La finestra su Roma

di Bruno Fulco Tempo di retorica di piazza a tinte tricolore     Siamo agli ultimi giorni di aprile eppure sembra già fine giugno. Salvo pazzie improvvise del meteo possiamo dire che l’estate a Roma è già esplosa, portando con sé la bellezza che la capitale riesce a sprigionare quando è baciata dal sole. In questo quotidiano ormai privo di spontaneità dove tutto deve essere calendarizzato, schedulato, prenotato e senza spazio per l’intuizione o la voglia del momento, da Anzio ad Ostia, da Fregene a Santa Marinella, gustare uno spaghetto alle vongole vista mare nel fine settimana è già impossibile, a meno che non si prenoti un tavolo al ristorante come minimo il mercoledì precedente.  Nelle principali piazze italiane questo è anche il periodo dei grandi appuntamenti di massa che si susseguono a stretto giro tra loro. Il primo è il 25 aprile che si chiama ancora Festa della Liberazione. Un nome evocativo che dovrebbe unire ma che invece negli anni si è trasformato in una festa della divisione ideologica, una ricorrenza sempre più strumentalizzata dove c’è chi decide chi e come possa partecipare e chi no. Il 25 aprile dovrebbe essere una festa della memoria in cui si ricordano tutti quelli che hanno contribuito alla liberazione del paese dalla tirannia del fascismo, mentre invece le piazze si inondano di bandiere rosse utilizzando questa ricorrenza di tutti gli italiani sempre più a scopo propagandistico, toccando a volte il fondo. Enormi pezzi di questa memoria vengono cancellati e messi in ombra, eliminati dai valori da trasmettere alle nuove generazioni indirizzando così la formazione delle loro coscienze. Se il 25 aprile fosse veramente la Festa della Liberazione allora andrebbe reso omaggio a tutti quelli che l’hanno resa possibile. Nessuno però ad esempio, mette in risalto il sacrificio dei 120.000 caduti, Americani e Inglesi, che hanno dato la loro vita in uno straordinario contributo umanitario. Quest’anno si è anche riusciti ad andare oltre scivolando nella vergogna, a Milano dove i rappresentanti della brigata ebraica, formazione partigiana che ha dato ampiamente il suo contributo nei giorni bui della resistenza sono stati oltraggiati al grido di “Siete solo saponette mancate”, vomitevolmente pronunciato da manifestanti che agitavano striscioni inneggianti i terroristi di Hamas. Tutto questo con il 25 aprile non c’entra nulla. È solo propaganda emanata da chi privo di contenuto si preoccupa di produrre caos in mancanza di contenuti, agitando i fantasmi del passato per nascondere l’incapacità di governare il presente. Adesso a stretto giro è già ora del 1° Maggio, Festa dei Lavoratori con concertone in Piazza San Giovanni annesso. Qui l’ipocrisia raggiungerà la sua vetta massima con i segretari delle sigle sindacali stipendiati a centinaia di milioni l’anno, che stracciandosi le vesti in un coinvolgimento estraneo al loro quotidiano, urleranno i soliti slogan populisti su una distesa di bandiere rosse puntando a fomentare la disperazione delle persone. Seguiranno a ruota  cantanti e artisti quanto mai distanti dalle questioni di chi non sa come arrivare a fine mese, che scenderanno per un attimo nel mondo reale per dispensare moralità a piene mani. A corollario degli eventi di piazza in questi giorni, anche altre sono le notizie che richiamano l’attenzione del teatrino Italia, come la grazia che il presidente della Repubblica ha concesso a Nicole Minetti. Sì proprio lei, l’igienista dentale di berlusconiana memoria che attraverso un percorso di redenzione avrebbe ottenuto la cancellazione delle sue pene. La vicenda ha sollevato clamore soprattutto da parte delle opposizioni, che in aula inneggiano alle dimissioni del Ministro in quanto la pratica presenterebbe tanti lati oscuri, a partire dall’adozione di un bambino con disabilità che molti sostengono strumentale alla causa. Una vicenda che si fa ancora più oscura guardando tra le attività passate del compagno della Minetti che suscitano più di qualche dubbio, fino anche ai suoi presunti contatti con il Ministro della giustizia Nordio che però lo stesso avrebbe già smentito minacciando querele. Ma non è la prima volta che su una grazia concessa dal presidente della Repubblica aleggia più di qualche dubbio. Nel 1984 fu la volta del Presidente Scalfaro che la concesse a Salvatore Buzzi. Impiegato di banca che uccise con 34 coltellate il suo complice con cui gestiva un giro di assegni falsi, che però lo minacciava di rivelarlo ai suoi superiori della banca.  Condannato a 30 anni si laureò in carcere e venne poi graziato per essere stato un modello di riabilitazione dei carcerati, e dei loro dritti durante la detenzione. Divenne un simbolo radical chic tanto che gli furono affidati con grande leggerezza 60 milioni di euro l’anno di appalti pubblici, che Buzzi gestiva tramite cooperative che si occupavano di svariati settori, tra cui principalmente l’accoglienza di profughi e rifugiati. Un settore che lo stesso Buzzi definì in un’intercettazione telefonica una miniera d’oro: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, oppure in un sms di auguri ai suoi compari per il Capodanno 2013: “Buon anno pieno di profughi e sfollati”. L’Epilogo è cosa nota, l’Inchiesta “Mondo di Mezzo” (Mafia Capitale) per cui Buzzi venne condannato in via definitiva a 12 anni e 10 mesi di reclusione. Anche lì fu una questione a tinte chiaroscure; eppure, nessuno si azzardò a sollevare alcun dubbio su quella grazia, nemmeno quelli che oggi tentano di strumentalizzare la vicenda Minetti per far cadere il governo. Vai un po’ a capire perché. Meglio non pensare e tentare di elevare la mente a livelli superiori. L’occasione giusta potrebbe essere la fantastica mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale di Roma che è stata ufficialmente prorogata fino a domenica 14 giugno 2026 visti i 200.000 ingressi registrati fino ad oggi.

