Geopolitica in miniatura: da Hormuz a Messina, il mondo si stringe… ma non sempre per le stesse ragioni

Tra crisi energetica globale e proteste locali, il governo naviga a vista: misure provvisorie per tempi imprevedibili, mentre qualcuno sogna di fare il Pasdaran sullo Stretto di casa C’è un vecchio adagio che ammonisce: “Al giorno d’oggi, in ogni campo, gli imitatori rubano la scena ai maestri”. A giudicare dalle cronache recenti, l’imitazione gode di ottima salute, anche se, come spesso accade, il risultato somiglia più a una caricatura che a un capolavoro. Da una parte c’è lo Stretto di Hormuz, dove le tensioni internazionali fanno tremare il mercato globale: da lì passa circa un terzo del petrolio mondiale, e basta un singhiozzo per far salire i prezzi come un soufflé mal sorvegliato. Dall’altra, più modestamente ma non meno rumorosamente, c’è lo Stretto di Messina, dove gli armatori siculo-calabresi minacciano il blocco per protestare contro il caro carburanti. Il movente, sia chiaro, è lo stesso: il carburante. Ma la scena madre resta altrove. Hormuz è il crocevia strategico del mondo; Messina, con tutto il rispetto, è il crocevia delle nostre contraddizioni. Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani, alza la voce contro il governo, accusandolo di aver dimenticato promesse e accise. Qualcuno, tra gli associati, valuta persino il cambio di bandiera verso lidi più convenienti, come Malta o Tunisia, dove il carburante costa meno. È il mercato, bellezza, ma anche la geografia fiscale. E qui si arriva al punto serio, che merita meno ironia e più lucidità: cosa può fare davvero il governo? In una crisi globale di offerta, dove i prezzi sono determinati da tensioni geopolitiche e non da capricci della domanda, le misure nazionali sono, per definizione, provvisorie. Necessarie, talvolta inevitabili, ma pur sempre temporanee. Tagliare le accise può offrire un sollievo immediato, certo. Ma è un cerotto su una frattura: se il prezzo dell’energia continua a salire, sostenere artificialmente i consumi rischia di alimentare il problema, oltre a pesare sui conti pubblici. In altre parole, si guadagna tempo,  ma non si cambia la partita. Gli analisti lo ripetono con crescente insistenza: finché lo scenario resta dominato dall’incertezza, tra minacce, tregue fragili e riaperture parziali, non esiste una soluzione strutturale a portata di mano. Si può solo navigare a vista, cercando rotte alternative e preparando, con maggiore lungimiranza, il futuro. Il resto è contorno, a tratti pittoresco. Perché mentre qualcuno immagina blocchi nello Stretto di Messina, viene quasi da aspettarsi che anche Madrid si unisca al coro, con un ipotetico blocco di Gibilterra. A quel punto il quadro sarebbe completo: la geopolitica trasformata in teatro itinerante, dove ogni porto vuole il suo momento di gloria. Ma la realtà, purtroppo o per fortuna, resta meno teatrale e più ostinata. Le crisi energetiche non si risolvono per decreto, né per protesta simbolica. E l’esperienza,  come ricordava Aldous Huxley, non è ciò che accade, ma ciò che facciamo di ciò che accade. E qui, forse, un vecchio Indro Montanelli avrebbe sorriso sotto i baffi, annotando con la sua consueta ironia che in Italia si riesce sempre a trasformare un problema mondiale in una questione condominiale. Con assemblea accesa, toni alti e, alla fine, la sensazione che il riscaldamento resti comunque spento. di Redazione * Foto by Canva

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Affetti in saldo

Quando anche i sentimenti finiscono in vetrina: all’Università della Calabria una riflessione necessaria sui legami nell’epoca dei social x x C’era un tempo in cui gli affetti si custodivano come argenteria di famiglia: con cura, con rispetto, persino con un certo pudore. Oggi, invece, sembrano talvolta esposti come merce di stagione, tra una notifica luminosa e l’ansia di un messaggio lasciato in sospeso. Si acquistano illusioni di vicinanza in tempo reale, si consumano attenzioni rapide, si confonde il calore umano con il riflesso freddo di uno schermo. È forse questa la fotografia più sincera del nostro tempo: una società capace di mettere tutto in vetrina, persino ciò che, per sua natura, dovrebbe sottrarsi al prezzo, al conteggio e al consumo. Da qui il titolo, tanto efficace quanto provocatorio: “Affetti in saldo”, espressione che accosta con felice forza evocativa due universi apparentemente inconciliabili, quello dell’intimità emotiva e quello del mercato. Gli affetti, per definizione, dovrebbero appartenere alla sfera di ciò che non si vende e non si compra. Eppure, nella civiltà dell’immagine e della connessione permanente, anche i rapporti umani rischiano di essere trattati come prodotti: si scelgono, si mostrano, si usano e, all’occorrenza, si sostituiscono. Il valore di una persona finisce così, spesso inconsapevolmente, per essere misurato in termini di disponibilità immediata, utilità emotiva o capacità di restituirci una rassicurante conferma di noi stessi. È il tempo del “visualizzato” che ferisce più di una parola brusca, del “like” scambiato per vicinanza autentica, del silenzio digitale elevato a forma di congedo sentimentale. Non è colpa soltanto della tecnologia, sarebbe troppo semplice e persino ingeneroso sostenerlo. Il nodo è più profondo: è mutato il nostro modo di interpretare la presenza dell’altro, il senso dell’attesa, la durata stessa dei legami. Gli affetti diventano davvero “in saldo” quando cessano di essere esperienza profonda per ridursi a conferma rapida, quasi un bene di consumo emotivo. In questo scenario si inserisce con grande attualità e spessore culturale la presentazione del volume “Affetti in saldo. Educazione, social media e crisi dei legami emotivi”, in programma giovedì 9 aprile 2026, alle ore 10:30, presso l’Aula Solano, Cubo 19B, dell’Università della Calabria. L’iniziativa, ben oltre la semplice presentazione di un libro, si propone come un momento di riflessione pubblica e accademica su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la trasformazione delle relazioni affettive nell’epoca dei social media e dell’esposizione continua.   X Il volume nasce all’interno dei corsi di Pedagogia sociale, sotto la curatela del Prof. Giovanbattista Trebisacce, docente di Pedagogia generale e sociale, e prende forma attraverso il contributo diretto delle studentesse, protagoniste di un percorso laboratoriale che ha saputo trasformare vissuti personali, osservazioni sul presente e riflessioni teoriche in una narrazione corale, lucida e profondamente contemporanea. Al centro dell’opera si staglia una domanda tanto semplice nella forma quanto decisiva nella sostanza: che cosa accade ai sentimenti, alla durata dei rapporti, al senso dell’incontro e della presenza reciproca in una società dominata dalla velocità, dalla visibilità e dalla sostituibilità dei legami? È proprio qui che la pedagogia si riappropria del suo ruolo più alto: non quello di impartire lezioni morali, ma di restituire profondità a ciò che la fretta moderna tende a rendere superficiale. Attesa, reciprocità, responsabilità, limite e durata tornano a essere parole chiave di una riflessione educativa che riguarda non solo gli studenti, ma l’intera comunità. Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali dell’On. Giusy Princi, dell’On. Rosaria Succurro, della Prof.ssa Maria Mirabelli, del Prof. Berardino Sciunzi, della Dott.ssa Loredana Giannicola e del Prof. Peppino Sapia, Delegato del Rettore. Seguiranno gli interventi delle autrici — Chiara Chiaravalloti, Federica Salineto, Gaia Tocci, Serena Spezzano, Miriam Aurora Cetera, Loredana Mazzaferro, Annamaria Carola Fusaro ed Erica Spadafora — che daranno voce alle pagine del volume e al percorso umano e formativo che ne ha accompagnato la nascita. Interverranno inoltre la Prof.ssa Angela Costabile, la Prof.ssa Rossana Adele Rossi e la Prof.ssa Simona Perfetti, a testimonianza del carattere interdisciplinare dell’incontro, sospeso tra pedagogia, psicologia e riflessione sulla formazione delle nuove generazioni. L’introduzione e le conclusioni saranno affidate al Prof. Giovanbattista Trebisacce, mentre la conduzione dell’evento sarà curata dalla Dott.ssa Carmela Formoso. E forse, in fondo, il senso più profondo di questo appuntamento sta proprio qui: ricordarci che non tutto può essere ridotto a consumo immediato. Non i sentimenti, non la presenza dell’altro, non il tempo necessario perché un legame diventi davvero tale. Perché una civiltà che mette in saldo i propri affetti, prima o poi, finisce per svendere anche sé stessa. E allora non resteranno che cuori in vetrina, splendenti sotto le luci del mercato, ma vuoti come quei negozi eleganti dove nessuno entra più. Un finale, questo, che qualche buon giornalista, vecchio stampo, avrebbe forse liquidato con un sorriso amaro: siamo diventati modernissimi nel comunicare, e terribilmente antiquati nel sentire. Mimmo Leonetti

