NY – Sanità, innovazione ed etica

COMUNICATO STAMPA   Sanità, innovazione ed etica: al Consolato Generale d’Italia a New York il dialogo Italia–USA per costruire modelli sanitari più umani e sostenibili”   New York, 13 aprile 2026 – Si terrà presso il Consolato Generale d’Italia a New York il convegno internazionale “Ethics, Innovation, Care: The Italy–USA Dialogue for a More Human-Centered Healthcare System”, promosso dagli Intergruppi parlamentari “Progetto Italia (lavori pubblici, edilizia e urbanistica)”, presieduto dall’On. Erica Mazzetti, e “Sanità e Ripresa”, presieduto dall’On. Simona Loizzo, con il coinvolgimento di autorevoli rappresentanti istituzionali, accademici e del mondo sanitario italiano e statunitense. L’iniziativa nasce dalla volontà congiunta dei due Intergruppi di promuovere un dialogo strutturato tra Italia e Stati Uniti sui grandi temi della sanità, con l’obiettivo di mettere al centro la persona e il valore della cura nella sua dimensione più umana, senza trascurare la sostenibilità dei modelli sanitari, anche sotto il profilo economico e organizzativo. Il convegno si inserisce nell’ambito di una più ampia missione istituzionale negli Stati Uniti, finalizzata a rafforzare il dialogo bilaterale sui temi strategici della sanità, dell’innovazione tecnologica e dei modelli organizzativi orientati alla centralità della persona. Ad aprire i lavori sarà il Console Generale d’Italia a New York, Giuseppe Pastorelli. Nel corso della sessione iniziale saranno trasmessi i saluti istituzionali, in collegamento video, del Ministro della Salute del Governo italiano, On. Orazio Schillaci. Interverrà inoltre, sempre da remoto, Don Marco Belladelli, Coordinatore della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa. I lavori del convegno saranno coordinati dall’Ing. Alessandro Astorino, Segretario Generale degli Intergruppi parlamentari promotori. La sessione inaugurale vedrà la partecipazione dell’On. Erica Mazzetti, Presidente dell’Intergruppo parlamentare Progetto Italia, e del Prof. Vittorio De Pedys, Presidente di SIMEST S.p.A., a testimonianza del ruolo strategico dell’internazionalizzazione e degli investimenti nel settore sanitario. Tra i relatori, esponenti di primo piano del panorama internazionale, tra cui Tino Ruta (CEO Knights Care LLC), Massimo Mangini (Presidente Mangini Group), Marc Zimmet (CEO Zimmet Healthcare), Ken Kitatani (ICEED Governance Officer), Tanya Enigk (Vice President CCORisk Management) e Alessandro Salatino (Dana-Farber Cancer Institute – Harvard Medical School). Il convegno si propone di approfondire il confronto tra i sistemi sanitari italiano e statunitense, con particolare attenzione alla sanità per gli anziani, all’innovazione digitale, ai modelli sostenibili di gestione sanitaria e alle nuove frontiere della medicina di precisione. Centrale il tema della “umanizzazione della cura”, in linea con le più recenti evoluzioni normative e con una visione che pone la persona al centro dei percorsi di assistenza. A concludere i lavori sarà Mons. Hilary Franco, Advisor della Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, a testimonianza della rilevanza etica e internazionale dell’iniziativa. Il convegno rappresenta un’importante occasione di dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico, con l’obiettivo di costruire modelli di cooperazione capaci di coniugare innovazione, sostenibilità – anche economica – e attenzione alla dignità della persona. Per informazioni stampa:Jennifer Adriana LaDelfaU.S. Lead – Diplomatic Advisor, Multilateral Affairs & Cross-Cultural Communications StrategistCell. +1 (917) 887-3458 LA SEGRETERIA Intergruppo Parlamentare Progetto Italia Lavori pubblici, edilizia e urbanistica

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Novant’anni e non sentirli: la Casa d’Italia di Rio celebra la sua storia