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Il Ponte dei sospiri (di troppo)

Da secoli l’Italia discute se unire due sponde o due mentalità: mentre il mondo costruisce, noi consultiamo toghe, pareri e nostalgie del passato. a a a Ma che Paese è il nostro? Siamo alla vigilia dell’ennesimo remake di una commedia nazionale dal titolo già pronto: “Ritorno al passato”.Mentre nel mondo si tirano ponti come spaghetti, dal Giappone alla Danimarca, passando per la Cina che ne inaugura uno ogni lunedì, noi restiamo lì, immobili, a dibattere da mezzo secolo se farlo o no, quel benedetto Ponte sullo Stretto. Ogni volta che si arriva al dunque, spunta un manipolo di giuristi, di esperti, di “custodi della prudenza” pronti a dirci che no, non è il momento, non è il modo, non è opportuno. Pare quasi che il Ponte di Messina sia il nostro personale Ponte dei Sospiri: non perché porti a Venezia, ma perché ogni volta che se ne parla si sospira, chi di noia, chi di disperazione. C’è in Italia una categoria professionale non dichiarata ma onnipresente: i detrattori di mestiere. Gente che, se potesse, metterebbe il veto anche al tramonto, perché “non è sostenibile”. Per costoro, ogni grande opera è un attentato alla purezza del Paese, una rapina alle casse dei servizi sociali, un oltraggio alla lentezza. Meglio continuare così: due ore di fila per traghettare, asinelli per il trasporto locale e il fascino dell’arretratezza come richiamo turistico. Calabria e Sicilia, musealizzate a cielo aperto, a beneficio di viaggiatori nostalgici del dopoguerra. C’è poi l’altra Italia, quella che, pur tra mille ironie, vorrebbe unire davvero ciò che il mare separa. E questa volta il governo, per voce di Salvini, assicura che sì, il ponte si farà. Anche perché, per legge, pure se la Corte dei Conti borbotta, il Consiglio dei ministri può decidere che l’opera serve al Paese. Traduzione: o si va avanti o si torna davvero indietro di cinquant’anni, ma con stile. Insomma, siamo di fronte a una tragicommedia tutta italiana: un Paese che discute, rimanda, litiga e poi si stupisce di non arrivare mai.E mentre gli altri costruiscono ponti, noi continuiamo a costruire comitati. Come direbbe il professor Zemeckis, autore di Back to the Future: “Benvenuti a Ritorno al passato,  l’unico film che in Italia non finisce mai.” Giuseppe Arnò

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Presentazione della nuova associazione SSD Sport & Integrazione

PRESENTATA A ROMA, PRESSO LA RAPPRESENTANZA DEL PARLAMENTO EUROPEO, LA NUOVA ASSOCIAZIONE SSD SPORT & INTEGRAZIONE Il Premio alla Cultura a Lello Marangio consegnato dal prof. Antonio Imeneo   ROMA – Il 6 giugno scorso a Roma, presso l’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo – Europa Experience/ David Sassoli, in occasione della consegna del Premio Internazionale alla Cultura a Lello Marangio, scrittore con disabilità, ha avuto luogo la presentazione della nuova associazione SSD Sport & Integrazione, con l’intervento del Presidente Prof. Antonio Imeneo. Alla manifestazione, moderata dal Dr. Nico Perrone, direttore dell’Agenzia Dire, erano presenti alcune associazioni con tematiche di vario tipo sempre vicino al Terzo Settore, quali ad esempio l’INAIL, con il progetto SuperAbile. Molto interessanti gli interventi, che hanno offerto spunti per una collaborazione tra le varie realtà del territorio presenti in sala. È stata un’eccellente occasione, di buon auspico, per una nuova Associazione che promuoverà lo Sport a 360°, particolarmente vocata all’inclusione e all’aggregazione verso persone con disabilità e immigrati. Si è presentata al mondo con la presenza di uno straordinario personaggio qual è Lello Marangio, autore di un volume scritto in chiave autoironica dal titolo “Al Mio Segnale Scatenate l’INFERMO”, un libro che contiene tutti i principi di integrazione condivisi da tutti i presenti. Il presidente di Sport & Aggregazione, Antonio Imeneo, è “… fermamente convinto che Lo sport possa e debba trasmettere i valori educativi e sociali, costituendo un fondamentale strumento di integrazione e socializzazione, promuovendo i giusti stili nella vita e nel lavoro”. Ha poi aggiunto che “dobbiamo impegnarci a sensibilizzare e stimolare le persone, adulti e bambini, a non trascurare l’attività motoria o sportiva, è necessario incentivarle a perseguire e tutelare il proprio benessere psicofisico. Diffondere i valori etici dello sport comporta la valorizzazione di comportamenti corretti nella vita, nello studio e nel lavoro”. La SSD Sport & Integrazione è già a lavoro per sottoscrivere quattro importanti collaborazioni per essere immediatamente operativa sul territorio nazionale ed internazionale. Sottoscriverà infatti un accordo con l’Accademia Diplomatica Mondiale della Pace Pax et Salus, con Peace & Sport Council of Afghanistan – Italia, con il Dipartimento Inclusione e Aggregazione della Fondazione Caponnetto e con l’organizzazione internazionale Sport Academy. Al termine della manifestazione è stato conferito il premio BOOKS for PEACE 2025 alla Cultura allo scrittore Lello Marangio ed a sorpresa gli è stato assegnato l’incarico di Presidente Onorario della SSD Sport & integrazione. Fonte: Goffredo Palmerini

