Parlare – Istituto Italiano di Cultura San Paolo

TURMAS EM FORMAÇÃO – FEVEREIRO/ MARÇO A1.1 – Básico 1   Extensivo presencial: * 2ª e 4ªf ou 3ª e 5ªf: das 9h às 10h30 das 14h às 15h30 das 16h às 17h30 das 18h45 às 20h15   Extensivo online: * 2ª e 4ªf das 7h30 às 9h das 14h às 15h30   * 3ª e 5ªf das 7h30 às 9h das 9h às 10h30 das 14h às 15h30 das 18h45 às 20h15

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Novità librarie – “Majorana, il prezzo del genio”

5 febbraio 2026   “Majorana, il prezzo del genio”: il nuovo libro di Vincenzo Di Michele riaccende il mistero dello scienziato scomparso   L’AQUILA – È arrivato da pochi giorni nelle librerie “MAJORANA, IL PREZZO DEL GENIO – La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare”, il nuovo lavoro di Vincenzo Di Michele. Un volume che riporta al centro dell’attenzione una delle figure più enigmatiche e affascinanti della scienza italiana: Ettore Majorana, il fisico geniale scomparso nel nulla il 26 marzo 1938. Di Michele affronta la vicenda con un approccio che unisce rigore storico e tensione narrativa, ricostruendo non solo la biografia dello scienziato, ma anche il clima culturale e scientifico in cui maturò la sua scelta estrema. Il risultato è un libro che si legge come un’indagine, ma che invita anche a riflettere sul rapporto tra scienza, etica e responsabilità individuale.   Il libro è un ritratto di un genio inquieto. Nelle pagine del volume prende forma la figura di un ricercatore fuori dal comune, membro di spicco dei celebri “ragazzi di via Panisperna”. Majorana contribuì in modo decisivo allo sviluppo della fisica nucleare e della meccanica quantistica relativistica, elaborando intuizioni che ancora oggi portano il suo nome. Di Michele ripercorre gli anni della formazione, il rapporto con Enrico Fermi, l’amicizia con Werner Heisenberg, le prime scoperte e il talento precoce che lo rese uno dei fisici più promettenti della sua generazione. Ma accanto al genio emerge anche l’uomo: introverso, tormentato, profondamente consapevole delle implicazioni morali delle proprie ricerche.   La scomparsa del 1938 fu una fuga o un gesto etico? Il cuore del libro di Vincenzo Di Michele è la ricostruzione della misteriosa scomparsa di Ettore Majorana. Il fisico, che era nato il 5 agosto 1906 a Catania, il 26 marzo 1938 fece perdere ogni traccia di sé. Non fu, sostiene Di Michele, una semplice fuga: piuttosto un atto radicale, forse l’unico modo per sottrarsi a un destino che lo avrebbe potuto condurre nel cuore dei programmi nucleari che avrebbero cambiato il mondo. L’Autore esplora diverse ipotesi: il timore di essere coinvolto nel futuro Progetto Manhattan accanto a Fermi e Oppenheimer; la possibilità di essere arruolato nel programma nucleare nazista, dove operava Heisenberg; la volontà di non vedere il proprio nome associato alla distruzione atomica. Una scelta estrema, dunque, che potrebbe essere letta come un rifiuto morale, un tentativo di preservare la propria integrità di fronte a un progresso scientifico che stava per trasformarsi in tragedia.   Il libro si muove sullo sfondo di un’epoca cruciale: gli anni ruggenti della fisica italiana e il clima internazionale che precedette la Seconda guerra mondiale. Di Michele ricostruisce le ricerche parallele di Alleati e tedeschi sull’energia atomica, mostrando come la corsa alla bomba fosse già in atto ben prima del 1939. In questo contesto, la vicenda di Majorana diventa un caso emblematico: un giallo storico che si intreccia con una riflessione più ampia sul ruolo dello scienziato e sui limiti etici della ricerca. Il libro invita il lettore a interrogarsi su quanto sia lecito spingersi oltre, e su quali responsabilità ricadano su chi apre nuove frontiere della conoscenza.   Vincenzo Di Michele, romano di origini abruzzesi, è giornalista e scrittore con una lunga esperienza nella ricostruzione di vicende storiche del Novecento. Laureato in Scienze Politiche alla Sapienza, ha firmato numerosi volumi che spaziano dalla memoria bellica alla storia sociale, fino alle biografie. Saggista fecondo, ha pubblicato: La famiglia di fatto (2006), un’analisi della convivenza more uxorio; Io prigioniero in Russia (2009), oltre 55.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica; Guidare oggi (2010), un manuale per le problematiche stradali; Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso (2011), una revisione storica sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore; Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi (2013), biografia ufficiale del calciatore della Lazio, campione d’Italia nel 1974; Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota (2014), un’inchiesta sull’iter di annullamento dei matrimoni innanzi ai Tribunali ecclesiastici; L’ultimo segreto di Mussolini (2015), quel patto sottobanco tra Badoglio e i tedeschi e i retroscena dell’operazione Quercia sulla liberazione di Mussolini, anche tradotto in inglese (The Last secret of Mussolini, the undercounter pact between Badoglio and the Germans); Cefalonia. Io e la mia storia (2017), racconto autobiografico di un militare sullo sfondo degli avvenimenti bellici dell’eccidio di Cefalonia nel settembre 1943; Animali in guerra, vittime innocenti (2019), le uccisioni nelle due Guerre mondiali di cani, cavalli, muli, piccioni e di tante altre bestie; Alla ricerca dei dispersi in guerra (2020), dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie. Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale (2024), “Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce” (2025).   Com’è evidente, la produzione saggistica di Vincenzo Di Michele si connatura in un percorso che rivela una costante: l’attenzione per le verità nascoste, per le vicende rimaste ai margini, per le storie che meritano di essere riportate alla luce. Dunque il nuovo lavoro è un libro davvero necessario per approfondire e illuminare la vicenda di Ettore Majorana, in ogni suo risvolto.   “Majorana, il prezzo del genio” non è solo la ricostruzione di un mistero irrisolto. È un invito a riflettere sul rapporto tra scienza e coscienza, tra progresso e responsabilità. In un’epoca in cui le tecnologie avanzano più rapidamente della nostra capacità di comprenderne le conseguenze, la storia di Majorana torna a parlarci con sorprendente attualità.   Di Michele offre al lettore un contributo originale, ricco di spunti e di nuove ipotesi, capace di restituire profondità a una figura che continua a sfuggire alle definizioni. Un libro che illumina un genio e il suo tempo, ma soprattutto le domande che ancora oggi ci lascia in eredità.   Goffredo Palmerini     “Majorana, il prezzo del genio” – Vincenzo Di Michele, pagine 180 € 12 (Edizioni Vincenzo Di Michele, Roma, 2026) Nella foto: Vincenzo Di Michele

