Il Mediterraneo come destino: il cinema visionario di Maverick Lo Bianco

Un giovane regista calabrese che parla ai coetanei con l’arte, la bellezza e la memoria delle origini La trilogia cinematografica Mediterraneo di Maverick Lo Bianco non è soltanto un progetto artistico, ma un atto di coraggio culturale. Presentata al Festival delle Arti dell’IIS Morelli-Colao di Vibo Valentia, l’opera racconta il Mediterraneo come luogo dell’anima, spazio di incontro tra Oriente e Occidente, culla di civiltà e serbatoio inesauribile di valori universali. Con immagini simboliche e una narrazione intensa, Lo Bianco invita le nuove generazioni a riscoprire le proprie radici – in particolare quelle calabresi e magnogreche – per ritrovare identità, libertà e senso del futuro. Il suo messaggio è limpido: senza memoria non c’è visione, senza bellezza non c’è pace. Il progetto Never, che intreccia cinema, moda, sport e spiritualità, nasce proprio da questa urgenza interiore di non arrendersi al vuoto del presente, ma di ricomporre l’humanitas attraverso l’arte. Maverick Lo Bianco emerge così come un talento autentico e un benemerito figlio di Calabria: un giovane “dall’anima antica” che, partendo dalla sua terra, parla al mondo con il linguaggio universale della bellezza, ricordandoci che il Mediterraneo non è solo un mare, ma una promessa. di Redazione

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Pescara – Eventi culturali

  A Pescara il 30 gennaio le presentazioni dell’antologia della poesia italiana “Non nel nostro nome” e dell’antologia di racconti “Chi è Carneade”   PESCARA – Nell’ambito delle manifestazioni organizzate dalla Casa della Poesia in Abruzzo “G. D’Annunzio” venerdì 30 gennaio alle ore 17 si terranno presso la Fondazione La Rocca in Via Paolucci a Pescara le presentazioni dell’antologia della poesia italiana “Non nel nostro nome” a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro e dell’antologia di racconti “Chi è Carneade” a cura di Massimo Pamio, pubblicate dai tipi delle Edizioni Mondo Nuovo.   La serata sarà introdotta da Ottorino La Rocca, Presidente della Fondazione La Rocca e da Dante Marianacci, Presidente della casa della Poesia. Interverranno: Massimo Pamio, Giuliano Corrado, Bruno Nasuti. Letture di Grazia Di Lisio.   La prima antologia include 124 poeti di rilievo nazionale e internazionale che si sono misurati sul tema dell’impegno civile rispetto alle guerre e agli orrori che ci circondano, nella seconda 37 racconti cercano di rispondere alla domanda posta da Don Abbondio nell’VIII capitolo dei Promessi Sposi e diventata proverbiale: “Carneade, chi era costui?”. Con la provocazione di un racconto realizzato dall’Intelligenza Artificiale, di notevole impatto letterario e perfino emotivo. L’incontro, aperto al pubblico, è mirato a creare un dibattito sull’attuale momento di crisi della letteratura italiana e delle istituzioni culturali.   Massimo Pamio si è interessato, di recente, di filosofia dell’arte in “Arte, l’impossibile natura” (2025), e in “Sensibili alle forme. Che cos’è l’arte” (2019), di archeologia neurocognitiva in “Sentirsi sentire. Che cos’è il pensare” (2020), di Gabriele D’Annunzio in tre studi, di Ennio Flaiano, di Francesco Paolo Michetti. Ha curato “Donne, uomini e burattini” di Ugo Ojetti, e “La mia vita” di Benito Mussolini e numerose monografie sull’opera di artisti e scrittori.   Giuliano Corrado, già docente di Estetica presso l’Università Centrale del Venezuela, da anni è impegnato nella divulgazione della lettura poetica attraverso laboratori e incontri in Italia e all’estero.   Bruno Nasuti, di formazione umanistica, ha lavorato come insegnante in scuole Medie, Magistrali e Licei. Già attivo come ricercatore nell’Università di Chieti e come formatore in corsi IRRSAE e della comunità europea, si interessa dei fenomeni della complessità, delle neuroscienze e della Comunicazione in tutte le sue forme. Per il Media Museum di Pescara, a partire dal 2010, ha curato numerosi corsi di interpretazione antropologica di film a tema. Attualmente coordina vari gruppi di lettura e cura un proprio canale su Youtube. Tra i volumi pubblicati: “Stili di vita. Quanto libere sono le nostre scelte?” (con A. Colaiacovo e M. Giacintucci), “Diogene; e Il senso del multiforme. Saggi di cultura e letteratura italiana” (con M. Giacintucci). Di recente è uscito “Come si legge la realtà”.   Grazia Di Lisio è nata a Cabras e vive tra Teramo e Pescara. Poetessa, scrittrice, si è dedicata all’insegnamento e all’approfondimento di linguaggi espressivi. Ha partecipato a varie rassegne di Teatro-Scuola, “Giostra di Orlando”, “Cavallo di Troia”, “Progetto Ilio”, creando l’elaborazione drammaturgica dei testi con la collaborazione di Enti teatrali, l’IRRE Abruzzo, Lazio e l’ETI di Udine. Oltre al premio Pirandello (Agrigento 2003-2004), conferito ai suoi alunni per le sezioni teatro e cortometraggio, ha ricevuto il Premio Didattica “Raffaele La Porta” (Pescara). Per la poesia, ha pubblicato numerose raccolte, la più recente: “Sentirsi foglia. Cento sfumature”. Tra i riconoscimenti per la poesia edita, il primo premio “Ida Baruzzi Bertozzi” 2011 (Chiavari) e il secondo premio “Astrolabio” 2014 (Pisa). Ha ricevuto, inoltre, il secondo premio per il saggio in lingua campidanese “Sa terra sonadora”.   Fonte: Goffredo Palmerini

