Il titolo d’Ambasciatore della Bellezza al grande cantautore Claudio Baglioni. A Venezia, in attesa dei suoi due concerti d’apertura del “GrandTour La vita è adesso”, nell’ambito del 13° Festival della Bellezza Servizio e foto di Claudio Beccalossi x x Venezia – Evento grande sul Canal Grande. O, meglio, nello storico Palazzo Balbi, sede ufficiale del presidente della Regione Veneto e della giunta regionale, proprietà della Regione dal 1971. Ubicato nel sestiere di Dorsoduro (nel tratto noto come volta de canal, tra Ca’ Foscari e Palazzo Caotorta Angaran), l’edificio risale alla seconda metà del Cinquecento (periodo 1582-1590) e sorse con committente Nicolò Balbi (che voleva farne rinomata residenza di famiglia) e piano dell’architetto Alessandro Vittoria (Trento, 1525 – Venezia, 27 maggio 1608, pure scultore, stuccatore, medaglista, massimo esponente del manierismo nella Città dei Dogi), allievo di Jacopo Sansovino. L’illustre location regionale ha accolto il grande cantautore e compositore Claudio Baglioni (Roma, 16 maggio 1951, figlio unico di Riccardo, maresciallo dei Carabinieri e di Silvia Saleppico, sarta), venuto in laguna per ricevere il titolo d’Ambasciatore della Bellezza da parte del Festival della Bellezza stesso (organizzato dall’Associazione culturale Idem) e della Regione Veneto. La cerimonia (davanti ad un consistente numero di giornalisti, operatori video, media in genere) è stata aperta dagli onori di casa del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani (Camposampiero, Padova, 16 novembre 1992) rimarcando il valore del 13° Festival della Bellezza 2026 promosso dalla Regione tra i “Grandi eventi”, con una sua intensa serie di incontri da maggio ad ottobre, sul filo conduttore de “Il Simbolico”. «Siamo qui soprattutto per ribadire due appuntamenti d’apertura tra i più importanti di questo Festival, quelli di 29 e 30 giugno con Claudio Baglioni in piazza San Marco. È un onore annunciarlo nella sede della giunta regionale. Personalmente, sono molto legato alla musica di Baglioni. La prima canzone a me dedicata era proprio “La vita è adesso”, titolo del tour del cantautore che partirà appunto da Venezia». L’ospite s’è poi lasciato andare a riflessioni sul tema della bellezza, oltre che a ricordi e impressioni d’una carriera musicale al giro di boa dei sessant’anni, soffermandosi, in particolare, sui suoi trascorsi veneziani. Una sorta di gradevole lectio magistralis… «La parola bellezza incute timore, oltre che un’attrazione naturale, nel meccanismo umano, quasi inevitabile. Addirittura essere associato come ambasciatore fa tremare i polsi, anche se è vero che ambasciator non porta pena, per cui, alla fine, ci si salva sempre. È difficilissimo mirare alla bellezza perché certe volte si manifesta, è palese, altre volte si nasconde e bisogna fare davvero dei lunghissimi viaggi per stanare, riuscire a togliere di dosso tutte quelle incrostazioni». «Alcuni anni fa, assieme a miei compagni di lavoro, musicisti, altri artisti, ci siamo un po’ interrogati sul nostro mestiere e sul fatto che giusto la bellezza, secondo citazione estremamente famosa, salverà il mondo. Anche se talvolta bisognerebbe chiedersi se il mondo sia in grado di salvare la bellezza. Però, noi, in maniera un pochino cauta, anche se un po’ di presunzione c’era nella nostra definizione finale, in fondo abbiamo detto che chi semina bellezza poi la raccoglie. O può sperare di fare un buon raccolto. Quindi, bisogna comunque seminarla, oltre ad andare a cercarla dove esiste». «Comunque, mi prendo questa responsabilità anche perché sono, insomma, alla fine d’una lunga carriera cominciata idealmente sessant’anni fa, quando sono salito per la prima volta, senza avere nessuna tradizione familiare di artisti, su un palcoscenico in occasione d’un festival di voci nuove in un quartiere periferico romano. Non so chi m’abbia dato il coraggio in quell’occasione perché sono tendenzialmente una persona timida e, quando si nasce timidi, è difficile cambiare, nel corso della vita. S’impara a gestire, a padroneggiare un po’ la timidezza. Ma forse si nasce artisti anche per questo, forse per violare questa difficoltà nel comunicare col mondo esterno». «La ricerca c’è sempre stata. Tante volte è accaduta anche in questo territorio. Il Veneto ha dato a me ed a tanti altri miei compagni d’arte e di lavoro occasioni meravigliose, specialmente, a volte, nella ricerca dei luoghi. Sono reduce, in tempi recenti, di 12 concerti nell’Arena di Verona, tre dei quali vennero fatti posizionando la zona scenica di nuovo al centro. Cioè, laddove esiste la verità di quell’anfiteatro che poi, con l’inizio dell’epoca moderna, mettendo generalmente il palcoscenico da una parte, abbiamo quasi sempre avvertito una sensazione di tradimento architettonico. Tant’è che, in quell’occasione, ho avuto la fortuna d’avere un riconoscimento da parte dell’Ordine degli architetti della provincia di Verona (Baglioni s’è laureato in Architettura il 24 giugno 2004 presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con la votazione 108/110, n.d.a.) per aver fatto qualcosa di coraggioso e, probabilmente, rivoluzionario. Come mi sembra il vostro Festival. Nel senso che se ancora qualcuno sta lì, alla ricerca della bellezza, comunque deve avere qualche problema nella vita, cioè qualche necessità, qualche mancanza, qualche tara, che porta ad inseguire qualcosa che va riscoperto ogni volta. Perché non esiste una bellezza ferma nel tempo, esiste solamente una bellezza che è in grado d’avere il passaporto del tempo». «Quindi, in questa sfida immaginifica, visionaria, m’ha colpito molto il titolo di questa edizione, “Il Simbolico”. La parola simbolo, in tutti gli annessi e connessi, aggettivi e verbi, deriva da una parola greca poi entrata nella lingua latina e che significa “mettere insieme”, “gettare insieme”, tant’è che sembra che tutto fosse parte d’un rituale per il quale, quando certe persone si conoscevano, spezzavano un utensile, un oggetto di terracotta e poi potevano riconoscersi facendo di nuovo combaciare i pezzi. Perciò, il simbolo significa il rispetto d’un patto, il trovare da un piano reale un secondo piano irreale che, poi, in qualche maniera si ricongiungono, si sovrappongono. E probabilmente noi siamo bisognosi di simboli e li andiamo a cercare perché accrescono la nostra possibilità d’indagare su ciò che ci circonda». «Venezia è l’inizio di questo GrandTour, sarà il mio ultimo giro itinerante, poi ci saranno alcuni eventi. Partenza da Venezia perché io, una volta, sono riuscito a fare una piccola apparizione con