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Um Napolitano é o Grande Vencedor do Festival de Sanremo 2026

Sal Da Vinci: a ponte musical entre Nápoles e o Brasil A música tem uma força única: ela consegue atravessar fronteiras, unir culturas diferentes e aproximar pessoas que talvez nunca se encontrassem de outra forma. Um exemplo vivo desse poder é a trajetória do cantor napolitano Sal Da Vinci, artista que ao longo de sua carreira levou ao mundo a emoção profunda da canção napolitana. Um artista com raízes profundas Sal Da Vinci, nome artístico de Salvatore Michael Sorrentino, nasceu em 7 de abril de 1969, em Nova York. Filho de italianos de origem napolitana, cresceu entre duas culturas, mas foi em Nápoles que encontrou a sua verdadeira casa artística e espiritual. A música estava literalmente em seu sangue. Seu pai, o famoso cantor e ator Mario Da Vinci, foi uma figura muito importante da tradição musical napolitana. Crescendo entre palcos, camarins e espetáculos, Sal respirava arte desde pequeno. Apenas com sete anos de idade, em 1976, gravou seu primeiro single, “Miracolo ’e Natale”. Ainda criança participou das tradicionais sceneggiate napolitanas, espetáculos populares que misturam música, teatro e drama. Foi nesse ambiente que aprendeu não apenas a cantar, mas principalmente a transmitir emoções e contar histórias através da música. Entre música, cinema e teatro Durante os anos 1980 e 1990, Sal Da Vinci construiu uma carreira artística completa. Atuou no cinema e participou também do filme Troppo forte (1986), ao lado do ator e diretor Carlo Verdone. Ao mesmo tempo, continuou desenvolvendo sua carreira musical. Em 1994, venceu o Festival Italiano com a canção “Vera”, consolidando sua presença no cenário musical italiano. No teatro musical alcançou grande sucesso com “C’era una volta… Scugnizzi”, espetáculo apresentado entre 2002 e 2006 e vencedor do prêmio ETI de melhor musical. A obra tornou-se um símbolo da cultura popular napolitana contemporânea. Em 2009, voltou aos grandes palcos da música italiana participando do prestigiado Festival di Sanremo com a canção “Non riesco a farti innamorare”, conquistando o terceiro lugar e ampliando ainda mais sua popularidade. Um reencontro com o sucesso A década de 2020 trouxe uma nova fase para o artista. A música “Rossetto e caffè”, lançada em 2024, tornou-se um verdadeiro fenômeno nas plataformas digitais, ultrapassando centenas de milhões de reproduções e conquistando duplo disco de platina. Esse sucesso aproximou Sal Da Vinci de uma nova geração de ouvintes, que passou a descobrir sua história e sua voz intensa e apaixonada. O momento culminou com uma vitória histórica no Festival di Sanremo de 2026, com a canção “Per sempre sì”, dedicada à sua esposa, Paola Pugliese. Uma música profundamente emotiva que fala de amor, fidelidade e dos valores da família. Graças a esse triunfo, Sal Da Vinci tornou-se também representante da Itália no Eurovision Song Contest 2026, levando ao palco internacional a força da tradição musical napolitana. Um vínculo especial com o Brasil Mas a história de Sal Da Vinci não se limita à Itália. O artista sempre demonstrou um carinho especial pelo Brasil. Durante uma de suas visitas ao país nasceu uma colaboração musical marcante com a cantora brasileira Ana Carolina. Juntos gravaram a música “Coisas (Cose)”, uma versão bilíngue em português e italiano de uma canção originalmente interpretada por Sal Da Vinci. A gravação aconteceu por volta de 2012, quando Ana Carolina recebeu o cantor em seu estúdio no Rio de Janeiro. A parceria nasceu graças a amigos em comum e rapidamente se transformou em um encontro musical cheio de emoção, unindo duas culturas apaixonadas: a brasileira e a napolitana. Foi também nesse período que Sal Da Vinci criou um vínculo especial com a comunidade italiana no Brasil. Sua simpatia, simplicidade e proximidade com o público conquistaram muitos admiradores. Entre as amizades que nasceram nesse contexto está a com o Mestre de Karate Alfredo Apicella, delegado do Comite Olimpico Italiano no Brasil ,figura conhecida no meio esportivo e cultural ítalo-brasileiro.     Um encontro especial em Nápoles Essa amizade continuou também na Itália. Em uma ocasião muito significativa, Sal Da Vinci participou do evento “Ricominciano con lo Sport”, realizado no Palasport de Ponticelli, em Nápoles. O encontro reuniu numerosos mestres e faixas pretas, convidados pelo Mestre Alfredo Apicella para celebrar simbolicamente a retomada das atividades esportivas após o período difícil da pandemia. Na ocasião, também foi comemorado um momento importante: os 55 anos de dedicação ao Karate do Mestre Apicella, em uma atmosfera de união, esperança e renascimento através do esporte. Uma inspiração que atravessa o oceano Hoje são muitos os fãs de Sal Da Vinci no Brasil. Sua carreira representa um verdadeiro exemplo de embaixador da canção e da cultura napolitana no mundo, levando consigo valores profundos como a família, o amor e a fé. Sua recente vitória no Festival di Sanremo emocionou o público não apenas pela música, mas também pela magnífica coreografia que acompanhou sua apresentação. Essa performance acabou inspirando também jovens brasileiros. Um grupo de meninos da Orquestra de Itaguaí, impressionado pela energia e pela beleza da apresentação, decidiu criar uma coreografia especial em homenagem ao artista. O projeto da orquestra conta também com o apoio do Comitê Olímpico Nacional Italiano no Brasil, desenvolvendo iniciativas culturais e educativas que unem música, esporte e intercâmbio entre Brasil e Itália. Existe inclusive a perspectiva de que esse grupo realize no futuro uma viagem à Itália. E certamente um dos maiores sonhos desses jovens músicos será poder encontrar pessoalmente Sal Da Vinci, o artista que inspirou sua homenagem. A voz de Nápoles no mundo Histórias como essa mostram que a música não conhece fronteiras. Ela nasce em um lugar, mas pode tocar corações em qualquer parte do planeta. E artistas como Sal Da Vinci continuam a construir pontes entre culturas, aproximando povos e despertando sonhos. Talvez seja justamente sua autenticidade, sua humildade e seu amor pela tradição que fazem dele um artista tão especial. Uma voz que carrega, em cada nota, o verdadeiro coração de Nápoles. Obrigado Sal! Alfredo Apicella   Web Azzurra Foto di archivio CONI – Brasile

