Novità librarie – Il fascino del male

“Discesa a Malebolge. Il fascino del male”: il 5 marzo alle 18 alla libreria Galla 1880 Antonio Di Lorenzo dialoga con l’autore Massimo Parolin L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà l’occasione per conoscere in anteprima il terzo volume della saga di Massimo Parolin dopo “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza”. Di Giovanni Coviello – Direttore responsabile  – 3 Marzo 2026, 22:06 Discesa a Malebolge di Massimo Parolin   Giovedì 5 marzo 2026 alle ore 18, alla libreria Galla 1880 (corso Palladio 11, Vicenza), si terrà la presentazione del libro “Discesa a Malebolge. Il fascino del male” (120 pagine, 14 euro, editore L’altra stampa srl, acquistabile in libreria, sul nostro shop e a breve su Amazon). Interverrà, dopo i saluti di Alberto Galla, l’autore Massimo Parolin con cui dialogherà il giornalista Antonio Di Lorenzo. L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, sarà l’occasione per conoscere in anteprima il terzo volume della saga di Massimo Parolin dopo “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza“. Discesa a Malebolge, 5 marzo Galla: Di Lorenzo con autore Parolin La scomparsa di Toni non è un mistero come gli altri. È l’ultimo anello di una catena iniziata anni prima, quando il Male ha fatto irruzione nella vita di un gruppo di amici legati da un passato comune, da colpe mai del tutto espiate e da un’amicizia che resiste al tempo. In Discesa a Malebolge, terzo capitolo della saga inaugurata con Quella strada per il lago e proseguita con Demoni a Vicenza, il confine tra mondo umano e dimensione infera viene definitivamente infranto. Discesa a Malebolge, Antonio Di Lorenzo dialoga con autore Massimo Parolin   Per ritrovare Toni, inghiottito da una realtà oscura dopo aver stretto un patto scellerato con il demone Aamon, non basteranno il ricordo, la speranza o la ragione. Servirà scendere davvero. Attraversare luoghi carichi di simboli, decifrare enigmi lasciati dal Male, affrontare verità che ognuno dei protagonisti ha cercato per anni di rimuovere. La discesa non è solo geografica, ma interiore: un viaggio tra lutto, senso di colpa, amicizia e redenzione. Ambientato in una Vicenza inquietante e segreta, sospesa tra storia, esoterismo e contemporaneità, il romanzo intreccia horror metafisico e racconto di formazione adulta, portando la saga verso il suo snodo più oscuro e decisivo. Discesa a Malebolge è il capitolo in cui le domande rimaste aperte trovano finalmente una direzione, e in cui ogni scelta diventa irreversibile. L’autore Massimo Parolin, Comandante della Polizia Locale di Vicenza. Laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere Classiche con un Master in Sicurezza Urbana. Cavaliere Ufficiale della Repubblica. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste giuridiche di Polizia Locale e dei due primi libri della saga “Quella strada per il lago” e “Demoni a Vicenza”. Relatore in convegni nazionali, regionali e locali. Già membro del Comitato Tecnico Consultivo della Scuola Regionale di Polizia Locale e del Comitato Tecnico AnciVeneto.   Giovanni Coviello – Direttore responsabile http://vipiu.it Giovanni Coviello (nato l’8-12-1950), ingegnere elettronico, dopo varie esperienze al vertice di attività imprenditoriali sportive e dopo essere stato anche responsabile editoriale dell’inserto mensile di Pc Week (Mondadori Informatica), collaboratore del mensile Espansione di Mondadori dal 1993 al 1994 e del settimanale Il 2000 (Vicenza) diretto da Giancarlo Filippini, è il fondatore e direttore responsabile di ViPiu.it, nata come testata cartacea VicenzaPiù, oggi VicenzaPiù Viva, il 25 febbraio 2006, poi cresciuta dal 2008 con la sua versione web. È giornalista professionista e ha curato vari libri e pubblicato direttamente per le collane Vicenza Papers, Vicenza Popolare e Storia e storie, tutte collane che fanno riferimento ora a L’altra stampa srl. Da giornalista, direttore e autore e curatore di libri Giovanni Coviello ha sempre avuto un solo obiettivo: essere fedele a se stesso e ai suoi lettori.

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Vicenza, la Centrale che torna al centro

  Un libro, tre sindaci e un quartiere unito per restituire alla città un luogo simbolo di memoria e futuro   Presentato nella sala del CIM della Parrocchia di San Bortolo il volume “Vicenza, un luogo centrale”, firmato dai giornalisti Giovanni Coviello e Serena Balbo. Il libro ricostruisce la complessa vicenda della Ex Centrale del latte di via Medici: dalla vendita decisa dall’allora sindaco Enrico Hüllweck, che destinò le risorse alla costruzione del Teatro Comunale, al trasferimento dello stabilimento, fino alla lunga battaglia civile del quartiere San Bortolo per riavere quegli spazi come bene pubblico. All’incontro, moderato dal giornalista ANSA Luca Pozza, erano presenti tre dei quattro sindaci che hanno segnato le tappe di questa storia: oltre a Hüllweck, anche Achille Variati e l’attuale primo cittadino Giacomo Possamai (assente giustificato Francesco Rucco). Ognuno ha offerto il proprio contributo nel volume con una prefazione, riconoscendo, pur da prospettive diverse, il valore di una vicenda che intreccia scelte amministrative, memoria collettiva e partecipazione civica. Cuore pulsante della narrazione è l’impegno ventennale del Comitato Ex Centrale del latte, guidato da Giancarlo Albera, che ha trasformato un’area dismessa in un simbolo di rigenerazione urbana. Assemblee, proposte, dialoghi con le istituzioni: una perseveranza civile che oggi vede i primi frutti, con l’apertura degli spazi e l’attesa di un bando per la gestione definitiva.   Il libro non è solo una ricostruzione storica documentata e ricca di immagini: è uno strumento di memoria attiva. Ricorda agli amministratori gli impegni presi e ai cittadini la forza della partecipazione. Perché la storia della Ex Centrale dimostra che i luoghi non sono solo muri e mattoni, ma relazioni, attese, visioni condivise. Un elogio sincero va dunque agli autori e al Comitato: in tempi di disaffezione e lamenti a distanza di sicurezza, qui si è scelta la via più faticosa e più nobile, quella del coinvolgimento diretto. La Centrale torna “centrale” non solo urbanisticamente, ma civicamente. E la lezione è semplice: chi partecipa costruisce. Chi si volta dall’altra parte, al massimo, commenta. Giuseppe Arnò

