Nove anni fa Gastone Moschin passava a miglior vita

“Amici miei” docet… Ricordo dell’eclettico attore Gastone Moschin, a 9 anni dal suo decesso   San Giovanni Lupatoto (Verona) – Non ha smosso particolari rievocazioni ufficiali, nemmeno dove venne al mondo, la nona, mesta ricorrenza della scomparsa di Gastone Moschin (San Giovanni Lupatoto, Verona, 8 giugno 1929 – Ospedale Santa Maria di Terni, 4 settembre 2017), a parte quelle di comunità online e piattaforme social specifiche relative a titoli al top della sua copiosa filmografia. Il versatile attore cinematografico è passato attraverso vari generi ed interpretazioni, dallo spaghetti-western al poliziottesco, dal drammatico al comico, con vasti affondi nella commedia all’italiana ed in teatro, televisione e prosa radiofonica Rai, alternando egregiamente leggero, tragedia, classici e contemporanei, saltuariamente doppiatore. Con sconfinamento perfino nel fotoromanzo, “Il re si diverte (Rigoletto)”, (“I romanzi di Sogno”, n. 225, 1° aprile 1966). Deceduto in terapia intensiva per l’aggravarsi d’una cardiopatia cronica, il suo funerale è stato officiato il 6 settembre 2017 nel santuario della Madonna del Ponte a Narni Scalo (Terni), con susseguente cremazione a Viterbo.   L’architetto Melandri nella trilogia di “Amici miei”   Moschin fu l’indimenticabile componente della sgangherata compagine dalle zingarate goliardiche della trilogia di “Amici miei” (la prima pellicola del 1975, sotto la regia di Mario Monicelli, la seconda del 1982, “Amici miei – Atto II°” ancora diretta da Monicelli e la terza  del 1985 “Amici miei – Atto III°” firmata da Nanni Loi). Con lui nei panni dello scapolo, romantico e sognatore, architetto Rambaldo Melandri, personaggio chiave assieme al conte Raffaello Mascetti, al giornalista Giorgio Perozzi, al professor Alfeo Sassaroli ed al barista Guido Necchi (interpretati rispettivamente da Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e, nel primo film, da Duilio Del Prete e, negli altri due, da Renzo Montagnani). Incisive (tra molte altre) furono le parti del capo fascista Carmine Passante in “Gli anni Ruggenti”, regia di Luigi Zampa (1962); di Adolf, il tedesco in “Sette uomini d’oro”, regia di Mario Vicario (1965); del ragionier Osvaldo Bisigato in “Signore & signori”, regia di Pietro Germi (1966); di Mariotti, delegato di polizia in “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa”, regia di Marcello Fondato (1970); di Ugo Piazza in “Milano calibro 9”, regia di Fernando Di Leo (1972); di Don Camillo in “Don Camillo e i giovani d’oggi”, regia di Mario Camerini (1972); dell’on. Filippo Turati in “Il delitto Matteotti”, regia di Florestano Vancini (1973); di Edmondo Castorini in “Paolo il caldo”, regia di Marco Vicario (1973); di Don Fanucci in “Il padrino – Parte II (The Godfather Part II), regia di Francis Ford Coppola (1974); del dottor Trigona in “Una spina nel cuore”, regia di Alberto Lattuada (1986); di Carlo Tofani Geko da anziano nello scomodo ed intrusivo “Porzûs”, regia di Renzo Martinelli (1997). I genitori di Gastone furono Giuseppe ed Amalia Baschera che, con il figlio di 7 anni, si trasferirono a Milano per motivi di lavoro del padre. La famiglia fece ritorno a San Giovanni Lupatoto nel corso del secondo conflitto mondiale per poi rientrare nel capoluogo meneghino dove il giovane si diplomò geometra e s’impiegò in banca.   Gli esordi cinematografici, televisivi e teatrali   L’ambizione a recitare lo deviò a Roma, alla frequenza dell’Accademia d‘arte drammatica in cui si diplomò nel 1955. Nello stesso anno, stando alla filmografia accreditata, fece parte del cast de “La rivale”, con la regia di Anton Giulio Majano (Chieti, 5 luglio 1912 – Marino, Roma, 12 agosto 1994), mostro sacro di sceneggiature, regista di cinema e televisione, prosa radiofonica e televisiva Rai, tra i grandi realizzatori degli sceneggiati televisivi italiani nel loro periodo di massimo fulgore (nel ventennio Anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, circoscrivile soprattutto, secondo esperti del settore, dal 1967 al 1979). Moschin debuttò in televisione nel 1956 ne “L’istantanea sotto l’orologio” di Gastone Tanzi, diretto da Edmo Fenoglio (Torino, 4 giugno 1928 – Torino, 7 settembre 1996), mentre in teatro fece il suo esordio nel 1955 ne “I mariti” del drammaturgo Achille Torelli, regia di Mario Ferrero (Firenze, 25 maggio 1922 – Vicchio, Firenze, 9 settembre 2012), con il Teatro Stabile di Genova che vide in scena, oltre a lui, Valeria Valeri, Enrico Maria Salerno, Warner Bentivegna, Mercedes Brignone, Enrica Corti. Gastone sposò, nel 1960, la collega attrice e doppiatrice Marzia Ubaldi (Milano, 2 giugno 1938 – Narni, Terni, 21 ottobre 2023). Anche le esequie di quest’ultima sono state officiate nel santuario della Madonna del Ponte, a Narni Scalo. La coppia ebbe nel 1963 la figlia Emanuela che seguì, per un certo lasso di tempo, le orme interpretative dei genitori che si separarono quando lei aveva 7 anni. In seguito, il Melandri di “Amici miei” convolò a nozze con la francese Christiane Lhuillier trasferendosi a vivere, dal 1990, a Capitone, frazione di Narni, in cui la seconda moglie, medico omeopata, aprì un maneggio di cavalli, primo centro d’ippoterapia dell’Umbria. Nonostante avesse rallentato l’attività artistica per problemi di salute e dopo essersi riavvicinato alla prima moglie, costituì con lei e la figlia Emanuela, a Terni, la scuola di recitazione “MUMOS” (denominazione ricavata dalle iniziali di Marzia Ubaldi Moschin), nella quale i tre furono docenti, fino alla primavera del 2013. Oggi Emanuela, riposti nel cassetto dei ricordi i suoi trascorsi d’attrice e d’insegnante di recitazione, gestisce a Narni un allevamento professionale di cani (Albornoz di Monte Arnata Kennel) riconosciuto ENCI/FCI, specializzato nella selezione di razze quali il chihuahua, il volpino di Pomerania e lo zwergschnauzer (schnauzer nano).   Il ritorno della figlia Emanuela dove nacque il padre   Venne a San Giovanni Lupatoto, nel novembre 2017, in occasione d’un revival voluto da amministrazione comunale e cineforum in memoria del celebre lupatotino di nascita, deceduto pochi mesi prima. Emanuela Moschin, infatti, presenziò alla proiezione, nel cinema teatro “Astra”, del film sempreverde “Amici miei” e rievocò le estati da bambina, quando, durante le vacanze scolastiche, trascorse mesi lontana da Roma, a casa di nonno Bepo e nonna Amalia. E, dopo la scomparsa di questi ultimi, parlò dei ritorni col padre nella cittadina, in visita alle tombe dei nonni nel cimitero.

