Fonte: Gr. Priore: Don Paolo Baratta Duca di Ruggiano +39 3275414248

Palmerini – Repotage dagli States
REPORTAGE DAGLI STATES: LE GIORNATE A NEW YORK E QUELLE IN TEXAS Racconto di viaggio di un gruppo di studenti universitari dell’Aquila e del loro parroco don Federico di Goffredo Palmerini L’AQUILA – Settembre, andiamo, è tempo di migrare! Siamo infatti andati dall’Aquila, da dove iniziava il Tratturo Magno, ma non verso il Tavoliere pugliese dove per secoli hanno migrato i nostri pastori e le loro greggi percorrendo “un erbal fiume silente”, come l’immaginifica creatività di D’Annunzio poetava. Siamo andati invece in America, trasvolando l’oceano, in una migrazione di appena due settimane (dal 10 al 24 settembre), non certo come di quelle sui bastimenti che tanti italiani hanno affrontato nella Grande Emigrazione, ma con un comodo volo di 9 ore da Roma a New York. Undici studenti universitari aquilani e fuori sede, un gruppo simbolico in rappresentanza dei tanti giovani che frequentano la Parrocchia Universitaria “San Giuseppe Artigiano” dell’Aquila, insieme alla loro guida spirituale, il parroco don Federico Palmerini, hanno voluto fare questa esperienza per conoscere direttamente il fenomeno migratorio riguardante una tra le rotte più seguite dalla nostra emigrazione, dopo quelle del Brasile e dell’Argentina, appunto gli Stati Uniti, dove le varie generazioni degli emigrati italiani con gli italo-discendenti costituiscono oggi una cospicua comunità di oltre 18 milioni di oriundi. Una comunità che dopo le sofferenze ed i pregiudizi patiti all’inizio delle due ondate migratorie nei due secoli precedenti ha saputo riscattarsi ed affermarsi in tutti i campi, conquistando stima e prestigio, insieme al rispetto della società americana. Traguardi di successo, costati prove durissime alle generazioni precedenti, che oggi sono talmente evidenti da trovare consacrazione, come tra alcuni giorni accadrà, negli eventi del Columbus Day, in tutti gli States ma soprattutto a New York, nella celebre Parata sulla Quinta Avenue, dove ogni anno si palesa la più grande manifestazione dell’orgoglio italiano in America. La missione negli Stati Uniti del gruppo universitario dell’Aquila si è dispiegata in 6 giorni nella Grande Mela e gli altri 8 in Texas. Gli undici studenti universitari (Matteo, dell’Aquila; Matteo, Mattia, Giuseppe e Corrado di Vasto; Monica di Montesilvano; Cornelia di Pordenone; Mattia, Luca e Margherita di Torino; Giacomo di Chieti) e il loro parroco don Federico hanno chiesto a chi scrive di accompagnarli, almeno a New York, anche per promuovere e organizzare qualche incontro significativo che li avvicinasse al tema dell’emigrazione. Ho accettato di buon grado, anticipando questa volta a settembre l’annuale visita d’ottobre a New York o in altre città degli States, perché mese celebrativo della cultura italiana. Siamo così partiti ed arrivati quasi alla stessa ora, loro con un volo Delta, chi scrive con ITA. Questo reportage esce alcuni giorni dopo il loro rientro, giusto il tempo di raccogliere appunti del viaggio e le loro emozioni, se possono interessare qualche lettore. La prima settimana a New York la racconto in prima persona, avendola vissuta quasi del tutto insieme al gruppo. Il 15 settembre, mentre loro volavano a Houston, chi scrive rientrava in Italia per un impegno culturale a Gorizia, dove il 19 settembre si sarebbe tenuto il Premio internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo”. La settimana in Texas è invece il racconto “de relato”, attraverso le annotazioni e le esperienze vissute dal gruppo, riportate a mo’ di diario di viaggio da don Federico. Ecco dunque, giorno per giorno, il racconto della missione in America. Mercoledì 10 settembre, intorno alle 14 l’arrivo al JFK Airport. Grande fila agli sportelli dell’immigrazione, un’ora e mezza per le pratiche d’ingresso. Il gruppo dei dodici vanno in metro verso il loro alloggio, a East Harlem, presso il convento Our Lady of Mount Carmel, una buona sistemazione, trovata dopo diversi altri tentativi grazie alla segnalazione di don Luigi Portarulo, uno dei sacerdoti della Cattedrale di St. Patrick. Per chi scrive è stato meno agevole l’arrivo al 145W della 55^ Strada, per via dei lavori in corso sull’autostrada d’accesso all’aeroporto, due ore abbondanti di taxi. All’arrivo l’abbraccio di Piero Picozzi, mio ospite e fraterno amico, con il quale condivido l’amicizia affettuosa verso Mario Fratti, il grande drammaturgo d’origine aquilana scomparso due anni fa, ed ora la custodia della sua memoria. Piero mi ha aspettato sulla porta fino al mio arrivo, rinviando un appuntamento di lavoro, segno di premura e di amicizia davvero commendevole che mi commuove. Mi dà le chiavi della casa e va al suo appuntamento. Lascio in casa il mio bagaglio e subito approfitto per una passeggiata rilassante tra il verde e l’ombra del Central Park, animato come sempre di varia umanità. Ristora camminare per il parco, il cuore verde di New York che ti fa subito immergere nell’atmosfera della città e delle sue innumerevoli stimolazioni. Giovedì 11 settembre. Nella mattinata il gruppo dei dodici sceglie la suggestiva passeggiata sull’High Line, la vecchia ferrovia di New York diventata un parco lineare sopraelevato che si snoda per circa tre chilometri tra il Meatpacking District, Chelsea e l’Hudson Yards, un’attrazione unica per aree verdi e scorci panoramici sulla città. Nel pomeriggio, alle 14:30, l’incontro con Domenico Accili, medico endocrinologo, professore ordinario della Columbia University. Lo avevo concordato con lui più di due mesi fa, in ragione dei suoi molteplici suoi impegni. Arriviamo con qualche minuto d’anticipo al Centro di ricerca dove ci aspetta. Il prof. Accili, aquilano d’origine – per essere amico di famiglia lo chiamo confidenzialmente Mimmo – ci accoglie con grande cordialità. In una sala riunioni ha fatto preparare per noi un buffet di dolci, caffè e bevande. Poi, chiesto ai giovani città d’origine e le facoltà dove seguono gli studi a L’Aquila, Mimmo ci racconta la sua storia professionale e la sua particolare “emigrazione” negli Stati Uniti. Laureato all’Università Cattolica di Roma, ha seguito presso il Policlinico Gemelli la formazione in Medicina interna. Venuto negli Stati Uniti con una borsa di studio Fogarty presso l’Istituto nazionale del diabete e delle malattie renali digestive di Bethesda, nel Maryland, è diventato direttore della Sezione Genetica e azione ormonale del prestigioso National Institutes of Health.








