We for peace

Cultura, impresa e scuola insieme per costruire ponti di pace a         Dopo la presentazione ufficiale, entra nel vivo We for Peace, il progetto promosso dal Rotary Club Varedo e del Seveso in sinergia con i Rotary Club del Gruppo Brianza 2, con il patrocinio del Distretto 2042 del Rotary International e il sostegno culturale di Assosinderesi, del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova e del GIDP/HRDA – Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale. We for Peace nasce per promuovere una visione della pace come valore attivo e condiviso, capace di unire riflessione culturale e azione concreta nei contesti sociali, scolastici e imprenditoriali. “We for Peace non è un progetto da osservare, ma da vivere. Ognuno può contribuire ad attivare Ponti di Pace attraverso la propria creatività, il proprio lavoro e le proprie relazioni quotidiane” – afferma Donatella Rampado, Presidente del progetto We for Peace. Tre azioni per costruire pace attiva Il progetto si articola in tre azioni sinergiche che coinvolgono cittadini, artisti, imprese e scuole nel promuovere una cultura di dialogo e responsabilità condivisa. Premio Culturale Espressioni di Pace Un concorso aperto ad autori, poeti, artisti e studenti di ogni età, che invita a raccontare la pace attraverso parole, immagini e suoni. Presieduto da Donatella Rampado, con la Presidenza Onoraria del Dott. Rodolfo Vettorello e la Presidenza Esecutiva del Prof. Hafez Haidar, il Premio valorizza opere capaci di interpretare la pace come relazione, ascolto e crescita collettiva. Business for Peace Rivolto alle imprese, promuove la pace positiva in azienda: inclusione, parità di genere, benessere organizzativo, responsabilità sociale e sostenibilità diventano strumenti per un cambiamento reale. Le aziende partecipanti avranno l’opportunità di condividere le proprie buone pratiche e ricevere riconoscimenti come “Promotori di Pace Attiva”. Giochiamo alla Pace Un’iniziativa dedicata ai più piccoli: laboratori e attività teatrali nelle scuole primarie per educare alla collaborazione, all’ascolto e alla gestione dei conflitti, gettando le basi di una cultura della pace già in età scolastica. Perché partecipare Partecipare a We for Peace significa diventare parte di una rete che valorizza la cultura come motore di trasformazione e la responsabilità come strumento di coesione sociale. È un’occasione per condividere esperienze, generare ispirazione e costruire, insieme, un futuro fondato sul rispetto, sull’inclusione e sulla consapevolezza del proprio ruolo nella comunità. Informazioni e contatti Email: [email protected] Sito web: www.weforpeace.com Versione Breve WE FOR PEACE: Tre azioni per costruire insieme un futuro di pace We for Peace è il progetto promosso dal Rotary Club Varedo e del Seveso con i Rotary Club del Gruppo Brianza 2, sostenuto dal Distretto 2042, Assosinderesi, dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova e dal GIDP/HRDA. Tre azioni concrete – Premio Culturale Espressioni di Pace, Business for Peace e Giochiamo alla Pace – coinvolgono cittadini, imprese e scuole in un percorso condiviso di educazione, creatività e responsabilità sociale. “We for Peace non è un progetto da osservare, ma da vivere. Ognuno può contribuire a costruire pace attraverso la propria creatività, il proprio lavoro e le proprie relazioni quotidiane” – afferma Donatella Rampado, Presidente del progetto We for Peace. Il Premio Culturale, presieduto da Donatella Rampado con la Presidenza Onoraria di Rodolfo Vettorello e la Presidenza Esecutiva di Hafez Haidar, celebra la pace attraverso arte e parola. Business for Peace coinvolge le aziende in percorsi di sostenibilità e inclusione, mentre Giochiamo alla Pace promuove laboratori e attività per educare i bambini all’ascolto e alla collaborazione. Email: [email protected] | Sito web: www.weforpeace.com | Fonte: G. Palmerini

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Ravaioli: torta di mele alla cannella