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83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Enio Drovandi. Il vigile di “Amici miei – Atto II°” e non solo…    Lido di Venezia – Ritrovato con simpatia, nello storico Blue Bar affacciato sulla terrazza antistante al mar Adriatico dell’Hotel Excelsior Venice Lido, il 6 settembre, Enio Drovandi (Pistoia, 3 giugno 1954, attore cinematografico e televisivo, regista), interprete dallo spiccato accento toscano di vari films tra il 1981 ed il 2020, alcuni diventati cult. Soprattutto quelli estivo-vacanzieri, come “Sapore di mare” (regia di Carlo Vanzina, 1983), dal memorabile bacio nascosto tra lui, nella parte di Cecco il fotografo e Susan Hunt, impersonata dall’attrice, cantante e showgirl britannica Karina Huff (nome d’arte di Carrina Corona Elizabella Huff, Londra, 21 gennaio 1961 – Londra, 18 aprile 2016), prematuramente scomparsa per una recidiva tumorale al seno. Nella sua carriera ha recitato anche in serie e miniserie televisive negli anni 1984-2006, diretto le pellicole “Ti vogliamo bene Francesco Nuti”, 2021 e “Guance Rosse”, 2024, contribuito a quattro programmi televisivi tra il 1984 ed il 2011. In teatro s’è alternato dal 2016  (e lo fa tuttora) in ruoli sia d’attore che di regista. Sono numerosi i riconoscimenti da lui ricevuti, dal primo di due Telegatto (Gran Premio Internazionale dello Spettacolo, concorso promosso ed organizzato dal settimanale “TV Sorrisi e Canzoni”) sempre con tutto il cast della serie televisiva di 33 episodi “I ragazzi della 3^ C” (regia di Claudio Risi), andata in onda su Italia 1 (13 gennaio 1987 – 23 maggio 1989), all’ultimo premio noto, quello per il suo cortometraggio “Guance rosse” all’Ostia Film Festival (2024). Drovandi è una presenza fissa attira-ammiratori alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica al Lido di Venezia, dove s’aggira accanto ad immancabili belle donne. Durante il nostro incontro ho proposto ad Enio di ripetere per un video la celebre frase da lui pronunciata in divisa da vigile nel film “Amici miei – Atto II°” (1982, regia di Mario Monicelli). Quando aveva fermato il camioncino dei cinque scapestrati (architetto Rambaldo Melandri/Gastone Moschin, conte Raffaello Mascetti/Ugo Tognazzi, giornalista Giorgio Perozzi/Philippe Noiret, professor Alfeo Sassaroli/Adolfo Celi, barista Guido Necchi/Duilio Del Prete nel primo film, poi Renzo Montagnani negli altri due) al rientro da una loro “zingarata”. Il portafogli che Necchi/Renzo Montagnani aveva, che credeva suo e da dove estraeva la patente, si rivelò quello d’un altro, Verdirame Augusto da Brescia, amante della moglie. «Non stia a preoccuparsi, signor Becchi. Per me la cosa è chiarita!», tagliava corto, prima d’allontanarsi, nel film il vigile, interpretato da Drovandi, chiamandolo Becchi invece di Necchi. Nella sua performance per mia esclusiva, Enio ha cambiato un po’ la celebre frase senza comprometterne la palese ironia dell’originale sceneggiatura: «La saluto, signor Becchi. Per me la cosa è chiarita!».   Claudio Beccalossi

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L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni. (Paulo Coelho)