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“Dona Flor e Seus Dois Maridos”

Casino Lisboa estreou no Auditório dos Oceanos “Dona Flor e Seus Dois Maridos” x Bruno Cabrerizo, Sofia Ribeiro e Vítor Hugo estiveram em destaque   O Casino Lisboa estreou, no passado dia 19, a peça “Dona Flor e Seus Dois Maridos”, baseada no romance de Jorge Amado. Bruno Cabrerizo, Sofia Ribeiro e Vítor Hugo iniciaram um ciclo de representações de uma das histórias mais conhecidas da literatura brasileira. Os espectáculos renovam-se de quinta-feira a sábado, às 21h00; e aos domingos, às 17h00, no Auditório dos Oceanos. Foram muitas as personalidades de relevo, nomeadamente da área do espectáculo e dos media, que marcaram presença na estreia de “Dona Flor e Seus Dois Maridos” que esgotou o Auditório dos Oceanos. A peça distingue-se, desde logo, por dissecar um conflito emocional de Dona Flor com a paixão, a estabilidade e o desejo. Durante uma hora e meia, “Dona Flor e Seus Dois Maridos” convidou os espectadores a viajar até ao calor do Brasil, mergulhando no icónico Carnaval da Bahia e nos seus ritmos e melodias mais conhecidos. Uma história de amor arrebatadora. Às vezes desequilibrada, mas sempre carregada de paixão. Assim era a vida de Flor e do seu marido, Vadinho, um mulherengo e jogador inveterado, até ao dia em que ele morre repentinamente. Algum tempo passado, Flor volta a casar. Com Teodoro, um marido exemplar, um farmacêutico metódico, dedicado e muito respeitador da sua amada mulher. Flor conhece então os dias mais tranquilos e estáveis de um casamento. Mas também os mais tediosos. Até ao dia em que o fantasma de Vadinho aparece na sua cama! A incomparável obra de Jorge Amado, uma das mais sensuais histórias de sempre da televisão, chega agora ao palco do Auditório dos Oceanos. As temperaturas vão subir!! O corpo vai pedir para dançar! E os corações vão bater mais depressa, apaixonados pela história de Flor, e os seus dois maridos.     Ficha Técnica de “Dona Flor e Seus Dois Maridos”: Baseado no romance de Jorge Amado | Elenco: Bruno Cabrerizo, Sofia Ribeiro e Vítor Hugo | Encenação: Sérgio Modena | Adaptação: Vítor Rocha | Promotor: Plano 6 O Auditório dos Oceanos do Casino Lisboa acolhe “Dona Flor e Seus Dois Maridos”. O ciclo de representações decorre de quinta-feira a sábado às 21h00 e aos domingos às 17h00. M/16. Preços: De 23€ a 25€.   As reservas podem ser efectuadas: https://www.ticketline.pt/evento/dona-flor-e-seus-dois-maridos-99658   O Casino Lisboa abre às 15h00 e encerra às 03h00. O acesso é livre, sendo que a partir das 22 horas, é para maiores de 14 anos, e maiores de 10 anos acompanhados pelos pais. Nas áreas de Jogo é para maiores de 18 anos.   Gabinete de imprensa da Estoril Sol III Tel: 214667700 * fax: 214667970 [email protected]

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Tutela delle vittime dell’amianto e delle esposizioni nocive