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LA STORIA D’AMORE PIÙ BELLA D’ITALIA

Al Museo di Torrevecchia Teatina, il 14 febbraio, 25ennale del Premio Lettera d’Amore   Il 14 febbraio, al Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina (Chieti), inaugurazione delle celebrazioni previste per il 25ennale del “Premio Lettera d’Amore”. Saranno per la prima volta esposti e proposti documenti, registrazioni video e audio, foto e un epistolario di 600 lettere d’amore di quella che viene presentata come “la storia d’amore più bella d’Italia”.   Il programma delle iniziative del giorno di San Valentino al Museo della Lettera d’Amore, patrocinate dal Comune di Torrevecchia Teatina e dalla Regione Abruzzo, con l’organizzazione di Abruzziamoci odv e di Cuochi & Friends: al mattino, alle ore 9 e 45, introdotto da Antonio Di Giosafat, direttore Librerie San Paolo di Chieti e Pescara, conferenza dell’Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto S.E. Rev.ma Mons. Bruno Forte su “L’Amore di Dio”; presentazione del romanzo autobiografico di Annamaria Barbato Ricci “Cronaca di un amore Felice”.   Nel pomeriggio, alle ore 16, inaugurazione della Piazza Messaggera d’Amore, alla presenza del Parroco Don Nicolino Santilli e del Sindaco Francesco Seccia; a seguire, in successione, la presentazione del romanzo “Noi, il segreto” di Annella Prisco, con Mary Attento, promozione del bando della XXV edizione del Premio Lettera d’Amore e prima edizione del Premio “Scrivi a mano in corsivo un messaggio d’amore” con l’AGI Abruzzo e Molise, rappresentata da Emanuela Costantini e Andrea Claudia Giangiordano: inaugurazione della sala del Museo “La Storia d’Amore più bella d’Italia”, con l’esibizione dell’Orchestra Poetica Italiana diretta da Beniamino Cardines, ospite d’onore dell’OPI il cantautore Stefano Manzini.   Una storia d’amore durata una vita, che ha conosciuto il segreto per restare inviolata e fedele nel tempo, “e che ora diventa eterna grazie anche al fatto di venire custodita in una sala del museo”, nota il direttore del Museo Massimo Pamio.   Guido Aula e Maria Antonietta Genuardi, siciliani, si incontrarono a fine estate 1941 alla torre di Porto Palo, Menfi (Ag), ove si organizzano sulla terrazza panoramica, tè pomeridiani e balli tra gli ufficiali e i loro ospiti. Lui tenente di artiglieria costiera, 28 anni, lei giovinetta di 15 anni che frequenta l’istituto magistrale S. Anna in Palermo, diretta dalle suore Figlie di S.Anna.   “Sono bastati pochi minuti… al quarto gradino di una vecchia torre, una stretta di mano, un lasciare cadere i nostri nomi, mare attorno e tanta musica francese, momenti di pace in un tempo di guerra…” scrive Maria Antonietta in una lettera. Si innamorano all’istante, ma si danno del lei per quasi sette mesi. Continuano a scriversi ininterrottamente per 3 anni, poi convolano a nozze il 14 febbraio 1944 (…) A proposito della data del matrimonio, Maria Antonietta commenta: “Non esisteva la festa degli innamorati a quell’epoca: penso che l’abbiamo inventata noi!”.   La coppia non avrà figli, ma sarà particolarmente feconda nell’amore, che riverserà con generosità ed entusiasmo anche su parenti e amici, come su istituzioni benefiche e iniziative sociali. Nel 1956 Maria Antonietta riceve la vocazione all’Opus Dei, via di santificazione per i comuni cristiani, che ha come fondamento la Filiazione Divina e come conseguenza l’amore appassionato (…) per il mondo, nato bello dalle mani di nostro Padre Dio e da riportare alla sua originaria bontà. La coppia conoscerà personalmente il Fondatore dell’Opera, San Josemaría Escrivá – familiarmente chiamato il Padre – col quale scambierà amabile corrispondenza. È presente nell’epistolario una lettera autografa del Santo, per il loro 25° anniversario di matrimonio.   Le poche lettere o cartoline che Guido, ormai affermato avvocato, e Maria Antonietta si scriveranno dal ‘56, saranno quasi sempre inviate nel breve periodo di lontananza per motivi di viaggi per la formazione spirituale di lei, o di lavoro di lui. A casa invece si scambieranno quotidianamente (…), in una gioiosa gara di creatività e humor, bigliettini e foglietti -nascosti in posti in cui l’altro trova con sorpresa- con su scritte brevi affettuosità o dolci pensieri e che accompagnano talvolta anche un piccolo dono o dei fiori.   Rimasta vedova alle soglie degli 80 anni, Maria Antonietta riprende tra le mani il loro epistolario: ne fa tesoro per risollevarsi e continuare ad essere felice guardando avanti; una favola o un racconto d’appendice non avrebbero avuto tale potere, ma l’amore reale sì. Si prodigherà dunque per altri 16 anni, fino all’ultimo istante della sua vita, per testimoniare -soprattutto ai giovani- la bellezza dell’amore (…) che supera anche la morte – in incontri informali, conferenze, interviste, in Università, Conservatori di musica, palchi, salotti e anche in un’opera editoriale presentata dal regista Pupi Avati, diventando così “araldo e apostola dell’amore”. (…)   Quali i segreti per un amore coniugale che possa durare tutta una vita? Lealtà del sentire, fiducia, ascolto reciproco, rispetto, fedeltà, tenerezza, cura e attenzione tra un uomo e una donna che hanno promesso di appartenersi; un libero patto che, legando insieme cielo e terra, ha nelle ragioni del cuore il raggiungimento di una condivisione totale, che sa di divino: “Dio deve essere innamorato pazzo di noi se nonostante i mille dinieghi, continua a bussare innumerevoli volte, nella vita di ogni uomo, alla porta del suo cuore”, scrive Guido in una lettera a Maria Antonietta.   “L’amore in genere è immaginato come qualcosa di leggero, di lieve, venendo associato ai baci e alle carezze. No, noi non la pensiamo così. Al Museo della Lettera d’Amore l’amore ha un peso, a volte il peso di chilogrammi. Ci arrivano in donazione epistolari di lettere d’amore del peso di 4 chili. Dalle regioni d’Italia o dall’estero con amore. Con tutto il peso dell’amore. Ma l’amore eleva, rende migliori. Ce l’abbiamo vicino, dentro di noi, tutto sta a saperlo donare agli altri. Esiste, è un dono, è il sentimento più dignitoso e generoso che nutriamo, quel peso se siamo capaci di restituirlo agli altri diventa leggero e improvvisamente solleva, offrendo angeliche sensazioni”, sostiene Giuseppina Verdoliva, volontaria del Museo.   Alle sue parole fa eco Massimo Pamio, il direttore del Museo: “L’amore è un pettine che separa e discrimina, che fa una cernita – da una parte questi,