    Una mostra elegante e partecipata rende omaggio al simbolo dell’italianità nella Cidade Maravilhosa, tra memoria, cultura e futuro Novant’anni non sono pochi. Per un edificio, poi, sono molto più di una cifra: sono memoria, stratificazione, identità. Sono le voci di generazioni diverse che si sono avvicendate sotto lo stesso tetto, mantenendo vivo un legame che il tempo non ha scalfito. La Casa d’Italia di Rio de Janeiro, fondata il 29 marzo 1936, ha festeggiato questo importante anniversario con una mostra di grande interesse e ottima riuscita, confermandosi ancora oggi uno dei simboli più autorevoli della presenza italiana in Brasile.               Rio de Janeiro, già capitale del Paese fino al 1960 e oggi cuore pulsante dell’omonimo Stato, resta la Cidade Maravilhosa, appellativo che non ha bisogno di spiegazioni. In questa cornice unica, la Casa d’Italia ha sempre rappresentato, per italiani e italo-discendenti, un approdo sicuro: luogo di riferimento, di incontro, di rappresentanza e, soprattutto, di memoria collettiva. Per celebrare il prestigioso traguardo è stata inaugurata, il 31 marzo presso il Polo Culturale ItaliaNoRio, la mostra “Casa d’Italia di Rio de Janeiro: 90 anni”, un’esposizione ben concepita e accuratamente organizzata, capace di ripercorrere con chiarezza e gusto narrativo la storia di uno dei principali emblemi dell’italianità nella capitale fluminense. Alla presentazione del progetto ha preso parte il coordinatore amministrativo del Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Flavio Cenciarelli, in rappresentanza del Console Generale Massimiliano Iacchini. Nel suo intervento ha richiamato il valore originario dell’istituzione, ricordando il “sogno iniziato 90 anni fa, di creare una casa per tutta la comunità italiana nella Cidade Maravilhosa”. Un sogno che ha saputo attraversare i decenni e accogliere visite di altissimo profilo istituzionale. Tra queste, spicca quella del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2000, in occasione del cinquecentesimo anniversario della storia del Brasile. Ventiquattro anni dopo, a conferma del valore simbolico e diplomatico della struttura, è seguita la visita del Presidente Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’emigrazione italiana in Brasile. Un passaggio dal forte significato storico e ideale: due Presidenti della Repubblica, a distanza di quasi un quarto di secolo, a rendere omaggio allo stesso luogo, quasi a sancire la continuità del rapporto tra l’Italia e una delle più grandi comunità italiane all’estero. E i numeri, del resto, sono eloquenti: circa 750 mila iscritti all’AIRE e una comunità stimata in 30 milioni di discendenti di emigrati italiani, molti dei quali arrivati in Brasile tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Curata da Aristides Corrêa Dutra, la mostra si sviluppa in tre sezioni tematiche che accompagnano il visitatore lungo un percorso cronologico ben costruito. La prima sala è dedicata alla nascita della Casa d’Italia, con progetti, planimetrie e documenti originali relativi alla sua ideazione negli anni Trenta, inclusi i lavori degli architetti Riccardo Buffa, Giulio Cellini e Clemente Busiri Vici. È una sezione che restituisce con efficacia il contesto storico e il ruolo della comunità italiana nella realizzazione di uno spazio rappresentativo nel cuore di Rio. Il secondo nucleo affronta una fase delicata ma fondamentale: l’appropriazione dell’edificio da parte del governo brasiliano e la successiva restituzione alla collettività italiana negli anni Settanta. Un passaggio che racconta, meglio di molte parole, come la storia delle istituzioni si intrecci inevitabilmente con quella delle comunità. La terza sezione guarda invece al presente: la Casa d’Italia come sede dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Italiano, polo di diffusione culturale e diplomatica, oltre che protagonista del processo di riqualificazione avviato dal 2012. Un percorso che ha ampliato la funzione dello spazio, aprendolo a iniziative culturali, educative e gastronomiche. Particolarmente apprezzato dal pubblico l’ambiente interattivo che riproduce la vista dalla finestra del Consolato, una soluzione espositiva raffinata e coinvolgente che arricchisce l’esperienza del visitatore. Di rilievo anche la presenza istituzionale e giornalistica. Il presidente del gruppo Comunità Italiana, Pietro Petraglia, ha sottolineato l’importanza degli interventi di recupero dell’edificio, mentre la stampa italiana in Brasile, attraverso l’ASIB, è stata rappresentata dal cronista Miguel Toscano, in rappresentanza del presidente, avv. Giuseppe Arnò. Presenti anche il CONI, con il delegato Alfredo Apicella, e altre autorevoli istituzioni. La serata si è conclusa con un cocktail elegante e perfettamente all’altezza dell’occasione, suggellando il successo di una manifestazione riuscitissima. Perché, in fondo, gli edifici non sono soltanto muri, finestre e corridoi. Quando custodiscono una storia, diventano qualcosa di più: una coscienza collettiva, una casa nel senso più pieno del termine. E la Casa d’Italia di Rio, dopo novant’anni, continua a essere esattamente questo: non solo un luogo, ma un pezzo d’Italia affacciato sul Brasile, dove il passato non si limita a essere ricordato, ma continua a dialogare con il presente. Giuseppe Arnò in collaborazione con Miguel Toscano * Foto 1-5 di Miguel Toscano Foto 6-8 di Alfredo Apicella

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Roma – L’inedito di Gianni Minà al CONI