Collaborazione tra ONA Cosenza e lo Studio Legale Coschignano & Runco In un contesto in cui le patologie professionali legate all’esposizione a sostanze nocive continuano a produrre effetti drammatici su lavoratori e famiglie, nasce una collaborazione orientata a offrire assistenza legale qualificata e concreta alle vittime dell’amianto e ai loro eredi. L’iniziativa vede il coinvolgimento dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, sezione di Cosenza, e dello Studio Legale Coschignano & Runco, realtà professionale attiva da anni nella tutela dei diritti dei soggetti colpiti da gravi malattie professionali e da responsabilità sanitarie. Al centro di questo impegno vi è l’avv. Elena Runco, avvocato cassazionista del Foro di Cosenza, che mette a disposizione competenza, esperienza e rigore professionale in materia di risarcimento danni da esposizione ad amianto, antiblastici, formaldeide, benzene, nonché nei casi di malasanità ed errore medico. Ambiti di intervento L’attività legale si rivolge, in particolare, alle vittime e ai familiari colpiti da: Mesotelioma pleurico Tumore del polmone Asbestosi Leucemia mieloide Tumori della laringe e delle ovaie Tumori professionali con azioni giudiziali mirate al riconoscimento della malattia professionale e al conseguente risarcimento del danno. Categorie maggiormente esposte L’assistenza è rivolta a lavoratori e operatori appartenenti a categorie storicamente esposte a sostanze nocive, tra cui: Ferrovieri Vigili del Fuoco Militari e pubblici ufficiali (anche per esposizione a uranio impoverito) Lavoratori dell’edilizia Addetti all’industria chimica, petrolchimica, dei carburanti e delle calzature Operatori del settore sanitario (esposti ad antiblastici e formaldeide) Un impegno concreto Numerose pronunce giudiziarie confermano l’importanza di un’azione legale competente e determinata, come dimostra anche la recente sentenza del Tribunale di Cosenza che ha condannato le Ferrovie della Calabria al risarcimento degli eredi di una vittima dell’amianto (Cosenza Channel, 7 dicembre 2022). Questa collaborazione nasce con l’obiettivo di unire competenze e responsabilità, offrendo alle vittime non solo assistenza legale, ma anche ascolto, orientamento e tutela effettiva dei diritti. Con rinnovata gratitudine, Il Presidente CEI   Leonetti Mimmo

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Schegge di pensiero

Quando l’opinione pubblica si compra già pronta: si sciopera per sentimento o perché lo dice la tv? E mentre si replica, i cieli si riempiono di intrusi. C’è un nuovo mestiere in voga: il cittadino-ripetitore. Funziona così: la mattina una radiolina suggerisce un’emozione, il pomeriggio la televisione la confeziona in sassolini da lanciare sui social, la sera il bar la convalida con una pacca sulla spalla. Risultato? Opinioni confezionate, credenze in offerta speciale e una massa che pensa in pilota automatico. Se oggi ti dicono che lo sciopero per Gaza è “profondamente sentito”, domani ti firmano il certificato di partecipazione anche i più scettici. Se invece qualcuno ipotizza che si tratti di una scampagnata con slogan, trovi gli stessi azzeccagarbugli a fare la stessa figura, questa volta con il berretto da polemica. Non è soltanto pigrizia: è un’industria dell’eco. I mezzi, di destra o di sinistra, poco importa, ripetono, riverberano, modulano. La folla prende. Così una menzogna timida diventa verità popolare: la ripetizione muta la probabilità in certezza. È il vecchio trucco che la réclame usa per vendere colluttori e ideali: se lo senti abbastanza, prima o poi lo compri. Eppure il Paese non è fatto di masse anonime soltanto: ci sono persone in buona fede che credono di scegliere, e invece scelgono la versione che gli è servita più comoda. Così si passa con disinvoltura dal biasimo per il “divanismo” alimentato da sussidi vari, che qualcuno definisce stile di vita, alla convinzione che chi protesta la faccia solo per far baldoria. Stile di vita, opinione, propaganda: tutto sullo stesso piano, a seconda di quale canale ha il megafono più grande. Ma tagliamo la testa al ragionamento e voliamo, appunto, più in alto: i droni. Quegli intrusi che passano come fantasmi sopra i confini NATO hanno un che di grottesco e di serio insieme. Grottesco perché l’idea di abbattere “e punto” è irresistibile nella sua semplicità: problema, soluzione, applauso. Serio perché il mondo non è un fumetto e ogni colpo sparato in cielo potrebbe avere conseguenze che si chiamano escalation, crisi diplomatiche e, chissà, un raccolto amaro per tutti. La posizione “da bagarre”, abbattere, mostrare le carte, far vedere chi comanda, suona bene al bar e nelle assemblee infuocate. La posizione “da ragioneria”, prudenza, analisi, linee guida non esposte ma ben custodite, suona noiosa ai titolisti e rassicurante ai ministri con il quaderno delle emergenze. Nel mezzo c’è la NATO, che gira la frittata con frasi vaghe, lasciando la scelta ai Paesi di prima linea che preferiscono la spada alla filosofia e agli altri, più rilassati, che temono l’effetto domino. Non si tratta soltanto di tecnicismi: è questione di narrazione. Il Cremlino nega, l’Occidente sospetta, i caffè decidono. Ma la narrazione è quel filo che tiene insieme lo schema del potere e quello della piazza: se il giornale mormora “minaccia”, la gente stringe i nervi; se si racconta “provocazione”, la gente alza le spalle. Intanto, i droni passano e qualcuno conta: venti, tre, decine, a seconda di chi conta e di come conta. Cosa fare, dunque? La risposta che piace al popolo è rapida e pulita. La risposta che piace ai generali è misurata e calibrata. La soluzione che invece funzionerebbe davvero è una miscela di tecnologia, regole chiare e, questo sì, una opinione pubblica meno incline al copia-incolla. Difendere i cieli è un mestiere che richiede strumenti, scelte condivise e, soprattutto, nervi saldi, non slogan da weekend. Però, ammettiamolo: anche la diplomazia ha i suoi momenti di rara comicità. Le linee guida segrete della NATO, raccontate come fossero il manuale per non sbagliare a montare un mobile Ikea, servono a mantenere opacità strategica. Tradotto: diciamo quel che serve per non far impazzire il consenso, senza però spiegare come si agisce nel concreto. Il risultato è una scena teatrale dove tutti recitano: i Paesi indignati, i Paesi prudenti, i commentatori che fanno da coro. E il pubblico? Applaude, sbadiglia, ricomincia domani. Alla fine, resta un’amara lezione: non è soltanto il drone che infrange il cielo, è anche l’informazione che infrange il pensiero collettivo. Fino a quando non impareremo a mettere in quarantena la verità gridata dal megafono di turno, continueremo a vivere sotto un cielo popolato da presenze che tutti vedono ma che pochi sanno davvero interpretare. E allora chiudiamo con l’unica cosa che forse vale più di mille proclami: pensare. Non in streaming, non in riproduzione automatica. Pensare come atto di lavoro, scomodo e solitario, che non si compra in edicola. Senza quell’esercizio, il futuro non sarà scritto nei cieli ma solo nei titoli: tanti, ripetitivi, e già pronti per il prossimo replay. Il popolo che rinuncia a interrogare le proprie certezze si trasforma in un coro. E un coro, per quanto numeroso, non ha memoria: ha solo un’eco. di Redazione