8 settembre 2026   PAGANICA IN MISSIONE A PINZOLO PER IL VENTENNALE DEL GEMELLAGGIO ALPINO         L’AQUILA – Una calorosa accoglienza ha riservato Pinzolo alla folta delegazione di Paganica, ben oltre il centinaio di persone, giunta nella splendida cittadina della Val Rendena per restituire la visita che quella comunità aveva fatto dal 31 maggio al 2 giugno alla città gemella, ricorrendo il Ventennale del patto di fraternità tra i Gruppi Alpini dei due centri. Paganica ha voluto così rendere omaggio alla comunità sorella di Pinzolo, con le rappresentanze delle associazioni che, oltre ai Gruppi Alpini gemellatisi nel 2005, hanno negli anni stabilito forti relazioni di amicizia, come la Banda di Paganica con la Banda di Pinzolo, il Coro della Portella con in Coro della Presanella, il Comune dell’Aquila con quello di Pinzolo, le Pro Loco dei due centri, l’Asbuc di Paganica-S.Gregorio con le realtà montane della Val Rendena. Insomma, il seme di fraternità piantato oltre venti anni fa con il gemellaggio tra i due Gruppi Alpini – quello di Paganica guidato da Corradino Palmerini, quello di Pinzolo da Renzo Maffei – si è negli anni esteso alle due comunità in tutte le loro articolazioni sociali e culturali. Tre giornate di intense emozioni hanno dunque connotato la missione paganichese (4-5-6 settembre), con un programma di eventi e incontri approntato dalle associazioni di Pinzolo in collaborazione con la Municipalità, che sin dall’arrivo delle rappresentanze di Paganica ha accolto e partecipato agli eventi con la Presidente del Consiglio comunale, Laura Rossini, e con il Sindaco Michele Cereghini presente alla toccante cerimonia di Omaggio ai Caduti, diventato momento pubblico di saluto tra i Comuni di Pinzolo e L’Aquila. Ma andiamo con ordine a raccontare le tre giornate di missione. Il grosso della numerosa rappresentanza paganichese è giunta a Pinzolo nel pomeriggio di venerdì 4 settembre. Quasi un centinaio di persone, in due autobus: in uno al completo gli alpini con il capogruppo Raffaele Vivio, nell’altro la banda, con il presidente Flavio Tursini ed altre rappresentanze. Ad attenderci all’arrivo Loreto Leone, lieto di fare un’immersione nelle sue origini paganichesi. Nel giorno precedente un’altra ventina di persone erano giunte da Paganica a Pinzolo, tra cui una nutrita rappresentanza dell’Amministrazione Separata dei Beni d’uso civico (Asbuc) guidata dal presidente Nando Galletti. In programma il concerto della Banda di Paganica. Si è tenuto alle 19 nel grande capannone delle feste allestito nel parcheggio antistante la stazione della funivia che porta al Doss del Sabion (m. 2101). Aria di empatia nell’ampio locale dove, oltre a tenersi concerti e spettacoli, si servono specialità della gastronomia trentina. Come nella conviviale che nella serata ha visto presenti, oltre agli ospiti venuti dall’Abruzzo, diverse centinaia di degustatori.   Sabato mattina la prevista visita in quota al Doss del Sabion. Alle 9:30 la partenza in funivia. Sia nella stazione intermedia che alla stazione d’arrivo la Banda di Paganica ha concertato brani classici e moderni, con un generale apprezzamento per le sue performance. Da quella straordinaria postazione si ammira la magnificenza del coro delle montagne, dalla catena del Brenta a quella dell’Adamello, con i suoi ghiacciai luccicanti al riverbero del sole. E il verde smeraldo della Val Rendena, dall’alto, trapuntata dai borghi che si susseguono fin giù a Tione di Trento. E la vista a perpendicolo dell’abitato di Pinzolo, con lo svettante campanile della chiesa di San Lorenzo – con i suoi 72 metri il più alto del Trentino –, e dell’abitato di Carisolo. Nel pomeriggio, dalle ore 16, abbiamo assistito, davvero con meraviglia e suggestione, al Rientro delle Giovenche dall’alpeggio. Antica tradizione della Val Rendena, ha intrigato la curiosità e l’interesse di gran parte della popolazione di Pinzolo, ma soprattutto dell’ancor notevole presenza di turisti e visitatori, disposti lungo il percorso della sfilata. Numerose le bande, sfilanti nei colori variopinti delle loro monture – anche la banda di Paganica nella divisa d’ordinanza –, e tanti gruppi nei costumi tipici, di rara bellezza, come pure in abiti antichi ad evocare l’emigrazione in tutto il mondo della gente della Val Rendena, con la loro perizia di arrotini oggi immortalata nel Monumento al Moleta (arrotino) all’ingresso di Pinzolo. Gruppi in costume e bande cangianti di colori intramezzavano le varie mandrie di giovenche, parate a festa con campane e fiori di campo. Giovenche invero un po’ titubanti a procedere lungo il percorso tracciato per le vie del centro di Pinzolo, forse intimorite dalla gran quantità di spettatori, di cui avrebbero volentieri fatto a meno, pensando alla quiete dell’alpeggio. Ma la perizia dei loro guardiani – alcuni dei quali schioccavano in aria i loro staffili di cuoio – è stata assai convincente nel condurle all’arrivo, non prima che una commissione avesse giudicato le più belle Giovenche della Rendena da premiare, come nei migliori concorsi per le varie Miss. Davvero uno spettacolo di straordinaria piacevolezza. La festa è poi continuata, fino a tarda sera, nel capannone delle feste.   Domenica mattina, alle 9, la cerimonia istituzionale al Monumento ai Caduti. Gli alpini di Paganica e Pinzolo schierati in due file da quinta al Monumento, hanno reso omaggio con l’alzabandiera, mentre la Banda di Paganica intonava l’inno nazionale. Poi, sulle note del Piave, la deposizione della corona d’alloro, scortata dal sindaco Michele Cereghini e dalla presidente del Consiglio comunale Laura Rossini, e la tromba che eseguiva il Silenzio. Quindi il saluto del sindaco agli ospiti, richiamando il gemellaggio nato tra i Gruppi Alpini nel 2005, reso ancora più forte dopo il terremoto del 2009, nella vicinanza affettuosa e nell’opera di soccorso subito apprestata dalla comunità di Pinzolo, della Val Rendena e dell’intero Trentino. Da allora l’amicizia tra Pinzolo e Paganica, da fatto circoscritto agli alpini, è diventato fatto comunitario, anche legando le due Municipalità, di Pinzolo e L’Aquila. Chi qui scrive, testimone istituzionale insieme al sindaco dell’Aquila Biagio Tempesta del gemellaggio sottoscritto a Pinzolo nel 2005, ricordando quell’evento presieduto dal sindaco pro tempore William Bonomi, ha portato il saluto della Municipalità aquilana. Un saluto denso di gratitudine, che durerà per sempre, nel ricordo del sostegno e dell’affetto

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Summae Ets – Una giornata di solidarietà

COMUNICATO STAMPA SUMMAE ETS A VITERBO: DONATI GENERI ALIMENTARI PER IL PRANZO SOLIDALE DELLA FATTORIA DI ALICE – AFESOPSIT I ragazzi con disabilità psicofisica protagonisti nell’accoglienza e nello scarico dei prodotti destinati all’iniziativa di solidarietà promossa da AFESOPSIT Viterbo, 25 luglio 2026 – Una giornata di solidarietà, partecipazione e autentica inclusione si è svolta oggi presso la Fattoria di Alice, all’interno del Parco Agricolo Urbano di Viterbo. SUMMAE ETS / logistica, rappresentata dal responsabile nazionale della distribuzione alimentare alle persone senza dimora e alle famiglie in difficoltà, Antonio Imeneo, insieme al responsabile provinciale di Viterbo, Prof. Claudio Taglia, ha consegnato generi alimentari destinati a sostenere il tradizionale pranzo solidale organizzato ogni sabato da AFESOPSIT – Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti Psichici della Tuscia. I veri protagonisti della giornata sono stati i ragazzi con disabilità psicofisica, che hanno partecipato attivamente all’accoglienza, all’arrivo dei prodotti e allo scarico dei generi alimentari. Un gesto concreto che ha trasformato una semplice donazione in un momento di collaborazione, responsabilizzazione, autonomia e condivisione. «Oggi non abbiamo soltanto consegnato degli alimenti», ha dichiarato Antonio Imeneo (neo eletto alla vicepresidenza dell’Accademia della Cultura Enogastronomica). «Abbiamo condiviso un’esperienza nella quale ogni persona ha potuto sentirsi parte attiva della comunità. Vedere questi ragazzi impegnati con entusiasmo nello scarico dei prodotti rappresenta il significato più autentico dell’inclusione: non fare qualcosa esclusivamente per loro, ma realizzarla insieme a loro, riconoscendone capacità, dignità e valore». AFESOPSIT nacque nel 1993 per volontà di Vito Ferrante e di un gruppo di genitori, con l’obiettivo di tutelare i diritti umani e civili delle persone con problemi di salute mentale. Da allora, l’associazione offre sostegno pratico e psicologico alle famiglie, promuove percorsi di autonomia e inserimento sociale e contrasta lo stigma legato al disagio psichico nel territorio della Tuscia. Da decenni, ogni sabato, presso la Fattoria di Alice viene organizzato un pranzo solidale: un appuntamento che non rappresenta soltanto un’occasione di condivisione del cibo, ma anche un momento capace di restituire calore umano, relazioni, ascolto e un autentico senso di famiglia alle persone più fragili. La Fattoria di Alice si trova all’interno del Parco Agricolo Urbano, nato a Viterbo nel 2023 grazie al progetto “Integrazione Verde” di Alicenova, realizzato nell’ambito del Programma Formula di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Fondazione CESVI. La donazione di SUMMAE ETS conferma il valore della collaborazione tra associazioni, cooperative sociali, volontari e cittadini nella costruzione di comunità solidali, inclusive e capaci di non lasciare indietro nessuno. Un risultato reso possibile anche grazie al costante e capillare impegno sul territorio del responsabile provinciale di Viterbo, Prof. Claudio Taglia, punto di riferimento per le attività di solidarietà e di sostegno alle persone più fragili. «Quando solidarietà e inclusione si incontrano, anche lo scarico di una scatola di generi alimentari può diventare un gesto di dignità, partecipazione e speranza: l’attività di oggi ne è la prova», ha dichiarato Claudio Taglia. Fonte: Antonio Imeneo

