Nuovo Consiglio Direttivo del Centro Studi Federico II

Giuseppe Di Franco riconfermato alla guida del Centro Studi Federico II nella qualità di Presidente. Goffredo Palmerini rieletto Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, organismo nel quale entrano Donata Agnello, Ilaria Costa e Flora Mondello PALERMO – Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Direttivo del Centro Studi Federico II, riunitosi per il rinnovo delle cariche sociali 2026, Giuseppe Di Franco è stato riconfermato alla carica di Presidente. La riconferma nasce dal suo impegno e dal suo contributo fondamentale che hanno portato al successo delle iniziative varate dal Centro Studi nel corso degli anni, nonché per la sua visione progettuale e strategica. L’incontro ha rappresentato un momento significativo per tracciare le linee guida del futuro e per consolidare il percorso di crescita culturale e scientifica intrapreso dall’ente, confermando il costante impegno nel promuovere attività di ricerca di alto profilo.   Il Centro Studi, istituito nel dicembre 2021, è considerato oggi un’istituzione culturale di rilievo, il cui prestigio è riconosciuto a livello internazionale e si colloca in una configurazione istituzionale dove le cariche non vengono semplicemente mantenute per consuetudine, ma per garantire coerenza ai progetti e alle relazioni costruite nel tempo. Infatti ha confermato anche Goffredo Palmerini alla Presidenza del Comitato Tecnico-Scientifico, “incarico che continua a svolgere con competenza, passione e un instancabile slancio verso la promozione del dialogo culturale”.   Insieme al Presidente Palmerini, il Comitato sarà composto da: Hafez Haidar, Accademico emerito, Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, insigne scrittore e traduttore, candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura; Stefano Vaccara, giornalista professionista accreditato alle Nazioni Unite, fondatore e già direttore della testata internazionale “La Voce di New York”; Donata Agnello, giornalista, docente, direttore del prestigioso mensile “I Love Sicilia”; Ilaria Costa, docente, direttrice presso  IACE – Italian Heritage Cultural Committee di New York; Maria Cristina Pensovecchio, avvocato e già Consigliere parlamentare presso l’Assemblea Regionale Siciliana; Flora Mondello, architetto e imprenditrice; Cristina Di Silvio, esperta in relazioni internazionali; Salvatore Caputo, musicista, compositore e direttore del Coro dell’Opera di Bordeaux; Maria Luisa Macellaro La Franca, compositrice, pianista e direttrice dell’Orchestra UNISSON di Bordeaux.   A conclusione dei lavori, il Presidente Di Franco ha condiviso una riflessione sull’incarico ricevuto e sulle prospettive future: “Ringrazio il direttivo per la prestigiosa nomina rinnovata. Ringrazio altresì il Presidente del Comitato Scientifico, Goffredo Palmerini, con il quale abbiamo perfezionato e sviluppato insieme idee e progetti vincenti. Ringrazio inoltre le Personalità che compongono il nuovo Comitato, con la loro professionalità e con il loro impegno daranno un ulteriore contributo al successo delle future iniziative e al miglior esito dei progetti che intendiamo realizzare in Italia e all’estero interagendo, come già fatto nel corso del 2025, con soggetti pubblici di alto profilo (Ambasciate, Consolati, Istituti Italiani di Cultura e Istituzioni come il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Vaticano, le Nazioni Unite), tutte rivolte alla diplomazia culturale, al soft power, al multilateralismo e all’interculturalità. Oggi il ricorso a iniziative multilivello è divenuto essenziale e inoltre la co-creazione di progetti culturali con altri soggetti partner e attori culturali dà risultati di assoluto rilievo grazie alle sinergie che sempre il Centro Studi è riuscito ad attivare”.  

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Premio Internazionale di Poesia “Sergio Camellini”