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La ‘Corsa di San Gabriele’

………………………………………………………………………………………………………………………………… Sabato 20 settembre si svolgerà la seconda edizione della “Corsa di San Gabriele”. L’evento è una corsa su strada valida anche come camminata non competitiva e come gara per ragazzi, su un percorso di 10,4 km.  La corsa, che combina sport, natura, fede e passione, passando per il santuario e le frazioni del territorio, partirà alle ore 16 dal Parco palestra APD di Isola del Gran Sasso (TE) e si concluderà al santuario di San Gabriele, dove si terranno le premiazioni. In occasione della corsa le strade intorno al santuario subiranno una chiusura al traffico dalle 15 alle 18, ma si potrà comunque utilizzare il grande parcheggio comunale e da lì salire a piedi al santuario. Anniversario consacrazione del nuovo santuario Domenica 21 settembre ricorre l’undicesimo anniversario della consacrazione del nuovo santuario di San Gabriele. Per commemorare l’anniversario in questo anno giubilare è stato invitato monsignor Antonio D’Angelo, arcivescovo metropolita de L’Aquila, che presiederà la solenne celebrazione alle ore 11. Un santuario per il terzo millennio. La costruzione del nuovo santuario, dedicato a San Gabriele dell’Addolorata, iniziò il 26 febbraio 1970, sulla base di un progetto elaborato nella seconda metà degli anni Sessanta dagli Studi Associati di Milano, sotto la direzione dell’ingegner Rino Rossi di Bologna. A partire dagli anni Ottanta l’architetto Eugenio Abruzzini di Roma realizzò numerosi interventi di adeguamento liturgico. Nelle intenzioni dei professionisti milanesi si trattava di “un progetto semplice e felice, come semplici e felici furono i giorni del giovane San Gabriele dell’Addolorata, come i luoghi dei suoi ultimi anni. Il santuario vuole esser un’isola di serenità nella serenità di questi luoghi, un grande giardino, un modo per stare insieme, una collina che sale lenta, a gradoni, quasi un invito per una passeggiata tra il verde, una passeggiata che concorre e ripropone il luogo della preghiera”. Le dimensioni dell’opera si annunciarono gigantesche: il nuovo santuario sarà nel complesso venti volte più grande della prima basilica. Il nuovo santuario (a forma di croce greca), lungo 90 metri e largo 30, è stato realizzato in cemento bianco, vetro, policarbonato, alluminio e acciaio cor-ten. Può contenere circa 10 mila persone, di cui 4/5 mila nelle navate. E’ uno dei santuari moderni più grandi d’Europa. Al centro della basilica è collocato il grande presbiterio. Al di sotto è stata ricavata la grande e accogliente cripta del santo che venne solennemente benedetta da Papa San Giovanni Paolo II, durante la storica visita al santuario, il 30 giugno 1985. Il Papa inaugurò anche l’innovativa Cappella della riconciliazione (che dispone di 30 moderni confessionali) dove, compiaciuto, si complimentò con l’architetto Abruzzini e i padri del santuario: ”Così voi ci aiutate a salvare il sacramento della riconciliazione!”. Numerosi sono stati gli artisti, molti dei quali di fama internazionale, che hanno abbellito negli anni con varie opere il nuovo santuario (Mimmo Paladino, Omar Galliani, Guido Strazza, Ugolino da Belluno, Oliviero Rainaldi, Pietro Cascella, Tito,  Paolo Annibali, Loreno Sguanci, Carlo Previtali, Santo Tomaino, Nino Di Simone, Vincenzo Di Giosaffatte, Angelo Casciello, suor Agar Loche, Renato Coccia). La costruzione del nuovo santuario è durata più di un quarantennio. Non è stato facile portare avanti una simile gigantesca opera, ma grazie all’impegno economico del santuario, al contributo di numerosissimi devoti di san Gabriele (tra i quali spiccano per generosità le varie associazioni di emigrati abruzzesi sparse in tutti i continenti), degli abbonati al mensile del santuario L’Eco di san Gabriele, di alcuni grandi benefattori e di qualche ente pubblico, si arrivò alla conclusione, pressoché totale, della costruzione del nuovo santuario. Molti di coloro che negli anni Sessanta si chiedevano perplessi a cosa sarebbe servita una così gigantesca costruzione, visto che già si intravvedevano i segni di quella crisi religiosa che avrebbe portato a svuotare le chiese e alla secolarizzazione, si sono dovuti presto ricredere. Vedere il nuovo santuario affollato in molti periodi dell’anno, e in più occasioni pieno come un uovo, induce anche i più scettici alla riflessione e dimostra che i progettisti avevano ragione, quando si auguravano di creare “un’opera destinata all’uomo di oggi e ancora più a quello di domani, perché nel silenzio e nella serenità l’uomo possa riaprire un colloquio con se stesso e con Dio per darsi ragione dei suoi giorni, per amare e credere ancora”. Il rito di consacrazione del nuovo santuario, il 21 settembre 2014, venne presieduto dall’inviato speciale di Papa Francesco, il cardinale Ennio Antonelli, già arcivescovo di Firenze e presidente emerito del pontificio Consiglio per la famiglia. In occasione della consacrazione del nuovo santuario Papa Francesco inviò al santuario una lettera speciale, nella quale, tra l’altro, scriveva: “Si tratta, lo sappiamo, di un luogo di culto tra i più celebri dell’Italia e dell’Europa, nel quale ogni anno numerosi fedeli si raccolgono in preghiera molto devotamente chiedendo per sé e per i loro cari i favori divini, confessano i propri peccati ottenendo la misericordia del Signore e partecipano con grande devozione all’Eucaristia. Inoltre molti giovani e malati arrivano al santuario per implorare umilmente aiuto, protezione e conforto spirituale”. SANTUARIO DI SAN GABRIELE 64048 S. GABRIELE   (TE) tel. 0861 97721 e-mail: [email protected] internet: www.sangabriele.org Ufficio Stampa responsabile: VINCENZO FABRI                                                                                                                                                             3484755206 e-mail: [email protected]