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Novità librarie: Vicenza, un luogo centrale

“Vicenza, un luogo centrale”: presentazione del libro il 28 febbraio alle 10.30 nella Sala del CIM. Pozza dialoga con autori Coviello e Balbo Di Giovanni Coviello – Direttore responsabile  – 25 Febbraio 2026, 20:30 Vicenza, un luogo centrale   Sabato 28 febbraio 2026 alle ore 10.30, nella Sala del Cuore Immacolato di Maria (via Medici 93, Vicenza), si terrà la presentazione del libro Vicenza, un luogo centrale. Interverranno gli autori Giovanni Coviello e Serena Balbo. Dialogherà con loro il giornalista Luca Pozza. L’incontro con ingresso libero fino ad esaurimento posti, lo annuncia il Coordinamento Comitati di Giancarlo Albera, sarà un’occasione di confronto pubblico attorno ai temi affrontati nel volume, dedicato alla storia e alle prospettive della ex Centrale del latte di Vicenza ed acquistabile in libreria, sul nostro shop con spese di spedizione incluse e a breve su Amazon. Vicenza, un luogo centrale: 28 febbraio Pozza con Coviello e Balbo “Vicenza, un luogo centrale” (collana Storia e Storie, 160 pagine, editore L’altra stampa srl, prezzo 15 euro, 15 euro), oltre a foto specifiche degli eventi raccontati, offre ben 15 pagine finali di appendiuce storica fotografica. “Vicenza, un luogo centrale”, con “Discesa a Malebolge” “Spiritualità verde”, è uno dei tre libri con cui la casa editrice L’altra stampa, di cui siamo i curatori editoriali, incrementa le sue pubblicazioni librarie locali e nazionali. La presentazione di “Vicenza, un luogo centrale” Vicenza, un luogo centrale è la storia dell’ex Centrale del Latte, rimasta per oltre vent’anni in attesa di una nuova destinazione. Venduta all’inizio degli anni Duemila per finanziare la costruzione del nuovo Teatro Comunale, la struttura non ha segnato la fine dell’attività produttiva, che ha proseguito in un nuovo impianto moderno e funzionale, ma ha aperto una nuova stagione per la città. Lo spazio dell’ex Centrale, infatti, è rimasto pubblico, simbolo di un patrimonio urbano da rigenerare e condividere. Attraverso una ricostruzione puntuale, Giovanni Coviello e Serena Balbo raccontano come questo luogo — al centro del quartiere San Bortolo e della memoria collettiva — sia diventato uno snodo simbolico tra passato e futuro. La narrazione intreccia scelte politiche, battaglie civiche, idee progettuali e la lunga mobilitazione di comitati e abitanti, guidati da Giancarlo Albera, che hanno tenuto accesa l’attenzione su uno spazio ancora da completare, ma sempre più vivo. Un libro che racconta come un luogo apparentemente marginale possa tornare centrale nella vita di una città, se sostenuto dalla memoria, dal senso di comunità e dalla partecipazione: un insegnamento anche per i giovani. TAGS Vicenza un luogo centrale Vicenza un luogo centrale: 28 febbraio Pozza con Coviello e Balbo- Vipiù