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RAI – A “Casa Italia” , Commozione Meloni per Sala

A “Casa Italia” , il Giubileo con milioni di visitatori e pellegrini che arrivano nel nostro Paese A “Casa Italia”, la commozione di Giorgia Meloni per Cecilia Sala All’indomani del rientro in Italia dall’Iran della giornalista Cecilia Sala, è grande la soddisfazione espressa nella conferenza stampa della premier Giorgia Meloni. Intanto, l’amministrazione Biden è pronta ad annunciare un ultimo massiccio pacchetto per le armi all’Ucraina, mentre sull’altro fronte mediorientale, Anthony Blinken ha affermato che è molto vicino un accordo per la tregua a Gaza. Tutta dedicata alla situazione attuale dei conflitti la pagina di apertura di “Casa Italia”, oggi 9 gennaio su Rai Italia, RaiPlay e Rai 2 in terza serata. A seguire, ma rimanendo in tema di territori “caldi” ci sarà un’imperdibile intervista da Kabul al presidente di Nove Caring Humans. Torneranno poi le nostre rubriche “Successo” e “A spasso con i libri”. Finale di puntata con l’intervista ad un cantautore italiano. Dopo gli aggiornamenti sulle ultime notizie, legate alla liberazione di Cecilia Sala e alla situazione degli incendi che stanno interessando la California, si passerà al racconto dei conflitti. Che anno sarà quello appena iniziato su questo fronte? I conduttori di “Casa Italia”, Roberta Ammendola e Giampiero Marrazzo, faranno il punto della situazione tra gli altri con Virginia Piccolillo, giornalista Corriere della Sera, Maurizio Molinari, editorialista La Repubblica, Lucia Goracci, inviata Rai a Gerusalemme e con Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, per la nostra storia di oggi. A seguire, sarà la volta dell’intervista ad Alberto Cairo, presidente di Nove Caring Humans e fisioterapista piemontese che dal 1990 aiuta la popolazione locale di Kabul. Ancora, torneranno le nostre attesissime rubriche “Successo” a cura di Umberto Broccoli che oggi ci parlerà del giornalista e conduttore televisivo Paolo Frajese e “A spasso con i libri”, dove l’ospite di Sabina Stilo sarà Marco Panella. Chiuderà la puntata un’imperdibile intervista di Maria Cristina Zoppa al cantautore Sergio Cammariere. Questa la programmazione nel mondo Roma 14:45 Londra e Lisbona 13:45 New York 8:45 Rio de Janeiro e Buenos Aires 10:45 Cape Town 15:45 Pechino e Hong Kong 21:45 Tokyo 22:45 Sydney 00:45    