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La Corte d’Appello e l’ombra sulla legalità dei dazi di Trump

“Si tratta della peggior forma di ingiustizia. Dei politici vestiti di toghe nere”. Così Peter Navarro in un’intervista alla Fox News mentre caratterizzava la decisione della Corte di Appello del Distretto Federale di bocciare temporaneamente il potere di Trump di imporre dazi senza l’approvazione del Congresso. Navarro, com’è noto, è il consigliere di Donald Trump sugli scambi commerciali e grande promotore dei dazi imposti dal presidente statunitense. Trump aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 per imporre dazi a quasi tutti i Paesi al mondo, persino ad alcune isole disabitate dell’Antartide. La legge permette al presidente americano una certa libertà di rispondere alle eventuali emergenze. La Corte di Appello non ha toccato la questione dell’emergenza limitandosi a imporre freni al potere di Trump che avrebbe avuto bisogno del sostegno del Congresso. La Corte ha chiarito che il Congresso ha delegato al presidente il potere di imporre dazi in settori specifici che potranno rimanere in effetto. I dazi in generale richiedono però indagini commerciali che potrebbero prendere mesi di tempo e non una semplice dichiarazione del presidente in carica. Questa è la seconda sconfitta di Trump sulla questione dei dazi. Nel mese di maggio, infatti, la Corte degli Scambi Internazionali di New York aveva bloccato i dazi di Trump, ma poi la Corte di Appello ha temporaneamente congelato la decisione. Adesso con il recentissimo verdetto di 7 a 4 la Corte di Appello impone un freno anche se non un blocco totale e permanente poiché lascia procedere per 45 giorni invece dei tipici 90 onde dare l’opportunità all’amministrazione Trump di fare ricorso alla Corte Suprema. Il 47esimo presidente ha cantato vittoria perché gli accordi raggiunti con parecchi Paesi rimangono in effetto. Allo stesso tempo la decisione della Corte di Appello crea un’ombra sul potere di Trump di imporre dazi a chi gli pare e piace com’è avvenuto recentemente con il Brasile e l’India. L’ottimismo di Trump sul suo potere di imporre dazi unilateralmente potrebbe emergere dal suo successo con i suoi ricorsi alla Corte Suprema. Secondo un’analisi, il presidente Usa ha perso il 94 percento dei casi con le corti inferiori ma la Corte Suprema ha ribaltato queste decisioni al 93 percento (15 su 16). Quindi lui spera che la Corte Suprema deciderà a suo favore. Ciò non è assolutamente sicuro. La Corte Suprema potrebbe rifiutare di accettare il ricorso e lasciare permanente la decisione alla Corte d’Appello. Potrebbe accettare il ricorso ma anche in questo caso non vuol dire che l’esito gli sarebbe necessariamente favorevole. Una decisione sfavorevole alla Corte Suprema sarebbe “la fine degli Stati Uniti”, ha tuonato Navarro, echeggiando il linguaggio di Trump. Si tratta di un’ovvia esagerazione anche se metterebbe in dubbio i 159 miliardi di dollari già incassati dal Tesoro Usa a causa dei dazi in corso fino al mese di luglio. Se la Corte Suprema dovesse dichiarare illegale l’imposizione dei dazi di Trump il governo Usa potrebbe essere messo nell’imbarazzante situazione di dovere rimborsare questi soldi alle aziende straniere che li hanno pagati. Una sconfitta alla Corte Suprema consisterebbe paradossalmente di una vittoria per l’economia americana e anche per Trump. Fino adesso gli effetti dei dazi sono stati leggeri in parte perché le aziende hanno assorbito gli aumenti dei prodotti invece di passarli ai consumatori. Ciò non è sostenibile a lungo termine perché se Trump e Navarro non si rendono conto i dazi sono una tassa che alla fine dovrà essere coperta dai consumatori americani. In effetti, Trump aumenterebbe il peso fiscale al cittadino medio. Gli aumenti dei prezzi creeranno meno richiesta che si tradurrebbe in una decrescita economica non solo per Paesi esteri ma specialmente per gli americani. I cittadini statunitensi possono perdonare tante cose al presidente ma quando si tratta del loro portafoglio non esitano a punire chi è al comando. Trump non è candidato all’elezione di midterm l’anno prossimo ma la sua politica lo è. Una sconfitta alle prossime elezioni potrebbe fargli perdere la maggioranza in una o forse anche ambedue le Camere. Ci sarebbe dunque un vero contrappeso ai suoi poteri presidenziali dal ramo legislativo che fino adesso è stato inesistente. L’unico contrappeso fino adesso è venuto dai magistrati che non hanno bloccato ma imposto leggeri freni ai poteri presidenziali che Trump, con le buone o con le cattive, si è preso abusivamente. ============= Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Co.Ne.Pro – Commercialisti Network Professionale