EMOZIONI E COMMOZIONE AL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “SERGIO CAMELLINI” Un grande successo la prima edizione, tenutasi nell’Aula magna dell’Accademia Militare di Modena   di Goffredo Palmerini       MODENA –Emozioni intense e grande commozione ha regalato la cerimonia conclusiva del Premio Internazionale di Poesia “Sergio Camellini” alle Personalità intervenute, ai numerosi poeti italiani e stranieri, al pubblico che sabato scorso, 22 novembre ha ricolmato l’Aula magna dell’Accademia Militare di Modena. Lo splendido, possente Palazzo Ducale, che dal 1947 ospita l’Accademia dove si formano gli Ufficiali dell’Esercito italiano e dei Carabinieri, è stata suggestiva cornice alla prima edizione del Premio intitolato al grande Poeta modenese. Un vero successo, una risposta davvero entusiasmante, sotto ogni punto di vista: dall’attenzione delle istituzioni alla cospicua partecipazione degli autori, giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero, perfino dal lontano Perù, per ricevere il meritato riconoscimento alle loro opere e per fare memoria di Sergio Camellini, grande poeta ma soprattutto persona di straordinaria sensibilità, profonda umanità e incontenibile empatia. Un uomo del dialogo, costruttore di ponti di amicizia e di pace, di armonia e di bellezza. Se ne è avuta subito percezione in apertura della cerimonia con la proiezione del video con le immagini fotografiche della vita familiare e letteraria di Sergio Camellini, con sottofondo le note del brano “La vita è bella” di Nicola Piovani suonate dal vivo alla fisarmonica da Claudio Ughetti, medico ed amico di Sergio. Una commozione palpabile, anche ampiamente evidente dagli occhi lucidi di tanti presenti, hanno accompagnato l’ouverture del Premio con le immagini di Sergio e del suo sorriso solare, dei suoi tanti incontri con persone e personaggi, sintesi d’una vita fatta di relazioni umane, di amicizie autentiche e di affetti. Il lungo applauso alla fine del video ha richiamato in tutti partecipazione emotiva e ricordi personali.   Impeccabili conduttori della serata Francesco Nigri e Hebe Muñoz, che hanno dato brillantezza e ritmo ad una manifestazione densa di presenze e di premiati, chiamando al podio le personalità insignite del Premio d’Eccellenza culturale e alla Carriera e i vincitori delle diverse Sezioni del concorso poetico. Per ciascuno dei premiati hanno letto la motivazione del riconoscimento, conferito dal Comitato di Giuria presieduto dal poeta e scrittore Hafez Haidar, candidato al Nobel per la Pace e la Letteratura. Prima di tutto, però, hanno chiamato a dare i saluti la Presidente onoraria del Premio, Marcella Camellini, la Presidente dell’associazione VERBUMLANDIART, Regina Resta, promotrice ed organizzatrice del Premio, e i rappresentanti delle Istituzioni. Marcella Camellini, raggiungendo il podio con un velo di commozione, ha portato il saluto a nome di tutta la famiglia Camellini ed in particolare di sua madre, non presente motivi di salute.   “Siamo qui oggi insieme – ha sottolineato Marcella Camellini – per un motivo profondo, che risuona nel cuore di chiunque creda nel potere trasformativo della parola, dell’empatia e della gentilezza. Non siamo qui solo per inaugurare un premio letterario, siamo qui per celebrare un’eredità inimitabile, e per gettare un ponte culturale tra Paesi e tra generazioni, tra il passato che ci ha formati e il futuro che dobbiamo ispirare. Oggi onoriamo la memoria e l’opera di Sergio Camellini: il Padre, l’Uomo, il Poeta. È raro che in una sola esistenza si concentri una tale intensità di esperienza umana e di visione artistica. Egli non è stato solo un grande poeta contemporaneo ma è stato, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un Padre. Un Padre di famiglia: con la pazienza, la saggezza e l’amore che illuminano le sue liriche più intime. Un Padre intellettuale: per generazioni di lettori e scrittori, ai quali ha insegnato ed insegna che la vera poesia non è un esercizio di stile, ma un atto di autenticità e di coraggio. Un Uomo di profonda empatia e gentilezza: le sue parole non descrivono semplicemente il mondo, esse lo abbracciano. Nelle sue strofe troviamo la fragilità dell’esistenza, il dolore non detto, la gioia inattesa, ma soprattutto, la capacità di vedere la bellezza ovunque, anche nelle crepe dell’anima, un invito costante a scendere nelle profondità del nostro sentire, a riconoscerci nelle storie degli altri e a trasformare ogni ferita in una scintilla di poesia. Ci ha donato un’eredità umana fatta di ascolto, rispetto e incondizionato amore per l’altro.   La nostra promessa è quella di proseguire il cammino, il viaggio tracciato in vita da nostro padre e mantenere un ponte culturale, soprattutto con le nuove generazioni. Il tema scelto per questo Premio è la VALIGIA. Rappresenta il viaggio, non solo fisico, ma quello interiore della crescita, della conoscenza e della ricerca artistica. Rappresenta i Contenuti, tutto ciò che di prezioso, invisibile e impalpabile portiamo con noi, proprio come il Poeta porta con sé la sua sensibilità e la sua visione del mondo. Per costruire un legame autentico tra le generazioni, abbiamo chiesto agli studenti della classe 5 B del Liceo Artistico Adolfo Venturi di interpretare questo concetto di “valigia” e di identità con i loro personali linguaggi visivi. Hanno realizzato opere uniche che sono manifesti della loro individualità, celebrando l’unicità, l’identità e la diversità come fonte di ricchezza inestimabile. Ognuno di questi giovani artisti consegnerà personalmente al vincitore l’opera realizzata con le proprie mani, trasformando il premio in un passaggio di testimone diretto, un vero e proprio abbraccio tra chi ha appena iniziato il suo viaggio e chi viene celebrato per il cammino percorso.   Il premio è il modo per mantenere viva la sua voce – ha infine aggiunto Marcella Camellini – e garantire che l’eco del suo genio non svanisca mai unendo la parola del poeta all’arte visiva dei giovani. L’obbiettivo finale è che Poesia, Arte e Cultura escano simbolicamente dalle Accademie attraverso una VALIGIA e raggiungano i luoghi della vita quotidiana, per contrastare e spegnere ogni forma di violenza portando i valori positivi di Gentilezza, Rispetto, Pace e Amicizia. Nostro Padre ci ha lasciato i versi, ma ci ha lasciato soprattutto la lezione che l’unica via per l’immortalità è l’amore. E in questo premio, l’Amore per l’Uomo, per la Parola, per l’Arte

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“Intrecci di memoria” cattura il lettore e rimanda agli affascinanti Annales di Tacito