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RAI – COMUNICATO STAMPA PT. 62 DI CASA ITALIA

A “Casa Italia”, in arrivo un Natale senza pace Si avvicina il Natale e anche quest’anno ci troviamo a sperare per una pace che non è arrivata, né in Medio Oriente, né in Ucraina. Un’analisi approfondita dei fronti di guerra aperti sarà la pagina di apertura di “Casa Italia”, in onda mercoledì 11 dicembre su Rai Italia, RaiPlay e Rai 2 in terza serata. Voltando pagina, si parlerà poi di un’eccellenza gastronomica italiana: i formaggi. Dopo, tornerà la nostra rubrica dedicata alla salute e al benessere e poi la pagina del cinema per parlare di un film di animazione. Finale di puntata sempre in musica con l’omaggio ad un grande cantautore italiano. Mentre sul fronte ucraino, il Presidente Zelensky ha aperto alla possibilità di trattare con la Russia, Trump minaccia di bloccare i finanziamenti all’Ucraina. Come risponderà Putin? Intanto sull’altro fronte caldo in Israele, inizia il processo per corruzione e frode del Premier Netanyahu. Sulle novità e gli scenari che si potrebbero prospettare, la conduttrice di “Casa Italia”, Roberta Ammendola, farà il punto della situazione tra gli altri con Liana Mistretta, corrispondente Rai da Mosca, Maria Gianniti, corrispondente Rai da Gerusalemme, e Silvia Carenzi, Ispi. A seguire, si parlerà di uno dei prodotti alimentari italiani più apprezzati anche all’estero: il formaggio. Ogni anno il mondo caseario viene movimentato da premi e campionati per sancire quello più buono e premiare casari e casare impegnate nel difendere le produzioni tradizionali. Ne parleranno Gabriele Arlotti, presidente Squadra Formaggi, Antonio Auricchio, presidente Afidop, e Nicoletta Manzione, corrispondente Rai da Parigi. E dopo le meraviglie dei formaggi nostrani, sarà la volta della nostra rubrica “In Forma e in Salute”, dove in continuità si parlerà più specificatamente di latte e derivati . Volta pagina, con lo spazio dedicato al cinema a cura di Carlo Gentile, dove protagonisti saranno i cartoni animati in uscita nelle sale per Natale. Tornerà l’imperdibile appuntamento nel “Dietro le quinte con Elisabetta” dello Zecchino d’oro. Chiusura di puntata musicale con le canzoni scelte e arrangiate in studio dal Maestro Palatresi, con un omaggio all’intramontabile Gianni Morandi.   Questa la programmazione nel mondo    NEW YORK/TORONTO 11 dicembre h 18 LOS ANGELES 11 dicembre h 15 BUENOS AIRES/SAN PAOLO 11 dicembre h 19 SYDNEY 11 dicembre h 19 PECHINO/PERTH 11 dicembre h 16 JOHANNESBURG 11 dicembre h 16 BERLINO 11 dicembre h 15 LISBONA 11 dicembre h 14 

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RAI programmazione del 9.12.2024

A “Casa Italia”, molti scrivono, pochi leggono… Sono tante, forse troppe, le persone che scrivono. Mentre molte meno, quelle che leggono. La scrittura ha varie forme, quella di romanzo, saggio, poesia, sceneggiatura…Tutta dedicata alla scrittura la prima pagina di “Casa Italia”, in onda lunedì 9 dicembre su Rai Italia, RaiPlay e Rai 2 in terza serata. Rimanendo sempre in argomento, si approfondirà poi il self publishing, ovvero l’auto pubblicazione, un fenomeno in forte crescita. Volta pagina con la rubrica “Successo” e lo spazio dedicato al cinema.  Gran finale in musica con con canzoni “al femminile”. Quest’anno si registrano 900mila lettori in meno rispetto allo scorso anno. Ma cosa occorre, oltre allo stile, per imparare a scrivere e quante persone dedicano davvero il proprio tempo alla lettura? La conduttrice di “Casa Italia”, Roberta Ammendola, lo domanderà tra gli altri a Paolo Di Paolo, scrittore, Enrico Valenzi, direttore scuola di scrittura Omero e a Lorenza Ghinelli, direttrice master biennale scuola Holden. A seguire, si approfondirà l’universo dell’auto pubblicazione, un fenomeno sempre più in crescita, dove solo lo scorso anno solo stati oltre 15mila i libri auto pubblicati. Ne parleranno Giovanni Peresson, responsabile Ufficio Studi Aie e Paola Di Giampaolo, Università Cattolica del Sacro Cuore. E dopo un viaggio tra la rete italiana dei Musei per l’Emigrazione, sarà poi la volta della nostra rubrica “Successo” a cura di Umberto Broccoli, dedicata alla storia della televisione italiana dove si ricorderà il grande maestro di giornalismo Sergio Zavoli. Tornerà l’imperdibile appuntamento con il cinema a cura di Carlo Gentile, dedicato ad un grande e indimenticabile attore dai mille volti: Gian Maria Volontè. Infine, chiusura musicale con le canzoni accennate e arrangiate al pianoforte dal Maestro Stefano Palatresi, tutte “al femminile”, sulle note dei più bei brani intitolati con nomi di donne… Questa la programmazione nel mondo    NEW YORK/TORONTO 9 dicembre h 18 LOS ANGELES 9 dicembre h 15 BUENOS AIRES/SAN PAOLO 9 dicembre h 19 SYDNEY 9 dicembre h 19 PECHINO/PERTH 9 dicembre h 16 JOHANNESBURG 9 dicembre h 16 BERLINO 9 dicembre h 15 LISBONA 9 dicembre h 14 

