziona — ha il suono preciso di un battito che continua. Paolo Trotta KIWANIS INTERNATIONAL  •  Serving the Children of the World Kiwanis Club Cosenza  •  Kiwanis Club Malta First  •  Kiwanis Club Acicastello Riviera dei Ciclopi  

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Castrovillari, il Lions Club accende i riflettori sulla salute mentale

Grande partecipazione alla presentazione del libro di Giovanni Occhiuto. Un nuovo segnale di impegno civile e di servizio alla comunità x x Nella giornata dell’11 aprile 2026, presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città di Castrovillari, il Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro ha promosso un’importante iniziativa culturale e sociale: la presentazione del libro di Giovanni Occhiuto, “Voglio solo sentirmi meglio”. L’evento, accolto con una partecipazione numerosa e sentita, ha registrato un notevole successo, confermando ancora una volta la capacità del Club di farsi promotore di momenti di alto valore umano e civile. Il tema affrontato dall’opera, quello delle fragilità mentali, ha offerto lo spunto per riflessioni profonde e di grande attualità, non soltanto attraverso i qualificati interventi dei relatori, ma anche grazie alla viva attenzione dell’intera platea, che ha seguito il dibattito con sensibilità e autentico interesse. Di particolare rilievo anche il risvolto concreto dell’iniziativa: i fondi raccolti attraverso il libro consentiranno alla Fondazione “Le idee di Chicco” di proseguire un progetto, in collaborazione con l’Università della Calabria, finalizzato a offrire sostegno e vicinanza a quanti sono colpiti da queste patologie, contribuendo così a costruire una rete di aiuto e consapevolezza sempre più necessaria nella società contemporanea. Il Presidente del Lions Club, Dott. Don Paolo Baratta, ha espresso profonda gratitudine per la presenza delle numerose autorità intervenute, tra cui il Presidente della Regione, On. Roberto Occhiuto, e il Senatore Mario Occhiuto, unitamente a tutte le figure istituzionali che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza all’iniziativa. Un sentito ringraziamento è stato rivolto al Senatore Francesco Silvestro, al Sindaco di Castrovillari, Avv. Domenico Lo Polito, da sempre vicino alle attività del Club, al Dott. Vitaliano De Salazar, alla Dott.ssa Elisabetta D’Elia, al Dott. Francesco Pappaterra, socio del Club, e al Rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco. Particolarmente apprezzata è stata la conduzione del moderatore, Giovanni Pastore, vice caposervizio della Gazzetta del Sud, che ha guidato con equilibrio e professionalità il confronto, così come il prezioso contributo dell’Avv. Francesca Straticò, socia del Club, che ha dialogato con grande competenza con l’autore, Dott. Giovanni Occhiuto, al quale va un plauso speciale per aver condiviso con il Lions una tematica tanto delicata quanto urgente. Un ringraziamento speciale è stato inoltre rivolto agli studenti del Polo Liceale Galileo Galilei di Trebisacce, la cui presenza ha rappresentato un segnale incoraggiante di attenzione delle nuove generazioni verso temi sociali di grande rilevanza. Infine, il merito più grande va a tutti i soci del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro e ai numerosi cittadini intervenuti, che con la loro partecipazione hanno dimostrato sensibilità, coscienza civica e desiderio di contribuire a una comunità più attenta alle fragilità umane. Un elogio particolare merita il Presidente Dott. Don Paolo Baratta, che con costante dedizione, spirito di servizio e instancabile impegno continua a incarnare nel modo più autentico la missione lionistica del servire, trasformando ogni iniziativa in un’occasione di crescita collettiva e di concreta vicinanza al territorio. Insieme possiamo, insieme serviamo. di Redazione *

