Una stella brilla con l’Orchestra della Magna Grecia

Tribute to Burt Bacharach, con Lucy Garsia in una produzione del Brass realizzata in collaborazione della ICO pugliese   Dal 1 al 5 agosto 2025 in tournée       Palermo 31 luglio 2025. La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group, dopo i successi registrati continuamente grazie alle programmazioni inedite ed originali, annuncia una straordinaria collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia, che vede protagonista assoluta Lucy Garsia in un viaggio musicale dedicato all’immenso repertorio di Burt Bacharach per una serie di concerti che si terranno il 1° agosto a Matera, il 2 agosto a Irsina e il 4 agosto a Taranto. “Ho sempre cercato di scrivere musica che fosse bella e senza tempo.”: questa frase riflette il desiderio di Bacharach di creare brani che potessero essere apprezzati anche a distanza di anni. Ed è con questo spirito che Lucy Garsia interpreta una delle icone mondiali del Novecento, un innovatore che amava esplorare nuove sonorità.   Sotto la direzione del Maestro Domenico Riina, il programma prevede un mix affascinante di standard jazz e celebri brani di Bacharach, tra cui hit iconiche come “I Love You Porgy”, “The Man I Love”, “But Not For Me”, “Mr. Paganini”, “Honeysuckle Rose”, e “That’s All”. Ogni concerto rappresenterà un’occasione per immergersi nella bellezza e nella profondità della musica jazz, reinterpretata da una delle voci più raffinate del panorama contemporaneo. Lucia Garsia, figlia d’arte, ha iniziato a sei anni il suo percorso musicale e di danza classica. Si è diplomata in Canto Lirico presso il Conservatorio “Vincenzo Bellini” e ha da subito intrapreso un’intensa carriera didattica, divenendo docente di “Canto e Tecnica Vocale” presso la Scuola Popolare di Musica della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group. In questa istituzione, ha formato molte delle realtà musicali più significative nell’ambito del canto jazz e pop. Dal 2011, Lucia Garsia insegna Canto Jazz nei Conservatori di Stato, partendo da Palermo e proseguendo a Cosenza, Reggio Calabria e Trapani. La sua carriera concertistica è costellata di apparizioni con importanti orchestre e eventi prestigiosi, tra cui la partecipazione con i Solisti della Scala e l’Orchestra Sinfonica “Vincenzo Bellini”. Nel 2012, ha portato la sua arte alla “Svetlanov Concert Hall” di Mosca, interpretando le melodie senza tempo di Burt Bacharach. Recentemente, ha reso omaggio a Whitney Houston in concerti jazz al Real Teatro Santa Cecilia e al Teatro Antico di Taormina. Il suo approccio innovativo e la capacità di reinterpretare i classici della musica jazz hanno fatto di lei una delle figure più apprezzate del panorama musicale italiano, rendendola perfetta per questo progetto ambizioso.   “Sono entusiasta – dichiara Lucy Garsia – di poter collaborare con l’Orchestra della Magna Grecia per queste performance dedicate a Burt Bacharach, un compositore che ha saputo toccare il cuore di milioni di persone nel mondo. La possibilità di eseguire i suoi brani iconici insieme a musicisti di così alto calibro è un onore e un’opportunità unica. La musica di Bacharach non solo rappresenta una ricca tradizione, ma continua anche a ispirare nuove generazioni di artisti. Spero che il pubblico possa emozionarsi insieme a noi in questi concerti e scoprire la bellezza senza tempo di queste melodie.”   Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, [email protected], www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.   Rosanna Minafò Addetto Stampa Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group PR Consulting Giornalista mob. 3484009298 Email [email protected][email protected] Linkedin: https://www.linkedin.com/in/rosanna-minafo Instagram: https://instagram.com/minaforosanna   Photo credits Arturo Di Vita

