“Libri Sotto Le Stelle”

BUGNARA: IL 2 AGOSTO VALENTINA DI CESARE A LIBRI SOTTO LE STELLE Venerdì 2 agosto il secondo appuntamento che affronterà i temi dell’emigrazione, delle radici e del patrimonio identitario raccontati da sedici scrittici nordamericane contemporanee. Prosegue con la presentazione del volume di Valentina Di Cesare la terza edizione della rassegna “Libri Sotto Le Stelle” curata dal Centro Studi Nino Ruscitti di Bugnara. Il libro dal titolo “E c’erano gerani rossi dappertutto”, edito dalla Radici Edizioni, è una antologia femminile dell’emigrazione in cui sedici scrittrici nordamericane contemporanee sono state chiamate a confrontarsi con il proprio patrimonio identitario attraverso i propri racconti. Una antologia eterogenea dal punto di vista geografico e anagrafico, concepita sulla base di elementi ben definiti, come l’origine etnica e il genere socialmente inteso e che ospita percorsi artistici differenti. Le autrici – tutte di origini italiane – fanno i conti con il proprio passato familiare, presentando percezioni diverse della propria identità all’interno di entrambe le comunità, quella di arrivo e quella italiana d’origine. Il risultato è un’opera multiforme, sospesa tra retrospezione e introspezione, caratterizzata da una pluralità di sguardi in cui ciascuna scrittrice, a modo proprio, disseppellisce un personale forziere dai fondali di un oceano di memorie e sensazioni, parole e silenzi. Per riportarlo a galla con narrazioni piene di onestà e coraggio. L’appuntamento si terrà a partire dalle ore 21.30 presso il cortile del Palazzo Alesi nel centro storico di Bugnara. Il libro sarà presentato da Marta Di Cola, dottora di ricerca in Filologia, linguistica e letteratura all’Università Sapienza di Roma, insegnante di lettere presso la scuola media, e socia dell’APS Scosse per cui si occupa di linguaggio ed educazione alle differenze. Valentina Di Cesare è nata a Sulmona e cresciuta a Castel di Ieri. Sì è laureata all’Università di Chieti e si è specializzata all’Università di Siena. Vive a Milano dove insegna Lettere nella Scuola alla Scuola Secondaria di Primo grado e Lingua italiana a studenti stranieri. È autrice di tre romanzi: “Marta la sarta” (Tabula Fati, 2014) tradotto in lingua tedesca, romena e araba, “L’anno che Bartolo decise di morire” (Arkadia, 2019, “Tutti i soldi di Almudena Gomez” (Polidoro, 2022). Il suo quarto romanzo uscirà nell’ottobre 2024. Il volume “E c’erano gerani rossi dappertutto. Voci femminili della diaspora italiana in Nord America” pubblicato da Radici, e curato con Michela Valmori, è il primo libro della collana “Strade dorate” dedicata alla scrittura di emigrazione ed immigrazione curata sempre da Di Cesare e Valmori. La rassegna proseguirà il 9 agosto con la presentazione del volume di Omar Pedrini e Federico Scarioni “Cane Sciolto”, e il 22 Agosto con Massimo Tardio “Pascal D’Angelo. Poesie”. Fino al 22 agosto sarà inoltre visitabile la mostra fotografica di Andrea Calvano dal titolo “Educazione Popolare” inaugurata lo scorso venerdì 26 luglio.   [email protected]  328.3690201Borgo San Vittorino, 67030, Bugnara (AQ)   Fonte: Goffredo Palmerini – Matteo Servilio Centro Studi e Ricerche “Nino Ruscitti”Bugnara