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Prestigioso riconoscimento a Eugenia Serafini

EUGENIA SERAFINI, ARTISTA E SCRITTRICE, CONQUISTA IL PREMIO “COMUNICARE L’EUROPA” 2026 La premiazione a Roma il 5 febbraio, ore 15:30, al Grand Hotel Flora Marriott in Via Veneto 119     ROMA – Un nuovo prestigioso riconoscimento per l’artista e scrittrice internazionale Eugenia Serafini, alla quale sarà consegnato il 5 febbraio alle ore 15:30, presso il Grand Hotel Flora Marriott in Via Veneto a Roma, il Premio “Comunicare l’Europa” 2026, con la seguente motivazione: “Per il significativo contributo alla diffusione di una visione dell’Europa fondata su cultura, partecipazione, responsabilità e apertura”.   “Sarà per noi un onore poterLa accogliere in questa occasione, che riunirà rappresentanti delle istituzioni, del mondo culturale, artistico e della comunicazione, in un momento di confronto e condivisione dedicato all’Europa e al suo futuro. Con viva stima” – le ha scritto da Spoleto il prof. Luca Filipponi, Presidente del Menotti Art Festival Spoleto.   Poetessa e scrittrice di successo, artista multimediale di fama internazionale con numerose mostre in Italia e all’estero e prestigiosi riconoscimenti e premi assegnatile durante la sua luminosa carriera, Eugenia Serafini, nata a Tolfa nel 1946 e attiva tra Roma, Tolfa e la Toscana, oltre ad essere una pittrice molto affermata, è installazionista e performer, nonché giornalista e direttrice responsabile della rivista semestrale  “FOLIVM”, miscellanea di scienze umane dell’ARTECOM-ONLUS Accademia in Europa per gli Studi Superiori. Le sue esperienze professionali sono di altissimo livello e spaziano dalla letteratura alle arti visive e multimediali.   Nominata per “Chiara Fama” Docente di Disegno all’Università della Calabria, nel Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria fin dalla sua istituzione, dal 1999 al 2013, è stata Docente di Stile e Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Carrara, Docente di Storia dell’Illustrazione e del Manifesto all’Accademia dell’Illustrazione e della Comunicazione Visiva di Roma, diretta da Giancarlo Montelli. Per dieci anni (1996/2006) ha curato e presentato a Roma le mostre della D’ARS Agency di Milano, diretta dal critico Pierre Restany; ha collaborato con numerose grandi personalità in eventi artistici, condividendo con loro una profonda amicizia, da Lawrence Ferlinghetti a Mario Verdone, Giorgio Di Genova e Carlo Franza, Duccio Trombadori, Luca Filipponi.   Realizza da anni eventi di Cultura sul Territorio nella città di Roma ed eventi multimediali con partecipazioni di grande interesse culturale: Accademie in Mostra, FaVolando, Pasaggi non obbligati, L’albero delle nostre parole, Incontri alla Biblioteca Vallicelliana, con gli interventi di Dacia Maraini, Bonaviri, Camilleri, Malerba, Riviello, Spaziani, Zeichen, Mario Verdone, Giorgio Di Genova e tanti altri. E’ tra i promotori del prestigioso “Premio ARTECOM-onlus” per la Cultura. E’ stata invitata a Stages, Simposi, Mostre e Installazioni performative in Italia, U.S.A., Europa Orientale, Norvegia, Istituto di Cultura Italiano a Oslo 2014, Germania, Berlino a cura di Carlo Franza 20, Egitto (University of Fine Arts, Luxor 1999), Francia (139° Congrès des Sociétes historiques et scientifiques Langages et Communication, NÎMES 2014), Israele (Il libro: d’arte e d’artista al  Beit hai’r Museum di Tel Aviv 2013, cura di C. Siniscalco), Lituania, Ucraina, Romania (Simposi d’arte e cultura, Blaj 1998, 2000, Università di Bucureşti, Craiova, Iaşi 2003), Macedonia (Simposio d’arte, Prilep 1997) e ha fondato nel 1998, con il maestro romeno Horea Cucerzan, il Museo di Arte Contemporanea “Micu Klein” di Blaj, in Romania. Sue opere si trovano nei Musei di questi paesi e in Collezioni private. Il suo operare artistico e sociale è sempre stato rivolto all’abbattimento delle incomprensioni tra i popoli nella ferma considerazione che l’Arte e la Cultura siano portatrici di Pace e Comprensione, favorendo i rapporti e la conoscenza tra i popoli. Significativa la sua espressione ricorrente: “Ho sempre vissuto, agito e lavorato con lo sguardo oltre l’orizzonte!”   Gli inviti a tenere mostre e installazioni nei diversi continenti testimoniano l’importanza e la condivisione dei suoi messaggi da parte delle culture estere. La sua carriera prestigiosa è ricchissima di riconoscimenti e premi prestigiosi, che vanno dal Leone d’Argento per la Creatività nelle scuole della Biennale di Venezia 2013, al Red Carpet per il docufilm “Poeti” alla Mostra Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia 2009, il Premio Oscar Wilde 2025 per la Letteratura e per l’Arte, il Premio Leone d’Oro della Cultura e della Letteratura al Menotti Art Festival Spoleto, il Premio Internazionale d’Eccellenza Città del Galateo a Milano 2024 per la Narrativa per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Premio  12  Stelle d’Europa per l’Arte 2024 a Firenze. Inoltre Riconoscimenti dal Vaticano, dalla Presidenza della Repubblica italiana, dalla Rappresentanza della Romania in Italia.   Il “Menotti Art Festival” 2026 includerà il prestigioso evento “Comunicare l’Europa“, che celebra avvenimenti culturali e letterari rilevanti a livello internazionale, con premi a scrittori, rappresentanti della cultura e dei media, grazie all’impegno costante e approfondito del Presidente prof. Luca Filipponi, che il 9 dicembre a Goteborg, invitato al seminario internazionale ”Nobel Week Dialogue”, ha notificato e consegnato la sua relazione sulla “Salute per tutti nel 21° secolo e nuove strategie ed opportunità di finanziamento per i Paesi in via di Sviluppo”, per la pubblicazione in 5 lingue nel libro del “Nobel Week Dialogue”.   Al Premio Internazionale Comunicare l’Europa saranno presenti a Roma un gruppo di studenti e stagisti dell’Università di Goteborg, con alcuni Premi Nobel per la Chimica e per l’Economia. Sarà anche una magnifica occasione per ricordare e festeggiare il Centenario de La Fiera Letteraria, consolidando partnership e temi legati alla cultura europea, con eventi previsti nel 2026 a Spoleto, Roma e altre località di grande risonanza e significato. La Fiera Letteraria, fondata a Milano 100 anni fa da alcuni letterati, tra cui anche Benedetto Croce, uscì con alterne vicende. Dal 2014 la rivista è diretta dal prof. Luca Filipponi, come organo del Menotti Art Festival Spoleto. Il Presidente Filipponi ha dichiarato: “Sono soddisfatto e felice di aver instaurato nuovi ed interessanti rapporti culturali e diplomatici ad altissimo livello in un contesto internazionale e che una mia pubblicazione sarà finanziata in occasione dei 130 anni dalla morte di Alfred Nobel il prossimo 10 dicembre”. Fonte: Goffredo Palmerini