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RAI puntata 18 novembre

A “Casa Italia”, la Cop 29 sul clima. E  anche il meteo aperto alle nuove tecnologie… Come possono aiutarci le nuove tecnologie ad evitare disastri climatici? Da quando si è iniziato a parlare di clima, nel 1979, sono stati molti i cambiamenti che oggi richiedono sempre maggiori compromessi in termini di finanziamento e di società civile, di cui grande impatto stanno avendo le nuove generazioni con la sensibilizzazione dei Fridays for Future. Un grande tema in apertura  di “Casa Italia”, in onda lunedì 18 novembre su Rai Italia, RaiPlay e Rai 2 in terza serata. Tornerà  la nostra rubrica “Successo” e la pagina dedicata al grande cinema. Finale di puntata sempre in musica con un’intervista tra passato, presente e futuro ad Amedeo Minghi. Siamo ancora in tempo per salvare il pianeta? A Baku, in Azerbaigian ha preso il via la COP29, alla presenza di quasi 200 paesi del mondo, che decidono sulle azioni necessarie per non disattendere gli Accordi di Parigi ed arrivare a zero emissioni entro il 2050. La conduttrice di “Casa Italia”, Roberta Ammendola, rivolgerà il quesito a Caterina Doglio, corrispondente Rai inviata a Baku, a Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’ASviS, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, a Davide Faranda, direttore di ricerca in Climatologia CNRS Francia e a Marzio Chirico, Fridays for Future Italia. Si rimarrà sempre in tema, per approfondire gli strumenti che oggi possono aiutare a prevenire e studiare gli eventi estremi. Ne parleranno, Simonetta Cheli, direttrice programmi Osservazione della Terra ESA e Carlo Cacciamani, direttore Agenzia Italiameteo. Ci sarà poi la nostra rubrica “Successo” a cura di Umberto Broccoli sui seguitissimi programmi sportivi della Rai che hanno aperto  un filone televisivo, e l’appuntamento con Carlo Gentile, che racconterà qual è l’utilizzo dell’AI nel cinema. Chiuderà la puntata un’imperdibile intervista al  cantautore e musicista Amedeo Minghi con le sue indimenticabili canzoni eseguite al pianoforte di Stefano Palatresi. Questa la programmazione nel mondo    NEW YORK/TORONTO 18  novembre h 18 LOS ANGELES 18 novembre h 15 BUENOS AIRES/SAN PAOLO 18 novembre h 19 SYDNEY 18 novembre h 19 PECHINO/PERTH 18 novembre h 16 JOHANNESBURG 18 novembre h 16 BERLINO 18 novembre h 15 LISBONA 18 novembre h 14