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Progetti Erasmus Plus

L’ITS Academy Nuove Tecnologie della Vita A. Volta Sempre più internazionale con l’attivazione dei Progetti Erasmus Plus   Palermo, 25 luglio 2024 – La Fondazione ITS ACADEMY Nuove Tecnologie della Vita Alessandro Volta diventasempre più internazionalerespirando l’Europa grazie all’attivazione del Progetto Erasmus Plus a cui hanno partecipato ben 6 studenti del Corso Biotecnologo di Qualità, vivendo una intensa settimana in Galizia con una agenda ricca di incontri tra Università, Start up e aziende. Il progetto è partito nei giorni scorsi e si concluderà nel mese di luglio 2025. Coinvolgerà in tutto 61 studenti/diplomandi/diplomati ITS Academy NTV A. Volta e 15 membri dello staff. Una esperienza importante quella vissuta dai giovani specializzandi che hanno avuto modo di confrontarsi con altre realtà biotecnologiche visitando tra i tanti Istituti anche il Politechnic Institute of Lugo, il Lucus Augusti Institute, le Amslab Group Companies, tutte importanti istituzioni che lavorano e studiano il mondo dei laboratori biotecnologici. Gli stessi studenti, Mattia Buscemi, Davide Cataldo, Antonio Cucchiara, Alessio Ferrara, Giada Iacopelli e Vincenzo Marino dichiarano sull’iniziativa vissuta “l’Erasmus+ dal quale siamo appena tornati è stata un’esperienza fantastica, piena di emozioni e sensazioni uniche ma soprattutto un momento di grande formazione ed acquisizione di informazioni tecniche e specialistiche. Il primo contatto avuto è stato con il Professor Xosé Portela, che ci ha guidato lungo il percorso conoscitivo di Istituti tecnici di alta specializzazione come il Politechnic Institute of Lugo, oltre ad alcuni laboratori come quello dell’Istituto Superiore di Studi Tecnici sui “Processes and Quality in the Food Industry”.  Grazie a questi significativi incontri abbiamo ampliato le nostre conoscenze rispetto al percorso realizzato all’ITS Academy come Biotecnologico di Qualità. Abbiamo avuto un costante supporto in tutte le attività ed anche la possibilità di interagire con professori e ragazzi che stavano vivendo un’esperienza simile alla nostra. Parte importante del viaggio è stata anche la stupenda relazione che abbiamo stretto con giovani portoghesi, persone con le quali siamo riusciti ad abbattere le barriere linguistiche e culturali. Ringraziamo l’ITS Academy Nuove Tecnologie della Vita A. Volta per la significativa opportunità dataci”. L’ITS Academy NTV A. Voltanell’ultimo anno si è affermato sempre di più nella sua crescita grazie all’attivazione di 2 nuovi percorsi in Sicilia Orientale e avviamento di un importante investimento a Palermo, che vedrà, nei prossimi mesi, grazie ai fondi del PNRR, la nascita della prima culla tecnologica dedicata alla formazione tecnica specialistica nel settore biomedicale e delle biotecnologie: 1.800 mq nel cuore della capoluogo, 14 laboratori biomed e biotech dotati di tecnologie 4.0, nuovi profili professionali per coltivare tecnici talentuosi da proporre alle aziende del settore, che sempre di più si rivolgono all’ITS Academy per selezionare il personale da assumere. Rosanna Minafò [email protected]

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Leggiamo assieme…

La Russia nell’Europa delle culture e delle filosofie con Pierfranco Bruni tra mediterraneo e mondo asiatico La Russia? È anacronistico parlare della Russia. Della letteratura che salva? Bisogna cercare la bellezza sempre. Sostiene Pierfranco Bruni nel suo importante saggio tra letteratura e filosofia dedicato proprio alla letteratura russa edito da Solfanelli: “Il tragico e la bellezza”, prefazione di Rosaria Scialpi. Pierfranco Bruni sottolinea che è necessario penetrare la filosofia per entrare nelle stanze di quella letteratura che va dal primo Ottocento a tutto il Novecento e oltre. Gli scrittori del Novecento hanno sempre legato una cultura comparata che scava nella centralità della religiosità dell’uomo. La cultura russa ha sempre guardato con attenzione all’Europa sia filosofica che poetica e narrativa. Anche il teatro italiano ha avuto la sua importanza. Tra Russia ed Europa. La Cultura Salva. Pierfranco Bruni dialoga con gli scrittori russi. È un dialogo senza l’intolleranza “idiota” di “culture” che emarginano Dostoevskij e le arti o gli scrittori formatisi sulla cultura russa. La letteratura russa ha il realismo nell’inquieto esistere, una inquietudine che travolge tra la storia e la contemplazione. Bisogna amare la Russia pur nella felicità plurinfelice da Evtushenko a Tolstoj, tra la luce e la tragica notte. In letteratura non può esserci “conservazione”, la creazione è sempre “rivoluzione”, ovvero innovazione nella forma e nella lingua. Dalle civiltà moderne, ovvero da Dante all’epoca di Achmatova, l’errore è stato quello di confondere la “conservazione” con la “tradizione”. Nella Russia della civiltà letteraria il passaggio tra tradizione e conservazione è contradditorio. Dostoevskij non amò mai la conservazione, da scrittore fu dentro la Tradizione, ma fu un rivoluzionario, perché fu un uomo libero. La sua filosofia ha la cromaticità dell’esistenzialismo, sul solco della tradizione ontologica che va da Socrate a Masullo. È questo l’itinerario del libro: un viaggio tra tradizione e rivoluzione che va da Dostoevskij a Rozanov, da Acmadulina a Brodski. Qui si intreccia quella poesia che riguarda anche la linea di Esenin. Dostoevskij e Brodski sono in due contesti diversi ma lo spirito tra salvezza e bellezza la letteratura si veste anche di antropologia. Pierfranco Bruni focalizza l’attenzione su questi elementi in cui il senso drammatico diventa consapevolezza di una confessione storica, esistenziale e religiosa tra tragico e bellezza.

