Codice Naturale

  JULIANOS KATTINIS, MARISA SETTEMBRINI E EUGENIA SERAFINI IN MOSTRA AL CIRCOLO DEGLI ESTERI DELLA FARNESINA NEL PROGETTO “STORIE”, A CURA DI CARLO FRANZA     ROMA – “STORIE” è un progetto appositamente ideato per il Circolo Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina di Arte Contemporanea. Esso vive nobilmente sulle arti che riprogrammano il mondo, si campiona ad essere uno spettacolare archivio decentralizzato ove le diverse discipline si nutrono di arte-mondo, mira a rappresentare come si abita la cultura globale, ovvero l’altramodernità, che altro non è che una sorta di costellazione, una specie di arcipelago di singoli mondi e singoli artisti le cui isole interconnesse non costituiscono un continente unico di pensiero, ma lo specchio di un’arte postproduttiva e frontaliera, mobile, ipermoderna, ipertesa, ipercolta, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica. E’ con questo progetto, ideato e diretto dall’illustre Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza, intellettuale di piano internazionale, che si vuole indicare e sorreggere un’Europa Creativa Festival e, dunque, protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno. Il terzo millennio che fa vivere i processi creativi nel clima di abitare stili e forme storicizzate, perché il futuro è ora, fra rappresentazioni e interpretazioni, ci porta a cogliere il nuovo destino della bellezza. Con l’arte vogliamo aprire finestre sul mondo, con l’arte vogliamo aprire stagioni eroiche, con l’arte vogliamo inaugurare una nuova civiltà.   Con “STORIE” (2024-2027) si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Questa mostra dal titolo “La stanza delle Marche” è la quarta del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio. L’esposizione curata dall’illustre Storico dell’Arte Contemporanea di fama internazionale, Prof. Carlo Franza, che firma anche il testo in catalogo dal titolo “Codice Naturale” riunisce una serie di opere degli artisti Julianos Kattinis, Marisa Settembrini, Eugenia Serafini, già apparsi agli occhi della critica italiana e internazionale come figure delle più interessanti e propositive dell’arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordati come chiari e significanti interpreti.   Scrive Carlo Franza nel testo: “La citazione classicheggiante, il gusto del frammento storico, le parole piuttosto che la langue, sembrano corrispondere alla mancanza oggi di paradigmi unici e fondamenti. A guardare i capitoli e il lavoro artistico dei tre artisti è da qui, dalle vicende dell’oggi, che essi muovono nel vivere e fare la storia. Dico questo, perchè oggi siamo oltre il Postmoderno. Prima di essere qualcosa il Postmoderno è negazione di quello che va sotto il nome di modernità. Paolo Portoghesi, amico e intellettuale italiano dice a questo proposito: “la sua utilità sta proprio nell’aver consentito di mettere insieme provvisoriamente e paragonare tra loro cose diverse, nate però da un comune stato d’animo di insoddisfazione nei confronti di quell’insieme, altrettanto eterogeneo di cose che va sotto il nome di modernità. In altre parole il postmoderno è rifiuto, rottura, abbandono, assai più di quanto non sia scelta di una direzione di marcia”.   Da quei grandi movimenti come il futurismo, il realismo magico, la poesia visiva, la poesia visuale e altro, procede il lavoro artistico di Julianos Kattinis, Marisa Settembrini ed Eugenia Serafini sul linguaggio, sulla comunicazione, sui segni, sulle lettere, ove i riferimenti esterni sono la molla che fa scattare la corda-rivoluzione dell’informazione; lo statuto della modernità era fatto su misura per una società in cui era avvenuta quella rivoluzione dell’informazione che ha scosso profondamente le strutture del nostro mondo. I tre artisti italiani procedono sensibilmente attratti sulla linea dei “Novissimi” che sul versante della poesia aprirono gli anni del secondo Novecento, perché novus in latino può significare rivoluzionario, e dunque in linea per chi intende una svolta decisiva dell’arte.   Julianos Kattinis novello Enea disceso dall’Oriente a Roma, dopo aver giocato con gli Dei dell’Olimpo, in quella terra greca che gli ha travasato i geni, Kattinis insegue l’itinerario della fantasia e della memoria attraverso connessioni ideologiche, alfabeti, trame, giochi della mano e della mente, e riscrive con un linguaggio attuale l’ebbrezza arcaica, l’oriente esoterico, il fervore di una manualità tecnica che ha affrontato l’affresco e la grafica, i dipinti egli acquarelli. Culture diverse approdano, quindi, nel suo lavoro artistico, e l’oriente si amalgama all’occidente; del primo si legge il colore e la luce, del secondo tutta la dialettica delle avanguardie europee, con Picasso che ha aperto all’Europa la profonda trasformazione…Dalle dominanti visive che emergono dalle sue opere fuoriesce una vigorosa sintesi, il senso di una personalità convincente, originale e poetica, tutt’altro che cristallizzata. La materia e le forme delle sue immagini sono come prese da improvvise vertigini, e l’organicità della sua morfologia è un universo dilatabile e convulso fino ai più serrati e allucinanti esiti, a una germinazione nel reale, mettendo alle strette fantastico e metafisico, che ormai hanno certificato la personalità di Julianos Kattinis, nello stile delle sue simmetrie. Il gesto pittorico diventa così un atto rituale, un’esperienza liminale che si manifesta quasi in uno stato di trance meditativa.   La rappresentazione dell’infinito messa in piedi da Marisa Settembrini, illustre artista del Brera a Milano, anche nella sequenza della “Rosa” o del “Ritratto di Leopardi” va letta come indagine sulla transitorietà del tempo e delle cose, sul decrescere della rosa e sul suo sfiorire, come pure sul ritratto e il volto del poeta che ne contiene la sua vita Marisa Settembrini vissuta. In questo movimento l’evento artistico della Settembrini si è venuto ad esaurire con l’atto stesso della creazione. Arte non è dunque la pittura eseguita ma l’atto di eseguirla. E se l’arte è eseguire un gesto, il valore artistico sta soprattutto nel gesto stesso, in secondo luogo nel prodotto di quel gesto. Tra i vari gesti simbolici della Settembrini, quello di raccontare e assemblare la tela riassume il concetto di rappresentazione dell’infinito. Questo atto si impone come azione di ricerca e

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Istituto Cinematografico dell’Aquila