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Nick Cave a Pompei

BOP – BEATS OF POMPEII 2025: LA MUSICA È CULTURA NEL SUGGESTIVO PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI Sabato 19 luglio Nick Cave – per l’ottavo appuntamento di BOP. “Re Inchiostro” torna in Campania affiancato dal bassista dei Radiohead Colin Greewood. Dopo i primi sette appuntamenti, che hanno visto protagonisti nel suggestivo scenario notturno dell’Anfiteatro del parco Archeologico di Pompei Gianna Nannini, Dream Theater, Antonello Venditti, Jean-Michel Jarre, Stefano Bollani, Ben Harper e Jimmy Sax è la volta di Re Inchiostro, l’australiano, ex Birthday Party, singer songwriter tra i più influenti al mondo, colonna portante del gruppo Bad Seeds: Nick Cave. L’artista, che per l’occasione non sarà affiancato dal gruppo Bad Seeds, farò un solo-concert al pianoforte ma sostenuto dal basso di Colin Greewood del gruppo inglese Radiohead. Il concerto, già sold out da mesi, si svolgerà sabato 19 Luglio (inizio ore 21:15). Cave torna ad esibirsi in Campania dopo vent’anni dal suo unico solo-concert a Napoli all’epoca per il Neapolis Festival. Nick Cave, icona indiscussa della musica contemporanea promette di essere un evento memorabile per intensità emotiva. Il sessantasettenne australiano, musicista, poeta, attore e regista; ha influenzato generazioni di musicisti con la sua voce ipnotica, i testi profondi e la capacità di fondere rock, blues e poetiche oscure. La sua presenza scenica e la sua arte visionaria lo rendono un punto di riferimento nel panorama musicale globale. L’Anfiteatro di Pompei, quindi, si prepara ad accogliere un nuovo, straordinario capitolo di BOP – Beats of Pompeii, tra musica, storia e emozioni senza tempo. Dopo le indimenticabili performance di artisti internazionali come Jean-Michel Jarre e Ben Harper, è ora la volta di un artista iconico, capace di unire intensità poetica e potenza scenica. La sua voce ipnotica e il suo carisma magnetico echeggeranno sul palco più suggestivo del mondo, dove la musica diventa storia e l’archeologia si trasforma in palcoscenico. Un concerto attesissimo, che si inserisce nel solco tracciato dai Pink Floyd nel 1971 e proseguito con BOP, la rassegna che fa vibrare Pompei al ritmo dei grandi nomi internazionali, sotto il claim “Dove la musica è Cultura”. I prossimi appuntamenti targati BOP sono: il 24 luglio con il Maestro Riccardo Muti, il 25 luglio il canadese Bryan Adams (il grande classico rock in versione unplugged); il 29 luglio con Serena Rossi (voce versatile tra pop e teatro) e il 5 agosto con i norvegesi Wardruna (suggestioni nordiche e pagane). Un viaggio sonoro che attraversa generi ed emozioni, tra artisti che hanno fatto la storia della musica e nuovi protagonisti della scena globale. UN PROGETTO CULTURALE SOSTENUTO DALLE ISTITUZIONI Patrocinato dal Ministero della Cultura e dal Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il Comune di Pompei e la Regione Campania, BOP unisce arte, spettacolo e valorizzazione del patrimonio storico. La direzione artistica è affidata a Giuseppe Gomez, mentre l’organizzazione tecnica è curata da Blackstar Entertainment e Fast Forward. Info, Official web & Social net: https://www.instagram.com/beats_of_pompeii/ https://blackstarconcerti.com/ https://pompeiisites.org/events-calendar/   Ufficio Stampa BOP 2025 per Blackstar Entertainment: Giulio Di Donna +39 3395840777 [email protected]

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Novità librarie, Gaetano Cortese

“La Residenza d’Italia a Bucarest, Villa Stolojan” il nuovo libro dell’Ambasciatore Gaetano Cortese     ROMA – L’Ambasciatore Gaetano Cortese aggiunge una nuova opera alla preziosa Collana dedicata alle Ambasciate e Residenze italiane nel mondo, con il volume “La Residenza d’Italia a Bucarest nel 145 anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Romania”, Carlo Colombo Editore. La pubblicazione, oltre a ripercorrere la storia della Residenza sotto il profilo architettonico-artistico e diplomatico, ricostruisce la storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.   Il libro si apre con una prefazione dell’ambasciatore d’Italia a Bucarest, Alfredo Maria Durante Mangoni e con un indirizzo di saluto dell’ambasciatore di Romania a Roma, Gabriela Dancau, seguiti dai contributi dei diplomatici Stefano Ronca, con un’esaustiva disamina su “Le relazioni tra l’Italia e la Romania nella storia dei due Paesi”, e Anna Blefari Melazzi, con un bel ricordo dal titolo “La mia Bucarest”, entrambi già Ambasciatori d’Italia in Romania.   L’Ambasciatore e Consigliere di Stato Rocco Cangelosi nel suo contributo al testo offre al lettore una brillante ed interessante ricostruzione storica su “La politica estera della Romania ed il ruolo svolto nell’Unione Europea”. La pubblicazione, come detto, rientra nella Collana dell’Editore Carlo Colombo di Roma, dedicata alla valorizzazione del patrimonio architettonico ed artistico delle rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, fondata e curata dall’ambasciatore Gaetano Cortese sin dal 1999. Con la nuova pubblicazione la Collana si arricchisce fino ai 56 volumi finora pubblicati, sia in versione italiana che in altre lingue straniere: araba, francese, finlandese, inglese, olandese, norvegese e tedesco.   Gaetano Cortese è stato dal 2006 al 2009 Ambasciatore d’Italia nel Regno dei Paesi Bassi e Rappresentante Permanente d’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) a L’Aja e dal 1999 al 2003 Ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio. In precedenza ha prestato servizio presso le sedi diplomatiche d’Italia di Zagabria, Berna, L’Avana, Washington e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea di Bruxelles, in qualità di Ministro Consigliere. Dal 1992 al 1999 ha ricoperto l’incarico di Consigliere aggiunto per la Informazione e la Stampa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.   Gaetano Cortese è autore di testi giuridici e di numerosi articoli di diritto comunitario e internazionale, pubblicati a Parigi quando alla Sorbona era “Docteur de l’Université de Paris en Droit International” nella Facoltà di Giurisprudenza con il Professore Charles Rousseau, e a Roma, all’Università degli Studi La Sapienza, Assistente di Organizzazione Internazionale e di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche retta dal Professore Riccardo Monaco.   Gaetano Cortese, La Residenza d’Italia a Bucarest,Villa Stolojan, Servizi Tecnologici Carlo Colombo, Roma, 2025 ,pp.176.