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Stagione Concertistica 2026 del Conservatorio Alessandro Scarlatti

Inaugurazione con il Concerto Del Coro e dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Palermo   x  Valentina Ingrassia, soprano Emanuela Prestigiovanni, contralto Luciano Giambra, tenore Gaspare Provenzano, basso   Fabio Ciulla, Maestro del Coro Loris Capister, Direttore   Musiche di Eliodoro Sollima e Gioachino Rossini   Mercoledì 4 febbraio ore 20.30–Sala Grande del Teatro Massimo Il Conservatorio Alessandro Scarlatti apre la nuova Stagione Concertistica 2026 con un concerto – evento che vede protagonisti il Coro e l’Orchestra Sinfonica diretti dal M° Loris Capister. Il M° Fabio Ciulla, in veste di maestro del Coro, interverrà assieme ai solisti Valentina Ingrassia (soprano), Emanuela Prestigiovanni (contralto), Luciano Giambra (tenore), Gaspare Provenzano (basso). I solisti, selezionati per l’occasione, sono studenti delle classi di Canto dei docenti Antonina Alessi, Tiziana Arena e Patrizia Gentile. Appuntamento mercoledì 4 febbraio ore 20.30 presso la Sala Grande del Teatro Massimo. Un concerto imperdibile per gli amanti della musica classica, che segna l’inizio di una stagione ricca di appuntamenti di grande qualità all’insegna della musica e della cultura. La Stagione Concertistica 2026 del Conservatorio Alessandro Scarlatti è la sintesi del percorso didattico-artistico che caratterizza la missione del Conservatorio. Il Concerto d’inaugurazione punta sugli studenti con le musiche di Elidoro Sollima e Gioachino Rossini. La collaborazione tra i docenti e gli studenti è il dato più entusiasmante che caratterizza l’offerta complessiva. Il Conservatorio Scarlatti intende così offrire un ventaglio di proposte musicali variegate e di alto livello, con l’obiettivo di avvicinare alla musica un pubblico sempre più ampio, dando spazio ai propri studenti, eccellenze dell’Istituzione grazie anche al lavoro dei coordinatori, Maestri Nicola Genualdi e  Gianfranco Pappalardo. Sulle attività della Stagione interviene il Vicesindaco del Comune di Palermo, Dott. Gianpiero Cannella, “La cultura e la musica hanno una funzione fondamentale nella nostra società grazie alla essenza che rappresentano e nello specifico nel rapporto con i giovani e la comunità. Per questo, come amministrazione comunale, stiamo lavorando in modo concreto per attivare un Distretto Musicale grazie alla partnership tra i Teatri cittadini, il Conservatorio ed i Licei”. Mentre il Presidente del Conservatorio, il Dott. Giovanni Angileri, dichiara: “La Stagione concertistica 2026 si configura come un percorso culturale di grande valore, capace di coniugare formazione, produzione artistica e apertura al territorio. Un programma ricco e articolato che intende valorizzare l’eccellenza del nostro Conservatorio, mettendo al centro il lavoro dei docenti e il talento degli studenti, veri protagonisti di un progetto che celebra la musica come linguaggio universale, spazio di crescita e occasione di incontro. Attraverso queste iniziative, il Conservatorio Alessandro Scarlatti rinnova il proprio impegno nella diffusione della cultura musicale in tutte le sue espressioni”. Per il Direttore del Conservatorio Alessandro Scarlatti, M° Mauro Visconti: “La produzione artistica del nostro Conservatorio è la naturale conseguenza di un’attività didattica efficace. Il connubio tra didattica e produzione rappresenta una delle sfide più stimolanti per il corpo docente. In nessun altro contesto accademico il rapporto docente-studente è così intenso e fecondo sotto il profilo didattico, artistico e umano: una peculiarità che va tutelata, gestita con attenzione e valorizzata. Negli ultimi anni abbiamo ampliato e consolidato le collaborazioni con le principali realtà artistiche, culturali e religiose del territorio. La Stagione concertistica che annualmente proponiamo è frutto di un considerevole impegno didattico, artistico, organizzativo ed economico. Il Conservatorio, a fianco di chi opera nella stessa direzione, si pone a servizio della comunità in una logica di apertura e accoglienza. Vogliamo dare il nostro contributo alla vita culturale del territorio, con la consapevolezza che la nostra missione, anche come forma di “terapia sociale”, è oggi più che mai necessaria e preziosa”. Inaugurazione Stagione Concertistica 2026 L’inaugurazione della Stagione Concertistica 2026 è affidata al Coro e all’Orchestra Sinfonica del Conservatorio, formata da docenti, dagli allievi ed ex allievi appositamente selezionati. Appuntamento il 4 febbraio alle ore 20.30 presso la Sala Grande del Teatro Massimo di Palermo. I protagonisti, oltre al Coro e all’Orchestra Sinfonica del Conservatorio, sono i docenti ed allievi del Conservatorio, M° Fabio Ciulla, Maestro del coro e il M° Loris Capister, Direttore dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio Alessandro Scarlatti e i solisti Valentina Ingrassia, soprano, Emanuela Prestigiovanni, contralto, Luciano Giambra, tenore, Gaspare Provenzano, basso. Il programma del concerto di inaugurazione prevede musiche di Eliodoro Sollima con uno dei suoi ultimi lavori, Attesa; e la Petite Messe Solennelle di Rossini. Il numero XI della messa di Rossini, originariamente per Armonium solista, è stato orchestrato dal M° Fabio Correnti e durante il concerto inaugurale, verrà proposta questa versione.  Inoltre, del compositore palermitano, il Conservatorio ricorda anche il suo impegno civile con una composizione che guarda alla pace dell’uomo verso l’uomo pur nell’intenzione denunciatrice verso la pena di morte. Pezzo di profonda umanità che in raccolta preghiera si lega alla Messa di Rossini in una sorta di riconciliazione interiore tra fede, umanità ed arte. Il tema della pace dell’anima nel lavoro di Rossini emerge soprattutto in sezioni come il Kyrie e l’Agnus Dei, dove si percepisce un desiderio di quiete e di redenzione universale. Tematiche molto attuali sulle quali ognuno può riflettere grazie al verbo della musica. Eliodoro Sollima (Marsala, 1926 – Palermo, 2000) Attesa per 2 corni, pianoforte concertante, archi e percussioni. Eliodoro Sollima ha rappresentato per la storia musicale siciliana del dopoguerra un indiscusso punto di riferimento e, per la qualità della prolifica produzione, una figura artistica capace di mantenere il rigore stilistico per cui si era contraddistinto. Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della sua nascita e il Conservatorio lo ricorda con una delle sue ultime composizioni. Sollima scrive Attesa nel 1997/98, in memoriam dell’americano Joseph O’Dell condannato a morte. L’idea matura in quel turbamento collettivo provocato dal dibattito sulla pena di morte, che a Palermo soprattutto era in corso. In quegli anni il sindaco Orlando si intesta una battaglia di civiltà contro la pena capitale, sottoscritta da numerosi intellettuali, volta a salvare la vita del condannato. L’esecuzione arriva tuttavia nel 1997 e la salma verrà trasferita e tumulata a Palermo per volere dell’allora consiglio comunale. «Attesa … vuole evocare la convulsa sequenza di… emozioni che tormentano le ultime

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Il Mediterraneo come destino: il cinema visionario di Maverick Lo Bianco