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Novità librarie – Francesca Lippi

“IL PUNTO INVISIBILE”, THRILLER PSICOLOGICO-INVESTIGATIVO DI FRANCESCA LIPPI   Il punto invisibile, romanzo fresco di stampa di Francesca Lippi, è un thriller psicologico e investigativo che si apre con la morte improvvisa di Svetlana Orlova, una giovane donna trovata morta in una casa isolata del Mugello. a Quello che a prima vista sembra un delitto passionale nasconde invece un intreccio di segreti ed omissioni a livello internazionale. È questo evento ad innescare la spirale narrativa che trascina il lettore dentro un’indagine complessa, fatta di verità taciute e dettagli che sfuggono allo sguardo comune. A raccogliere i primi fili della vicenda è Federica Filippi, giornalista dal carattere forte e determinato, capace di unire intuito, sensibilità ed una certa ostinazione che la porta a non accontentarsi mai delle versioni ufficiali. Federica non è un’eroina infallibile, è una donna che osserva, ascolta, collega, e soprattutto sente. La sua voce interiore è uno degli elementi più forti del romanzo. Accanto a lei si muove il capitano Berti, figura solida, concreta, con un senso del dovere che spesso si scontra con le zone grigie dell’indagine e con superiori che sovente gli mettono i bastoni tra le ruote. Il rapporto tra Federica e Berti è fatto di rispetto, tensione professionale e una sottile corrente emotiva che non invade mai la trama, ma la sostiene. Sono due sguardi diversi sul mondo, due modi opposti di cercare la verità, che proprio per questo si completano. La morte di Svetlana diventa così il punto di partenza per un percorso che attraversa fragilità personali, dinamiche di potere e, soprattutto, quel “punto invisibile” che ciascun personaggio porta dentro di sé: ciò che non si vede, ciò che non si dice, ciò che determina tutto. La scrittura di Francesca Lippi è limpida, attenta ai dettagli, coinvolgente, capace di creare atmosfere sospese e di dare profondità psicologica ai personaggi, senza mai rallentare il ritmo narrativo. Il romanzo si muove con eleganza tra indagine e introspezione, costruendo una tensione che cresce pagina dopo pagina.   Il punto invisibile è un’opera che intriga, unendo mistero, umanità e una forte capacità di osservazione. Un thriller che non si limita a raccontare un caso, ma esplora ciò che resta nascosto dietro le scelte, le paure e i silenzi.   Francesca Lippi, senese, vive a Firenze. È insegnante, giornalista pubblicista ed autrice. Da anni si occupa di narrazione, educazione e progetti culturali dedicati prevalentemente alle donne e ai bambini. Ha pubblicato articoli, racconti e contributi editoriali, coniugando rigore professionale e sensibilità umana. Il punto invisibile è il suo nuovo romanzo, un thriller psicologico che intreccia indagine, memoria e profondità emotiva.   Goffredo Palmerini

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Novità librarie – David Cava

