Il Ponte dei sospiri (di troppo)

Da secoli l’Italia discute se unire due sponde o due mentalità: mentre il mondo costruisce, noi consultiamo toghe, pareri e nostalgie del passato. a a a Ma che Paese è il nostro? Siamo alla vigilia dell’ennesimo remake di una commedia nazionale dal titolo già pronto: “Ritorno al passato”.Mentre nel mondo si tirano ponti come spaghetti, dal Giappone alla Danimarca, passando per la Cina che ne inaugura uno ogni lunedì, noi restiamo lì, immobili, a dibattere da mezzo secolo se farlo o no, quel benedetto Ponte sullo Stretto. Ogni volta che si arriva al dunque, spunta un manipolo di giuristi, di esperti, di “custodi della prudenza” pronti a dirci che no, non è il momento, non è il modo, non è opportuno. Pare quasi che il Ponte di Messina sia il nostro personale Ponte dei Sospiri: non perché porti a Venezia, ma perché ogni volta che se ne parla si sospira, chi di noia, chi di disperazione. C’è in Italia una categoria professionale non dichiarata ma onnipresente: i detrattori di mestiere. Gente che, se potesse, metterebbe il veto anche al tramonto, perché “non è sostenibile”. Per costoro, ogni grande opera è un attentato alla purezza del Paese, una rapina alle casse dei servizi sociali, un oltraggio alla lentezza. Meglio continuare così: due ore di fila per traghettare, asinelli per il trasporto locale e il fascino dell’arretratezza come richiamo turistico. Calabria e Sicilia, musealizzate a cielo aperto, a beneficio di viaggiatori nostalgici del dopoguerra. C’è poi l’altra Italia, quella che, pur tra mille ironie, vorrebbe unire davvero ciò che il mare separa. E questa volta il governo, per voce di Salvini, assicura che sì, il ponte si farà. Anche perché, per legge, pure se la Corte dei Conti borbotta, il Consiglio dei ministri può decidere che l’opera serve al Paese. Traduzione: o si va avanti o si torna davvero indietro di cinquant’anni, ma con stile. Insomma, siamo di fronte a una tragicommedia tutta italiana: un Paese che discute, rimanda, litiga e poi si stupisce di non arrivare mai.E mentre gli altri costruiscono ponti, noi continuiamo a costruire comitati. Come direbbe il professor Zemeckis, autore di Back to the Future: “Benvenuti a Ritorno al passato,  l’unico film che in Italia non finisce mai.” Giuseppe Arnò

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Bagnaia nel tunnel: “Non sento più la moto, così è impossibile”

A Le Mans, Pecco Bagnaia ha toccato il punto più basso della sua stagione – e forse della sua carriera recente – con un weekend da dimenticare: zero punti tra Sprint e gara, una caduta sabato e un altro incidente domenica, chiudendo 16° e ultimo. Il tutto condito da una sensazione sempre più evidente: non c’è più feeling con la sua Ducati. “È uno dei tre peggiori weekend della mia vita”, ha ammesso il campione del mondo in carica ai microfoni di Sky. E basta guardare i numeri per capirlo: è la prima volta che Pecco non porta a casa nemmeno un punto tra sabato e domenica. Incolpevole nell’incidente con Bastianini, ma protagonista di un errore sabato, Bagnaia si è trovato a cambiare moto due volte in gara e a combattere con una sensazione che definisce inquietante: l’assenza totale di feedback dall’anteriore. “Non sento più il limite. Posso fare il giro più veloce o cadere, ma le sensazioni sono le stesse. Questo è il vero problema”, ha spiegato. La sua Ducati GP24.5, sulla carta molto simile alla Desmosedici 2024 con cui ha vinto due titoli, si sta invece rivelando un enigma. E mentre Marc Márquez, con la GP25 più evoluta, continua a brillare e ad accorciare nella classifica mondiale, Pecco affonda nel dubbio e nella frustrazione. “Fino all’anno scorso quando frenavo sentivo la gomma, sentivo i movimenti. Quest’anno no, non sento niente finché non cado”. L’assenza di sensazioni è il nodo centrale della crisi. Anche il bagnato, tradizionalmente terreno favorevole a chi ha gran sensibilità, diventa un incubo se manca il feeling: “Sul bagnato hai bisogno di feedback. E questa moto non me ne dà”. Anche se la strategia – ispirata a quella di Zarco – era quella giusta, l’incidente e i problemi tecnici (leva del cambio danneggiata, marce che entrano a fatica) lo hanno messo fuori dai giochi. Pecco ha poi provato a rientrare con gomme slick, ma il meteo lo ha costretto a tornare ai box per cambiare di nuovo moto. La delusione è palpabile, ma la voglia di cercare una via d’uscita resta: “Non mi sono mai considerato sfortunato. La sfortuna ce l’ha chi sbaglia, la fortuna chi vince. Ora siamo tutti sulla stessa barca, stiamo lavorando per trovare una soluzione, anche se è difficile”. Il mondiale è ancora lungo, ma Pecco deve ritrovare se stesso – e soprattutto, la sua moto – prima che la situazione diventi irrecuperabile. Credito foto: MotoGP 2025. GP di Francia. Pecco Bagnaia, è crisi con la GP24.5: “Posso fare il record o cadere, non sento il limite di questa moto” – MotoGP – Moto.it

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