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La Capitale Italiana Città del Libro ospita un convegno nazionale su Eleonora Duse e il cinema

Convegno nazionale su Eleonora Duse, la Divina che portò sulla scena cinematografica la Grazia Deledda di “Cenere”. La Capitale Italiana Città del Libro del Ministero della Cultura ospita l’incontro del Comitato nazionale celebrazioni centenario della morte Eleonora Duse in un convegno fissato per il 26 luglio prossimo. Una iniziativa importante che si annovera tra le attività del Comitato e del Vittoriale degli Italiani e Taurianova Capitale Italiana del libro. Un appuntamento che aprirà diversi percorsi sul cinema in bianco e nero dei primi venti anni del Novecento, il teatro internazionale e il linguaggio letterario della Deledda scrittrice Nobel per la letteratura. Diverse le novità. Taurianova ha ben fatto a inserire Eleonora Duse in incontro istituzionale proprio alla luce tra cinema e teatro.  Eleonora Duse arriva anche a Taurianova con un quadro di prospettive coinvolgenti in un anniversario che si celebra in tutto il mondo. Far convergere a Taurianova una visione della cultura internazionale è un atto di ottima prosecuzione che vedrà la Capitale Italiana Città del Libro al centro delle attività del Comitato. Sono previsti interventi di primo piano. La manifestazione è inserita nei giorni dedicati alla Fiera nazionale del libro dal 25 al 28 luglio 2024. Goffredo Palmerini

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Desideri insoddisfatti nella vecchiaia: la lotta silenziosa

di Krishan Chand Sethi * Con il passare del tempo e il nostro viaggio attraverso le fasi della vita, i desideri rimangono un compagno fedele. Si evolvono con noi, riflettendo le nostre aspirazioni, passioni e sogni in diverse fasi. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, il panorama della realizzazione cambia, spesso presentando sfide che ci costringono a confrontarci con la disparità tra i nostri desideri e le nostre risorse, in particolare quelle finanziarie. Questo articolo approfondisce le implicazioni filosofiche dei desideri insoddisfatti nella vecchiaia, esplorando come navighiamo in questo terreno con introspezione, resilienza e una comprensione più profonda di ciò che dà veramente significato alle nostre vite. La natura del desiderio e dell’invecchiamento Il desiderio è insito nell’esperienza umana, una forza trainante che ci spinge in avanti, plasma le nostre ambizioni e colora le nostre esperienze. In gioventù, i desideri sono spesso intrecciati con la ricerca di novità, avventura e aspirazioni materiali.  Cerchiamo nuove esperienze, relazioni e beni, alimentati da un senso di potenziale ed energia illimitati. Tuttavia, man mano che maturiamo, i nostri desideri tendono a subire una trasformazione. Possono diventare più sfumati, concentrandosi meno sulle acquisizioni materiali e più sulle esperienze che nutrono il nostro senso di scopo e realizzazione. Questa evoluzione riflette una comprensione più profonda di ciò che conta davvero nella vita: i legami con le persone care, la crescita personale e i contributi al bene comune. La sfida dei vincoli finanziari Una delle dure realtà dell’invecchiamento è l’impatto dei vincoli finanziari sulla nostra capacità di soddisfare i desideri. Nei nostri anni migliori, potremmo aver goduto di un reddito più robusto, che ci ha consentito di dedicarci a viaggi, hobby, ristoranti raffinati e altre attività arricchenti. Tuttavia, con l’avvicinarsi della pensione e con l’avvento dei redditi fissi, i limiti finanziari possono limitare queste attività. Il passaggio da un periodo di relativa abbondanza a uno di vincoli può essere disorientante. Ci costringe a rivalutare le nostre priorità e ridefinire cosa costituisce la realizzazione. L’incapacità di spendere liberamente come prima può evocare sentimenti di perdita, nostalgia per i giorni passati e un senso di impotenza di fronte a desideri insoddisfatti. Riflessioni filosofiche su desiderio e appagamento Da un punto di vista filosofico, la relazione tra desiderio e appagamento diventa particolarmente toccante nella vecchiaia. I filosofi nel corso della storia si sono confrontati con questioni relative al desiderio umano, alla ricerca della felicità e alla natura della realizzazione.  