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A doctrine of questions

La Metafisica della Letteratura vivente nella Filosofia Sethiana di Krishan Chand Sethi Secondo la scuola di pensiero sethiana, la letteratura non è un giocattolo culturale né un passatempo estetico; è il lavoro ontologico della coscienza umana. In questo senso più profondo, la scrittura è la manifestazione del movimento invisibile di una consapevolezza invisibile. Quando la letteratura perde questa grande identità e si trasforma in una narrazione ornamentale, inizia a perdere la sua vitalità come vita esistenziale. Ma quando recupera il suo compito filosofico, diventa uno strumento discreto ma efficace di risveglio interiore. Il Dr. Sethi K.C. afferma che molta scrittura moderna soffre di una crisi non per mancanza di talento, ma per carenza di una percezione orientata alla profondità. Le parole sono ovunque intorno a noi oggi, ma la saggezza è sempre più rara. È dunque tempo che la letteratura ritrovi la sua causa originaria: illuminare la condizione umana, fare più che descrivere. Non deve limitarsi a dire alle persone ciò che accade all’esterno dell’individuo, ma deve anche rivelare ciò che avviene nella mente umana — e di cui molto spesso la persona stessa non è nemmeno consapevole. Tra le principali affermazioni della filosofia sethiana vi è l’idea che la letteratura debba servire come espressione del divenire, non come registrazione dell’essere. La vita umana non è passiva, ma un’evoluzione continua psicologica ed emotiva. Nella scrittura, il semplice atto di catturare stati emotivi fissi diventa rapidamente prevedibile. Ma la letteratura che segue le sottili sfumature del pensiero, del dubbio, dell’esitazione, della realizzazione e del conflitto interiore possiede una freschezza perenne. Lo scrittore è sensibile a questi micromovimenti della coscienza, ed è questo che crea nuove dimensioni nella letteratura. La letteratura sethiana è fortemente concentrata sulla dialettica tra silenzio ed espressione, data la sua rilevanza filosofica. Il mondo moderno è disseminato di discorsi, ma è anche sopraffatto da sentimenti repressi. Secondo il punto di vista sethiano, la letteratura significativa è costretta a studiare la grammatica del silenzio. Molto spesso, l’esperienza letteraria più intensa non è quella in cui tutto viene spiegato, ma quella in cui la scrittura suggerisce appena e lascia il lettore con la coscienza impegnata nel processo di costruzione del significato. Questo aspetto di partecipazione è essenziale. Nella riflessione sethiana, la letteratura non è una presentazione monolitica del pensiero; è un atto psicologico condiviso tra lo scrittore e il lettore. Quando la scrittura diventa eccessivamente esplicativa, rende il lettore un ricevente passivo. Quando invece è suggestiva ma chiara, richiama all’attività interiore. In parte, questa posizione filosofica può spiegare la crescente popolarità delle forme poetiche brevi e strutturalmente sperimentali nella cultura letteraria contemporanea. In questo ambiente in trasformazione, il Dr. Sethi è stato un contributore di rilievo nel processo di trasformazione dell’espressione poetica attraverso il suo lavoro innovativo. E’ generalmente considerato il pioniere della Pictorial Poetry, un genere in cui le immagini visive si fondono con il testo poetico per produrre un effetto di doppio impatto. Ciò che un tempo era sperimentale è ora diventato parte della cultura letteraria digitale dominante. Oggi la poesia visiva – o ciò che il pubblico, senza spirito critico, chiama pictorial poetry – è quasi onnipresente in tutti i circoli dei social media, letterari e creativi. Oltre a ciò, egli ha sviluppato la Feel Poetry, che pone un’enfasi significativa sull’immediatezza emotiva piuttosto che sulla complessità ornamentale. Una poesia in stile sethiano deve colpire con rapidità e sincerità il nervo emotivo del lettore. Quando l’emozione è trattenuta da un eccesso di abbellimenti, la poesia perde la sua vitalità. Un’altra innovazione interessante è la Single Sentence Poetry, una forma condensata di poesia in cui la gravità filosofica è mantenuta sotto una severa economia di parole. Tale compressione è in sintonia con i ritmi cognitivi moderni nelle avalanche informative del mondo contemporaneo. Tuttavia, nella riflessione sethiana, compressione e superficialità sono accuratamente distinte. La brevità deve concentrare il significato, non diluirlo. Forse una delle aggiunte strutturalmente più distintive è quella degli Echolets (poesia di 2,5 versi). In questa forma, il mezzo verso è la pitching line, il cui scopo è dare uno shock alla coscienza del lettore e produrre una risonanza. L’Echolet è una profonda intuizione sethiana: i lettori contemporanei sono altamente sensibili all’incompletezza suggestiva, nella quale il lettore partecipa al mondo mentale del testo. Il mezzo verso non è un segno di debolezza, ma uno stimolo psicologico consapevole. È significativo notare che il percorso letterario associato a queste innovazioni non è stato individuale. Tra i sethiani, il Dr. Sethi e sua moglie, la signora Sunita Sethi, sono considerati importanti trendsetter che hanno trasformato l’aspetto e lo stile della poesia moderna. La loro immaginazione creativa congiunta ha contribuito ad ampliare le possibilità visive e strutturali della presentazione poetica nell’era digitale. Un altro tema filosofico rilevante nella filosofia sethiana è la moralità dell’autenticità. La letteratura rischia di diventare superficialmente impressionante ma interiormente vuota in un’epoca di performance digitale e di incessante auto-presentazione. La filosofia sethiana scoraggia questa tendenza. Non è la novità stilistica a creare la vera novità letteraria, ma la verità dell’esperienza. La scrittura deve andare oltre il desiderio di apparire originale e radicarsi nella sensibilità vissuta. Strettamente collegata a ciò è la psicologia della ricezione. La letteratura non è solo esistenza testuale; è uno spazio di interpretazione del lettore. Pertanto, è importante che la scrittura sia sensibile al mutare dell’atmosfera emotiva della società. L’uomo contemporaneo tende a vivere in uno stato di paradosso: iper-connettività e isolamento interiore, saturazione informativa e stanchezza riflessiva, visibilità pubblica e frammentazione. Le opere letterarie che non tengono conto di queste tensioni rischiano di diventare filosoficamente irrilevanti. Ma la scrittura che comunica silenziosamente con esse diventa necessaria al proprio tempo. L’idea sethiana invita gli autori a cogliere non solo i cambiamenti drammatici della società, ma anche il sottile clima psicologico della vita quotidiana. In questa filosofia, il linguaggio è considerato un’espressione trasparente della coscienza piuttosto che un velo ornamentale. L’uso superfluo di ornamenti verbali può impressionare nel breve termine, ma spesso ostacola l’immediatezza emotiva. L’inclinazione sethiana è verso la semplicità con profondità. Filosoficamente, la semplicità possiede un potere penetrante che talvolta è difficile da raggiungere nel linguaggio elaborato. Il problema del futuro della letteratura risiede in un equilibrio sottile: qualcosa di innovativo, ma non così estremo da diventare sterile; qualcosa di breve, ma non così superficiale da diventare freddo; qualcosa di sperimentale, senza perdere il tocco umano; e qualcosa di filosofico, senza diventare così astratto da allontanarsi dall’esperienza umana. Quando tale equilibrio è mantenuto, i nuovi

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Esce “Il Principe è in Casa” di Alessio Arena, edito da bulzoni