 A 3 ANNI DALLA SCOMPARSA DI MINA’ E’ STATO PRESENTATO AL CONI IL SUO INEDITO “FACCE PIENE DI PUGNI”  x x PRESENTATO QUESTA MATTINA AL CONI “FACCE PIENE DI PUGNI. STORIE NON SOLO DI RING” (EDIZIONI MINERVA) L’inedito di Gianni Minà A cura di Loredana Macchietti   Prefazione di Isabella Rossellini Link alla cartella stampa   Roma, 27 marzo 2026 – A tre anni dalla scomparsa di Gianni Minà, è stato presentato oggi al CONI Facce piene di pugni. Storie non solo di ring, libro inedito scritto dallo stesso Minà e pubblicato per la prima volta da Edizioni Minerva, grazie al lavoro della Fondazione Gianni Minà e alla cura di Loredana Macchietti. L’incontro – realizzato in collaborazione con l’USSI, Unione Stampa Sportiva Italiana, che quest’anno celebra gli ottant’anni dalla sua fondazione – ha riunito giornalisti, istituzioni e protagonisti del mondo sportivo.   Facce piene di pugni nasce da un materiale stratificato – interviste, appunti, dattiloscritti – che Minà aveva raccolto seguendo da vicino il mondo della boxe tra Stati Uniti ed Europa. Fin dalle prime pagine è chiaro che non si tratta solo di sport. Il ring diventa un punto di osservazione sul Novecento in cui le tensioni sociali, le questioni razziali, il rapporto tra potere e comunicazione, le traiettorie individuali si intrecciano con la storia collettiva. Minà entra nelle vite dei pugili senza retorica, con quella capacità rara di ascoltare prima ancora che raccontare. La pubblicazione del volume è anche il risultato di un lavoro più ampio, portato avanti dalla Fondazione Gianni Minà, nata nel 2023 per custodire e valorizzare un patrimonio unico fatto di documentari, interviste, articoli e materiali inediti. Negli ultimi anni questo lavoro ha preso forma attraverso progetti concreti, come la creazione dell’Archivio Digitale.   “Le carriere dei giornalisti non sempre sono infinite, ma nel caso di Gianni Minà si può ben pensare ad un insegnamento continuo. Un autentico maestro nel racconto dello sport, in cui ha fatto prevalere principalmente il rispetto per il suo pubblico, fossero lettori o telespettatori. Per lui l’importante era riuscire ad offrire qualcosa di “oltre” per consentire che ci fosse un dialogo tra i beniamini e i protagonisti e chi li porta nel cuore. Un giornalista di rara cultura e grande umanità che tanto ha dato ad un segmento del giornalismo, quello sportivo in particolare, che si preoccupa di raccontare forse più di qualsiasi altro, di raccontare luoghi, territori, persone imprese e sconfitte, ma il tutto all’insegna di un sentimento prevalente, la forza dirompente di un aspetto della vita che non ha barriere ideologiche, ma soprattutto non cede il suo fascino a misure cronometriche o risultati agonistici.  Gianni Minà è una colonna del giornalismo in generale, non soltanto per il settore sport, che però lo ha attratto quasi più di qualunque altro, proprio per quella sua famelica voglia di raccontare e farsi raccontare” – ha dichiarato Gianfranco Coppola, presidente USSI “Per la casa editrice Minerva è un grande onore aver riportato alla luce un’opera così significativa, attesa e necessaria. Pubblicare “Facce piene di pugni” significa restituire ai lettori un progetto di straordinario valore e rendere omaggio alla figura di Gianni Minà, uno dei più grandi narratori del nostro tempo. Il suo sguardo, capace di unire rigore giornalistico e profondità umana, attraversa queste pagine con una forza ancora attualissima. Siamo orgogliosi di aver contribuito a dare nuova vita a un libro che è insieme memoria culturale e testimonianza di un modo di raccontare lo sport e gli uomini. Desidero infine esprimere la mia più sincera riconoscenza a Loredana Macchietti Minà e alle figlie per la fiducia accordataci in questo progetto” – ha dichiarato Roberto Mugavero, Editore di Minerva.   “Il libro “Facce piene di pugni, storie non solo di ring” nasce dal desiderio della Fondazione Gianni Minà di chiudere un progetto a cui il giornalista ha dedicato grande energia: completare la serie per la Rai sulla storia della boxe che era stata interrotta improvvisamente. Molte delle biografie sono state scritte da Minà stesso, estrapolate dai dattiloscritti delle sue interviste fatte negli Usa a cavallo degli anni Settanta. Lo stesso metodo è stato usato per scrivere le biografie mancanti -per cui la fonte certa sono tutte le interviste filmate eseguite dal giornalista per Rai Due e andate in onda una sola volta nei primi anni Ottanta- compresi i suoi articoli, le sue telecronache, i suoi appunti. Minà non riuscì più, nonostante i suoi sforzi, a concludere quella produzione ed era per questo che aveva pensato a un libro, questo libro, che finalmente, dopo quarant’anni, vede la luce” – ha dichiarato Loredana Macchietti.   “’Facce piene di pugni’ è un libro che racconta profondamente lo sguardo di mio padre sul mondo e sullo sport. È anche per custodire e dare continuità a questa visione che è nata la Fondazione Gianni Minà, di cui sono portavoce, con l’intento di proteggere e valorizzare l’archivio filmico e cartaceo del giornalista, frutto di un lavoro che è stato espressione, più che di una professione, di una vocazione. Mio padre, con il suo continuo e intenso impegno, è stato uno dei pochi giornalisti a lasciare testimonianza approfondita di molti grandi del Novecento. La Fondazione, in tre anni, ha all’attivo tre libri. Il lavoro portato avanti è incentrato sia sulla memoria che sulla realizzazione di “ponti” sociali, culturali e scientifici. Attraverso la costruzione di reti, di dialoghi, e di amicizie, siamo convinti che si possa costruire qualcosa di unico e arricchente, all’insegna di quanto ha sempre sostenuto Gianni Minà” – ha dichiarato Francesca Emilia Minà, membro fondatore della Fondazione Gianni Minà.   “Oggi è il giorno del ricordo ma anche della condivisione di un’eredità preziosa, quella del grande Gianni Minà, interprete unico e inimitabile della storia, dei valori e di quel giornalismo autentico e ricco di umanità. Porto i saluti del Presidente Flavio D’Ambrosi e di tutta la Federazione, onorata, nell’anno dei suoi 110 anni, di aver contribuito, con immagini dell’Archivio Storico FPI, alla realizzazione di un’opera che, grazie al Presidente della Fondazione Gianni Minà Loredana Macchietti e a Edizioni Minerva, con il

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IX edizione del Premio Giornalistico Internazionale ARGIL