EVENTI E PERSONAGGI, NELL’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI UN ORDITO RICCO DI RICHIAMI ANTROPOLOGICI, STORICI E SOCIOLOGICI “Intrecci di memoria” cattura il lettore e rimanda agli affascinanti Annales di Tacito   di Gabriella Izzi Benedetti * a a FIRENZE – Il testo Intrecci di memoria (One Group 2025), ultima opera di Goffredo Palmerini, è oramai parte di un appuntamento annuale; questa 16^ pubblicazione, dedicata all’insigne matematico aquilano Serafino Patrizio, in un excursus da giugno 2023 a giugno ‘24, ci regala una narrazione che definire cronaca è riduttivo, poiché la miriade di eventi e personaggi appartiene a un ordito che si dipana con analisi e richiami antropologici, storici, sociologici, in un ritmo serrato che, pagina dopo pagina, cattura l’attenzione, appassionando il lettore. Antenati illustri di questo metodo storiografico sono gli affascinanti Annales che rimandano a Tacito, il più celebre e pregevole, ma non il solo e non il primo, ricordiamo tra gli altri, Catone l’uticense, Quinto Ennio e ancor prima Fabio Pittore, Gneo Gellio.   Grazie a questo metodo possediamo una dovizia straordinaria di situazioni, dettagli, volti, inseriti in un’ottica storica specifica, ed è quello che propone Goffredo Palmerini con una concatenazione di fatti e figure, affondi storico-etnografici di cui sono protagonisti personaggi che, con più o meno incisività, esprimono il quadro culturale, produttivo, e spesso il legame fra memoria, inscindibilità d’appartenenza. Poiché non necessariamente essi sono parte dell’Italia racchiusa nei propri confini; Goffredo spazia nella italianità d’Oltre oceano che ci stupisce per la dovizia di eccellenze; la ramificazione della italianità sparsa nel mondo mostra una vitalità che dovrebbe renderci orgogliosi.     Dico dovrebbe, poiché l’autore nota tristemente come in Italia persista una sorta di pregiudizio e tentazione di superiorità verso quegli italiani che governi poco illuminati e/o vicende postbelliche hanno costretto a emigrare. E invece, nonostante discriminazioni, umiliazioni, difficoltà di varia natura, hanno saputo dimostrare di che tempra fossero (fossimo) fatti e ora i figli e nipoti occupano posti di prestigio in settori i più disparati, che sia la politica, la cultura, la produttività e imprenditorialità.   Il loro sacrificio ha “permesso all’Italia di crescere e progredire anche con le loro rimesse, hanno dimostrato in ogni angolo del mondo le qualità e le doti della gente italiana”. Presenze e contesti appartenenti a quei milioni di italiani, spesso più attenti a custodire tradizioni che da noi vanno a perdersi. Prolungamento della nostra identità, assolutamente inserito nel nuovo ambito e pur sempre mai dimentico della terra d’origine.   Sono nomi per noi a volte noti come Dan Fante, più spesso poco noti: Josephine Buscaglia Maietta di famiglia siciliana, universitaria, giornalista. Di lei un bellissimo ricordo di Mario Fratti che, trasferitosi dall’Aquila a New York, è divenuto tra i drammaturghi più apprezzati; amico dell’autore che di anno in anno era suo ospite e assisteva al suo indiscusso successo. Dalle molte pagine emerge l’affetto, la stima, il dolore per la perdita.   Così il prof. Joseph D’Andrea, molisano d’origine, è stato tra i personaggi ragguardevoli di Pittsburgh, docente e Console. Così come il diplomatico Omero Sabatini, d’0rigine aquilana, che negli Stati Uniti ha svelato agli americani I promessi sposi di Manzoni. L’attività del Palmerini nel tenere collegamenti e riannodare fili è instancabile e pregevolissima. Le varie comunità sparse nel mondo, grazie a personaggi com’è stato Nicola Ranalli in Tasmania, per fare un nome, interagiscono e molto del risultato si deve ad un laborioso ambasciatore qual è Goffredo Palmerini.   Ma il libro racconta molto altro, ci porta nelle nostre città e nel loro fervore creativo; ad esempio nella realtà della Perdonanza, la meravigliosa istituzione che Celestino V creò nel 1294. E che Papa Francesco ha presenziato nel 2022.   Palmerini esulta per il riconoscimento ottenuto dall’UNESCO quale Patrimonio immateriale dell’umanità. “Sarebbe auspicabile” nota “che il messaggio spirituale celestiniano, attualizzato al tempo che viviamo e ai suoi terribili drammi, invitasse a riflettere e a leggere “i segni dei tempi” indirizzando l’espressione artistica e culturale sui temi della Pace, della riconciliazione fra i popoli, sul dialogo fra le culture, sulla fraternità fra le genti, la custodia del Creato, raccogliendo lo spirito profondo dell’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco.”   Il libro ha un sottile fascino con un che di arcaico e familiare che trasmette, pur nella struttura cronachistica, un’affettuosità, una fratellanza diffusa e profonda; sembra che l’autore voglia abbracciare il mondo. È straordinario come quasi tutte le notizie, i premi elencati, i partecipanti, le città, formino un unicum, come racchiusi entro uno scrigno di calore umano e di forza propulsiva.   Se parla di Nola, e di un suo premio, dipinge la città con tocchi leggeri e rapidi; se parla di persone, vengono proposte con un senso di apprezzamento e simpatia, come per Regina Resta, fondatrice dell’associazione culturale Verbumlandiart e della rivista Verbum Press, focolaio di iniziative, convegni, premi letterari.   Il mondo canadese è a lui particolarmente caro ed è tra le realtà che ha meglio apprezzato i nostri connazionali, basti pensare alla gratitudine che Justin Trudeau esprime verso la nostra comunità che ha contribuito alla crescita qualitativa della collettività; è evidente l’empatia creatosi con il Canada e altre terre depositarie della nostra identità.   In questo mare di notizie, di tanto in tanto Goffredo ci regala descrizioni quasi liriche che danno il metro di una personalità il cui impegno letterario, che a un occhio disattento può apparire mero inventario celebrativo, sa inculcare sentimenti di solidarietà, dignità, propositi di compartecipazione; il culto dell’amore, della memoria; il senso dell’etica.  L’orgoglio di nazione che trasmette, niente ha a che vedere con un nazionalismo chiuso ed escludente, piuttosto con quello dell’apertura e di un rapporto corale, intercomunitario.   Goffredo respira il mondo e lo racchiude nel suo intimo, per offrircelo come momento importante di riflessione. Rimanendo sempre entro un linguaggio di formulazioni essenziali egli ha il potere di restituirci la dimensione dell’orgoglio nazionale, di coinvolgerci nella sua etica del fare, del cooperare, nell’ esigenza di approfondire la storia dell’emigrazione, la diaspora italiana nel mondo. Goffredo ci conduce alla riflessione sull’ingiustizia sociale e auspica il riscatto soprattutto