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Il referendum delle galline

  Quando la paura del cambiamento vota “No” e la volpe ringrazia, con discrezione   C’era una volta, direbbe Esopo, una fattoria ordinata e un po’ distratta. Le galline razzolavano, i cani sonnecchiavano e, tra una piuma e l’altra, si aggirava lei: la volpe. Non proprio un ospite gradito, ma nemmeno una sorpresa. Così, per mettere ordine alle cose, gli animali decisero di indire un referendum: ridurre o no il numero delle volpi? Le galline votarono “No”. E già qui la favola, più che morale, si fa cronaca. Qualcuno, anni fa, ci aveva persino scherzato sopra: “la gallina non è un animale intelligente…”, cantavano Cochi e Renato. Ma, si sa, la satira anticipa spesso la realtà e la realtà, con zelo, la conferma. Passa il tempo e dalla Agence France-Presse arriva una notizia che sembra scritta da un favolista con vena noir: in Bretagna, alla scuola agricola Le Gros Chêne, una volpe tenta di entrare nel pollaio. Le galline, questa volta, si coalizzano e la beccano a morte. Fine della predatrice, almeno per quel giorno. Morale apparente: quando si svegliano, anche le galline sanno difendersi. Morale reale: sarebbe stato meglio svegliarsi prima. E veniamo a noi. Il recente referendum sulla giustizia si è concluso con la vittoria del “No”, seppur di misura. Una decisione legittima, per carità, perché, come ha ricordato Giorgia Meloni, la sovranità appartiene al popolo. Ma proprio per questo, quando il popolo sceglie di non cambiare, non sempre è il caso di stappare bottiglie. Anzi. Perché dietro quel “No” non c’è una vittoria: c’è una rinuncia. Non un trionfo, ma un rinvio. Una di quelle occasioni che passano, salutano e difficilmente tornano con lo stesso garbo. Modernizzare la giustizia non è un capriccio da riformisti annoiati, ma una necessità che si rimanda solo a proprio rischio. Le galline, nella favola, votarono contro la riduzione delle volpi. Poi, quando la volpe arrivò davvero, dovettero arrangiarsi con il becco e con il panico. E vinsero, sì. Ma a caro prezzo e senza aver imparato la lezione nel momento giusto. Ecco perché, più che festeggiare, bisognerebbe interrogarsi. Come suggeriva Henry Ford, l’errore è un’opportunità per diventare più intelligenti. Purché lo si riconosca. Altrimenti resta solo la soddisfazione di aver evitato il cambiamento. Che è un po’ come chiudere gli occhi davanti alla volpe e dichiararsi al sicuro. Funziona. Fino a quando non si sente bussare al pollaio. Giuseppe Arnò

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La terra trema, noi strepitiamo

Quando il sisma è geologico, ma la caciara è tutta umana Il Centro Italia trema ancora. E subito partono le interpretazioni: c’è chi vede la fine del mondo, chi la fine del Paese e chi, più modestamente, un ultimatum alle Istituzioni. Una sorta di comunicato tellurico: “Se non la finite con questa caciara politico-giudiziaria-opposizionista, provvedo io a un ripulisti selettivo”. Un’esegesi ardita, certo. Ma di questi tempi l’ardire non manca. Siamo diventati esegeti del bradisismo e commentatori del magma, mentre fatichiamo a interpretare una norma scritta in italiano corrente. Socrate, prima di bere la cicuta, ricordò a Critone: “Siamo debitori di un gallo ad Asclepio”. Ringraziava il dio della medicina per la guarigione dalla vita, considerata malattia dell’anima. Noi, più prosaicamente, sembriamo debitori di un gallo a qualche divinità della moderazione. Ma il pollaio è rumoroso e nessuno sente più nessuno. Viene presentata una bozza di riforma elettorale e, apriti cielo, si evocano i numi tutelari della Prima Repubblica: Giulio Andreotti e Bettino Craxi avrebbero votato “Sì” al referendum sulla Giustizia, assicurano i figli. Basta questo per scatenare reazioni a catena, analisi medianiche, scomuniche preventive. Nel frattempo il Cpr in Albania “funziona”, un sondaggio manda in tilt i Cinque Stelle, e ogni giorno offre il suo bravo incendio da spegnere con benzina fresca. Il diritto di critica è sacrosanto, anzi, è ossigeno costituzionale. Ma l’ossigeno, se saturo di veleni, diventa smog. Un’opposizione che si limiti al “no” perpetuo non è ortodossa: è monotona. E la monotonia, in politica, è più pericolosa dell’errore. Poi ci sono le sentenze creative, quelle dubitative, quelle che fanno discutere più per l’estro che per la toga. La magistratura è pilastro della Repubblica; ma anche i pilastri, se oscillano troppo, fanno venire il mal di mare ai cittadini. Nessun contrappasso dantesco nel nostro caso, per carità: solo un volo pindarico, nato da uno scarto di memoria liceale. Però la sensazione è che ognuno scrolli la responsabilità sull’altro, come se la colpa fosse un soprabito fuori stagione. E allora torniamo al sisma. Le spiegazioni geologiche e vulcanologiche esistono, solide e verificabili. Il resto è metafora. A noi piace immaginare la Terra come un cane che si scrolla: un “shake off” planetario. Un gesto istintivo per liberarsi dallo stress, per ripulirsi da un eccesso di tensione. Di tensioni, alla Madre Terra, ne abbiamo regalate una vagonata. Ingrati e litigiosi, trasformiamo il paradiso in un talk show permanente. E poi ci stupiamo se trema. La Terra resta un paradiso. L’inferno, semmai, è non accorgersene. E se proprio il sisma fosse un messaggio, non sarebbe un avvertimento apocalittico ma una lezione elementare: meno strepito, più sostanza. Perché i terremoti passano; le macerie morali, se non le sgomberiamo noi, restano. E non c’è Protezione Civile che tenga. Giuseppe Arnò * Immagine originale: https://www.ingv.it/