Articolo di Alex Ziccarelli La Chef Laura Ravaioli e la sua torta di mele alla cannella Oggi parliamo della Chef Laura Ravaioli, una grande professionista molto nota sia in Italia che all’estero, già da diverso tempo nella famiglia di CHEF Italia, Associazione Professionale e Operatori del Mondo Ho.Re.Ca. Ci dice che lei è praticamente cresciuta nella trattoria di sua nonna che, unitamente a sua mamma, è stata la sua prima maestra e, naturalmente, anche l’artefice del suo percorso professionale che inizia nel 1984, quando, per seguire la sua grande passione, la cucina, lascia gli studi universitari e comincia, quasi per gioco, a collaborare con diverse aziende di catering. Troverà comunque il tempo di diplomarsi in grafica e tecniche di stampa. Dopo un paio d’anni, formatasi nel frattempo tecnicamente e professionalmente, diventa cuoca per la prima volta, addirittura in uno dei locali, allora, più famosi del momento: l’Hemingway di Roma. Dopo pochi mesi diventa secondo chef in un grande ristorante: il Pianeta Terra, stella Michelin, considerato all’epoca, sia dai critici che dal pubblico, fra i primi nella classifica dei più prestigiosi locali di Roma oltre che d’Italia. Poi, di conseguenza, si moltiplicano le esperienze lavorative in altri rinomati ristoranti con Chef come Gualtiero Marchesi e Gianfranco Vissani. Viene poi chiamata a New York in l’occasione dell’apertura di un nuovo locale, un evento che segnerà l’inizio dell’alternanza tra l’attività didattica in varie scuole della Capitale e le consulenze a livello internazionale, in Asia come negli Stati Uniti fino alla Nuova Zelanda, mirate al restyling di ristoranti ubicati all’interno di strutture di proprietà di grandi gruppi alberghieri, tra i quali Ciga Hotels, Sheraton, Westin Hotel and Resort e Starwood. Per queste aziende ha anche pubblicato, sia in italiano che in inglese, diversi libri di cucina, destinati, come diffusione e vendita, esclusivamente all’interno dei vari esercizi alberghieri delle relative compagnie e, per citarne un paio, “La cucina dei grandi alberghi” per The Luxury collection – Ciga Sheraton e “Taste in style” per The Luxury collection – Starwood. Nel 1999 viene chiamata al lancio del primo canale televisivo europeo tematico interamente dedicato al cibo: Raisat Gambero Rosso Channel. Da allora, con varie rubriche, tra cui “Le ricette di Laura Ravaioli”, raggiunge e mantiene un livello massimo di ascolti nel settore, dalla cucina veloce di tutti i giorni alla cucina delle feste, dai piatti della tradizione italiana ai classici della cucina internazionale, sempre spiegati e illustrati in modo semplice e chiaro. Sempre per Gambero Rosso – Città del Gusto la nostra Chef Laura Ravaioli è anche responsabile per l’organizzazione di Grandi Eventi sia in Italia che all’estero. Ha inoltre lavorato per diverse grandi aziende alimentari prestando il suo impegno volto alla creazione e alla messa a punto di diversi prodotti destinati alla Grande Distribuzione. Nel mondo dell’editoria ha anche collaborato a libri e riviste come autore di testi e food stylist, affiancando diversi affermati fotografi di food. Ha pubblicato tre libri: ‘’La cucina dei single’’ per De Agostini, ‘’Cuciniamo insieme’’ per Mondadori e, da ultimo, ‘’Ricette per una vita felice’’ per Gambero Rosso Editore. Nel suo DNA c’è l’amore per la cucina della tradizione nel totale rispetto degli ingredienti e, soprattutto, delle stagioni e ritiene molto importante la ricerca e le nuove tecniche sperimentali. E poi, pur amando le fantastiche creazioni dei suoi colleghi, specifica, e ci tiene molto, di non voler fare cucina creativa per sua scelta, mentre le piace proporre piatti ormai dimenticati come quelli che fanno parte della quotidianità ma con quel piccolo tocco professionale in più. Naturalmente, poi, la sua grande preparazione la rende oltremodo eclettica nei più svariati campi della ristorazione, dalla cucina etnica alla cucina della classica tradizione italiana. E poi adora molto insegnare, dedica molto tempo allo studio e alla ricerca ma cerca sempre di immaginare cosa le potrebbe essere chiesto e le piace prevenire le domande, dando spiegazioni esaurienti e il più possibile esaustive. E questo si percepisce subito, basta guardarla in una qualsiasi puntata delle sue trasmissioni: mentre realizza una ricetta, la nostra Chef Laura Ravaioli spiega le relative tecniche, offrendo diverse informazioni utilissime per imparare a cucinare, raccontando anche storie e aneddoti della sua vita in giro per il mondo e del suo lavoro. Ha infine realizzato una serie di 50 puntate dedicate alla cucina etnica, un’idea nata come una sorta di album di viaggio, proponendo tantissime ricette relative a piatti sia visti che assaggiati ovunque nel mondo, un percorso, tra storia e gusto, per raccontare sapori, profumi, cibi, tradizioni, riti e abitudini alimentari dei vari paesi visitati, realizzato attraverso i piatti più rappresentativi tratti dalle diverse tradizioni culinarie del pianeta, dall’America del Sud al Magreb, dalla grande tradizione cinese della cucina imperiale ai classici della cucina indiana, ogni singola puntata dedicata ad una ricetta che diventa principalmente il pretesto per raccontare il paese da cui proviene, attraverso la musica, le immagini e, ovviamente, i relativi approfondimenti sui singoli ingredienti. Come risultato finale, un grande viaggio in 50 tappe nel pianeta cibo, un racconto itinerante all’insegna delle grandi proposte della cucina etnica. Negli ultimi 10 anni, tra l’altro, si è anche occupata di cucina Kosher, con lezioni pratiche ma anche teoriche, realizzando tre serie di documentari, dei quali uno realizzato in Israele per il Ministero del Turismo Israeliano. Recentemente ha partecipato, come membro della giuria, alla Coppa d’Oro, trofeo internazionale dedicato prevalentemente alla pizza romana. *Ed eccoci ora alla ricetta che ci presenta la nostra Chef Laura Ravaioli, la torta di mele alla cannella, semplice e golosa, ottima come dolce da colazione o merenda, ma può essere anche un magnifico dessert. Inoltre, ha un profumo davvero irresistibile, si può dire che è il dolce perfetto per l’autunno e per l’inverno, specialmente quando le giornate sono soleggiate ma fredde. E non a caso, nell’introdurla, la nostra Chef Laura ci parla del profumo di casa sua: “Pochi e semplici gli ingredienti. Veloce, facile ed economica. Mentre cuoce, emana un delizioso profumo, profumo di cose buone e semplici, cose di una volta, un po’ come accadeva a Proust

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Ricordando Benvenuto Messia, un maestro della fotografia

