ADDIO MARIO NANNI

2 aprile 2025   MORTO A ROMA IL GIORNALISTA PARLAMENTARE MARIO NANNI     È morto oggi a Roma, dopo un lungo periodo di malattia, il giornalista parlamentare Mario Nanni, grande cronista e direttore dell’Agenzia ANSA. Ricoprì, tra l’altro, la carica di Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Centro Studi Federico II negli anni 2022 e 2023. Pugliese, originario di Nardò (Lecce), aveva 78 anni.   Abbiamo ricevuto la triste notizia dai nostri amici di Roma. Ricordiamo con affetto l’amico Mario con il quale, tra l’altro, abbiamo realizzato insieme due progetti di altissimo livello culturale.   Ricordiamo, in particolare, il Convegno dedicato a Federico II svoltosi con grande successo a Roma il 30 maggio 2022 presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica e il Convegno sulle religioni monoteiste realizzato l’11 maggio 2023 in Vaticano.   Alla sua famiglia la nostra vicinanza e il più sentito cordoglio, in particolare da parte del Presidente del Centro Studi Federico II, Dott. Giuseppe Di Franco, e dal Presidente del Comitato Scientifico, Dott. Goffredo Palmerini, come da tutti i componenti del Consiglio Direttivo e del Comitato scientifico.   Fonte: G. Palmerini

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ELEZIONI DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO- BALLOTTAGGIO

ORDINE DEI GIORNALISTI DEL LAZIO IL GRUPPO GINO FALLERI IMPEGNATO PER UN GIORNALISMO INDIPENDENTE, EQUO E PROIETTATO VERSO IL FUTURO     Anche la mitica Maria Giovanna Elmi è con il Gruppo. Clicca sul link: https://www.youtube.com/watch?v=zeArs87RylY&feature=youtu.be   Nel panorama giornalistico italiano, caratterizzato da sfide sempre più complesse, il Gruppo Gino Falleri è un mix perfetto di tradizione e innovazione, un po` come una radio d’altri tempi che trasmette il futuro!   Ci guidano valori forti come correttezza, trasparenza e onestà intellettuale perché crediamo che il giornalismo debba essere serio, ma con un pizzico di cuore ed entusiasmo, per costruire un domani migliore e per promuovere una professione di alto livello, tutelando chi ogni giorno si impegna nel raccontare la realtà.   Da sempre il Gruppo si batte per ottenere l’approvazione della riforma della legge n. 69/1963 dell’Ordine dei giornalisti (ormai non più adeguata alle esigenze del giornalismo contemporaneo) anche per ripristinare il diritto sacrosanto dei Pubblicisti al ricongiungimento, affinché possano nuovamente accedere all’esame di Stato per diventare Professionisti.   Il Gruppo si impegna inoltre per il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro giornalistico, contrastando lo sfruttamento e chiedendo una riforma dell’accesso alla professione. Accanto a questi temi, si aggiunge la necessità di una previdenza adeguata e di una maggiore formazione online che permetta ai Pubblicisti di partecipare ai corsi per restare competitivi in un mercato in continua evoluzione.   In un’epoca di profondi cambiamenti per il settore dell’informazione, il Gruppo Gino Falleri ribadisce il suo impegno per un giornalismo indipendente, equo e proiettato verso il futuro. Con le sue varie iniziative il Gruppo dimostra che tradizione e innovazione possono andare di pari passo, offrendo ai Pubblicisti strumenti concreti per affrontare le sfide del domani.   Compatto per il futuro del giornalismo, il Gruppo Gino Falleri è arrivato a pieni voti  al ballottaggio. Si vota il 2 e 3 aprile ONLINE collegandosi al sito www.odg.it  e domenica 6 aprile IN PRESENZA presso il CPO a Largo Giulio Onesti.   Noi candidati del Gruppo, chiediamo gentilmente agli elettori che ci hanno sempre sostenuti, di rinnovare la loro PREZIOSA FIDUCIA votando la lista in blocco, per riuscire finalmente ad apportare concreti cambiamenti e riconoscimenti alla nostra categoria.   Per qualsiasi informazione potete contattarci ai seguenti numeri: 339-1192478, 338-3853740, 339-2150677   CON LA MENTE PENSA, CON LA MANO SCRIVI, CON IL CUORE REALIZZA!   di Redazione

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Separazione dei Poteri: Il Grande Gioco della Bilancia Democraticamente Sbilanciata