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Goffredo Palmerini a Manoppello

IL VALORE DELLA PAROLA, LA FORZA DELLE RADICI A Manoppello la presentazione di “Intrecci di memoria” di Goffredo Palmerini         a MANOPPELLO (Pescara) – “Ponte tra epoche, popoli e destini la scrittura è capace di restituire voce a persone luoghi e memorie spesso dimenticati”. Intorno a questi temi, partendo dall’Abruzzo per giungere ai teatri del mondo, si è sviluppato l’incontro dedicato a Intrecci di memoria, il libro di Goffredo Palmerini, edito da One Group Edizioni.   L’appuntamento, parte della rassegna Incontri con l’Autore, ha animato sabato pomeriggio l’ex chiesa di San Lorenzo a Manoppello, offrendo un’occasione di riflessione sulla forza della parola e della memoria. Il volume di Goffredo Palmerini attraversa storie di emigrazione, incontri culturali, storie che raccontano la forza delle radici e la capacità di mantenere vivo il legame con la propria terra anche quando si è lontani.   Durante la serata, Francesca Pompa, presidente di One Group, e il giornalista Ennio Bellucci hanno dialogato con l’autore, mentre il musicista e autore Beppe Frattaroli ha impreziosito l’appuntamento con un’intensa lettura in note dell’opera, dando voce e suono alle parole di Palmerini. Nel suo intervento, il sindaco Giorgio De Luca ha ricordato come “il tema dell’emigrazione appartenga profondamente alla storia e all’identità di Manoppello. L’incontro con Goffredo Palmerini, che ringrazio, – ha detto ancora De Luca – ha confermato quanto i libri, e la parola, restino strumenti preziosi per custodire la memoria, onorare le radici e costruire ponti tra l’Italia e “l’altra Italia” nel mondo”. L’iniziativa, promossa dal Comune di Manoppello, dalla Pro Loco e dall’Associazione Futile Utile, ha offerto uno spazio di confronto sul valore dell’identità e della memoria. Fonte: Goffredo Palmerini

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We for peace

Cultura, impresa e scuola insieme per costruire ponti di pace a         Dopo la presentazione ufficiale, entra nel vivo We for Peace, il progetto promosso dal Rotary Club Varedo e del Seveso in sinergia con i Rotary Club del Gruppo Brianza 2, con il patrocinio del Distretto 2042 del Rotary International e il sostegno culturale di Assosinderesi, del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova e del GIDP/HRDA – Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale. We for Peace nasce per promuovere una visione della pace come valore attivo e condiviso, capace di unire riflessione culturale e azione concreta nei contesti sociali, scolastici e imprenditoriali. “We for Peace non è un progetto da osservare, ma da vivere. Ognuno può contribuire ad attivare Ponti di Pace attraverso la propria creatività, il proprio lavoro e le proprie relazioni quotidiane” – afferma Donatella Rampado, Presidente del progetto We for Peace. Tre azioni per costruire pace attiva Il progetto si articola in tre azioni sinergiche che coinvolgono cittadini, artisti, imprese e scuole nel promuovere una cultura di dialogo e responsabilità condivisa. Premio Culturale Espressioni di Pace Un concorso aperto ad autori, poeti, artisti e studenti di ogni età, che invita a raccontare la pace attraverso parole, immagini e suoni. Presieduto da Donatella Rampado, con la Presidenza Onoraria del Dott. Rodolfo Vettorello e la Presidenza Esecutiva del Prof. Hafez Haidar, il Premio valorizza opere capaci di interpretare la pace come relazione, ascolto e crescita collettiva. Business for Peace Rivolto alle imprese, promuove la pace positiva in azienda: inclusione, parità di genere, benessere organizzativo, responsabilità sociale e sostenibilità diventano strumenti per un cambiamento reale. Le aziende partecipanti avranno l’opportunità di condividere le proprie buone pratiche e ricevere riconoscimenti come “Promotori di Pace Attiva”. Giochiamo alla Pace Un’iniziativa dedicata ai più piccoli: laboratori e attività teatrali nelle scuole primarie per educare alla collaborazione, all’ascolto e alla gestione dei conflitti, gettando le basi di una cultura della pace già in età scolastica. Perché partecipare Partecipare a We for Peace significa diventare parte di una rete che valorizza la cultura come motore di trasformazione e la responsabilità come strumento di coesione sociale. È un’occasione per condividere esperienze, generare ispirazione e costruire, insieme, un futuro fondato sul rispetto, sull’inclusione e sulla consapevolezza del proprio ruolo nella comunità. Informazioni e contatti Email: [email protected] Sito web: www.weforpeace.com Versione Breve WE FOR PEACE: Tre azioni per costruire insieme un futuro di pace We for Peace è il progetto promosso dal Rotary Club Varedo e del Seveso con i Rotary Club del Gruppo Brianza 2, sostenuto dal Distretto 2042, Assosinderesi, dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova e dal GIDP/HRDA. Tre azioni concrete – Premio Culturale Espressioni di Pace, Business for Peace e Giochiamo alla Pace – coinvolgono cittadini, imprese e scuole in un percorso condiviso di educazione, creatività e responsabilità sociale. “We for Peace non è un progetto da osservare, ma da vivere. Ognuno può contribuire a costruire pace attraverso la propria creatività, il proprio lavoro e le proprie relazioni quotidiane” – afferma Donatella Rampado, Presidente del progetto We for Peace. Il Premio Culturale, presieduto da Donatella Rampado con la Presidenza Onoraria di Rodolfo Vettorello e la Presidenza Esecutiva di Hafez Haidar, celebra la pace attraverso arte e parola. Business for Peace coinvolge le aziende in percorsi di sostenibilità e inclusione, mentre Giochiamo alla Pace promuove laboratori e attività per educare i bambini all’ascolto e alla collaborazione. Email: [email protected] | Sito web: www.weforpeace.com | Fonte: G. Palmerini