di Franco Presicci *     La Giunta del Comune di Martina Franca ha istituito un concorso fotografico dedicato a Benvenuto Messia. L’iniziativa ha lo scopo di rendere omaggio al decano dei fotografi, scomparso il 20 ottobre a 93 anni. La notizia è stata accolta con entusiasmo da tutta la città, che stimava e amava questo grande artista che aveva sempre un sorriso per chiunque lo avvicinasse. Con la sua morte – ha commentato lo speleologo ed editore Silvio Laddomada – a Martina si è chiusa un’epoca.   Benvenuto era legato alla sua culla come l’edera al tronco di un albero, con radici forti come quelle dell’ulivo. Con il suo obiettivo ha raccontato la storia della Valle d’Itria, bella, ariosa, baciata dal sole. Quando la scrittrice Carmela Maria Ricci aveva in cantiere il suo libro, “La nevicata del ‘56”, Benvenuto le dette alcune sue foto che testimoniavano le dimensioni del manto bianco che aveva quasi sepolto la città. Così il lettore, nel libro, ha due racconti: quello con le parole, icastiche e scorrevoli, e quello con le immagini, eloquenti.   Gli scatti di Benvenuto (Ben)sono magici e sarebbe gradita una mostra con questi “quadri”, suggestivi, significativi, storici, immortali, che ha dato lustro alla sua terra, tanto da stimolare Francesco Lenoci, “Patriae decus” della città dei trulli e del belcanto, a proporre lo stesso riconoscimento per il fotografo, attore, poeta, appassionato ciclista, uomo generoso.   Sono convinto che Messia pedala ancora tra le strade della sua deliziosa città: è presente con il suo spirito, con la sua anima. Non corre soltanto fra le nuvole, come si vede in un bel video apparso su facebook. La sua memoria non sarà mai cancellata, lui ha lasciato un segno indelebile. Gli volevo bene, credevo che non si sarebbe mai spento; che sarebbe rimasto come esempio, come figura illuminante. Quanti aggettivi occorrerebbero per illustrare la sua personalità! Ma sarebbero gettati al vento, perché in quella terra benedetta, che è Martina Franca, lo conoscevano tutti, e potrebbero aggiungerne altri. Tanti altri.   Tra i meriti di Ben c’era quello di non vantarsi mai di quello che faceva. Non c’era bisogno di vedere le foto che lo riprendono con nonno Libero di “Un medico in famiglia” sulla scena di un film girato a Martina; con Luisa Ranieri, Sabrina Ferilli e altri vip, per apprendere che aveva doti di mattatore, padrone del palcoscenico. Bastava ascoltarlo mentre declamava una sua poesia pregna di sana ironia, con quella sua gestualità naturale che faceva scoppiare l’applauso. Quante volte ho ascoltato i suoi versi, godendo o commuovendomi. Quei versi spontanei, acqua di fonte che faceva gioire o lacrimare. L’ho ascoltato su una pedana collocata in una piazza, sotto il sole d’agosto, e tra le viti di un comune amico sulla via per Locorotondo. Tante sue composizioni erano traduzione lirica della realtà.   Grande Ben! Lo rivedo camminare in un budello del centro storico, impegnato a descrivere la sua città, i personaggi più rappresentativi di un passato non tanto recente, davanti a una telecamera di “Martina Chanell”, con quella sua voce che ti entrava subito dentro e con quel suo passo caratteristico, con quella sua espressione da prete di campagna che dispensa la buona parola. No, Ben non se n’è andato: i talenti non se ne vanno, ma restano nel cuore di chi li ha amati e apprezzati. Tante cose imporranno il ricordo di Ben: la bicicletta che gli regalò il notaio Alfredo Aquaro, di “Villaggio in”, in un’edizione della passeggiata del plenilunio d’agosto, che mobilitava tutti gli innamorati della bici di Martina. Giunti a destinazione, di solito una masseria, Nico Blasi, di “Umanesimo della Pietra”, delineava la storia, le caratteristiche anche architettoniche, l’attività del luogo. Binomio tra cultura e sport.   Quante volte mi sono incontrato con Ben e quanta ricchezza mi ha trasmesso. Adoro il dialetto e il suo, con quei toni, quei suoni, quelle cadenze particolari mi affascinava. Lo ascoltavo inebriato. Ora lo rivedo in tante immagini: in piazza del Duomo a Milano con il professor Francesco Lenoci; nel salotto di Teresa Gentile, a Palazzo Recupero, a Martina, su un palco improvvisato in via Bellini, vicino alla chiesa del Carmine, e in tante altre occasioni. L’ultima, la commemorazione dell’avvocato Elio Greco, fondatore di Nuove Proposte, nel Palazzo Ducale di Martina Franca, l’estate di un paio di anni fa. Partecipava a tutte le manifestazioni culturali, non solo nel suo nido.   Seguendo Francesco Lenoci, eccolo alla masseria “Il Cappotto”, di Gianpiero De Meo, a Laterza, in un pomeriggio in cui si glorificava il famoso pane di quel luogo. Gli chiesero di recitare una sua poesia e lui accontentò il pubblico con “Il capocollo”, suscitando allegria. A volte i versi li componeva all’impronta, per animare una compagnia, una serata, un incontro. Qualcuno su facebook ha postato un video in cui Ben alzava il calice per un brindisi. Ovunque ci fosse lui era una festa. Vestiva elegante, con il farfallino, e aveva modi gentili, da gran signore.   Ci telefonavamo spesso, io a Milano e lui a Martina. E se gli chiedevo una foto, dopo due secondi quella foto era su “whatsApp”. Ha avuto una vita intensa. Fu anche il primo fotografo del Festival della Valle d’Itria, ai tempi di Alessandro Caroli, puntando l’obiettivo su cantanti celebri, orchestrali, manager; e non se n’è mai vantato. Come non si è mai incensato per essere stato il primo fotografo della città, figlio di Eugenio, maestro dell’arte fotografica a sua volta. Le immagini di Ben sono apparse in quotidiani, riviste, libri, calendari, manifesti…   Non parlava mai di sé, se non nelle interviste che gli venivano proposte. Dai giornali e dalle televisioni. Luca Pastore, della Masseria Chiancone, ha postato i suoi calendari. Io ero presente alla presentazione di una di queste opere con foto di forni a legna, cestai, calzolai con il deschetto, calderai… vissuti in un altro mondo. La manifestazione fu organizzata a Palazzo Ducale dal solito Elio Greco, dinamico, volitivo e sempre attento ai valori della sua città. Non c’è più nemmeno lui