    È stato pubblicato il volume “Il Principe è in Casa” dello scrittore Alessio Arena (Palermo, 1996), edito da Bulzoni nella collana “Biblioteca di Cultura”. Si tratta del dodicesimo libro di Arena: un atto unico accompagnato dalla prefazione del regista e storico dello spettacolo Stefano Piacenti e dalla copertina e i bozzetti di Mattia Pirandello.   Alessio Arena ha già all’attivo diverse pubblicazioni che comprendono poesia, saggi e un testo teatrale. Dopo il successo del suo “La vena verde” (IQdB Edizioni, 2020), da cui è stato tratto lo spettacolo “Una verde vena di follia” (2022), diretto da Emanuela Giordano e prodotto dal Teatro Biondo di Palermo (con la grande Mascia Musy nei panni della protagonista), Alessio Arena propone dunque un nuovo testo destinato al teatro. Il libro “Il Principe è in Casa” (Bulzoni) è disponibile in tutte le librerie italiane e negli store online.   Come si legge nella quarta di copertina del volume, firmata da Arena, “Il monologo racconta, in fondo, la storia di una coppia qualunque: il Principe, ultimo esponente di un’immaginaria antica famiglia aristocratica siciliana, e la sua dimora, sopravvissuta alla mafia e al sacco di Palermo. Condivide con il pubblico il suo grande amore per la casa che abita fin da bambino: a tratti madre, a tratti compagna, è tutto ciò che resta della sua vita e della sua famiglia. Il Principe racconta che il figlio, noncurante dei desideri del padre, intende cacciarlo di casa e venderla, mettendo fine di fatto alla vita di entrambi: della dimora e di chi la abita. Il racconto viaggia nel tempo, apre parentesi su pagine oscure della storia della Sicilia, come le stragi mafiose, indugia su amori mancati, su rimorsi e rimpianti, illusioni vecchie e nuove, così come sulla difficoltà a sopravvivere in un mondo che cambia troppo velocemente. La casa è sempre presente. E ascolta, come creatura viva, l’ultima ode del suo innamorato. È un testo pensato per il teatro, per essere portato in scena. Incoraggio ogni regista a cimentarsi in libertà sul testo, anche allontanandosi, se lo riterrà necessario, dalle mie ipotesi di messinscena. D’altro canto, auspico che il libro possa trovare spazio anche in contesti didattici, offrendosi a studenti di teatro che, forse più di altri, possono realizzarne le infinite possibilità di essere.” Alessio Arena   La copertina, come i bozzetti all’interno del volume, è opera di Mattia Pirandello. La prefazione è firmata dal regista Stefano Piacenti. Il volume di Arena è stato inoltre curato, in qualità di editor e correttore di bozze, da Andrea Emanuele.   Breve biografia dell’autore:   Alessio Arena (Palermo, 1996), scrittore e studioso di teatro e discipline dello spettacolo, ha insegnato presso università e istituti in Italia e all’estero. tra i quali l’Universidad Nacional de Rosario, l’Universidade de São Paulo, l’Universidad Nacional del Litoral, l’Universidad Autónoma de Entre Ríos, la Civica Scuola di Cinema “Luchino Visconti” (Milano) e l’Università di Foggia. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Verona in cotutela con l’Université Sorbonne Nouvelle. I suoi interessi di ricerca comprendono il teatro italiano contemporaneo. Ha ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per il suo lavoro letterario e accademico. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui sei raccolte di poesie, tre saggi sul teatro e un testo teatrale. Alcune sue opere sono state tradotte in spagnolo, arabo e inglese. Per approfondire: alessioarena.it   In allegato: Foto dell’autore, Alessio Arena, e copertina del volume. Carlo Guidotti Cell.: 3286783107 Iscr. OdG: 161796   Fonte: Goffredo Palmerini

