Tempi duri per i ladri: la pacchia è finita

Tra legittima difesa e arresto “in differita”, il nuovo corso legislativo mette fine alla tradizionale impunità del ladro di professione. D’ora in poi, entrare in casa d’altri potrà costare più caro del previsto.     No, non siamo tornati al vecchio West, dove si sparava per un mazzo di carte truccato o per una parola di troppo. Ma qualcosa di antico, direbbe Pascoli, torna a far capolino tra le pieghe del codice penale: l’Articolo 52, quello della legittima difesa, rispolverato, lucidato e rimesso in pista. La Legge n. 36 del 26 aprile 2019 già aveva stabilito che chi si difende nella propria abitazione o nel luogo di lavoro non è punibile, purché la reazione sia proporzionata e dettata da un grave turbamento. Ebbene, oggi si aggiunge un tassello. Un disegno di legge, numero 1532/2025, primo firmatario il senatore Raffaele Speranzon di Fratelli d’Italia, propone di impedire ai malintenzionati di rivalersi, civilmente o economicamente, contro chi ha osato difendersi. Tradotto: se entri in casa altrui e prendi una pallottola, non puoi chiedere i danni. Era ora. Perché fino a ieri, il copione era questo: il ladro ruba, il padrone di casa reagisce, e a finire nei guai è proprio quest’ultimo, condannato a risarcire il malcapitato rapinatore. “Cornuto e mazziato”, come da tradizione giuridica nazionale. A dare corpo alla teoria, la cronaca recente: a Rovigo, un 68enne ha sparato contro un gruppo di ladri entrati nella sua abitazione, ferendone uno. Non è indagato. Ha agito per difendersi, e per una volta la legge è dalla parte giusta della barricata. Ma non finisce qui. La Lega ha presentato un altro disegno di legge, “Norme in materia di furto in abitazione e furto con strappo”, che introduce l’arresto in flagranza differita: se ti beccano su una videocamera, anche 48 ore dopo, è come se ti avessero preso con le mani nel sacco. E senza bisogno che il derubato reciti il Padre Nostro prima di far scattare l’allarme. Insomma, qualcosa si muove. E lo Stato, che finora pareva più interessato al benessere del ladro che a quello del derubato, finalmente pare voler rimettere in equilibrio la bilancia della giustizia. Come ricordava sant’Agostino: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?” Conclusione. E allora, signori ladri, un consiglio spassionato: cambiate mestiere. Perché con queste leggi nuove, rischiate di fare gli onesti… per forza. Giuseppe Arnò

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Vecchiaia: la saggezza del tempo