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Il tuo futuro è più grande del tuo trauma

Natalia Khlodenko è una psicologa ucraina, autrice ed ex conduttrice  televisiva di punta la cui vita lavoro compreso, è stata  notevolmente cambiata all’alba del 24 febbraio 2022.     Quando le prime esplosioni hanno scosso Kiev, Natalia ha preso i suoi due figli lasciando il suo appartamento per l’ultima volta unendosi alla lunga colonna di auto in fuga verso il confine occidentale dell’Ucraina. Il viaggio, segnato dalla costante paura dei bombardamenti e dall’impotenza di leggere richieste di aiuto che non poteva ancora offrire, trasformò “l’Oprah della Ucraina” in una rifugiata da un momento all’altro. Residente adesso in Europa, Natalia incanala quell’esperienza in iniziative su larga scala per la salute mentale degli ucraini sfollati. Nel 2025 ha fondato la “Maratona Psicologica Panucraina “ quale programma gratuito a livello nazionale atto nel fornire a donne e madri, strumenti basati su evidenze scientifiche per ricostruire stabilità, reddito ed autostima, affinchè i loro figli possono crescere e prosperare. Il 60% del suo lavoro testimonia l’innata convinzione che la protezione dei bambini inizi con il dare potere agli adulti prendendosi cura di loro. Natalia appare regolarmente in televisione nazionale quale esperta di traumi postbellici, in particolare nell’aiutare le donne ad affrontare le sfide emotive e psicologiche della ricostruzione delle loro vite. Il suo stile terapeutico con l’espressione creativa, incoraggia le pazienti ad incanalare la “giusta rabbia” quale carburante per uno scopo. Ed ancora a cantare o disegnare le proprie emozioni trovando un legame quotidiano anche nel più breve scambio di battute al vicino bar. Il suo messaggio ha raggiunto un pubblico globale grazie a collaborazioni con leggende della musica come Gloria Gaynor e Kathy Sledge , nonché una recente conversazione pubblica sulla pace e perseveranza come appunto agiva Martin Luther King . Per Natalia parlare in pubblico, condurre seminari sul recupero dei traumi sino a far uscire il suo bel libro “Il costo del  silenzio” è un modo di lasciare sempre la sua impronta  nella convinzione fondamentale che lo scopo è più forte del trauma. Un metodo di lavoro il suo invitando ogni sopravvissuto  – guerre, violenze, perdite personali – nell’usare il dolore  non come traguardo bensì come materia prima per la trasformazione. Alla scorsa edizione del “Better World Fund Venice” di cui è Presidente e Fondatore Manuel Collas De La Roche, la psicologa Kholodenko era  stata invitata alla conferenza sull’impatto emotivo del trauma e del PTSD. Attingendo alla propria esperienza di clinica nonché rifugiata di guerra, aveva esplorato dettagliatamente come il trauma rimodella il sistema nervoso e come la speranza, la forza e la riscoperta del ‘sé’, possono aiutarci a guarire ritrovando il nostro scopo di vita. Non a caso il suo messaggio vincente è: il tuo futuro è più grande del tuo trauma.” Carla Cavicchini

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Il Valore delle Eccellenze Italiane nel Mondo