    GRANDE SUCCESSO PER LA IX EDIZIONE DEL PREMIO GIORNALISTICO INTERNAZIONALE ARGIL – ITALIAN EXCELLENCE AWARD   Si è svolta con straordinario successo martedì 17 marzo 2026, nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma, la IX edizione del Premio Giornalistico Internazionale ARGIL – Italian Excellence Award, confermandosi uno degli appuntamenti più autorevoli nel panorama nazionale dedicato al giornalismo e alle eccellenze italiane. La manifestazione ha registrato una partecipazione eccezionale, con sala gremita in ogni ordine di posti, a testimonianza dell’interesse e del prestigio che il Premio continua a rappresentare negli anni. A rendere ancora più significativa l’edizione 2026 è stata la presenza delle telecamere del TG2, che ha seguito l’evento, contribuendo a dare ulteriore visibilità ad un’iniziativa che celebra il talento italiano nel mondo. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Giornalisti Gino Falleri, dalla Fondazione Eurispes e da Confimprese Italia, ha visto una conduzione impeccabile da parte di Manuela Biancospino, Direttrice del Premio e Consigliera dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, che ha guidato l’intera cerimonia con professionalità, eleganza e grande capacità narrativa. Un’edizione che ha saputo coniugare memoria, visione e contemporaneità, rendendo omaggio all’eredità del suo ideatore, Gino Falleri, e rafforzando il ruolo del giornalismo come strumento di valorizzazione delle eccellenze italiane. Protagonisti assoluti dell’evento sono stati i premiati, figure di altissimo livello del panorama istituzionale, scientifico, culturale e artistico, che rappresentano il meglio dell’Italia a livello nazionale e internazionale. Tra questi, il Professor Federico Faggin, una delle figure più straordinarie del nostro tempo: inventore, scienziato, imprenditore, pioniere della rivoluzione digitale e, allo stesso tempo, pensatore capace di spingersi oltre i confini della tecnologia per interrogarsi sulle domande più profonde dell’esistenza. Se il suo nome è legato in modo indelebile alla nascita del microprocessore e quindi a una delle più grandi trasformazioni della storia umana, il suo percorso più recente lo ha portato verso un’altra frontiera, forse ancora più decisiva: quella della coscienza. Nel corso della cerimonia sono stati inoltre premiati: Gino Falleri, alla memoria -ideatore del Premio; Mons. Marco Malizia, consigliere ecclesiastico del Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale; il Prefetto di Roma Lamberto Giannini; la Principessa Elettra Marconi; Padre Paolo Benanti; Gigliola Cinquetti; l’Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci; l’Arma dei Carabinieri, rappresentata dal Comandante di Brigata Marco Pecci; l’On. Simonetta Matone, Magistrata e Deputata della Repubblica; il Presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele; la Senatrice Giusy Versace; la Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli; Dario Salvatori; il Prof. Marco Lacchini; Andrea Garibaldi; Susy Montante; la Dott.ssa Anna Maria Di Blasio. Un riconoscimenti speciale è andato a Roberto Falleri e ad Antonella Sperati. Una targa di merito è stata inoltre assegnata al Sen. Giovanni Mauro, presidente del quotidiano L’identità, per il contributo innovativo nel panorama editoriale italiano. Il Premio ARGIL, continua a distinguersi come momento di incontro e confronto tra i protagonisti della comunicazione, delle istituzioni e della società civile, valorizzando il racconto delle eccellenze italiane come leva strategica per il posizionamento internazionale del Paese. Il riferimento simbolico ad ARGIL, uno dei più antichi resti umani rinvenuti in Europa, sottolinea il legame profondo tra le radici storiche dell’Italia e la sua capacità di innovare e ispirare nel presente. Anche per questa edizione, il Premio ARGIL ha confermato la propria missione: celebrare il valore dell’informazione e di chi, attraverso il proprio operato, contribuisce alla crescita culturale, sociale ed economica dell’Italia, rafforzando il dialogo tra il nostro Paese e il contesto internazionale. Per ampliare ulteriormente la platea ed il coinvolgimento del pubblico, l’evento è stato trasmesso in diretta streaming e si può rivedere sui portali e sui canali social di Eurocomunicazione. Crediti foto, Federico Ciolli.

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Delfina Licata, la voce che racconta l’altra Italia nel mondo