I filosofi stoici, ad esempio, sottolineavano l’importanza della pace interiore e del distacco dai desideri esterni come vie per raggiungere la vera contentezza. Marco Aurelio, imperatore romano e filosofo stoico, scrisse nelle sue “Meditazioni” sull’importanza di concentrarsi su ciò che è sotto il nostro controllo e di accettare con grazia i limiti imposti dalle circostanze esterne. Questa prospettiva può essere particolarmente risonante nel contesto dell’invecchiamento, dove i limiti fisici e finanziari possono limitare la nostra capacità di perseguire determinati desideri. Nella tradizione buddista, gli insegnamenti sul desiderio evidenziano il concetto di brama (tanha) come causa principale della sofferenza. Coltivando la consapevolezza e abbracciando l’impermanenza, gli individui sono incoraggiati a trovare la pace nel momento presente piuttosto che cercare la realizzazione attraverso attività esterne. Questa filosofia ci incoraggia a riflettere sulla natura transitoria dei desideri e sulla possibilità di trovare appagamento attraverso la trasformazione interiore. I pensatori esistenzialisti, d’altro canto, esplorano la tensione tra la libertà individuale e i limiti imposti dalle circostanze. L’invecchiamento può essere visto attraverso questa lente come un confronto con la nostra mortalità e le scelte che facciamo alla luce dei nostri desideri in evoluzione. Jean-Paul Sartre, un importante filosofo esistenzialista, sosteneva che siamo condannati a essere liberi, il che significa che le nostre scelte definiscono chi siamo e plasmano la nostra esperienza del mondo. Nel contesto dell’invecchiamento, questa filosofia ci invita a riflettere su come affrontiamo i limiti delle nostre circostanze e troviamo un significato nelle scelte che facciamo. Trovare significato e scopo In mezzo alle sfide poste dai desideri insoddisfatti, c’è un’opportunità per una profonda introspezione e scoperta. L’invecchiamento ci invita a riconsiderare cosa porta veramente significato e scopo alle nostre vite. Ci spinge a esplorare vie di realizzazione che trascendono la ricchezza materiale e la convalida esterna. Per alcuni individui, questo può comportare l’approfondimento delle relazioni con la famiglia e gli amici, coltivare pratiche spirituali o impegnarsi in attività creative che nutrono l’anima. Altri possono trovare realizzazione nel contribuire alle loro comunità attraverso il volontariato, il mentoring o la difesa di cause a loro care.  Il dott. Viktor Frankl, neurologo e psichiatra austriaco sopravvissuto all’Olocausto, ha scritto ampiamente sulla ricerca di significato nella sua opera fondamentale “Man’s Search for Meaning”. Ha sostenuto che trovare uno scopo e un significato nella vita è essenziale per il benessere psicologico e la resilienza di fronte alle avversità. Questa prospettiva può essere particolarmente rilevante nel contesto dell’invecchiamento, in cui gli individui possono confrontarsi con limitazioni fisiche e la realtà di desideri insoddisfatti. Abbracciare semplicità e gratitudine Man mano che i desideri si adattano alle realtà dell’invecchiamento, c’è un crescente apprezzamento per la bellezza della semplicità e il potere della gratitudine. Abbracciare uno stile di vita minimalista, caratterizzato da un’attenzione all’essenziale e alle esperienze significative, può promuovere un senso di appagamento e ridurre l’enfasi sui beni materiali. Anche praticare la gratitudine, un riconoscimento deliberato degli aspetti positivi della vita, può essere trasformativo. Coltiva una mentalità di abbondanza, consentendoci di trovare gioia nei momenti quotidiani e di apprezzare la ricchezza delle nostre esperienze, indipendentemente dalle limitazioni finanziarie. Il ruolo della resilienza e dell’adattabilità La resilienza, ovvero la capacità di riprendersi dalle avversità, e l’adattabilità sono tratti essenziali per navigare nel terreno dei desideri insoddisfatti nella vecchiaia. Ci consentono di rispondere in modo creativo alle sfide, esplorare percorsi alternativi per la realizzazione e abbracciare il cambiamento con apertura e grazia. L’adattabilità implica la volontà di abbandonare le aspettative rigide e di abbracciare nuove opportunità che si allineano con i nostri desideri in evoluzione. Richiede una mentalità che valorizzi la crescita e l’apprendimento, consentendoci di ridefinire il successo e la realizzazione alle nostre condizioni.