C’era una volta un certo Montesquieu, un signore dall’aria distinta che, con la sua opera “Lo Spirito delle Leggi”, ebbe la brillante idea di proporre la separazione dei poteri per evitare che uno solo di essi potesse dominare sugli altri. L’idea era semplice: il potere esecutivo governa, il legislativo fa le leggi e il giudiziario le applica. Facile, no? Apparentemente. Perché, in Italia, sembra che la favola abbia preso una piega inaspettata, trasformandosi in una sorta di tragicommedia giudiziaria. Da qualche decennio, infatti, il nostro Paese sembra aver intrapreso un percorso singolare: il graduale avvio verso una repubblica giudiziaria. Una metamorfosi tanto raffinata quanto inquietante, che ha visto la magistratura assumere un ruolo sempre più centrale nella vita politica e sociale, fino a ergersi a vero e proprio arbitro del destino di governi e leader. La politica parla, la magistratura decide. E guai a chi osa mettere in dubbio il nuovo ordine costituito! Di fronte a questa realtà, il Guardasigilli ha deciso di correre ai ripari, proponendo di ripristinare l’illecito disciplinare per i magistrati che ledono “credibilità e decoro” della magistratura. Un concetto che, nella sua semplicità, ha scatenato un putiferio. La sola ipotesi di normare qualche eccesso è stata accolta con “stupore e amarezza” da una parte della magistratura, come se l’intero ordinamento democratico fosse in pericolo. Figuriamoci parlare di separazione delle carriere o semplicemente accennarvi: fibrillazioni e proteste vibranti. Ma la questione di fondo resta: la legge è uguale per tutti o no? O forse esiste un potere dello Stato che, lungi dall’essere un semplice ingranaggio dell’architettura democratica, è divenuto esso stesso il motore che guida e condiziona la vita politica del Paese? Quando ci si trova in una situazione simile, non resta che correre ai ripari, riscoprendo i limiti e i compiti che i poteri istituzionali devono rispettare. La giustizia, come la sanità e l’istruzione, è un servizio pubblico. Ma a differenza degli altri servizi essenziali, essa è peculiarità esclusiva dello Stato, che deve garantirne indipendenza e imparzialità. E qui sta il punto: la magistratura, per essere veramente indipendente, non deve scavalcare il potere legislativo né essere sottomessa all’esecutivo. Deve applicare le leggi esistenti senza reinterpretarle in modo creativo o, peggio ancora, sovvertirne il senso. Ancora più delicata è la distinzione tra magistratura giudicante e inquirente: i pubblici ministeri rappresentano l’accusa e, per loro essenza, non possono essere considerati imparziali. Devono seguire criteri oggettivi nella loro azione, evitando di cadere nella tentazione di usare il proprio potere come un’arma politica. Per questo, stabilire criteri di priorità nell’azione penale non è solo utile, ma necessario, e farlo in cooperazione con il potere esecutivo non significa minare l’indipendenza della magistratura, ma garantire un equilibrio funzionale. E allora, torniamo alla domanda iniziale: chi controlla il controllore? Se la separazione dei poteri è davvero il pilastro della democrazia, allora è necessario che ognuno rimanga nel proprio recinto. Perché, alla fine, il vero pericolo non è tanto chi abbaia troppo, ma chi decide chi può abbaiare e chi no. Di Redazione

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2° Premio internazionale Eccellenza Femminile “Celebrando le Donne che ispirano”