  Il libro “I colori del mio spettro” di Davide Cava (Controluna, 2025 pp.119 € 16.00) scompone la percezione sensibile dei versi attraverso una sequenza visibile dei sentimenti, indaga l’instabilità e l’imprevedibilità delle vicende umane, condensa il contenuto cromatico nella simbologia di cinque variazioni di colori, rosso carminio, nero avorio, mattone, turchese, bianco che indicano il carattere identificativo di ogni espressione esistenziale e la prospettiva di ogni riflesso emotivo. Il colore come metafora rappresentativa dell’anima dipinge la pagina di vibrazioni interiori e influenza l’essenza fisica e spirituale del linguaggio, ravvivando la destinazione poetica dell’uomo e l’efficacia complice della sua relazione con il mondo. Davide Cava insegue la volontà dei desideri, avvolgendo nel rosso carminio la componente passionale e vitale della vita, la tonalità seducente dell’arte di amare, descrive nella spinta impetuosa il temperamento comunicativo delle suggestioni romantiche, espone la sfumatura della sensualità e l’intensità degli incontri, la presenza vitale e profonda dell’anima, associata all’accesa e impulsiva frequenza interiore, al vincolo sensibile delle parole. Dipinge nel nero avorio l’ancestrale frattura esistenziale tra l’enigmatica solennità della luce e la misteriosa energia dell’ombra, suggerisce la complessità delle sensazioni, vissute attraverso il richiamo simbolico dell’oscurità e il saggio percorso della conoscenza, evoca, nella dimensione pulsante dei versi, la combinazione estetica ed etica della tenacia sentimentale, nella coesistenza creativa delle congiunture opposte tra resistenza e fugacità. La poesia di Davide Cava accoglie la stabilità e la richiesta di calore umano, nella nostalgia densa di un colore mattone che profuma d’autunno e di malinconia, ferma il pensiero nella contemplazione delle possibilità, nella caducità delle illusioni, nell’evoluzione del rimpianto, adattando il cambiamento in una prospettiva ispirata alla costruzione della consapevolezza e della protezione. Il poeta rafforza la visione con il mondo spirituale, materializzando nel color turchese il senso devoto della poesia, come amuleto sacro e terapeutico lungo il cammino introspettivo, trasmette il potere rigenerante della libertà, oltre la condanna della disperazione e la scontrosità delle relazioni, il distacco immaginifico della realtà. Concentra la sapiente capacità di guardare oltre, di intrecciare l’andamento elegiaco nella sottile e impercettibile scintilla dei versi, di animare la sorgente luminosa della poesia e di avvicinare il lettore, sotto la guida tutelare dell’entità artistica, all’iniziatico e magico percorso delle parole, nel loro incantesimo esoterico,  nella qualità divina della meditazione. Davide Cava conclude la sua opera sigillando con il bianco l’espressione della rinascita, la cerimonia di un passaggio necessario in cui il corpo nuovo si veste di nuova empatia e di compassione, abbraccia la dimensione sovrumana, oltre il confine dell’esperienza e della condizione oggettiva, rinnova il significato simbolico del sublime fondamento poetico, archetipo di interpretazione e di integrazione con il mondo. Il libro “I colori del mio spettro” illustra la variazione confidenziale delle osservazioni terrene, nelle sfumature sarcastiche e beffarde degli inganni e dei sorrisi, accompagna il viaggio di un vissuto  dichiarato tra suggestive testimonianze individuali e ragionamenti universali, affonda il coinvolgimento delle sensazioni nell’intuizione propizia ed efficace dell’autenticità lirica.   Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/   Testi scelti David Cava In verità fu già dall’incontro degli spazi vuoti tra le dita ch’io entrai in te, e mai più, in alcun altro modo che contempli la carne; fu piuttosto il giuoco di due anime opache che a vicenda soffiano sull’altrui fuoco.   Edere che al precipizio per un poco si fondono, fondute di suoni, sordomute mani logorroiche a lor modo.   ————————–   Mi son trovato solo tra gli olezzi di zolfo e neppure un chicco di rugiada m’è rimasto tra palpebre e pupille.   Ora so che alla fine dei respiri non v’è nessun trofeo; quanto banale, ritrito e tragicomico sarebbe se già la vita stessa in qualche modo fosse il premio?   ————————–   “Com’è andata, alla fine?”   Alla fine è andata abbastanza bene, come ogni volta che non muoio.   ————————-   Rassomigli innocente a un demone del mio ieri. Avrei voluto amarti litri di lacrime fa.   —————————       Il poeta manipola parole che nessuno ha ancora udito in quell’ordine preciso, e che nessun si è reso conto d’averne il gran bisogno.   ————————–   Meditazione   Sarebbe dolce morire in questa trasparenza con l’ego genuflesso le mani vibranti il diaframma aperto senza punteggiatura sarebbe dolce cadere adesso oppure ascendere al prossimo oceano.   Rita Bompadre

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Più di venti milioni di visitatori a Santa Maria Maggiore per il Giubileo 2025.

Nella basilica che accoglie le spoglie di otto pontefici, tra cui quella di papa Francesco      Roma – All’imbrunire del Natale il cardinale arciprete, dal 4 luglio 2025, della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore (una delle quattro basiliche maggiori o patriarcali di Roma con Porte Sante, le altre tre sono San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura), Rolandas Makrickas (Biržai, Lituania, 31 gennaio 1972), ha officiato il rito solenne della chiusura della Porta Santa della stessa chiesa, aperta il 1° gennaio scorso per il Giubileo 2025 e che è stata percorsa da più di venti milioni di fedeli, pellegrini e turisti. La data del 25 dicembre ha un preciso significato: nella basilica, infatti, sono conservate le reliquie della Santa Culla (Holy Cradle) che accolse Gesù Bambino alla sua nascita. Per questo motivo il complesso liturgico viene considerato “Betlemme dell’Occidente”. L’alto numero di visitatori nel 2025 è dovuto anche all’inumazione all’interno, dal 26 aprile 2025, delle spoglie di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, Argentina, 17 dicembre 1936 – Città del Vaticano, 21 aprile 2025), 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano e primate d’Italia dal 13 marzo 2013. Assieme a lui, altri sette pontefici hanno qui la loro tomba: papa Onorio III (al Soglio di Pietro dal 1216 al 1227); papa Niccolò IV (dal 1288 al 1292); papa Pio V (dal 1566 al 1572); papa Sisto V (dal 1585 al 1590); papa Clemente VIII (dal 1592 al 1605); papa Paolo V (dal 1605 al 1621) e papa Clemente IX (dal 1667 al 1669). Nel sito sono venerati pure i resti di San Mattia Apostolo e di San Girolamo Dottore della Chiesa. Nei pressi dell’altare maggiore, nella navata laterale destra, poi, un’epigrafe latina ricorda il sepolcro di Pietro Bernini (Sesto Fiorentino, 6 maggio 1562 – Roma, 29 agosto 1629, pittore e scultore) e del figlio Gian Lorenzo (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680, scultore, pittore, architetto, urbanista, scenografo, commediografo), artisti che operarono anche nel luogo sacro. La basilica di Santa Maria Maggiore o basilica Liberiana (più esattamente, Papale Basilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Liberiana di Santa Maria Maggiore), area extraterritoriale della Santa Sede, è situata sul colle Esquilino (nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Roma Termini). Il complesso religioso è connesso alla monarchia spagnola ed il re di Spagna, oggi Felipe VI (Madrid, 30 gennaio 1968), è protocanonico d’ufficio del capitolo della basilica. Sorta originariamente, stando alla tradizione, nel corso del pontificato di Liberio (dal 352 al 366), la chiesa fu rifatta o ristrutturata da papa Sisto III (in carica dal 432 al 440) che la consacrò all’adorazione della Madonna, la cui maternità miracolosa venne riconosciuta dal concilio di Efeso (431), in Asia minore oggi Anatolia, terzo concilio ecumenico indetto da Teodosio II (Costantinopoli, 10 aprile 401 – Costantinopoli, 28 luglio 450), imperatore romano d’Oriente dal 408 fino alla sua scomparsa.   Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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Goffredo Palmerini, Intrecci di Memoria