Al Senato della Repubblica “Il Valore delle Eccellenze Italiane nel Mondo”: il Senatore Antonio Trevisi e l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald promuovono il dialogo tra Italia e comunità italo-americana     Roma, 3 luglio – La prestigiosa Sala Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama, presso il Senato della Repubblica, ha ospitato oggi la conferenza stampa “Il Valore delle Eccellenze Italiane nel Mondo”, promossa su iniziativa del Senatore Antonio Salvatore Trevisi, con la partecipazione dell’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, del Board of Directors della National Italian American Foundation (NIAF), della Presidente di Italian Producers, Giusi Malcangi, e con il coordinamento del Prof. Michele Panzarino. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, imprese, ricerca e comunità italo-americana, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze italiane nei settori dei trasporti, dell’impresa, dell’agroalimentare, della moda, dello sport, della medicina e del benessere, rafforzando il ruolo del Made in Italy quale patrimonio strategico per la crescita economica e l’immagine internazionale del Paese. Nel suo intervento istituzionale, il Senatore Antonio Trevisi ha sottolineato l’importanza di sostenere le imprese, la ricerca e il talento italiano, riconoscendo il valore di quanti, con il proprio lavoro, contribuiscono a rafforzare la competitività dell’Italia nel mondo. L’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald ha invece evidenziato il ruolo fondamentale della collaborazione con la National Italian American Foundation (NIAF) nel consolidare il legame tra Italia e Stati Uniti e nel promuovere nuove opportunità di cooperazione economica, culturale e scientifica. Nel corso della manifestazione sono stati conferiti riconoscimenti ad aziende, professionisti e protagonisti del Made in Italy che si sono distinti per il loro contributo allo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese. Tra i premiati figurano Marco Mazzieri, Presidente della Federazione Italiana Baseball Softball (FIBS); Ned Colletti, General Manager della Nazionale Italiana di Baseball per il World Baseball Classic 2026; Prof. Arch. Raimondo Grassi, Vicepresidente di ASE Aerospace S.p.A.; Ottavio Sartori e Franco Rinaldi, CEO di Arredissima – Berloni; Arturo Amore, CEO di Masami; Vincenzo Labianca, CEO di Meditrans; Laura De Carolis, imprenditrice del settore moda; Stefania Anna Mariani, Presidente di AKA Duty Free Travel Retail; e gli autori del volume “ADHD e Plusdotazione – La Rivoluzione Integrata”, pubblicato da Magi Edizioni: Maria Laura Sadolfo, Mauro Ciro Antonio Rongioletti, Gennaro Bruno e Fabrizio Papa, rappresentati alla cerimonia dalla Dott.ssa Maria Laura Sadolfo, che ha ritirato il riconoscimento a nome del gruppo di ricerca. La conferenza ha confermato il valore della sinergia tra istituzioni, imprese e ricerca quale motore di sviluppo e innovazione, rafforzando il dialogo tra Italia e Stati Uniti attraverso il coinvolgimento della NIAF e delle organizzazioni impegnate nella promozione internazionale del Made in Italy. L’iniziativa si è conclusa con un messaggio condiviso: investire nelle eccellenze italiane significa investire nel futuro del Paese. Dall’industria aerospaziale alla medicina, dall’agroalimentare alla moda, fino allo sport e all’impresa, l’Italia continua a distinguersi nel mondo grazie a competenze, ricerca, innovazione e capacità di costruire relazioni internazionali sempre più solide. https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/03/al-senato-della-repubblica-il-valore-delle-eccellenze-italiane-nel-mondo-il-senatore-antonio-trevisi-e-lon-fucsia-nissoli-fitzgerald-promuovono-il-dialogo-tra-italia-e-comunita-italo-americana/

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La finestra su Roma

di Bruno Fulco Le notti magiche inseguendo un gol non sono più roba per noi     L’Italia si sta sciogliendo sotto i colpi dell’anticiclone subtropicale africano, un’area di alta pressione che originata sul deserto del Sahara si espande a macchia d’olio verso l’Europa, portando temperature che in questi giorni superano stabilmente i 35 gradi tendendo ai 40 per gran parte della giornata.  L’ancora di salvezza non possono essere che i condizionatori, con buona pace di tutti gli eco – predicatori che moralizzano la gente sul loro uso, sostenuti anche dagli pseudo economisti che in virtù dei consumi energetici esortano a non usarli. Che poi sono gli stessi che rifiutano il nucleare in casa nostra come fonte di energia ma sono pronti a morire per quello dei nostri vicini di casa, Spagna compresa che ne ha annunciato la dismissione entro il 2035 ma che intanto ci sta dentro alla grande. L’altro rimedio naturale è quello dei bagni al mare, quasi un’illusione che a volte evolve in puro disagio. Quello che avviene sulle spiagge quando si schiudono le uova delle piccole tartarughe, potrebbe avvenire anche a chi dalle grandi città non resiste al miraggio della costa. Alla stregua delle piccole tartarughe più sfortunate, che hanno la sfortuna di rompere il guscio di giorno e vengono bruciate dal sole mentre corrono affannosamente verso l’acqua, gli automobilisti che si avventurano tra le migliaia di auto che intasano ogni strada che corre verso il mare, arrivano nella maggior parte alla meta esausti e stravolti dalla calura con il rischio di non trovare nemmeno posto, trasformando quella che doveva essere una giornata di sollievo in un incubo ad alta temperatura. Una volta i più saggi avrebbero preferito rimanere in casa con il frigo carico di birre, gelati ed ogni genere di conforto per godersi la rassegna calcistica mondiale ma ahimè questo è uno sport che non ci vede più come rappresentanti dell’élite. Per noi niente più notti magiche inseguendo un gol ma solamente un ruolo passivo da spettatori. Da questo punto di osservazione neutro però si può cogliere meglio lo stato del calcio mondiale. L’ennesima mancata qualificazione dell’Italia oltre ad aver addolorato un popolo intero che di calcio ci campa, è solo un triste presagio della sorte a cui va incontro il calcio Europeo confermato dalle eliminazioni di questa fase. Olanda e Germania squadre dal blasone calcistico simile all’Italia, anche se inferiore, abbandonano il mondiale Usa senza nemmeno superare il girone di qualificazione. Le due compagini figuravano addirittura tra le favorite per la vittoria finale ma una sorte quasi simile a quella degli Azzurri si è abbattuta su di loro, visto che ad eliminarle sono state rispettivamente Marocco e Paraguay, come a noi la Serbia ha impedito addirittura l’accesso alla competizione. La caratteristica comune di queste disfatte calcistiche è senza dubbio la perdita di identità e la sconfitta del sistema calcistico di queste nazioni. Gli stessi discorsi che si sono fatti per l’Italia sono riproducibili anche per queste Nazionali perché la differenza che c’è è nella modalità ma le cause rimangono le stesse. Per quanto riguarda l’Italia, la scelta di acquistare calciatori a basso costo di paesi africani, sudamericani e slavi per trasformarli in prodotti da vendere ha avuto un esito catastrofico. Le scuole calcio si sono trasformate in attività di lucro senz’anima infischiandosene di portare sul campo il talento del dna calcistico dei ragazzi italiani. Per le altre nazionali europee a questo si aggiunge anche il fenomeno della naturalizzazione, che porta come risultato finale squadre infarcite di talenti nativi di altri paesi o con un avo o un genitore di quello stato e che hanno facoltà di scegliere la nazionalità per cui gareggiare. Non si tratta nemmeno di un fatto di identità o del valore di un rapporto maturato con la nazione ospitante ma solo di opportunità. In pratica un giocatore talentuoso che si trova nella possibilità di scegliere opterà sempre per quella più titolata. È indicativo l’esempio dei fratelli Brian Brobbey e Derrick Luckassen, padri diversi, stessa madre nati e in Olanda. Il primo autore con l’Olanda, di una doppietta alla Svezia e in gol contro la Tunisia, l’altro marcatore sabato notte col Ghana al suo esordio contro la Croazia. Così come i fratelli Doué, Guéla ha optato per la Costa d’Avorio e il più piccolo e talentuoso Désiré, per la Francia. Guarda caso il più dottato sceglie sempre la squadra più forte e mai il contrario. In questo stato di cose tra le favorite per la vittoria finale risulta la Francia sempre più simile ad un Africa Mix di calciatori di grande talento, insieme all’Argentina che di contro ricorda un po’ l’Italia di tanti anni fa, dove la passione era il motore di tutto il movimento. Caratteristiche mostrate oggi dalla nazionale Albiceleste dove i calciatori che arrivano al successo sono quelli animati dalla grande fame di realizzazione ed amore per il proprio paese, sentimento fuori moda alle nostre latitudini. Senza dimenticare poi che tra le sue fila gioca un certo Lionel Messi, uno tra i migliori giocatori al mondo di sempre. Lo sport è anche un po’ lo specchio dei nostri tempi e il tema della mancanza di identità così evidente nel calcio, travalica lo sport per diventare uno degli argomenti tra i più caldi in tutta Europa, dove evidentemente gli equilibri stanno saltando. Purtroppo, politiche scellerate hanno permesso un’immigrazione senza controllo, generando situazioni al limite in molte città dove l’esasperazione si trasforma in episodi di violenza senza quartiere. Ne è l’esempio la rivolta di Belfast, scoppiata a seguito dell’aggressione compiuta da un richiedente asilo sudanese ai danni di un cittadino irlandese. In molte città d’Europa cresce il movimento che vuole la remigrazione di massa e naturalmente, tutto ciò si presta alla strumentalizzazione più acuta. In Italia questo sentimento è stato prontamente raccolto dalla formazione politica Futuro Nazionale guidata da Vannacci, che appena fuoriuscito dalla Lega di Salvini con il suo nuovo partito ha superato la Lega stessa nei sondaggi e viaggia nei consensi verso la doppia cifra, ponendosi come un