  Caporedattrice del RIM, tra le insignite del Premio internazionale “Divinamente Donna”   di Goffredo Palmerini     ROMA – Nel contesto raffinato della Sala Zuccari del Senato della Repubblica, dove gli affreschi sembrano custodire secoli di parole e di eventi istituzionali, il 12 marzo 2026 si è celebrata una cerimonia pubblica che non è soltanto un evento, ma un rito civile: il Premio Internazionale d’Eccellenza “Divinamente Donna”, promosso e organizzato dall’associazione culturale VerbumlandiArt. Un appuntamento che, anno dopo anno, si è trasformato in un luogo simbolico in cui il talento femminile non viene semplicemente riconosciuto, ma narrato, condiviso, restituito alla comunità come patrimonio collettivo.   Tra le donne insignite per il 2026 – tutte Personalità eccellenti che illustrano e testimoniano nella società lo straordinario valore dell’impegno femminile – una figura spicca per la sua capacità di trasformare i numeri in storie, le statistiche in volti, le migrazioni in un racconto umano: Delfina Licata, sociologa della Fondazione Migrantes, da quasi vent’anni voce e mente del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM).   Delfina Licata non studia solo la mobilità e l’emigrazione: la ascolta. La segue nei suoi percorsi tortuosi, nelle partenze improvvise e nei ritorni desiderati, nelle nostalgie che attraversano gli oceani e nelle nuove radici che si intrecciano altrove. Il suo lavoro è un ponte tra generazioni e geografie, un atlante sentimentale dell’Italia che cambia e si sposta. Dal 2006 coordina una redazione transnazionale che ogni anno ricostruisce la mappa dell’emigrazione italiana contemporanea. Prima ancora, ha lavorato per oltre un decennio ai principali dossier sull’immigrazione in Italia, affinando una metodologia rigorosa sul fenomeno delle migrazioni e una sensibilità rara, quella di chi sa che dietro ogni dato c’è una vita che merita di essere compresa e raccontata.   La sua carriera è densa di incarichi significativi che raccontano un impegno costante. Può descriversi, in sintesi, dal Festival della Migrazione di Modena ai progetti del Ministero dell’Istruzione, dal Tavolo del Ministero degli Affari Esteri sul Turismo delle Radici alla recente nomina nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica, cui si aggiunge una rilevante partecipazione a convegni e seminari di studio sul fenomeno migratorio italiano, del quale lei è un’esperta d’eccellenza. Ruoli diversi e un unico filo rosso: la volontà di dare un riscontro analitico e scientifico su chi si muove dall’Italia, chi parte, chi torna, chi cerca un altrove possibile. Un Rapporto che è punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia studiare, conoscere e comprendere l’emigrazione italiana.   Durante la cerimonia, presieduta dalla madrina Marisa Manzini, Sostituto Procuratore Generale della Repubblica a Catanzaro, guidata dalla presidente del Premio Regina Resta e dalla presidente del Comitato Scientifico Maria Pia Turiello, che con Mirella Cristina ed Eugenio Bisceglia ha anche condotto l’evento, il nome di Delfina Licata è risuonato come quello d’una donna che ha saputo trasformare la ricerca in un gesto di cura verso il Paese. Una donna che non osserva da lontano, ma entra nelle storie, le attraversa, le restituisce nel loro insieme con rispetto e profondità nell’annuale Rapporto Italiani nel Mondo. Ne ha dato chiara percezione la motivazione del conferimento che ha accompagnato la consegna del premio.   MOTIVAZIONE Alla sociologa Delfina Licata, studiosa delle dinamiche migratorie e voce autorevole nel panorama della ricerca sociale contemporanea, per il suo prezioso impegno scientifico e culturale dedicato allo studio della mobilità umana e delle comunità italiane nel mondo. Attraverso il suo lavoro presso la Fondazione Migrantes, e in particolare come curatrice e caporedattrice del Rapporto Italiani nel Mondo, ha contribuito a dare profondità analitica e valore umano alla narrazione delle migrazioni italiane, trasformando dati e statistiche in storie di persone, identità e futuro. Per la sua capacità di unire rigore scientifico e sensibilità sociale, offrendo una lettura lucida e umana dei fenomeni migratori contemporanei e favorendo una maggiore consapevolezza culturale e civile sulle trasformazioni della società globale. Con il suo pensiero e la sua attività di ricerca, Delfina Licata rappresenta una voce femminile autorevole che illumina il dibattito pubblico sulle migrazioni, promuovendo dialogo, conoscenza e responsabilità verso le comunità italiane nel mondo.   Il Premio “Divinamente Donna” non è, dunque, un semplice riconoscimento, è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. A riconoscere nelle biografie femminili non solo eccellenza, ma visione. A comprendere che la cultura, quando è vissuta come responsabilità, può davvero cambiare il modo in cui una società si racconta. In questo senso, la presenza di Delfina Licata tra le insignite non è solo meritata, è necessaria. Perché raccontare le migrazioni significa raccontare l’Italia. E farlo con la sua competenza, la sua delicatezza e la sua tenacia significa restituire al Paese una consapevolezza più profonda di sé.     Foto ufficiali della cerimonia di premiazione, Mario Giannini-photographer  