Il Cinema come Ponte tra Diritti e Natura: l’Istituto Cinematografico dell’Aquila porta nelle scuole una riflessione su Dignità e Preservazione L’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS presenta alle scuole primarie e secondarie un nuovo percorso di approfondimento dedicato a due date chiave del calendario civile e ambientale. Un doppio appuntamento che punta a sensibilizzare gli studenti su un tema comune e urgente: la tutela della dignità umana e la preservazione degli ecosistemi. A condurre le attività sarà Martina Orlando, docente di Cinema e restauratrice cinematografica, che guiderà gli studenti attraverso un’analisi dei film selezionati, soffermandosi su contenuti, linguaggi e valore educativo delle opere. Un approccio pensato per stimolare una riflessione critica e consapevole sul ruolo del cinema nella lettura del presente. 10 dicembre – Giornata Internazionale dei Diritti Umani La ricorrenza richiama l’attenzione sui principi sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948: ogni persona, senza distinzione, ha diritto a rispetto, libertà e tutela. La visione cinematografica diventa occasione per avvicinare i più giovani alla comprensione concreta di questi valori e delle sfide ancora aperte.   11 dicembre – Giornata Mondiale della Montagna Istituita dall’ONU nel 2002, la giornata punta i riflettori sul ruolo delle montagne come ecosistemi essenziali e riserve d’acqua del pianeta. Attraverso il cinema, gli studenti saranno accompagnati in una riflessione sulla fragilità di questi territori e sulla necessità di conservarli. Con questa iniziativa, l’Istituto Cinematografico dell’Aquila conferma la propria vocazione educativa, proponendo alle scuole un percorso che unisce cultura, attualità e responsabilità ambientale. Si ringrazia per la collaborazione l’Ufficio Scolastico Provinciale dell’Abruzzo, che ha accolto l’iniziativa promuovendola presso le scuole.   Per domani, 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, proponiamo la visione di tre film distinti per fasce d’età in streaming mediante l’utilizzo dei seguenti link:   Per le Scuole Primarie   L’isola degli smemorati di Kim Hyok (2005). Otto bambini naufragano su un’isola popolata da anziani che hanno inspiegabilmente dimenticato l’esistenza dell’infanzia. Trattati come prigionieri e creature senza diritti, i bambini devono lottare per la loro libertà. Con l’aiuto di un mago e dei suoi amici animali, intraprendono una missione per riattivare la memoria degli adulti, insegnando loro i fondamentali diritti all’istruzione e al gioco. L’isola degli smemorati di Kim Hyok https://www.raiplay.it/programmi/lisoladeglismemorati Approfondimento cinematografico https://youtu.be/JKFvZ4NavY4 Per le Scuole Secondarie di Primo Grado Ape regina di Nicola Sorcinelli (2019). Il cortometraggio ha come protagonista Elsa, una giovane donna che vive in un ambiente di forte controllo e rigide aspettative, simboleggiato dal titolo di”Ape Regina”. Elsa si sente isolata e soffocata da questo ruolo, che la priva della sua autonomia e dignità personale. La trama segue il suo intenso e silenzioso tentativo di ribellione. Ape regina di Nicola Sorcinelli https://www.raiplay.it/programmi/aperegina Approfondimento cinematografico https://youtu.be/W5ciMp9GoKg   Per le Scuole Secondarie di Secondo Grado No other land di Basel Adra e Yuval Abraham (2024). Il documentario segue l’attivista palestinese Basel Adra, che per cinque anni filma la distruzione e lo sfollamento della sua comunità, Masafar Yatta, in Cisgiordania. La trama si sviluppa attraverso l’improbabile amicizia con il giornalista israeliano Yuval Abraham. No other land di Basel Adra e Yuval Abraham https://www.raiplay.it/programmi/nootherland Approfondimento cinematografico https://youtu.be/QeUIk2WssNI   Giovedì 11 Dicembre per la Giornata Mondiale della Montagna approfondiremo l’argomento con la visione di tre film, suddivisi per fasce d’età, disponibili in streaming tramite i link dedicati.   Per le Scuole Primarie Giuseppe di Isabelle Favez (2022). Giuseppe è un piccolo porcospino che sogna di poter vedere la neve. Ma quando arriva il freddo, bisogna stare attenti al fantasma dell’inverno! Giuseppe  di Isabelle Favez https://www.raiplay.it/programmi/giuseppefilmanimazione Approfondimento cinematografico https://youtu.be/UTrFQyY-X7o   Per le Scuole Secondarie di Primo Grado La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti (2019). Per ritrovare il figlio Tonio, il re degli Orsi Leonzeo guida il suo popolo giù dalle montagne per invadere la Sicilia e sconfiggere gli uomini. Dopo aver vinto la guerra, gli Orso si stabiliscono tra gli umani, ma l’adattamento alla civiltà porta corruzione e allontanamento dalle loro abitudini semplici. La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti https://www.raiplay.it/programmi/lafamosainvasionedegliorsiinsicilia Approfondimento cinematografico https://youtu.be/FvzlxyBUE2g   Per le Scuole Secondarie di Secondo Grado Monte di Amir Naderi (2016). In un’epoca medievale imprecisata, un uomo di nome Agostino vive con la sua famiglia isolato in montagna, cercando disperatamente di sopravvivere in terre sterili. La luce del sole non raggiunge mai la loro casa a causa di un’imponente montagna che la sovrasta. Deciso a salvare la sua famiglia dalla fame, Agostino intraprende un’ossessiva e quasi impossibile impresa: distruggere con le proprie mani parte della montagna per far filtrare i raggi di sole e riportare la vita. Monte di Amir Naderi https://www.raiplay.it/programmi/monte Approfondimento cinematografico https://youtu.be/PhdQ7s3Lr6M   L’Aquila, 9 Dicembre 2025 Per l’Ufficio Stampa Manuela D’Innocenzo

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Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce

Arriva in libreria il nuovo saggio di Vincenzo Di Michele: Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce Il libro che riapre il caso di uno degli episodi più celebri e meno discussi della storia italiana     ROMA – Arriva in libreria e negli store online il nuovo saggio di Vincenzo Di Michele, Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce, un’opera che si colloca tra le novità editoriali più discusse dell’anno nel panorama della saggistica storica.   Dopo aver pubblicato Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale, dove Vincenzo Di Michele aveva già introdotto la vicenda della liberazione di Mussolini dal Gran Sasso, anticipando l’esistenza di retroscena mai realmente chiariti avvertiva i lettori che quello studio non era concluso. Oggi quell’indagine è arrivata a compimento.   Con questo nuovo libro Di Michele porta a termine un lavoro iniziato nel volume precedente; è il risultato di anni di studio, riletture dei documenti, confronti tra testimonianze e fonti d’archivio. Quella che per decenni è stata raccontata come un’operazione militare “perfetta”, viene sottoposta a una revisione storica.   Nel corso della sua carriera, Vincenzo Di Michele ha pubblicato numerosi saggi, alcuni dei quali hanno suscitato ampio dibattito. Tra i suoi libri: “Io prigioniero in Russia”, oltre 50.000 copie vendute, vincitore di numerosi premi. Il suo stile rimane riconoscibile e profondamente rispettoso dei fatti. Di Michele non riscrive la storia per provocare, ma per restituirle profondità e verità. Quel falso mito della liberazione del Duce   Non tutte le pagine della storia sono state scritte fino in fondo. Alcune, anzi, sembrano intenzionalmente lasciate a metà, lucidate nel tempo fino a diventare mito. È da questa intuizione che nasce il nuovo libro di Vincenzo Di Michele, Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce, un saggio che rimette mano a uno degli eventi simbolo del Novecento italiano.   Il 12 settembre 1943 la propaganda trasformò il salvataggio di Benito Mussolini dal Gran Sasso in una leggenda militare. Un’azione rapida, eroica, spettacolare. Un capolavoro delle forze tedesche. È così che per oltre settant’anni è stato raccontato. Il lavoro dello storico Vincenzo Di Michele sceglie una strada diversa: smontare quella narrazione pezzo dopo pezzo, con documenti, testimonianze, fonti d’archivio e una logica semplice quanto scomoda: guardare dove per troppo tempo non si è voluto guardare.   Il libro ricostruisce le ore, i giorni e le settimane che precedettero la presunta “operazione perfetta”. Emergono contatti, passaggi di informazioni, ambiguità istituzionali, scelte politiche mai chiarite fino in fondo. Vincenzo di Michele non rincorre teorie sensazionalistiche, non forza le conclusioni. Fa qualcosa di più sottile e più potente: lascia parlare i fatti, incrocia versioni, mette a confronto documenti ufficiali e memorie personali. Il risultato è una narrazione tesa, asciutta, che somiglia più a un’inchiesta che a un semplice saggio storico.   Uno dei punti forti del libro è il ridimensionamento della figura di Otto Skorzeny, da sempre dipinto come l’artefice assoluto dell’operazione. Vincenzo Di Michele mostra come il racconto costruito nel dopoguerra abbia gonfiato ruoli, oscurato responsabilità, cancellato nomi. Non per spirito polemico, ma per correttezza storica. Quando la storia diventa leggenda, qualcuno decide sempre cosa va ricordato e cosa va dimenticato. Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale   Come anticipato, questa nuova opera si inserisce nel percorso che l’autore ha intrapreso con il libro pubblicato nel 2024, Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale. In quel volume, Di Michele aveva già messo in discussione decine di episodi rimossi, addolciti o semplificati: la fuga dei criminali di guerra, i silenzi delle istituzioni, le sofferenze civili. Il filo conduttore è evidente. Non è ricerca di scandalo, è ricerca di completezza e presa di coscienza.   Campo Imperatore 1943 è una naturale prosecuzione di quel lavoro. Qui il focus si stringe su un solo evento, ma il metodo resta lo stesso: verificare, confrontare, riaprire archivi, rileggere testimonianze. Il risultato è un libro che non offre risposte facili, ma pone domande difficili. Di quelle che restano in testa. Di quelle che costringono a rileggere la storia con occhi meno indulgenti.   Da un punto di vista stilistico, il volume si distingue per un tono misurato. Niente proclami. Niente attacchi frontali. La scrittura è pulita, lineare, quasi giornalistica. Ogni capitolo costruisce il precedente. Ogni documento apre un dubbio. Ogni testimonianza incrina una certezza. È un libro che non urla, ma insiste. E proprio per questo colpisce.   Chi è Vincenzo Di Michele   Vincenzo Di Michele è una figura atipica nel panorama della saggistica storica italiana. Scrittore, giornalista pubblicista, laureato in Scienze Politiche, lavora da anni sulla memoria e sulla rilettura critica degli eventi del Novecento. Non appartiene alla storiografia accademica tradizionale, e forse proprio per questo riesce a mantenere una libertà di sguardo che si riflette in ogni sua opera. La sua attività si muove tra archivi, testimonianze dirette, documenti dimenticati e fonti spesso trascurate. Il suo lavoro nasce da una convinzione semplice: la storia non è mai definitiva. Può essere riletta, approfondita, corretta. Con Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce firma un’opera destinata a far discutere, ma anche a durare. Un libro che non si consuma in una polemica, ma si deposita, lentamente, come una domanda aperta sulla coscienza storica del Paese.   Contatti Vincenzo Di Michele Sito Web: https://www.vincenzodimichele.it e-mail: [email protected]   Optimamente Srl (diffusione comunicati stampa e media relations) https://optimamente.net Fonte: Goffredo Palmerini

