a Nuovi imperi, vecchie regole e un continente che legge ancora il manuale d’istruzioni del Novecento Chiamatela guerra dei troni,.

Il Perdono apre al futuro
24 agosto 2026 A L’Aquila il Summit che parla ai giovani e alla coscienza del nostro tempo di Goffredo Palmerini L’AQUILA – Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il perdono è una di queste. E L’Aquila, che da sette secoli custodisce il dono di Celestino V, torna anche quest’anno a interrogare il mondo con la sua voce antica e sempre nuova. Il 29 agosto, nel cuore della 732ª Perdonanza Celestiniana, il Teatro San Filippo – rinato dopo le ferite del sisma del 2009 – accoglierà la quarta edizione del Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”, dedicato al tema: “Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere.” Un titolo che è già una domanda. Una domanda che non riguarda solo i giovani, ma tutti noi. Gli adulti, le Istituzioni, le comunità. Una domanda che attraversa il nostro tempo, segnato da guerre, violenze, crisi globali, smarrimenti generazionali. Una domanda che chiede ascolto, responsabilità, visione. Il Summit nasce da un’intuizione semplice e radicale. Il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma una prospettiva che apre al futuro. Non è un valore da celebrare in astratto, ma un modo di guardare la vita, la memoria, la responsabilità, la libertà. Come annota Francesca Pompa, ideatrice e art director del Summit, il perdono non è una risposta facile: è un cammino. Un cammino che chiede di interrogare ciò che siamo, ciò che abbiamo ereditato, ciò che vogliamo diventare. Un cammino che riguarda soprattutto i giovani, chiamati a scegliere la propria strada in un mondo che offre opportunità immense, ma anche pressioni enormi, ansie, contraddizioni, fragilità. Il Summit si svilupperà lungo tre assi – Comprendere, Perdonare, Scegliere – affidati a voci diverse, generazioni diverse, sensibilità diverse. Sul palco del Teatro San Filippo si alterneranno filosofi, sociologi, educatori, comunicatori, giovani: Michelangelo Tagliaferri, Diego Fusaro, Massimo Cacciari, Francesco Giorgino, Remo Lucchi, Valeria Pompili, Carmina Gallucci, Dario Bolis, Davide Simone Cavallo e il giovane Alessio Ciocca. Ognuno porterà una domanda, una visione, una riflessione, una ferita, una testimonianza, una possibilità, una proposta. Ognuno offrirà un frammento di futuro. Perché il perdono, prima di essere un gesto, è un linguaggio. E il futuro, prima di essere un tempo, è una scelta. Il 28 agosto 2022, aprendo la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, Papa Francesco ha definito L’Aquila “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”. Non un blasone da mostrare, ma una responsabilità da vivere. Una responsabilità che nasce dal dono di Celestino V, la Perdonanza, il primo giubileo della storia, concesso il 29 agosto 1294 all’atto della sua incoronazione a pontefice proprio a L’Aquila, in quella stessa basilica che egli aveva fatto costruire nel 1275, dopo essersi fermato a Collemaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Dal 1294 ogni anno, e per 732 anni, la città apre la Porta Santa di Collemaggio e offre al mondo un messaggio che attraversa i secoli, così come sancito nella Bolla della Perdonanza. «Celestino Vescovo servo dei servi di Dio, a tutti i fedeli di Cristo che prenderanno visione di questa lettera, salute e apostolica benedizione. Tra le feste solenni che ricordano i santi è da annoverare tra le più importanti quella di San Giovanni Battista in quanto questi, pur provenendo dal grembo di una madre sterile per vecchiezza, tuttavia fu ricolmo di virtù e fonte abbondante di sacri doni, fu voce degli Apostoli, avendo concluso il ciclo dei profeti, ed annunziò la presenza di Cristo in terra mediante l’annuncio del Verbo e miracolose indicazioni, annunziò quel Cristo che fu luce nella nebbia del mondo e delle tenebre dell’ignoranza che avvolgevano la terra, per cui per il Battista seguì il glorioso martirio, misteriosamente imposto dall’arbitrio di una donna impudica in virtù del compito affidatole. Noi, che nel giorno della decollazione di San Giovanni, nella chiesa benedettina di Santa Maria di Collemaggio in Aquila ricevemmo sul nostro capo la tiara, desideriamo che con ancor più venerazione tal Santo venga onorato mediante inni, canti religiosi e devote preghiere dei fedeli. Affinché, dunque, in questa chiesa la festività della decollazione di San Giovanni sia esaltata con segnalate cerimonie e sia celebrata con il concorso devoto del popolo di Dio, e tanto più devotamente e fervidamente lo sia quanto più in tale chiesa la supplice richiesta di coloro che cercano Dio troveranno tesori della Chiesa che risplendono dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli SS. Pietro e Paolo, in ogni ricorrenza annuale della festività assolviamo dalla colpa e dalla pena, conseguenti a tutti i loro peccati commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività. Dato in Aquila, 29 settembre, nell’anno primo del nostro pontificato». L’indulgenza plenaria con il perdono divino ricevuto, che impegna ciascuno a perdonare ogni uomo o donna del suo prossimo. Dunque la riconciliazione è possibile. La pace è possibile. La libertà interiore è possibile. Il Summit nasce per rendere vivo questo messaggio, per contribuire a tradurlo nella contemporaneità, per portarlo dentro le tensioni del nostro tempo presente. Sicché essere un luogo dello spirito, per L’Aquila, non è un privilegio, ma un compito, una missione ineludibile nell’attualizzare il lascito spirituale e civile della Perdonanza, aprendolo al mondo, all’intera umanità. Quest’anno il Summit entra nel Festival delle Risonanze, il nuovo contenitore culturale della Perdonanza. E si svolge per la prima volta nel Teatro San Filippo, restituito di recente alla città dopo il prezioso restauro dai danni del terremoto del 6 aprile 2009. Un luogo che ha conosciuto la fragilità e la rinascita. Un luogo che accoglie parole e linguaggi diversi, perché possano risuonare e lasciare una traccia. Un luogo che, come la città, sa che il perdono non è un gesto di debolezza, ma un atto di forza e di misericordia. Viviamo