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Ravaioli: torta di mele alla cannella

Articolo di Alex Ziccarelli La Chef Laura Ravaioli e la sua torta di mele alla cannella Oggi parliamo della Chef Laura Ravaioli, una grande professionista molto nota sia in Italia che all’estero, già da diverso tempo nella famiglia di CHEF Italia, Associazione Professionale e Operatori del Mondo Ho.Re.Ca. Ci dice che lei è praticamente cresciuta nella trattoria di sua nonna che, unitamente a sua mamma, è stata la sua prima maestra e, naturalmente, anche l’artefice del suo percorso professionale che inizia nel 1984, quando, per seguire la sua grande passione, la cucina, lascia gli studi universitari e comincia, quasi per gioco, a collaborare con diverse aziende di catering. Troverà comunque il tempo di diplomarsi in grafica e tecniche di stampa. Dopo un paio d’anni, formatasi nel frattempo tecnicamente e professionalmente, diventa cuoca per la prima volta, addirittura in uno dei locali, allora, più famosi del momento: l’Hemingway di Roma. Dopo pochi mesi diventa secondo chef in un grande ristorante: il Pianeta Terra, stella Michelin, considerato all’epoca, sia dai critici che dal pubblico, fra i primi nella classifica dei più prestigiosi locali di Roma oltre che d’Italia. Poi, di conseguenza, si moltiplicano le esperienze lavorative in altri rinomati ristoranti con Chef come Gualtiero Marchesi e Gianfranco Vissani. Viene poi chiamata a New York in l’occasione dell’apertura di un nuovo locale, un evento che segnerà l’inizio dell’alternanza tra l’attività didattica in varie scuole della Capitale e le consulenze a livello internazionale, in Asia come negli Stati Uniti fino alla Nuova Zelanda, mirate al restyling di ristoranti ubicati all’interno di strutture di proprietà di grandi gruppi alberghieri, tra i quali Ciga Hotels, Sheraton, Westin Hotel and Resort e Starwood. Per queste aziende ha anche pubblicato, sia in italiano che in inglese, diversi libri di cucina, destinati, come diffusione e vendita, esclusivamente all’interno dei vari esercizi alberghieri delle relative compagnie e, per citarne un paio, “La cucina dei grandi alberghi” per The Luxury collection – Ciga Sheraton e “Taste in style” per The Luxury collection – Starwood. Nel 1999 viene chiamata al lancio del primo canale televisivo europeo tematico interamente dedicato al cibo: Raisat Gambero Rosso Channel. Da allora, con varie rubriche, tra cui “Le ricette di Laura Ravaioli”, raggiunge e mantiene un livello massimo di ascolti nel settore, dalla cucina veloce di tutti i giorni alla cucina delle feste, dai piatti della tradizione italiana ai classici della cucina internazionale, sempre spiegati e illustrati in modo semplice e chiaro. Sempre per Gambero Rosso – Città del Gusto la nostra Chef Laura Ravaioli è anche responsabile per l’organizzazione di Grandi Eventi sia in Italia che all’estero. Ha inoltre lavorato per diverse grandi aziende alimentari prestando il suo impegno volto alla creazione e alla messa a punto di diversi prodotti destinati alla Grande Distribuzione. Nel mondo dell’editoria ha anche collaborato a libri e riviste come autore di testi e food stylist, affiancando diversi affermati fotografi di food. Ha pubblicato tre libri: ‘’La cucina dei single’’ per De Agostini, ‘’Cuciniamo insieme’’ per Mondadori e, da ultimo, ‘’Ricette per una vita felice’’ per Gambero Rosso Editore. Nel suo DNA c’è l’amore per la cucina della tradizione nel totale rispetto degli ingredienti e, soprattutto, delle stagioni e ritiene molto importante la ricerca e le nuove tecniche sperimentali. E poi, pur amando le fantastiche creazioni dei suoi colleghi, specifica, e ci tiene molto, di non voler fare cucina creativa per sua scelta, mentre le piace proporre piatti ormai dimenticati come quelli che fanno parte della quotidianità ma con quel piccolo tocco professionale in più. Naturalmente, poi, la sua grande preparazione la rende oltremodo eclettica nei più svariati campi della ristorazione, dalla cucina etnica alla cucina della classica tradizione italiana. E poi adora molto insegnare, dedica molto tempo allo studio e alla ricerca ma cerca sempre di immaginare cosa le potrebbe essere chiesto e le piace prevenire le domande, dando spiegazioni esaurienti e il più possibile esaustive. E questo si percepisce subito, basta guardarla in una qualsiasi puntata delle sue trasmissioni: mentre realizza una ricetta, la nostra Chef Laura Ravaioli spiega le relative tecniche, offrendo diverse informazioni utilissime per imparare a cucinare, raccontando anche storie e aneddoti della sua vita in giro per il mondo e del suo lavoro. Ha infine realizzato una serie di 50 puntate dedicate alla cucina etnica, un’idea nata come una sorta di album di viaggio, proponendo tantissime ricette relative a piatti sia visti che assaggiati ovunque nel mondo, un percorso, tra storia e gusto, per raccontare sapori, profumi, cibi, tradizioni, riti e abitudini alimentari dei vari paesi visitati, realizzato attraverso i piatti più rappresentativi tratti dalle diverse tradizioni culinarie del pianeta, dall’America del Sud al Magreb, dalla grande tradizione cinese della cucina imperiale ai classici della cucina indiana, ogni singola puntata dedicata ad una ricetta che diventa principalmente il pretesto per raccontare il paese da cui proviene, attraverso la musica, le immagini e, ovviamente, i relativi approfondimenti sui singoli ingredienti. Come risultato finale, un grande viaggio in 50 tappe nel pianeta cibo, un racconto itinerante all’insegna delle grandi proposte della cucina etnica. Negli ultimi 10 anni, tra l’altro, si è anche occupata di cucina Kosher, con lezioni pratiche ma anche teoriche, realizzando tre serie di documentari, dei quali uno realizzato in Israele per il Ministero del Turismo Israeliano. Recentemente ha partecipato, come membro della giuria, alla Coppa d’Oro, trofeo internazionale dedicato prevalentemente alla pizza romana. *Ed eccoci ora alla ricetta che ci presenta la nostra Chef Laura Ravaioli, la torta di mele alla cannella, semplice e golosa, ottima come dolce da colazione o merenda, ma può essere anche un magnifico dessert. Inoltre, ha un profumo davvero irresistibile, si può dire che è il dolce perfetto per l’autunno e per l’inverno, specialmente quando le giornate sono soleggiate ma fredde. E non a caso, nell’introdurla, la nostra Chef Laura ci parla del profumo di casa sua: “Pochi e semplici gli ingredienti. Veloce, facile ed economica. Mentre cuoce, emana un delizioso profumo, profumo di cose buone e semplici, cose di una volta, un po’ come accadeva a Proust