Trame di vita, territori e sguardi in cammino    Recensione    di Gianfranco Giustizieri * È da molto tempo che seguo anno dopo anno le pubblicazioni di Goffredo Palmerini e alcuni ripiani della mia biblioteca hanno accolto i suoi testi con l’accorgimento di un posto sempre vuoto: l’attesa del prossimo. Così quest’anno è arrivato Intrecci di memoria e lo spazio si è spostato un po’ più in là.       Ciò non è solo fedeltà verso l’amico scrittore, ma desiderio di conoscenza per un anno di viaggi, di incontri, di ricordi, di novità, di esplorazioni, di cultura, che Goffredo puntualmente riporta. Direi un suo omaggio al tempo della memoria, affinché la pagina scritta rimanga come testimonianza duratura di una molteplicità di vicende e narrazioni, spesso in cammino, che il titolo e il sottotitolo del libro ben raccolgono. Sonia Cancian nella significativa Presentazione racchiude pienamente il lavoro dell’autore quando afferma: “Accurando una notevole passione di vita e un omaggio alla vita culturale, in questo volume, edito da One Group, Palmerini riserva uno sguardo acuto alla memoria collettiva e a quella singolare lungo un intero anno…”. Questo concetto mi permette di ribadire una convinzione che seguo da molto tempo: il tempo della memoria è anche il nostro presente e ci indirizza verso il futuro. Un’affermazione che ritrovo in Intrecci di memoria. Mi potrei soffermare sulle diverse pagine dedicate alla migrazione nelle sue implicazioni storiche e negli sviluppi successivi, tema e cuore centrale del libro, ma preferisco cogliere alcuni tratti salienti, non marginali, che particolarmente mi attraggono. Innanzitutto la capacità di saper entrare nei luoghi in cui si trova, un ingresso pieno di attenzione per l’esperienza vissuta con un flash di parole e di frasi che catturano l’attimo fuggente per poi annotare cultura e storia. Andiamo per esempi: pag. 17, l’inizio della stessa Nota dell’autore: “Scrivo questa nota in una mattinata di sole, con il cielo terso e d’un azzurro intenso tutto aquilano. All’orizzonte alto l’azzurro combacia con il bianco splendente della cospicua coltre di neve che ricopre sua Maestà, il Gran Sasso d’Italia, fedele custode della nostra terra. […]”. Dopo, la rievocazione del tempo della memoria. Ancora, pag. 31, San Pietro della Ienca: “[…], un tempio della natura che aiuta ad elevare lo spirito. […]. Un luogo dove San Franco, monaco di queste parti vissuto nel primo secolo dopo il Mille, lasciato il monastero benedettino di San Giovanni Battista in Lucoli, scelse qui il suo eremo, a mezza costa, laddove sgorgano le acque che ora portano il suo nome e che alimentano il ruscello lungo la valle verde di olmi, abeti, faggi, carpini e ontani che scende al piano, verso Paganica”, segue la storia circostanziata del luogo con date, personaggi, documenti e la descrizione di un presente che scorre. Così tanti esempi da trarre: in terra d’Abruzzo, in Italia, oltre confine. È il Palmerini narratore che dirige la sua penna virtuale in ampi spazi creativi dove i sensi percepiscono emozioni vissute e le descrivono ai lettori, poi l’uomo di cultura, lo storico, il cronista, occupa le pagine per l’obiettivo prefissato. Altre pagine su cui mi soffermo: il ricordo di amici andati avanti secondo il detto alpino. Un’amicizia solida e rispettosa, un dolore profondo, una testimonianza di intelligenze e di valori, per persone che hanno lasciato tasselli di storie. Mario Setta, già un intero volume a lui dedicato, Mario Setta, testimonianze di libertà, con la raccolta di scritti recuperati in archivi vari: “[…] per fare un altro passo in avanti verso la consapevole conoscenza di Mario Setta, della sua poliedrica figura di intellettuale, mai sussiegoso, e di uomo a tratti profetico”. Un’amicizia nata in tempi lontani, sempre irrobustita da continui contatti epistolari, alimentata dalle diverse conoscenze culturali, trasmessa da “una straordinaria fioritura di scritti”, diffusa su testate nazionali e internazionali. Sergio Camellini, sei pagine per un ricordo commosso dedicato ad un amico straordinario: “dalla straordinaria umanità, densa di sensibilità ed empatia”, un poeta amato e stimato dalla critica letteraria, un addio carico di dolore. Mario Fratti, non conto le pagine e la sezione del testo a lui dedicate, solo una lettura diretta rende l’intercorsa fraterna amicizia. Serafino Patrizio, la frase conoscitiva e la foto aprono il volume: quasi certificazione per una amicizia e una memoria sempre presenti. Altri ancora, per tutti un sentito segno che cancella la polvere del tempo. Non tutto ho scritto, sarebbe necessario un saggio intero per recuperare ciò che l’autore “custodisce e racconta”. Qui solo flash, lampi di luce per evidenziare il valore dello scrittore e l’impegno di un lavoro al fine di condurre il lettore a non dimenticare, a ritrovare in una società dinamica ma precipitosa quella complessità di affetti, di legami, di fatti che costituiscono l’essenza dell’umanità. *Scrittore e critico letterario