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Palmerini – Novità librarie

18 febbraio 2026  DUE LIBRI DI GOFFREDO PALMERINI PER CELEBRARE L’AQUILA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA Il primo è un tributo di testimonianze su Mario Fratti, il secondo ricorda 118 Personaggi aquilani e non         x L’AQUILA – Due nuovi libri saranno il contributo editoriale del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini per celebrare L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. In corso di composizione per i tipi di One Group Edizioni, usciranno nel corso della primavera. Per il momento ecco qualche anticipazione, autorizzata dall’autore e dalla casa editrice, sugli argomenti che tratteranno. Il primo volume in uscita è un tributo al grande drammaturgo aquilano Mario Fratti, vissuto dal 1963 a New York, dove ha insegnato alla Columbia University e all’Hunter College (CUNY – City University of New York) e dove, dopo un’intensa vita di autore teatrale, è scomparso il 15 aprile 2023 alla veneranda età di quasi 96 anni.   Palmerini, che di Fratti è stato anche fraterno amico oltre che estimatore, in questo lavoro di prossima pubblicazione ha raccolto numerose testimonianze di Personalità – italiane e americane – della cultura, del teatro, del mondo accademico, dell’informazione e delle Istituzioni attraverso le quali viene ricordato l’Uomo e il Drammaturgo che, con le sue opere, rappresentate nei teatri di tutto il mondo, ha reso onore alle sue origini aquilane, di cui egli è andato sempre orgoglioso. Mario Fratti era nato a L’Aquila il 5 luglio 1927.   Il volume reca la Prefazione del prof. Anthony Julian Tamburri, Preside del John D. Calandra Italian American Institute del Queens College (CUNY), struttura accademica tra le più prestigiose negli studi e nella valorizzazione del contributo reso dalla diaspora italiana alla cultura e al progresso degli Stati Uniti d’America. Il volume pubblica anche due importanti interviste inedite a Mario Fratti, le testimonianze rese al Mario Fratti Memorial, tenutosi il 12 luglio 2023 a tre mesi dalla morte presso il Gran Sasso Scienze Institute, ed altre testimonianze sull’insigne drammaturgo raccolte nel corso del 2025.   Questi gli autori dei 35 contributi che saranno presenti nel volume: Paola Inverardi (Rettrice del Gran Sasso Science Institute), Pierluigi Biondi (Sindaco dell’Aquila), Biagio Tempesta, Massimo Cialente, Liliana Biondi (Università dell’Aquila), Giuseppe Di Pangrazio, Stefania Pezzopane, Letizia Airos Soria (New York), Gabriele Lucci, Laura Benedetti (Georgetown University, Washington), Franco Narducci, Josephine Buscaglia Maietta (New York), Mino Sferra, Mariza Bafile (New York), Lucilla Sergiacomo, Roberta Gargano, Stefano Vaccara (New York), Valentina Fratti (New York), Rosemary Serra (Università di Trieste), Tiziano Bedetti, Giovanna Chiarilli, Emanuela Medoro, Maria Fosco (New York), Monia Manzo, Silvia Giampaola, Marisa Mastracci, Milena Petrarca, Joseph Sciame (St. John’s University, New York), Pasqualina Petrarca, Giulia Bisinella (New York), Lucia Patrizio Gunning, Laura Caparrotti (New York), Laura Lamberti (New York), Margherita Peluso, Piero Picozzi (New York) e Goffredo Palmerini curatore del volume.   Il secondo libro, che seguirà di alcune settimane, è una raccolta di profili e memorie di Personalità scomparse su cui Goffredo Palmerini ha vergato un ricordo nel giorno della loro dipartita, o in qualche ricorrenza, o in eventi commemorativi. Sono ben 118 Personaggi ricordati nel corposo volume (dal 2005 al 2025), figure di concittadini che hanno lasciato un’impronta nella vita della comunità aquilana e che meritano la gratitudine della città, come anche Personalità che in Italia e all’estero hanno reso onore alla loro terra d’origine con il loro talento e la loro dedizione al bene comune, infine figure di spicco della cultura mondiale legate in qualche modo a L’Aquila. Sono tutte Persone significative che hanno comunanza di origini con l’autore, oppure che Palmerini ha incrociato nel corso della sua lunga vita istituzionale come amministratore del Comune dell’Aquila, o anche conosciuto e incontrato all’estero in occasione dei suoi numerosi contatti con le comunità abruzzesi e italiane nel mondo per approfondire la conoscenza dell’emigrazione italiana. Maggiori dettagli sul libro saranno resi nell’imminenza dell’uscita del volume.   *** Goffredo Palmerini, nato a L’Aquila nel 1948, è giornalista e scrittore. Per quasi trent’anni amministratore comunale, è stato più volte assessore e Vice Sindaco dell’Aquila. Scrive su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. Suoi articoli sono ospitati su molti giornali e riviste in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Germania, Gran Bretagna, Messico, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. In redazione presso numerose testate giornalistiche in Italia, è collaboratore della stampa italiana all’estero. Ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel Mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016), “L’Italia nel cuore” (2017), “Grand Tour a volo d’Aquila” (2018), “Italia ante Covid” (2020), “Mario Daniele, il sogno americano” (2021), “Mosaico di Voci” (2021), “Il mondo che va” (2022), “Il mondo di Mario Fratti” (2023), Mario Setta, testimonianze di libertà (2024), Ti racconto così (2024), Intrecci di memoria (2025), Berardino Scipioni, storia di una vita all’estero (2025).   Nel 2008 gli è stato tributato il Premio Internazionale “Guerriero di Capestrano”, nel 2014 il Premio Speciale “Nelson Mandela” per i Diritti Umani, nel 2020 il Premio Nazionale Pratola per la Letteratura e dall’India il riconoscimento di “Scrittore d’eccellenza” dal World Pictorial Poetry Forum, nel 2021 il Premio internazionale Città di Firenze, il Premio internazionale Ignazio Silone – Menzione speciale (2023) e il Book for Peace international Award (2024). Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione per la sezione Giornalismo, gli sono poi stati tributati il Premio internazionale “Gaetano Scardocchia” (2017), il Premio Giornalistico Nazionale “Maria Grazia Cutuli” (2017), il Premio Giornalistico dell’Anno 2017 dall’Associazione Stampa italiana in Brasile, il Premio internazionale “Fontane di Roma” (2018), il Premio internazionale Federico II (2021), nel 2022 il Premio “Eccellenza italiana” Roma/Washington, il Premio Napoli Cultural Classic per il Giornalismo internazionale (2023), nel 2024 a Roma il Premio Genius Loci e a Firenze il Premio internazionale Florence Seven Stars. Da molti anni svolge un’intensa attività di relazione con le comunità italiane all’estero. Studioso di emigrazione, è membro del Comitato scientifico internazionale del “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo”, per la quale opera è anche uno

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“Le rosse pergamene – poesie d’amore” di Anna Manna