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L’intelligenza del cuore

Il professor Giovanbattista Trebisacce e la Calabria che non smette di credere nel valore dell’educazione e dei diritti umani. a a Con la consueta limpidezza che contraddistingue il suo pensiero, il professor Giovanbattista Trebisacce – già docente associato all’Università della Calabria (UNICAL – Rende) – ci accompagna in una riflessione profonda sul senso stesso dell’essere umano e delle sue relazioni, nella sua più recente opera:“Diritti umani e solidarietà internazionale. L’azione socio-educativa dell’ONU e delle organizzazioni non governative”. Un testo denso, ricco di prospettive e di spunti filosofici, in cui i diritti umani, nelle loro dimensioni materiali e spirituali, diventano il filo conduttore di un viaggio interiore. Il lettore è guidato tra i grandi temi della speranza, della dignità e della responsabilità sociale, con quello stile chiaro e appassionato che da sempre contraddistingue il pensiero del professore calabrese. Studioso di pedagogia generale e di filosofia dell’educazione, Trebisacce è attento lettore dell’opera di Antonio Banfi, di cui ha approfondito il concetto di intenzionalità e i legami con il pragmatismo deweyano e la fenomenologia husserliana.Autore di monografie e saggi di grande valore, continua a proporre una visione della pedagogia come ponte tra sapere e coscienza civile. In uno dei suoi più recenti interventi, dal titolo “Il ruolo dell’educazione nell’uso etico dell’intelligenza artificiale”, il professore ha offerto una riflessione quanto mai attuale: l’educazione, sostiene, è la chiave per garantire che l’innovazione tecnologica resti al servizio dell’uomo, e non viceversa. Solo una formazione fondata sulla consapevolezza etica può assicurare un futuro realmente umano nell’era dell’intelligenza artificiale. Prosegue così, con coerenza e passione, il suo impegno per una pedagogia al servizio della tecnologia etica e dei diritti umani, in un dialogo costante tra scienza e coscienza. Non sorprende, dunque, che l’associazione “Calabria che lavora” – nata a Roma nel 1988, in via della Scrofa 117, con l’intento di segnalare e riconoscere le personalità calabresi che continuano a operare con coraggio in una terra tanto difficile quanto generosa – abbia voluto rendere omaggio al professor Trebisacce.Figura autorevole e luminosa, egli incarna quella passione tenace e indissolubile che lega l’intelligenza alla propria terra d’origine. Grazie, professore, per averci ricordato che il metodo educativo, fondato sulla ragione e sulla dignità, non è solo valido per il nostro Sud, ma per tutto il Bel Paese.E come recita il titolo di uno dei suoi più stimolanti progetti:“Intelligenza artificiale per il cambiamento: combattere la violenza di genere con l’innovazione”,il sapere può e deve essere strumento di libertà, mai di potere. L’associazione “Calabria che lavora” è certa che il valore di un pensatore come Giovanbattista Trebisacce non sfuggirà alla sensibilità del governatore Roberto Occhiuto, anche in vista della futura composizione della giunta regionale. Mimmo Leonetti

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“Toulouse Lautrec – un viaggio nella Parigi della Belle Epoque”

Museo degli Innocenti di Firenze Dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio 2026 “Essere abbracciati dalla cupola del Brunelleschi ed il Campanile di Giotto accanto è il massimo!” Così racconta l’assessore Bettarini alla cultura di Firenze alla mostra Toulouse-Lautrec “Un viaggio nella Parigi della Belle Epoque” in mostra al Museo degli Innocenti sino al 22 febbraio 2026. Prosegue poi Bettarini sotto la luce limpida e pura nello spazio dell’Altana, osservando che questo sarà decisamente un autunno caldo grazie al buon fermento culturale che si respira già da adesso. Quanto al pittore francese – termina – è bellissimo immergersi in questa arte dal momento che proprio l’arte interloquisce soprattutto in questo contesto alla veduta di opere gioiose, coloratissime del caro artista che, nella sua veste infantile, piena di stupore, conservava gioiosamente.” Susseguono i vari relatori elogiando le affiche uniche e personalissime di Lautrec in cui la Belle époque regna incontrastata grazie alle meravigliose scenografie, arredi ed altro, avute in prestito dai vari musei. Ben 90 sezioni sono presenti in un circuito splendido, pure giocherellone, ammirando tale rivoluzione estetica a tutto tondo forti del fatto che la bellezza è un diritto universale. Sottolineando pure che l’arte oltre ad avere una forte valenza educativa e sociale, è capace di stimolare riflessione e creatività, arricchendoci ulteriormente. “Pur essendo nella culla del Rinascimento – spiega ancora un altro relatore – la Parigi di fine 800 e Montmartre, sono il sogno di quei tempi portando alla luce l’amicizia che legava Van Gogh a Toulouse-Lautre .Proprio quel Lautrec rivoluzionario grazie all’esposizione del ‘Manifesto’ come vediamo da questi oli preziosissimi. E se Firenze è teatro d’arte antica e contemporanea, adesso con tutti questi effetti scenografici nonché filmici, sembra addirittura d’essere sul set di un film. Toulouse Lautrec portò l’arte nelle strade e nel nel quotidiano in funzione di una buona chiave di lettura aperta a tutti. E come allora non tuffarsi in questo cornice squisitamente retrò, altamente stimolante, ricca di fascino e seduzione, assieme alla purezza della natura non mancando di sottolineare che, prima, tali opere venivano realizzate in anni ed anni di lavoro e non certamente di corsa come oggi!” “ Quanto alla luce – si prosegue – è fondamentale come fondamentale osservare quelle sottili penombre dettate dall’atmosfera delle candele, donando fascino e seduzione in ambienti del “caffè concerto “ arricchiti dai meravigliosi nonché raffinatissimi salotti privati! Una vera e propria pacchia per quest’uomo piccolo piccoletto eppur estremamente raffinato, amato dalle donne tanto che una fanciulla rifiutata soffrì così tanto, arrivando al punto di uccidersi. Sembra adesso di vederlo adesso entrare nei suoi luoghi magici resi ancor più magici del suo vitalissimo brio con l’amatissima pila di fogli. accompagnati da sottili matite. Suo luogo deputato? Il Moulin Rouge, amatissimo teatro, ove si sentiva il Re del locale dipingendolo in maniera squisita.” il finale dell’incontro è per la storica d’arte capace di osservarlo umano ed umoristico, seppur nella sua ferocia d’uomo schietto d’ apprezzamenti, in compagnia di buona spregiudicatezza. Le francesine gli ruotavano attorno ammirandone l’eleganza interiore dettata dalle buone maniere, con piacere del buon vivere. Forse un modo per esorcizzare i suoi problemi di salute, capaci di portarlo alla morte ad appena 38 anni. La sua traccia indelebile? Un’arte personalissima e curatissima la sua, che non morirà mai! crescendo addirittura nel tempo. Perché tutto questo? Beh…Siamo nella Parigi di fine Ottocento. E l’epoca della spensieratezza e del progresso dell’arte che invade i Boulevard, ove pittori, scrittori e ballerine, si danno appuntamento nei numerosi Caffè. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, seppe trasformare il mondo della notte fatto di spettacoli, teatri e caffè concert, assieme a prostitute, ballerine e chansonnier, in vera e propria arte. In punta di penna. Pardon…matita. Egli intraprese una tecnica litografica innovativa introducendo il concetto di grafica promozionale tanto che i suoi manifesti sono diventati vere e proprie icone visive della Belle Epoque. Il Museo degli Innocenti di Firenze, dal 27 settembre 2025, ci offre uno spaccato del mondo di Toulouse-Lautrec, un viaggio nella Parigi della Belle époque. Una grande mostra che annovera tra le tante opere esposte quelle provenienti dal prestito della collezione Wolfgang Krohn di Amburgo ove si potranno ammirare litografie a colori, manifesti pubblicitari, disegni a matita e a penna. Opere uniche legate alle immagini dell’aristocratico visconte Henry de Toulouse Lautrec, di cui talune provenienti dal museo a lui dedicato ad Albi (Francia). a a Una mostra che presenta anche i lavori di altri grandi protagonisti della Belle époque e dell’Art Nouveau. Figure femminili di Alfons Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Cheret, considerato questi, pioniere della pubblicità moderna. E le suggestive atmosfere di George de Feure. Ancora le opere raffinate di Friedrich August Cazals e Paul Berthon, tutti artisti straordinari che hanno saputo trasformare la grafica in arte. A completare l’allestimento un ricco apparato di fotografie video e arredi d’epoca che trasportano i visitatori in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento, gettarono le basi del mondo moderno. Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica, erano invasi dai rimandi alla natura, al mondo vegetale nonché all’immagine nuova della figura femminile. Con “Toulouse Lautrec – un viaggio nella Parigi della Belle Epoque” Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica. Parigi diventa il cuore della modernità Europea. Un periodo di straordinaria vivacità culturale in cui la città si trasforma nel simbolo di un nuovo modo di vivere. In ogni angolo della città si vedono brillanti litografie colorate testimoni di una rivoluzione estetica, dove ogni manifesto diventa un frammento di quella modernità che pulsa nelle strade. Il fenomeno esplode dal 1890 alimentato anche dalla crescita

