06/09/2024 18:11 ph. Ansa ROMA\ aise\ – Dopo le dimissioni di Gennaro Sangiuliano a seguito del caso Boccia, il governo ha già trovato.

Leonardo in Abruzzo
L’Aquila, piazza duomo Leonardo da Vinci a spasso per l’Abruzzo di Gabriella Izzi Benedetti * “Nessun effetto è in natura senza ragione. Intendi la ragione e non bisogna sperienza” Leonardo da Vinci – “Codice Atlantico” Se, come pare ormai accertato attraverso analisi e documentazioni, il più antico disegno a penna di Leonardo da Vinci, datato 5 agosto 1473, noto con la sigla 8P, attualmente presso il Museo degli Uffizi di Firenze, non rappresenta le colline del Chianti, ma il castello Piccolomini a Celano in Abruzzo, il lago del Fucino sottostante e le alture contigue, bisogna convenire che Leonardo, in un periodo giovanile, soggiornò nella Marsica. Non è il solo documento che ci porta sulle tracce di Leonardo in Abruzzo a più riprese; Leonardo è stato un instancabile viaggiatore, con un’attenzione capillare verso ogni mutamento della natura. I nostri antichi amavano il viaggio pur con tutte le scomodità e i pericoli connessi; ed è del tutto normale in un’epoca in cui il viaggiare era una necessità di conoscenza diretta, la sola possibile; obbligatoria per chi si dedicava al commercio, essenziale per chi amava l’apprendimento, il sapere. In quanto a Leonardo la particolare orografia del territorio abruzzese con i suoi mutamenti climatici, la ricchezza e varietà di fauna e flora, sicuramente gli ha fornito suggestioni, interpretazioni traslocate nei disegni che ancora oggi si presentano come progetti pionieristici, studi scientifici, oltre che descrizioni paesaggistiche. Non dimentichiamo poi che dal tredicesimo secolo fu massiccia la presenza toscana in Abruzzo, e già il nome Piccolomini ci dice qualcosa a riguardo. Le maggiori famiglie fiorentine fecero a gara per aggiudicarsi territori che si mostravano molto interessanti per qualità e quantità della lana, per ricchezza di pascoli, di patrimonio boschifero, di prodotti e realizzazioni di varia natura, come la cartiera, o gualchiera di Celano tra le più importanti d’Italia o la lavorazione della lana attraverso telai di particolare e quasi inaccessibile livello tecnico. La via degli Abruzzi che collegava Firenze a Napoli, due capitali di rilievo nel panorama politico, attraversando Spoleto, L’Aquila, Sulmona, Roccaraso, Capua, per fare qualche nome, facilitava la relazione fra queste due realtà. Rilevante fu anche il rapporto commerciale fra l’Abruzzo e il ducato di Milano. E attraverso una serie di camminamenti, fra i quali la via Francigena, o quella che da Monte Sant’Angelo in Puglia arrivava a Mont Sant Michel in Francia e oltre, le vie della lana, una rete di contatti coinvolgeva anche la terra d’Abruzzo al resto dell’Europa. Tra le motivazioni, specie per ciò che riguarda il ducato di Milano, la fama delle lane degli altipiani aquilani, ritenute le più pregiate sul mercato; veniva acquistata sia come materia prima, sia come prodotto finito, in panni e tessuti. La via degli Abruzzi che faceva da tramite era ritenuta tra le più sicure grazie alle tante fortificazioni esistenti in Abruzzo, con Torri d’avvistamento, Castelli, Fortilizi. Nella città dell’Aquila molti mercanti presero dimora o crearono dei veri e propri luoghi stabili di commercio: ne rimangono testimonianze attraverso la toponomastica; troviamo infatti via dei Veneziani, via dei Lombardi, via degli Alemanni e così via. La transumanza abruzzese, la più importante, seconda solo alla Spagna, si avvaleva dei Tratturi regi o magni, strade erbose enormi, 111 metri e 11 cm esatti, il più importante dei