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Premio Internazionale d’Eccellenza “Divinamente Donna”

“DIVINAMENTE DONNA”, LE INSIGNITE SPECIALI E LA CLASSIFICA DEL PREMIO LETTERARIO Cerimonia di premiazione giovedì 12 marzo 2026, ore 10, Sala Zuccari del Senato della Repubblica ROMA – Un evento dedicato al talento, alla cultura e alla forza trasformativa delle donne la celebrazione di Premio Internazionale d’Eccellenza “Divinamente Donna”, promosso dall’Associazione VerbumlandiArt APS. Con il Premio si rinnova l’appuntamento che in pochi anni è diventato un’occasione internazionale di riferimento per la valorizzazione delle eccellenze femminili nel panorama culturale, artistico, sociale e istituzionale. “Divinamente Donna” intende mettere in luce figure che, con il proprio lavoro e la propria testimonianza, rappresentano esempi concreti di determinazione, creatività e responsabilità sociale, contribuendo a diffondere valori di libertà, dignità e pari opportunità.       La cerimonia di Premiazione si terrà giovedì 12 marzo, dalle ore 10, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica. Accanto ai riconoscimenti istituzionali, conferiti a Personalità che si sono distinte nei rispettivi ambiti professionali, l’evento valorizza anche il percorso partecipativo del concorso culturale e letterario legato al progetto “Divinamente Donna”, che coinvolge autori, artisti e giovani talenti in una riflessione collettiva sul ruolo della donna nella società contemporanea.   MADRINA DEL PREMIO: MARISA MANZINI – Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, scrittrice. PRESIDENTE ONORARIO: TILDE MINASI – Senatrice PRESIDENTE DEL PREMIO: REGINA RESTA – Presidente VerbumlandiArt Aps, editore rivista VerbumPress. PRESIDENTE COMITATO D’ONORE: MARIA PIA TURIELLO – Presidente del Comitato Scientifico VerbumlandiArt.   COMITATO D’ONORE MANFREDI POTENTI – Senatore, avvocato. TILDE MINASI – Senatrice EUGENIO BISCEGLIA – Avvocato, Presidente Premio Caruso, saggista. HAFEZ HAIDAR – Ufficiale OMRI, poeta e scrittore, candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura. FRANCESCO LENOCI – Economista, autore, docente Università Cattolica Milano. GOFFREDO PALMERINI –  Giornalista internazionale, scrittore,. FRANCESCO NIGRI – Digital Marketing Specialist, Founder & CEO iBusiness Srls, poeta. GRAZIANO PERRIA – già Primo Dirigente della Polizia di Stato. HEBE MUÑOZ – Poetessa, scrittrice, traduttrice. MIRELLA CRISTINA – Avvocato, giornalista. MIRJANA DOBRILLA – Autrice, traduttrice. ROBERTO SCIARRONE – Giornalista, direttore responsabile VerbumPress.it FIORELLA FRANCHINI – Giornalista, scrittrice. ROSELLA MURANO – Docente, scrittrice, poetessa.   Condurranno la Cerimonia di premiazione Mirella Cristina e Maria Pia Turiello. Qui di seguito le insignite del Premio d’Eccellenza “Divinamente Donna” 2026 con una sintesi delle rispettive motivazioni alla base del conferimento.   PREMIO D’ECCELLENZA “DIVINAMENTE DONNA” 2026   LIDIA SALERNO – Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Lidia Salerno, per l’altissimo senso delle istituzioni, la competenza giuridica e la profonda umanità con cui ha dedicato la propria carriera alla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.   ELSA BRUNI – Rettrice dell’Università IUL e Ordinaria di Pedagogia Generale e Speciale. Motivazione del Premio: Alla Prof.ssa Elsa Maria Bruni, per l’alto profilo accademico, la visione culturale e l’instancabile impegno nel promuovere una formazione inclusiva, innovativa e profondamente orientata alla persona.   DELFINA LICATA – Sociologa, studiosa delle dinamiche migratorie.  Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Delfina Licata, voce autorevole nel panorama della ricerca sociale contemporanea, per il suo prezioso impegno scientifico e culturale presso la Fondazione Migrantes, e in particolare come curatrice e caporedattrice del Rapporto Italiani nel Mondo, dedicato allo studio della mobilità umana e delle comunità italiane all’estero.   NATHANIA ZEVI – Giornalista del TG1 della RAI. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Nathania Zevi, per la competenza, il rigore professionale e la passione civile con cui svolge il proprio lavoro al servizio dell’informazione pubblica.   PATRIZIA BERALDI – Docente universitaria ed esperta in Intelligenza Artificiale. Motivazione del Premio: All’Avv. Patrizia Beraldi, per l’eccellenza professionale, la visione innovativa e il contributo determinante allo studio e alla regolamentazione delle nuove tecnologie applicate al diritto.   FEDERICA SARTOR – Amministratore Unico di Marcolin Covering Srl. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Federica Sartor, per la competenza manageriale, la visione imprenditoriale e la determinazione con cui guida l’azienda, coniugando innovazione, responsabilità e crescita sostenibile.   CLAUDIA SILVESTRINI – Direttore Generale del Consorzio PolieCo. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Claudia Salvestrini, per l’autorevole competenza, la visione strategica e l’impegno costante nella promozione della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.   RINA RIZZO – Penalista ed esperta di diritto di famiglia. Motivazione del Premio: All’Avv. Rina Izzo, per l’elevata competenza professionale, la dedizione alla tutela dei diritti e la sensibilità con cui affronta le più delicate vicende umane e familiari.   SARA VERTA – Segretaria del Sindacato Giornalisti Rai – UNIRAI. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Sara Verta, per il coraggio, la competenza e la determinazione con cui ha saputo affermare una leadership autorevole in un ambito strategico per la tutela del pluralismo e della libertà di informazione.   SUSANNA FORTUNA – Direttore Amministrativo e del Personale presso la Fondazione IFEL. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Susanna Fortuna, per la competenza manageriale, il rigore professionale e la capacità organizzativa con cui contribuisce al buon funzionamento di un ente strategico a supporto degli enti locali italiani.   MARGHERITA VITALE – Scrittrice. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Margherita Vitale, per la sensibilità artistica, la profondità di pensiero e la capacità di dare voce, attraverso la parola scritta, alle sfumature più autentiche dell’animo umano.   ROSAMARIA ROMANO – Esperta in diritto minorile e Curatore Speciale del Minore. Motivazione del Premio: All’Avv. Rosamaria Romano, per l’elevata competenza giuridica, la profonda sensibilità umana e l’instancabile impegno nella tutela dei diritti dei più piccoli.   ENZA SPAGNOLO – Critica letteraria. Motivazione del Premio: Alla Dott.ssa Enza Spagnolo, per l’autorevolezza intellettuale, la passione culturale e la costante opera di valorizzazione della letteratura quale strumento di crescita civile e consapevolezza collettiva.    CINZIA NOZIGLIA – Agente scelto e campionessa di tiro con l’arco. Motivazione del Premio: A Cinzia Noziglia, per l’eccellenza, la determinazione e la disciplina con cui ha saputo distinguersi sia nello sport che nel servizio pubblico.   MARGHERITA PANZIERA – Agente scelto e campionessa di nuoto nel 200 metri dorso. Motivazione del Premio: A Margherita Panziera, per l’eccellenza sportiva, la determinazione e la disciplina con cui ha saputo distinguersi sia nello sport agonistico che nell’impegno professionale. Specialista nel dorso (100m e 200m), è

