Rio de Janeiro – Cinematografia

 “Magia a Rio: Il Film ‘Copacabana Palace’ conquista il pubblico e fa rivivere la grande storia del cinema Italiano” x x A Rio de Janeiro ci sono serate che vanno oltre il programma ufficiale e si trasformano in esperienze da ricordare. È quello che è accaduto al Museu da Imagem e do Som, che ancora una volta si conferma protagonista di iniziative capaci di unire cultura, emozione e partecipazione. Dopo il grande entusiasmo della corsa organizzata la settimana precedente, il MIS a MIS (Memoria in Movimento),in occasione dell´inagurazione della nuova sede di Copacabana, ha cambiato linguaggio ma non energia, passando dallo sport al cinema senza perdere il suo spirito: creare connessioni. E lo ha fatto con la proiezione di “Copacabana Palace”, film diretto da Steno, che ha riportato il pubblico in una Rio diversa, più nostalgica, ma incredibilmente viva. La sala cinematografica Mário Tavares, del Teatro Municipal di Rio de Janeiro, completamente esaurita, non racconta solo il successo dell’evento, ma qualcosa di più profondo: il bisogno di fermarsi, guardare insieme e condividere storie che parlano di noi. Perché questo film, in fondo, non è stato solo visto — è stato vissuto. Per molti presenti, soprattutto per la comunità italiana, è stato come ritrovare un pezzo di casa lontano da casa. Le immagini della Rio degli anni ’60, i suoi luoghi simbolo e le atmosfere senza tempo hanno acceso ricordi, curiosità e anche una certa emozione. È in questi momenti che si capisce come la cultura non sia qualcosa di distante o astratto, ma un filo invisibile che tiene unite le persone, anche a migliaia di chilometri di distanza. Le parole di Cesar Miranda Ribeiro, direttore del MIS, hanno sottolineato proprio questo: il cinema non serve solo a raccontare, ma anche a costruire immaginari e identità. E quando si parla di cinema italiano, si parla di una tradizione che ha lasciato un segno nel mondo, capace di raccontare la realtà con profondità e ironia. L’evento, realizzato in collaborazione con il Teatro Municipal do Rio de Janeiro e l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, magistralmente diretto da Marco Marica, ha dimostrato come il dialogo tra istituzioni possa trasformarsi in un risultato concreto: un autentico momento di incontro tra Paesi, culture e persone. Attraverso questo brillante lavoro, l’Istituto Italiano di Cultura ha ancora una volta valorizzato la ricchezza della cultura cinematografica italiana, proponendo una commedia all’italiana capace di raccontare i cambiamenti sociali con leggerezza e intelligenza, lasciando un segno profondo e duraturo su intere generazioni. E non è finita qui. L’annuncio di Clara Paulino sulla creazione di un cineclub mensile apre nuove prospettive: uno spazio continuo dove il cinema diventa appuntamento fisso, occasione di crescita e scoperta. Dopo la proiezione, il dialogo con Cavi Borges e Taíla Borges, moderato da Felipe Haurelhuk, ha dato ulteriore profondità alla serata. È emersa una consapevolezza chiara: il cinema è memoria, è documento, ma soprattutto è uno strumento per capirsi. Le note di Antônio Carlos Jobim, João Gilberto e Luiz Bonfá, insieme alle immagini in Technicolor, hanno reso tutto ancora più immersivo, creando un perfetto equilibrio tra Italia e Brasile, tra racconto e realtà. Il “tutto esaurito” ha dimostrato che non è stata solo una serata di cinema. È stata una dimostrazione concreta di come la cultura possa creare legami veri, rafforzare identità e aprire nuove strade. Il successo dell’iniziativa lo conferma: esiste un pubblico attento, curioso, pronto a riscoprire storie che parlano al cuore. E forse è proprio questo il messaggio più importante: quando le immagini si accendono, non illuminiamo solo uno schermo, ma anche il nostro senso di appartenenza. Un grande contributo è stato dato soprattutto dall’entusiasmo, dalla bravura e dall’esperienza del direttore del MIS, Cesar, che scopriamo essere di origini italiane: ha certamente contribuito a creare un clima bellissimo e cordiale. Alfredo Apicella / ASIB

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Nella Chiesa della Presentazione del Signore in Lauropoli Trittico di Enzo Palazzo