  Articolo di Krishan Chand Sethi   Attualmente ho settantatré anni e sento di camminare su una strada fatta solo per andare avanti — un sentiero che ha soltanto un’uscita e nessuna inversione di marcia. Eppure, questo cammino è pieno di profondità, di contemplazione e di percezione. La vita non mi consuma più; il ritmo si è rallentato, e con esso è svanito anche il bisogno disperato di dimostrare qualcosa o di essere visto.   È rimasta soltanto una felicità tranquilla, una semplicità interiore, una consapevolezza conquistata a caro prezzo nel vedere la vita così com’è — nella sua bellezza, transitorietà e complessità. Ho capito, col tempo, che ciò che conta non è quanto realizziamo o guadagniamo, ma come viviamo ogni istante. Ogni secondo può essere speso con saggezza — per restare presenti, dare e ricevere amore, coltivare relazioni, e camminare dolcemente verso i propri obiettivi. Quelle piccole cose — una parola gentile, un sorriso condiviso, un orecchio che ascolta — sono i veri gioielli della vita, più preziosi di qualsiasi guadagno materiale.   Per molti, la vecchiaia è paura, ansia o perdita; per me, invece, è una profonda liberazione. Ogni giorno ci offre il privilegio di rivolgerci all’interno, di osservare i sentimenti, di contemplare i pensieri, e di vivere con la saggezza che nasce dall’esperienza. Il corpo invecchia, ma il cuore e la mente respirano una nuova aria — una seconda giovinezza che cerca piaceri più sottili. L’ambizione e la vittoria della gioventù, la ricerca di approvazione e di successo, perdono piano piano ogni significato. Resta soltanto la serenità di una vita vissuta con sincerità, comprensione e autenticità. È qui che impariamo l’arte di essere pienamente umani.   La vecchiaia insegna a donare senza aspettative, ad amare senza ricompense. Impara a valorizzare le piccole cose: la prima luce del mattino, il fruscio delle foglie, la risata dei nipoti, la dolcezza della mano di un amico. Pazienza, bontà e compassione — queste sono le vere ricchezze che si accumulano anno dopo anno. Essere qui non richiede prestazioni o apparenze, ma presenza: una presenza consapevole, che guarisce e che è reale. La vecchiaia, in verità, non è un morire lento, ma un approfondirsi dell’essere — il momento in cui il vero sé diventa più importante, più sensibile, più sintonizzato con le sfumature della vita.   Arriva poi un momento in cui il rumore del mondo si attenua, quando la corsa, la competizione, l’affanno, iniziano a dissolversi. Si comincia a guardare dentro, non più fuori. Questa svolta interiore è il segreto dell’età: non la perdita della vita, ma la sua maturazione. Tutte le cose cercate con tanta frenesia — successo, approvazione, riconoscimento — diventano nulla, o quasi. La pace, si scopre, non era mai altrove; era sempre dentro di noi, nascosta sotto il rumore dell’ambizione e della mancanza. Arriva un balsamo, una pace che nessun trionfo giovanile può dare. È la comprensione che la vita ci ha dato ciò di cui avevamo bisogno, che ogni perdita, ogni esperienza, ogni vittoria ha temprato l’anima.   Guarda il volto di un anziano. Ogni ruga racconta una storia: di una risata vissuta, di un dolore sopportato, di una speranza inseguita. Non sono segni di decadenza, ma medaglie di coraggio. I loro silenzi sono più forti delle parole, perché gli anziani non devono più dimostrare né competere. Hanno capito che la vita non deve nulla alla certezza, e che la verità ama nascondersi nei momenti di osservazione silenziosa. I giovani vivono di domande; gli anziani, di significato. Durante la gioventù, pensiamo di plasmare la vita; nella vecchiaia, comprendiamo che è stata la vita a plasmare noi. Ogni dolore, ogni vittoria, ogni perdita è stato uno scalpello gentile del carattere, un’opera invisibile del tempo.   La società moderna ignora gli anziani. La vita moderna corre troppo in fretta, ossessionata dalla novità e dall’urgenza. Eppure, negli occhi degli anziani si trova tutta la storia dell’umanità. Sono biblioteche viventi, non piene di libri, ma di sentimenti e ricordi. Raccontano d’amore, di lotta, di vittoria, di fede e di resistenza — storie che attraversano le generazioni. La loro conoscenza non è teorica, ma vissuta, esperienziale, profondamente umana. Stare accanto a un anziano è come leggere un intero volume sulla vita. Ascoltandoli, comprendiamo ancora una volta le lezioni eterne: perdonare, perseverare, amare anche nella perdita, e trovare bellezza anche nella fragilità.   La tristezza della vecchiaia non è nel sopravvivere, ma nel saper cedere; non nella debolezza, ma nella tenerezza che nasce dalla consapevolezza di ciò che davvero conta. Gli anziani non corrono più contro il tempo; camminano al suo fianco, sapendo che la vita non si misura in anni, ma in esperienze vissute. Non interrogano più la vita; la accolgono, nella sua misteriosa interezza. Le rughe non sono segni della brutalità del tempo, ma della sua grazia. I capelli grigi non sono sconfitta, ma una corona di esperienza. Il corpo cede, ma l’anima si espande, come il cielo della sera che si apre al tramonto. È una bellezza dolce, delicata, una grazia nata dall’accettazione e dalla saggezza.   L’età non è una fine, è un ritorno a casa — il cerchio che si chiude dolcemente. Il bambino che guardava il mondo con meraviglia ora incontra lo sguardo dell’uomo saggio che lo contempla con serenità. Tra i due si distende l’intera vita: meraviglia, scoperta, errore, apprendimento, felicità, dolore, e infine saggezza. Quando il cerchio si completa, non resta tristezza, ma gratitudine — per la vita ricevuta, vissuta, e compresa. Chi sa invecchiare insegna la più grande delle lezioni: per vivere meravigliosamente, bisogna imparare a lasciar andare con grazia. L’invecchiare è l’arte dell’accettazione — accogliere la vita con dolcezza e lasciarla andare senza paura.   Forse la saggezza della vecchiaia è proprio questa: spogliare l’inutile per toccare l’eterno. E negli occhi quieti degli anziani, forse, ritroviamo quella luce tenue, quella verità silenziosa, quell’armonia ultima tra essere e divenire. La vita, alla fine, non si indebolisce con l’età. Matura. Si radica. Si fa essenza. E in quella profondità, in quella quiete della