  Roma, Senato della Repubblica – Sala Zuccari, 6 marzo 2025 dalle ore 14:30 alle 18 ROMA – Viviamo in un mondo in cui la figura della donna e quella del minore spesso si trovano a fronteggiare sfide complesse, fatte di stereotipi, barriere sociali e difficoltà personali. Eppure, la loro forza e la loro resilienza rappresentano un pilastro su cui costruire una società più equa e più giusta. Parlare di donne e minori oggi significa parlare di diritti, di opportunità, ma soprattutto di futuro. Le donne, nonostante il progresso raggiunto negli ultimi decenni, devono spesso affrontare difficili sfide per affermare la propria dignità e per trovare pieno riconoscimento. Sono esempi di coraggio e determinazione che, giorno dopo giorno, contribuiscono a trasformare la società. Le loro esperienze di vita, la loro diuturna lotta contro pregiudizi e stigmi ancora persistenti, così come il desiderio di costruire un mondo migliore per sé e per i propri figli, è una fonte d’ispirazione che arricchisce il tessuto sociale e culturale di ogni Paese.   Allo stesso tempo, una grande attenzione e tutela va rivolta ai minori. I bambini, gli adolescenti, ragazzi e ragazze, hanno un processo evolutivo meritevole di grande attenzione, in famiglia e nella società, come nel percorso di formazione verso la maturità. Essi rappresentano il cuore pulsante del domani, sono il seme da cui fiorisce il futuro, ma necessitano di protezione, educazione e sostegno per crescere e svilupparsi in un ambiente sano, sicuro ed inclusivo. È fondamentale che abbiano accanto figure femminili che li ispirino e li incoraggino a crescere come individui capaci di rispettare e valorizzare le differenze. Attraverso l’esempio delle donne che li circondano, i minori imparano l’importanza della perseveranza e della gentilezza, ma anche del rispetto verso sé stessi e verso gli altri.   Sono questi, in estrema sintesi, le tematiche di fondo i principi valoriali del progetto DivinaMente Donna alla base del Premio internazionale Eccellenza Femminile “Celebrando le Donne che ispirano”, che l’associazione culturale VerbumlandiArt promuove ed organizza quale riconoscimento al valore, al talento e all’esempio delle Donne impegnate nei diversi campi di attività, che con la loro opera muovono il cambiamento e il progresso della società. Come già la prima edizione, anche quest’anno l’evento celebrativo, in prossimità della Giornata internazionale della Donna, sarà ospitato dal Senato della Repubblica e si svolgerà giovedì 6 marzo 2025 nella splendida Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (Roma, Via della Dogana Vecchia, 29) dalle ore 14:30. Curatore e conduttore della cerimonia di premiazione sarà Pino Nazio, giornalista Rai, sociologo e scrittore.   Lungo e certosino il lavoro che il Comitato di Giuria del Premio e il Comitato scientifico hanno svolto per la valutazione delle proposte di candidatura di Personalità di primo piano del mondo accademico, culturale, delle professioni e dell’imprenditoria, della Magistratura e della Pubblica Amministrazione, dell’informazione e dello sport, delle arti e e dei diritti umani, per il conferimento del Premio d’Eccellenza Divinamente Donna 2025 e dei Premi Speciali d’Eccellenza. Presidente onoraria del Premio 2025 è la Dr. Marisa Manzini, Sostituto Procuratore Generale della Repubblica di Catanzaro. Il Comitato di Giuria è così composto:   PRESIDENTE DI RAPPRESENTANZA PER LA CULTURA: Hafez Haidar, docente