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A SULMONA LA CONVENTION SULL’EMIGRAZIONE ABRUZZESE NEL MONDO

GIOVEDI’ 22 AGOSTO CONVEGNO E CONCERTO DEI NOMADI IN PIAZZA GARIBALDI Sulmona, 16 agosto 2024 Una convention sull’emigrazione abruzzese nel mondo nell’anno del turismo delle radici. Giovedì 22 agosto a Sulmona (L’Aquila) si terrà un appuntamento fortemente voluto dagli emigranti peligni, e in particolare dal Cav. Filippo Frattaroli (Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo) e Joey Crugnale, per rimarcare il proprio legame con la propria terra di origine. In programma un convegno con istituzioni, studiosi e testimonianze, e un grande concerto gratuito dei Nomadi, la band più longeva della musica italiana, che si esibirà in Piazza Garibaldi.   “L’iniziativa”, spiegano i promotori, “si inserisce nell’anno del turismo delle radici, dedicata sia a chi già conosce le proprie origini italiane e vuole organizzare un viaggio per scoprire e ritrovare i luoghi, i costumi e la cultura dei propri antenati, ma anche per chi è ancora alla ricerca delle proprie radici. Gli italiani all’estero sono i migliori ambasciatori dell’Italia nel mondo ed è per questo che sono una priorità. Tutto il progetto rappresenta un importante momento per l’Abruzzo e per l’Italia, non solo a livello economico, ma anche in termini di relazioni e scambi culturali”. Giovedì 22 agosto si parte alle ore 17, nella sala consiliare di Palazzo San Francesco (in Via Mazara) con il convegno “L’emigrazione abruzzese nel mondo tra storia, esperienze e opportunità nell’anno del turismo delle radici”. La conferenza sarà l’occasione per omaggiare gli abruzzesi all’estero e ribadire l’importanza del progetto del “turismo delle radici” che vuole favorire la scoperta da parte degli italiani residenti all’estero dei luoghi d’origine delle loro famiglie. Saranno presenti autorità istituzionali, tra cui l’assessore ai beni e alle attività culturali della Regione Abruzzo, Roberto Santangelo, la Senatrice Gabriella Di Girolamo e l’assessore alla cultura del comune di Sulmona, Carlo Alicandri Ciufelli.  Tra gli interventi quelli degli imprenditori Mr. Joey Crugnale, Cav. Filippo Frattaroli e Cav. Domenico Susi (presidente della Federazione delle associazioni Abruzzesi – USA). Inoltre, Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore e autore di numerosi libri sul tema dell’emigrazione, presenterà il recente volume “Ti ricordo così” (One Group Edizioni), in cui racconta alcune grandi personalità abruzzesi nel mondo. Un libro dal grande valore conoscitivo e affettivo, e in cui emerge la lunga frequentazione dell’autore sia delle nostre comunità sparse nel mondo, sia di alcuni dei nomi più rappresentativi della cultura contemporanea. Lo storico e studioso di antropologia culturale, Massimo Santilli interverrà sul tema “L’emigrazione intellettuale abruzzese nel terzo millennio”, contenuto nel recente volume “Sirente lontano – Le rotte migratorie della Valle Subequana nel novecento”, a cura di Sergio Natalia. Modera il giornalista e presidente della consulta uffici stampa dell’Associazione Stampa Romana, Antonio Ranalli, mentre le letture saranno a cura dello scrittore e saggista Andrea Del Castello. Momenti di musica e spettacolo caratterizzeranno Piazza Garibaldi a Sulmona, con i concerti (tutti a ingresso gratuito) a cura dell’associazione Nomadi Fans Club “Un giorno insieme” di Sulmona, con il patrocinio del comune di Sulmona, della Regione Abruzzo e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila. Mercoledì 21 agosto, alle ore 21.30, ci sarà una speciale anteprima con il concerto di Antonello Persico e il suo omaggio a Fabrizio De André, che aprirà ufficialmente anche l’edizione 2024 del Premio “Un giorno insieme – Augusto Daolio – Città di Sulmona”. Giovedì 22 agosto, sempre alle ore 21.30, l’atteso concerto dei Nomadi. Leit motiv della giornata sarà il brano “Il paese”, canzone con cui la band rimarca le proprie radici e l’attaccamento alla terra natia. Lo storico gruppo sul palco di Piazza Garibaldi festeggerà 61 anni di carriera: un percorso musicale nato da quando Beppe Carletti e Augusto Daolio formarono la band, fino a diventare la band più longeva d’Italia, passando per 53 album pubblicati, 16.000.000 copie vendute e 7.500 concerti, e brani che fanno parte della storia della musica italiana come “Io vagabondo”, “Ho difeso il mio amore”, “Dio è morto”, “Un pugno di sabbia”, “Canzone per un’amica”, “Un giorno insieme”, “Crescerai”, “Gli aironi neri”, “Io voglio vivere” e “Sangue al cuore”, oltre ai brani dell’ultimo album “Cartoline da qui”. Fonte: G.Palmerini    

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L´Aquila – Omaggio a Maria Federici