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A cent’anni dall’innesco del caso dello “smemorato di Collegno”

        Quando la vicenda Canella-Bruneri coinvolse Italia e Brasile   Un secolo fa, all’inizio di marzo 1926, a Torino avvenne l’antefatto di quanto, successivamente, sarebbe esploso come un caso giudiziario-mediatico destinato a durare anni e con certezze minate tuttora da dubbi insinuanti: la questione dello “smemorato di Collegno” e la contesa della sua identità tra Giulio Canella e Mario Bruneri. Conseguenze pubbliche e private che riguardarono un veronese d’adozione, dichiarato disperso nell’attuale Macedonia  del Nord (nei pressi dell’ex Manastir oggi Bitola, ai piedi dei monti Baba o Baba Planina, nell’ambito del Fronte Macedone o di Salonicco), il 25 novembre 1916, il filosofo ed educatore Giulio Canella, abitante con la famiglia nel villino Liberty Bachbauer Canella, in viale Gabriele D’Annunzio. Canella nacque il 5 dicembre 1882 a Padova, dove studiò e si laureò in Filosofia nel 1904. Tre anni dopo conseguì la laurea in Lettere. Dal 15 ottobre 1904 al 15 gennaio 1905 insegnò Lettere e Filosofia nel Collegio vescovile di Thiene (Vicenza). Precettato, venne congedato nell’agosto 1906 trasferendosi a Verona, in quanto nominato dapprima supplente di Lettere e poi professore di Pedagogia e Morale alla Scuola Normale “Alessandro Manzoni”, in seguito istituto magistrale, diventandone direttore nel 1907. Collaboratore di riviste ed autore di pubblicazioni a tema, cofondò il 13 gennaio 1909 (assieme a padre Agostino Gemelli – al secolo Edoardo – , Giovanni Battista Coris e Giuseppe Zamboni), la “Rivista di Filosofia neo-scolastica”, trimestrale. Giulio si sposò nel 1913 con Giulia Canella (figlia di suo cugino Francesco, possidente in Brasile, nata appunto a Rio de Janeiro). Ebbero 2 figli, Margherita e Giuseppe. Mobilitato nel maggio 1915, fu esentato dal servizio militare e richiamato nel maggio 1916. Fino alla sua “sparizione” del 25 novembre successivo, dal silenzio che ebbe un inatteso sussulto dopo la pubblicazione, ne “La Domenica del Corriere” del 6 febbraio 1927, d’una nota con foto: Chi lo conosce? Ricoverato il giorno 10 marzo 1926 nel Manicomio di Torino (Casa Collegno). Nulla egli è in condizione di dire sul proprio nome, sul paese di origine, sulla professione. Parla correntemente l’italiano. Si rileva persona colta e distinta dell’età apparente di anni 45. Contemporaneamente, “La Stampa” diffuse un’intervista all’anonimo che contribuì ad accrescere l’interesse generale. Il giornalista Ugo Pavia sottolineò una certa somiglianza del tizio con Nikolaj II Romanov (Nikolaj Aleksandrovič Romanov, Carskoe Selo, 18 maggio 1868, 6 maggio del calendario giuliano – Ekaterinburg, 17 luglio 1918), ucciso con la famiglia dai rivoluzionari bolscevichi, instillando la “teoria del complotto”, allora in auge, che ritenne sopravvissuto all’eccidio l’ultimo zar di Russia. Un ulteriore annuncio con ritratto grafico sull’“Illustrazione del Popolo” (supplemento della “Gazzetta del Popolo”) del 13 febbraio 1927 ampliò ulteriormente il caso: L’“uomo di Collegno” è tornato all’onore della cronaca. Pubblichiamo questo interessante documento nel quale l’enigmatico personaggio appare dopo il taglio della fluente barba operato recentemente per ordine dell’autorità giudiziaria (Schizzo eseguito dal pittore Alfredo Ortelli).     Si trattò d’una persona fermata, ai primi di marzo 1926, con l’accusa d’aver trafugato uno o più vasi funerari dal settore ebraico del Cimitero monumentale di Torino. Arrestato, non riuscendo ad ottenere informazioni sulla sua identità, venne trasferito nel manicomio di Collegno, a circa 5 chilometri da Torino, venendovi internato definitivamente il 2 aprile 1926, secondo disposizione del tribunale. In seguito agli appelli sui giornali, tra quanti scrissero o si recarono a Collegno credendo si trattasse d’un proprio congiunto, oltre al fratello di Giulio, Renzo (convinto tramite lettera d’averlo riconosciuto) e la stessa moglie (che, il 27 febbraio, ne appurò direttamente la personalità), lo sconosciuto, stabilito quale Giulio Canella, il 2 marzo 1927 venne dimesso dal manicomio senza la necessaria autorizzazione giudiziaria ed affidato, appunto, all’asserita sposa Giulia. Altre circostanze sopravvenute complicarono la trama. Una lettera anonima recapitata il 7 marzo 1927 alla questura di Torino avanzò l’ipotesi che lo “smemorato” potesse essere il pregiudicato Mario Bruneri (nato a Torino il 18 giugno 1886), ex tipografo. Con Rosa Negro, sua coniuge, ebbe il figlio Giuseppe. Separatosi, indossò la divisa militare tra il 1915 ed il 1918. Quindi, accumulò arresti,  condanne, detenzioni e reati tra il 1920  ed il 1923. Lasciata Torino con l’amante di turno, Camilla Ghedini, per altri lidi furfanteschi, si stabilì a Genova con il falso nome di Raffaele Lapegna fino all’agosto 1925. Cambiò nuovamente residenza ed identità a Milano, quale Adolfo Mighetti. E nel gennaio 1926 rifece capolino a Torino, nelle vesti fittizie di Ziolfo Mighetti. Insomma, non certo uno stinco di santo… Messo a confronto, il dapprima ipotizzato Giulio Canella venne riconosciuto come Mario Bruneri da familiari, conoscenti e… amante. Per effetto della nuova verifica, la persona di cui si prese cura Giulia venne ricondotta nell’ospedale psichiatrico di Collegno ed il tribunale assegnò all’illustre psichiatra e neurologo Alfredo Coppola (Palermo, 7 luglio 1888 – Palermo, 12 giugno 1957) l’incarico di perito per il vaglio delle condizioni mentali dell’uomo. La relativa perizia psichiatrica, depositata l’8 settembre 1927, stabilì trattarsi di Mario Bruneri, privo di indizi d’incapacità d’intendere e di volere, simulatore d’amnesia per evitare il carcere e senza istinti suicidi (in precedenza ritenuti manifesti). Aggirati tre ordini di cattura a suo carico e tratto in arresto in custodia del manicomio, considerando ancora parziale il riconoscimento quale Bruneri in ambiti penali ed applicando il principio del diritto In dubio, pro reo (Nel dubbio, in favore dell’imputato), all’individuo non vennero applicati gli stessi ordini di cattura. Fu richiesto per l’affidamento sia dai familiari Canella che da quelli Bruneri. Il tribunale, in modo pilatesco, decretò il rilascio e l’assegnazione della custodia all’avvocato Gino Zanetti, già incaricato della tutela legale dello “smemorato” e convinto assertore della versione Giulio Canella. Infatti, provvide subito a consegnarlo a Giulia Canella. Con la sentenza del 22 ottobre-5 novembre 1928, il tribunale civile di Torino respinse l’istanza della famiglia Canella per nuove indagini d’accertamento e decretò le generalità della persona in Mario Bruneri. Ma il “caso Canella-Bruneri” proseguì testardamente in un tira e molla giudiziario, tra ricorsi in appello, cassazione ed ancora appello, assumendo contorni di rilevanza popolare, con “tifoserie” canelliane e bruneriane. Giulia dimostrò