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“Le rosse pergamene – poesie d’amore” di Anna Manna

14 febbraio 2026   LE ROSSE PERGAMENE FESTEGGIANO IL 25° COMPLEANNO Superpremio all’artista Milena Petrarca per il dipinto Matilda – l’amore dell’imperatore, creato per l’omonima poesia di Anna Manna   ROMA -. Il Premio LE ROSSE PERGAMENE DEL NUOVO UMANESIMO nacque nel 2001 dopo la pubblicazione del volume “Le rosse pergamene – poesie d’amore” di Anna Manna. Il libro, prefato dal grande poeta scomparso Elio Fiore, fu presentato a Roma nel novembre 2001 al Caffè Greco, alla presenza di noti poeti e letterati. A febbraio del 2002 prese avvio il Premio vero e proprio in Via Veneto, al Caffè Strega, con un successo di pubblico incredibile, premiando liriche di giovanissimi poeti in erba.   Il Premio continuò negli anni seguenti in prestigiose sedi della Capitale: al Caffè Greco, al Grand Hotel Ritz, in Campidoglio, alla Biblioteca della Camera dei deputati, al Centro Altiero Spinelli presso l’Università La Sapienza, presso la Galleria Poli d’Arte a Spoleto, a Palazzo Sora in Roma presso il Sindacato Scrittori Italiani, avvicinando la Cultura dei sentimenti ai giovani, ai giovanissimi, agli adulti, agli anziani. Negli ultimi anni il premio è diventato un Progetto culturale ed ha organizzato convegni, seminari, mostre, estendendo l’idea iniziale di Poesia d’amore e solidarietà ad un percorso di scambio, confronto e incontro con altre discipline letterarie ed artistiche. Sono nati così, durante il periodo della pandemia, I GRANDI DIALOGHI NEL WEB.     Il progetto portato avanti da LE ROSSE PERGAMENE non ha mai evitato il confronto culturale con le nuove realtà della storia: alla Sapienza Università di Roma per molti anni si è svolta la sezione PREMIO EUROPA E CULTURA con la prestigiosa presidenza di Corrado Calabrò. Sempre vivo è stato l’interesse per il patrimonio culturale italiano attraverso la Sezione ITALIA MIA, con la presidenza di Neria De Giovanni. Accanto alle poesie ispirate da un Nuovo Romanticismo, movimento nato alla Sapienza dall’incontro culturale tra l’ideatrice de Le Rosse Pergamene, Anna Manna, con la docente di scuola di poesia Daniela Fabrizi e con il prof. Gilberto Mazzoleni, famoso poeta e antropologo, docente alla Facoltà di Lettere, si è sviluppata negli anni un’attenzione costante ed approfondita verso la CULTURA DEI SENTIMENTI.   Dal 2001 LE ROSSE PERGAMENE sono davvero un’avanguardia culturale, che ha acceso l’interesse verso un nuovo approccio al mondo relazionale, un nuovo linguaggio sentimentale, un nuovo concetto della figura femminile nei rapporti umani, un senso ed un significato diverso dell’amore nelle espressioni artistiche. Un vero movimento letterario che ha portato questi suoi messaggi innovativi nelle università, nelle città della cultura, nei luoghi degli incontri e degli scambi culturali, negli ambienti che accoglievano le varie discipline artistiche, tra le varie età della vita, tra le donne e gli uomini di questa nostra società che sembra addirittura aver ormai bisogno d’una educazione al sentimento.     