L’USEF ricorda gli emigrati caduti sul lavoro

  Si è conclusa l’uno settembre una significativa serata che l’USEF APS ha realizzato con fondi dell’Assessorato della Famiglia delle Politiche Sociali e del lavoro dedicata agli emigrati morti sul lavoro. L’iniziativa collocata all’interno dell’edizione 2025 dell’ALLORO FEST, si è avvalsa della collaborazione dell’associazione Gruppo Folk Conca D’Oro ed il patrocinio non oneroso del Comune. Serata ricca di spunti e piena di significato attentamente seguita dal un pubblico che affollava il capace spazio del “Giardino dei Giusti” di via Alloro a Palermo. Con l’iniziativa che si è anche avvalsa di una mostra fotografica che riporta le sciagure più significative, l’USEF APS ha voluto rendere omaggio alle migliaia di morti, che hanno insanguinato le vie dell’emigrazione. Notevole successo dell’iniziativa che al cospetto di un parterre affollatissimo è iniziata con una introduzione dell’On. Pino Apprendi presidente dell’USEF provinciale di Palermo che ha illustrato la funzione dell’USEF e l’importanza dell’associazionismo. Il segretario generale nel suo intervento ha ripercorso l’iter legislativo sull’emigrazione, prima ostacolata da una circolare del presidente del Consiglio del 1868 che impediva di emigrare in Algeria ed USA ed in seguito da una circolare del 1873 che imponeva a chi emigrava che in caso di malattia avrebbe dovuto pagarsi il biglietto di ritorno. Nel 1888 nasce la prima legge (legge Crispi) che raccogliendo le pressioni degli industriali del Nord e dei latifondisti del mezzogiorno preoccupati che venisse a mancare manodopera a basso costo, inasprì le regole per chi volesse emigrare. Solo una legge del 1901 prese atto del grande flusso migratorio prevedendo alcuni diritti per i lavoratori che emigravano. Il flusso che aveva già portato all’estero parecchi milioni di italiani, si calcola che dal 1870 al 1970 oltre 27 milioni di italiani emigrarono, ebbe un rallentamento durante il periodo dell’autarchia imposta da Mussoli. Un rallentamento che non si ripercorse sulle sciagure se il 28 febbraio del 1940 nelle miniere di Arsia (Istria) uno scoppio di grisou uccise 185 minatori e ne ferì 150. Seguì dopo la fine della guerra l’epoca degli accordi che l’Italia fece con diversi Paesi europei per evitare la pressione sociale dovuta alla grande massa di disoccupati e sottoccupati e nello stesso tempo procurarsi le necessarie risorse per rilanciare le industrie del Nord e dare inizio alla ricostruzione. Fu così che vennero stipulati accordi con la Francia, la Germania, la Svizzera, l’Olanda. Famoso per le sue conseguenze rimase l’accordo con il Belgio del 1946, quando l’Italia si impegnò a fornire 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Figlia di questo accordo è la tragedia di Marcinelle dove perirono 262 operai di cui 136 italiani. Fu la sciagura che diede una svola alla politica dell’emigrazione ed a quella mineraria in genere. Dei disegni di legge giacenti in V commissione in materia di emigrazione ha parlato la Dr.ssa Di Liberti, che ha anche enumerato una serie di provvedimenti in favore delle famiglie e della possibilità di accedere ai tanti bandi che l’Assessorato pubblica o è in procinto di pubblicare che recepiscono leggi e fondi siciliani ed europei che rispondono alle esigenze della popolazione siciliana, come ad esempio i provvedimenti per favorire il rientro dei cervelli, le agevolazioni per chi trasferisce la propria residenza in uno dei centri in via di spopolamento favorendo la ripopolazione  dei piccoli centri. In campo anche agevolazione per il recupero del patrimonio edilizio e l’aumento dei servizi all’infanzia per favorire le nascite. L’importante serata va avanti con il racconto “Il salto del Gambero” scritto da Ignazio Rosato ed affidato alla bravura dell’attrice Rossella Leone accompagnata dalla fisarmonica di Pierpaolo Petta. Un racconto di emigrazione verso l’America mediante un estenuante viaggio in nave “dal molo Santa Lucia di Palermo ad Ellis Island ed il ritorno alla terra degli avi in aereo di una nipote che alla fine decide di non tornare più in America e di restare in Sicilia dove ha ritrovato le proprie radici. La canzone “Merica Merica” chiude lo spettacolo che tanta commozione ha creato tra il pubblico e tanti spunti di riflessione ha suggerito a tanti. Per finire, un ambiente, quello minerario dove alle difficoltà lavorative si mescolava lo sfruttamento dei cosiddetti “carusi” in Sicilia ma anche in Europa anche se era proibito assumere ragazzi inferiori a 14 anni. Un ambiente dove lo sfruttamento del minerale avveniva anche a scapito della sicurezza. Questi sono gli eroi che l’USEF ha inteso affidare al ricordo della memoria che non deve morire mai e che deve restare fonte di ispirazione e di esempio per costruire un futuro migliore. Questo ha voluto dire la scopertura della targa intitolata a questi eroi e resa visibile a tutti dopo che è stata tirata giù la bandiera dell’USEF che la copriva. L’unica chiusura possibile di una iniziativa a perenne ricordo di una pagina di storia del popolo siciliano. Della nostra storia. Salvatore Augello

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CS Giulianova, “Spazio Contest Show”