di Letteratura araba, poeta scrittore e traduttore, candidato al Nobel per la Pace e la Letteratura. PRESIDENTE PER LE RELAZIONI ISTITUZIONALI: Graziano Perria, già Primo Dirigente della Polizia di Stato. PRESIDENTE DEL PREMIO: Regina Resta, Presidente di VerbumlandiArt Aps e del progetto Divinamente Donna. VICE PRESIDENTE DEL PREMIO: Maria Pia Turiello, criminologa forense, Presidente del Comitato scientifico. MADRINA DEL PREMIO: On. Mirella Cristina, avvocato, già membro Commissione Giustizia. PRESIDENTE DI GIURIA: Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore. Il Comitato di Giuria e il Comitato Scientifico hanno all’unanimità deliberato di conferire il Premio d’Eccellenza 2025 alle Personalità qui di seguito riportate.   PREMIO D’ECCELLENZA DIVINAMENTE DONNA 2025   ALESSANDRA NIGRO – Prefetto di Nuoro TERESA REGGIO – Magistrato addetto alla Segreteria del CSM PAOLA INVERARDI – Rettrice del Gran Sasso Science Institute INCORONATA BOCCIA – Vicedirettrice Tg1 MARIAGRAZIA CALANDRONE – Scrittrice ELISA DI FRANCISCA – Medaglia olimpica Scherma VALERIA MORELLI – Ceo Peivate Engineering Company Italia FRANCESCA QUAIA – imprenditrice   MARIELA MAGALLANES – Membro Assemblea Nazionale del Venezuela rifugiata in Italia, Ambasciatrice per la Difesa internazionale dei Diritti Umani. JEANETTE ESMERALDA TIBURCIO MÁRQUEZ – Ambasciatrice di Pace e Direttrice generale University Corporate Intelligence Educa Campus Querétaro, Presidente associazione Mil Mentes por Mexico.   PREMI SPECIALI D’ECCELLENZA   MICAELA PIREDDA – Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma LORENA BIANCHETTI – Giornalista e conduttrice Rai IRMA TESTA – Medaglia bronzo pugilato Tokio 2020 ANNA MANNA – Poetessa e operatrice culturale MARINA CORAZZIARI – Stilista, designer di gioielli, imprenditrice   PREMI SPECIALI D’ECCELLENZA PER IL SOCIALE ANDREINA MORETTI – Autrice, poetessa, regista, Presidente dell’associazione “Il guscio” BARBARA GAI – Presidente onlus “Marco Manzao” AKOS – Centri Odontoiatrici AKOS Dental Care nella persona del titolare Raffaele Frigo   INSIGNITE STRANIERE EVA PETROPOULOU PARASKEVI – (Grecia) Poetessa, candidata al Premio Nobel per la Pace NATALIE BISSO – (Russia) Poetessa, saggista, novellista, cantautrice. GORDANA SARIC – (Montenegro) Poetessa, Ambasciatrice di pace MAJA HERMAN SEKULIC – (Serbia) Poetessa, Ambasciatrice di pace   PREMI SPECIALI D’ECCELLENZA LIBRI MARTA TARANTINO – Uomini nuovi. Ripensare le mascolinità nel mondo arabo – Astarte Editore VINICIO LEONETTI – Eroine – Città del sole Edizioni VALENTINA MEOLA – Una domenica particolare – Gli Immortali – Aletti Editore   Il Premio internazionale DivinaMente Donna, proprio per attivare una riflessione a tutto campo sulla questione femminile anche attraverso la creatività letteraria ed artistica, stimola una vasta partecipazione di sensibilità, dall’Italia e dall’estero, attraverso l’omonimo Premio letterario e una mostra tematica di un artista, allestita nel giorno della cerimonia di premiazione. I Premi per le insignite, quest’anno, sono realizzati dall’artista Tommaso Filieri. La loro singolarità risiede nella lavorazione delle ceneri degli ulivi distrutti dalla xylella, artisticamente lavorate con l’oro. «Ecco le ceneri dei miei vecchi e amati ulivi. Le ho raccolte e custodite per farle vivere in eterno, sigillate come reliquie nelle mie creazioni», annota Tommaso Filieri. Curatore e conduttore della cerimonia di premiazione è Pino