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Ricordando Benvenuto Messia, un maestro della fotografia

di Franco Presicci *     La Giunta del Comune di Martina Franca ha istituito un concorso fotografico dedicato a Benvenuto Messia. L’iniziativa ha lo scopo di rendere omaggio al decano dei fotografi, scomparso il 20 ottobre a 93 anni. La notizia è stata accolta con entusiasmo da tutta la città, che stimava e amava questo grande artista che aveva sempre un sorriso per chiunque lo avvicinasse. Con la sua morte – ha commentato lo speleologo ed editore Silvio Laddomada – a Martina si è chiusa un’epoca.   Benvenuto era legato alla sua culla come l’edera al tronco di un albero, con radici forti come quelle dell’ulivo. Con il suo obiettivo ha raccontato la storia della Valle d’Itria, bella, ariosa, baciata dal sole. Quando la scrittrice Carmela Maria Ricci aveva in cantiere il suo libro, “La nevicata del ‘56”, Benvenuto le dette alcune sue foto che testimoniavano le dimensioni del manto bianco che aveva quasi sepolto la città. Così il lettore, nel libro, ha due racconti: quello con le parole, icastiche e scorrevoli, e quello con le immagini, eloquenti.   Gli scatti di Benvenuto (Ben)sono magici e sarebbe gradita una mostra con questi “quadri”, suggestivi, significativi, storici, immortali, che ha dato lustro alla sua terra, tanto da stimolare Francesco Lenoci, “Patriae decus” della città dei trulli e del belcanto, a proporre lo stesso riconoscimento per il fotografo, attore, poeta, appassionato ciclista, uomo generoso.   Sono convinto che Messia pedala ancora tra le strade della sua deliziosa città: è presente con il suo spirito, con la sua anima. Non corre soltanto fra le nuvole, come si vede in un bel video apparso su facebook. La sua memoria non sarà mai cancellata, lui ha lasciato un segno indelebile. Gli volevo bene, credevo che non si sarebbe mai spento; che sarebbe rimasto come esempio, come figura illuminante. Quanti aggettivi occorrerebbero per illustrare la sua personalità! Ma sarebbero gettati al vento, perché in quella terra benedetta, che è Martina Franca, lo conoscevano tutti, e potrebbero aggiungerne altri. Tanti altri.   Tra i meriti di Ben c’era quello di non vantarsi mai di quello che faceva. Non c’era bisogno di vedere le foto che lo riprendono con nonno Libero di “Un medico in famiglia” sulla scena di un film girato a Martina; con Luisa Ranieri, Sabrina Ferilli e altri vip, per apprendere che aveva doti di mattatore, padrone del palcoscenico. Bastava ascoltarlo mentre declamava una sua poesia pregna di sana ironia, con quella sua gestualità naturale che faceva scoppiare l’applauso. Quante volte ho ascoltato i suoi versi, godendo o commuovendomi. Quei versi spontanei, acqua di fonte che faceva gioire o lacrimare. L’ho ascoltato su una pedana collocata in una piazza, sotto il sole d’agosto, e tra le viti di un comune amico sulla via per Locorotondo. Tante sue composizioni erano traduzione lirica della realtà.   Grande Ben! Lo rivedo camminare in un budello del centro storico, impegnato a descrivere la sua città, i personaggi più rappresentativi di un passato non tanto recente, davanti a una telecamera di “Martina Chanell”, con quella sua voce che ti entrava subito dentro e con quel suo passo caratteristico, con quella sua espressione da prete di campagna che dispensa la buona parola. No, Ben non se n’è andato: i talenti non se ne vanno, ma restano nel cuore di chi li ha amati e apprezzati. Tante cose imporranno il ricordo di Ben: la bicicletta che gli regalò il notaio Alfredo Aquaro, di “Villaggio in”, in un’edizione della passeggiata del plenilunio d’agosto, che mobilitava tutti gli innamorati della bici di Martina. Giunti a destinazione, di solito una masseria, Nico Blasi, di “Umanesimo della Pietra”, delineava la storia, le caratteristiche anche architettoniche, l’attività del luogo. Binomio tra cultura e sport.   Quante volte mi sono incontrato con Ben e quanta ricchezza mi ha trasmesso. Adoro il dialetto e il suo, con quei toni, quei suoni, quelle cadenze particolari mi affascinava. Lo ascoltavo inebriato. Ora lo rivedo in tante immagini: in piazza del Duomo a Milano con il professor Francesco Lenoci; nel salotto di Teresa Gentile, a Palazzo Recupero, a Martina, su un palco improvvisato in via Bellini, vicino alla chiesa del Carmine, e in tante altre occasioni. L’ultima, la commemorazione dell’avvocato Elio Greco, fondatore di Nuove Proposte, nel Palazzo Ducale di Martina Franca, l’estate di un paio di anni fa. Partecipava a tutte le manifestazioni culturali, non solo nel suo nido.   Seguendo Francesco Lenoci, eccolo alla masseria “Il Cappotto”, di Gianpiero De Meo, a Laterza, in un pomeriggio in cui si glorificava il famoso pane di quel luogo. Gli chiesero di recitare una sua poesia e lui accontentò il pubblico con “Il capocollo”, suscitando allegria. A volte i versi li componeva all’impronta, per animare una compagnia, una serata, un incontro. Qualcuno su facebook ha postato un video in cui Ben alzava il calice per un brindisi. Ovunque ci fosse lui era una festa. Vestiva elegante, con il farfallino, e aveva modi gentili, da gran signore.   Ci telefonavamo spesso, io a Milano e lui a Martina. E se gli chiedevo una foto, dopo due secondi quella foto era su “whatsApp”. Ha avuto una vita intensa. Fu anche il primo fotografo del Festival della Valle d’Itria, ai tempi di Alessandro Caroli, puntando l’obiettivo su cantanti celebri, orchestrali, manager; e non se n’è mai vantato. Come non si è mai incensato per essere stato il primo fotografo della città, figlio di Eugenio, maestro dell’arte fotografica a sua volta. Le immagini di Ben sono apparse in quotidiani, riviste, libri, calendari, manifesti…   Non parlava mai di sé, se non nelle interviste che gli venivano proposte. Dai giornali e dalle televisioni. Luca Pastore, della Masseria Chiancone, ha postato i suoi calendari. Io ero presente alla presentazione di una di queste opere con foto di forni a legna, cestai, calzolai con il deschetto, calderai… vissuti in un altro mondo. La manifestazione fu organizzata a Palazzo Ducale dal solito Elio Greco, dinamico, volitivo e sempre attento ai valori della sua città. Non c’è più nemmeno lui