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Cittadinanza onoraria al calabrese Pierfranco Bruni

Cittadinanza onoraria di Cutro a Pierfranco Bruni per i suoi studi letterari e la sua poetica venerdì 5 luglio Venerdì 5 luglio conferimento della Cittadinanza onoraria di Cutro, Calabria, allo scrittore Pierfranco Bruni.Uno scrittore che è riferimento della letteratura della memoria e della nostalgia. I suoi libri raccontano le radici e la tradizione dei Mediterranei che egli ha attraversato. Personalità di primo piano delle istituzioni e della cultura. Più volte insignito dei Premi alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i suoi libri.Ha rivestito ruoli importati nell’Unesco come rappresentante della cultura italiana nei Paesi esteri, ambasciatore della letteratura italiana e attualmente è Presidente della Commissione Capitale Italiana Città del Libro 2024.Presiede inoltre il Comitato Nazionale Celebrazioni del filosofo Manlio Sgalambro del Ministero della Cultura. A Francesco Grisi ha dedicato il Centro Studi che presiede e numerosi libri.Francesco Grisi originario proprio di Cutro resta un riferimento per la cultura calabrese e italiana. Quest’anno cadono i 25 anni dalla scomparsa e il Comune di Cutro ha dedicato proprio nella giornata del 5 luglio una giornata di studi conferendo infatti al maggiore studioso grisiano la cittadinanza onoraria.La letteratura calabrese come punto di rilettura di una nuova epoca di fare scrittura. Infatti l’abbinata Pierfranco Bruni e Francesco Grisi è la linea portante di una letteratura che va oltre gli steccati ideologici e incide un solco notevole nei linguaggi universali.Entrambi hanno raccontato la Calabria delle radici e della memoria senza mai creare modelli di rappresentazione di tardo realismo. Un incidere in un immaginario simbolico e sacro.I libri di Pierfranco Bruni dalla poesia alla narrativa passando attraverso la filosofia sono modelli di una scrittura innovativa che pongono in essere il senso della metafora e della metafisica. Cutro e la Calabria questa volta in festa per un ricordo di Grisi e una cittadinanza al suo allievo di un tempo. Nella foto: Pierfranco Bruni