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Centro Studi Federico II

IL CENTRO STUDI FEDERICO II, UNA REALTA’ CULTURALE DI GRANDE VALORE    ROMA – È con immenso piacere rendere omaggio all’incessante opera del Presidente del Centro Studi Federico II, dottor Giuseppe di Franco, e del Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, dottor Goffredo Palmerini. Sin dal 2021, questi due illustri leader hanno intrapreso un dialogo interculturale e multiculturale che ha saputo promuovere valori fondamentali quali la pace e la diffusione della cultura italiana nel panorama internazionale, con risultati straordinari.   Le numerose e prestigiose iniziative realizzate negli Stati Uniti, in Europa (Austria, Francia, Slovacchia), in Vaticano e nel nostro amato paese (Palermo, Roma, Venezia) attestano la profonda condivisione e il sostegno ricevuto dalle Autorità coinvolte. Questi eventi non solo celebrano la cultura, ma rappresentano anche un ponte tra le diverse nazioni, contribuendo a costruire relazioni più forti e durature.   L’assegnazione del Premio per la cultura Federico II International Award “Stupor Mundi”, del Sigillo Federiciano, dell’Augustale e della Medaglia della Pace di Federico II, conferiti a Personalità di spicco per i loro meriti, non è solo un riconoscimento di preziose attività sinora svolte, ma anche un invito a continuare a perseguire l’eccellenza in ogni campo. Queste onorificenze simboleggiano un’epoca di rinascita e modernizzazione, riflettendo l’impegno del Centro Studi nel promuovere una cultura di pace e prosperità.   Il progetto “Diplomazia culturale e pace nel mondo” ha riscosso un ampio consenso anche in ambienti istituzionali, quali la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, nonché nelle Rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, come a New York e Vienna. La sua diffusione anche attraverso il Circolo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale ne sottolinea l’importanza e la rilevanza attuale.   Concludendo, auspico con fervore che le innumerevoli iniziative intraprese con passione e dedizione dal Centro Studi Federico II possano continuare a ricevere una calorosa accoglienza da parte di tutti coloro che credono nel potere della cultura e della diplomazia. Insieme, possiamo contribuire a scrivere un nuovo capitolo di cooperazione e comprensione reciproca, rafforzando il “soft power” dell’Italia nel mondo.   Ambasciatore Gaetano Cortese      AUGUSTALE FEDERICO II Albo d’Oro   Marcelo Martin Giusto – Ambasciatore d’Argentina a Roma; Marco Finelli – Giornalista, direttore della testata “Gazzetta Diplomatica”   Giulio Terzi Di Sant’Agata – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica e già ministro degli Esteri e Ambasciatore d’Italia a Washington e all’ONU.   Gaetano Cortese, Ambasciatore d’Italia, già ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio e nel regno dei Paesi Bassi. Curatore della collana dedicata alle ambasciate italiane nel mondo.   Stefano Baldi – Ambasciatore d’Italia, già ambasciatore d’Italia in Bulgaria e presso la Rappresentanza permanente d’Italia OSCE a Vienna.   Umberto Vattani – Ambasciatore d’Italia e Presidente della Venice International University.   Giovanni Pugliese – Ambasciatore presso l’Ambasciata d’Italia a Vienna.   Gabriela Dancau – Ambasciatrice della Romania in Italia.   Mattia Carlin – Advisor “Fondazione Italia – Giappone” e V.Presidente Unione Consoli Onorari in Italia.   Francesco Perfetti, Professore Ordinario di Storia Contemporanea e delle Relazioni Internazionali LUISS   Stefano Polli – Vice Direttore dell’ANSA.   Roberto Lagalla – Sindaco di Palermo, Professore Emerito e già rettore dell’Università degli Studi di Palermo.   Marco Betta – Sovrintendente Fondazione Teatro Massimo di Palermo.   Giovanni Bozzetti -Professore Università Cattolica di Milano, Vice Presidente Confindustria Italia Cisambiente   Goffredo Palmerini – Scrittore e Giornalista internazionale.   Marco Romano – Giornalista e Direttore del “Giornale di Sicilia”.   Chiara Lizio – Giornalista professionista.   Luciano Silighini Garagnani – Principe Pontificio, Barone di Mugdock e Lord di Ufford, Professore, Regista e Produttore cinematografico.   Kunihiko Ukai – Regista e leggenda del cinema giapponese già vincitore del premio per il montaggio e merito culturale dal governo giapponese in occasione del Tokyo International Film Festival.   Frank Bayard – Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici (Vienna).   Antonio Imeneo – Presidente cofondatore Premio Internazionale Books for Peace, rappresentante Europa UniFunvic/Bfuca UNESCO Clubs Brasile.         PREMIO INTERNAZIONALE FEDERICO II Albo d’Oro   Sen. Giulio Maria Terzi di Sant’Agata – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea. Già Ministro degli Affari Esteri, Rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York e Ambasciatore d’Italia a Washington. Gaetano Cortese – Ambasciatore d’Italia, già ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio e nel regno dei Paesi Bassi. Curatore della collana dedicata alle ambasciate italiane nel mondo. Giovanni Pugliese – Ambasciatore d’Italia a Vienna Maurizio Massari – Ambasciatore d’Italia all’ONU Arturo Tridico – Editore della rivista internazionale “La Voce Canada & USA” Goffredo Palmerini – Giornalista stampa italiana all’estero e Scrittore Stanislav Zvolensky – Arcivescovo di Bratislava Zuzana Caputova – Presidente della Repubblica Slovacca Fabrizio Di Michele – Console Generale d’Italia a New York Fabio Finotti – Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York Gabriele Lucci – Scrittore ed esperto cinematografico Card. Fernando Filoni – Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro Rosario Coluccia – Docente universitario e Accademico della Crusca Hubert Houben.- Docente universitario e Accademico dei Lincei Pasquale Scimeca – Regista Giovanni Lo Giudice – Editore Marco Romano – Direttore responsabile del Giornale di Sicilia Hafez Haidar – Docente universitario, scrittore, candidato Nobel per la Pace e la Letteratura Ukraine Amitié – Associazione umanitaria internazionale Eliane Lavaille – Musicista e direttrice internazionale di Cori Ken Wong You Khong – Fotografo coreano Eric Léonard – Scrittore; Yulia Popova – Artista internazionale russa, mezzosoprano Eric Trelut – Filosofo francese. Donata Agnello – Giornalista e Direttore di “I Love Sicilia” Stanislav Surin – Compositore e musicista Giovanni Corsello – Medico chirurgo, primario Luisella Cantatore – Scultrice e pittrice Francesco Garofoli – Medico chirurgo Flora Mondello – Imprenditrice e Architetto Laura Campione – Presidente Croce Rossa Italiana di Palermo Giovanni Matta – Scrittore Antonio Barracato – Artista, poeta e organizzatore di eventi culturali Andrea Cusumano – Regista, attore e direttore artistico  