  L’installazione è un monocromo che rappresenta le componenti essenziali della Crocifissione e della Passione      Anche per la Pasqua 2026, Enzo Palazzo, artista concettuale e scenografo, è stato puntuale, come il giovinotto al primo appuntamento con la donna amata. Sì, sembra proprio così, Palazzo già da alcuni anni   dà sfogo al suo estro artistico per comunicare al vasto pubblico il suo stato d’animo, ma anche -e forse soprattutto- la situazione della “pasqua civile” che non accenna a dichiararsi nella contemporaneità, soffocata dal subbuglio cieco della violenza e delle guerre che inselvatichisce le persone -governanti compresi- giocando a rimpiattino col genere umano.   “L’arte è una strada senza ritorno, a senso unico senza sosta”, sostiene l’artista! Perché?    «“Io fui qua”. Ciò che Jan Van Eyck scrive sul muro della stanza dei coniugi Arnolfini, nel 1434, e ciò che gli artisti di ogni tempo hanno in fondo voluto dire»: sostiene l’artista di Lauropoli che ha allestito una sua installazione per illustrare, comunicare alle persone che si “vive su ana strada senza ritorno”, nella chiesa della Presentazione del Signore in corso Laura Serra».   –Anche per la Pasqua 2026 un’installazione nella Chiesa della Presentazione del Signore?  Perché?    «Ho inteso riempire di significati il significante del gesto artistico. Anche questa volta-sostiene Palazzo- su un tema così coinvolgente la vita di ognuno di noi: il senso della Passione, della Crocifissione, del Sacrificio, del Buio della Rinascita, così difficili da vivere, oppure così semplici da scegliere. Posti davanti al Divino che ha fatto del coraggio del donarsi uno dei suoi simboli, non rimarrebbe altro che seguirlo senza re- interpretazione. L’arte come questo, ci viene incontro, se avessimo perso di vista il messaggio messianico, se lo avessimo troppo comodamente scollato dalla nostra quotidianità». -È questa l’interpretazione “artistica” dell’atto finale della Passione?     «Mostrando quanto dobbiamo essere intrisi della Passione -ribatte l’artista- e del seme della Resurrezione che solo in essa Passione germoglia; mostra quanto ciò che definiamo in noi “umanità” debba diventare esondazione verso l’umanità; quanto ci debba stare stretta la consuetudine, dinanzi a un Dio-Uomo che quella consuetudine l’ha trasfigurata.  «L’installazione -continua con foga l’artista di Lauropoli- trasuda di invito a rileggere la storia, i suoi simboli, i suoi gesti, rileggere sé stessi, i propri simboli, i propri gesti … riconsiderare … ri-scegliere. È altro che l’opera saprà ispirare, suggerire … indicarVi». -In cosa consiste l’esposizione per coloro che stentano a leggere il messaggio artistico?    «L’installazione è un Trittico, formato da una tela di dimensioni più grandi, completamente di colore nero al centro, con l’esplicita volontà di raffigurare l’immagine del Cristo non nella maniera “classica”. Ai lati due tele di formato più piccolo che vanno a completare la complessa rappresentazione. Con questo monocromo ho optato per una pittura che cancella l’immagine preesistente della Crocifissione appropriandomi di quell’oscurità che rappresenta una componente essenziale della stessa Crocifissione e più in generale della Passione». -La Passione non è solo resurrezione del Cristo ma anche del genere umano. Perché il buio assoluto circonda il Crocifisso?    «In questa esposizione artistica tutto sembra ruotare intorno al buio, ad un buio sacro, suggerendo un altro buio più profano: il buio del mondo attuale. Il nero di fondo della tela centrale con il Cristo graficamente disegnato di colore bianco, è un nero profondissimo tutto da scoprire, pieno di mistero in cui vale assolutamente la pena di perdersi. Ho voluto mettere il dolore del mondo, i calvari, le vie crucis, le crocifissioni. Una narrazione -continua Palazzo- che indaga i temi della sofferenza umana, la disperazione, la denuncia sociale e la ricerca spirituale. In sintesi l’arte contemporanea tende a trasformare il crocifisso da simbolo dogmatico a icona del dolore e della condizione umana universale. L’opera -chiarisce inoltre Palazzo- esprime una profonda sofferenza morale. Rimane un’energia trasmessa dal contrasto dirompente fra il bianco della figura e il nero di fondo. Tutto lo spazio è diventato prima di tutto un luogo psicologico ed esistenziale, che accoglie un urlo di verità, riconoscendo l’eco della materiale violenza che ha segnato la storia. Come non cogliere la dolente consapevolezza che sono soprattutto il caos e il male ad agitare la vita dell’uomo»?  -La Resurrezione del Cristo invita alla speranza: perché lei appare così pessimista?    «No, non sono pessimista. La realtà è quello che io leggo nel mondo contemporaneo. Eppure possiamo percepire echi di bellezza anche nel tumulto caotico e violento dell’esistenza. A ben vedere, in questa mia installazione, il Cristo è saldamente al centro della composizione. Si percepisce come solido pilastro, e dunque come fonte di salvezza per dare forma alle ingiustizie e ai soprusi perpetrati dall’uomo contro l’uomo, nel mondo contemporaneo».                                                                        Martino Zuccaro                 

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AQ – La Cineteca in sala, aprile con i film da Oscar

    COMUNICATO STAMPA   La Cineteca in sala, aprile con i film da Oscar   Prosegue la rassegna cinematografica La Cineteca in sala, un anno di film da Oscar proposta dall’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica” ETS con cadenza quindicinale al Cinema Movieplex dell’Aquila, con ingresso libero e inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuto e promosso dal Comune dell’Aquila”   Avviata a gennaio, la rassegna celebra il talento dei professionisti italiani premiati con l’Oscar, valorizzando anche il patrimonio della Cineteca “Maria Pia Casilio” e il lavoro spesso invisibile dietro le quinte del cinema.   Per tutto l’anno, l’iniziativa darà spazio non solo ai registi, ma anche a figure come attori, sceneggiatori, direttori della fotografia e costumisti, raccontando attraverso una selezione di film il contributo dell’eccellenza italiana alla storia e all’evoluzione del cinema mondiale.   IL PROGRAMMA DI APRILE   Giovedì 2 aprile, ore 21.00 Miglior Costumi Gabriella Pescucci, -L’età dell’Innocenza, 1993, regia Martin Scorsese   Giovedì 16 aprile, ore 21.00 Migliore Colonna sonora Dario Marianelli -Espiazione, 2007, regia Joe Wright   Giovedì 30 aprile, ore 21.00 Miglior Effetti speciali Carlo Rambaldi -E.T., 1982, regia Steven Spielberg     L’Aquila, 1 aprile 2026 Per l’Ufficio Stampa Manuela D’Innocenzo 366.2898535