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Galleria Nazionale delle Marche: orari estivi

Palazzo Ducale di Urbino   Galleria Nazionale delle Marche:le aperture straordinarie estivecompresi 14 lunedì consecutivi Dal 1 luglio al 30 settembre il museo diretto da Luigi Gallo apre anche il lunedì pomeriggio. Previsti due prolungamenti d’orario anche per il ponte di Ferragosto   Urbino, 29.06.2024Durante i mesi estivi sarà possibile visitare la Galleria Nazionale delle Marche e la mostra Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna anche il lunedì. Dal 1 luglio al 30 settembre infatti, il Palazzo Ducale di Urbino sarà aperto eccezionalmente ogni lunedì dalle ore 15.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00).Altre aperture straordinarie sono previste sabato 13 luglio, in occasione del woorkshop di danza di Virgilio Sieni, quando la chiusura sarà posticipata alle ore 23.15 (ultimo ingresso 22.15), come ancora durante gli eventi connessi al Festival Urbino Musica Antica (21,22,23,24,25,27,28 luglio) e l’Urbino Plays Jazz (3 agosto).Due aperture serali sono previste anche per il ponte di Ferragosto (16 e 17 agosto) sempre con l’apertura prolungata fino alle ore 23.15 (ultimo ingresso 22.15).Per approfondimenti sulle singole manifestazioni si rimanda ai seguenti siti web: Centro Nazionale di produzione Virgilio Sieni: http://www.virgiliosieni.it/urbino-silenzio-open-call/; Urbino Musica Antica: https://www.urbinomusicaantica.com/; Urbino Play Jazz: http://www.urbinojazzclub.com/.   Galleria Nazionale delle MarchePalazzo Ducale di UrbinoPiazza Rinascimento 13, Urbino (PU)Telefono: 0722 [email protected]       

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Fare cultura parlando di vini

Cogito R Mirizzi di Montecappone, un grande rosso prima che giunga l’estate Prima di lasciare il palcoscenico ai vini bianchi e alle bollicine, si chiude in bellezza con un grande vino rosso la stagione che vede questi vini farla da protagonista. Il prescelto e certamente all’altezza del compito è Cogito R. di Mirizzi di Montecappone che però si presta volentieri ad essere gustato anche fresco durante la bella stagione quando si ha voglia di rompere la consuetudine Una delle ultime creazioni di Gianluca Mirizzi, vino da uve Grenache che già da qualche anno ha preso il suo posto nella gamma di quest’azienda dall’incredibile qualità prodotta ad ogni sua singola espressione. Dopo oltre vent’anni alla guida di Montecappone e protagonista con i Verdicchio dei Castelli di Jesi, Gianluca nel 2015 ha messo in campo un nuovo progetto, l’Azienda Mirizzi che capitalizza tutta la sua esperienza e la visione sulla viticoltura di quest’area delle Marche. Cogito R. è uno dei figli di questa esperienza e naturalmente sempre con Lorenzo Landi al suo fianco, l’enologo con cui Gianluca Mirizzi ha firmato tante perle enologiche con “Utopia” in testa. La Grenache non è certo un autoctono ma è presente da tanto di quel tempo nella zona da essersi perfettamente integrato con il territorio. Il vino nasce da un bellissimo vigneto in una zona ad alta vocazione situato a 300 mt. S.l.m. tra gli appennini e il mare, a Monte Roberto nella zona dei Castelli di Jesi. Il vigneto esposto ad ovest è certificato “eroico” dal CERVIM, ed i suoli sono costituiti prevalentemente da marne di arenaria e calcare con aggiunta di una piccola quota di argille gialle. Per il sistema di allevamento è stata scelta una controspalliera bassa con potatura a guyot. La vendemmia avviene a piena maturazione delle uve a cui segue una vinificazione svolta in maniera tradizionale, con macerazione sulle bucce per tre settimane e controllo termico del cappello a temperature inferiori ai 25° C circa, eseguendo follature delicate e rimontaggi. Segue poi un lungo affinamento in vasi di cemento. Cogito R. non è una produzione dai numeri esagerati e chi avrà la fortuna di trovarlo al bicchiere non potrà fare a meno di sperimentarne le grandi peculiarità. Nell’assaggio della 2022 il frutto e fresco e cangiante, spezie dolci, accenno floreale fresco, accenni minerali, ed erbe essiccate di macchia e medicinali. Avvolgenza elegante che continua a sorprendere in bocca. Gustoso e rispondente al naso dal sorso leggiadro, accarezza il palato in grande equilibrio e armonia, senza nessuno spigolo e senza mai risultare piatto o “piacione”. La presenza alcolica è perfettamente integrata e lo scatto dinamico richiama continuamente il nuovo sorso. Nonostante la struttura del vino, non è mai pesante e regala un ottimo allungo. Un rosso estremamente piacevole, che anche in estate servito con quei 2 gradi in meno, può essere una bellissima bottiglia per escursioni di gusto diverso nella lunga stagione del bianco. Bruno Fulco