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Premio internazionale di Giornalismo Etico “Luci di Verità”

  Un successo la 1^ edizione, tenuta il 24 febbraio 2026 nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura   di Goffredo Palmerini                                         ROMA – Un vero successo ha connotato la prima edizione del Premio di Giornalimo Etico “Luci di Verità”, promosso e organizzato dall’Associazione culturale VerbumlandiArt APS. La cerimonia di premiazione si è tenuta a Roma il pomeriggio del 24 febbraio scorso nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, grazie ai buoni uffici del Sen. Manfredi Potenti che ha assicurato all’evento una cornice istituzionale di prestigio. Il Premio è nato con l’obiettivo di valorizzare un giornalismo capace di coniugare rigore, coraggio, responsabilità e coscienza etica. Ne ha dato una nitida motivazione Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt, nell’indirizzo di saluto che ha aperto i lavori. “VerbumlandiArt ha scelto di istituire il Premio di Giornalismo Etico “Luci di Verità” – ha affermato, tra l’altro, Regina Resta – non per aggiungere un nome a un elenco già ricco di riconoscimenti, né per alimentare una competizione tra professionisti che ogni giorno svolgono un lavoro complesso, spesso solitario, talvolta rischioso. Questo premio nasce, al contrario, da una necessità morale. Viviamo in un tempo in cui l’informazione è onnipresente, rapidissima, spesso frammentata.” Regina Resta ha poi aggiunto come in un tempo in cui la verità rischia di essere sommersa dal rumore, dall’urgenza di arrivare primi, dalla spettacolarizzazione del dolore, dalla semplificazione di ciò che semplice non è, il giornalismo non è soltanto una professione, è un presidio civile. Il titolo “Luci di Verità” non è una metafora ornamentale. È una scelta precisa. La luce non abbaglia, non impone, non ferisce: illumina. E la verità, quando è autentica, non divide per forza, ma orienta, rende liberi, restituisce dignità ai fatti e alle persone. Questo premio nasce quindi per riconoscere chi ha scelto di raccontare senza tradire, di informare senza manipolare, di dare voce senza urlare. Nasce per valorizzare un giornalismo che non rincorre il consenso, ma cerca il senso; che non sfrutta la fragilità, ma la custodisce; che non si piega agli interessi, ma resta fedele alla coscienza. Non è un premio per il “migliore” in senso competitivo. È un riconoscimento per chi ha dimostrato che l’etica non è un limite alla libertà di stampa, ma la sua più alta espressione. Regina Resta ha quindi ringraziato il Sen. Potenti, presente ai lavori, la Presidente del Premio Incoronata Boccia, direttrice dell’Ufficio Stampa Rai, intervenuta con un videomessaggio, il Comitato d’onore (composto da Nico Spuntoni – giornalista vaticanista, storico; Francesco Mura – direttore Delitti&Misteri; Goffredo Palmerini – giornalista internazionale, scrittore; Roberto Sciarrone – storico, giornalista e direttore rivista verbumpress.it; Vinicio Leonetti – giornalista, scrittore; Francesco Lenoci – economista, docente Università Cattolica di Milano), infine Maria Pia Turiello e Mirella Cristina, rispettivamente Presidente e componente del Comitato scientifico, che hanno fortemente collaborato nell’organizzazione dell’evento e ne sono state anche eccellenti conduttrici nella cerimonia di premiazione, insieme ad Eugenio Bisceglia, anch’egli membro del Comitato scientifico. Di ciascun premiato è stato tracciato un sintetico profilo ed esposte le argomentate motivazioni a base del riconoscimento conferito, che qui di seguito vengono riportate in sintesi. Tra i premiati figurano importanti firme del giornalismo italiano, esponenti del servizio pubblico, del mondo televisivo, della carta stampata e dell’informazione istituzionale. Il Premio assume un profilo internazionale, con la partecipazione di giornalisti e professionisti provenienti da Paesi e contesti culturali differenti, uniti dal medesimo valore della verità come responsabilità. Inoltre il Premio riserva particolare attenzione alle nuove generazioni, per sostenere il talento e la crescita di giovani professionisti che già si sono distinti per competenza e impegno. È quindi iniziata la consegna dei riconoscimenti agli insigniti delle tre sezioni del Premio, a turno effettuata dai componenti del Comitato d’onore. Il premio una pergamena e una preziosa targa con opere originali ed uniche, realizzate dall’artista Tommaso Filieri, di Galatone (Lecce), noto per le sue creazioni artigianali realizzate a mano con la cenere degli ulivi del Salento colpiti dalla Xylella, esclusive e non seriali, pensate per essere un simbolo autentico ed irripetibile. INSIGNITI D’ECCELLENZA ITALIANI   E. CARD. FERNANDO FILONI – Gran Maestro Ordine Equestre del Santo Sepolcro, giornalista, già Nunzio apostolico in Sri Lanka, Iran, Brasile, Filippine. Motivazione: A S. Em. Cardinale Fernando Filoni, per l’autorevole contributo offerto al giornalismo e alla comunicazione, esercitati come strumenti di dialogo, verità e comprensione tra i popoli.  Giornalista e Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si è distinto per la capacità di coniugare competenza informativa, profondità culturale e sensibilità umana, offrendo una lettura lucida e responsabile dei grandi temi internazionali, religiosi e sociali. Attraverso un linguaggio chiaro, rispettoso e orientato alla costruzione della pace, ha contribuito in modo significativo alla diffusione di un’informazione consapevole, promuovendo i valori del dialogo, della giustizia e della dignità della persona, nel solco della più alta tradizione etica del giornalismo.   MARIA RITA GRIECO – Direttrice di RAI Italia. Motivazione: A Maria Rita Grieco, Direttrice di RAI Italia, per la visione editoriale, la competenza professionale e l’impegno costante nel promuovere un’informazione di qualità a servizio delle comunità italiane nel mondo. Si distingue per la capacità di guidare il servizio pubblico radiotelevisivo con equilibrio, responsabilità e attenzione ai valori culturali e identitari, rafforzando il legame tra l’Italia e i suoi cittadini all’estero. Attraverso una comunicazione inclusiva, autorevole e attenta alle trasformazioni globali, ha contribuito in modo significativo alla diffusione di un giornalismo credibile e pluralista, valorizzando il ruolo dell’informazione come strumento di coesione, dialogo e rappresentazione della realtà contemporanea. GIOVAN BATTISTA BRUNORI – corrispondente RAI da Gerusalemme. Motivazione: A Giovan Battista Brunori, corrispondente RAI da Gerusalemme, per l’elevato senso di responsabilità, il rigore professionale e il coraggio con cui svolge l’attività di corrispondente in uno dei contesti geopolitici più complessi del mondo. Si distingue per la capacità di raccontare i fatti con equilibrio, chiarezza e profondità analitica, offrendo al pubblico una lettura puntuale e affidabile degli eventi internazionali. Attraverso un giornalismo attento alle fonti,

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Festival di Sanremo 2026, l’ultima notte: tra papillon monumentali e scivoloni di tulle