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“Intrecci di memoria” di Goffredo Palmerini

27 giugno 2025     In libreria e sugli store online il volume “Intrecci di memoria”, di Goffredo Palmerini, One Group Edizioni   L’AQUILA – Uscito in questi primi giorni di luglio “Intrecci di memoria” di Goffredo Palmerini, pubblicato dalle Edizioni One Group. Il nuovo libro del fecondo giornalista e scrittore abruzzese è disponibile nelle librerie e sui principali store di vendita online (Lafeltrinelli, IBS, Libreria Universitaria, Librerie Coop, Amazon, Mondadoristore) e presso l’editore ([email protected]). Il volume “Intrecci di memoria – Trame di vita, territori, sguardi in cammino”, con una preziosa veste grafica, 332 pagine arricchite da oltre 300 immagini, è dedicato nel centenario della nascita al prof. Serafino Patrizio, insigne matematico dell’Università dell’Aquila, amministratore pubblico e operatore culturale, scomparso 5 anni fa. Il libro è un caleidoscopio di storie di vita, racconti di viaggio, eventi culturali rilevanti, personaggi emeriti, che hanno tratteggiato il corso di un intero anno, da giugno 2023 a giugno 2024. Questo sedicesimo libro di Palmerini è corredato dai significativi contributi di Sonia Cancian, docente, saggista e storica della McGill University di Montreal (PRESENTAZIONE) e di Giovanna Di Lello, docente e scrittrice, direttrice artistica del John Fante Festival, che ha scritto la PREFAZIONE. Con il consenso dell’editore One Group, se può essere d’interesse, qui di seguito si propone il testo della PREFAZIONE di Giovanna Di Lello.   *** PREFAZIONE di Giovanna Di Lello  In questa sua sedicesima pubblicazione, Goffredo Palmerini, figura di spicco del giornalismo abruzzese e scrittore di talento dalla prosa raffinata, nonché promotore della cultura italiana nel mondo, ci offre uno spaccato di un anno particolarmente intenso del suo instancabile lavoro. Questa nuova raccolta, che abbraccia articoli, riflessioni e testimonianze pubbliche, documenta il periodo compreso tra giugno 2023 e giugno 2024, facendo immergere il lettore nell’universo di interessi che animano l’autore. L’opera si distingue per la sua capacità di coniugare l’analisi acuta e documentata dell’emigrazione italiana, fenomeno che Palmerini conosce benissimo, grazie alla sua lunga esperienza in questo campo e al contatto diretto con i suoi protagonisti.   Prima però d’inoltrarci nei temi del libro, vorrei dedicare alcune parole al suo autore. Innanzitutto desidero ricordare che la carriera giornalistica di Palmerini è costellata di successi e premi, ma spicca un risultato davvero eccezionale che riguarda il suo articolo “Dopo Celestino V, è di Papa Francesco il dono più grande all’Aquila”, pubblicato il 17 agosto 2022. È apparso su ben 52 testate, di cui 42 in Italia e 10 all’estero. Questo primato, riconosciuto in India dal Gems Book of World Records nel febbraio 2024, già di per sé eccezionale, non dimostra solo l’importanza dell’argomento, ma anche la qualità della scrittura dell’autore e la sua autorevolezza nel settore dell’informazione.     La poliedrica personalità di Palmerini, dalle molte sfaccettature, con un passato di successo anche come dirigente in un’azienda di Stato e amministratore comunale, non deve farci perdere di vista ciò che lo caratterizza maggiormente: la sua immensa generosità, che ho tra l’altro avuto modo di sperimentare personalmente con il mio John Fante Festival. A questa sua qualità si aggiungono un profondo senso dell’amicizia e una sincera curiosità verso il lavoro altrui, soprattutto verso quelle eccellenze che Palmerini ha contribuito a far emergere negli anni. Credo che sia tutto questo ad alimentare la sua passione per la narrazione giornalistica, in particolare quando racconta le storie degli italiani all’estero.   In questa sua meritoria attenzione verso il fenomeno migratorio italiano, spesso trascurato, trovo un’autentica affinità elettiva, anch’io studiosa della materia. Volentieri segnalo il piacere d’essere stata, insieme a Goffredo Palmerini e Antonio Bini, relatrice in un convegno sull’emigrazione abruzzese e sul turismo delle radici, lodevolmente promosso dai Padri Passionisti e tenutosi presso il Santuario di San Gabriele nell’agosto 2024. Una giornata di riflessione molto feconda e ricca di spunti. Un’attenzione sul tema migratorio che anche il John Fante Festival ha fortemente coltivato, fino a farlo diventare anche una sezione letteraria dedicata agli scrittori italiani all’estero attraverso il Premio Italia Radici nel Mondo, che nel 2024 ha tenuto la sua prima edizione. E non a caso questo nuovo libro di Palmerini rappresenta un prezioso contributo alla comprensione dell’emigrazione abruzzese e un tributo alla sua città, L’Aquila. Egli, infatti, racconta con entusiasmo le vicende degli abruzzesi che hanno esportato il loro talento all’estero, svelando al contempo i paesaggi culturali che nascono dall’incontro di mondi diversi.   Spicca allora il sentito omaggio a Mario Fratti, aquilano, noto drammaturgo italoamericano partito nel 1963 dall’Italia per emigrare negli Stati Uniti, dove è venuto a mancare il 15 aprile 2023 lasciando un grande vuoto nel panorama della cultura internazionale. Per rendere un omaggio a Mario Fratti, scomparso a New York all’età di quasi 96 anni, Palmerini ha raccolto tutti gli articoli che negli anni ha scritto sul grande autore di teatro, e ne ha fatto un libro, “Il mondo di Mario Fratti”, pubblicato a tre mesi dalla morte del drammaturgo.   Il volume, presentato a L’Aquila nell’Aula magna del Gran Sasso Science Institute il 12 luglio 2023, è stata occasione per un commovente Memorial dedicato al celebre autore del musical “Nine” nella sua città natale, con numerose testimonianze dall’Italia e dall’estero, che ne hanno esaltato il talento e la profonda umanità. Questo volume riporta tutti quei contributi in ricordo di Mario Fratti, espressi da personalità del mondo istituzionale, teatrale e dell’informazione. Negli anni Mario Fratti era diventato un amico fraterno di Palmerini, che quasi ogni anno andava a trovarlo a New York. Questa profonda amicizia era probabilmente il frutto della condivisione di radici comuni, creando una speciale connessione tra chi emigra, i “partiti” di Vito Teti, e chi rimane, l’altra faccia della medaglia, “i restati”. E a Palmerini va sicuramente il grande merito di aver contribuito a mantenere vivo il legame del famoso commediografo con la sua terra d’origine.    D’altronde Palmerini è uno straordinario costruttore di ponti tra l’Italia e l’altra Italia, verso gli italiani che vivono all’estero. Posso esserne testimone, per le strette mie relazioni che ho con i figli di John Fante, del rapporto d’amicizia che Goffredo aveva stabilito