CO.NE.PRO – A.D. MMXXV: DALL’ASSEMBLEA GENERALE A GIUGNO ALLA “FESTA D’ESTATE” IN LUGLIO, MA NON SOLO!   di Giuliano Marchetti *   Ad una settimana esatta antecedente l’inizio del mese di agosto, la serata del 25.7.2025 si è rivelata indimenticabile per gli Associati di “Co.Ne.Pro – Commercialisti Network Professionale”, riunitisi per celebrare annualmente la “Festa d’Estate”. L’evento, svoltosi presso la splendida struttura di Villa Mercede alle porte di Frascati, ha offerto ai partecipanti, come da consolidata consuetudine, l’opportunità di incontrarsi e socializzare, rilassandosi in un’atmosfera conviviale, dopo un anno di intenso lavoro.   Frascati e i Castelli Romani (*1) sono tra le località più apprezzate dalla nostra Associazione quali Sedi di Eventi, sia per la vicinanza a Roma, sia per il fascino del territorio ove, in tale ambito, Villa Mercede (*2) è stata scelta in diverse occasioni anche per seminari, incontri/dibattiti, convention ed assemblee tematiche, nonché per sessioni di studio ed eventi formativi accreditati dal CNDCEC– Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.           Nella serata del 25 Luglio, la location, con annessa fantastica piscina che ha fatto da sfondo alle danze, ha fornito il setting perfetto per una serata di networking, spensieratezza e svago. Il DJ, con le sue musiche coinvolgenti, ha saputo tenere alta l’attenzione dei presenti, creando un’atmosfera magica, consentendo ai partecipanti di accantonare temporaneamente le preoccupazioni quotidiane e godersi il momento, quasi ad evocare il Carpe Diem dei nostri Avi Latini ed Italici.   La “Festa” ha visto la partecipazione di numerosi Colleghi provenienti non solo da Roma, ma anche da altre città italiane, dimostrando che il Gruppo Co.Ne.Pro costituisce veramente una “Rete ed una Comunità di Professionisti” che va oltre i confini territoriali del Lazio, attraendo Commercialisti da tutta Italia; tale evento ha quindi rappresentato anche un’occasione per rafforzare i legami tra gli Associati e per discutere sulle future iniziative dell’Associazione.   Gli Organizzatori ed i Componenti del Consiglio Direttivo – con il Presidente Renato Burigana – hanno ricevuto numerosi commenti positivi dai partecipanti, che hanno espresso un forte e sentito compiacimento per la serata, manifestando il desiderio di replicare l’evento in futuro. Così questa “Festa d’Estate”, a conclusione di una stagione di intenso lavoro e precedendo le Ferie di Agosto, si è confermata come un appuntamento importante per il Gruppo Co.Ne.Pro. che, come già detto, costituisce una Comunità di Professionisti impegnati assiduamente nel lavoro, ma con il desiderio di non tralasciare anche, quando possibile, opportunità associative di networking e svago.   Infatti la “Festa d’Estate”, giunta quest’anno alla sua VII Edizione, è ormai divenuta un appuntamento annuale nell’Agenda Associativa del Gruppo Co.Ne.Pro, essendo nata ufficialmente nel 2018, per iniziativa dell’allora Consiglio Direttivo, per realizzare un momento annuale d’incontro informale tra gli stessi Soci ed aperto anche alla partecipazione dei loro Familiari, Amici e/o Ospiti personali.   La prima Edizione – quasi un’Edizione Pilota – ha avuto il suo battesimo proprio a Frascati e negli anni successivi ha registrato una sola interruzione, durante la Pandemia nel 2020, causata forse da un mal riuscito esperimento in un “anomalo laboratorio” in quel Grande Paese, una volta noto come il Celeste Impero (*3), oggi divenuto ben altro, rappresentando a mio personale giudizio (nonostante i numerosi meriti e valori derivanti dalla discendenza di un’Antica Civiltà) purtroppo anche la sintesi peggior del Kapitalismo e del Komunismo, con la massificazione dell’individuo, spesso privato della propria dignità ed “identità”.   Comunque, ritornando al recente percorso della nostra Associazione negli anni successivi al 2018, riteniamo dover evidenziare alcune “Annate” particolarmente “sentite”, e, tra queste, senz’altro:   – L’Edizione 2019, come l’evento conviviale Post-Terremoto 2016 nel Centro Italia, con una raccolta fondi simbolica in favore dei Colleghi delle zone colpite; (*4) B) L’Edizione 2021, con la celebrazione dei 3° anniversario (per l’annullata edizione 2020) e della “ripartenza” post-Covid, evento tra i più partecipati; L’Edizione 2023, con la celebrazione del 5° anniversario, che ha visto la presenza di qualificati Ospiti d’Onore ed una Tavola Rotonda sulla “Resilienza della Professione”.   Siamo così giunti all’odierna Edizione MMXXV della “FESTA d’ESTATE” (*5) che ha registrato una partecipazione record con ben 80 Soci Co.Ne.Pro, oltre a 14 Ospiti tra Amici e Colleghi, con una rappresentanza da ben 7 regioni italiane ed una numerosa presenza dalle sezioni di Roma, con a seguire Firenze, Milano, Napoli e Salerno.   Le foto qui riportate riguardano l’Assemblea Generale dell’Associazione Co.Ne.Pro. svoltasi il 9 giugno 2025, ove è stato approvato il Bilancio consuntivo Esercizio 2024 e preventivo 2025, nonché il rinnovo delle Cariche Sociali dell’Associazione, con la riconferma del Consiglio Direttivo – presieduto da Renato Burigana dal 2025 al 2029 – elevato comunque da 7 a 9 Componenti ed il Collegio dei Probi-Viri, elevato a 3 Colleghi, come da Verbale approvato alla unanimità.   Per ulteriori dettagli e/0 informazioni è possibile vistare il sito dell’Associazione nonché i numerosi interventi già pubblicati dalla Consul-Press che, sin dal suo inizio, continua a dedicare una notevole attenzione verso tutti quei Professionisti che operano a fianco degli Imprenditori, ricordando sempre il “ruolo sociale” che ogni Impresa dovrebbe svolgere – in base alle proprie dimensioni – sia in Ambito Nazionale, sia in Ambito della Comunità e del Territorio ove la stessa Impresa risiede.   *direttore Consul Press e Commercialista   NOTE A MARGINE (*1) Proprio a Frascati, una delle perle dei CASTELLI ROMANI, nel marzo 2016 si è svolto un Convegno organizzato dalla nostra Associazione Co.Ne.Pro, che è stata cortesemente ospitata dall’Amministrazione Comunale della Città nel prestigioso Palazzo Aldobrandini, essendo Sindaco allora Alessandro Spalletta. Al riguardo è stato inserito un breve resoconto sul suddetto Convegno con allegata una lettera di ringraziamento firmata da Renato Burigana – Presidente di Co.Ne.Pro – all’Amministrazione Comunale e pubblicata dalla Consul Press.   (*2) Villa Mercede – Hotel a 4 Stelle rappresenta un punto di ritrovo ideale per un soggiorno di eccezionale raffinatezza, praticità, buon gusto e bellezza, vicino Frascati sulle pendici dei Castelli Romani. La struttura è dotata di ampi spazi congressuali, di una eccezionale piscina all’aperto attiva tutto l’anno, da una Spa con centro benessere e