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Novità librarie

  “Domani sarà tardi” di Luigi Contu Un romanzo che si dipana nei mesi cruciali del crollo del regime fascista   “Domani sarà tardi” di Luigi Contu, (editrice Ritagli Solferino, Milano 2025), è un romanzo in cui la vicenda privata del protagonista è strettamente intrecciata, anzi fortemente condizionata, dalla vicenda più generale dell’Italia. Il protagonista si racconta in un diario che narra le vicende dei mesi cruciali del crollo del regime. Il diario, ritrovato da un pronipote omonimo, diventa un romanzo liberamente ispirato alle terribili vicende di quei mesi di fuoco. Da ex dirigente nazionale dell’ANPI, concordo con l’autore, “chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo, chi non conserva la memoria non può avere un futuro” (p.230).   Siamo nell’aprile del 1945, nella val Brembana, all’epilogo della guerra di liberazione dal fascismo e dall’occupazione straniera. La Repubblica di Salò è agli sgoccioli, anche se il protagonista Luigi Contu non se ne rende pienamente conto. Luigi dirige un importante ufficio del Ministero dell’Agricoltura della Repubblica di Salò, ma è stato anche se per breve tempo deputato al Parlamento e sottosegretario alle Corporazioni. Ha partecipato alla Marcia su Roma. È un fascista convinto, ma alieno dalla violenza e dall’intolleranza. Non ha approvato l’omicidio Matteotti, rivendicato dallo stesso Mussolini; non gli piace il nazismo paganeggiante; ha partecipato alla guerra sul fronte orientale in Unione sovietica. Rientrato in Italia al Ministero, al momento della nascita della Repubblica di Salò, si è schierato con Mussolini per patriottismo e fedeltà al fascismo, nonostante vari dubbi derivanti dalle vicende della guerra, con i suoi lutti e devastazioni.   Luigi ha una fidanzata lontana, Virette, anche se il loro amore attraversa una fase difficile perché la donna, di famiglia antifascista, non approva la perdurante sordità di Luigi a rendersi conto della brutalità del fascismo e della guerra disastrosa provocata. La situazione precipita, gli alleati e i partigiani avanzano, i fascisti compiono gli ultimi efferati eccidi. Luigi è circondato, senza saperlo, da amici e collaboratori antifascisti: il parroco Gianni, che si prodiga per pacificare gli animi ed evitare inutili violenze ora che la situazione sta precipitando; il giovane autista Gregorio e Falcetta, un impiegato che pure si presenta come fascista accanito e intollerante.   Allorché la Lombardia viene liberata e Mussolini giustiziato, gli antifascisti assumono il potere. Luigi viene arrestato e sottoposto ad una sorta di processo popolare. Se il parroco Gianni, Gregorio e Manuela testimoniano sulla correttezza e mitezza di Contu, sarà Falcetta ad accusarlo di aver firmato una appendice alla “Dottrina della razza” scritta da Mussolini. Questa rivelazione aggrava fortemente la posizione di Luigi. La sentenza è prevista per la mattina seguente e potrebbe essere impietosa, ma nel corso della notte il parroco Gianni e Gregorio fanno evadere Luigi, che dopo varie peripezie potrà tornare a Roma e abbracciare il fratello Raffaele e la sua famiglia. Potrà tornare anche uomo libero grazie all’amnistia emessa del Guardasigilli Palmiro Togliatti: “La Repubblica, sorta dall’aspirazione del rinnovamento della vita nazionale, non può non dare soddisfazione a questa necessità, presentandosi come il regime della pacificazione e riconciliazione di tutti i buoni italiani”. Insomma un fascista “buono” salvato da due partigiani e amnistiato da un ministro comunista.   Nel romanzo risaltano le figure femminili: Antonia, vedova di un antifascista che ospita Luigi; la giovane partigiana Anna, che legge il diario di Luigi, e ne riconosce la natura pacifica; Manuela, sua collaboratrice che non esita a testimoniare a suo favore; e Virette, capace di far prevalere l’amore sugli eventi politici e le pressioni familiari. Luigi impersona quei tanti italiani che credettero nel fascismo anche se non ne assecondarono il carattere violento e che tardarono a fare i conti con esso. Tuttavia, ci ricorda l’autore che “l’Italia a ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo non è ancora riuscita a chiudere definitivamente i conti con il proprio passato” (p.232)   Il romanzo di Contu è molto efficace nel descrivere il travaglio del protagonista stretto tra una malintesa fedeltà agli ideali giovanili, l’incalzare degli avvenimenti tragici della guerra che pongono nuovi angoscianti interrogativi, un amore intenso alla prova delle vicende belliche, il dover fare i conti, come dice il protagonista, con gli arroganti e i falsi. Tuttavia, anche quando sembra che “pietà l’è morta”, può affermarsi la fiammella dell’umanità e schiudersi finalmente l’alba della libertà.     Giovanni Battafarano   Fonte: G.Palmerini

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Gran Galà del 53° Anniversario del Castellammare del Golfo Social Club USA – Brooklyn