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“Verona a destra. La destra veronese dal dopoguerra al terzo millennio”

Libro-amarcord del sen. Paolo Danieli ripresentato soprattutto ai giovani     Verona – Nella nuova sede di Fratelli d’Italia, in via Roncisvalle 76 (inaugurata il 23 novembre 2024 alla presenza del presidente del Senato, Ignazio La Russa, assieme a vari parlamentari veronesi del partito della premier Giorgia Meloni), è stata proposta al pubblico dibattito la ristampa (ad esaudimento delle richieste ricevute) del libro-amarcord “Verona a destra. La destra veronese dal dopoguerra al terzo millennio” (dopo la prima stampa di Europa Libreria Editrice – Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2018), opera del sen. Paolo Danieli, integrato da un’ampia documentazione fotografica d’archivio del militante Maurizio Borgonovi, detto Flash.    Danieli (Ancona, 12 agosto 1950, figlio di veneti rientrati dal 1954) appartiene alla vecchia guardia missina trasmutata malvolentieri (con la svolta… all’acqua minerale di Fiuggi) in Alleanza Nazionale e, poi, dopo l’assorbimento nel Popolo della Libertà, nell’ulteriore metamorfosi di Fratelli d’Italia.    Laureatosi all’Università di Padova in Medicina e Chirurgia (con specializzazione in Odontoiatria) e libera professione tuttora esercitata, dopo alterne vicende e dissensi di partito, è stato senatore della Repubblica in quattro legislature (XI nel Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e XII-XIII-XIV in Alleanza Nazionale come cofondatore, neo forza politica organizzata tra il 22 gennaio 1994, lista ed il 27 gennaio 1995, partito). In pratica, i suoi mandati parlamentari sono durati dal 23 aprile 1992 al 27 aprile 2006.    Lasciata Alleanza Nazionale nel 2007, ha affiancato Francesco Storace (Cassino, Frosinone, 25 gennaio 1959, ex deputato, ex senatore, ex ministro della Salute, ex presidente della Regione Lazio ecc. nonché giornalista) nella fondazione de La Destra (3 luglio 2007) da cui s’è poi staccato per contrasti politici.    Nel giugno 2009 è stato l’energia costitutiva del centro politico culturale “L’Officina”, laboratorio per la ricostruzione della destra e del centrodestra in ambito locale.    In apertura dell’incontro scaligero sono intervenuti alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia (il sen. Matteo Gelmetti, l’on. Maddalena Morgante e l’on. Ciro Maschio). Paolo Danieli, davanti ad una compagine a larga maggioranza giovanile di Fratelli d’Italia, ha risposto ai documentati pungoli di Andrea Miglioranzi di Gioventù Nazionale Verona.    Presenti tra il pubblico Massimo Mariotti (capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, figura storica, senza esagerazioni, della destra sociale scaligera) e Giovanni Perez (noto esponente della cultura tradizionalista, con spiccati interessi alla prima avanguardia artistico-intellettuale del Futurismo d’inizio XX secolo, neo direttore responsabile de “L’Adige di Verona”). Testo e foto Claudio Beccalossi

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Novità librarie – Il fascino del male