14 febbraio 2026   LE ROSSE PERGAMENE FESTEGGIANO IL 25° COMPLEANNO Superpremio all’artista Milena Petrarca per il dipinto Matilda – l’amore dell’imperatore, creato per l’omonima poesia di Anna Manna   ROMA -. Il Premio LE ROSSE PERGAMENE DEL NUOVO UMANESIMO nacque nel 2001 dopo la pubblicazione del volume “Le rosse pergamene – poesie d’amore” di Anna Manna. Il libro, prefato dal grande poeta scomparso Elio Fiore, fu presentato a Roma nel novembre 2001 al Caffè Greco, alla presenza di noti poeti e letterati. A febbraio del 2002 prese avvio il Premio vero e proprio in Via Veneto, al Caffè Strega, con un successo di pubblico incredibile, premiando liriche di giovanissimi poeti in erba.   Il Premio continuò negli anni seguenti in prestigiose sedi della Capitale: al Caffè Greco, al Grand Hotel Ritz, in Campidoglio, alla Biblioteca della Camera dei deputati, al Centro Altiero Spinelli presso l’Università La Sapienza, presso la Galleria Poli d’Arte a Spoleto, a Palazzo Sora in Roma presso il Sindacato Scrittori Italiani, avvicinando la Cultura dei sentimenti ai giovani, ai giovanissimi, agli adulti, agli anziani. Negli ultimi anni il premio è diventato un Progetto culturale ed ha organizzato convegni, seminari, mostre, estendendo l’idea iniziale di Poesia d’amore e solidarietà ad un percorso di scambio, confronto e incontro con altre discipline letterarie ed artistiche. Sono nati così, durante il periodo della pandemia, I GRANDI DIALOGHI NEL WEB.     Il progetto portato avanti da LE ROSSE PERGAMENE non ha mai evitato il confronto culturale con le nuove realtà della storia: alla Sapienza Università di Roma per molti anni si è svolta la sezione PREMIO EUROPA E CULTURA con la prestigiosa presidenza di Corrado Calabrò. Sempre vivo è stato l’interesse per il patrimonio culturale italiano attraverso la Sezione ITALIA MIA, con la presidenza di Neria De Giovanni. Accanto alle poesie ispirate da un Nuovo Romanticismo, movimento nato alla Sapienza dall’incontro culturale tra l’ideatrice de Le Rosse Pergamene, Anna Manna, con la docente di scuola di poesia Daniela Fabrizi e con il prof. Gilberto Mazzoleni, famoso poeta e antropologo, docente alla Facoltà di Lettere, si è sviluppata negli anni un’attenzione costante ed approfondita verso la CULTURA DEI SENTIMENTI.   Dal 2001 LE ROSSE PERGAMENE sono davvero un’avanguardia culturale, che ha acceso l’interesse verso un nuovo approccio al mondo relazionale, un nuovo linguaggio sentimentale, un nuovo concetto della figura femminile nei rapporti umani, un senso ed un significato diverso dell’amore nelle espressioni artistiche. Un vero movimento letterario che ha portato questi suoi messaggi innovativi nelle università, nelle città della cultura, nei luoghi degli incontri e degli scambi culturali, negli ambienti che accoglievano le varie discipline artistiche, tra le varie età della vita, tra le donne e gli uomini di questa nostra società che sembra addirittura aver ormai bisogno d’una educazione al sentimento.     In occasione della FESTA DI SAN VALENTINO 2026, nel mese dedicato all’amore, il Premio LE ROSSE PERGAMENE ha comunicato ufficialmente la vincitrice del SUPERPREMIO dei 25 anni: la pittrice Milena Petrarca per il suo dipinto “Matilda”, ispirato dai versi della poesia di Anna Manna “L’AMORE DELL’IMPERATORE”, dedicata a Tocco da Casauria, al paese in Abruzzo ed una sua antica leggenda legata al famoso e suggestivo Castello Caracciolo, che sorge nella splendida piazza su via del Colle. Così Anna Manna ci racconta la leggenda, nella brochure che sta preparando per l’evento di novembre a Roma, concedendoci il testo in anteprima.     “Tocco da Casauria è il paese natio di mio padre, lo scrittore Gennaro Manna. Figlia d’arte, nella grande casa dei MANNA su piazza Sant’Eustacchio, ho conosciuto sentimenti dolci e forti, nell’incantesimo di un’educazione letteraria che ogni giorno mi proponeva favole, malie, incantesimi e racconti. A Tocco c’è un Castello. Non ci credete? Proprio sulla piazza. E si narravano tante piacevoli storielle. Che per le spose fortunate il Castello si illuminava tutto come augurio per esempio. Chissà, io non l’ho mai visto, ma pare che quando una mia lontana zia, la bellissima zia Livia andò sposa, veramente il Castello si illuminò. Così dicevano in paese le vecchiette.   Da adulta, quando alle favole del Castello non ci pensavo più, facendo le mie adorate ricerche bibliografiche in una Biblioteca a Roma, famosa e bellissima, trovai in una pergamena, tutta rovinata ed ingiallita, la notizia gustosa e sorprendente che il Castello di Tocco aveva ospitato l’imperatore Federico II! E che – udite udite – l’imperatore si era innamorato di una donna del paese, una donna dei Manna. Una mia antenata aveva conquistato l’imperatore e l’imperatore aveva conquistato una mia parente lontana. Incredibile, mi sembrò una scoperta favolosa come quelle lontane favole di mio nonno quando raccontava, sgranocchiando le noci, dei suoi amori con le contesse e le nobildonne, mentre le zie inorridivano e mi tappavano le orecchie. Io mi divertivo tantissimo e disegnavo signorine eleganti con boa di struzzo azzurro attorno al collo, dopo aver fatto i compiti sui quaderni che mi regalava zia Maria.   Così cominciai ad indagare nelle biblioteche con lo spirito birichino di allora. Una zingarella romana all’uscita della biblioteca, in uno di questi avventurosi viaggi tra le pergamene, mi volle leggere la mano e mi disse: “Nella tua vita c’è un castello incantato”. Rimasi di stucco e le narrai come ad una sorellina piccola le favole del Castello di Tocco. Lei mi guardò e mi sussurrò: “Questi incontri fatati si ripetono ogni cento anni.” E se ne scappò. Non ho mai capito se si ripetevano a Tocco o nella storia del mondo. Sono rimasta con questo dubbio intrigante. Ma sono sicura che a Tocco non arrivarono mai altri imperatori. E del resto finora non ho saputo niente da poter raccontare delle donne di casa Manna.   Vedete, ho ripreso a disegnare fiabe, mi tocco i capelli striati di bianco, non ho più il fiocco da bambina, ma la testa, il cuore, le parole forse sono come allora. Ed allora scendiamo insieme nei versi come fossero pergamene, cerchiamo i segreti ed i messaggi nelle parole, nelle pause, tocchiamo ad una da una le antiche