CS Giulianova. Il viaggio di “Spazio Contest Show” prosegue con la 6° finale nazionale a Giulianova. Giovedì, 4 settembre, ore 20:30, nello Chalet “Caprice” Lungomare Zara. Ingresso libero Il viaggio di “Spazio Contest Show” prosegue con la 6° finale nazionale a Giulianova Giovedì, 4 settembre, ore 20:30, nello Chalet “Caprice” Lungomare Zara. Ingresso libero     Giulianova. L’attesa è finita, l’emozione continua e il viaggio di “Spazio Contest Show” prosegue senza sosta! Un evento che promette di essere un’autentica celebrazione dell’arte e della passione per tutte l’età. Il viaggio prosegue con la 6° finale nazionale a Giulianova, giovedì 4 settembre, ore 20:30, nello Chalet “Caprice” Lungomare Zara con ingresso libero. Sarà un’altra serata memorabile dove i migliori talenti, dai 6 agli 80 anni, con entusiasmo e sana competizione, si sfideranno per il titolo in un crescendo di emozioni e performance straordinarie: dal ritmo travolgente della danza, alle melodie incantevoli del canto; dalle performance teatrali che emozionano, alle sfilate che incantano. L’evento vuole essere una vetrina completa per ogni forma d’arte senza limiti. A giudicare i talenti sarà una giuria d’eccezione, composta da professionisti del settore come: Walter Garibaldi, autore, regista e agente di spettacolo; Massimo Fascetti, attore; Marcella Di Pasquale, cantante da “The Voice Senior” e Loris Danesi, stilista internazionale. La loro esperienza e la loro competenza saranno fondamentali per individuare i talenti più promettenti. Punto di forza di questo format è l’inclusività, dove la passione non ha età né barriere; dove ogni talento di ogni generazione e con diverse abilità, dai giovanissimi agli adulti, si sente a proprio agio e possa esprimere il meglio di sé in uno spazio per brillare. L’evento, curato dall’Associazione Culturale “GaJa Eventi”, in collaborazione con  “Progetto Pegaso”, sarà presentato da Lara Falò e Walter De Berardinis. Walter De Berardinis <[email protected]>

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Matilde Brandi alla XXII edizione del Palio del Barone

La Gran Dama e custode delle chiavi della Città sarà Matilde Brandi L’attrice romana parteciperà alla XXII edizione del Palio del Barone – edizione 2025 Sabato, 16 agosto, centro storico di Tortoreto, ingresso libero La protagonista assoluta della XXII edizione del Palio del Barone di Tortoreto sarà l’attrice, showgirl e conduttrice televisiva, Matilde Brandi. La Brandi vestirà per la prima volta gli abiti della Gran Dama e custode delle chiavi della città e sfilerà con il corteo storico medievale sabato 16 agosto, ore 20,30, nel cuore del centro storico, insieme alla coppia dei Baroni. L’attrice romana, dopo la vestizione, uscirà per la prima volta dalla sede comunale con le chiavi della città tra le sue braccia materne e gentili. Ha esordito, dopo il diploma al balletto di Roma, nella trasmissione “Club  92” con Gigi Proietti. La popolarità la raggiunge in poco tempo quando partecipa, agli inizi degli anni ’90, al programma “Fantastico” di Rai1 con Raffaella Carrà e Johnny Dorelli. Successivamente emigrò alle reti della Mediaset nel programma di Canale 5 “Buona Domenica” diventando anche prima ballerina. Alla fine degli anni ’90 affianca Adriano Celentano nello show “Francamente me ne infischio” di Rai 1 e prima ballerina nel varietà del sabato sera “Torno sabato” con Giorgio Panariello. Negli anni 2000, mentre inizia una intensa attività teatrale, affianca Carlo Conti in “Baciami Versilia”. E’ stata anche la primadonna della compagnia del Bagaglino di Pier Francesco Pingitore in onda su Canale 5, con Leo Gullotta, Oreste Lionello e Pippo Franco. Poi concorrente in vari programmi televisivi come Tale e quale show, Grande Fratello VIP, Detto fatto, L’isola dei famosi e Ne vedremo delle belle. Questo è il terzo anno consecutivo che il patron del Palio Ennio Guercioni e il suo staff scelgono come testimonial un personaggio noto al grande pubblico. La Gran Dama, nelle scorse edizioni, è stata impersonata da Manila Nazzaro e Milena Miconi.  La rievocazione storica gode dell’alto patrocinio del Comune di Tortoreto e della Regione Abruzzo.   Walter De Berardinis <[email protected]>  

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Comites São Paulo News

  As últimas atualizações e informações importantes da Comunidade italiana de São Paulo. Para facilitar o acesso, abaixo segue o link direto para o informativo mais recente:   Clique aqui para acessar o informativo   Os demais informativos estão disponíveis para consulta em nosso site oficial. Para acessá-los, por favor, visite o seguinte link: https://comites.org.br/informativo   Secretaria Comites SP

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TE – Corso di aggiornamento al santuario di San Gabriele