“Discesa a Malebolge. Il fascino del male”: il 5 marzo alle 18 alla libreria Galla 1880 Antonio Di Lorenzo dialoga con l’autore Massimo Parolin L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà l’occasione per conoscere in anteprima il terzo volume della saga di Massimo Parolin dopo “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza”. Di Giovanni Coviello – Direttore responsabile  – 3 Marzo 2026, 22:06 Discesa a Malebolge di Massimo Parolin   Giovedì 5 marzo 2026 alle ore 18, alla libreria Galla 1880 (corso Palladio 11, Vicenza), si terrà la presentazione del libro “Discesa a Malebolge. Il fascino del male” (120 pagine, 14 euro, editore L’altra stampa srl, acquistabile in libreria, sul nostro shop e a breve su Amazon). Interverrà, dopo i saluti di Alberto Galla, l’autore Massimo Parolin con cui dialogherà il giornalista Antonio Di Lorenzo. L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà l’occasione per conoscere in anteprima il terzo volume della saga di Massimo Parolin dopo “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza“. Discesa a Malebolge, 5 marzo Galla: Di Lorenzo con autore Parolin La scomparsa di Toni non è un mistero come gli altri. È l’ultimo anello di una catena iniziata anni prima, quando il Male ha fatto irruzione nella vita di un gruppo di amici legati da un passato comune, da colpe mai del tutto espiate e da un’amicizia che resiste al tempo. In Discesa a Malebolge, terzo capitolo della saga inaugurata con Quella strada per il lago e proseguita con Demoni a Vicenza, il confine tra mondo umano e dimensione infera viene definitivamente infranto. Discesa a Malebolge, Antonio Di Lorenzo dialoga con autore Massimo Parolin   Per ritrovare Toni, inghiottito da una realtà oscura dopo aver stretto un patto scellerato con il demone Aamon, non basteranno il ricordo, la speranza o la ragione. Servirà scendere davvero. Attraversare luoghi carichi di simboli, decifrare enigmi lasciati dal Male, affrontare verità che ognuno dei protagonisti ha cercato per anni di rimuovere. La discesa non è solo geografica, ma interiore: un viaggio tra lutto, senso di colpa, amicizia e redenzione. Ambientato in una Vicenza inquietante e segreta, sospesa tra storia, esoterismo e contemporaneità, il romanzo intreccia horror metafisico e racconto di formazione adulta, portando la saga verso il suo snodo più oscuro e decisivo. Discesa a Malebolge è il capitolo in cui le domande rimaste aperte trovano finalmente una direzione, e in cui ogni scelta diventa irreversibile. L’autore Massimo Parolin, Comandante della Polizia Locale di Vicenza. Laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere Classiche con un Master in Sicurezza Urbana. Cavaliere Ufficiale della Repubblica. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste giuridiche di Polizia Locale e dei due primi libri della saga “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza”. Relatore in convegni nazionali, regionali e locali. Già membro del Comitato Tecnico Consultivo della Scuola Regionale di Polizia Locale e del Comitato Tecnico AnciVeneto.   Giovanni Coviello – Direttore responsabile http://vipiu.it Giovanni Coviello (nato l’8-12-1950), ingegnere elettronico, dopo varie esperienze al vertice di attività imprenditoriali sportive e dopo essere stato anche responsabile editoriale dell’inserto mensile di Pc Week (Mondadori Informatica), collaboratore del mensile Espansione di Mondadori dal 1993 al 1994 e del settimanale Il 2000 (Vicenza) diretto da Giancarlo Filippini, è il fondatore e direttore responsabile di ViPiu.it, nata come testata cartacea VicenzaPiù, oggi VicenzaPiù Viva, il 25 febbraio 2006, poi cresciuta dal 2008 con la sua versione web. È giornalista professionista e ha curato vari libri e pubblicato direttamente per le collane Vicenza Papers, Vicenza Popolare e Storia e storie, tutte collane che fanno riferimento ora a L’altra stampa srl. Da giornalista, direttore e autore e curatore di libri Giovanni Coviello ha sempre avuto un solo obiettivo: essere fedele a se stesso e ai suoi lettori.

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Vicenza, la Centrale che torna al centro

  Un libro, tre sindaci e un quartiere unito per restituire alla città un luogo simbolo di memoria e futuro   Presentato nella sala del CIM della Parrocchia di San Bortolo il volume “Vicenza, un luogo centrale”, firmato dai giornalisti Giovanni Coviello e Serena Balbo. Il libro ricostruisce la complessa vicenda della Ex Centrale del latte di via Medici: dalla vendita decisa dall’allora sindaco Enrico Hüllweck, che destinò le risorse alla costruzione del Teatro Comunale, al trasferimento dello stabilimento, fino alla lunga battaglia civile del quartiere San Bortolo per riavere quegli spazi come bene pubblico. All’incontro, moderato dal giornalista ANSA Luca Pozza, erano presenti tre dei quattro sindaci che hanno segnato le tappe di questa storia: oltre a Hüllweck, anche Achille Variati e l’attuale primo cittadino Giacomo Possamai (assente giustificato Francesco Rucco). Ognuno ha offerto il proprio contributo nel volume con una prefazione, riconoscendo, pur da prospettive diverse, il valore di una vicenda che intreccia scelte amministrative, memoria collettiva e partecipazione civica. Cuore pulsante della narrazione è l’impegno ventennale del Comitato Ex Centrale del latte, guidato da Giancarlo Albera, che ha trasformato un’area dismessa in un simbolo di rigenerazione urbana. Assemblee, proposte, dialoghi con le istituzioni: una perseveranza civile che oggi vede i primi frutti, con l’apertura degli spazi e l’attesa di un bando per la gestione definitiva.   Il libro non è solo una ricostruzione storica documentata e ricca di immagini: è uno strumento di memoria attiva. Ricorda agli amministratori gli impegni presi e ai cittadini la forza della partecipazione. Perché la storia della Ex Centrale dimostra che i luoghi non sono solo muri e mattoni, ma relazioni, attese, visioni condivise. Un elogio sincero va dunque agli autori e al Comitato: in tempi di disaffezione e lamenti a distanza di sicurezza, qui si è scelta la via più faticosa e più nobile, quella del coinvolgimento diretto. La Centrale torna “centrale” non solo urbanisticamente, ma civicamente. E la lezione è semplice: chi partecipa costruisce. Chi si volta dall’altra parte, al massimo, commenta. Giuseppe Arnò

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Novità librarie: Vicenza, un luogo centrale