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Dario Antiseri, l’eretico liberale

Il viandante contro i sacerdoti della certezzaDario Antiseri e l’arte, pericolosa e civile, di dubitare x x C’è un silenzio particolare che scende quando muore un uomo che ha passato la vita a fare domande. Non è il silenzio dell’assenza: è quello, più inquieto, lasciato dai punti interrogativi. Con Dario Antiseri, scomparso nella sua casa di Cesi di Terni nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, se ne va un viandante del dubbio. E i viandanti, si sa, non lasciano monumenti: lasciano sentieri. Nato in Umbria, figlio di un operaio e di una madre che lavorava nei campi, Antiseri non aveva l’aria del mandarino accademico. Aveva quella cordialità franca che non chiede il pedigree delle idee prima di discuterle. Studiò a Perugia, poi a Vienna, Münster, Oxford. A Vienna incontrò Karl Popper nel 1964: ne rimase colpito non tanto dall’autorità del maestro, quanto dalla limpidezza del metodo. Nessuna verità blindata. Nessuna teoria intoccabile. Solo ipotesi, argomenti, confutazioni. In un’Italia che negli anni Settanta parlava con accento statalista e citava Marx come un catechismo laico, Antiseri ebbe l’ardire di tradurre e diffondere La società aperta e i suoi nemici. Non fu un’operazione di moda, ma di minoranza. Convincere un editore a pubblicare Popper nel 1973, con vent’anni di ritardo, richiese più ostinazione che diplomazia. Ma senza quella ostinazione il lessico della “società aperta” sarebbe rimasto un forestierismo. Amava ripetere che la linea di confine non passa tra destra e sinistra, categorie buone per i talk show, ma tra liberali e statalisti. Tra chi accetta la competizione come motore imperfetto ma fecondo e chi sogna un regista onnisciente dietro le quinte della storia. Fece conoscere Mises e Hayek quando bastava nominarli per essere sospettati di eresia economica. E non smise mai di ricordare che l’uomo è fallibile: dunque nessuno dovrebbe detenere un potere senza controllo. Cattolico convinto, era però allergico all’integralismo. Il suo libro più discusso lo dichiarava senza infingimenti: Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano. Per Antiseri il relativismo non era un pantano morale, ma la presa d’atto del limite umano. La fede, sosteneva, non nasce da una dimostrazione matematica ma da una scelta libera. E la libertà presuppone la possibilità dell’errore. Un ragionamento troppo lineare per piacere ai custodi delle certezze prefabbricate. Insegnò a Padova negli anni in cui l’Autonomia operaia alzava il tono, e talvolta le mani. Confessò di aver avuto paura. Non cambiò idea. Alla Luiss formò generazioni di studenti in Metodologia delle scienze sociali, con la convinzione che la filosofia non fosse un esercizio ornamentale, ma un’educazione al controllo critico del potere. Rifiutò l’offerta di un seggio parlamentare: preferiva giudicare la politica piuttosto che abitarla. Difese il latino e il greco come ginnastica del pensiero. Propose il buono scuola per introdurre concorrenza nell’istruzione. Lanciò uno slogan che oggi suona come un rimprovero: “più filologia nel mondo di Google”. In tempi di opinioni urlate, chiedeva testi letti con lentezza. Il suo ultimo libro, I dubbi del viandante, è il titolo più fedele alla sua biografia. Antiseri non abitò mai nei palazzi del dogma. Preferì le strade polverose del confronto. E forse è per questo che non fu mai davvero “organico” a nessun campo: troppo liberale per gli statalisti, troppo relativista per gli integralisti, troppo credente per i laicisti militanti. Oggi molti ne lodano il professore, il divulgatore, il costruttore di ponti. Bene. Ma l’omaggio più sincero sarebbe un altro: accettare che nessuna idea, neppure la propria, sia al riparo dalla critica. Perché il problema non sono i dubbi. Il problema sono le certezze che non tollerano domande. Antiseri lo sapeva. E per questo dava fastidio. Ora che il viandante ha terminato il cammino, resta una tentazione tutta italiana: trasformarlo in statua. Sarebbe il modo più elegante per tradirlo. Meglio lasciarlo dove è sempre stato: sulla strada, a ricordarci che la verità non si possiede. Si cerca. E chi dice di averla trovata, di solito, ha smesso di cercare. Giuseppe Arnò

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Parlare – Istituto Italiano di Cultura San Paolo

TURMAS EM FORMAÇÃO – FEVEREIRO/ MARÇO A1.1 – Básico 1   Extensivo presencial: * 2ª e 4ªf ou 3ª e 5ªf: das 9h às 10h30 das 14h às 15h30 das 16h às 17h30 das 18h45 às 20h15   Extensivo online: * 2ª e 4ªf das 7h30 às 9h das 14h às 15h30   * 3ª e 5ªf das 7h30 às 9h das 9h às 10h30 das 14h às 15h30 das 18h45 às 20h15

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Novità librarie – “Majorana, il prezzo del genio”