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Fare cultura parlando di vini

La sfida di Migrante per un grande Cesanese a Olevano Romano Sul palcoscenico del vino Laziale sempre più in fermento, nel corso degli anni  e sulla scia dei risultati ottenuti dalla Docg Cesanese del Piglio anche i vini di Olevano Romano hanno guadagnato la loro luce. Siamo nella provincia Romana tra i monti Prenestino-Lepino-Ernici ad un’altitudine di m.570 s.l.m. immersi tra vigneti ed uliveti in un territorio abitato sin dai tempi dell’antica Roma che del vino ha sempre fatto una delle sue prerogative maggiori, ma che nel tempo ha saputo operare una trasformazione straordinaria uscendo dall’ambito locale per andare a ritagliarsi il suo posto sulle piazze italiane e all’estero. Su questi terreni collinari viene coltivato prevalentemente il Cesanese, uno dei pochissimi autoctoni a bacca rossa del Lazio. Esattamente il Cesanese di Olevano derivante dalla varietà di Affile, una volta vinificato dolce ed abboccato  e tanto caro ai nonni di tutti i romani di oggi, ma decisamente fuori dai radar per gli appassionati di vino delle ultime generazioni. Ad oggi il disciplinare di produzione per il Cesanese di Olevano prevede la possibilità di piccole quote di uve a bacca bianca per aumentare il tenore di acidità. Lorenzo Migrante e sua moglie Luciana sono tra le migliori espressioni della nuova generazione di viticoltori, che facendo tesoro della lunga tradizione locale ha traghettato il Cesanese di Olevano nei tempi moderni sviluppandone il potenziale. Sempre presenti ad ogni evento e degustazione in prima persona, per spiegare con passione i loro vini e il contesto in cui nascono. La loro produzione si attesta sugli 80 quintali per ettaro per una resa massima del 65%. I vigneti si estendono su un territorio collinare di origine vulcanica di composizione mista limoso e argilloso con quote calcaree, che insieme alle costanti escursioni termiche fornisce un clima favorevole al profilo organolettico dei vini. A Lorenzo Migrante abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda: Nel 2000 la grande decisione insieme alla Signora Luciana di dedicarsi anima e corpo al vino. Venivate già da questo mondo oppure è stata una scelta improvvisa e cosa vi ha spinto ad un certo punto nel tentare questa strada? Si venivamo già da questo mondo. La nostra famiglia e il nostro territorio in generale ha sempre avuto una grande tradizione contadina. La vigna ha sempre fatto parte della nostra quotidianità e la vendemmia è sempre stata vissuta come una festa. Nel 2000 abbiamo deciso di trasformare questa passione in lavoro con la missione di far emergere le potenzialità enogastronomiche che il nostro territorio aveva conservato per secoli. All’attività oggi prende parte anche suo figlio; in questa convivenza generazionale le vostre visioni di viticoltura vanno d’accordo o creano occasioni di dibattito? Sicuramente viviamo attimi di incomprensioni e di dibattito, ma sono sempre costruttivi e necessari un confronto tra generazioni. La nostra visione di viticoltura è comunque la stessa, ovvero il rispetto della natura e il minimo intervento in cantina. Quest’anno sono 25 anni di attività, una data importante. Tracciando un primo bilancio di questa avventura cosa direbbe? E quale sono stati i momenti più importanti? Sicuramente il bilancio è positivo. Ad oggi abbiamo una clientela stabile che ci permette di avere sicurezze economiche e finanziarie. Non saprei riconoscere momenti più importanti di altri. È stato frutto di tante piccole decisioni e avvenimenti che ci hanno portato a dove siamo oggi. E a questo punto nella corsa ai prossimi 25 anni di attività è d’obbligo chiederle, come si immagina la Società Agricola Migrante? Sicuramente in crescita date le nuove opportunità che il mondo ci offre. Sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista di come il vino viene percepito. Non più come un alimento ma come un’esperienza sensoriale in cui immergersi. Dal 2000 ad oggi quali progressi ha fatto Il Cesanese di Olevano e quali secondo lei sono le prospettive future per questa Doc? Partivamo da un momento storico in cui il Cesanese era visto come un vino da tavola di medio-bassa qualità. Grazie al nostro impegno e di tutte le altre aziende che hanno deciso di imbattersi nella nostra stessa missione ci troviamo oggi con una Doc che comincia a farsi conoscere. Il Cesanese è un vitigno di qualità che sa esprimere un grande potenziale. Un vitigno che ha già espresso un grande potenziale, si può aiutare a spingersi ancora oltre oppure ha già toccato il massimo del suo livello qualitativo possibile? Io penso che si potrà solo migliorare grazie alle nuove filosofie vitivinicole che stanno emergendo sempre più improntate al rispetto della natura e alla sostenibilità. Per non parlare poi delle novità tecnologiche che il nostro momento storico ci offre. Oggi “sostenibilità” è una delle parole chiave anche nel mondo del vino. Come si sposa con tecnologia e tradizione? Cercando di prendere questa parola chiave e trasformarla in un punto fisso nella nostra mente. Il mondo è la nostra casa e dobbiamo prendercene cura, oggi giorno qualsiasi progetto che non si preoccupi del concetto di sostenibilità ambientale è destinato all’autodistruzione. Il Sigillum è l’unico in cui viene impiegato il legno ricercando una maggior eleganza e complessità, Consilium invece regala un Cesanese tutto frutto e sorso gustoso. In comune condividono il livello qualitativo ma quale secondo lei rappresenta maggiormente l’anima del Cesanese? Beh sicuramente direi che la vinificazione solo in acciaio esprime le qualità più pure del Cesanese in quanto l’acciaio non rilascia alcun sapore lasciando quindi inalterate le qualità organolettiche. Con il legno si cercano di esaltare queste qualità ottenendo un vino più complesso. Il Cesanese del Piglio ha indicato una direzione qualitativa che Il Cesanese di Olevano ha saputo seguire. Cosa ne pensa della possibilità di una doc unica tra i due territori? Sarebbe un’opportunità, oppure una limitazione dell’espressione territoriale? Mah, io penso che l’unione faccia la forza e potrebbe essere un buon obiettivo per le nuove generazioni. Senza trascurare la Doc di Affile. Fantasticando, se non avesse fatto il viticoltore ad Olevano Romano, dove le sarebbe piaciuto farlo e con quale vitigno avrebbe voluto cimentarsi? Mi affascina molto la cosiddetta