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Leonardo in Abruzzo

L’Aquila, piazza duomo Leonardo da Vinci a spasso per l’Abruzzo di Gabriella Izzi Benedetti * “Nessun effetto è in natura senza ragione. Intendi la ragione e non bisogna sperienza” Leonardo da Vinci – “Codice Atlantico” Se, come pare ormai accertato attraverso analisi e documentazioni, il più antico disegno a penna di Leonardo da Vinci, datato 5 agosto 1473, noto con la sigla 8P, attualmente presso il Museo degli Uffizi di Firenze, non rappresenta le colline del Chianti, ma il castello Piccolomini a Celano in Abruzzo, il lago del Fucino sottostante e le alture contigue, bisogna convenire che Leonardo, in un periodo giovanile, soggiornò nella Marsica. Non è il solo documento che ci porta sulle tracce di Leonardo in Abruzzo a più riprese; Leonardo è stato un instancabile viaggiatore, con un’attenzione capillare verso ogni mutamento della natura. I nostri antichi amavano il viaggio pur con tutte le scomodità e i pericoli connessi; ed è del tutto normale in un’epoca in cui il viaggiare era una necessità di conoscenza diretta, la sola possibile; obbligatoria per chi si dedicava al commercio, essenziale per chi amava l’apprendimento, il sapere. In quanto a Leonardo la particolare orografia del territorio abruzzese con i suoi mutamenti climatici, la ricchezza e varietà di fauna e flora, sicuramente gli ha fornito suggestioni, interpretazioni traslocate nei disegni che ancora oggi si presentano come progetti pionieristici, studi scientifici, oltre che descrizioni paesaggistiche. Non dimentichiamo poi che dal tredicesimo secolo fu massiccia la presenza toscana in Abruzzo, e già il nome Piccolomini ci dice qualcosa a riguardo. Le maggiori famiglie fiorentine fecero a gara per aggiudicarsi territori che si mostravano molto interessanti per qualità e quantità della lana, per ricchezza di pascoli, di patrimonio boschifero, di prodotti e realizzazioni di varia natura, come la cartiera, o gualchiera di Celano tra le più importanti d’Italia o la lavorazione della lana attraverso telai di particolare e quasi inaccessibile livello tecnico. La via degli Abruzzi che collegava Firenze a Napoli, due capitali di rilievo nel panorama politico, attraversando Spoleto, L’Aquila, Sulmona, Roccaraso, Capua, per fare qualche nome, facilitava la relazione fra queste due realtà. Rilevante fu anche il rapporto commerciale fra l’Abruzzo e il ducato di Milano. E attraverso una serie di camminamenti, fra i quali la via Francigena, o quella che da Monte Sant’Angelo in Puglia arrivava a Mont Sant Michel in Francia e oltre, le vie della lana, una rete di contatti coinvolgeva anche la terra d’Abruzzo al resto dell’Europa. Tra le motivazioni, specie per ciò che riguarda il ducato di Milano, la fama delle lane degli altipiani aquilani, ritenute le più pregiate sul mercato; veniva acquistata sia come materia prima, sia come prodotto finito, in panni e tessuti. La via degli Abruzzi che faceva da tramite era ritenuta tra le più sicure grazie alle tante fortificazioni esistenti in Abruzzo, con Torri d’avvistamento, Castelli, Fortilizi. Nella città dell’Aquila molti mercanti presero dimora o crearono dei veri e propri luoghi stabili di commercio: ne rimangono testimonianze attraverso la toponomastica; troviamo infatti via dei Veneziani, via dei Lombardi, via degli Alemanni e così via. La transumanza abruzzese, la più importante, seconda solo alla Spagna, si avvaleva dei Tratturi regi o magni, strade erbose enormi, 111 metri e 11 cm esatti, il più importante dei quali partiva dall’Aquila per raggiungere a Foggia. E non era il solo, in Abruzzo se ne contavano cinque o sei, tra essi il tratturo Pescasseroli-Foggia.       Gabriella Izzi Benedetti Terminato il sodalizio con Ludovico il Moro duca di Milano, Leonardo era libero di andare dove più gli piacesse. I bozzetti da lui realizzati tra il 1498 e il 1501 periodo in cui si trattenne in Abruzzo, lo mostrano nuovamente prediligere le alture, le quote alte del Gran Sasso (ci sono disegni dello stesso periodo raffiguranti le balze collinari del Val d’Arno, di Volterra oltre al Gran Sasso, tutti luoghi d’altura), e questo non deve stupire in un uomo il cui sogno era quello di volare. Il desiderio di creare una macchina volante accompagnò Leonardo per tutta la vita ed è normale immaginarlo alla ricerca ravvicinata di volatili tra i più grandi, come le aquile, dai quali carpire il segreto del volo, o calcolare la rapidità e l’angolatura di una discesa aerea con angolature, spazi di ritorno in quota. Quindi al di là di altre considerazioni, il fatto che l’Abruzzo possegga le vette più alte dell’Appennino è già motivo sufficiente per giustificare la sua presenza. Ma non è certo il solo. Alla vigilia del viaggio, intorno al 1498, verso Sulmona in compagnia di un amico milanese Paolo Trivulzio, ricco mercante di stoffe che spesso scendeva negli Abruzzi per l’acquisto appunto di lane e tessuti, Leonardo scrisse “Volo conoscere questo paese che tiene tante cose a vederse”. Si riferiva a Sulmona che era luogo di importanza strategica per la transumanza suaccennata, per reperti archeologici, non molto distante dall’area fucense. La permanenza di Leonardo è sensibile fino al 1501. Seguendo la sete di conoscenza che lo contraddistingueva, oltre Sulmona che comunque ritrasse, si spostò a Rocca Calascio, a L’Aquila e il territorio circostante fra cui Taranta Peligna, un centro all’avanguardia per la produzione delle coperte di lana e si interessò molto al funzionamento dei telai (pare che Trivulzio lo spingesse molto in questo senso) della cui tecnica si appropriò immediatamente. Trivulzio i cui interessi avevano carattere commerciale se ne tornò a Milano prima di Leonardo e, quasi certamente, fece riprodurre copia dei telai nel capoluogo lombardo. Tant’è che subito dopo il viaggio di Leonardo i macchinari milanesi mostrarono grandi migliorie e le produzioni abruzzesi divennero meno appetibili sul mercato. Certo è che, per gratitudine?, Leonardo disegnò per i tessitori di Taranta Peligna coperte molto belle; il disegno di una di esse è conservato  presso il Castello di Windsor a Londra. E non solo, sono presenti altri bozzetti presso la Royal Collection, sempre di proprietà dei reali d’Inghilterra. Disegni che ritraggono Sulmona, il Morrone, la Maiella, il Gran Sasso, il profilo del Monte Prena, l’insellatura del Vado di Ferruccio e la gola dello Scoppaturo, un rilievo roccioso ricco di guglie che riporta al Corno Piccolo. Mentre nel Codice L della biblioteca dell’Istitute de France a Parigi, la figura contenuta nel codice D è quella di Rocca Calascio. Osservando l’immagine, si nota l’assenza delle torri cilindriche, e dunque il disegno risulta essere precedente alla costruzione della cinta rinascimentale; non è da escludere che essa sia frutto della capacità inventiva di Leonardo, che influì sul rinnovamento delle tecniche d’assedio di alcune fortificazioni abruzzesi. Gli schizzi o bozzetti di Leonardo sono eseguiti su carta della gualchiera di Celano, una fabbrica in cui oltre alla follatura della lana che impermeabilizzava le tele infeltrendole, veniva lavorato il cotone con cui si fabbricava