Un giovane regista calabrese che parla ai coetanei con l’arte, la bellezza e la memoria delle origini La trilogia cinematografica Mediterraneo di Maverick Lo Bianco non è soltanto un progetto artistico, ma un atto di coraggio culturale. Presentata al Festival delle Arti dell’IIS Morelli-Colao di Vibo Valentia, l’opera racconta il Mediterraneo come luogo dell’anima, spazio di incontro tra Oriente e Occidente, culla di civiltà e serbatoio inesauribile di valori universali. Con immagini simboliche e una narrazione intensa, Lo Bianco invita le nuove generazioni a riscoprire le proprie radici – in particolare quelle calabresi e magnogreche – per ritrovare identità, libertà e senso del futuro. Il suo messaggio è limpido: senza memoria non c’è visione, senza bellezza non c’è pace. Il progetto Never, che intreccia cinema, moda, sport e spiritualità, nasce proprio da questa urgenza interiore di non arrendersi al vuoto del presente, ma di ricomporre l’humanitas attraverso l’arte. Maverick Lo Bianco emerge così come un talento autentico e un benemerito figlio di Calabria: un giovane “dall’anima antica” che, partendo dalla sua terra, parla al mondo con il linguaggio universale della bellezza, ricordandoci che il Mediterraneo non è solo un mare, ma una promessa. di Redazione

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Pescara – Eventi culturali

  A Pescara il 30 gennaio le presentazioni dell’antologia della poesia italiana “Non nel nostro nome” e dell’antologia di racconti “Chi è Carneade”   PESCARA – Nell’ambito delle manifestazioni organizzate dalla Casa della Poesia in Abruzzo “G. D’Annunzio” venerdì 30 gennaio alle ore 17 si terranno presso la Fondazione La Rocca in Via Paolucci a Pescara le presentazioni dell’antologia della poesia italiana “Non nel nostro nome” a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro e dell’antologia di racconti “Chi è Carneade” a cura di Massimo Pamio, pubblicate dai tipi delle Edizioni Mondo Nuovo.   La serata sarà introdotta da Ottorino La Rocca, Presidente della Fondazione La Rocca e da Dante Marianacci, Presidente della casa della Poesia. Interverranno: Massimo Pamio, Giuliano Corrado, Bruno Nasuti. Letture di Grazia Di Lisio.   La prima antologia include 124 poeti di rilievo nazionale e internazionale che si sono misurati sul tema dell’impegno civile rispetto alle guerre e agli orrori che ci circondano, nella seconda 37 racconti cercano di rispondere alla domanda posta da Don Abbondio nell’VIII capitolo dei Promessi Sposi e diventata proverbiale: “Carneade, chi era costui?”. Con la provocazione di un racconto realizzato dall’Intelligenza Artificiale, di notevole impatto letterario e perfino emotivo. L’incontro, aperto al pubblico, è mirato a creare un dibattito sull’attuale momento di crisi della letteratura italiana e delle istituzioni culturali.   Massimo Pamio si è interessato, di recente, di filosofia dell’arte in “Arte, l’impossibile natura” (2025), e in “Sensibili alle forme. Che cos’è l’arte” (2019), di archeologia neurocognitiva in “Sentirsi sentire. Che cos’è il pensare” (2020), di Gabriele D’Annunzio in tre studi, di Ennio Flaiano, di Francesco Paolo Michetti. Ha curato “Donne, uomini e burattini” di Ugo Ojetti, e “La mia vita” di Benito Mussolini e numerose monografie sull’opera di artisti e scrittori.   Giuliano Corrado, già docente di Estetica presso l’Università Centrale del Venezuela, da anni è impegnato nella divulgazione della lettura poetica attraverso laboratori e incontri in Italia e all’estero.   Bruno Nasuti, di formazione umanistica, ha lavorato come insegnante in scuole Medie, Magistrali e Licei. Già attivo come ricercatore nell’Università di Chieti e come formatore in corsi IRRSAE e della comunità europea, si interessa dei fenomeni della complessità, delle neuroscienze e della Comunicazione in tutte le sue forme. Per il Media Museum di Pescara, a partire dal 2010, ha curato numerosi corsi di interpretazione antropologica di film a tema. Attualmente coordina vari gruppi di lettura e cura un proprio canale su Youtube. Tra i volumi pubblicati: “Stili di vita. Quanto libere sono le nostre scelte?” (con A. Colaiacovo e M. Giacintucci), “Diogene; e Il senso del multiforme. Saggi di cultura e letteratura italiana” (con M. Giacintucci). Di recente è uscito “Come si legge la realtà”.   Grazia Di Lisio è nata a Cabras e vive tra Teramo e Pescara. Poetessa, scrittrice, si è dedicata all’insegnamento e all’approfondimento di linguaggi espressivi. Ha partecipato a varie rassegne di Teatro-Scuola, “Giostra di Orlando”, “Cavallo di Troia”, “Progetto Ilio”, creando l’elaborazione drammaturgica dei testi con la collaborazione di Enti teatrali, l’IRRE Abruzzo, Lazio e l’ETI di Udine. Oltre al premio Pirandello (Agrigento 2003-2004), conferito ai suoi alunni per le sezioni teatro e cortometraggio, ha ricevuto il Premio Didattica “Raffaele La Porta” (Pescara). Per la poesia, ha pubblicato numerose raccolte, la più recente: “Sentirsi foglia. Cento sfumature”. Tra i riconoscimenti per la poesia edita, il primo premio “Ida Baruzzi Bertozzi” 2011 (Chiavari) e il secondo premio “Astrolabio” 2014 (Pisa). Ha ricevuto, inoltre, il secondo premio per il saggio in lingua campidanese “Sa terra sonadora”.   Fonte: Goffredo Palmerini