Intrecciando Fili Oltre l’Atlantico: Il Castellammare del Golfo Social Club USA – Brooklyn Celebra 53 Anni di Eredità e Umanità Di Jennifer Adriana LaDelfa     Sotto i maestosi lampadari di Russo’s on the Bay, oltre 330 ospiti si sono riuniti per il Gran Galà del 53° Anniversario del Castellammare del Golfo Social Club USA – Brooklyn, domenica 9 novembre 2025. Ciò che si è svolto è stato un mosaico vivente di memoria, migrazione e umanità condivisa, con ogni persona come un filo in un intreccio in continua espansione che collega Brooklyn alle coste mediterranee della Sicilia. Guidato dal Presidente Antonino Barrone, l’anniversario ha celebrato l’eredità, l’amore e il legame duraturo tra Castellammare del Golfo e la sua comunità americana, un legame rafforzato dalla tradizione, dalla memoria condivisa e da un impegno collettivo a mantenere viva l’eredità siciliana a New York. La celebrazione pomeridiana ha visto l’intrattenimento di DJ RSE, una lotteria con due biglietti aerei e un programma che ha riconosciuto individui eccezionali per il loro servizio alla comunità. L’Italian Heritage and Culture Committee of New York (IHCC-NY), l’organizzazione responsabile di aver istituito il Mese della Cultura Italiana a New York 49 anni fa, ha presentato il suo poster commemorativo al Sindaco e ai VIP. La FIAO IL Centro ha assegnato borse di studio a due studenti meritevoli e gli uffici del deputato Colton e della consigliera Zhuang hanno riconosciuto i contributi del club con Proclami. Il Sindaco Giuseppe Fausto, in visita da Castellammare del Golfo per il terzo anno consecutivo, ha riflettuto sul ponte vivente tra Sicilia e New York. “La mia missione è iniziata ancor prima della mia elezione a sindaco,” ha detto in esclusiva a La Media New York. “Ho sempre desiderato stabilire un legame forte con la straordinaria comunità castellammarese qui negli Stati Uniti. Ogni visita approfondisce questa connessione.” Il Sindaco Fausto ha raccontato i giorni intensi trascorsi negli Stati Uniti. È stato un “onore incontrare la comunità di Boston grazie a Michael Colomba, un prezioso nativo di Castellammare che vive qui negli Stati Uniti da decenni. Ho anche partecipato alla presentazione del libro di Nino Provenzano, il nostro apprezzatissimo poeta che vive anche lui qui negli Stati Uniti da molti anni.” Durante il suo discorso, il Sindaco Fausto ha parlato con calore dell’ospitalità che ha ricevuto: “Ogni volta che vengo qui, provo le stesse emozioni: affetto, orgoglio, gratitudine.” La sua voce risuonava nella sala da ballo in italiano: “Un abbraccio affettuoso dell’intera comunità Castellammarese. Siete ambasciatori della nostra storia, della nostra cultura e dei nostri valori nel mondo. Con riconoscenza e stima, grazie.” Il Sindaco Fausto ha ricordato il consiglio della sua defunta zia, che una volta gli disse di partecipare al Dinner Dance invece che al Columbus Day: “Mi disse: ‘Vai al Dinner Dance, perché gli immigrati tengono a quella sera. La aspettano tutto l’anno.’ Aveva ragione. Stasera vedo così tanti volti pieni di gioia, e sono commosso.” Insieme al sindaco dalla Sicilia c’era Rosaria Vitale, Presidente di Kernos, un’associazione culturale siciliana dedicata alla ricerca e alla promozione territoriale. Era accompagnata dal marito, Nicola Tamburello. In esclusiva per La Media New York ha spiegato: “Studiamo e condividiamo la storia di Castellammare del Golfo, non solo con i turisti, ma con gli stessi castellammaresi. Essendo qui, non mi sono sentita in America. Mi sono sentita a Castellammare del Golfo, tra amici che portano la nostra identità con amore e orgoglio.” Ha concluso con passione: “La nostra fantastica storia inizia da Segesta, dalla classica Segesta, la città fu costruita dagli Elimi, e continuiamo a promuovere la nostra storia fino ad oggi. Questo è ciò che è importante: far conoscere sempre Castellammare del Golfo, un vero gioiello nel Mediterraneo.” Tra gli ospiti illustri, il Deputato Bill Colton di Brooklyn ha riflettuto sulle esperienze condivise dalle famiglie immigrate che continuano a definire il mosaico di New York. “Brooklyn è un distretto di immigrati,” ha detto Colton in esclusiva a La Media New York. Parlando dell’interconnessione tra le culture all’interno della comunità di Brooklyn, ha espresso le somiglianze tra italiani e cinesi, condividendo che sono “due mondi diversi uniti dalla famiglia e dal cibo. Ciò che mi colpisce è come i valori siano gli stessi: fede, lavoro e famiglia. Sia che io sia in un club sociale cinese o in uno italiano, vedo le stesse tradizioni, la comunità, il rispetto per gli anziani e il desiderio di una vita migliore per i nostri figli. Quando si uniscono tutte queste culture – italiana, cinese, irlandese, russa, spagnola – e si lavora insieme, non c’è limite a ciò che possiamo realizzare. Questa è la bellezza di New York.” Accanto a lui, Joyce Xie, in rappresentanza della Consigliera Susan Zhang del Distretto 43 di Brooklyn, ha fatto eco al suo sentimento: “Le nostre comunità possono parlare lingue diverse, ma i nostri cuori battono allo stesso modo. Come famiglie immigrate, lavoriamo sodo affinché la prossima generazione possa avere un futuro migliore. La famiglia e la fede guidano il successo, e stasera celebriamo questi valori insieme.” Ha aggiunto: “Essendo qui, vedo quanto le nostre culture si rispecchino l’una nell’altra, l’importanza del rispetto, del duro lavoro e dell’istruzione. È così che costruiamo ponti tra le generazioni e tra le comunità.” Nel corso dei suoi 53 anni, il Castellammare del Golfo Social Club ha fatto più che ospitare incontri, ha tessuto una stirpe vivente di umanità. È la prova che l’identità non è confinata alla geografia ma è portata nel cuore, sulla tavola e negli abbracci. È stato il luogo di nascita di molte organizzazioni, inclusa la Federation of Italian American Organizations of Brooklyn (FIAO), nota oggi come IL Centro. Premi di distinzione sono stati assegnati a leader della comunità, tra cui Jack Spatola, Uomo dell’Anno, e Nancy Sottile, Premio Umanitario, per i loro decenni di lavoro al servizio della comunità italiana di Brooklyn presso la FIAO e per l’istituzione del centro comunitario presso IL Centro. Salvatore Bosco, tra i premiati, ha ricevuto il Premio Servizio, il cui lavoro esemplifica la dedizione nella comunità

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Blue Brass, con jam session

RISPLENDE IL RIDOTTO DELLO SPASIMO La Fondazione The Brass Group inaugura La Casa del Jazz palermitana, nota anche come Blue Brass, con jam session riservate ai giovani talenti.      Palermo, 2025 La Fondazione The Brass Group annuncia la riapertura del Blue Brass – Ridotto dello Spasimo, luogo storico della musica jazz e simbolo della rinascita culturale della città. L’11 e 12 novembre segnano l’inaugurazione della nuova stagione con due serate dedicate alla musica dal vivo e alle Jam Sessions a tema, che coinvolgeranno giovani talenti e musicisti affermati in un dialogo aperto e creativo. La riapertura è coordinata da Vito Giordano e Fabio Lannino, con la collaborazione di Lucy Garsia, nell’ambito della programmazione culturale della Fondazione The Brass Group. Il Blue Brass, spazio che da sempre rappresenta un punto di riferimento per la scena jazz siciliana, rinnova la sua vocazione originaria: essere casa del jazz, luogo d’incontro, formazione e crescita artistica. La programmazione proseguirà tutti i martedì e mercoledì del mese, con un concerto il martedì (biglietto d’ingresso € 10,00 più diritto di prevendita) e una jam session strutturata ed educativa il mercoledì, ad ingresso libero, sotto la supervisione di Vito Giordano, che si avvarrà della collaborazione di Tommaso Lannino per la valorizzazione e il coinvolgimento delle nuove leve. Il calendario offrirà al pubblico un ricco percorso di concerti, collaborazioni e incontri tra giovani talenti e artisti di esperienza internazionale, confermando il ruolo del Blue Brass come laboratorio creativo e spazio di formazione viva. Dalle radici del Brass Group, nato nel 1974, al futuro che suona oggi, il club torna a rappresentare la continuità di una storia che ha visto esibirsi giganti come Chet Baker, Dexter Gordon e Charles Mingus, accanto a giovani musicisti destinati a diventare protagonisti della scena internazionale. Da quando la Fondazione ha sede allo Spasimo, il Brass Group ha contribuito in modo determinante al recupero sociale e culturale del centro storico di Palermo, restituendo alla città uno spazio di musica, incontro e partecipazione. Il progetto si inserisce nel percorso di continuità e innovazione che caratterizza da sempre la missione della Fondazione: promuovere la cultura del jazz, sostenere i giovani talenti e valorizzare la bellezza di uno dei luoghi più suggestivi della città, sede storica della Fondazione Brass , un faro acceso già in tempi bui ,  in cui serviva dare segnali di riscoperta del centro storico di Palermo : ebbene il Brass è stato faro e vessillo della cultura del coinvolgimento di un territorio cittadino negato . I prossimi appuntamenti: 18 novembre A tribute to Chick Corea 19 novembre Blue Brass Jam 25 novembre Palco Rosso – Le Donne non si toccano 26 novembre Blue Brass Jam 2 dicembre Filosto e Friends 3 dicembre Blue Brass Jam 9 dicembre Vito Giordano e Carmen Avellone quintet 10 dicembre Blue Brass Jam 16 dicembre Big Papa & Kids feat Antonella Schiró 17 dicembre Blue Brass Jam Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, [email protected], www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.    Rosanna Minafò addetto stampa Orchestra Jazz Siciliana – Fondazione The Brass Group.  