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Le migliori interviste

Mariateresa Muraca Nella seconda metà del 2023 presso l’Università Federale del Parà a Belém, si è tenuto unconcorso per l’assegnazione di un incarico di “Professora Adjunta” (una figura comparabile a quella di ricercatrice a tempo indeterminato) nell’ambito disciplinare della “Didática, prática docente e estágio no Ensino Fundamental” all’interno della Facoltà di Educazione, nel corso di Pedagogia. Gli iscritti al concorso erano 45. Il risultato finale è stato pubblicato nel “Diário Oficial da União”; la prima classificata, vincitrice del concorso, è stata la professoressa di nazionalità italiana Mariateresa Muraca che dal Marzo 2024 ha assunto ufficialmente l’incarico. Di origini catanzaresi, Mariateresa Muraca ha frequentato la triennale in Scienze della professionalità educativa nell’Università di Perugia, la specialistica in Educazione permanente presso l’Università di Bologna ed il dottorato in co-tutela trà l’Università di Verona e l’Università Federal de Santa Catarina (Brasile). Inoltre ha effettuato due percorsi di post-dottorato; il primo all’Università di Bologna ed il secondo presso l’Università do Estado do Parà. Ha insegnato all’Università di Verona (professoressa a contratto), all’Istituto Universitario don Giorgio Pratesi (professoressa stabile) e all’Istituto Universitario Progetto Uomo (professoressa invitata). Ha realizzato esperienze di ricerca e formazione, oltre che in Italia e Brasile, anche in Guatemala e Mozambico. Ha pubblicato per la Mimesis la monografia “Educazione e movimenti sociali. Un’etnografia collaborativa con il movimento di Donne Contadine (Brasile)” e per la Giunti-Treccanii manuali didattici: “I colori della pedagogia” e “Dialoghi delle scienze umane” (Vol. 1 e 3). Ha curato e tradotto le seguenti raccolte di saggi: “Conversazioni dal Sud. Pratiche politiche, educative e di cura” (NeP2021), “l’altra intercultura. Visioni e pratiche da Abya Yala al mondo” (PensaMultimedia, 2022) e “Escrita coletiva, formaçâo e pesquisa. Uma experiência a partir das eleições brasileiras de 2022” (Pedro&Joâo 2024). È autrice di oltre settanta contributi tra articoli scientifici e capitoli di libri. Attiva sin dall’adolescenza nel sociale, è componente di diverse comunità di impegno e ricerca, ingaggiate nella lotta femminista, decoloniale, popolare e interculturale-critica. Prof.ssa Mariateresa Muraca, mi pare per la sua età che Lei abbia un curriculum molto denso di esperienze, anche all’estero, di studio, di ricerca, di formazione; volevo iniziare questa intervista chiedendole perché tra i vari Paesi ha scelto proprio il Brasile per impegnarsi nei prossimi anni. Il mio rapporto con il Brasile è cominciato già diversi anni fa, nello specifico nel 2009. All’epoca, studentessa dell’Università di Bologna, avevo deciso di realizzare la mia ricerca di tesi magistrale in Brasile, sulle orme di un autore che iniziavo a ritenere imprescindibile: Paulo Freire. Mi interessava non tanto o non solo studiare la sua produzione teorica, quanto comprendere in che modo i movimenti sociali del suo Paese stavano reinventando e ampliando la sua proposta politico-educativa. Seguivo un’ispirazione che avevo maturato in un altro contesto geografico, il Guatemala, dove nel 2006 avevo realizzato il mio tirocinio curriculare e la mia ricerca di tesi triennale insieme al MOJOCA-Movimento de Jovenes de la Calle (Movimento di Giovani di Strada), tuttora attivo, fondato da un uomo meraviglioso di nome Gérard Lutte e basato sulla filosofia dell’amicizia liberatrice che ha in Freire uno dei suoi riferimenti principali. Così, nel 2009, ho trascorso tre intensi mesi a Florianópolis, svolgendo il tirocinio e la mia ricerca di tesi magistrale presso il CEDEP-Centro de Evangelização e Educação Popular (Centro di Evangelizzazione e Educazione Popolare). Il CEDEP ancora oggi propone attività educative e ricreative a bambini e adolescenti del quartiere Monte Cristo, sorto negli anni ’80, dall’occupazione da parte di famiglie migranti provenienti dalle campagne e costrette all’esodo rurale. In quel periodo ero ospite di don Vilson Groh, un sacerdote che ha abbracciato i principi della Teologia della Liberazione, divenendo una figura chiave del lavoro sociale nella città. La sua casa è situata nella comunità più nera di Florianópolis: Mont Serrat. Pertanto le mie giornate si dividevano tra questi due quartieri: Monte Cristo e Mont Serrat. Ci tengo a precisare, perché sia di incoraggiamento per altre persone che leggeranno queste pagine, che né nel caso del Guatemala né nel caso del Brasile avevo potuto contare su accordi già stipulati con l’università in cui studiavo. Si è trattato, invece, di percorsi sorti da opportunità che si sono via via mostrate e, soprattutto, da un forte desiderio che mi motivava a conoscere mondi distanti, come la realtà della strada in Guatemala o della periferia nel sud del Brasile, con un approccio non superficiale, fondato sulla condivisione. Come si è sviluppato il suo lavoro di ricerca in Brasile, può parlarcene più approfonditamente? Durante i tre mesi trascorsi a Florianópolis nel 2009 avevo conosciuto, proprio a casa di don Vilson Groh, il coordinatore del MST-Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra) nello stato di Santa Catarina, Vilson Santin. Grazie alla sua fiducia, avevo potuto trascorrere una decina di giorni nell’accampamento Irmá Jandira. Mi ero dunque appassionata ai movimenti contadini ed ero rientrata in Italia con il sogno di proseguire la mia attività di ricerca insieme a loro. Dopo aver superato il concorso di ammissione al dottorato e aver vinto una borsa presso l’Università di Verona, dunque, sono tornata in Brasile nel 2012. I legami che sono andata costruendo mi hanno permesso di avvicinarmi a un altro movimento, il MMC-Movimento de Mulheres Camponesas (Movimento di Donne Contadine), con cui ho realizzato effettivamente la mia ricerca di dottorato, conclusa con la discussione presso l’Universidade Federal de Santa Catarina nel 2015. Gli anni della ricerca con il MMC sono stati incredibili. Soprattutto il periodo tra giugno del 2013 e marzo del 2016. In questi mesi, sono stata ospitata da ventitré militanti del Movimento, spostandomi di casa in casa ogni settimana e attraversando cinque municipi dell’Ovest dello stato di Santa Catarina: Anchieta, Palma Sola, São José do Cedro, Dionísio Cerqueira e Guarujá do Sul. Questa intensa esperienza di convivenza mi ha permesso di elaborare una conoscenza dal di dentro e dal basso delle pratiche educative del Movimento e di osservare le trasformazioni provocate dalla partecipazione nella vita delle donne e delle comunità. Uno degli aspetti su cui abbiamo riflettuto riguarda le implicazioni politico-metodologiche di

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