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Novità librarie – Francesca Lippi

“IL PUNTO INVISIBILE”, THRILLER PSICOLOGICO-INVESTIGATIVO DI FRANCESCA LIPPI   Il punto invisibile, romanzo fresco di stampa di Francesca Lippi, è un thriller psicologico e investigativo che si apre con la morte improvvisa di Svetlana Orlova, una giovane donna trovata morta in una casa isolata del Mugello. a Quello che a prima vista sembra un delitto passionale nasconde invece un intreccio di segreti ed omissioni a livello internazionale. È questo evento ad innescare la spirale narrativa che trascina il lettore dentro un’indagine complessa, fatta di verità taciute e dettagli che sfuggono allo sguardo comune. A raccogliere i primi fili della vicenda è Federica Filippi, giornalista dal carattere forte e determinato, capace di unire intuito, sensibilità ed una certa ostinazione che la porta a non accontentarsi mai delle versioni ufficiali. Federica non è un’eroina infallibile, è una donna che osserva, ascolta, collega, e soprattutto sente. La sua voce interiore è uno degli elementi più forti del romanzo. Accanto a lei si muove il capitano Berti, figura solida, concreta, con un senso del dovere che spesso si scontra con le zone grigie dell’indagine e con superiori che sovente gli mettono i bastoni tra le ruote. Il rapporto tra Federica e Berti è fatto di rispetto, tensione professionale e una sottile corrente emotiva che non invade mai la trama, ma la sostiene. Sono due sguardi diversi sul mondo, due modi opposti di cercare la verità, che proprio per questo si completano. La morte di Svetlana diventa così il punto di partenza per un percorso che attraversa fragilità personali, dinamiche di potere e, soprattutto, quel “punto invisibile” che ciascun personaggio porta dentro di sé: ciò che non si vede, ciò che non si dice, ciò che determina tutto. La scrittura di Francesca Lippi è limpida, attenta ai dettagli, coinvolgente, capace di creare atmosfere sospese e di dare profondità psicologica ai personaggi, senza mai rallentare il ritmo narrativo. Il romanzo si muove con eleganza tra indagine e introspezione, costruendo una tensione che cresce pagina dopo pagina.   Il punto invisibile è un’opera che intriga, unendo mistero, umanità e una forte capacità di osservazione. Un thriller che non si limita a raccontare un caso, ma esplora ciò che resta nascosto dietro le scelte, le paure e i silenzi.   Francesca Lippi, senese, vive a Firenze. È insegnante, giornalista pubblicista ed autrice. Da anni si occupa di narrazione, educazione e progetti culturali dedicati prevalentemente alle donne e ai bambini. Ha pubblicato articoli, racconti e contributi editoriali, coniugando rigore professionale e sensibilità umana. Il punto invisibile è il suo nuovo romanzo, un thriller psicologico che intreccia indagine, memoria e profondità emotiva.   Goffredo Palmerini

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Novità librarie – David Cava

  Il libro “I colori del mio spettro” di Davide Cava (Controluna, 2025 pp.119 € 16.00) scompone la percezione sensibile dei versi attraverso una sequenza visibile dei sentimenti, indaga l’instabilità e l’imprevedibilità delle vicende umane, condensa il contenuto cromatico nella simbologia di cinque variazioni di colori, rosso carminio, nero avorio, mattone, turchese, bianco che indicano il carattere identificativo di ogni espressione esistenziale e la prospettiva di ogni riflesso emotivo. Il colore come metafora rappresentativa dell’anima dipinge la pagina di vibrazioni interiori e influenza l’essenza fisica e spirituale del linguaggio, ravvivando la destinazione poetica dell’uomo e l’efficacia complice della sua relazione con il mondo. Davide Cava insegue la volontà dei desideri, avvolgendo nel rosso carminio la componente passionale e vitale della vita, la tonalità seducente dell’arte di amare, descrive nella spinta impetuosa il temperamento