5 febbraio 2026   “Majorana, il prezzo del genio”: il nuovo libro di Vincenzo Di Michele riaccende il mistero dello scienziato scomparso   L’AQUILA – È arrivato da pochi giorni nelle librerie “MAJORANA, IL PREZZO DEL GENIO – La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare”, il nuovo lavoro di Vincenzo Di Michele. Un volume che riporta al centro dell’attenzione una delle figure più enigmatiche e affascinanti della scienza italiana: Ettore Majorana, il fisico geniale scomparso nel nulla il 26 marzo 1938. Di Michele affronta la vicenda con un approccio che unisce rigore storico e tensione narrativa, ricostruendo non solo la biografia dello scienziato, ma anche il clima culturale e scientifico in cui maturò la sua scelta estrema. Il risultato è un libro che si legge come un’indagine, ma che invita anche a riflettere sul rapporto tra scienza, etica e responsabilità individuale.   Il libro è un ritratto di un genio inquieto. Nelle pagine del volume prende forma la figura di un ricercatore fuori dal comune, membro di spicco dei celebri “ragazzi di via Panisperna”. Majorana contribuì in modo decisivo allo sviluppo della fisica nucleare e della meccanica quantistica relativistica, elaborando intuizioni che ancora oggi portano il suo nome. Di Michele ripercorre gli anni della formazione, il rapporto con Enrico Fermi, l’amicizia con Werner Heisenberg, le prime scoperte e il talento precoce che lo rese uno dei fisici più promettenti della sua generazione. Ma accanto al genio emerge anche l’uomo: introverso, tormentato, profondamente consapevole delle implicazioni morali delle proprie ricerche.   La scomparsa del 1938 fu una fuga o un gesto etico? Il cuore del libro di Vincenzo Di Michele è la ricostruzione della misteriosa scomparsa di Ettore Majorana. Il fisico, che era nato il 5 agosto 1906 a Catania, il 26 marzo 1938 fece perdere ogni traccia di sé. Non fu, sostiene Di Michele, una semplice fuga: piuttosto un atto radicale, forse l’unico modo per sottrarsi a un destino che lo avrebbe potuto condurre nel cuore dei programmi nucleari che avrebbero cambiato il mondo. L’Autore esplora diverse ipotesi: il timore di essere coinvolto nel futuro Progetto Manhattan accanto a Fermi e Oppenheimer; la possibilità di essere arruolato nel programma nucleare nazista, dove operava Heisenberg; la volontà di non vedere il proprio nome associato alla distruzione atomica. Una scelta estrema, dunque, che potrebbe essere letta come un rifiuto morale, un tentativo di preservare la propria integrità di fronte a un progresso scientifico che stava per trasformarsi in tragedia.   Il libro si muove sullo sfondo di un’epoca cruciale: gli anni ruggenti della fisica italiana e il clima internazionale che precedette la Seconda guerra mondiale. Di Michele ricostruisce le ricerche parallele di Alleati e tedeschi sull’energia atomica, mostrando come la corsa alla bomba fosse già in atto ben prima del 1939. In questo contesto, la vicenda di Majorana diventa un caso emblematico: un giallo storico che si intreccia con una riflessione più ampia sul ruolo dello scienziato e sui limiti etici della ricerca. Il libro invita il lettore a interrogarsi su quanto sia lecito spingersi oltre, e su quali responsabilità ricadano su chi apre nuove frontiere della conoscenza.   Vincenzo Di Michele, romano di origini abruzzesi, è giornalista e scrittore con una lunga esperienza nella ricostruzione di vicende storiche del Novecento. Laureato in Scienze Politiche alla Sapienza, ha firmato numerosi volumi che spaziano dalla memoria bellica alla storia sociale, fino alle biografie. Saggista fecondo, ha pubblicato: La famiglia di fatto (2006), un’analisi della convivenza more uxorio; Io prigioniero in Russia (2009), oltre 55.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica; Guidare oggi (2010), un manuale per le problematiche stradali; Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso (2011), una revisione storica sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore; Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi (2013), biografia ufficiale del calciatore della Lazio, campione d’Italia nel 1974; Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota (2014), un’inchiesta sull’iter di annullamento dei matrimoni innanzi ai Tribunali ecclesiastici; L’ultimo segreto di Mussolini (2015), quel patto sottobanco tra Badoglio e i tedeschi e i retroscena dell’operazione Quercia sulla liberazione di Mussolini, anche tradotto in inglese (The Last secret of Mussolini, the undercounter pact between Badoglio and the Germans); Cefalonia. Io e la mia storia (2017), racconto autobiografico di un militare sullo sfondo degli avvenimenti bellici dell’eccidio di Cefalonia nel settembre 1943; Animali in guerra, vittime innocenti (2019), le uccisioni nelle due Guerre mondiali di cani, cavalli, muli, piccioni e di tante altre bestie; Alla ricerca dei dispersi in guerra (2020), dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie. Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale (2024), “Campo Imperatore 1943 – Quel falso mito della liberazione del Duce” (2025).   Com’è evidente, la produzione saggistica di Vincenzo Di Michele si connatura in un percorso che rivela una costante: l’attenzione per le verità nascoste, per le vicende rimaste ai margini, per le storie che meritano di essere riportate alla luce. Dunque il nuovo lavoro è un libro davvero necessario per approfondire e illuminare la vicenda di Ettore Majorana, in ogni suo risvolto.   “Majorana, il prezzo del genio” non è solo la ricostruzione di un mistero irrisolto. È un invito a riflettere sul rapporto tra scienza e coscienza, tra progresso e responsabilità. In un’epoca in cui le tecnologie avanzano più rapidamente della nostra capacità di comprenderne le conseguenze, la storia di Majorana torna a parlarci con sorprendente attualità.   Di Michele offre al lettore un contributo originale, ricco di spunti e di nuove ipotesi, capace di restituire profondità a una figura che continua a sfuggire alle definizioni. Un libro che illumina un genio e il suo tempo, ma soprattutto le domande che ancora oggi ci lascia in eredità.   Goffredo Palmerini     “Majorana, il prezzo del genio” – Vincenzo Di Michele, pagine 180 € 12 (Edizioni Vincenzo Di Michele, Roma, 2026) Nella foto: Vincenzo Di Michele

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