Vince la musica, trionfa il look (quasi). Sal Da Vinci alza il leone, Arisa si prende la scena, e qualcuno inciampa nel velluto blu elettrico.     Si chiude la settantaseiesima edizione del Festival con il sigillo di Sal Da Vinci, che conquista la vittoria con “Per sempre sì” e un maxi papillon destinato a restare negli annali sartoriali dell’Ariston. La gara è stata combattuta fino all’ultima nota, ma sulla passerella,  perché ormai di passerella si tratta,  la competizione non è stata meno feroce. I padroni di casa (e di stile) Carlo Conti chiude in total black damascato, coerente fino all’ostinazione. Cambia la giacca, non la filosofia: elegante, ma prevedibile. Accanto a lui, Laura Pausini in Balenciaga sfoggia un abito da ballo senza spalline con guanti lunghi ton sur ton: diva classica, senza sbavature. E sorpresa graditissima, Giorgia Cardinaletti illumina la scena in champagne e paillettes: misura, luce e buon gusto. Promossa con lode. I promossi: tra redenzioni e colpi di teatro Leo Gassmann abbandona la “maglietta della salute” e scopre il doppiopetto anni Settanta. Finalmente adulto. Voto 7. Malika Ayane brilla in argento, moderna Cenerentola con qualche eccesso di gel. L’abito incanta, i capelli meno. Voto 6-. Il duo LDA e Aka7even coordina l’eco-pelle nera con freschezza generazionale: giovani, compatti, convincenti. Voto 8. Serena Brancale sceglie eleganza sobria e dedica, con stile misurato e scollatura generosa. Beauty troppo minimal, ma resta intensa. Voto 7-. Effetto tridimensionale per Elettra Lamborghini: glitter silver e make-up coordinato. Finalmente equilibrio tra eccesso e controllo. Voto 8+. La regina vintage è Ditonellapiaga: spacco audace, corpetto stretto e fiore tra i capelli. Personalità pura. Voto 9. E poi Arisa, splendida in due pezzi bianco con maxi fiocco e gioielli luminosissimi: semplicità studiata, sensualità intelligente. Voto 9, e titolo non ufficiale di regina di stile. Il secondo classificato, Sayf, osa il total white con frange fino alla caviglia. Particolare, elegante, riconoscibile. Voto 7. Quanto al vincitore, Sal Da Vinci, lo spezzato “da sposo” con papillon oversize divide: l’effetto cameriere è in agguato, ma lui lo governa con mestiere. Voto 6, ma con coppa in mano. I bocciati: quando il tessuto tradisce Francesco Renga inciampa in paillettes sui revers e cravattino bohémien: più confusione che fascino. Voto 4. Raf osa un velluto blu elettrico con cintura in vita. Coraggioso, sì. Riuscito, no. Voto 3+. Ermal Meta continua sulla via del romanticismo fluttuante con guanti e camperos: troppa narrazione, poca sintesi. Voto 4-. Mara Sattei si perde nel tulle e nel tartan azzurro: voluminoso, poco valorizzante, decisamente fuori tempo massimo. Voto 3. Sipario L’ultima notte di Sanremo 2026 ci consegna una certezza: la canzone può vincere al televoto, ma l’abito resta nella memoria. E se è vero che il Festival finisce a notte fonda, i look,  quelli giusti e quelli sbagliati, continueranno a sfilare nelle conversazioni ancora per settimane. Perché all’Ariston si canta, certo. Ma si giudica anche. E lì, il bis non è mai garantito. * di Redazione

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Sanremo 2026, quarta serata

SANREMO 2026, DITONELLAPIAGA VINCE LA SERATA COVER Trionfo con TonyPitony nella quarta serata dei duetti. Ecco la Top 10 completa     Sanremo, 28 febbraio 2026 – La quarta serata del Festival di Sanremo, dedicata a cover e duetti, ha incoronato Ditonellapiaga insieme a TonyPitony vincitori della serata. Il duo ha conquistato pubblico e giurie con l’interpretazione di “The Lady Is a Tramp”, imponendosi nella classifica finale della Top 10. Il risultato è stato determinato dalla combinazione dei voti di sala stampa (33%), giuria delle radio (33%) e televoto (34%). Al secondo posto Sayf con Alex Britti e Mario Biondi; terza posizione per Arisa accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma. Top 10 – Quarta serata (Cover e Duetti) Ditonellapiaga con TonyPitony Sayf con Alex Britti e Mario Biondi Arisa con Il Coro del Teatro Regio di Parma Bambole di Pezza con Cristina D’Avena Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca e G Sal Da Vinci con Michele Zarrillo LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo Nayt con Joan Thiele Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso Luchè con Gianluca Grignani A svelare la classifica finale, sul palco dell’Ariston, il direttore artistico Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e dalla co-conduttrice Bianca Balti. La serata delle cover, tradizionalmente tra le più attese dal pubblico, ha confermato l’energia trasversale del Festival: un ponte tra generazioni e generi musicali, in attesa della finale che assegnerà il titolo di vincitore di Sanremo 2026. di Redazione

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Sanremo 2026, terza serata da standing ovation

Tra Alicia Keys, Eros Ramazzotti e l’exploit di Sal Da Vinci, l’Ariston vive la notte più vivace: musica al centro e classifica che si accende x x La terza serata del Festival scorre veloce, brillante, finalmente concentrata sulle canzoni. A guidare il ritmo, un rodato Carlo Conti affiancato da una frizzante Laura Pausini, capace di alleggerire e tenere il tempo senza sbavature. L’ingresso di Irina Shayk accende l’avvio, ma è la musica a prendersi la scena. Tra i momenti più alti, l’omaggio di Pausini con “Heal the World” di Michael Jackson insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano: un passaggio intenso che supera la retorica e punta dritto all’emozione. Poi il tuffo nella memoria con Pippo Baudo che introduce Ramazzotti: l’Ariston esplode quando il cantante romano intona “Aurora” in duetto con Alicia Keys e, subito dopo, conquista il teatro con una potente versione di “Empire State of Mind” riadattata per Sanremo. Ma la serata ha un protagonista indiscusso: Sal Da Vinci. Con “Per sempre sì” mette in fila tecnica, cuore e tradizione, strappa una standing ovation e si commuove. Accanto a lui brillano un’intensa Arisa, sublime anche con un brano non irresistibile, e un Luché in crescita costante. Convince Malika Ayane con classe e misura, mentre Tredici Pietro paga qualche incertezza interpretativa ma porta a casa un buon risultato. Non manca la leggerezza: Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann è irresistibile e si conferma mattatore della serata. Tra conferme e assestamenti,   da Francesco Renga a Mara Sattei, fino a Sayf sempre più a suo agio,  la gara prende forma. La cinquina “randomizzata” vede in testa Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, seguito da Arisa, Sayf, Luché e Serena Brancale. Una classifica che fotografa una serata finalmente compatta, dove le canzoni contano più dei contorni. Se le prime due notti avevano acceso la curiosità, la terza ha acceso l’Ariston. E quando Sanremo esplode per davvero, significa che il Festival ha ritrovato la sua formula più semplice: voce, emozione, applausi. Il resto è scenografia. Giuseppe Arnò

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