comunicativo delle suggestioni romantiche, espone la sfumatura della sensualità e l’intensità degli incontri, la presenza vitale e profonda dell’anima, associata all’accesa e impulsiva frequenza interiore, al vincolo sensibile delle parole. Dipinge nel nero avorio l’ancestrale frattura esistenziale tra l’enigmatica solennità della luce e la misteriosa energia dell’ombra, suggerisce la complessità delle sensazioni, vissute attraverso il richiamo simbolico dell’oscurità e il saggio percorso della conoscenza, evoca, nella dimensione pulsante dei versi, la combinazione estetica ed etica della tenacia sentimentale, nella coesistenza creativa delle congiunture opposte tra resistenza e fugacità. La poesia di Davide Cava accoglie la stabilità e la richiesta di calore umano, nella nostalgia densa di un colore mattone che profuma d’autunno e di malinconia, ferma il pensiero nella contemplazione delle possibilità, nella caducità delle illusioni, nell’evoluzione del rimpianto, adattando il cambiamento in una prospettiva ispirata alla costruzione della consapevolezza e della protezione. Il poeta rafforza la visione con il mondo spirituale, materializzando nel color turchese il senso devoto della poesia, come amuleto sacro e terapeutico lungo il cammino introspettivo, trasmette il potere rigenerante della libertà, oltre la condanna della disperazione e la scontrosità delle relazioni, il distacco immaginifico della realtà. Concentra la sapiente capacità di guardare oltre, di intrecciare l’andamento elegiaco nella sottile e impercettibile scintilla dei versi, di animare la sorgente luminosa della poesia e di avvicinare il lettore, sotto la guida tutelare dell’entità artistica, all’iniziatico e magico percorso delle parole, nel loro incantesimo esoterico,  nella qualità divina della meditazione. Davide Cava conclude la sua opera sigillando con il bianco l’espressione della rinascita, la cerimonia di un passaggio necessario in cui il corpo nuovo si veste di nuova empatia e di compassione, abbraccia la dimensione sovrumana, oltre il confine dell’esperienza e della condizione oggettiva, rinnova il significato simbolico del sublime fondamento poetico, archetipo di interpretazione e di integrazione con il mondo. Il libro “I colori del mio spettro” illustra la variazione confidenziale delle osservazioni terrene, nelle sfumature sarcastiche e beffarde degli inganni e dei sorrisi, accompagna il viaggio di un vissuto  dichiarato tra suggestive testimonianze individuali e ragionamenti universali, affonda il coinvolgimento delle sensazioni nell’intuizione propizia ed efficace dell’autenticità lirica.   Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/   Testi scelti David Cava In verità fu già dall’incontro degli spazi vuoti tra le dita ch’io entrai in te, e mai più, in alcun altro modo che contempli la carne; fu piuttosto il giuoco di due anime opache che a vicenda soffiano sull’altrui fuoco.   Edere che al precipizio per un poco si fondono, fondute di suoni, sordomute mani logorroiche a lor modo.   ————————–   Mi son trovato solo tra gli olezzi di zolfo e neppure un chicco di rugiada m’è rimasto tra palpebre e pupille.   Ora so che alla fine dei respiri non v’è nessun trofeo; quanto banale, ritrito e tragicomico sarebbe se già la vita stessa in qualche modo fosse il premio?   ————————–   “Com’è andata, alla fine?”   Alla fine è andata abbastanza bene, come ogni volta che non muoio.   ————————-   Rassomigli innocente a un demone del mio ieri. Avrei voluto amarti litri di lacrime fa.   —————————       Il poeta manipola parole che nessuno ha ancora udito in quell’ordine preciso, e che nessun si è reso conto d’averne il gran bisogno.   ————————–   Meditazione   Sarebbe dolce morire in questa trasparenza con l’ego genuflesso le mani vibranti il diaframma aperto senza punteggiatura sarebbe dolce cadere adesso oppure ascendere al prossimo oceano.   Rita Bompadre