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Novità librarie: Annina Vallarino

Annina Vallarino, “Il femminismo inutile. Vittimismo, narcisismo e mezze verità: i nuovi nemici delle donne”.    Recensione     Il testo di Annina Vallarino che qui si presenta e pubblicato da Rubbettino, si segnala per il suo coraggio. Non la temerità astiosa e rissosa dei social, né l’impudenza verbale e inconcludente, ma il meditato coraggio di chi vuole guardare la realtà senza far sconti e con la tranquilla forza di una ragione che non si arrende alle nebbie delle ideologie. L’autrice è una femminista per la quale il femminismo sembra realizzare il precetto kantiano dell’illuminismo come “uscita dell’uomo (della donna) dallo stato di minorità, imputabile a se stesso”. Cosa significa ciò? Significa che la Vallarino rivendica, giustamente, le conquiste del femminismo storico e le relative lotte che hanno portato le donne a svolgere un nuovo ruolo nella società moderna facendole uscire, certo non totalmente, dallo “stato di minorità” in cui si trovavano confinate. E’ stato un grande processo di emancipazione collettiva in cui un nuovo soggetto sociale, identificato dal sesso di appartenenza, si faceva carico di una promessa di liberazione riguardante non solo le donne ma l’intera società. Era l’autoaffermazione decisa del proprio valore che si realizzava sfidando un mondo maschile ostile e, spesso, sprezzante verso le capacità, le competenze, le possibilità e talvolta, la vera e propria intelligenza, femminile; questa autoaffermazione portava con sé la coscienza che solo un cambiamento radicale delle strutture di potere era in grado di umanizzare e liberare dallo sfruttamento i rapporti tra i sessi e all’interno dei sessi. Questo femminismo storico, ricostruito citando i classici teorici e la vita concreta di molte donne, ha subito una torsione di significato alla fine del millennio e negli anni successivi. Qui il testo, rifiutandosi di sottomettere la realtà alla fantasia, analizza nel dettaglio e con ammirevole acutezza metodologica le caratteristiche del neofemminismo, partendo dal principio che “uomini e donne sono entità complesse e sfaccettate” (pag. 104). Ne esce un quadro desolante. Senza mezzi termini viene rimproverato al neofemminismo un arretramento culturale preoccupante che, a fronte di una radicalizzazione parolaia sempre più estrema, giunge a negare proprio quell’autoaffermazione singola e quella promessa di liberazione collettiva che erano le componenti principali del femminismo: le donne da soggetto della storia che prendono il proprio destino nelle proprie mani sfidando apertamente il pregiudizio e lo sfruttamento, sono tornate ad essere qualcosa di fragile, eterne vittime da difendere in qualsiasi situazione, da un appuntamento andato male a una presunta “cultura dello stupro”; il tutto condito da quella che, icasticamente, Vallarino definisce “lagna” ovvero l’insopportabile tendenza all’autocommiserazione e la sconsiderata abitudine di incolpare continuamente l’altro sesso. Abitudine che alla fine risulta un boomerang perché invocando sempre più fumose idee (patriarcato, cultura dello stupro, mascolinità tossica ecc. ecc.) si giunge proprio a deresponsabilizzare il criminale che agirebbe non tanto per propria scelta ma perché vittima a sua volta di una non ben precisata “cultura”: la responsabilità personale (cardine del nostro sistema giudiziario) annega nelle brume dell’indefinito e sorge lo spettro di una corruzione totale che però, a differenza del peccato originale, colpisce solo i maschi. Un caso per tutti: come è mai possibile parlare di patriarcato (società in cui, per fare un esempio, eredita i beni solo il figlio maschio) in una nazione dove una donna è primo ministro e un’altra donna guida il maggiore partito di opposizione? E’ evidente lo scollamento dalla realtà perché le parole descrivono anche chi le usa oltre che la realtà stessa. Né si salvano dalla refrigerante critica dell’autrice i cosiddetti strumenti statistici di cui si sottolineano i vari limiti che privano del tutto di valore le presunte “prove” a sostegno delle astratte fumoserie di cui sopra. Il neofemminismo, in conclusione, rappresenta per la Vallarino un gigantesco arretramento delle donne e, aspetto particolare, si tratta di un arretramento, kantianamente, “imputabile a se stesse” perché l’errore fondamentale è stato il ripiegamento sulla singola da proteggersi e sempre in pericolo (quasi come un panda in via di estinzione), tralasciando l’aspetto collettivo di “uscita dallo stato di minorità”, di rivendicazione del proprio valore del femminismo storico. Resta una domanda: chi trae vantaggio da tutto ciò? Il testo fa notare come eminenti testate e giornalisti di fama abbiano scelto un adeguamento alla retorica neo femminista, che si segnala come caso particolare del totalitario  “politicamente corretto”, ma sfugge nel libro il motivo. Certo, l’autrice vuole smascherare l’aspetto reazionario del neofemminismo (anche nello scivoloso rapporto con le persone transgender), non descrivere questo lato dell’industria culturale, ma alcuni cenni sono di grande interesse. Sfilano così davanti ai nostri occhi chi su questa retorica costruisce le proprie carriere negli ambiti giornalistici, universitari, politici, “culturali” (sarebbe forse il caso di tornare a ripensare il significato della parola cultura), alle pasdaran social pronte a bacchettare come vergini vestali chi la pensa criticamente (alle quali sarebbe da consigliare il testo di Otto Weininger “Sesso e carattere” così, forse, comprenderebbero meglio il mondo in cui si trovano), alle influencer che, regine della mercificazione, concionano su etica e morale, alle grandi star che da superprivilegiate discettano di inclusività (con tutta la carica di untuoso e perbenistica superiorità del termine) alla rimozione ideologica del fatto che la natura è un dato che si impone al di là dell’artificio (cultura?) umana, a chi nei mass media, in tal modo, può spostare l’interesse su argomenti precisi a scapito di altri, magari più urgenti ma scomodi; il caso di Luana D’Orazio (morta per incidente sul lavoro in un’industria tessile) è significativamente ricordato così come la questione del velo islamico, vera e propria cartina al tornasole di una retorica femminista di facciata che si arrende alla retorica identitaria. Un libro coraggioso di cui si consiglia caldamente la lettura per la precisa analisi che effettua dell’esistente. Nicola F. Pomponio