Enrico De Nicola con alcune donne della Costituente (a dx la Federici) L’Aquila rende omaggio a Maria Federici, Madre costituente, a 40 anni dalla scomparsa L’AQUILA – Giusto e doveroso l’omaggio che l’ANFE Abruzzo e l’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea (IASRIC) hanno tributato a Maria Federici, Madre costituente, a 40 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma il 28 luglio 1984. Lo hanno tenuto oggi, primo giorno feriale utile, in una sede istituzionale quale il Consiglio Regionale d’Abruzzo. Tre gli interventi svolti in memoria di Maria Federici: di Carlo Fonzi, presidente IASRIC, di Pasqualina Di Giacomo Patrizio, e di chi scrive, quale presidente di ANFE Abruzzo. Il presidente Fonzi, portando il saluto dell’Istituto, ha voluto richiamare le rilevanti attività di Maria Federici, il suo pensiero politico e sociale, l’avversione al fascismo, il suo impegno assiduo nella Resistenza a Roma, in aiuto a perseguitati politici, profughi ed ebrei. La prof. Pasqualina Di Giacomo ha portato una toccante testimonianza sulle rilevanti attività che l’ANFE provinciale dell’Aquila, presieduto dal prof. Serafino Patrizio – suo marito, scomparso nel 2020 – ha realizzato in quasi mezzo secolo d’impegno nel campo dell’assistenza, della formazione, della cultura e delle relazioni con le comunità italiane nel mondo. Chi scrive, di tale impegno assiduo e significativo, di valori e di risultati, ne è stato testimone almeno per un quarto di secolo. Davvero il prof. Patrizio, con la stretta collaborazione della consorte, ha segnato una stagione luminosa in Abruzzo, secondo i princìpi fondanti di Maria Federici, lei stessa che lo aveva chiamato alla guida dell’ANFE dell’Aquila. Infine, il terzo contributo è stato quello di chi scrive. Se può essere d’interesse, qui di seguito la relazione svolta in tributo a Maria Federici *** MARIA AGAMBEN FEDERICI Maria Agamben era nata a L’Aquila il 19 settembre 1899 da Alfredo e Nicolina Auriti, il padre di origine armena, come diremo più avanti. Famiglia benestante, Maria si laurea in Lettere, è docente e giornalista. Nel 1926 sposa Mario Federici, anch’egli aquilano, drammaturgo ed affermato critico letterario, tra le personalità più insigni della cultura abruzzese del Novecento. Negli anni della dittatura fascista lascia l’Italia insieme al marito e va all’estero ad insegnare negli Istituti italiani di cultura, dapprima a Sofia, poi al Cairo e infine a Parigi. Cattolica impegnata, profonda fede nei valori di libertà e democrazia, la Federici matura la sua formazione influenzata dal pensiero cristiano sociale – soprattutto di Emmanuel Mounier e Jacques Maritain – che avrebbe connotato profondamente la filosofia e la politica dello scorso secolo. Esperienza significativa quella vissuta all’estero dalla Federici, nella consapevolezza del valore della libertà, della giustizia sociale e del ruolo essenziale della donna, non solo nella famiglia, ma anche in politica e nella società. Al rientro in Italia, nel 1939, avvia un intenso impegno sociale. A Roma è attiva nella Resistenza, organizzando un centro d’assistenza per perseguitati politici, profughi e reduci. Presto si rivela per il suo forte carisma come esempio d’emancipazione femminile ante litteram, con trent’anni d’anticipo sui movimenti poi nati in Europa. Nel 1944 è tra i fondatori delle Acli, poi del Centro Italiano Femminile (Cif) del quale diventa la prima Presidente, dal 1945 al ‘50. Ma soprattutto è una delle figure più importanti dell’Italia democratica che il 2 giugno 1946 votava il referendum istituzionale, Monarchia o Repubblica. In quel 2 giugno passato alla storia l’Italia scelse la Repubblica, con quasi 2 milioni di voti in più. Si votò anche per eleggere l’Assemblea costituente, a suffragio universale. Per la prima volta votarono anche le donne, la prima volta nella storia d’Italia, e finalmente poterono essere elette in Parlamento. Su 556 deputati dell’Assemblea furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque. Ricordiamole con i loro nomi, che sono incisi nella storia della nostra Repubblica: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio. L’Abruzzo, allora regione insieme al Molise, orgogliosamente portò nell’Assemblea due Madri costituenti: l’aquilana Maria Agamben Federici, eletta nel collegio di Perugia-Terni-Rieti, e la pescarese Filomena Delli Castelli eletta in Abruzzo-Molise, che fu poi parlamentare nelle prime due Legislature e sindaca di Montesilvano dal 1951 al 1955, tra le prime donne sindaco d’una città. “Alcune di loro – annota una pubblicazione del Senato sulle 21 Madri costituenti – divennero grandi personaggi, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, altre ancora, in seguito, tornarono alle loro occupazioni. Tutte, però, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese nel momento della fondazione di una nuova società democratica. Per la maggior parte di loro fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Con gradi diversi di impegno e tenendo presenti le posizioni dei rispettivi partiti, spesso fecero causa comune sui temi dell’emancipazione femminile, ai quali fu dedicata, in prevalenza, la loro attenzione. La loro intensa passione politica le porterà a superare i tanti ostacoli che all’epoca resero difficile la partecipazione delle donne alla vita politica. Nell’Assemblea Costituente Maria Federici è una delle figure più incisive. Assieme alla collega di partito Angela Gotelli (Dc), a Nilde Iotti e Teresa Noce (Pci), a Lina Merlin (Psi), Maria Federici entra nella Commissione Speciale dei 75 che sotto la presidenza di Meuccio Ruini elabora il progetto di Carta costituzionale, poi discussa in aula dall’Assemblea ed approvata il 22 dicembre ‘47. Promulgata il 27 dicembre dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, la Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948. Rilevante il contributo reso dalla Federici nella Commissione dei 75, in tema di famiglia, sull’accesso delle donne in Magistratura, sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza alla famiglia, del diritto all’affermazione della personalità del cittadino, sul diritto di associazione e ordinamento sindacale, sul diritto di proprietà nell’economia. Pure rilevante il suo ruolo in Assemblea plenaria con incisivi interventi in aula sui rapporti etico-sociali, sui rapporti economici e politici, su diritti e sui doveri dei cittadini, sulla Magistratura. “Un altro argomento affrontato dall’onorevole aquilana Maria Federici – tra l’altro annoterà Rosa Russo Jervolino, per molti anni parlamentare e ministro – è quello della possibilità della donna di entrare in Magistratura e

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