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Les Cent-Jours di Trump: dal Declino all’Oro Nero (O Forse No?)

Eccoci ai primi cento giorni di una nuova presidenza, quel periodo magico in cui si disegna il futuro e si scontentano già tutti. Donald Trump, versione due punto zero, ha deciso di interpretare il ruolo con la grazia di un elefante in una cristalleria: una raffica di ordini esecutivi che sembrano usciti da una distopia vintage, per disegnare “la nuova America”. Partiamo dall’inizio, o meglio, dal confine. L’invio dell’esercito al confine con il Messico e l’abolizione dello Ius soli rivelano il primo amore di Trump: l’immigrazione. Dopo tutto, cos’è una nazione senza un bel muro a ricordare che la paura dell’altro vende bene in ogni epoca? Certo, il presidente non ha fatto mistero della sua visione per gli Stati Uniti: un’America che si specchia nella sua retorica anni ’50, ma senza il fascino delle pin-up o il rock and roll. Energia e clima: “Drill, baby, drill!” Il neo-presidente ha deciso che il futuro è nel passato, precisamente nelle trivellazioni senza freni. Addio auto elettriche, benvenuto petrolio. Perché preoccuparsi dell’Apocalisse climatica quando si può parlare di “oro nero”? Certo, se il prezzo da pagare per scegliere “la propria lavastoviglie” è l’aumento delle temperature globali, che importa? La comodità prima di tutto, giusto? Del resto, la Casa Bianca assicura che tutto questo ridurrà il costo della vita. O almeno il costo della benzina per quei veicoli che ormai sembrano usciti dai film d’azione degli anni ’80. Due sessi e una verità eterna Tra le prime firme del presidente, un decreto che fa della biologia il nuovo vangelo: due sessi, punto. Non c’è spazio per il “tertium non datur”, né per il dibattito. Semplicità disarmante, o meglio, disarmata, visto che la complessità del reale è stata gentilmente accompagnata fuori dalla porta. Si spera che la prossima mossa non sia una guida cromatica ufficiale: bianco è bianco, nero è nero, e tutti gli altri colori… in attesa di approvazione. Tasse e dazi: “L’America First” Ah, i dazi. Perché tassare i propri cittadini quando si possono tassare quelli degli altri? Certo, le tariffe non arriveranno subito; prima, un’accurata analisi dei rapporti commerciali. Che, tradotto, significa: “Abbiamo qualche mese per capire come irritare il mondo intero nel modo più efficace”. Non sia mai che gli americani non possano piantare una bandiera economica su Marte, nel caso quella politica non bastasse. Conclusione: un déjà-vu in salsa americana In tutto questo, i criticoni – affetti dalla celebre sindrome di Galle – hanno già iniziato il loro sport preferito: vignette apocalittiche, saluti romani immaginari, e polemiche infinite. Certo, non propongono, ma si indignano con stile. D’altra parte, l’indignazione è il carburante della democrazia, e forse, nel caos di questi Cent-Jours, un po’ di indignazione è l’unico antidoto a quella nostalgia tossica che confonde la retorica con il progresso. E allora, caro lettore, mettiamoci comodi. Se questi sono i primi cento giorni, chissà cosa ci riserveranno i prossimi quattro anni. Magari una nuova età dell’oro. O forse solo la conferma che il futuro, a volte, sembra proprio il passato travestito male.