quali partiva dall’Aquila per raggiungere a Foggia. E non era il solo, in Abruzzo se ne contavano cinque o sei, tra essi il tratturo Pescasseroli-Foggia. Gabriella Izzi Benedetti Terminato il sodalizio con Ludovico il Moro duca di Milano, Leonardo era libero di andare dove più gli piacesse. I bozzetti da lui realizzati tra il 1498 e il 1501 periodo in cui si trattenne in Abruzzo, lo mostrano nuovamente prediligere le alture, le quote alte del Gran Sasso (ci sono disegni dello stesso periodo raffiguranti le balze collinari del Val d’Arno, di Volterra oltre al Gran Sasso, tutti luoghi d’altura), e questo non deve stupire in un uomo il cui sogno era quello di volare. Il desiderio di creare una macchina volante accompagnò Leonardo per tutta la vita ed è normale immaginarlo alla ricerca ravvicinata di volatili tra i più grandi, come le aquile, dai quali carpire il segreto del volo, o calcolare la rapidità e l’angolatura di una discesa aerea con angolature, spazi di ritorno in quota. Quindi al di là di altre considerazioni, il fatto che l’Abruzzo possegga le vette più alte dell’Appennino è già motivo sufficiente per giustificare la sua presenza. Ma non è certo il solo. Alla vigilia del viaggio, intorno al 1498, verso Sulmona in compagnia di un amico milanese Paolo Trivulzio, ricco mercante di stoffe che spesso scendeva negli Abruzzi per l’acquisto appunto di lane e tessuti, Leonardo scrisse “Volo conoscere questo paese che tiene tante cose a vederse”. Si riferiva a Sulmona che era luogo di importanza strategica per la transumanza suaccennata, per reperti archeologici, non molto distante dall’area fucense. La permanenza di Leonardo è sensibile fino al 1501. Seguendo la sete di conoscenza che lo contraddistingueva, oltre Sulmona che comunque ritrasse, si spostò a Rocca Calascio, a L’Aquila e il territorio circostante fra cui Taranta Peligna, un centro all’avanguardia per la produzione delle coperte di lana e si interessò molto al funzionamento dei telai (pare che Trivulzio lo spingesse molto in questo senso) della cui tecnica si appropriò immediatamente. Trivulzio i cui interessi avevano carattere commerciale se ne tornò a Milano prima di Leonardo e, quasi certamente, fece riprodurre copia dei telai nel capoluogo lombardo. Tant’è che subito dopo il viaggio di Leonardo i macchinari milanesi mostrarono grandi migliorie e le produzioni abruzzesi divennero meno appetibili sul mercato. Certo è che, per gratitudine?, Leonardo disegnò per i tessitori di Taranta Peligna coperte molto belle; il disegno di una di esse è conservato presso il Castello di Windsor a Londra. E non solo, sono presenti altri bozzetti presso la Royal Collection, sempre di proprietà dei reali d’Inghilterra. Disegni che ritraggono Sulmona, il Morrone, la Maiella, il Gran Sasso, il profilo del Monte Prena, l’insellatura del Vado di Ferruccio e la gola dello Scoppaturo, un rilievo roccioso ricco di guglie che riporta al Corno Piccolo. Mentre nel Codice L della biblioteca dell’Istitute de France a Parigi, la figura contenuta nel codice D è quella di Rocca Calascio. Osservando l’immagine, si nota l’assenza delle torri cilindriche, e dunque il disegno risulta essere precedente alla costruzione della cinta rinascimentale; non è da escludere che essa sia frutto della capacità inventiva di Leonardo, che influì sul rinnovamento delle tecniche d’assedio di alcune fortificazioni abruzzesi. Gli schizzi o bozzetti di Leonardo sono eseguiti su carta della gualchiera di Celano, una fabbrica in cui oltre alla follatura della lana che impermeabilizzava le tele infeltrendole, veniva lavorato il cotone con cui si fabbricava