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Nuovo Consiglio Direttivo del Centro Studi Federico II

Giuseppe Di Franco riconfermato alla guida del Centro Studi Federico II nella qualità di Presidente. Goffredo Palmerini rieletto Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, organismo nel quale entrano Donata Agnello, Ilaria Costa e Flora Mondello PALERMO – Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Direttivo del Centro Studi Federico II, riunitosi per il rinnovo delle cariche sociali 2026, Giuseppe Di Franco è stato riconfermato alla carica di Presidente. La riconferma nasce dal suo impegno e dal suo contributo fondamentale che hanno portato al successo delle iniziative varate dal Centro Studi nel corso degli anni, nonché per la sua visione progettuale e strategica. L’incontro ha rappresentato un momento significativo per tracciare le linee guida del futuro e per consolidare il percorso di crescita culturale e scientifica intrapreso dall’ente, confermando il costante impegno nel promuovere attività di ricerca di alto profilo.   Il Centro Studi, istituito nel dicembre 2021, è considerato oggi un’istituzione culturale di rilievo, il cui prestigio è riconosciuto a livello internazionale e si colloca in una configurazione istituzionale dove le cariche non vengono semplicemente mantenute per consuetudine, ma per garantire coerenza ai progetti e alle relazioni costruite nel tempo. Infatti ha confermato anche Goffredo Palmerini alla Presidenza del Comitato Tecnico-Scientifico, “incarico che continua a svolgere con competenza, passione e un instancabile slancio verso la promozione del dialogo culturale”.   Insieme al Presidente Palmerini, il Comitato sarà composto da: Hafez Haidar, Accademico emerito, Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, insigne scrittore e traduttore, candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura; Stefano Vaccara, giornalista professionista accreditato alle Nazioni Unite, fondatore e già direttore della testata internazionale “La Voce di New York”; Donata Agnello, giornalista, docente, direttore del prestigioso mensile “I Love Sicilia”; Ilaria Costa, docente, direttrice presso  IACE – Italian Heritage Cultural Committee di New York; Maria Cristina Pensovecchio, avvocato e già Consigliere parlamentare presso l’Assemblea Regionale Siciliana; Flora Mondello, architetto e imprenditrice; Cristina Di Silvio, esperta in relazioni internazionali; Salvatore Caputo, musicista, compositore e direttore del Coro dell’Opera di Bordeaux; Maria Luisa Macellaro La Franca, compositrice, pianista e direttrice dell’Orchestra UNISSON di Bordeaux.   A conclusione dei lavori, il Presidente Di Franco ha condiviso una riflessione sull’incarico ricevuto e sulle prospettive future: “Ringrazio il direttivo per la prestigiosa nomina rinnovata. Ringrazio altresì il Presidente del Comitato Scientifico, Goffredo Palmerini, con il quale abbiamo perfezionato e sviluppato insieme idee e progetti vincenti. Ringrazio inoltre le Personalità che compongono il nuovo Comitato, con la loro professionalità e con il loro impegno daranno un ulteriore contributo al successo delle future iniziative e al miglior esito dei progetti che intendiamo realizzare in Italia e all’estero interagendo, come già fatto nel corso del 2025, con soggetti pubblici di alto profilo (Ambasciate, Consolati, Istituti Italiani di Cultura e Istituzioni come il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Vaticano, le Nazioni Unite), tutte rivolte alla diplomazia culturale, al soft power, al multilateralismo e all’interculturalità. Oggi il ricorso a iniziative multilivello è divenuto essenziale e inoltre la co-creazione di progetti culturali con altri soggetti partner e attori culturali dà risultati di assoluto rilievo grazie alle sinergie che sempre il Centro Studi è riuscito ad attivare”.  