    Fare il confessore oggi, tra crisi del senso del peccato e nuove aperture di Papa Francesco nel campo della morale sessuale. Se ne parla in un corso di aggiornamento al santuario di San Gabriele (TE). ‘Mestiere’ difficile quello del confessore.  Soprattutto in un’epoca nella quale da tempo si dice che è stato smarrito il senso del peccato e che viviamo in tempi di relativismo morale. Il che significa di conseguenza crisi del sacramento del perdono, confessionali sempre più deserti in quasi tutte le parrocchie, anche se nei santuari sono ancora molti i fedeli che si confessano. Soprattutto oggi, epoca nella quale un Papa come Francesco non ha mai smesso di predicare il vangelo della misericordia, con aperture in vari campi, come quello della morale sessuale nei confronti dei divorziati risposati e delle coppie omosessuali, con le note proteste da parte di alcuni ambienti della chiesa cattolica. “Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?”, disse Papa Francesco di ritorno dalla visita in Brasile nel 2013. E poi le varie aperture ai divorziati risposati di papa Francesco: “La Chiesa non chiude la porta ma la spalanca a tutti”. Tuttavia, dopo le aperture di Papa Francesco, Papa Leone XIV ha rimesso invece l’accento sulla famiglia formata sul matrimonio di un uomo e una donna. Nel suo primo incontro con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, Papa Leone ha chiesto di investire “sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna”. Insomma, peccato e misericordia dopo Papa Francesco e ai tempi di Papa Leone. Perdono e indulgenza, attuali come non mai in questo anno giubilare. Crisi del sacramento del perdono e nuove prospettive nel campo della morale sessuale, accoglienza e accompagnamento delle coppie irregolari, apertura alle coppie omosessuali. Questi temi saranno al centro del corso di aggiornamento “Fare il confessore oggi” che si svolgerà dal 21 al 23 luglio 2025 presso il santuario di San Gabriele. Il convegno, che sarà moderato da padre Marco Staffolani, docente preso la pontificia università Lateranense di Roma, inizierà lunedì 21 luglio alle ore 16 con il saluto di padre Aniello Migliaccio, primo consultore dei Passionisti italiani, di monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri e di monsignor Camillo Cibotti, vescovo di Isernia-Venafro e del Trivento e presidente della Conferenza episcopale abruzzese-molisana. Seguirà una conferenza su ‘La confessione nell’esperienza e nella tradizione passionista’, tenuta dal passionista padre Alessandro Ciciliani, storico. Nei giorni seguenti, su alcune tematiche della morale sessuale cattolica, interverranno il professor Tonino Cantelmi, chirurgo e psicoterapeuta, padre Maurizio Faggioni francescano, docente di bioetica nelle università pontificie e don Aristide Fumagalli, sacerdote milanese e docente di teologia morale, che interverrà sul tema “L’amore possibile: persone omosessuali e morale cattolica”. In un suo recente libro don Fumagalli si interroga su come riuscire ad accompagnare e integrare nelle comunità cristiane il mondo lgbt. Nel libro l’autore prende una posizione chiara: “La questione morale riguardante l’amore omosessuale non è ‘se’ sia possibile, ma ‘come’ possa essere vissuto”. Il convegno sarà concluso dall’intervento di monsignor Emidio Cipollone, arcivescovo di Lanciano-Ortona che tratterà il tema ‘La crisi del sacramento del perdono?’.   SANTUARIO DI SAN GABRIELE 64048 S. GABRIELE   (TE) tel. 0861 97721 – 3484755206 e-mail: [email protected] internet: www.sangabriele.org           UFFICIO  STAMPA  responsabile: VINCENZO FABRI                                                                                                                                       cel. 348 4755206 e-mail: [email protected]

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Evaristo Beccalossi, il fantasista mancino

Evaristo Beccalossi, il fantasista mancino Le traversie di salute di Evaristo Beccalossi, noto ex centrocampista dell’Inter poi commentatore sportivo   Brescia – Purtroppo, l’ho saputo molto in ritardo. Evaristo Beccalossi (Brescia, 12 maggio 1956), l’ex calciatore centrocampista, il fantasista mancino, il genio & sregolatezza soprattutto nell’Inter, allora il numero 10 d’oro ed oggi capo delegazione dell’Italia Under-19, colpito il 9 gennaio scorso da emorragia cerebrale ed entrato in coma profondo due giorni dopo. Ricoverato all’ospedale Fondazione Poliambulanza di Brescia. Intubato in sala di rianimazione. Ed il risveglio, dopo 47 giorni di coma e 131 giorni di ricovero, con la prospettiva d’un lungo percorso di rieducazione dopo le dimissioni del 21 maggio. Nonostante il grave problema di salute, non “tradì” mai la sua Inter seguendone le partite a distanza. In lui s’impose subito una forza di recupero con l’intenzione dichiarata di rientrare negli usuali ranghi collaborativi. Festeggiò i suoi 69 anni in Poliambulanza, in pieno programma di riabilitazione. Adesso capisco perché non rispondeva ai messaggi di mio figlio Alessandro e miei inviati al suo cellulare. Noi, ormai sparuti Beccalossi del ramo veronese (parenti del ceppo originario bresciano, mio nonno Angelo e mio padre Luigi, infatti, erano di Brescia) siamo vicini alla moglie Danila ed alla figlia Nagaja. Tieni duro, grande Becca!!!   