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L’intelligenza del cuore

Il professor Giovanbattista Trebisacce e la Calabria che non smette di credere nel valore dell’educazione e dei diritti umani. a a Con la consueta limpidezza che contraddistingue il suo pensiero, il professor Giovanbattista Trebisacce – già docente associato all’Università della Calabria (UNICAL – Rende) – ci accompagna in una riflessione profonda sul senso stesso dell’essere umano e delle sue relazioni, nella sua più recente opera:“Diritti umani e solidarietà internazionale. L’azione socio-educativa dell’ONU e delle organizzazioni non governative”. Un testo denso, ricco di prospettive e di spunti filosofici, in cui i diritti umani, nelle loro dimensioni materiali e spirituali, diventano il filo conduttore di un viaggio interiore. Il lettore è guidato tra i grandi temi della speranza, della dignità e della responsabilità sociale, con quello stile chiaro e appassionato che da sempre contraddistingue il pensiero del professore calabrese. Studioso di pedagogia generale e di filosofia dell’educazione, Trebisacce è attento lettore dell’opera di Antonio Banfi, di cui ha approfondito il concetto di intenzionalità e i legami con il pragmatismo deweyano e la fenomenologia husserliana.Autore di monografie e saggi di grande valore, continua a proporre una visione della pedagogia come ponte tra sapere e coscienza civile. In uno dei suoi più recenti interventi, dal titolo “Il ruolo dell’educazione nell’uso etico dell’intelligenza artificiale”, il professore ha offerto una riflessione quanto mai attuale: l’educazione, sostiene, è la chiave per garantire che l’innovazione tecnologica resti al servizio dell’uomo, e non viceversa. Solo una formazione fondata sulla consapevolezza etica può assicurare un futuro realmente umano nell’era dell’intelligenza artificiale. Prosegue così, con coerenza e passione, il suo impegno per una pedagogia al servizio della tecnologia etica e dei diritti umani, in un dialogo costante tra scienza e coscienza. Non sorprende, dunque, che l’associazione “Calabria che lavora” – nata a Roma nel 1988, in via della Scrofa 117, con l’intento di segnalare e riconoscere le personalità calabresi che continuano a operare con coraggio in una terra tanto difficile quanto generosa – abbia voluto rendere omaggio al professor Trebisacce.Figura autorevole e luminosa, egli incarna quella passione tenace e indissolubile che lega l’intelligenza alla propria terra d’origine. Grazie, professore, per averci ricordato che il metodo educativo, fondato sulla ragione e sulla dignità, non è solo valido per il nostro Sud, ma per tutto il Bel Paese.E come recita il titolo di uno dei suoi più stimolanti progetti:“Intelligenza artificiale per il cambiamento: combattere la violenza di genere con l’innovazione”,il sapere può e deve essere strumento di libertà, mai di potere. L’associazione “Calabria che lavora” è certa che il valore di un pensatore come Giovanbattista Trebisacce non sfuggirà alla sensibilità del governatore Roberto Occhiuto, anche in vista della futura composizione della giunta regionale. Mimmo Leonetti

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“Toulouse Lautrec – un viaggio nella Parigi della Belle Epoque”