“Vicenza, un luogo centrale”: presentazione del libro il 28 febbraio alle 10.30 nella Sala del CIM. Pozza dialoga con autori Coviello e Balbo Di Giovanni Coviello – Direttore responsabile  – 25 Febbraio 2026, 20:30 Vicenza, un luogo centrale   Sabato 28 febbraio 2026 alle ore 10.30, nella Sala del Cuore Immacolato di Maria (via Medici 93, Vicenza), si terrà la presentazione del libro Vicenza, un luogo centrale. Interverranno gli autori Giovanni Coviello e Serena Balbo. Dialogherà con loro il giornalista Luca Pozza. L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, lo annuncia il Coordinamento Comitati di Giancarlo Albera, sarà un’occasione di confronto pubblico attorno ai temi affrontati nel volume, dedicato alla storia e alle prospettive della ex Centrale del latte di Vicenza ed acquistabile in libreria, sul nostro shop con spese di spedizione incluse e a breve su Amazon. Vicenza, un luogo centrale: 28 febbraio Pozza con Coviello e Balbo “Vicenza, un luogo centrale” (collana Storia e Storie, 160 pagine, editore L’altra stampa srl, prezzo 15 euro, 15 euro), oltre a foto specifiche degli eventi raccontati, offre ben 15 pagine finali di appendiuce storica fotografica. “Vicenza, un luogo centrale”, con “Discesa a Malebolge” “Spiritualità verde”, è uno dei tre libri con cui la casa editrice L’altra stampa, di cui siamo i curatori editoriali, incrementa le sue pubblicazioni librarie locali e nazionali. La presentazione di “Vicenza, un luogo centrale” Vicenza, un luogo centrale è la storia dell’ex Centrale del Latte, rimasta per oltre vent’anni in attesa di una nuova destinazione. Venduta all’inizio degli anni Duemila per finanziare la costruzione del nuovo Teatro Comunale, la struttura non ha segnato la fine dell’attività produttiva, che ha proseguito in un nuovo impianto moderno e funzionale, ma ha aperto una nuova stagione per la città. Lo spazio dell’ex Centrale, infatti, è rimasto pubblico, simbolo di un patrimonio urbano da rigenerare e condividere. Attraverso una ricostruzione puntuale, Giovanni Coviello e Serena Balbo raccontano come questo luogo — al centro del quartiere San Bortolo e della memoria collettiva — sia diventato uno snodo simbolico tra passato e futuro. La narrazione intreccia scelte politiche, battaglie civiche, idee progettuali e la lunga mobilitazione di comitati e abitanti, guidati da Giancarlo Albera, che hanno tenuto accesa l’attenzione su uno spazio ancora da completare, ma sempre più vivo. Un libro che racconta come un luogo apparentemente marginale possa tornare centrale nella vita di una città, se sostenuto dalla memoria, dal senso di comunità e dalla partecipazione: un insegnamento anche per i giovani. TAGS Vicenza un luogo centrale Vicenza un luogo centrale: 28 febbraio Pozza con Coviello e Balbo- Vipiù