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Premio Internazionale di Poesia “Sergio Camellini”

EMOZIONI E COMMOZIONE AL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “SERGIO CAMELLINI” Un grande successo la prima edizione, tenutasi nell’Aula magna dell’Accademia Militare di Modena   di Goffredo Palmerini       MODENA –Emozioni intense e grande commozione ha regalato la cerimonia conclusiva del Premio Internazionale di Poesia “Sergio Camellini” alle Personalità intervenute, ai numerosi poeti italiani e stranieri, al pubblico che sabato scorso, 22 novembre ha ricolmato l’Aula magna dell’Accademia Militare di Modena. Lo splendido, possente Palazzo Ducale, che dal 1947 ospita l’Accademia dove si formano gli Ufficiali dell’Esercito italiano e dei Carabinieri, è stata suggestiva cornice alla prima edizione del Premio intitolato al grande Poeta modenese. Un vero successo, una risposta davvero entusiasmante, sotto ogni punto di vista: dall’attenzione delle istituzioni alla cospicua partecipazione degli autori, giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero, perfino dal lontano Perù, per ricevere il meritato riconoscimento alle loro opere e per fare memoria di Sergio Camellini, grande poeta ma soprattutto persona di straordinaria sensibilità, profonda umanità e incontenibile empatia. Un uomo del dialogo, costruttore di ponti di amicizia e di pace, di armonia e di bellezza. Se ne è avuta subito percezione in apertura della cerimonia con la proiezione del video con le immagini fotografiche della vita familiare e letteraria di Sergio Camellini, con sottofondo le note del brano “La vita è bella” di Nicola Piovani suonate dal vivo alla fisarmonica da Claudio Ughetti, medico ed amico di Sergio. Una commozione palpabile, anche ampiamente evidente dagli occhi lucidi di tanti presenti, hanno accompagnato l’ouverture del Premio con le immagini di Sergio e del suo sorriso solare, dei suoi tanti incontri con persone e personaggi, sintesi d’una vita fatta di relazioni umane, di amicizie autentiche e di affetti. Il lungo applauso alla fine del video ha richiamato in tutti partecipazione emotiva e ricordi personali.   Impeccabili conduttori della serata Francesco Nigri e Hebe Muñoz, che hanno dato brillantezza e ritmo ad una manifestazione densa di presenze e di premiati, chiamando al podio le personalità insignite del Premio d’Eccellenza culturale e alla Carriera e i vincitori delle diverse Sezioni del concorso poetico. Per ciascuno dei premiati hanno letto la motivazione del riconoscimento, conferito dal Comitato di Giuria presieduto dal poeta e scrittore Hafez Haidar, candidato al Nobel per la Pace e la Letteratura. Prima di tutto, però, hanno chiamato a dare i saluti la Presidente onoraria del Premio, Marcella Camellini, la Presidente dell’associazione VERBUMLANDIART, Regina Resta, promotrice ed organizzatrice del Premio, e i rappresentanti delle Istituzioni. Marcella Camellini, raggiungendo il podio con un velo di commozione, ha portato il saluto a nome di tutta la famiglia Camellini ed in particolare di sua madre, non presente motivi di salute.   “Siamo qui oggi insieme – ha sottolineato Marcella Camellini – per un motivo profondo, che risuona nel cuore di chiunque creda nel potere trasformativo della parola, dell’empatia e della gentilezza. Non siamo qui solo per inaugurare un premio letterario, siamo qui per celebrare un’eredità inimitabile, e per gettare un ponte culturale tra Paesi e tra generazioni, tra il passato che ci ha formati e il futuro che dobbiamo ispirare. Oggi onoriamo la memoria e l’opera di Sergio Camellini: il Padre, l’Uomo, il Poeta. È raro che in una sola esistenza si concentri una tale intensità di esperienza umana e di visione artistica. Egli non è stato solo un grande poeta contemporaneo ma è stato, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un Padre. Un Padre di famiglia: con la pazienza, la saggezza e l’amore che illuminano le sue liriche più intime. Un Padre intellettuale: per generazioni di lettori e scrittori, ai quali ha insegnato ed insegna che la vera poesia non è un esercizio di stile, ma un atto di autenticità e di coraggio. Un Uomo di profonda empatia e gentilezza: le sue parole non descrivono semplicemente il mondo, esse lo abbracciano. Nelle sue strofe troviamo la fragilità dell’esistenza, il dolore non detto, la gioia inattesa, ma soprattutto, la capacità di vedere la bellezza ovunque, anche nelle crepe dell’anima, un invito costante a scendere nelle profondità del nostro sentire, a riconoscerci nelle storie degli altri e a trasformare ogni ferita in una scintilla di poesia. Ci ha donato un’eredità umana fatta di ascolto, rispetto e incondizionato amore per l’altro.   La nostra promessa è quella di proseguire il cammino, il viaggio tracciato in vita da nostro padre e mantenere un ponte culturale, soprattutto con le nuove generazioni. Il tema scelto per questo Premio è la VALIGIA. Rappresenta il viaggio, non solo fisico, ma quello interiore della crescita, della conoscenza e della ricerca artistica. Rappresenta i Contenuti, tutto ciò che di prezioso, invisibile e impalpabile portiamo con noi, proprio come il Poeta porta con sé la sua sensibilità e la sua visione del mondo. Per costruire un legame autentico tra le generazioni, abbiamo chiesto agli studenti della classe 5 B del Liceo Artistico Adolfo Venturi di interpretare questo concetto di “valigia” e di identità con i loro personali linguaggi visivi. Hanno realizzato opere uniche che sono manifesti della loro individualità, celebrando l’unicità, l’identità e la diversità come fonte di ricchezza inestimabile. Ognuno di questi giovani artisti consegnerà personalmente al vincitore l’opera realizzata con le proprie mani, trasformando il premio in un passaggio di testimone diretto, un vero e proprio abbraccio tra chi ha appena iniziato il suo viaggio e chi viene celebrato per il cammino percorso.   Il premio è il modo per mantenere viva la sua voce – ha infine aggiunto Marcella Camellini – e garantire che l’eco del suo genio non svanisca mai unendo la parola del poeta all’arte visiva dei giovani. L’obbiettivo finale è che Poesia, Arte e Cultura escano simbolicamente dalle Accademie attraverso una VALIGIA e raggiungano i luoghi della vita quotidiana, per contrastare e spegnere ogni forma di violenza portando i valori positivi di Gentilezza, Rispetto, Pace e Amicizia. Nostro Padre ci ha lasciato i versi, ma ci ha lasciato soprattutto la lezione che l’unica via per l’immortalità è l’amore. E in questo premio, l’Amore per l’Uomo, per la Parola, per l’Arte