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Progetto KA171 MMM Mediterranean Sub-Saharan Music Movement

Il Conservatorio Alessandro Scarlatti annuncia l’evento finale del Progetto KA171 MMM Mediterranean Sub-Saharan Music Movement 24 e 25 giugno – Molo di Sant’Erasmo e al Teatro di Santa Cecilia   Il progetto Erasmus “MMM Mediterranean Sub-Saharan Music Movement”, coordinato dal Conservatorio di Palermo, approda al Molo di Sant’Erasmo e al Teatro di Santa Cecilia per i suoi due eventi conclusivi, martedì 24 e mercoledì 25 giugno. Il Conservatorio A. Scarlatti conclude con due eventi complementari il progetto di International Credit Mobility che ha condotto con istituzioni partner di Tunisia, Egitto e Nigeria. I due anni di progettualità e scambi fruttuosi con la Alexandria University, la University of Lagos, l’Institut Supérieur de Musique di Sousse e l’Institut Supérieur de l’Education Specialisée di Manouba si concluderanno con due appuntamenti complementari: un ricco concerto all’interno del Sicilia Jazz Festival, presso il Teatro di Santa Cecilia, mercoledì 25 alle ore 21.45, e la sua anteprima sul mare, ricca di movimento e dialogo fra le due sponde del Mediterraneo, presso il Molo di Sant’Erasmo, spazio urbano de La Mariposa, Milonga Sociale, martedì 24 giugno alle ore 19.30. Due eventi possibili grazie all’impegno dei maestri Flora Faja, Giovanni Mattaliano, Giuseppe Urso, Francesco Guaiana e Vito Giordano e al supporto dell’Asd/Aps ColorTango Palermo e Tango Young Palermo, Maestra Federale Maura Laudicina, e della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana The Brass Group. Tanta musica e movimento con i nuovi strumenti realizzati all’interno del progetto, figure storiche della contaminazione mediterranea a Palermo e gli studenti e i docenti del Conservatorio e degli Istituti partner di Sousse e Manouba.   L’ufficio stampa Rosanna Minafò PR Consulting Giornalista mob. 3484009298 Email [email protected][email protected] Linkedin: https://www.linkedin.com/in/rosanna-minafo Instagram: https://instagram.com/minaforosanna

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“ORA”, narrazione poetica e approccio scientifico