In occasione della FESTA DI SAN VALENTINO 2026, nel mese dedicato all’amore, il Premio LE ROSSE PERGAMENE ha comunicato ufficialmente la vincitrice del SUPERPREMIO dei 25 anni: la pittrice Milena Petrarca per il suo dipinto “Matilda”, ispirato dai versi della poesia di Anna Manna “L’AMORE DELL’IMPERATORE”, dedicata a Tocco da Casauria, al paese in Abruzzo ed una sua antica leggenda legata al famoso e suggestivo Castello Caracciolo, che sorge nella splendida piazza su via del Colle. Così Anna Manna ci racconta la leggenda, nella brochure che sta preparando per l’evento di novembre a Roma, concedendoci il testo in anteprima.     “Tocco da Casauria è il paese natio di mio padre, lo scrittore Gennaro Manna. Figlia d’arte, nella grande casa dei MANNA su piazza Sant’Eustacchio, ho conosciuto sentimenti dolci e forti, nell’incantesimo di un’educazione letteraria che ogni giorno mi proponeva favole, malie, incantesimi e racconti. A Tocco c’è un Castello. Non ci credete? Proprio sulla piazza. E si narravano tante piacevoli storielle. Che per le spose fortunate il Castello si illuminava tutto come augurio per esempio. Chissà, io non l’ho mai visto, ma pare che quando una mia lontana zia, la bellissima zia Livia andò sposa, veramente il Castello si illuminò. Così dicevano in paese le vecchiette.   Da adulta, quando alle favole del Castello non ci pensavo più, facendo le mie adorate ricerche bibliografiche in una Biblioteca a Roma, famosa e bellissima, trovai in una pergamena, tutta rovinata ed ingiallita, la notizia gustosa e sorprendente che il Castello di Tocco aveva ospitato l’imperatore Federico II! E che – udite udite – l’imperatore si era innamorato di una donna del paese, una donna dei Manna. Una mia antenata aveva conquistato l’imperatore e l’imperatore aveva conquistato una mia parente lontana. Incredibile, mi sembrò una scoperta favolosa come quelle lontane favole di mio nonno quando raccontava, sgranocchiando le noci, dei suoi amori con le contesse e le nobildonne, mentre le zie inorridivano e mi tappavano le orecchie. Io mi divertivo tantissimo e disegnavo signorine eleganti con boa di struzzo azzurro attorno al collo, dopo aver fatto i compiti sui quaderni che mi regalava zia Maria.   Così cominciai ad indagare nelle biblioteche con lo spirito birichino di allora. Una zingarella romana all’uscita della biblioteca, in uno di questi avventurosi viaggi tra le pergamene, mi volle leggere la mano e mi disse: “Nella tua vita c’è un castello incantato”. Rimasi di stucco e le narrai come ad una sorellina piccola le favole del Castello di Tocco. Lei mi guardò e mi sussurrò: “Questi incontri fatati si ripetono ogni cento anni.” E se ne scappò. Non ho mai capito se si ripetevano a Tocco o nella storia del mondo. Sono rimasta con questo dubbio intrigante. Ma sono sicura che a Tocco non arrivarono mai altri imperatori. E del resto finora non ho saputo niente da poter raccontare delle donne di casa Manna.   Vedete, ho ripreso a disegnare fiabe, mi tocco i capelli striati di bianco, non ho più il fiocco da bambina, ma la testa, il cuore, le parole forse sono come allora. Ed allora scendiamo insieme nei versi come fossero pergamene, cerchiamo i segreti ed i messaggi nelle parole, nelle pause, tocchiamo ad una da una le antiche

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