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Più di venti milioni di visitatori a Santa Maria Maggiore per il Giubileo 2025.

Nella basilica che accoglie le spoglie di otto pontefici, tra cui quella di papa Francesco      Roma – All’imbrunire del Natale il cardinale arciprete, dal 4 luglio 2025, della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore (una delle quattro basiliche maggiori o patriarcali di Roma con Porte Sante, le altre tre sono San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura), Rolandas Makrickas (Biržai, Lituania, 31 gennaio 1972), ha officiato il rito solenne della chiusura della Porta Santa della stessa chiesa, aperta il 1° gennaio scorso per il Giubileo 2025 e che è stata percorsa da più di venti milioni di fedeli, pellegrini e turisti. La data del 25 dicembre ha un preciso significato: nella basilica, infatti, sono conservate le reliquie della Santa Culla (Holy Cradle) che accolse Gesù Bambino alla sua nascita. Per questo motivo il complesso liturgico viene considerato “Betlemme dell’Occidente”. L’alto numero di visitatori nel 2025 è dovuto anche all’inumazione all’interno, dal 26 aprile 2025, delle spoglie di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, Argentina, 17 dicembre 1936 – Città del Vaticano, 21 aprile 2025), 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano e primate d’Italia dal 13 marzo 2013. Assieme a lui, altri sette pontefici hanno qui la loro tomba: papa Onorio III (al Soglio di Pietro dal 1216 al 1227); papa Niccolò IV (dal 1288 al 1292); papa Pio V (dal 1566 al 1572); papa Sisto V (dal 1585 al 1590); papa Clemente VIII (dal 1592 al 1605); papa Paolo V (dal 1605 al 1621) e papa Clemente IX (dal 1667 al 1669). Nel sito sono venerati pure i resti di San Mattia Apostolo e di San Girolamo Dottore della Chiesa. Nei pressi dell’altare maggiore, nella navata laterale destra, poi, un’epigrafe latina ricorda il sepolcro di Pietro Bernini (Sesto Fiorentino, 6 maggio 1562 – Roma, 29 agosto 1629, pittore e scultore) e del figlio Gian Lorenzo (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680, scultore, pittore, architetto, urbanista, scenografo, commediografo), artisti che operarono anche nel luogo sacro. La basilica di Santa Maria Maggiore o basilica Liberiana (più esattamente, Papale Basilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Liberiana di Santa Maria Maggiore), area extraterritoriale della Santa Sede, è situata sul colle Esquilino (nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Roma Termini). Il complesso religioso è connesso alla monarchia spagnola ed il re di Spagna, oggi Felipe VI (Madrid, 30 gennaio 1968), è protocanonico d’ufficio del capitolo della basilica. Sorta originariamente, stando alla tradizione, nel corso del pontificato di Liberio (dal 352 al 366), la chiesa fu rifatta o ristrutturata da papa Sisto III (in carica dal 432 al 440) che la consacrò all’adorazione della Madonna, la cui maternità miracolosa venne riconosciuta dal concilio di Efeso (431), in Asia minore oggi Anatolia, terzo concilio ecumenico indetto da Teodosio II (Costantinopoli, 10 aprile 401 – Costantinopoli, 28 luglio 450), imperatore romano d’Oriente dal 408 fino alla sua scomparsa.   Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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Goffredo Palmerini, Intrecci di Memoria