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   Comunicato Stampa Assotelecomunicazioni

                                          TLC, LEGGE DI BILANCIO; ASSTEL: FONDAMENTALE  IL RIFINANZIAMENTO DEL CONTRATTO DI ESPANSIONE   Roma, 5 novembre 2025   “La rapida trasformazione in atto della filiera TLC richiede l’implementazione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, il rafforzamento e l’ampliamento delle competenze delle persone, il coinvolgimento dei giovani in un’ottica di ricambio generazionale. Sono queste le sfide che ci vedono fortemente impegnati.   Per questo, a nostro avviso, è necessario poter disporre di strumenti come il Contratto di Espansione che in questi anni ha dimostrato la sua capacità di accompagnare l’evoluzione del lavoro non solo nella Filiera TLC ma anche in altri comparti produttivi rappresentando uno strumento utile per accompagnare le azioni di formazione, riqualificazione e riorganizzazione rese necessarie dai processi innovazione tecnologica e di trasformazione.   Sarebbe quindi determinante che nel percorso legislativo per l’approvazione della prossima Legge di Bilancio, si trovi la giusta attenzione che consenta il rifinanziamento del Contratto di Espansione in ragione della sua capacità di favorire i necessari percorsi di aggiornamento delle competenze dei lavoratori e il ricambio generazionale in coerenza con il processo di trasformazione digitale delle imprese”.   Così, in una nota, Asstel-Assotelecomunicazioni.  

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XIX edizione del Premio Nazionale delle Arti (PNA)

PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI XIX^EDIZIONE SEZIONE STRUMENTI A PERCUSSIONE  CONCERTO DEI FINALISTI 31 OTTOBRE ORE 20.00 – SALA FERRARA Ingresso libero sino ad esaurimento posti   a   a Il Conservatorio di Musica “Alessandro Scarlatti” di Palermo ospiterà, dal 28 al 31 ottobre 2025, la XIX edizione del Premio Nazionale delle Arti (PNA) per la sezione Strumenti a Percussione, prestigiosa manifestazione promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). L’evento, che rappresenta uno dei momenti più significativi nel panorama della formazione musicale italiana, vedrà la partecipazione di studenti provenienti dai Conservatori di tutta Italia, impegnati in una competizione di alto livello tecnico e artistico. Le giornate di selezione, curate dai docenti della Classe di Strumenti a Percussione del Conservatorio Scarlatti, Fulvia Ricevuto e Andrea Muratore, si svolgeranno presso le sedi del Conservatorio di Palermo. La finale è in programma il 31 ottobre 2025 nella Sala Ferrara. Tra i componenti della commissione giudicatrice tre percussionisti di fama internazionale, il M° Jayu Jin, M° Juanjo Guillem ed il M° Peter Prommel, che valuteranno le prove degli studenti provenienti dai Conservatori italiani, garantendo un confronto di eccellenza e un giudizio di alto profilo artistico e didattico. Il Premio Nazionale delle Arti, istituito dal MUR, intende valorizzare le eccellenze artistiche e promuovere la qualità della formazione nei Conservatori e negli Istituti Superiori di Studi Musicali italiani. Ogni edizione è dedicata a una o più sezioni strumentali o artistiche, offrendo ai giovani interpreti l’opportunità di esibirsi in contesti di rilievo nazionale e di confrontarsi con docenti, maestri e compositori di fama internazionale. Per l’edizione 2025, l’organizzazione è curata dal Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, che da anni si distingue per la qualità della propria offerta formativa e per la promozione della musica contemporanea e della ricerca artistica. Sulla iniziativa interviene il Direttore del Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo, M° Mauro Visconti, “Siamo grati ai dirigenti del MUR per aver scelto il Conservatorio di Palermo quale sede per lo svolgimento di questo importante premio. Tanti talentuosi studenti, provenienti dai Conservatori italiani, si ritroveranno per affrontare, con la serenità che non deve mai mancare, questa esperienza di condivisione e confronto. Ai colleghi Fulvia Ricevuto e Andrea Muratore, docenti delle classi di Strumenti a Percussione, esprimiamo gratitudine per l’insostituibile collaborazione e, soprattutto, per l’attività ordinaria che rappresenta motivo di vanto per tutto il Conservatorio.” Finalisti Premio Nazionali delle Arti: Categoria Solisti – Di Stefano Francesco (“Alessandro Scarlatti” Conservatory from Palermo, Sicily) Programma J.S. Bach, Suite per liuto in mi minore BWV 996 (trascrizione per marimba) – Piras Luca (“Giovanni Pierluigi da Palestina” Conservatory from Cagliari, Sardinia) Programma Miki, Time; Gerassimez, Asventuras; Friedman, Texas Hoedown; Carter, Caries da Eight Pieces for Four Timpani. – Plantamura Clara (“Niccolò Piccinni” Conservatory from Bari, Puglia) Programma Walund, Hard-boiled Capitalism and the day MR. Friedman Noticed Google is a Verb; Zotlan Marjan, “Niflheim”; Zitazume, “Side by side”. Finalisti Premio Nazionali delle Arti: Categoria Ensemble – Marino Salvatore Mario (“Alessandro Scarlatti Conservatory from Palermo, Sicily) Programma J.L. Adams, Deep and Distant Thunder Del Corno, Dogma #4 – Potenza Michele (“Stanislao Giacomantonio from Cosenza, Calabria) Programma Trevino, Seesaw Kosinski, Song and Dance.   Rosanna Minafò addetto stampa Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo

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Palmerini – Repotage dagli States