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Bini: “Sta andando tutto male”.

DOMENICO BINI PUBBLICA IL NUOVO SINGOLO E VIDEOCLIP “STA ANDANDO TUTTO MALE” Con il featuring di Elio (EELST) e Mangoni il videoclip è firmato Rak&Skop.  Il brano anticipa l’uscita dell’album-fumetto con Trincea Ibiza in arrivo a novembre. (richiedi l’EPK per recensire l’album) E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali “STA ANDANDO TUTTO MALE”, il nuovo singolo di Domenico Bini, che segna un inedita e sorprendente collaborazione con Elio (di Elio e le Storie Tese) e Mangoni. Il brano è accompagnato da un videoclip prodotto da Tentacle in animazione digitale firmato dal regista d’animazione Alessandro Rak e dall’illustratore e fumettista Andrea Scoppetta, che traducono in immagini visionarie e ironiche, generate con l’AI e ridipinte a mano, l’universo sonoro ed il messaggio attuale ed artisticamente condiviso del brano. >> Link al video: https://youtu.be/NWlG0LtwOaI “STA ANDANDO TUTTO MALE” è solo l’inizio: il singolo anticipa l’uscita dell’omonimo album in streaming e su vinile, prevista per novembre 2025. L’album, pubblicato da COMICON Edizioni e XXXV Label, è un progetto crossmediale unico nel suo genere: un album-fumetto, realizzato da Trincea Ibiza, un collettivo artistico e fumettistico italiano nato dall’incontro tra illustratori, sceneggiatori e designer visivi accomunati da una visione radicale, psichedelica e ironica della narrazione contemporanea. I brani selezionati da Bini e dal produttore Nicodemo sono stati elaborati dai materiali live dell’artista e ri-orchestrati con tantissimi “fan” musicisti professionisti di ogni estrazione e provenienza, oltre ad una serie di “featuring” d’eccezione come Cristina Scabbia (Lacuna Coil) e Tony D’Alessio (Banco del Mutuo Soccorso). In attesa dell’uscita ufficiale è già possibile acquistare in pre-order sul sito comiconedizioni.it una edizione limitata del disco-fumetto firmata da Domenico Bini, disponibile con un bundle esclusivo per i fan più appassionati. Domenico Bini, musicista cult del web capace di trasformare l’assurdo in poesia e meme. Le sue produzioni – realizzate in autonomia con videoclip casalinghi – sono diventate virali, amate da una community trasversale che include fan, musicisti, youtuber e critici. Un artista genuino ed impossibile da incasellare, che continua a sorprendere, divertire e – a modo suo – far riflettere. Per Contatti artistici: Nicodemo (Produttore) :  [email protected] (‭320 3832611‬) Ufficio Stampa: Hungry Promotion [email protected] (3385840777)