La sintesi d’un campione discontinuo   Evaristo iniziò nelle giovanili del Brescia (1972-1975) per poi passare in prima squadra, nelle stagioni 1972-1978 (93 presenze e 15 reti segnate in partite di campionato). I… migliori anni della sua carriera li visse nell’Inter, tra il 1978 ed il 1984 (come nel parametro precedente, 156 entrate in campo e 31 realizzazioni). In totale, durante i sei anni a Milano, Beccalossi accumulò 216 partecipazioni tra campionati e coppe, siglando 37 goals. Memorabili furono alcune sue perle, in positivo ed in negativo: la doppietta nel Derby della Madunina Inter-Milan del 28 ottobre 1979 (vinto appunto per 2 a 0 dall’Inter) ed i ben due rigori da lui calciati e falliti nella partita Inter-Slovan Bratislava (finita 2 a 0) del 15 settembre 1982, andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe. Conferme d’una classe estrosamente efficace ma irregolare come rendimento.    Con la compagine nerazzurra vinse il campionato di Serie A nella stagione 1979-1980, arrivò alle semifinali di Coppa dei Campioni 1980-1981 e s’aggiudicò i tornei di Coppa Italia del 1981 e del 1982. Fu il non convocato d’eccellenza dal commissario tecnico della nazionale Enzo Bearzot (Joannis, Udine, 26 settembre 1927 – Milano, 21 dicembre 2010) per il Campionato mondiale di calcio FIFA 1982 (o Coppa del Mondo FIFA 1982) in Spagna, nonostante l’apprezzamento trasversale dell’ambiente calcistico. L’esclusione fu motivo di polemiche e scontento.   Il nomignolo Dribblossi affibbiato dal grande giornalista Gianni Brera   Per il suo funambolismo tattico fu battezzato Dribblossi da Gianni Brera (all’anagrafe Giovanni Luigi Brera, San Zenone al Po, Pavia, 8 settembre 1919 – Codogno, Lodi, 19 dicembre 1992, giornalista e scrittore, noto pure per le sue onomaturgie, commentatore e filosofo appassionato ed acuto del calcio), venendo spesso paragonato al grande interista di tempi precedenti Mario Corso (San Michele Extra, Verona, 25 agosto 1941 – Milano, 20 giugno 2020), calciatore centrocampista e poi allenatore. Durante un nostro colloquio telefonico, Evaristo mi raccontò dei rapporti d’amicizia e di vicinanza abitativa a Milano con Corso ed un altro campione dell’Inter del passato (centrocampista tra il 1961 ed il 1970), Luis, detto Luisito, Suárez Miramontes (La Corũna, Spagna, 2 maggio 1935 – Milano, 9 luglio 2023), anche allenatore della squadra nel 1974-1975, nel 1992 e, ad interim, nel 1995. Archiviati i clamori interisti, Beccalossi venne dato in prestito alla Sampdoria (campionato 1984-1985) ed “arruolato”, di poi in poi, nel Monza (1985-1986), nel ritrovato Brescia (1986-1988), nel Barletta (1988-1989), nel Pordenone (1989-1990) e nel Breno, società calcistica del Bresciano (1990-1991), dicendo addio al calcio giocato il 1° luglio 1991. A tanto correre sui campi di calcio vanno aggiunte le tre partite disputate tra il 1976 ed il 1980 con la nazionale Under-21 e le quattro presenze (ed una rete) nell’Italia Olimpica 1979-1980. Ricevette anche due riconoscimenti. Quale miglior interno destro (n. 8) al Carlin’s Boys 1974 (il Torneo giovanile internazionale Carlin’s Boys si ripete dal 1947 a Sanremo, in genere ad agosto ed è riservato a formazioni di categoria Under-19) e come vincitore 1981-1982 de “L’Intrepido d’Oro” (promosso dal settimanale “L’Intrepido”, attribuito al miglior calciatore di campionati di calcio delle Serie A, B e C). Ficcato nel cassetto dei ricordi il kit da calciatore, non s’isolò dal rettangolo verde assumendo, nel luglio 2014, l’incarico di supervisore del Lecco, squadra di cui diventò presidente fino al 2016. Nel biennio 2017-2018 fu capo delegazione della nazionale italiana Under-20, riprendendo il ruolo nell’agosto 2020. Nel settembre 2022 rifece capolino (dopo aver già svolto le stesse funzioni dall’estate 2018) nel direttivo dell’Italia Under-19. Poi, il salto come commentatore sportivo in trasmissioni come “Qui studio a voi stadio” (Telelombardia), “Controcampo” (Italia 1), “Diretta stadio… ed è subito goal!”, “Diretta stadio” (7 Gold, poi circuito Netweek), “La domenica sportiva” (Rai 2) ed altre. La biografia calcistica di Evaristo Beccalossi non poteva sfuggire alla “regola” della consacrazione editoriale. Le sue gesta sul campo sono state condensate in “La mia vita da numero 10”, scritto con Eleonora Rossi e prefazione di Enrico Ruggeri (DIARKOS, Sant’Arcangelo di Romagna, Rimini, 2023).   Claudio Beccalossi