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Un Battesimo dal Sapore Aristocratico nel Cuore della Calabria

Montalto Uffugo celebra l’ingresso della baronetta Anna Trotta nella comunità cristiana Sabato 28 dicembre 2024, il suggestivo Santuario di Santa Maria della Serra a Montalto Uffugo (CS) ha ospitato una cerimonia di grande rilevanza: il battesimo della baronetta Anna Trotta. La piccola, figlia di Natalia Tabara e Paolo Trotta, è stata accolta nella comunità cristiana in un’atmosfera di intensa spiritualità. Paolo Trotta, figura di spicco nel panorama culturale e sociale, vanta un curriculum impressionante: assicuratore, insegnante, Maestrante della Cavalleria de Castilla e membro onorario della Reale Arciconfraternita dei Cavalieri di Malta. È anche commendatore con placca dell’Ordine Patriarcale di Sant’Ignazio di Antiochia, membro dell’Unione Nobiltà d’Italia e notabile in numerose organizzazioni internazionali. Da sempre impegnato nel volontariato e nell’associazionismo, è attualmente presidente del Kiwanis Club di Cosenza e ha ricoperto incarichi di rilievo come consigliere economico del ministro della cultura moldava. La celebrazione è stata officiata da Padre Gerardo Naranjo Silva, amministratore del Santuario Santa Maria della Serra e parroco della chiesa della S.S. Trinità di Montalto Uffugo. Il Santuario, consacrato nel 1227, è oggi esempio di architettura barocca nonché  luogo di culto di straordinaria bellezza e simbolo di fede per la comunità locale. Situato di fronte allo storico Palazzo De Rose, antica residenza nobiliare legata alla famiglia paterna della piccola Anna, è dedicato alla Madonna della Serra, patrona della città. La cerimonia, riservata a parenti e amici stretti, ha avuto come testimoni illustri personalità: Da remoto hanno partecipato gli avvocati Giuseppe Arnò e Patricia Da Rosa, noti editori e giornalisti di fama internazionale, mentre presenzialmente erano Antonio Scigliano e sua moglie Ines Sprem Scigliano, diplomatica croata, a simboleggiare il legame tra culture. Tra gli astanti anche Marcella Passarelli e Alessandro Bruno, figure di spicco nel volontariato locale. Dopo la celebrazione religiosa, gli ospiti hanno trascorso momenti di gioia presso la raffinata sala ricevimenti Baccus Palace, rendendo omaggio a una giornata che ha unito tradizione, fede e un forte senso di comunità. Questo battesimo non solo ha celebrato un importante rito di passaggio, ma ha anche esaltato l’intreccio tra storia, fede e impegno sociale, valori che da sempre distinguono la famiglia Trotta. Redazione  

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La stampa con il freno a mano: addio ai processi mediatici?

  Si dice che la penna sia più potente della spada, ma negli ultimi tempi pare che anche la penna abbia trovato il suo scudo: un decreto che limita la pubblicazione di atti giudiziari. Ebbene sì, cari lettori, è giunto il momento di dire addio (o almeno arrivederci) al selvaggio far west dei processi mediatici, dove giornalisti e conduttori si trasformavano in giudici, giurie e, a volte, anche boia. Non è più possibile pubblicare ordinanze che applicano misure cautelari personali fino alla conclusione delle indagini preliminari o al termine dell’udienza preliminare. Una misura, dicono dal governo, per proteggere i diritti dei cittadini e garantire che la giustizia si svolga nei tribunali e non nei salotti televisivi. Gli oppositori gridano al “bavaglio”, ma forse, ogni tanto, un po’ di silenzio non guasta. Diciamolo chiaramente: chi non ama un buon dramma giudiziario in prima serata? Gli esperti onniscienti, che sembrano sapere tutto prima dei giudici stessi, ci intrattengono con le loro ipotesi ardite e congetture fantasiose. Ma alla fine, a che prezzo? La reputazione di chi è accusato, spesso ancora presunto innocente, viene triturata in una macchina mediatica senza pietà. E se poi l’accusa si rivela infondata? Beh, ciò che resta è solo una scia di distruzione e un flebile “scusate, abbiamo sbagliato”. Il decreto è stato etichettato come “legge bavaglio”, ma forse è più una mascherina chirurgica per prevenire la diffusione di epidemie mediatiche. Si tratta di proteggere non solo i cittadini coinvolti nei procedimenti, ma anche l’integrità del sistema giudiziario. È un piccolo passo per la giustizia, un grande passo per chi è stanco di vedere la propria vita privata spalmata sulle prime pagine. Non fraintendetemi, la libertà di stampa è sacrosanta. Ma come ogni libertà, porta con sé una grande responsabilità. Pubblicare ogni dettaglio di un’indagine in corso può sembrare un servizio pubblico, ma più di una volta si trasforma in un linciaggio mediatico. La stampa dovrebbe raccontare i fatti, non essere parte di uno show sensazionalistico. Quindi, caro lettore, la prossima volta che senti parlare di “legge bavaglio”, pensa a questo: è davvero un bavaglio o forse è una boccata d’aria fresca per chi ha diritto a un processo equo e non a un processo preliminare mediatico? Forse è arrivato il momento di riscoprire il vero scopo del giornalismo: informare, non infiammare. È un cambiamento che farà certamente discutere, ma forse necessario per rimettere al centro i valori di una giustizia che non si pieghi ai riflettori. In fondo, il vero giornalismo non perde valore proteggendo i diritti di tutti, ma ne acquista, dimostrando che informare non significa per forza esporre al pubblico ludibrio. Infine, e per concludere, forse la vera domanda da porsi non è se questo decreto sia un bavaglio o una tutela, ma se il nostro sistema mediatico e giudiziario possa trovare un equilibrio che rispetti i diritti di tutti: di chi informa, di chi giudica, e soprattutto di chi è giudicato. Solo allora potremo dire di avere davvero una giustizia per tutti. Giuseppe Arnò