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A doctrine of questions

La Metafisica della Letteratura vivente nella Filosofia Sethiana di Krishan Chand Sethi Secondo la scuola di pensiero sethiana, la letteratura non è un giocattolo culturale né un passatempo estetico; è il lavoro ontologico della coscienza umana. In questo senso più profondo, la scrittura è la manifestazione del movimento invisibile di una consapevolezza invisibile. Quando la letteratura perde questa grande identità e si trasforma in una narrazione ornamentale, inizia a perdere la sua vitalità come vita esistenziale. Ma quando recupera il suo compito filosofico, diventa uno strumento discreto ma efficace di risveglio interiore. Il Dr. Sethi K.C. afferma che molta scrittura moderna soffre di una crisi non per mancanza di talento, ma per carenza di una percezione orientata alla profondità. Le parole sono ovunque intorno a noi oggi, ma la saggezza è sempre più rara. È dunque tempo che la letteratura ritrovi la sua causa originaria: illuminare la condizione umana, fare più che descrivere. Non deve limitarsi a dire alle persone ciò che accade all’esterno dell’individuo, ma deve anche rivelare ciò che avviene nella mente umana — e di cui molto spesso la persona stessa non è nemmeno consapevole. Tra le principali affermazioni della filosofia sethiana vi è l’idea che la letteratura debba servire come espressione del divenire, non come registrazione dell’essere. La vita umana non è passiva, ma un’evoluzione continua psicologica ed emotiva. Nella scrittura, il semplice atto di catturare stati emotivi fissi diventa rapidamente prevedibile. Ma la letteratura che segue le sottili sfumature del pensiero, del dubbio, dell’esitazione, della realizzazione e del conflitto interiore possiede una freschezza perenne. Lo scrittore è sensibile a questi micromovimenti della coscienza, ed è questo che crea nuove dimensioni nella letteratura. La letteratura sethiana è fortemente concentrata sulla dialettica tra silenzio ed espressione, data la sua rilevanza filosofica. Il mondo moderno è disseminato di discorsi, ma è anche sopraffatto da sentimenti repressi. Secondo il punto di vista sethiano, la letteratura significativa è costretta a studiare la grammatica del silenzio. Molto spesso, l’esperienza letteraria più intensa non è quella in cui tutto viene spiegato, ma quella in cui la scrittura suggerisce appena e lascia il lettore con la coscienza impegnata nel processo di costruzione del significato. Questo aspetto di partecipazione è essenziale. Nella riflessione sethiana, la letteratura non è una presentazione monolitica del pensiero; è un atto psicologico condiviso tra lo scrittore e il lettore. Quando la scrittura diventa eccessivamente esplicativa, rende il lettore un ricevente passivo. Quando invece è suggestiva ma chiara, richiama all’attività interiore. In parte, questa posizione filosofica può spiegare la crescente popolarità delle forme poetiche brevi e strutturalmente sperimentali nella cultura letteraria contemporanea. In questo ambiente in trasformazione, il Dr. Sethi è stato un contributore di rilievo nel processo di trasformazione dell’espressione poetica attraverso il suo lavoro innovativo. E’ generalmente considerato il pioniere della Pictorial Poetry, un genere in cui le immagini visive si fondono con il testo poetico per produrre un effetto di doppio impatto. Ciò che un tempo era sperimentale è ora diventato parte della cultura letteraria digitale dominante. Oggi la poesia visiva – o ciò che il pubblico, senza spirito critico, chiama pictorial poetry – è quasi onnipresente in tutti i circoli dei social media, letterari e creativi. Oltre a ciò, egli ha sviluppato la Feel Poetry, che pone un’enfasi significativa sull’immediatezza emotiva piuttosto che sulla complessità ornamentale. Una poesia in stile sethiano deve colpire con rapidità e sincerità il nervo emotivo del lettore. Quando l’emozione è trattenuta da un eccesso di abbellimenti, la poesia perde la sua vitalità. Un’altra innovazione interessante è la Single Sentence Poetry, una forma condensata di poesia in cui la gravità filosofica è mantenuta sotto una severa economia di parole. Tale compressione è in sintonia con i ritmi cognitivi moderni nelle avalanche informative del mondo contemporaneo. Tuttavia, nella riflessione sethiana, compressione e superficialità sono accuratamente distinte. La brevità deve concentrare il significato, non diluirlo. Forse una delle aggiunte strutturalmente più distintive è quella degli Echolets (poesia di 2,5 versi). In questa forma, il mezzo verso è la pitching line, il cui scopo è dare uno shock alla coscienza del lettore e produrre una risonanza. L’Echolet è una profonda intuizione sethiana: i lettori contemporanei sono altamente sensibili all’incompletezza suggestiva, nella quale il lettore partecipa al mondo mentale del testo. Il mezzo verso non è un segno di debolezza, ma uno stimolo psicologico consapevole. È significativo notare che il percorso letterario associato a queste innovazioni non è stato individuale. Tra i sethiani, il Dr. Sethi e sua moglie, la signora Sunita Sethi, sono considerati importanti trendsetter che hanno trasformato l’aspetto e lo stile della poesia moderna. La loro immaginazione creativa congiunta ha contribuito ad ampliare le possibilità visive e strutturali della presentazione poetica nell’era digitale. Un altro tema filosofico rilevante nella filosofia sethiana è la moralità dell’autenticità. La letteratura rischia di diventare superficialmente impressionante ma interiormente vuota in un’epoca di performance digitale e di incessante auto-presentazione. La filosofia sethiana scoraggia questa tendenza. Non è la novità stilistica a creare la vera novità letteraria, ma la verità dell’esperienza. La scrittura deve andare oltre il desiderio di apparire originale e radicarsi nella sensibilità vissuta. Strettamente collegata a ciò è la psicologia della ricezione. La letteratura non è solo esistenza testuale; è uno spazio di interpretazione del lettore. Pertanto, è importante che la scrittura sia sensibile al mutare dell’atmosfera emotiva della società. L’uomo contemporaneo tende a vivere in uno stato di paradosso: iper-connettività e isolamento interiore, saturazione informativa e stanchezza riflessiva, visibilità pubblica e frammentazione. Le opere letterarie che non tengono conto di queste tensioni rischiano di diventare filosoficamente irrilevanti. Ma la scrittura che comunica silenziosamente con esse diventa necessaria al proprio tempo. L’idea sethiana invita gli autori a cogliere non solo i cambiamenti drammatici della società, ma anche il sottile clima psicologico della vita quotidiana. In questa filosofia, il linguaggio è considerato un’espressione trasparente della coscienza piuttosto che un velo ornamentale. L’uso superfluo di ornamenti verbali può impressionare nel breve termine, ma spesso ostacola l’immediatezza emotiva. L’inclinazione sethiana è verso la semplicità con profondità. Filosoficamente, la semplicità possiede un potere penetrante che talvolta è difficile da raggiungere nel linguaggio elaborato. Il problema del futuro della letteratura risiede in un equilibrio sottile: qualcosa di innovativo, ma non così estremo da diventare sterile; qualcosa di breve, ma non così superficiale da diventare freddo; qualcosa di sperimentale, senza perdere il tocco umano; e qualcosa di filosofico, senza diventare così astratto da allontanarsi dall’esperienza umana. Quando tale equilibrio è mantenuto, i nuovi

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Esce “Il Principe è in Casa” di Alessio Arena, edito da bulzoni