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Prossima l’uscita di “Intrecci di memoria”,

  Il nuovo libro di Goffredo Palmerini    L’AQUILA – È prossima l’uscita di “Intrecci di memoria”, il nuovo libro del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, pubblicato dalle Edizioni One Group. Il volume, in corso di stampa, sarà disponibile per inizio luglio nelle librerie e sulle principali agenzie di vendita online. Questo sedicesimo libro di Palmerini si apre con due notevoli contributi: la PRESENTAZIONE di Sonia Cancian, docente, saggista e storica della McGill University di Montreal (Canada), e la PREFAZIONE di Giovanna Di Lello, docente e scrittrice, direttrice artistica del John Fante Festival di Torricella Peligna. Con l’assenso dell’editore One Group, se può essere d’interesse, quale anticipazione all’imminente uscita del libro, qui di seguito la Presentazione di Sonia Cancian.   ***   PRESENTAZIONE di Sonia Cancian    Nel 1936, il filosofo tedesco Walter Benjamin descrisse il narratore come qualcuno che era “già diventato qualcosa di remoto da noi e qualcosa che sta diventando ancora più distante.” Ciò che era ovvio per Benjamin è che man mano che l’industrializzazione e il capitalismo arrivavano a definire e determinare gradualmente le nostre vite, l’esperienza e la conoscenza sarebbero diventate sempre meno apprezzate. Oggi, la narrazione, quell’antica pratica di raccontare storie attraverso immagini, suoni, segni e gesti rimane in tutte le arti e la cultura. Tuttavia, non c’è dubbio, sta diventando più distante.   Fortunatamente, ci sono delle resistenze a questa tendenza. Una di queste resistenze è lo straordinario lavoro dell’illustre giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, un lavoro immerso in un’intensa attività di relazioni intrecciate, testimoniate momento per momento nelle nostre comunità dalla penisola all’estero. In questa grande sensibilizzazione culturale di Palmerini emerge, niente di meno, che il suo 16° libro. Accurando una notevole passione di vita e un omaggio alla vita culturale, in questo volume, edito da One Group, Palmerini riserva uno sguardo acuto alla memoria collettiva e a quella singolare lungo un intero anno, da giugno 2023 allo stesso mese del 2024.   Insieme ai 15 volumi precedenti, Goffredo da lunga data fa onore alla rilevanza della memoria come ponte così come trasmissione tra italiani all’interno e all’esterno dei confini della penisola. In questo cammino evenemenziale, Goffredo Palmerini, cittadino italiano del mondo, ci invita a riflettere sulla nostra italianità storica e contemporanea in Italia e nel mondo. La migrazione, tema tuttora molto dibattuto nella politica locale e internazionale, è un argomento su cui Palmerini richiama affettuosamente la nostra attenzione.   Infatti, Palmerini ci invita a considerare “una delle più grandi diaspore della storia dell’umanità qual è stata l’emigrazione italiana. Abbiamo ora un’altra Italia oltre confine di 80 milioni di oriundi che amano l’Italia più di noi.” Palmerini insiste sulla migrazione italiana come “vera risorsa per la promozione del Belpaese, se appunto si volesse mettere a sistema le nostre comunità nel mondo. Sarebbero i nostri migliori ambasciatori. I nostri connazionali non sono più quelli partiti con la valigia di cartone, descritti negli stereotipi. Hanno sofferto pregiudizi e stigmi nella prima generazione dell’emigrazione. Poi i loro figli si sono man mano integrati nelle società d’accoglienza, si sono fatti apprezzare.   La cartografia caleidoscopica tessuta da Palmerini si snoda allora e oggi, attraverso un rizoma di testimonianze, corrispondenze, cronache, omaggi, interviste, resoconti storici attraverso l’Italia e la diaspora italiana, iniziando dalla città di Bovisio-Masciago, in Lombardia, e spostandosi tra L’Aquila, Chieti, Roma, Napoli, Firenze, Milano, Torino, Parigi, Bruxelles, New York, Montreal, Ottawa, Hamilton, Toronto, Cordoba, permettendoci inoltre di viaggiare da casa nostra in diversi Paesi del mondo, tra cui l’India, l’Australia, il Sud America, l’Africa, ecc.   In questo libro, Palmerini dimostra la straordinaria ampiezza e profondità del nostro patrimonio culturale e le sue risonanze diasporiche nel XXI secolo, in frequenti casi, molto tempo dopo le ere della migrazione di massa della fine del XIX secolo e del XX secolo. Egli rivela l’orizzonte di sfumature della cultura italiana in un contesto in cui l’insistenza per l’omogeneità culturale preme sul mondo. La testimonianza di Palmerini si legge come un polilogo, concetto teorico definito dalla filosofa franco-ungherese Julia Kristeva caratterizzato da molteplici logiche, discorsi ed esistenze, solitamente identificati nella letteratura, nell’arte visiva, nel linguaggio e nel discorso.   Il lavoro appassionante di lunga data di Palmerini sulla cultura italiana oltre confine, e questo libro non fa eccezione, è un omaggio alla sua grande sensibilità, all’importanza della cultura, della memoria e del racconto come incontro solare all’oscurità che infligge i nostri universi. Nel suo libro, Palmerini non solo fa un appello alla cultura, si impegna in una resistenza che si aggancia alla promessa della cultura come veicolo essenziale per soccorrere l’umanità con una maggior empatia e sensibilità. Il libro di Goffredo Palmerini porta a considerare quanto la memoria appartenga all’oggi e ieri, e quanto sia fondamentale per il futuro.   *** Sonia Cancian, nata in Canada da famiglia di origine italiana, è docente universitaria, storica, ricercatrice, scrittrice, traduttrice, editrice e psicanalista. Ha conseguito il PhD in Storia alla Concordia University di Montreal, un Master of Arts in Lingua e Letteratura italiana alla McGill University di Montreal, una Laurea in Lingua Francese e Traduzione alla Concordia University e, più recentemente, il Master of Arts in Psicanalisi alla Université Paul-Valéry di Montpellier (Francia). Studiosa del fenomeno migratorio, ha sviluppato, come ricercatrice post-dottorale in collaborazione con la Prof. Donna Gabaccia, il progetto di ricerca The Digitizing Immigrant Letters Project, dedicato alla storia dell’immigrazione e alla corrispondenza dal 1850 al 1970, presso l’Immigration History Research Center dell’Università del Minnesota. Come docente ha insegnato Storia contemporanea del Canada e del Québec, storia di genere, storia dell’immigrazione alla Concordia University, alla McGill University, all’Université de Montréal e alla University of Minnesota. Docente alla Zayed University di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha insegnato Geografia umana e Storia contemporanea. Ha partecipato a diverse conferenze internazionali in Europa, Asia e nelle Americhe, come relatrice in materie di sua competenza, incluse la storia dell’emigrazione contemporanea, la storia delle donne e del genere, la storia delle emozioni, e nelle migrazioni la corrispondenza e le storie di vita, la lingua e la cultura, l’esilio e la psicanalisi. Attualmente, oltre all’impegno di scrittura di due libri centrati sul tema della migrazione

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Continua il braccio di ferro tra Harvard e Trump