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Il fuoco del Sincopado: eleganza italiana e anima latinoamericana

Ci sono duetti che nascono da un’intesa musicale; e poi ci sono quelli che si fondano su un respiro condiviso, una pulsazione comune. Il Sincopado Guitar Duo appartiene alla seconda categoria.Antonio Belmonte e Simone Evar, chitarristi di formazione impeccabile,  diplomati con lode ai Conservatori di Adria e Gallarate sotto la guida di Maestri come Giulio Tampalini e Marco Bonfanti,  portano sul palco un dialogo sonoro che trascende il semplice virtuosismo. La loro musica è un incontro tra eleganza europea e calore sudamericano, una tavolozza che unisce Bach e Gismonti, Villa-Lobos e Piazzolla, sempre con quella “sincopazione” che dà il nome e il carattere al duo. Il progetto musicale, non a caso, si fonda su una ricerca profonda delle connessioni tra ritmo e cultura, dove la chitarra diventa strumento di mediazione e racconto. Il loro debutto discografico, Violão Sincopado (Movimento Classical, 2023), è un manifesto di questa filosofia. La rivista Amadeus, con le sue cinque stelle, ne ha colto l’essenza: originalità, qualità interpretativa e una fusione naturale tra raffinatezza europea e vitalità brasiliana. È musica che danza e pensa, che seduce senza compiacersi. Dal vivo, il “Fuoco del Sincopado”,  come i due artisti amano definire la propria cifra stilistica, si manifesta in un suono diretto, vibrante, che arriva al pubblico senza mediazioni. Non c’è rigidità accademica, ma nemmeno improvvisazione gratuita: c’è un linguaggio maturo, nutrito di tecnica e passione. Le esibizioni in luoghi prestigiosi tra Veneto e Lombardia,  dall’Accademia Marziali di Seveso al Parco della Villa Comunale di Campagna Lupia, hanno sempre lasciato un segno, culminando nel Primo Premio Assoluto al Concorso Musicale “Villa Oliva” di Cassano Magnago nel 2025. È raro trovare oggi un duo capace di parlare con tanta chiarezza e calore: accessibile, ma mai banale; raffinato, ma mai distante.Il Sincopado Guitar Duo conferma che la chitarra, nelle mani giuste, può essere non solo uno strumento, ma una voce che racconta mondi. di Redazione

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Bruxelles, il mausoleo dei burocrati: tra veti, timbri e risolini l’Europa affonda

Mentre Trump taglia gli aiuti militari ai Baltici e il Pentagono chiude i rubinetti delle armi, l’Europa discute di procedure e applaude la negazione di un minuto di silenzio. La burocrazia comunitaria non è più un difetto: è un cancro che divora le fondamenta stesse dell’Unione. Gli Stati Uniti hanno parlato chiaro: basta dipendenza dall’ombrello americano, arrangiatevi. Trump, con la sua solita brutalità travestita da pragmatismo, non solo riduce gli aiuti ai Baltici, ma congela pure le vendite di armi ai partner europei. La Danimarca ne sa qualcosa, con i suoi Patriots bloccati a Washington perché “gli americani ne hanno pochi”. In sintesi: ognuno per sé e Dio per tutti, l’Europa faccia la sua parte. E Bruxelles? Mentre la realtà bussa con i cingoli alla porta, i signori dell’Europarlamento si accapigliano su procedure, regolamenti, commi e sottocommi. Non bastava la paralisi del diritto di veto, già di per sé un cappio al collo: ci voleva anche la farsa dell’omaggio negato a Kirk, respinto perché “non conforme al regolamento”. Applausi scroscianti da una parte dell’emiciclo, come se ci fosse da festeggiare l’imbalsamazione morale di un’istituzione già ridotta a teatro dell’assurdo. È in questo clima da circo amministrativo che la Commissione predica autosufficienza militare. Sì, certo, come no: con i burocrati che si passano le poltrone come reliquie e si rinnovano mandati a vicenda, la prospettiva di un’industria bellica europea efficiente è pari a quella di vedere un esercito di gatti organizzare una parata militare. La verità è semplice: senza un colpo d’accetta radicale, senza la fine del diritto di veto e la sostituzione della nomenklatura con persone meno contaminate da ideologie, l’Europa continuerà a dibattere sul sesso degli angeli mentre i carri armati scalpitano a poche ore di confine. Continuare così equivale a un suicidio lento, inodore e unto: moriremo come topi nell’olio, scivolando nella nostra stessa burocrazia. di Redazione