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Oltre l’Adriatico, verso il Danubio: l’Italia liberale nel labirinto del primo dopoguerra

di Giuseppe Spagnulo     Che cosa succede quando crollano i grandi imperi e, sulle loro rovine, nascono Stati nuovi, con confini incerti, economie fragili e minoranze guardate con sospetto? L’Europa centro-orientale dopo la Prima guerra mondiale è questo: una mappa ridisegnata e subito contesa, un mosaico di rivalità, pogrom e discriminazioni, e un ordine economico che non riesce a ricomporsi. In questo quadro, le potenze vincitrici sentono di dover entrare in scena: cercano di guidare e mediare, spesso seguendo i propri interessi. Qui si inserisce la competizione tra Italia e Francia, che trasforma l’area danubiano-balcanica in uno “small game” capace di acuire tensioni già esplosive. È questa la problematica che viene studiata e approfondita nel libro di Antonella Fiorio, “Oltre l’Adriatico, verso il Danubio. L’Italia liberale e l’Europa centro-orientale nel primo dopoguerra (1919-1922)” (Le Monnier – Mondadori Università, Milano 2025, pp. 384).   Fiorio ricostruisce come la Grande guerra non abbia affatto pacificato la regione: l’autodeterminazione dei popoli, pur proclamata, non generò un ordine condiviso. Le decisioni del sistema di Versailles – la nascita del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e della Cecoslovacchia; l’indipendenza, ma la debolezza, di Austria e Ungheria; l’ampliamento della Romania; il ridimensionamento della Bulgaria; l’indipendenza dell’Albania e l’allargamento della Grecia – aprirono nuovi problemi politici, sociali, diplomatici ed economici. In un teatro affollato di Stati fragili e privi di coesione nazionale, l’ingresso delle maggiori potenze senza un’azione comune peggiorò le cose. Prima che la Germania tornasse con tutto il suo peso, lo scontro di interessi tra Roma e Parigi bastò a irrigidire lo scacchiere.   Seguendo i governi che si alternano in Italia tra il 1919 e il 1922 (Nitti, Giolitti, Bonomi, Facta), l’autrice mostra un Paese deciso a colmare il vuoto lasciato dall’Impero asburgico, fino ad allora cerniera dell’area. La domanda che guida la ricerca è semplice e dirimente: quale immagine aveva l’Italia di sé e della propria capacità d’influire sui nuovi equilibri? Per rispondere, il libro riparte dalla conferenza di Versailles e attraversa la fitta stagione di conferenze, incontri e trattative del primo dopoguerra, dove la diplomazia italiana prova a posizionarsi.   Lo sguardo non si ferma all’Adriatico: si allunga sul retroterra danubiano e intercetta i rapporti con tutti gli Stati successori dell’ex impero austro-ungarico, senza trascurare gli influssi della Bulgaria, della Turchia e della Transcaucasia. Costante è l’interazione con le grandi potenze – Francia, Germania, Unione Sovietica – anch’esse interessate a entrare nella trama di relazioni dell’area. Un’altra domanda attraversa il volume: come veniva percepita l’Italia nelle capitali danubiano-balcaniche? La preferenza per Roma emerge solo in precise congiunture, spesso come reazione alle oscillazioni francesi. Parigi, pur artefice dell’ordine orientale e garante dello status quo, nel 1919 arrivò a considerare un ritorno asburgico – limitato o nella forma di una confederazione danubiana – alimentando timori tra le leadership locali.   Capitolo dopo capitolo, Fiorio inquadra le priorità dei governi italiani e scende nei nodi delle due grandi aree – danubiana e balcanica. Affiorano questioni decisive: la paura del bolscevismo, i tentativi di restaurazione asburgica sul trono ungherese, i movimenti annessionisti austriaci verso la Germania, il consolidamento della Piccola Intesa, il riconoscimento dei nazionalisti turchi, la definizione dei rapporti con l’Unione Sovietica. Su ciascun fronte l’Italia cerca di orientare gli esiti, misurandosi con alleati, rivali e interlocutori diffidenti.   Il libro è anche un vivido affresco della diplomazia italiana negli ultimi anni dell’età liberale. Emergono due figure: Carlo Sforza e Pietro Tomasi Della Torretta. Sforza, sottosegretario con Nitti e poi ministro degli Esteri con Giolitti, vuole rinnovare la politica estera adattandola al nuovo contesto euro-mediterraneo: migliorare i rapporti con la Francia, stabilizzare l’Adriatico con l’accordo di Rapallo con il Regno serbo-croato-sloveno, restituire l’indipendenza all’Albania, guardare con favore al nazionalismo turco kemalista. Tomasi Della Torretta, ministro con Bonomi, rilancia la collaborazione con la Gran Bretagna, pratica l’equilibrio tra grandi potenze e punta a una stretta cooperazione tra Italia, Austria e Ungheria per arginare l’instabilità danubiana.   Poi però la politica interna cambia passo. Con il declino dei liberali e l’ascesa del fascismo, dal 1922 Mussolini fa proprie diverse idee dei due diplomatici ma li estromette: Sforza, umiliato nelle ambizioni, abbandona la carriera e va esule all’estero; Tomasi Della Torretta, dopo l’Ambasciata a Londra, viene collocato in pensione anticipata nel 1928, mantenendo la carica di senatore ottenuta nel 1921. A traghettare la diplomazia verso il compromesso col nuovo corso è il segretario generale del Ministero degli Esteri Salvatore Contarini, amico di entrambi ma più pragmatico; anche lui, nel 1926, verrà messo da parte e si ritirerà a vita privata.   Le conclusioni del volume segnalano una linea di continuità: all’inizio, il fascismo non stravolge l’impostazione ereditata dai governi liberali sui nodi danubiano-balcanici. Resta però l’immagine di un Paese attratto da un’area strategica senza riuscire a fissare obiettivi stabili, più incline a mosse tattiche e reattive che a strategie coerenti. Come recita la quarta di copertina, «tanti forse troppi i problemi in cui l’Italia provò a inserirsi dopo il crollo dei grandi imperi, lungo un Danubio sguarnito che aspettava di essere governato».   Fonte: Goffredo Palmerini

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Novità librarie – Palmerini: Intrecci di memoria