“Vedere Harvard che prende una posizione per la difesa della libertà causa ispirazione”. Queste le parole di Kareem Abdul-Jabbar, l’ex cestista e allenatore di pallacanestro americano, in un recente discorso. L’ex stella della NBA ha continuato spiegando che la posizione di Harvard forma un grande contrasto con tutti i miliardari, le aziende legali, i media, i politici e altre università che si sono piegati davanti agli attacchi di Donald Trump. Lo scontro fra Trump e il prestigioso ateneo dura da quasi due mesi. L’inquilino alla Casa Bianca le sta provando tutte ma la Harvard University continua a resistere nonostante le ovvie difficoltà considerando le leve del potere presidenziale che rasentano quelle di un regime autoritario. Gli attacchi di Trump a Harvard, iniziati nel mese di aprile, furono inclusi in una lettera in cui la Casa Bianca esigeva notevoli cambiamenti nelle operazioni dell’ateneo. Con una risposta negativa da Harvard, il 47esimo presidente impose il congelamento di fondi per 2 miliardi di dollari che poi furono aumentati a 3 miliardi. Secondo Stephen Miller, l’ultra conservativo consigliere di Trump, Harvard è da anni responsabile di attività “illegali basate sulla discriminazione razziale contro i cittadini americani”. Inoltre Trump ha accusato Harvard di dare precedenza a studenti stranieri invece di ammettere studenti americani. La Casa Bianca ha persino accusato Harvard di essere antisemita e ha minacciato di togliere fondi alla prestigiosa università per darli a scuole tecniche che attirano studenti alla ricerca di programmi per lavori specializzati invece di lauree accademiche. Harvard, a differenza di altre università come la Columbia University di New York, ha deciso di non obbedire alle minacce del presidente e di sfidarlo con denunce. Fino adesso sembra che l’ateneo numero 1 in America e anche a livello mondiale, secondo il Center for World University Ranking (CWUR), stia avendo successi con i giudici. Trump però continua i suoi attacchi e sta minacciando di negare visti a studenti stranieri che desiderano studiare a Harvard. Le minacce sono potenzialmente pericolose. Il 31 percento degli studenti a Harvard sono stranieri. Questi individui contribuiscono in moltissimi modi, a cominciare dall’aspetto economico poiché pagano le rette complete, parti delle quali vengono poi usate per borse di studio per studenti americani. Inoltre gli studenti stranieri contribuiscono notevolmente all’economia americana. Il numero di studenti stranieri nelle università americane ha raggiunto 1,1 milioni di unità, contribuendo 44 miliardi di dollari all’economia americana, generando 378 mila posti di lavoro. I contributi degli studenti stranieri vanno al di là delle finanze poiché non poche delle aziende note a tutti sono state influenzate da contributi vitali di studenti stranieri. Alcune di queste includono Google, Tesla, SpaceX, Nvidia,WhatsApp, Instagram, Moderna ecc. Queste aziende sarebbero probabilmente state fondate in altri Paesi se le politiche anti-studenti stranieri di Trump fossero esistite in passato. La presenza di questi studenti e ricercatori stranieri in America contribuisce anche a migliorare le ricerche condotte dalle università americane in tanti campi come medicina, tecnologia, e difesa. I fondi del governo che Trump vuole tagliare a Harvard e altri atenei non sono dunque carità ma notevoli investimenti che migliorano la qualità della vita e la sicurezza del Paese. Le ricerche richiedono molto tempo e non generano profitti immediati richiesti dalle corporation. La collaborazione tra governo e università è dunque indispensabile. Trump non riesce a capire non solo le cose basiche sui dazi ma investire per il futuro non rientra nei suoi programmi. I suoi bisogni sono immediati e richiedono costanti vittorie per soddisfare le sue esigenze e imporre il suo volere non solo a Harvard ma anche a tante altre istituzioni che abbracciamo i media, la politica, le aziende, il sistema giudiziario e le belle arti. Uno degli attacchi sferrati da Trump è stato di accusare Harvard di essere antisemita per le manifestazioni pro-Palestina avvenute nel campus, qualcosa che ovviamente ha coinvolto tante altre università. Bisogna sempre ricordare che quando Trump accusa si tratta spesso di una proiezione del suo stato d’animo e della sua politica. Un sondaggio di quest’anno condotto dal National Survey of Jewish Voters ci dice infatti che il 52 percento degli elettori di religione ebraica considera Trump anti-semita. Inoltre il 72 percento lo vede come pericoloso e il 64 percento disapprova l’operato dell’attuale presidente. Gli attacchi di Trump a Harvard e le altre università americane recheranno danni specialmente per la questione dei visti agli studenti stranieri che potrebbero essere limitati per possibili post sui social che non siano di gradimento all’attuale inquilino della Casa Bianca. Alla fine però la battaglia con Harvard si risolverà. L’ateneo più prestigioso al mondo esiste da centinaia di anni e continuerà per molti altri. Il suo coraggio di resistenza è, come ha detto Abdul-Jabbar, fonte di ispirazione. Trump, invece, fra qualche anno uscirà dalla scena politica e verrà ricordato per le sue politiche disastrose non solo verso le università ma nel suo ruolo di abbandonare il ruolo di leader del Paese nel mondo. ============= Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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LA FINESTRA SU ROMA