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Novità librarie: Triveneto migrante

“Triveneto migrante. Il racconto dell’antica migrazione dalle Venezie”: presentato il nuovo libro di Emilio Franzina con Gianpaolo Romanato Nelle 504 pagine del libro (Ronzani Editore, 30 euro) non solo le migrazioni trivenete in Brasile, Argentina e sud America ma anche quelle in regioni italiane come la pianura pontina Di Giovanni Coviello – Direttore responsabile – 22 Novembre 2024, 22:22 “Triveneto migrante. Il racconto dell’antica migrazione dalle Venezie, la presentazione da parte dell’autore Emilio Franzina con Gianpaolo Romanato (foto di Roberto Ortolan per ViPiu.it)   Oggi, nella suggestiva cornice della Sala Stucchi di Palazzo Trissino a Vicenza, affollata da ascoltatori attenti, il professor Emilio Franzina, già professore ordinario di Storia Contemporanea e docente di Storia del Giornalismo e di Storia delle Americhe presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Verona, ha presentato il suo nuovo libro, Triveneto migrante. Il racconto dell’antica migrazione dalle Venezie (504 pagine, Ronzani Editore, 30 euro), un’opera che offre una prospettiva unica sulle dinamiche migratorie storiche del Nordest italiano.   Accanto all’autore c’era il professor Gianpaolo Romanato a “pungolarlo” sul racconto di alcuni passaggi del libro e della storia delle migrazioni venete.   Triveneto migrante, di Emilio Franzina Romanato, già docente di Storia contemporanea nell’Università di Padova e Presidente del Comitato scientifico della Casa-Museo G. Matteotti di Fratta Polesine, ha guidato un dialogo ricco di approfondimenti storici, aneddoti e riflessioni su un fenomeno che ha segnato profondamente il destino del Triveneto e su cui Emilio Franzina (tra le nuove firme illustri anche della testata VicenzaPiù Viva) è stato e sarà, da sempre attento studioso, prolifico di pubblicazioni,  essendo uno dei massimi esperti sui migranti in uscita (e in entrata) dal Veneto e dall’Italia.   Quest’ultima pubblicazione, ricca anche di foto d’epoca, che concentra l’attenzione sul Triveneto, arriva in occasione dei 70 anni di fondazione dei Vicentini del mondo e vicinissima al 150° dell’emigrazione veneta in Brasile, che, però, cadrà storicamente nell’anno prossimo, non nell’attuale come vuole la vulgata, ha chiosato l’accademico “perché nel 1874 i primi ad emigrare furono i trentini mentre solo l’anno dopo cominciò l’emigrazione in massa dei veneti”.   Il libro procede per capitoli raccontando diversi tipi di emigrazioni, legate a diverse ragioni. Di base spesso c’è la necessità di sopravvivere, magari perché la campagna non dà i frutti sperati o il lavoro nel proprio paesino non basta, e non basta nemmeno il lavoro in città; a volte a spingere ad andare altrove è la prospettiva di migliorare la propria situazione, l’occasione di uscire da un mondo che sembra troppo chiuso; altre volte sono situazioni contingenti, situazioni improvvise.   emilio franzina presenta il libro sulle migrazioni dal triveneto   Tutte le migrazioni sono accomunate da una caratteristica: dal Triveneto si emigrava per andare a lavorare. Più o meno duramente, in ambienti più o meno difficili o accoglienti, ma il sogno di trovare una vita migliore poggiava sempre sulle solide basi del lavoro. Il libro accompagna il lettore a conoscere sia le diverse ondate migratorie, verso paesi lontani ma anche vicini (in alcuni casi i Veneti migrarono anche semplicemente verso altre parti d’Italia, come la pianura pontina), sia a scoprire vicende particolari di singoli protagonisti, a ricordare che la Storia con la s maiuscola è sempre fatta di tante piccole storie personali.   La presentazione di “Triveneto migrante”   Ad iniziare l’incontro è stato l’autore stesso, dopo un suo momento di sconcerto perché Franzina si aspettava un “saluto” ufficiale e introduttivo di un rappresentante istituzionale mentre c’era in sala solo il capo di Gabinetto Sandro Pupillo, che, però, si era occupato solo di verificare che la sala fosse fruibile anche per il suo impianto fonico. L’assenza potrebbe essere stata imputabile anche a qualche passaggio mancante di chi ha organizzato l’evento, presumibilmente lo staff dell’Editore Ronzani, che, comunque, Franzina ha convintamente ringraziato per aver pubblicato l’opera.   Un libro che racconta storie di vita e di popoli   “Triveneto migrante” di Franzina, pubblicato da Ronzani Editore, raccoglie 8 saggi che coprono un arco temporale dal XVIII al XX secolo, raccontando i flussi migratori che hanno coinvolto le Venezie, con un’attenzione particolare alle cause, ai percorsi e agli effetti sociali ed economici delle partenze. Attraverso 500 pagine, il libro accompagna il lettore in un viaggio che esplora le diverse ondate migratorie verso mete lontane, come il Brasile e l’Argentina.   Franzina, uno dei massimi esperti di migrazioni italiane, non si limita a una narrazione generale, ma dà voce alle storie individuali, utilizzando lettere, diari e documenti per restituire la complessità e l’umanità del fenomeno. Ha sottolineato che le migrazioni del Triveneto, pur avendo motivazioni diverse – dalla ricerca di lavoro alla fuga dalla povertà, dall’avventura personale al desiderio di una vita migliore – hanno un comune denominatore: il lavoro come fondamento del sogno di una vita migliore.   “Gli uomini non hanno radici, hanno piedi che camminano”, ha dichiarato Franzina in polemica con certe frasi salviniane e ribadendo che il movimento umano non è solo una necessità economica, ma una costante della storia.   La cornice storica e il ruolo del Triveneto   Il dialogo con Romanato ha permesso di contestualizzare storicamente il fenomeno dell’emigrazione “il tema più rilevante della storia italiana dal punto di vista demografico, sociale e politico”. Dal 1876 al 1913, anno di massimo esodo, l’Italia ha visto partire, per lo meno ufficialmente, 26 milioni di persone, un numero impressionante che testimonia l’impatto epocale del fenomeno.   Romanato ha elogiato Franzina come uno dei pionieri dello studio delle migrazioni in Italia. “Quando ci siamo laureati, negli anni Settanta, questo tema era ignorato dalla storiografia ufficiale. Franzina ha avuto il merito di portarlo al centro del dibattito accademico e culturale”, ha dichiarato, mentre l’autore ricordava anche di essersi impegnato anche nella divulgazione di questo argomento attraverso opere teatrali, canzoni e spettacoli.   Tra i punti affrontati, un posto centrale è stato riservato al caso del Brasile, in particolare al Rio Grande do Sul, dove ancora oggi si parla un dialetto veneto influenzato dal portoghese. Franzina ha spiegato come i migranti veneti abbiano

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I diritti civili: Newsom prepara la difesa da Trump