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“Intrecci di memoria” cattura il lettore e rimanda agli affascinanti Annales di Tacito

EVENTI E PERSONAGGI, NELL’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI UN ORDITO RICCO DI RICHIAMI ANTROPOLOGICI, STORICI E SOCIOLOGICI “Intrecci di memoria” cattura il lettore e rimanda agli affascinanti Annales di Tacito   di Gabriella Izzi Benedetti * a a FIRENZE – Il testo Intrecci di memoria (One Group 2025), ultima opera di Goffredo Palmerini, è oramai parte di un appuntamento annuale; questa 16^ pubblicazione, dedicata all’insigne matematico aquilano Serafino Patrizio, in un excursus da giugno 2023 a giugno ‘24, ci regala una narrazione che definire cronaca è riduttivo, poiché la miriade di eventi e personaggi appartiene a un ordito che si dipana con analisi e richiami antropologici, storici, sociologici, in un ritmo serrato che, pagina dopo pagina, cattura l’attenzione, appassionando il lettore. Antenati illustri di questo metodo storiografico sono gli affascinanti Annales che rimandano a Tacito, il più celebre e pregevole, ma non il solo e non il primo, ricordiamo tra gli altri, Catone l’uticense, Quinto Ennio e ancor prima Fabio Pittore, Gneo Gellio.   Grazie a questo metodo possediamo una dovizia straordinaria di situazioni, dettagli, volti, inseriti in un’ottica storica specifica, ed è quello che propone Goffredo Palmerini con una concatenazione di fatti e figure, affondi storico-etnografici di cui sono protagonisti personaggi che, con più o meno incisività, esprimono il quadro culturale, produttivo, e spesso il legame fra memoria, inscindibilità d’appartenenza. Poiché non necessariamente essi sono parte dell’Italia racchiusa nei propri confini; Goffredo spazia nella italianità d’Oltre oceano che ci stupisce per la dovizia di eccellenze; la ramificazione della italianità sparsa nel mondo mostra una vitalità che dovrebbe renderci orgogliosi.     Dico dovrebbe, poiché l’autore nota tristemente come in Italia persista una sorta di pregiudizio e tentazione di superiorità verso quegli italiani che governi poco illuminati e/o vicende postbelliche hanno costretto a emigrare. E invece, nonostante discriminazioni, umiliazioni, difficoltà di varia natura, hanno saputo dimostrare di che tempra fossero (fossimo) fatti e ora i figli e nipoti occupano posti di prestigio in settori i più disparati, che sia la politica, la cultura, la produttività e imprenditorialità.   Il loro sacrificio ha “permesso all’Italia di crescere e progredire anche con le loro rimesse, hanno dimostrato in ogni angolo del mondo le qualità e le doti della gente italiana”. Presenze e contesti appartenenti a quei milioni di italiani, spesso più attenti a custodire tradizioni che da noi vanno a perdersi. Prolungamento della nostra identità, assolutamente inserito nel nuovo ambito e pur sempre mai dimentico della terra d’origine.   Sono nomi per noi a volte noti come Dan Fante, più spesso poco noti: Josephine Buscaglia Maietta di famiglia siciliana, universitaria, giornalista. Di lei un bellissimo ricordo di Mario Fratti che, trasferitosi dall’Aquila a New York, è divenuto tra i drammaturghi più apprezzati; amico dell’autore che di anno in anno era suo ospite e assisteva al suo indiscusso successo. Dalle molte pagine emerge l’affetto, la stima, il dolore per la perdita.   Così il prof. Joseph D’Andrea, molisano d’origine, è stato tra i personaggi ragguardevoli di Pittsburgh, docente e Console. Così come il diplomatico Omero Sabatini, d’0rigine aquilana, che negli Stati Uniti ha svelato agli americani I promessi sposi di Manzoni. L’attività del Palmerini nel tenere collegamenti e riannodare fili è instancabile e pregevolissima. Le varie comunità sparse nel mondo, grazie a personaggi com’è stato Nicola Ranalli in Tasmania, per fare un nome, interagiscono e molto del risultato si deve ad un laborioso ambasciatore qual è Goffredo Palmerini.   Ma il libro racconta molto altro, ci porta nelle nostre città e nel loro fervore creativo; ad esempio nella realtà della Perdonanza, la meravigliosa istituzione che Celestino V creò nel 1294. E che Papa Francesco ha presenziato nel 2022.   Palmerini esulta per il riconoscimento ottenuto dall’UNESCO quale Patrimonio immateriale dell’umanità. “Sarebbe auspicabile” nota “che il messaggio spirituale celestiniano, attualizzato al tempo che viviamo e ai suoi terribili drammi, invitasse a riflettere e a leggere “i segni dei tempi” indirizzando l’espressione artistica e culturale sui temi della Pace, della riconciliazione fra i popoli, sul dialogo fra le culture, sulla fraternità fra le genti, la custodia del Creato, raccogliendo lo spirito profondo dell’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco.”   Il libro ha un sottile fascino con un che di arcaico e familiare che trasmette, pur nella struttura cronachistica, un’affettuosità, una fratellanza diffusa e profonda; sembra che l’autore voglia abbracciare il mondo. È straordinario come quasi tutte le notizie, i premi elencati, i partecipanti, le città, formino un unicum, come racchiusi entro uno scrigno di calore umano e di forza propulsiva.   Se parla di Nola, e di un suo premio, dipinge la città con tocchi leggeri e rapidi; se parla di persone, vengono proposte con un senso di apprezzamento e simpatia, come per Regina Resta, fondatrice dell’associazione culturale Verbumlandiart e della rivista Verbum Press, focolaio di iniziative, convegni, premi letterari.   Il mondo canadese è a lui particolarmente caro ed è tra le realtà che ha meglio apprezzato i nostri connazionali, basti pensare alla gratitudine che Justin Trudeau esprime verso la nostra comunità che ha contribuito alla crescita qualitativa della collettività; è evidente l’empatia creatosi con il Canada e altre terre depositarie della nostra identità.   In questo mare di notizie, di tanto in tanto Goffredo ci regala descrizioni quasi liriche che danno il metro di una personalità il cui impegno letterario, che a un occhio disattento può apparire mero inventario celebrativo, sa inculcare sentimenti di solidarietà, dignità, propositi di compartecipazione; il culto dell’amore, della memoria; il senso dell’etica.  L’orgoglio di nazione che trasmette, niente ha a che vedere con un nazionalismo chiuso ed escludente, piuttosto con quello dell’apertura e di un rapporto corale, intercomunitario.   Goffredo respira il mondo e lo racchiude nel suo intimo, per offrircelo come momento importante di riflessione. Rimanendo sempre entro un linguaggio di formulazioni essenziali egli ha il potere di restituirci la dimensione dell’orgoglio nazionale, di coinvolgerci nella sua etica del fare, del cooperare, nell’ esigenza di approfondire la storia dell’emigrazione, la diaspora italiana nel mondo. Goffredo ci conduce alla riflessione sull’ingiustizia sociale e auspica il riscatto soprattutto