    È stato pubblicato il volume “Il Principe è in Casa” dello scrittore Alessio Arena (Palermo, 1996), edito da Bulzoni nella collana “Biblioteca di Cultura”. Si tratta del dodicesimo libro di Arena: un atto unico accompagnato dalla prefazione del regista e storico dello spettacolo Stefano Piacenti e dalla copertina e i bozzetti di Mattia Pirandello.   Alessio Arena ha già all’attivo diverse pubblicazioni che comprendono poesia, saggi e un testo teatrale. Dopo il successo del suo “La vena verde” (IQdB Edizioni, 2020), da cui è stato tratto lo spettacolo “Una verde vena di follia” (2022), diretto da Emanuela Giordano e prodotto dal Teatro Biondo di Palermo (con la grande Mascia Musy nei panni della protagonista), Alessio Arena propone dunque un nuovo testo destinato al teatro. Il libro “Il Principe è in Casa” (Bulzoni) è disponibile in tutte le librerie italiane e negli store online.   Come si legge nella quarta di copertina del volume, firmata da Arena, “Il monologo racconta, in fondo, la storia di una coppia qualunque: il Principe, ultimo esponente di un’immaginaria antica famiglia aristocratica siciliana, e la sua dimora, sopravvissuta alla mafia e al sacco di Palermo. Condivide con il pubblico il suo grande amore per la casa che abita fin da bambino: a tratti madre, a tratti compagna, è tutto ciò che resta della sua vita e della sua famiglia. Il Principe racconta che il figlio, noncurante dei desideri del padre, intende cacciarlo di casa e venderla, mettendo fine di fatto alla vita di entrambi: della dimora e di chi la abita. Il racconto viaggia nel tempo, apre parentesi su pagine oscure della storia della Sicilia, come le stragi mafiose, indugia su amori mancati, su rimorsi e rimpianti, illusioni vecchie e nuove, così come sulla difficoltà a sopravvivere in un mondo che cambia troppo velocemente. La casa è sempre presente. E ascolta, come creatura viva, l’ultima ode del suo innamorato. È un testo pensato per il teatro, per essere portato in scena. Incoraggio ogni regista a cimentarsi in libertà sul testo, anche allontanandosi, se lo riterrà necessario, dalle mie ipotesi di messinscena. D’altro canto, auspico che il libro possa trovare spazio anche in contesti didattici, offrendosi a studenti di teatro che, forse più di altri, possono realizzarne le infinite possibilità di essere.” Alessio Arena   La copertina, come i bozzetti all’interno del volume, è opera di Mattia Pirandello. La prefazione è firmata dal regista Stefano Piacenti. Il volume di Arena è stato inoltre curato, in qualità di editor e correttore di bozze, da Andrea Emanuele.   Breve biografia dell’autore:   Alessio Arena (Palermo, 1996), scrittore e studioso di teatro e discipline dello spettacolo, ha insegnato presso università e istituti in Italia e all’estero. tra i quali l’Universidad Nacional de Rosario, l’Universidade de São Paulo, l’Universidad Nacional del Litoral, l’Universidad Autónoma de Entre Ríos, la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” (Milano) e l’Università di Foggia. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Verona in cotutela con l’Université Sorbonne Nouvelle. I suoi interessi di ricerca comprendono il teatro italiano contemporaneo. Ha ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per il suo lavoro letterario e accademico. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui sei raccolte di poesie, tre saggi sul teatro e un testo teatrale. Alcune sue opere sono state tradotte in spagnolo, arabo e inglese. Per approfondire: alessioarena.it   In allegato: Foto dell’autore, Alessio Arena, e copertina del volume. Carlo Guidotti Cell.: 3286783107 Iscr. OdG: 161796   Fonte: Goffredo Palmerini