di Bruno Fulco L’inconsapevole leggerezza dell’essere Finalmente ci siamo, il termometro si appresta a far toccare la soglia della massima a 30°, che a Roma a parte i riferimenti ufficiali del calendario significa che l’estate è arrivata. Anche se si è fatta attendere un pochino, secondo i pareri del meteorologo dovrebbe rivelarsi simile a quelle degli ultimi anni caratterizzate da ondate di caldo Africano interrotto da break temporaleschi. Potenziali fonti di pericolo che speriamo non rivelino ancora una volta l’inadeguatezza del sistema di prevenzione rischio idrogeologico del paese. Un clima che passa da un estremo a un altro senza la gradualità di una volta. Colpa del cambiamento climatico come largamente accettato, però magari un giorno tra 100 anni qualcuno osserverà che poteva trattarsi solo di un momento climatico della terra, per cui un secolo paragonato alla vita di un uomo vale meno di un battito di ciglia. L’assetto climatico estivo è quello ideale per vivere uno dei momenti preferiti dell’anno dall’Italiano medio, quello del calcio mercato. Se prima era l’arrivo dei calciatori nei club oggi il focus è sempre più sugli allenatori. Le società si rendono conto che è più conveniente affidare le sorti di una squadra ad un “Mister” capace, invece che inseguire le bizze degli annoiati calciatori moderni. Questi ultimi, molto più in ansia per un nuovo taglio e la tinta dei capelli che per le sorti del proprio Club. Molto meglio allora spendere per un Coach in grado di tenere assieme tutte le tessere del mosaico che compongono una Società di Calcio, prendendo in mano lo “spogliatoio”  per compensare le lacune caratteriali di campioni lontani anni luce da quelli di un tempo. In questo valzer delle panchine uno dei più grandi di sempre ha deciso di cambiare decisamente palcoscenico trasferendosi oltre oceano. Carlo Ancelotti, infatti, dopo aver costretto il Real Madrid ad ampliare la sala trofei per contenere tutti quelli conquistati con i madridisti, si è accomodato sulla panchina della nazionale brasiliana che da tempo gli faceva la corte. Sarà interessante l’incontro/scontro tra due culture calcistiche, quella del “fútbol bailado brasileiro” e quella più pragmatica e senza fronzoli su cui “Carletto” ha costruito la sua trionfale carriera di allenatore. Il suo impatto si vede già dalle prime convocazioni diramate dal neo-C.T. che ha lasciato a casa alcuni giocatori, forse troppo sicuri del posto, per richiamarne nella Seleçao altri che prediligono l’efficacia e il risultato a qualche dribbling in più. La stagione si fa calda anche in politica o meglio, c’è chi vorrebbe riscaldarla ma riesce solo a strumentalizzare tutto e tutti facendo schiamazzi che all’atto pratico non portano consensi. Avviene ad esempio con l’approvazione del Ddl sicurezza appena varato dal governo, che ha scatenato l’ira delle opposizioni scese in piazza agitando, oltre all’immancabile spauracchio del fascismo, le accuse di voler instaurare uno stato di polizia privando le persone della libertà di manifestare le proprie idee ecc. ecc. Il provvedimento individua quattordici nuovi reati ma sinceramente, davanti ad almeno alcuni di essi, sembra impossibile protestare. Non si comprende ad esempio come si fa a difendere il diritto di occupare abusivamente una proprietà privata, reato per il quale ora il nuovo provvedimento nella maggior parte dei casi precede allo sgombero immediato. Oppure cosa c’è da indignarsi se vengono varate nuove norme per contenere il terrorismo, o viene arrestato chi imbratta un edificio pubblico, impiega bambini per pratiche di accattonaggio o che consapevolmente “mediante ostruzione fatta col proprio corpo”, causa un blocco stradale o ferroviario. Seppure nel Ddl potrebbe esserci qualcosa da limare o aggiustare, quello che sembra evidente è che invece di essere liberticida è un provvedimento che assicura una serie di libertà. Tra l’altro chi lo contesta sono gli stessi che ne ammirano l’applicazione in altri paesi tessendone le lodi, come la Spagna modello tanto sbandierato dalla sinistra, dove questi provvedimenti legislativi sono una realtà. Le opposizioni dal canto loro oltre agli effetti del Ddl ne contestano l’impianto ideologico, sostenendo che il problema della sicurezza sia prima di tutto un problema culturale, a cui bisognerebbe provvedere a partire dalle scuole, dall’informazione ecc. Aspetti condivisibili e certamente attuabili in parallelo, ma che purtroppo nella situazione in cui è scaduto il paese, anche se introdotti con urgenza darebbero i propri frutti almeno tra due generazioni. Così le sinistre rivelano ancora una volta la loro inconsapevole leggerezza dell’essere un soggetto politico, che, come opposizione, sarebbe estremamente importante per lo svolgimento della democrazia.  Ad oggi l’azione politica è limitata al cieco disturbo del governo in ogni forma possibile, anche al limite del tafazzismo. È di questi giorni la denuncia del parlamentare Bonelli (Europa Verde) che in occasione del question time per discutere sugli accordi di cooperazione militare con Israele, ha tuonato: “Il 32° Stormo dell’Aeronautica militare ha ospitato caccia F35 israeliani per esercitazioni militari nel cielo aereo italiano. Voi avete garantito un’esercitazione su base militare italiana a quei caccia F-35 israeliani che poi vanno a bombardare a Gaza. Poi ci venite a dire che curate i bambini. Vergogna”. Intervento che ha suscitato la risposta del Ministro della Difesa Crosetto: “Ho letto alcune dichiarazioni di Angelo Bonelli, accompagnate da successivo carico di insulti da parte di Fratoianni, che accusavano il Governo di aver ospitato esercitazioni di f35 israeliani nelle scorse settimane. Vorrei tranquillizzarli ed invitarli a verificare prima le informazioni: non ci sono stati F35 israeliani in italia né nel 2025, né nel 2024, né nel 2023. Immagino chiederanno scusa per la falsa notizia e gli insulti correlati”. Ennesimo fango gettato a vanvera sul governo per destabilizzarlo, e mossa disperata di chi è alla frutta e arriva a spendere la sua stessa dignità portando la propria credibilità sempre più vicina allo zero. Sullo scenario di fondo lo scudetto del Napoli, la cui festa vista da milioni di persone in mondovisione ha purtroppo mostrato anche il peggio della tifoseria, che non è certo rappresentativo dell’intera popolazione partenopea. Il bilancio della notte di festeggiamenti è stato di 39 feriti e 10 rapine. Danneggiata anche la celebre Fontana del Carciofo oltre alle 38 auto rubate, tagliate e