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Il Ghetto mediatico

Sono un italiano di 61 anni e sono ebreo. Fino ad oggi ho trascorso una vita apparentemente tranquilla nella mia nazione, dal punto di vista della mia appartenenza religiosa. I miei genitori dicevano che sono nato in un’epoca senza guerre e senza razzismo, perché loro si erano dovuti sacrificare, ovviamente non per loro scelta. La Shoah ha portato via 41 parenti diretti dalle famiglie dei miei ascendenti. Verso i miei 18 anni, ho avuto un paio di episodi di antisemitismo “scolastico”, ma non mi ha recato danni o turbamenti d’animo. Il 7 ottobre 2023 ha invece riaperto le vecchie ferite nascoste, non soltanto in gran parte della società italiana, asfaltando effettivamente antichi percorsi razzisti, che si credevano seppelliti sotto le polveri di leggi razziali, guerre, deportazioni, ghetti, soprusi e quanto altro di più macabro l’uomo sia riuscito a creare per distinguersi in più razze, sebbene io di persone con la coda, non ne abbia mai vista una. Scrissi un articolo pubblicato il girono dopo, intitolato “oggi terroristi, domani povere vittime” e purtroppo ho avuto ragione. E’ come si trattasse di un sortilegio, ma da tempo immemore, l’autoinventatosi popolo palestinese appare agli occhi del mondo come l’unico che soffra e soprattutto l’unico innocente. Non intendo replicare ennesimamente il motivo per il quale lo nomino “autoinventatosi”: basterebbe leggere sul web una pagine seria di storia, o ancor di più aprire un sano libro cartaceo, per rendersi conto di cosa significhi la terra di Palestina e soprattutto capire che se gli arabi non hanno voluto affiancare un loro stato a quello Ebraico (che poi non lo è per interezza), è solamente per non dover riconoscere Israele, ma aggredirlo da subito per la sua eliminazione, anzi per rinovare quell’estinzione del popolo ebraico che il Gran Mufti di Gerusalemme, ordinava – grazie a D. senza esserci riuscito completamente – dal suo ufficio di Berlino. Dopo gli attentati dettati da Yasser Arafat (nipote di quel Gran Mufti), vari gruppi terroristici hanno tentato di nuocere a chiunque fosse ebreo in diverse località del mondo intero. Invito per questo a leggere altre verità storiche per ora non ancora falsificate da varie politiche non soltanto europee. Mi pento di aver creduto in una sinistra che recava con se’ – si diceva – cultura. Oggi non è sinistra, non porta che una malsana nuova forma inculturata, si manifesta con atteggiamenti nazicomunisti: ossia vengono condotti da chi è riuscito a carpire il peggio di una e dell’altra parte politica. Penso spesso ad una nuova classe pseudo politica che, come già avvenuto durante gli anni dell’OLP e delle Brigate rosse che con loro si addestravano, sia scesa a compromessi “caravan petrol” che passarono allora agevolmente, dal discorso politico a quello economico. Oggi mi vedo costretto a dire grazie a chi sta con la verità di questi anni e non mi importa che vengano accusati di essere nipoti di gerarchi fascisti: meglio che nazicomunisti! Questo non mi renderà mai fascista, ma certo mi salverà psicologicamente dal dover seguire una forma barbarica di oppressione. Da quando Israele si è mosso nella sua giusta azione di polizia, a caccia di quei terroristi che si sono macchiati di atrocità tanto orripilanti, che Mastro Titta e migliaia di boia, crociati, guerrieri del mondo medioevale ed infinite altre figure, si sarebbero accorti di sapere poco. Magari le televisioni trasmettessero tutte assieme ed in prima visione serale, i “bei” filmati che gli uomini di Hamas hanno girato e trasmesso in diretta con dedica alle loro mamme. Magari si mostrassero le donne ed i loro bambini che da Gaza sono poi accorsi a godere del lavoro dei loro papà, mariti, fratelli. Se non si fosse trattato di un’azione di polizia, ma fosse stata una vera guerra, ci sarebbero voluti anzitutto due stati ed in quel caso Israele non avrebbe dovuto avvertire le popolazioni indigene di Gaza, del prossimo bombardamento per colpire le rampe di lancio che già da oltre una decina di anni, tempestavano le terre e le città inermi di Israele e della sua popolazione innocente. Invece, grazie ai media mondiali che si rifanno all’unica emittente presente in loco, ossia il Ministero della salute di Hamas, tutti credono di sapere e diffondono che a Gaza muoiono quotidianamente donne e bambini e vengono attaccati solo scuole ed ospedali: a Gaza non vi sono uomini, alcun terrorista, soprattutto non è rimasto neanche un ostaggio del 7 ottobre. Non vi sono neanche i corpi dei bambini o degli anziani rapiti. Gli abitanti vivono da sempre solo in ospedali e scuole, oppure nei centri ONU o delle organizzazioni propal. Una città a misura di uomo “palestinese” direi. Sono stati riaperti lussuosi bar sulla spiaggia, mentre a loro dire, i bambini muoiono di fame. Gazawood vincerà senz’altro degli oscar. Cosa avverrà dopo la destituzione di Netanyahu? Nulla! perché non importa chi andrà a reggere il peso del governo israeliano. La situazione è chiara: vige l’antisemitismo come legge dell’informazione internazionale, dettata da certa parte politica ed oramai incancrenitasi. Lunedì sera (21 luglio), il TG2 ha parlato della telefonata tra Abu Mazen ed il Papa – che mi piace perché parla si di Gaza ma non ha mai nominato “Palestina” o “palestinesi”, segno che la storia la conosce molto bene – dicendo che Leone XIV aveva parlato con il Presidente dello Stato di Palestina. Mi chiedo quale dovrebbe essere lo stato che Macron vuole riconoscere come ha già fatto la Spagna: Gaza, la Cisgiordania o tutto il territorio dal Giordano al Mediterraneo? Verranno creati due stati palestinesi, visto che da sempre Israele sta fra l’Egitto e la Giordania – gli stati che fino alla guerra dei 6 giorni occupavano Gaza e West Bank -? Mi dispiace per il bambino originario di Gaza che è in cura in Italia per la sua fibrosi cistica e mi dispiace per ogni bambino del mondo… già il mondo con i suoi 56 conflitti attivi, che coinvolgono oltre 92 paesi e causando gravi crisi umanitarie e migrazioni forzate. Sempre che Thailandia e Cambogia facciano presto la pace. Non mi dispiace

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