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Goffredo Palmerini a Manoppello

IL VALORE DELLA PAROLA, LA FORZA DELLE RADICI A Manoppello la presentazione di “Intrecci di memoria” di Goffredo Palmerini         a MANOPPELLO (Pescara) – “Ponte tra epoche, popoli e destini la scrittura è capace di restituire voce a persone luoghi e memorie spesso dimenticati”. Intorno a questi temi, partendo dall’Abruzzo per giungere ai teatri del mondo, si è sviluppato l’incontro dedicato a Intrecci di memoria, il libro di Goffredo Palmerini, edito da One Group Edizioni.   L’appuntamento, parte della rassegna Incontri con l’Autore, ha animato sabato pomeriggio l’ex chiesa di San Lorenzo a Manoppello, offrendo un’occasione di riflessione sulla forza della parola e della memoria. Il volume di Goffredo Palmerini attraversa storie di emigrazione, incontri culturali, storie che raccontano la forza delle radici e la capacità di mantenere vivo il legame con la propria terra anche quando si è lontani.   Durante la serata, Francesca Pompa, presidente di One Group, e il giornalista Ennio Bellucci hanno dialogato con l’autore, mentre il musicista e autore Beppe Frattaroli ha impreziosito l’appuntamento con un’intensa lettura in note dell’opera, dando voce e suono alle parole di Palmerini. Nel suo intervento, il sindaco Giorgio De Luca ha ricordato come “il tema dell’emigrazione appartenga profondamente alla storia e all’identità di Manoppello. L’incontro con Goffredo Palmerini, che ringrazio, – ha detto ancora De Luca – ha confermato quanto i libri, e la parola, restino strumenti preziosi per custodire la memoria, onorare le radici e costruire ponti tra l’Italia e “l’altra Italia” nel mondo”. L’iniziativa, promossa dal Comune di Manoppello, dalla Pro Loco e dall’Associazione Futile Utile, ha offerto uno spazio di confronto sul valore dell’identità e della memoria. Fonte: Goffredo Palmerini

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