REPORTAGE DAGLI STATES: LE GIORNATE A NEW YORK E QUELLE IN TEXAS Racconto di viaggio di un gruppo di studenti universitari dell’Aquila e del loro parroco don Federico   di Goffredo Palmerini                     L’AQUILA – Settembre, andiamo, è tempo di migrare! Siamo infatti andati dall’Aquila, da dove iniziava il Tratturo Magno, ma non verso il Tavoliere pugliese dove per secoli hanno migrato i nostri pastori e le loro greggi percorrendo “un erbal fiume silente”, come l’immaginifica creatività di D’Annunzio poetava. Siamo andati invece in America, trasvolando l’oceano, in una migrazione di appena due settimane (dal 10 al 24 settembre), non certo come di quelle sui bastimenti che tanti italiani hanno affrontato nella Grande Emigrazione, ma con un comodo volo di 9 ore da Roma a New York. Undici studenti universitari aquilani e fuori sede, un gruppo simbolico in rappresentanza dei tanti giovani che frequentano la Parrocchia Universitaria “San Giuseppe Artigiano” dell’Aquila, insieme alla loro guida spirituale, il parroco don Federico Palmerini, hanno voluto fare questa esperienza per conoscere direttamente il fenomeno migratorio riguardante una tra le rotte più seguite dalla nostra emigrazione, dopo quelle del Brasile e dell’Argentina, appunto gli Stati Uniti, dove le varie generazioni degli emigrati italiani con gli italo-discendenti costituiscono oggi una cospicua comunità di oltre 18 milioni di oriundi. Una comunità che dopo le sofferenze ed i pregiudizi patiti all’inizio delle due ondate migratorie nei due secoli precedenti ha saputo riscattarsi ed affermarsi in tutti i campi, conquistando stima e prestigio, insieme al rispetto della società americana. Traguardi di successo, costati prove durissime alle generazioni precedenti, che oggi sono talmente evidenti da trovare consacrazione, come tra alcuni giorni accadrà, negli eventi del Columbus Day, in tutti gli States ma soprattutto a New York, nella celebre Parata sulla Quinta Avenue, dove ogni anno si palesa la più grande manifestazione dell’orgoglio italiano in America.   La missione negli Stati Uniti del gruppo universitario dell’Aquila si è dispiegata in 6 giorni nella Grande Mela e gli altri 8 in Texas. Gli undici studenti universitari (Matteo, dell’Aquila; Matteo, Mattia, Giuseppe e Corrado di Vasto; ⁠Monica di Montesilvano; ⁠Cornelia di Pordenone; ⁠Mattia, Luca e Margherita di Torino; ⁠Giacomo di Chieti) e il loro parroco don Federico hanno chiesto a chi scrive di accompagnarli, almeno a New York, anche per promuovere e organizzare qualche incontro significativo che li avvicinasse al tema dell’emigrazione. Ho accettato di buon grado, anticipando questa volta a settembre l’annuale visita d’ottobre a New York o in altre città degli States, perché mese celebrativo della cultura italiana. Siamo così partiti ed arrivati quasi alla stessa ora, loro con un volo Delta, chi scrive con ITA. Questo reportage esce alcuni giorni dopo il loro rientro, giusto il tempo di raccogliere appunti del viaggio e le loro emozioni, se possono interessare qualche lettore. La prima settimana a New York la racconto in prima persona, avendola vissuta quasi del tutto insieme al gruppo. Il 15 settembre, mentre loro volavano a Houston, chi scrive rientrava in Italia per un impegno culturale a Gorizia, dove il 19 settembre si sarebbe tenuto il Premio internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo”. La settimana in Texas è invece il racconto “de relato”, attraverso le annotazioni e le esperienze vissute dal gruppo, riportate a mo’ di diario di viaggio da don Federico. Ecco dunque, giorno per giorno, il racconto della missione in America.   Mercoledì 10 settembre, intorno alle 14 l’arrivo al JFK Airport. Grande fila agli sportelli dell’immigrazione, un’ora e mezza per le pratiche d’ingresso. Il gruppo dei dodici vanno in metro verso il loro alloggio, a East Harlem, presso il convento Our Lady of Mount Carmel, una buona sistemazione, trovata dopo diversi altri tentativi grazie alla segnalazione di don Luigi Portarulo, uno dei sacerdoti della Cattedrale di St. Patrick. Per chi scrive è stato meno agevole l’arrivo al 145W della 55^ Strada, per via dei lavori in corso sull’autostrada d’accesso all’aeroporto, due ore abbondanti di taxi. All’arrivo l’abbraccio di Piero Picozzi, mio ospite e fraterno amico, con il quale condivido l’amicizia affettuosa verso Mario Fratti, il grande drammaturgo d’origine aquilana scomparso due anni fa, ed ora la custodia della sua memoria. Piero mi ha aspettato sulla porta fino al mio arrivo, rinviando un appuntamento di lavoro, segno di premura e di amicizia davvero commendevole che mi commuove. Mi dà le chiavi della casa e va al suo appuntamento. Lascio in casa il mio bagaglio e subito approfitto per una passeggiata rilassante tra il verde e l’ombra del Central Park, animato come sempre di varia umanità. Ristora camminare per il parco, il cuore verde di New York che ti fa subito immergere nell’atmosfera della città e delle sue innumerevoli stimolazioni.   Giovedì 11 settembre. Nella mattinata il gruppo dei dodici sceglie la suggestiva passeggiata sull’High Line, la vecchia ferrovia di New York diventata un parco lineare sopraelevato che si snoda per circa tre chilometri tra il Meatpacking District, Chelsea e l’Hudson Yards, un’attrazione unica per aree verdi e scorci panoramici sulla città. Nel pomeriggio, alle 14:30, l’incontro con Domenico Accili, medico endocrinologo, professore ordinario della Columbia University. Lo avevo concordato con lui più di due mesi fa, in ragione dei suoi molteplici suoi impegni. Arriviamo con qualche minuto d’anticipo al Centro di ricerca dove ci aspetta. Il prof. Accili, aquilano d’origine – per essere amico di famiglia lo chiamo confidenzialmente Mimmo – ci accoglie con grande cordialità. In una sala riunioni ha fatto preparare per noi un buffet di dolci, caffè e bevande. Poi, chiesto ai giovani città d’origine e le facoltà dove seguono gli studi a L’Aquila, Mimmo ci racconta la sua storia professionale e la sua particolare “emigrazione” negli Stati Uniti. Laureato all’Università Cattolica di Roma, ha seguito presso il Policlinico Gemelli la formazione in Medicina interna. Venuto negli Stati Uniti con una borsa di studio Fogarty presso l’Istituto nazionale del diabete e delle malattie renali digestive di Bethesda, nel Maryland, è diventato direttore della Sezione Genetica e azione ormonale del prestigioso National Institutes of Health.