Museo degli Innocenti di Firenze Dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio 2026 “Essere abbracciati dalla cupola del Brunelleschi ed il Campanile di Giotto accanto è il massimo!” Così racconta l’assessore Bettarini alla cultura di Firenze alla mostra Toulouse-Lautrec “Un viaggio nella Parigi della Belle Epoque” in mostra al Museo degli Innocenti sino al 22 febbraio 2026. Prosegue poi Bettarini sotto la luce limpida e pura nello spazio dell’Altana, osservando che questo sarà decisamente un autunno caldo grazie al buon fermento culturale che si respira già da adesso. Quanto al pittore francese – termina – è bellissimo immergersi in questa arte dal momento che proprio l’arte interloquisce soprattutto in questo contesto alla veduta di opere gioiose, coloratissime del caro artista che, nella sua veste infantile, piena di stupore, conservava gioiosamente.” Susseguono i vari relatori elogiando le affiche uniche e personalissime di Lautrec in cui la Belle époque regna incontrastata grazie alle meravigliose scenografie, arredi ed altro, avute in prestito dai vari musei. Ben 90 sezioni sono presenti in un circuito splendido, pure giocherellone, ammirando tale rivoluzione estetica a tutto tondo forti del fatto che la bellezza è un diritto universale. Sottolineando pure che l’arte oltre ad avere una forte valenza educativa e sociale, è capace di stimolare riflessione e creatività, arricchendoci ulteriormente. “Pur essendo nella culla del Rinascimento – spiega ancora un altro relatore – la Parigi di fine 800 e Montmartre, sono il sogno di quei tempi portando alla luce l’amicizia che legava Van Gogh a Toulouse-Lautre .Proprio quel Lautrec rivoluzionario grazie all’esposizione del ‘Manifesto’ come vediamo da questi oli preziosissimi. E se Firenze è teatro d’arte antica e contemporanea, adesso con tutti questi effetti scenografici nonché filmici, sembra addirittura d’essere sul set di un film. Toulouse Lautrec portò l’arte nelle strade e nel nel quotidiano in funzione di una buona chiave di lettura aperta a tutti. E come allora non tuffarsi in questo cornice squisitamente retrò, altamente stimolante, ricca di fascino e seduzione, assieme alla purezza della natura non mancando di sottolineare che, prima, tali opere venivano realizzate in anni ed anni di lavoro e non certamente di corsa come oggi!” “ Quanto alla luce – si prosegue – è fondamentale come fondamentale osservare quelle sottili penombre dettate dall’atmosfera delle candele, donando fascino e seduzione in ambienti del “caffè concerto “ arricchiti dai meravigliosi nonché raffinatissimi salotti privati! Una vera e propria pacchia per quest’uomo piccolo piccoletto eppur estremamente raffinato, amato dalle donne tanto che una fanciulla rifiutata soffrì così tanto, arrivando al punto di uccidersi. Sembra adesso di vederlo adesso entrare nei suoi luoghi magici resi ancor più magici del suo vitalissimo brio con l’amatissima pila di fogli. accompagnati da sottili matite. Suo luogo deputato? Il Moulin Rouge, amatissimo teatro, ove si sentiva il Re del locale dipingendolo in maniera squisita.” il finale dell’incontro è per la storica d’arte capace di osservarlo umano ed umoristico, seppur nella sua ferocia d’uomo schietto d’ apprezzamenti, in compagnia di buona spregiudicatezza. Le francesine gli ruotavano attorno ammirandone l’eleganza interiore dettata dalle buone maniere, con piacere del buon vivere. Forse un modo per esorcizzare i suoi problemi di salute, capaci di portarlo alla morte ad appena 38 anni. La sua traccia indelebile? Un’arte personalissima e curatissima la sua, che non morirà mai! crescendo addirittura nel tempo. Perché tutto questo? Beh…Siamo nella Parigi di fine Ottocento. E l’epoca della spensieratezza e del progresso dell’arte che invade i Boulevard, ove pittori, scrittori e ballerine, si danno appuntamento nei numerosi Caffè. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, seppe trasformare il mondo della notte fatto di spettacoli, teatri e caffè concert, assieme a prostitute, ballerine e chansonnier, in vera e propria arte. In punta di penna. Pardon…matita. Egli intraprese una tecnica litografica innovativa introducendo il concetto di grafica promozionale tanto che i suoi manifesti sono diventati vere e proprie icone visive della Belle Epoque. Il Museo degli Innocenti di Firenze, dal 27 settembre 2025, ci offre uno spaccato del mondo di Toulouse-Lautrec, un viaggio nella Parigi della Belle époque. Una grande mostra che annovera tra le tante opere esposte quelle provenienti dal prestito della collezione Wolfgang Krohn di Amburgo ove si potranno ammirare litografie a colori, manifesti pubblicitari, disegni a matita e a penna. Opere uniche legate alle immagini dell’aristocratico visconte Henry de Toulouse Lautrec, di cui talune provenienti dal museo a lui dedicato ad Albi (Francia). a a Una mostra che presenta anche i lavori di altri grandi protagonisti della Belle époque e dell’Art Nouveau. Figure femminili di Alfons Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Cheret, considerato questi, pioniere della pubblicità moderna. E le suggestive atmosfere di George de Feure. Ancora le opere raffinate di Friedrich August Cazals e Paul Berthon, tutti artisti straordinari che hanno saputo trasformare la grafica in arte. A completare l’allestimento un ricco apparato di fotografie video e arredi d’epoca che trasportano i visitatori in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento, gettarono le basi del mondo moderno. Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica, erano invasi dai rimandi alla natura, al mondo vegetale nonché all’immagine nuova della figura femminile. Con “Toulouse Lautrec – un viaggio nella Parigi della Belle Epoque” Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica. Parigi diventa il cuore della modernità Europea. Un periodo di straordinaria vivacità culturale in cui la città si trasforma nel simbolo di un nuovo modo di vivere. In ogni angolo della città si vedono brillanti litografie colorate testimoni di una rivoluzione estetica, dove ogni manifesto diventa un frammento di quella modernità che pulsa nelle strade. Il fenomeno esplode dal 1890 alimentato anche dalla crescita

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