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Fabio Roia: La violenza di genere deve essere riconosciuta a livello collettivo

  Nell’ultima edizione del “Premio Semplicemente Donna” svolto a Castiglion Fiorentino davanti ad un nutritissimo pubblico, con vivo piacere le persone hanno ascoltato le parole del Giudice Fabio Roia premiato quale “ Personaggio uomo per i diritti umani”.     “ La violenza contro le donne uccide più della mafia. Una sofferenza per un paese democratico. Era il 2019, Fabio Roia attuale presidente del Tribunale di Milano, è eletto a larga maggioranza lo scorso 19 ottobre 2023. Pronuncia con franchezza e pubblicamente al “Sole 24” ore parole che pesano come macigni. Parole frutto dell’onestà di chi ha speso una vita nell’impegno contro la violenza di genere prima come Pubblico Ministero presso la Procura del Tribunale di Milano, come Giudice nell’area dei soggetti deboli per  poi: “Volevo dare una risposta alla sofferenza lacerante di questi casi che non si trova mai la parola fine o basta!” racconta al Corriere della Sera. Una vocazione che ha origini lontane quando appena 26enne è entrato in magistratura superando il concorso dopo l’università. Da lì  è iniziata una straordinaria carriera a servizio delle donne e dei più deboli. Nel 1989 è stato addetto al Dipartimento competente per i reati a sfondo sessuale e legati allo sfruttamento dei minori e dei soggetti deboli. Fin dal 1991, in quegli uffici che si chiamano procure presso la pretura, le cosiddette procurine, sommerso da casi anche struggenti, ha iniziato la sua lotta per una rivoluzione culturale e sul campo in difesa delle donne. “Il reato di violenza domestica c’era già spiega Roia  poiché era un reato del codice Rocco appunto codice penale che prende il nome dal Ministro della giustizia del governo Mussolini Alfredo Rocco, ma mancava tutta la normativa che abbiamo adesso. C’era molta fantasia interpretativa”. Le carenze legislative erano accompagnate da problemi socio culturali perché il predominio di genere nell’ambito della relazione affettiva è  strutturato nella mentalità dell’uomo. Come quell’episodio raccontato da Roia, di un interrogatorio svolto in un carcere a un uomo italiano e meridionale, che all’accusa di aver  picchiato la moglie gli rispose sincero: ”Signor giudice ma io non sapevo che picchiare la moglie è reato”. PM fino al  2006 per quattro anni al Consiglio Superiore della Magistratura dove si è occupato della prima risoluzione di indirizzo sul contrasto della violenza domestica, Fabio Roia poi rientrato in ruolo, ha svolto le funzioni di Giudice nell’area di soggetti deboli e attualmente è Presidente di sezione presso il Tribunale di Milano nella sezione misure di prevenzione. Dal 1996 tiene corsi di perfezionamento e didattica in tema di abuso e maltrattamento nelle Università milanesi. Ha pubblicato diversi manuali che sono libri guida per chi si occupa di violenza sulle donne tra cui “Crimini contro le donne politiche leggi e buone pratiche” per  Franco Angeli editore  di Milano. Nel 2018 ha fondato l’Osservatorio della violenza sulle donne’,  uno spazio in continuo aggiornamento con norme  giurisprudenza e notizie, con relativi commenti di esperti, utili ai fini del contrasto al fenomeno della violenza di genere. E nello stesso anno ha ricevuto un premio a cui tiene particolarmente,  l’Ambrogino d’Oro benemerenza della sua Milano. A  febbraio del 2024 si è insediato come nuovo Presidente del Tribunale di Milano e in apertura di cerimonia ha voluto porgere pubblicamente le scuse alla moglie Adriana Cassano Cicuto, anche lei giudice, che per incompatibilità ha dovuto rinunciare al suo incarico di Presidente di una sezione civile. “Devo formulare un atto forse di scuse al presidente Adriana Cassano Cicuto, Giudice che conosco molto bene e sulla cui persona ho scommesso la mia vita, la quale ha rinunciato alle funzioni semi direttive giudicanti presso il Tribunale per evitare situazioni di incompatibilità e consentirmi di celebrare con voi questo momento. L’unica ombra. Emerge sempre la questione di genere, con la donna che deve arretrare per far spazio all’uomo. Da parte mia il desiderio e l’impegno che in un momento davvero prossimo si possa dire e fare il contrario attraverso una  effettiva parità di chance tra donna e uomo  in tutte le articolazioni della società con l’uomo che rinunci senza  frustrazioni a favore della donna”. Da quello lontano 1991, quando Roia  da  pioniere si occupò di abusi contro le donne, sono stati fatti i passi da gigante e ora grazie  anche al suo operato, c’è un quadro di normative completo. Ma la strada è ancora lunga. Poiché come ha raccontato lui stesso all’intervista al Corriere della Sera: “Dobbiamo creare le condizioni affinché la violenza di genere sia riconosciuta a livello di collettivo, senza esitazione. Proprio come si riconosce e si condanna una rapina o un furto. Io non mi scoraggio mai, ma  a volte a volte davanti a certi episodi mi ritrovo a pensare che le cose non siano così cambiate. Sembrano cambiate sotto la luce dei riflettori, ma non poi così tanto nella penombra e nell’ombra del quotidiano”.   Carla Cavicchini