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Cooperazioni internazionali – Diaspora Africana

Inaugurazione della Missione Diplomatica dello Stato della Diaspora Africana (Soad) in Italia e Vaticano   Roma, 25 giugno 2026 – ore 18.00   UNAR –  UNAR – Unione Associazioni Regionali di Roma e del Lazio – Via Ulisse Aldrovandi, 16 –  00197 ROMA (RM)   Lo Stato della Diaspora Africana (SOAD) annuncia l’inaugurazione ufficiale della propria Missione Diplomatica in Italia e Vaticano, che si terrà il prossimo 25 giugno 2026 alle ore 18.00 presso la sede dell’UNAR di Roma.   L’evento rappresenta un importante momento istituzionale volto a consolidare il dialogo tra la Diaspora Africana, le istituzioni italiane, la Santa Sede, il mondo imprenditoriale e la società civile, favorendo nuove opportunità di cooperazione internazionale, sviluppo sostenibile e integrazione economica.   La Missione Diplomatica è guidata dall’Ambasciatore Avv. Prof. Emanuele Mosca, Capo Missione, affiancato dal Dott. Antonio Peragine, Vice Capo Missione Vicario e Responsabile delle Relazioni con le Autorità Italiane e della Comunicazione della Missione Diplomatica.   Fanno parte della struttura diplomatica:   Luca Palese, Portavoce e Delegato agli Affari Economici della Missione Diplomatica in Italia e Vaticano; Caleb Francis Sylvanus John, Delegato agli Affari Consolari della Missione Diplomatica in Italia e Vaticano; Natascia Miccolis, Responsabile degli Affari Amministrativi della Missione Diplomatica in Italia e Vaticano.   Lo Stato della Diaspora Africana   Lo Stato della Diaspora Africana (SOAD) nasce nel 2018 in coerenza con la visione promossa dall’Unione Africana relativa alla cosiddetta “Sesta Regione d’Africa”, intesa come l’insieme delle comunità africane e afrodiscendenti residenti fuori dal continente.   Pur non configurandosi come uno Stato territoriale, il SOAD rappresenta uno Stato finalizzato a rafforzare la partecipazione della diaspora ai processi di sviluppo economico, sociale e culturale dell’Africa e delle sue comunità nel mondo.   Le priorità della Missione Diplomatica in Italia e Vaticano   La Missione, attualmente in fase di consolidamento operativo, svilupperà la propria azione lungo tre direttrici principali:   Rafforzamento delle relazioni istituzionali con il Governo Italiano, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Santa Sede; Promozione della diplomazia economica e del sostegno alle piccole e medie imprese afrodiscendenti, favorendo opportunità di cooperazione con i mercati africani e con l’AfCFTA (African Continental Free Trade Area); Sviluppo di iniziative culturali, formative e sociali finalizzate a valorizzare il contributo della diaspora africana e afrodiscendente nei processi di crescita e inclusione.   Una visione condivisa   L’azione della Missione si fonda su alcuni pilastri strategici:   Integrazione della Sesta Regione d’Africa Promuovere la piena partecipazione politica, economica e sociale della diaspora africana ai processi di sviluppo del continente.   Memoria Storica e Identità Valorizzare il patrimonio storico e culturale delle comunità africane e afrodiscendenti, rafforzando il dialogo interculturale e la consapevolezza delle radici comuni.   Autodeterminazione Economica Sostenere modelli di sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione economica orientati alla crescita inclusiva e all’autosufficienza. Inaugurazione della missione diplomatica dello stato della Diaspora Africana (Soad) in Italia e Vaticano Rappresentanza Internazionale Favorire la costruzione di strumenti di rappresentanza e partecipazione che garantiscano una voce autorevole e condivisa alle comunità afrodiscendenti nel contesto internazionale.   L’inaugurazione del 25 giugno costituirà un’importante occasione di incontro tra rappresentanti istituzionali, corpo diplomatico, organizzazioni internazionali, esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e associativo, con l’obiettivo di avviare nuove forme di collaborazione a beneficio delle relazioni tra Italia, Africa e Diaspora.   Fonte: Dott. Antonio Peragine