Trame di vita, territori e sguardi in cammino    Recensione    di Gianfranco Giustizieri * È da molto tempo che seguo anno dopo anno le pubblicazioni di Goffredo Palmerini e alcuni ripiani della mia biblioteca hanno accolto i suoi testi con l’accorgimento di un posto sempre vuoto: l’attesa del prossimo. Così quest’anno è arrivato Intrecci di memoria e lo spazio si è spostato un po’ più in là.       Ciò non è solo fedeltà verso l’amico scrittore, ma desiderio di conoscenza per un anno di viaggi, di incontri, di ricordi, di novità, di esplorazioni, di cultura, che Goffredo puntualmente riporta. Direi un suo omaggio al tempo della memoria, affinché la pagina scritta rimanga come testimonianza duratura di una molteplicità di vicende e narrazioni, spesso in cammino, che il titolo e il sottotitolo del libro ben raccolgono. Sonia Cancian nella significativa Presentazione racchiude pienamente il lavoro dell’autore quando afferma: “Accurando una notevole passione di vita e un omaggio alla vita culturale, in questo volume, edito da One Group, Palmerini riserva uno sguardo acuto alla memoria collettiva e a quella singolare lungo un intero anno…”. Questo concetto mi permette di ribadire una convinzione che seguo da molto tempo: il tempo della memoria è anche il nostro presente e ci indirizza verso il futuro. Un’affermazione che ritrovo in Intrecci di memoria. Mi potrei soffermare sulle diverse pagine dedicate alla migrazione nelle sue implicazioni storiche e negli sviluppi successivi, tema e cuore centrale del libro, ma preferisco cogliere alcuni tratti salienti, non marginali, che particolarmente mi attraggono. Innanzitutto la capacità di saper entrare nei luoghi in cui si trova, un ingresso pieno di attenzione per l’esperienza vissuta con un flash di parole e di frasi che catturano l’attimo fuggente per poi annotare cultura e storia. Andiamo per esempi: pag. 17, l’inizio della stessa Nota dell’autore: “Scrivo questa nota in una mattinata di sole, con il cielo terso e d’un azzurro intenso tutto aquilano. All’orizzonte alto l’azzurro combacia con il bianco splendente della cospicua coltre di neve che ricopre sua Maestà, il Gran Sasso d’Italia, fedele custode della nostra terra. […]”. Dopo, la rievocazione del tempo della memoria. Ancora, pag. 31, San Pietro della Ienca: “[…], un tempio della natura che aiuta ad elevare lo spirito. […]. Un luogo dove San Franco, monaco di queste parti vissuto nel primo secolo dopo il Mille, lasciato il monastero benedettino di San Giovanni Battista in Lucoli, scelse qui il suo eremo, a mezza costa, laddove sgorgano le acque che ora portano il suo nome e che alimentano il ruscello lungo la valle verde di olmi, abeti, faggi, carpini e ontani che scende al piano, verso Paganica”, segue la storia circostanziata del luogo con date, personaggi, documenti e la descrizione di un presente che scorre. Così tanti esempi da trarre: in terra d’Abruzzo, in Italia, oltre confine. È il Palmerini narratore che dirige la sua penna virtuale in ampi spazi creativi dove i sensi percepiscono emozioni vissute e le descrivono ai lettori, poi l’uomo di cultura, lo storico, il cronista, occupa le pagine per l’obiettivo prefissato. Altre pagine su cui mi soffermo: il ricordo di amici andati avanti secondo il detto alpino. Un’amicizia solida e rispettosa, un dolore profondo, una testimonianza di intelligenze e di valori, per persone che hanno lasciato tasselli di storie. Mario Setta, già un intero volume a lui dedicato, Mario Setta, testimonianze di libertà, con la raccolta di scritti recuperati in archivi vari: “[…] per fare un altro passo in avanti verso la consapevole conoscenza di Mario Setta, della sua poliedrica figura di intellettuale, mai sussiegoso, e di uomo a tratti profetico”. Un’amicizia nata in tempi lontani, sempre irrobustita da continui contatti epistolari, alimentata dalle diverse conoscenze culturali, trasmessa da “una straordinaria fioritura di scritti”, diffusa su testate nazionali e internazionali. Sergio Camellini, sei pagine per un ricordo commosso dedicato ad un amico straordinario: “dalla straordinaria umanità, densa di sensibilità ed empatia”, un poeta amato e stimato dalla critica letteraria, un addio carico di dolore. Mario Fratti, non conto le pagine e la sezione del testo a lui dedicate, solo una lettura diretta rende l’intercorsa fraterna amicizia. Serafino Patrizio, la frase conoscitiva e la foto aprono il volume: quasi certificazione per una amicizia e una memoria sempre presenti. Altri ancora, per tutti un sentito segno che cancella la polvere del tempo. Non tutto ho scritto, sarebbe necessario un saggio intero per recuperare ciò che l’autore “custodisce e racconta”. Qui solo flash, lampi di luce per evidenziare il valore dello scrittore e l’impegno di un lavoro al fine di condurre il lettore a non dimenticare, a ritrovare in una società dinamica ma precipitosa quella complessità di affetti, di legami, di fatti che costituiscono l’essenza dell’umanità. *Scrittore e critico letterario

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