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Palmerini – Novità librarie

18 febbraio 2026  DUE LIBRI DI GOFFREDO PALMERINI PER CELEBRARE L’AQUILA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA Il primo è un tributo di testimonianze su Mario Fratti, il secondo ricorda 118 Personaggi aquilani e non         x L’AQUILA – Due nuovi libri saranno il contributo editoriale del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini per celebrare L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. In corso di composizione per i tipi di One Group Edizioni, usciranno nel corso della primavera. Per il momento ecco qualche anticipazione, autorizzata dall’autore e dalla casa editrice, sugli argomenti che tratteranno. Il primo volume in uscita è un tributo al grande drammaturgo aquilano Mario Fratti, vissuto dal 1963 a New York, dove ha insegnato alla Columbia University e all’Hunter College (CUNY – City University of New York) e dove, dopo un’intensa vita di autore teatrale, è scomparso il 15 aprile 2023 alla veneranda età di quasi 96 anni.   Palmerini, che di Fratti è stato anche fraterno amico oltre che estimatore, in questo lavoro di prossima pubblicazione ha raccolto numerose testimonianze di Personalità – italiane e americane – della cultura, del teatro, del mondo accademico, dell’informazione e delle Istituzioni attraverso le quali viene ricordato l’Uomo e il Drammaturgo che, con le sue opere, rappresentate nei teatri di tutto il mondo, ha reso onore alle sue origini aquilane, di cui egli è andato sempre orgoglioso. Mario Fratti era nato a L’Aquila il 5 luglio 1927.   Il volume reca la Prefazione del prof. Anthony Julian Tamburri, Preside del John D. Calandra Italian American Institute del Queens College (CUNY), struttura accademica tra le più prestigiose negli studi e nella valorizzazione del contributo reso dalla diaspora italiana alla cultura e al progresso degli Stati Uniti d’America. Il volume pubblica anche due importanti interviste inedite a Mario Fratti, le testimonianze rese al Mario Fratti Memorial, tenutosi il 12 luglio 2023 a tre mesi dalla morte presso il Gran Sasso Scienze Institute, ed altre testimonianze sull’insigne drammaturgo raccolte nel corso del 2025.   Questi gli autori dei 35 contributi che saranno presenti nel volume: Paola Inverardi (Rettrice del Gran Sasso Science Institute), Pierluigi Biondi (Sindaco dell’Aquila), Biagio Tempesta, Massimo Cialente, Liliana Biondi (Università dell’Aquila), Giuseppe Di Pangrazio, Stefania Pezzopane, Letizia Airos Soria (New York), Gabriele Lucci, Laura Benedetti (Georgetown University, Washington), Franco Narducci, Josephine Buscaglia Maietta (New York), Mino Sferra, Mariza Bafile (New York), Lucilla Sergiacomo, Roberta Gargano, Stefano Vaccara (New York), Valentina Fratti (New York), Rosemary Serra (Università di Trieste), Tiziano Bedetti, Giovanna Chiarilli, Emanuela Medoro, Maria Fosco (New York), Monia Manzo, Silvia Giampaola, Marisa Mastracci, Milena Petrarca, Joseph Sciame (St. John’s University, New York), Pasqualina Petrarca, Giulia Bisinella (New York), Lucia Patrizio Gunning, Laura Caparrotti (New York), Laura Lamberti (New York), Margherita Peluso, Piero Picozzi (New York) e Goffredo Palmerini curatore del volume.   Il secondo libro, che seguirà di alcune settimane, è una raccolta di profili e memorie di Personalità scomparse su cui Goffredo Palmerini ha vergato un ricordo nel giorno della loro dipartita, o in qualche ricorrenza, o in eventi commemorativi. Sono ben 118 Personaggi ricordati nel corposo volume (dal 2005 al 2025), figure di concittadini che hanno lasciato un’impronta nella vita della comunità aquilana e che meritano la gratitudine della città, come anche Personalità che in Italia e all’estero hanno reso onore alla loro terra d’origine con il loro talento e la loro dedizione al bene comune, infine figure di spicco della cultura mondiale legate in qualche modo a L’Aquila. Sono tutte Persone significative che hanno comunanza di origini con l’autore, oppure che Palmerini ha incrociato nel corso della sua lunga vita istituzionale come amministratore del Comune dell’Aquila, o anche conosciuto e incontrato all’estero in occasione dei suoi numerosi contatti con le comunità abruzzesi e italiane nel mondo per approfondire la conoscenza dell’emigrazione italiana. Maggiori dettagli sul libro saranno resi nell’imminenza dell’uscita del volume.   *** Goffredo Palmerini, nato a L’Aquila nel 1948, è giornalista e scrittore. Per quasi trent’anni amministratore comunale, è stato più volte assessore e Vice Sindaco dell’Aquila. Scrive su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono ospitati su molti giornali e riviste in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Germania, Gran Bretagna, Messico, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. In redazione presso numerose testate giornalistiche in Italia, è collaboratore della stampa italiana all’estero. Ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel Mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016), “L’Italia nel cuore” (2017), “Grand Tour a volo d’Aquila” (2018), “Italia ante Covid” (2020), “Mario Daniele, il sogno americano” (2021), “Mosaico di Voci” (2021), “Il mondo che va” (2022), “Il mondo di Mario Fratti” (2023), Mario Setta, testimonianze di libertà (2024), Ti racconto così (2024), Intrecci di memoria (2025), Berardino Scipioni, storia di una vita all’estero (2025).   Nel 2008 gli è stato tributato il Premio Internazionale “Guerriero di Capestrano”, nel 2014 il Premio Speciale “Nelson Mandela” per i Diritti Umani, nel 2020 il Premio Nazionale Pratola per la Letteratura e dall’India il riconoscimento di “Scrittore d’eccellenza” dal World Pictorial Poetry Forum, nel 2021 il Premio internazionale Città di Firenze, il Premio internazionale Ignazio Silone – Menzione speciale (2023) e il Book for Peace international Award (2024). Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione per la sezione Giornalismo, gli sono poi stati tributati il Premio internazionale “Gaetano Scardocchia” (2017), il Premio Giornalistico Nazionale “Maria Grazia Cutuli” (2017), il Premio Giornalistico dell’Anno 2017 dall’Associazione Stampa italiana in Brasile, il Premio internazionale “Fontane di Roma” (2018), il Premio internazionale Federico II (2021), nel 2022 il Premio “Eccellenza italiana” Roma/Washington, il Premio Napoli Cultural Classic per il Giornalismo internazionale (2023), nel 2024 a Roma il Premio Genius Loci e a Firenze il Premio internazionale Florence Seven Stars. Da molti anni svolge un’intensa attività di relazione con le comunità italiane all’estero. Studioso di emigrazione, è membro del Comitato scientifico internazionale del “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo”, per la quale opera è anche uno

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