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Campo Imperatore 1943

“QUEL FALSO MITO DELLA LIBERAZIONE DEL DUCE”, IL NUOVO LIBRO DI VINCENZO DI MICHELE La controversa storia dell’operazione Quercia dei tedeschi, 12 settembre 1943, a Campo Imperatore    di Goffredo Palmerini    È uscito da qualche giorno ed è acquistabile su tutte nelle Librerie online, anche in formato e-book, e nelle edicole “Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce”, il nuovo libro di Vincenzo Di Michele, con sottotitolo Gli accordi segreti dietro la leggendaria impresa di Skorzeny e dei paracadutisti tedeschi, Edizioni Vincenzo Di Michele. L’Autore, che più volte si è cimentato con numerose opere su temi storici e questioni spinose riguardanti fatti ed eventi della Seconda Guerra mondiale (per brevità cito solo Io prigioniero in Russia, 60mila copie vendute, con diversi premi ricevuti per la memoria storica), apre il volume con questo suo assunto: “Non sempre le verità si decidono a maggioranza, soprattutto quando si affrontano tematiche dai contorni delicati e di estrema risonanza come quelle contenute nella presente opera. Ecco perché le nuove testimonianze, gli inediti e quant’altro utile in termine di ricerca, sono diventati necessari per rivedere storicamente ciò che concerne la permanenza e la liberazione di Mussolini al Gran Sasso nel settembre del 1943”.   In effetti il libro è davvero un significativo contributo per meglio conoscere uno dei periodi più bui e penosi della nostra storia nazionale, un buco nero con il quale ancora non facciamo del tutto i conti. Parliamo degli avvenimenti che interessarono l’Italia dal 25 luglio 1943, con la caduta del regime fascista, fino alla “liberazione” di Mussolini dalla “prigione” di Campo Imperatore, avvenuta il 12 settembre, che poi portò alla nascita della Repubblica di Salò e alle drammatiche conseguenze che ne seguirono. Un mese e mezzo denso di avvenimenti che cambiarono il corso della nostra storia, tra miserie morali e fughe dalle responsabilità, culminate in quell’8 settembre 1943, quando l’Italia andò allo sbando per l’inqualificabile comportamento del Re, del capo del Governo e del capo di Stato Maggiore, fuggiti da Roma a Brindisi senza aver lasciato ordini chiari e precisi alle nostre Forze Armate, rimaste in balia della reazione tedesca in Italia e nei diversi fronti di guerra. La pagina più nera della nostra storia patria, riscattata solo dalla lotta di Liberazione che recuperò la dignità del Paese, prodromo alla riconquista della libertà e alla nascita della Repubblica. Il libro di Vincenzo Di Michele ci riporta a quei giorni, quando il prigioniero Mussolini, dall’isola della Maddalena tradotto il 28 agosto sul Gran Sasso, fu dapprima detenuto alla “Villetta” di Fonte Cerreto e qualche giorno dopo all’albergo di Campo Imperatore. Accanto e intorno al Duce, nel corso della sua prigionia e fino alla sua “liberazione”, avvenuta il 12 settembre 1943, con la proditoria “Operazione Quercia” dei tedeschi, concertata dal generale Student con il maggiore Mors, a Campo Imperatore si aggira una fioritura di funzionari dello Stato ciascuno dei quali, rispetto ai propri doveri e alle proprie responsabilità, opera a suo piacimento, omettendo o modificando le disposizioni ricevute, a seconda delle personali convenienze o convinzioni, quali risultano i comportamenti di Polito, Meoli, Senise, Gueli, Faiola, ed altri ancora. Sicché la catena di comando risulta svilita, praticamente aleatoria, e l’ordine di Badoglio di non far cadere vivo Mussolini in mani tedesche, dunque all’occorrenza di sopprimerlo – ma Badoglio sapeva pure che Mussolini, in base al patto d’armistizio firmato a Cassibile il 3 settembre dal generale Castellano, avrebbe dovuto essere consegnato vivo agli Alleati! – non ha praticamente alcun séguito. Come non ha praticamente séguito l’ordine di trasferire Mussolini da Campo Imperatore a Fano Adriano, nel versante teramano, in vista d’un possibile imminente attacco tedesco. O come Gueli interpreta a suo modo la raccomandazione del capo della Polizia Senise di regolarsi “con prudenza” in caso d’attacco tedesco, tradotto praticamente nell’ordine “non sparate” quando il capitano Otto Skorzeny, sceso dal primo degli alianti tedeschi atterrati a Campo Imperatore e precipitatosi verso l’albergo, va a “liberare” Mussolini.   ll “fortilizio inespugnabile”, così definito dal medesimo Gueli per rassicurare Badoglio, non produce difesa o reazione alcuna in chi è a sua difesa, diventa una casa aperta ai militari del commando tedesco venuto dal cielo che in pochi minuti “liberano” Mussolini, fanno persino foto di gruppo con i militari italiani, caricano Mussolini su un monomotore biposto Fieseler Storch – sul quale pretende di salire e sale anche Skorzeny, l’avventato capitano delle SS fatto poi passare per eroe, mettendo a serio rischio il decollo, riuscito solo per la prodezza del pilota tedesco Heinrich Gerlach e per il favorevole andamento del terreno – lo portano a Pratica di Mare e da quell’aeroporto un aereo trasferisce il Duce e Skorzeny al cospetto di Hitler.   Questo il contesto storico nel quale si muove Vincenzo Di Michele, rivedendo quei fatti ed i comportamenti di Alberto Faiola, tenente dei Carabinieri e comandante del corpo di guardia presso l’albergo di Campo Imperatore, dove Mussolini era detenuto con tutti i riguardi, come degli altri personaggi che ne furono protagonisti. L’autore porta in questa storia nuovi contributi e testimonianze inedite, come la dichiarazione del generale Soleti, espunta dal memoriale del 1944 recentemente pubblicato, che porta a confermare una “verità nascosta”, ossia “la complicità del governo Badoglio nella consegna di Mussolini ai tedeschi.” E per rafforzare la tesi della stranezza della liberazione del Duce concorrono le testimonianze del carabiniere Nelio Pannutti, di Karl Radl, aiutante di Skorzeny, nelle sue memorie pubblicate in Argentina, del pastore di Fano Adriano Alfonso Nisi, cugino del padre dell’autore, che giocava a carte con il Duce a Campo Imperatore, e di altre persone di Fano Adriano, Alfredo Petrucci e Francesco Riccioni), che frequentavano l’albergo perché amici di Faiola. Come pure l’autore, in relazione alla “segretezza” di chi fosse il prigioniero detenuto sul Gran Sasso, ne smonta l’attendibilità riferendo che la gente del posto in gran parte sapeva trattarsi di Mussolini, citando al riguardo fatti specifici e riportando una dettagliata testimonianza di Roberto Fatigati.    Di quei giorni di prigionia del Duce vengono raccontati episodi di quotidianità, attraverso ricordi

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