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Il beato Angelo da Furci

Lo spirito dottrinale, liturgico e pastorale dell’agostiniano abruzzese precorse di sette secoli le statuizioni del Concilio Vaticano II voluto da Papa Giovanni XXIII   di Gabriella Izzi Benedetti *     In un’epoca come l’attuale dal clima contraddittorio, tra rifiuto, o scetticismo, verso la spiritualità, l’etica, la cultura e contraddistinto, di contro, dall’esigenza del recupero di una visione alta di valori morali, formativi, rinnovamento sociale, capita che figure percepite come icone racchiuse in lontananze inconciliabili con l’humus corrente, si rivelino in tutta la loro attualità e acquisiscano valore propedeutico. A questo esercito di remoti e lungimiranti personaggi appartiene il beato Angelo da Furci che da tempo avrebbe dovuto accedere a un’intestazione di santità e con essa a un carisma diverso nell’approccio ideale con i fedeli. Nei secoli, dai più remoti, la storia è in buona parte fatta non da eserciti, rivendicazioni territoriali e simili, ma da proposte innovatrici che appartengono a scienziati, filosofi, filantropi, insomma uomini di pensiero e di apertura umana, la cui luce di conoscenza e di generosa partecipazione sociale illumina il cammino altrui; evolve, raffina, sensibilizza; in sostanza produce uno sviluppo che si riversa in ambiti i più disparati.       Angelo (1257- 1327), eremitano dell’Ordine di S. Agostino, vive in un periodo che, in quanto a turbolenza, conflittualità dottrinali, politiche e sociali, non ha niente da invidiare alla nostra epoca. Tempi difficili per la Chiesa e l’Impero, ostili fra loro a danno, come sempre, del consorzio civile. Superato il così fortemente temuto anno Mille, la società sembra recuperare vitalità, concentrarsi su questioni che, trascendenti o immanenti che siano, vengono vissute come esigenze collettive di recupero della normalità di vita e voglia di progresso. I Movimenti spiritualisti invocano a gran voce il ritorno alla Chiesa delle origini, alla sua spiritualità scevra da profitti e compromessi. Lo scontro fra papato e impero, pur fortissimo, si avvia ad accordi specie per le Investiture, con il concordato di Worms nel 1122. Ma non si placano le lotte per le autonomie che vedono i Comuni contro l’Impero o la Chiesa. Il discorso è lungo ed esula dal nostro discorso. Tra le opportunità storicamente rilevanti che il nuovo millennio propone, si colloca l’aspirazione al sapere, l’attuazione di centri di culturali. Tra l’XI e il XIII secolo sorgono Studi o Università, poiché l’esigenza di sganciarsi dal controllo, spesso egemonia, dell’Impero e della Chiesa, è fortemente sentito; un apparato più ampio e libero dell’apprendimento delle scienze filosofico-teologiche, del diritto romano in specie ma non solo, della scienza medica. Una ventata d’autonomia spira dalle più antiche Università: Bologna e in seguito Padova specializzate in Diritto Romano, Salerno e Montpellier in scienze mediche, Parigi in studi teologici e filosofici, dove Domenicani e Francescani sviluppano una struttura culturale nuova, la Scolastica, una filosofia a disposizione della Teologia. Ma anche gli Agostiniani hanno a Parigi ottimi maestri. C’è da aggiungere che questi Ordini sorgono non a caso in quel clima riformista del 1200, e così ha il suo recupero anche l’ordine Agostiniano fondato da Agostino vescovo di Ippona nel V secolo; poiché dopo la morte di lui per mano dei Vandali, nel 430, l’Ordine si era andato disperdendo, mentre non era venuto meno lo studio del pensiero di Agostino, collocato tra i più grandi Dottori della Chiesa; fondamentale nella storia del Cristianesimo, col superamento del conflitto fra ragione e fede; fede che non è una barriera al di là della quale la ragione non possa procedere, poiché di fatto è lo stimolo intrinseco alla ricerca razionale. Il concetto di Trinità (Essere, Verità, Amore), le tematiche del bene e del male, del libero arbitrio, la misura del tempo e dell’anima e tanto ancora, sono straordinarie intuizioni che rendono Agostino tra i più affascinanti filosofi -teologi di tutti i tempi. Angelo nasce in un piccolo centro dell’entroterra abruzzese, Furci, da genitori possidenti i cui nomi di battesimo Adalipto e Albazia denotano provenienza gentilizia; persone di grande religiosità e amore per il prossimo. La nascita di Angelo completa una unione che pareva sterile. E poiché fin da bambino dimostra intelligenza non comune e voglia di conoscenza, avrà i primi rudimenti del sapere nel vicino Convento di Cornoclano, per completarli presso il Convento degli Agostiniani in Vasto. Il giovane frate eccelle talmente che si decide di inviarlo, dopo cinque anni di studio, alla Sorbona, l’Università di Parigi. Anche in questo contesto Angelo emerge per profondità di pensiero e personali doti umane; il grande studioso Egidio Colonna Romano, che copre la cattedra di Sacra Teologia lo associa quale assistente. L’autorità dottrinale di S. Agostino si sviluppa dal Medioevo con varie formulazioni di studiosi del suo pensiero.  Tra i più importanti S. Bonaventura che vede in Agostino l’unica alternativa e il correttivo critico dell’aristotelismo; costituendo una sintesi speculativa sulla base delle tesi agostiniane, dall’illuminazione, al principio di interiorità, al forte rilievo cristologico. Una linea di pensiero che verrà sviluppata anche dalla Scolastica francescana; Egidio Romano Maestro di Angelo ne è seguace e sulla stessa linea si pone Angelo da Furci. Il precetto di S. Agostino, fede, ragione e vita, forma anche nel Beato Angelo un tutt’uno. Sicché è difficile separare l’uomo di fede dall’uomo di cultura o della realtà del vivere. L’essere umano è visto nella sua globalità e nelle scelte operative, senza scontri: uomo di profonda religiosità e insieme un uomo di cultura, sconfessa la convinzione che la scienza sia sempre all’opposto della fede. “Conosco per credere e credo per conoscere” scrive S. Agostino. La spiritualità agostiniana non è fuga dal mondo, ma partecipazione ed elevazione della realtà che contraddistingue l’uomo. Una spiritualità che si basa essenzialmente sulla libertà rivelata dalla Sacra Scrittura e dalla Parola di Dio. La fama di Angelo cresce. Le sue omelie attraggono grandi folle. Gli scritti sono straordinari, riferiscono le cronache, ma oggi, eccetto poche testimonianze, introvabili, per esempio I Sermoni. Lette e commentate a distanza di molti anni dalla sua morte, sono andate poi disperse. Si spera sempre che da qualche archivio conventuale, un giorno o l’altro qualcosa riemerga. Ormai Dottore in Teologia, dopo cinque

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