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Varese, “We for Peace”

WE FOR PEACE: a Varese una giornata di pace, cultura, impresa e comunità Grande partecipazione all’evento promosso dal Rotary: istituzioni, relatori, imprese, associazioni e artisti insieme per costruire relazioni di valore sul territorio   VARESE – Si è svolto sabato 6 giugno presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese l’evento “We for Peace”, promosso dal Rotary Club Varedo e del Seveso, in collaborazione con i Rotary Club del Gruppo Brianza 2 e con il patrocinio del Distretto Rotary 2042. Una giornata intensa e partecipata, che ha saputo unire riflessione, testimonianze, riconoscimenti e impegno concreto attorno al tema della pace. Un appuntamento che ha dato voce a un progetto capace di coinvolgere il territorio in modo autentico, creando connessioni significative tra istituzioni, mondo rotariano, imprese, associazioni, cultura e cittadini. L’iniziativa ha rappresentato il momento culminante di un percorso costruito nel tempo, in cui la pace è stata proposta non come concetto astratto, ma come valore da coltivare attraverso l’educazione, la cultura, la responsabilità sociale e la qualità delle relazioni. Proprio questo è uno degli aspetti più significativi emersi dalla giornata: la capacità del Rotary di farsi promotore di un dialogo concreto con il territorio, coinvolgendo persone, amministrazioni comunali, aziende, realtà associative, artisti e professionisti in una visione comune orientata al bene collettivo. Ad aprire l’evento sono stati anche i saluti istituzionali dei Sindaci intervenuti: Davide Galimberti, Sindaco di Varese, Alberto Rossi, Sindaco di Seregno, e Mattia Salvioni, Sindaco di Merate, la cui presenza ha testimoniato l’attenzione e la vicinanza delle istituzioni a un progetto capace di generare valore culturale e sociale. La giornata è stata arricchita dalla presenza di autorevoli relatori del mondo rotariano, accademico, culturale e professionale, che hanno offerto contributi di grande spessore e sensibilità: Stefano Artese, Governatore del Distretto Rotary 2042; Donatella Rampado, Presidente del progetto We for Peace e Presidente del Rotary Club Varedo e del Seveso; Giuseppe La Rocca, Governatore del Distretto Rotary 2042 per l’anno 2026-2027; Giovanni Airoli, Responsabile Rotary Foundation Distretto Rotary 2042; Hafez Haidar, Presidente esecutivo del premio Espressioni di Pace; Luca Carminati, Direttore artistico e Responsabile Commissione Pubblica Immagine Distretto Rotary 2042; Yuksel Alper Ecevit, Executive Director The Otto and Fran Walter Rotary Peace Center presso la Bahçeşehir University; Paolo Crespi, Presidente del Rotary Club di Varese; Giovanni Cordini, Professore dell’Università di Pavia; Edoardo Gerbelli, Presidente Sotto Commissione Distrettuale Borse della Pace; Mino Carrara, Presidente Sotto Commissione End Polio Now Distretto Rotary 2042; Marina Verderajme, GIDP-Associazione Direttori Risorse Umane; Paola Bucchia, Youmani OdV; Daniela Perego, socia del Rotary Club Varedo e del Seveso. Nel corso della manifestazione sono stati celebrati i protagonisti delle tre azioni che compongono il progetto. Grande spazio è stato dedicato al Premio culturale “Espressioni di Pace”, che ha saputo raccogliere e valorizzare sensibilità, linguaggi ed espressioni differenti, confermando quanto la cultura possa essere uno strumento concreto di dialogo e di crescita civile. I primi premi sono stati assegnati a Laura Simeoni per la categoria Narrativa, Antonia Martina per la Saggistica, Fondazione Daimon per la Grafica, Pietro Catalano per la Poesia, Carmelo Loddo per Fiabe e racconti e Luisa Di Francesco per la categoria Immagini e suoni. Un momento altrettanto significativo è stato quello dedicato a Business for Peace, l’azione rivolta al mondo imprenditoriale e nata per riconoscere e promuovere le realtà aziendali che, attraverso il lavoro quotidiano, contribuiscono a costruire contesti più inclusivi, responsabili e rispettosi della persona. Sono state premiate Tecniplast S.p.A., Eisai S.r.l., Ristopiù Lombardia S.p.A. Società Benefit, Engie Italia ed Etjca Group: esperienze diverse, ma accomunate dalla volontà di interpretare l’impresa come soggetto attivo nella costruzione di valore sociale e umano. Accanto a questi riconoscimenti, un accenno importante merita anche Giochiamo alla Pace, l’azione dedicata ai più piccoli, pensata per seminare fin dall’infanzia i valori dell’ascolto, del rispetto, della collaborazione e della convivenza positiva. In essa si esprime con particolare forza il senso profondo dell’intero progetto: costruire pace significa educare, creare relazioni sane, offrire occasioni di crescita condivisa e rendere le nuove generazioni protagoniste di una cultura dell’incontro. L’iniziativa ha inoltre ricevuto il patrocinio culturale di numerose istituzioni, enti, associazioni e realtà accademiche che ne hanno riconosciuto il valore educativo, culturale e sociale: Assosinderesi, Women of Change, Rotary Club Varese, Comune di Varese, Città di Varedo, Città di Meda, Comune di Carate Brianza, Città di Seregno, Città di Merate, Città di Paderno Dugnano, Comune di Daverio, Provincia di Monza e Brianza, GIDP, Bahçeşehir University, Università degli Studi di Padova e Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”.   We for Peace si conferma così molto più di un evento: è un percorso corale che ha saputo mettere in rete energie, sensibilità e competenze diverse, dimostrando che il dialogo tra Rotary e territorio può generare iniziative concrete, partecipate e capaci di lasciare un segno. La presenza congiunta di istituzioni, relatori, aziende, associazioni, artisti e cittadini ha restituito con chiarezza il valore di una progettualità che nasce dal territorio e al territorio ritorna, arricchendolo di significato, relazioni e prospettive. In un tempo che chiede responsabilità, ascolto e capacità di costruire ponti, la giornata del 6 giugno ha rappresentato un segnale importante: la pace può essere declinata in molti modi, ma prende forma davvero quando culture, esperienze e mondi diversi scelgono di incontrarsi e lavorare insieme. Presidente Donatella Rampado www.assosinderesi.it Fonte: G. Palmerini

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