“Se Trump attacca i vostri diritti, io sarò pronto a difendervi”. Così Bob Bonta, il procuratore generale della California, reagendo all’elezione di Donald Trump. Anche il governatore del Golden State, Gavin Newsom, ha espresso simili parole, reagendo anche con fatti. All’indomani della vittoria di Trump, Newsom ha annunciato la convocazione di una sessione speciale della legislatura del suo Stato per il 2 dicembre con il proposito di arginare le politiche anti-progressiste del presidente eletto. Newsom è particolarmente preoccupato per le questioni fondamentali: il diritto all’aborto, i diritti della comunità LBJTQ+, gli immigrati e le questioni ambientali. Si prevedono sfide legali che Newsom intraprenderà per contrastare azioni del governo federale. Il procuratore generale Bonta ha già preparato delle bozze legali che sfiderebbero inevitabili azioni dell’amministrazione Trump che inizierà il 20 gennaio dopo l’insediamento del presidente eletto. Queste preparazioni sono basate in buona parte da contenuti del manuale Progetto 2025 che cercherebbe di riportare gli Stati Uniti verso il passato ma allo stesso tempo avvicinerebbe Trump a mettere in atto le sue aspirazioni autoritarie. La California si trova in una buona posizione per contrastare Trump. Con una popolazione di quasi 39 milioni di abitanti, equivalente a quelle di 22 piccoli stati dell’Unione, il Golden State ha anche un’economia invidiabile. Se la California fosse una nazione indipendente avrebbe un Pil (Prodotto Interno Lordo) tra i primi 6 Paesi più ricchi al mondo. Il suo governo è uno dei più progressisti negli Usa con governatore e ambedue Camere legislative del Partito Democratico. Durante la campagna elettorale per la presidenza Trump ha attaccato ferocemente la California e ovviamente anche Newsom a livello personale. Il neo eletto presidente aveva giocato con il cognome del governatore democratico etichettandolo offensivamente “NewScum” (scum=feccia), come ha fatto con i suoi avversari politici. Trump aveva accusato Newsom di voler distruggere “il bellissimo Stato della California”. Trump e Newsom si sono già scontrati durante il primo mandato del neo eletto presidente tra il 2017 e il 2021. Agenzie del Golden State, incluse le pattuglie della polizia stradale, si erano rifiutate di cooperare con l’agenzia federale sull’immigrazione, ICE, nelle retate di migranti. Inoltre parecchie zone dello Stato si erano dichiarate “sanctuaries” (santuari) per proteggere i migranti dalle grinfie di ICE. Questa resistenza non si manifestò dappertutto poiché nelle contee conservatrici fuori dalla costa alcuni sceriffi cooperarono con le retate. Anche questa volta la protezione dei migranti da azioni abusive da parte del governo federale è preoccupante specialmente data la nomina di Tom Homan a zar della frontiera. Homan in un’intervista al programma 60 Minutes della Cbs ha indicato che si possono deportare famiglie intere anche se alcuni di loro potrebbero avere il diritto legale di essere nel Paese. Da ricordare anche che in campagna elettorale Trump ha minacciato deportazioni di massa dei migranti. Il suo vice, JD Vance, ha anche detto che gli stimati undici milioni di immigrati senza diritto di residenza legale dovrebbero prepararsi ad abbandonare il Paese. Le deportazioni dei migranti sarebbero una grande macchia morale considerando il fatto che gli Usa sono un Paese di immigrati. Si tratterebbe anche di un grosso colpo all’economia della California specialmente nel settore agricolo. Il Golden State produce frutta e verdura che viene esportata a tutti gli altri Stati. Ci sarebbe poi il costo di deportare tutti questi individui. Si stima che costerebbe più di 300 miliardi di dollari. Nel primo mandato Trump si circondò di individui conservatori ma molti di loro facevano parte dell’establishment che ha imposto paletti ai suoi impulsi più estremisti. Questa volta il neo eletto presidente ha dato segnali che le sue nomine sono individui la cui più grande qualità è la fedeltà al capo. Alcuni di loro come Matt Gaetz, parlamentare della Florida nominato da Trump a procuratore generale, hanno fatto scalpore. Gaetz è stato indagato per possibili rapporti sessuali con giovani minorili. Pete Hegseth, nominato da Trump a segretario della Difesa, ha anche lui pagato una donna che lo aveva accusato di abusi sessuali. C’è poi il caso di Elon Musk, l’uomo più ricco al mondo, nominato da Trump a ministro dell’efficienza al governo. Musk sarebbe propenso a licenziamenti di massa simili a quelli apportati a X (già Twitter). Le ultimissime notizie, però, suggeriscono l’emergenza di dissapori tra Musk e Trump. Il neo eletto presidente, però, sembra dunque non avere nessuna intenzione di seguire le regole. Si vedrà se questi ed altri individui estremisti verranno confermati dal Senato dove i repubblicani hanno già iniziato a suggerire che alcuni di loro non gli consentirebbero di formare la squadra che lui vuole. Trump starà cercando di fare in fretta perché in uno strano senso è già “anatra zoppa” poiché questo è il secondo e ultimo mandato, come richiede la costituzione americana. Difatti, per i primi due anni il suo partito controllerà ambedue le Camere legislative ma le maggioranze non sono schiaccianti. Alla Camera dei rappresentanti i repubblicani avrebbero una maggioranza risicata e al Senato potrebbero vincere 53 seggi su 100. Ci vorrebbe solo una manciata di legislatori repubblicani a prendere le distanze da Trump e mettergli i bastoni tra le ruote. Newsom però sa benissimo che per difendere i suoi cittadini da un presidente spaccatutto dovrà darsi da fare. Le sfide legislative saranno un’arma a disposizione come spesso avviene in un sistema federale dove gli Stati hanno una forte autonomia. Newsom, da cavaliere dei diritti californiani, in un certo senso si sta preparando per le presidenziali del 2028. ============= Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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