INTRECCI DI MEMORIA, IL 26 SETTEMBRE LA PRESENTAZIONE A VASTO, PALAZZO D’AVALOS   Goffredo Palmerini intreccia cronache, testimonianze e ritratti con l’eleganza narrativa di chi conosce il valore della parola scritta e della storia vissuta   L’AQUILA – Intrecci di memoria, l’ultimo libro di Goffredo Palmerini uscito lo scorso luglio per le Edizioni One Group, sarà presentato il 26 settembre, ore 17:30, a Vasto presso la Pinacoteca dello splendido Palazzo d’Avalos. L’evento, promosso dalla Società Vastese di Storia Patria “Luigi Marchesani” con il patrocinio del Comune, vedrà la partecipazione del sindaco di Vasto, Francesco Menna, che porterà il saluto della Municipalità, e dell’assessore alla Cultura Nicola Della Gatta, con relatori Federico Gentilini, presidente del progetto culturale Educals, Gabriella Izzi Benedetti, presidente della Società Vastese di Storia Patria, e Giorgio Di Domenico, direttore della rivista Vasto domani – assai diffusa anche all’estero tra le comunità abruzzesi -, che dialogherà con l’autore. Il libro presente nelle librerie, è disponibile su tutte le agenzie di vendita online e ordinabile anche presso l’editore One Group ([email protected]). “Un libro che è molte cose: diario del presente, archivio di memoria, mappa di emozioni – scrive Francesca Pompa, presidente One Group, nel risvolto di copertina. – In queste pagine, Goffredo Palmerini intreccia cronache, testimonianze e ritratti con l’eleganza narrativa di chi conosce il valore della parola scritta e della storia vissuta. Dal cuore dell’Abruzzo ai teatri del mondo, la sua scrittura restituisce voce a luoghi, volti e memorie spesso dimenticati. Con sguardo lucido e affettuoso, l’autore attraversa un anno di eventi e incontri, rendendo omaggio a una coralità italiana che non ha confini. Ne emerge una costellazione umana e culturale in cui l’emigrazione non è solo un fatto storico, ma un filo vitale che unisce passato e futuro, radici e orizzonti, identità e trasformazione. Siamo orgogliosi di accompagnare ancora una volta il percorso di un autore che da sedici volumi si fa narratore appassionato della nostra italianità diffusa. Un testimone discreto, ma instancabile, che ci ricorda quanto sia necessario custodire e raccontare.” La pagina di Presentazione al volume è firmata da Sonia Cancian, docente della McGill University di Montreal (Canada), insigne studiosa del fenomeno migratorio. Scrive, tra l’altro, la prof. Cancian: […] Oggi la narrazione, quell’antica pratica di raccontare storie attraverso immagini, suoni, segni e gesti, rimane in tutte le arti e la cultura. Tuttavia, non c’è dubbio, sta diventando più distante. Fortunatamente, ci sono delle resistenze a questa tendenza. Una di queste resistenze è lo straordinario lavoro dell’illustre giornalista e scrittore Goffredo Palmerini, un lavoro immerso in un’intensa attività di relazioni intrecciate, testimoniate momento per momento nelle nostre comunità dalla penisola all’estero.[…] Il lavoro appassionante di lunga data di Palmerini sulla cultura italiana oltre confine, e questo libro non fa eccezione, è un omaggio alla sua grande sensibilità, all’importanza della cultura, della memoria e del racconto come incontro solare all’oscurità che affligge i nostri universi. Nel suo libro, Palmerini non solo fa un appello alla cultura, si impegna in una resistenza che si aggancia alla promessa della cultura come veicolo essenziale per soccorrere l’umanità con una maggior empatia e sensibilità. Il libro di Goffredo Palmerini porta a considerare quanto la memoria appartenga all’oggi e ieri, e quanto sia fondamentale per il futuro.” Nella sua Prefazione così tra l’altro annota Giovanna Di Lello, docente, fondatrice e direttrice artistica del John Fante Festival di Torricella Peligna, mai dimentica dei suoi natali a Hamilton, in Canada, in un grande paese dell’emigrazione italiana: […] In questo volume la nazione sulla quale Palmerini si concentra maggiormente è il Canada. Al lettore egli offre un’affascinante narrazione con il suo racconto di viaggio attraverso le comunità abruzzesi di Ottawa, Toronto, Hamilton e Montreal, dove si è recato nell’ottobre 2023 in occasione del 50° anniversario del Centro Abruzzese Canadese di Ottawa. […] Nella terra dove i nostri connazionali giungevano un tempo passando per Halifax, Palmerini pubblica un’importante serie di articoli, dieci puntate dedicate alla storia dell’emigrazione italiana. E lo fa sul Corriere Canadese, il più diffuso quotidiano nel Paese nordamericano, con il quale collabora da molti anni, raccogliendo la proposta avanzatagli dall’editore del giornale, Joe Volpe, già parlamentare e Ministro del Canada. […] Il sedicesimo libro di Goffredo Palmerini è in fondo un’opera sulla memoria. Merita dunque d’essere letto con attenzione, poiché mette insieme preziosi frammenti di vita e cultura del nostro tempo; e lo fa con la saggezza di chi sa quanto sia importante offrire uno sguardo privilegiato sul presente alle generazioni future.”   Goffredo Palmerini, nato a L’Aquila nel 1948, è giornalista e scrittore. È stato dirigente delle Ferrovie dello Stato nel settore commerciale dell’esercizio. Per quasi trent’anni amministratore della Città capoluogo d’Abruzzo, fino al 2007, è stato più volte assessore e Vice Sindaco dell’Aquila. Scrive su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono ospitati su molte testate in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. È in redazione presso numerose testate giornalistiche in Italia e, come collaboratore e corrispondente, presso agenzie internazionali e la stampa italiana all’estero. Ha pubblicato i volumi Oltre confine (2007), Abruzzo Gran Riserva (2008), L’Aquila nel Mondo (2010), L’Altra Italia (2012), L’Italia dei sogni (2014), Le radici e le ali (2016), L’Italia nel cuore (2017), Grand Tour a volo d’Aquila (2018), Italia ante Covid (2020), Mario Daniele, il sogno americano (2021) – tradotto e pubblicato anche in USA -, Mosaico di Voci (2021), Il mondo che va (2022), Il mondo di Mario Fratti (2023), Mario Setta, testimonianze di libertà (2024), Ti racconto così (2024), Intrecci di memoria (2025). Numerosi i premi e riconoscimenti ricevuti per l’attività letteraria e giornalistica, sia in Italia che all’estero.

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