“ORA The limits of the planet”: a Chicago il videomapping del collettivo italiano IMAGINARIUM 10/06/2025 20:06   CHICAGO\ aise\ – Un nuovo progetto congiunto vede collaborare questa estate l’Istituto Italiano di Cultura di Chicago e ART on THE MART: è l’installazione video “ORA The limits of the planet” del collettivo creativo italiano IMAGINARIUM. L’installazione sarà visibile dal 10 luglio al 7 settembre, animando la facciata del Merchandise Mart nel centro di Chicago. “ORA The limits of the planet” è una visionaria opera multimediale creata da Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni di IMAGINARIUM, con musiche originali composte da Davide Giannoni. L’installazione affronta temi urgenti legati al cambiamento climatico, la perdita di consapevolezza ambientale e l’evoluzione del rapporto tra l’umanità, la natura e il cosmo. Sviluppata in collaborazione con esperti di climatologia e scienze spaziali, “ORA” fonde narrazione poetica e approccio scientifico. L’opera combina illustrazioni tradizionali realizzate a pennarello su carta con animazioni digitali, invitando lo spettatore a un viaggio surreale e immersivo attraverso il concetto dei limiti ecologici ed esistenziali del pianeta. IMAGINARIUM è uno studio toscano, premiato nel 2018 come Eccellenza Italiana per l’Arte dall’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e dalla IACC – Italy America Chamber of Commerce West. Lo studio si occupa di scenografia e arti visive per la musica classica, pop e l’opera lirica. È diretto da Davide Giannoni e Francesca Pasquinucci che, dopo studi musicali, letterari, artistici e teatrali, hanno sviluppato una ricerca focalizzata sull’interazione tra arti materiali tradizionali e arti digitali. Hanno rivolto il loro interesse al videomapping come strumento di narrazione e creazione di spazi onirici, trovando in esso un ulteriore mezzo di approfondimento e sviluppo del loro stile surreale, ancorato alle regole della poesia e alla follia ideativa del Teatro Barocco Italiano. ART on THE MART, presentato in collaborazione con il Department of Cultural Affairs and Special Events (DCASE) di Chicago, è una delle più grandi piattaforme di arte digitale al mondo e che trasforma un punto di riferimento architettonico in una tela permanente e monumentale. Esempio brillante dell’impegno duraturo di Chicago per l’arte pubblica, ART on THE MART applica tecniche all’avanguardia di video mapping al Riverwalk di Chicago, proiettando opere d’arte contemporanea sulla facciata di 2,5 acri di THE MART, l’edificio commerciale privato più grande degli Stati Uniti, riconosciuto a livello internazionale come innovatore globale in ambito culturale, del design e della tecnologia. (aise) 

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Un Ponte di Fratellanza tra Siziano e Bals: Scuole, Comunità e Cuori in Festa

SIZIANO (PV) – Una tre giorni intensa e ricca di emozioni ha trasformato Siziano in un crocevia di culture, solidarietà e pedagogia internazionale. L’occasione è stata il gemellaggio tra l’Istituto Comprensivo di Siziano e la Scuola Speciale ‘Centrul Școlar pentru Educație Incluzivă’ di Bals, in Romania, nell’ambito di un progetto Erasmus volto a promuovere metodologie didattiche inclusive e il dialogo tra realtà educative europee. La dirigente scolastica prof.ssa Laura Maria Forlin e il prof. Paolo Trotta, promotori dell’iniziativa, hanno dato vita a un partenariato che ha coinvolto non solo la scuola, ma l’intera comunità sizianese. Il progetto, nato durante una riunione del Kiwanis International Europe a Copenaghen, ha preso forma grazie all’incontro tra il prof. Trotta e la prof.ssa Claudia Gabriela Nitulescu, entrambi membri del Kiwanis Club, un’organizzazione internazionale dedicata al servizio dei bambini nel mondo. Un’accoglienza calorosa Dal 21 maggio, Siziano ha accolto la delegazione romena composta da sei docenti: Claudia Gabriela Nitulescu, Florentina Triculescu, Liliana Daniela Piriianu, Lorenta Daniela Dragan, Serban Felicia Adelina Ciocirlan e Madalina Militaru. Un ricco programma ha permesso loro di visitare tutti gli ordini scolastici dell’Istituto Comprensivo: dall’Infanzia alla Secondaria di primo grado. Tra i momenti più significativi, i laboratori didattici tenuti dai docenti italiani: di Scienze e Planetario con il prof. Riccardo Bonomi, di Spagnolo con il prof. Fabio Guazzoni, di Musica con la prof.ssa Flora Citino e di Arte con il prof. Alfio Palizzolo. La delegazione è stata accolta dai bambini della Scuola dell’Infanzia con la “Danza dell’Accoglienza”, mentre nella Primaria si sono susseguite esibizioni musicali e danzanti accompagnate dal sax del prof. Claudio Perelli. Immancabile il tradizionale “Tea Time”, curato dalla prof.ssa Adele Garlaschelli, in coincidenza con la Giornata Internazionale del Tè. Il supporto delle istituzioni e delle associazioni Alla cerimonia di apertura hanno preso parte anche le autorità locali, tra cui l’assessore all’istruzione Silvia Panari, e rappresentanti del mondo Kiwanis. Particolarmente significativo è stato l’intervento della dott.ssa Silvia Rinaldi, luogotenente governatrice del Kiwanis Divisione 15 Lombardia-Liguria, che ha tenuto una lectio magistralis sul tema del bullismo durante l’evento “Bulli e dintorni”. Nel corso della manifestazione è stato proiettato il cortometraggio “Francesca”, con la partecipazione di attori come Tony Sperandeo e Barbara Bacci, realizzato per sensibilizzare contro il bullismo e le devianze giovanili. Un confronto vivace ha visto protagonisti anche gli alunni e i genitori, rappresentati dalla dott.ssa Ilaria Spelti, esperta del tema. Cultura, emozioni e riconoscimenti Non sono mancati momenti di arte e musica: una suggestiva mostra di disegni a cura del prof. Palizzolo ha esposto paesaggi e architetture romene realizzati dagli studenti in onore degli ospiti. Il concerto finale, al Teatro Lanterna, ha visto protagonisti alunni e docenti in una scaletta che spaziava dagli inni nazionali all’opera e ai canti tradizionali di entrambi i Paesi. Nel corso della serata conclusiva sono stati consegnati tre attestati di benemerenza dalla Società Generale Cristiana di Mutuo Soccorso PT Group Salute, con il patrocinio della Gazzetta Italo Moldova, della Gazzetta Italo Brasiliana e dell’ASIB. Le onorificenze sono andate alla dirigente Laura Maria Forlin, alla prof.ssa Claudia Gabriela Nitulescu e alla dott.ssa Silvia Rinaldi, per l’impegno nel promuovere valori di fratellanza, inclusione e cooperazione tra i popoli. In attesa della prossima tappa Il gemellaggio si concluderà a ottobre con la visita della delegazione italiana in Romania. “Siamo entusiasti della straordinaria accoglienza e profondamente grati per il calore ricevuto”, ha dichiarato la prof.ssa Nitulescu, salendo sul palco per cantare insieme agli studenti italiani. La dirigente Forlin e il prof. Trotta hanno espresso soddisfazione per il successo dell’iniziativa, auspicando che questo sia solo l’inizio di una lunga collaborazione internazionale all’insegna dell’educazione, dell’amicizia e della pace. Paolo Trotta

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FLORENCE SEVEN STARS, I VINCITORI

PREMIUM INTERNATIONAL FLORENCE SEVEN STARS, I VINCITORI DEL 2025 FIRENZE 2025 FLORENCE 2025 FLORENCIA 2025 FLORENTIA 2025 FLORENZ 2025 GRAN TERRAZZA BELVEDERE – PALAZZO PLUS FLORENCE Sabato 28 giugno 2025, alle ore 19.00 – Via S. Caterina d’Alessandria 15     FIRENZE – Tutto è pronto per la cerimonia di premiazione dei Vincitori del Premium International Florence Seven Stars, edizione 2025, che si terrà sabato 28 giugno alle ore 19 presso la Gran Terrazza Belvedere del Palazzo PLUS FLORENCE, in Via S. Caterina d’Alessandria 15.   Il Prof. Carlo Franza, storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, giornalista e critico del quotidiano Il Giornale, Presidente della Giuria, prima della cerimonia di premiazione terrà una lectio magistralis su “L’Analfabetismo funzionale nel Paese Italia”. La premiazione degli insigniti avverrà nel corso del Gran Concerto d’Estate tenuto dai valenti professionisti dell’Accademia Fiorentina MusicArea sul “Belvedere” del Plus Florence, con splendida vista sul centro storico di Firenze.   La Giuria internazionale, composta da insigni studiosi e presieduta dall’illustre Prof. Dott. Carlo Franza, intellettuale di chiara fama, attraverso più sessioni di lavoro ha definito la rosa dei Vincitori dei prestigiosi riconoscimenti dell’edizione 2025.   VINCITORI Premium International Florence Seven Stars – Grand Prix Absolute – GIANNI BUCHER SCHENKER – Scultore Premio per la Cultura – LUIGI MARIA VIGNALI – Direttore Generale per gli Italiani all’estero – Ministero Affari Esteri Premio per il Management Culturale – GIUSEPPE MANICA – già Dirigente MAECI e Direttore Istituti italiani di Cultura Premio per l’Editoria – ANDREA PONTINI – Owner testata InsideOver – Milano Premio Dodici Stelle d’Europa per il Giornalismo Internazionale – GOFFREDO PALMERINI Premio “Sindaco dell’Anno” – OSVALDO STENDARDO – Alessano (Lecce) Premio “Artista dell’Anno” – MARIO ZAPPA – alla memoria Premio per l’Arte Performativa – EUGENIA SERAFINI Premio per l’Epigrafia Romana – NICOLÒ GIUSEPPE BRANCATO Premio per la Poesia – LAURA OTTAVIANI – per il libro “All’ombra del mio antico albero” Premio Dodici Stelle d’Europa per l’Arte – CONCHITA DE PALMA Premio per la Pittura – PIERLUIGI GHIDINI Premio alla Carriera – LOI DI CAMPI Premio della Critica – MONICA GORINI Premio dell’Europa – TIZIANA COCCIA Premio Dodici Stelle dell’Internazionalità Primato Mondiale dell’Enologia – GIOVANNI GIARDINA – Canicattì (AG) Premio per l’Imprenditoria – SICILY FOOD – Aragona (Agrigento) Premio “Ristorante-Osteria dell’Anno”. – CAPOLINEA FRISÀ BISTROT, di PARIDE SANSÒ e figli – Milano Premio Dodici Stelle d’Europa per il Gusto – PANIFICIO SAN GIUSEPPE, di GIACOMO ZIMBARDO – Cammarata (AG) Arte del Gusto Italy – PANE AMORE E …, di GIUSI LA CAVA – Catania   Il Premio, sicuro vanto della Città di Firenze, con la sua internazionalità vive destinazioni colte, mirate, professionali, ed è conferito alle migliori figure delle Arti, della Diplomazia, del Giornalismo, della Cultura e della Scienza, alle Imprese innovative, a quel Made in Italy con capacità tali di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, ambientali e produttivi. Sicché è l’assegnazione del Premium International Florence Seven Stars ad accreditarne il valore e ad esserne degna testimonianza.   Nella foto da sin.: Gianni Bucher Schenker, Luigi Maria Vignali, Eugenia Serafini, Carlo Franza e Amb. Gaetano Cortese e Goffredo Palmerini.

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