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Verona – Dieta mediterranea di Cibo & Millo

L’insalata caprese, piatto tipico italiano, nell’ennesima opera degli street artists Cibo e Millo.            Ca’ di David (Verona) – L’accoppiata artistica Cibo & Millo autrice d’un nuovo dipinto murale su una parete esterna che già ospitava un disegno in scala ridotta incentrato sullo stesso soggetto gastronomico, eseguito dal primo coprendo precedenti scritte e simboli non consoni sul muro, poi purtroppo vandalizzato. L’insalata caprese, piatto tipicamente italiano (a base, com’è ampiamente noto, di pomodoro, mozzarella, olio extravergine, basilico fresco ed origano), fa da star del suggestivo lavoro del duo Cibo (Pier Paolo Spinazzè, Vittorio Veneto, Treviso, 1982) e Millo (Francesco Camillo Giorgino,  Mesagne, Brindisi, 1979). «Questo murale è stato composto a quattro mani. – spiega soddisfatto Cibo – Si tratta d’uno degli undici realizzati in tre comuni del Veronese. Tutti documentati dalle foto scattate da Martha Kooper, fotografa di New York di 82 anni, Nonna Graffiti, che ha fotografato tutti i writers più bravi del mondo, cogliendo con noi, passo per passo, il lavoro d’arte urbana che ha generato i murales». Gli interventi sono stati riassunti nella mostra fotografica Best Before, Street Art against a rancid future presso il Forte Sofia (o Forte Santa Sofia, già Werk Sofia, ex fortificazione asburgica risalente al 1838), sulle colline a nord-ovest di Verona. «Nello specifico, ciò che abbiamo creato qui, a Ca’ di David, è una “torre di caprese”, con un personaggio che la costruisce, la tiene in piedi perché molto precaria. Simboleggia il tricolore. Perciò, rappresenta la precarietà della caprese e dell’Italia. Ed il tentativo d’aggiustarla, di sorreggerla, di preservarla». Lo street artist collabora dal 2020 col Comune di Napoli bonificando frasi e segni di violenza estremisti o volgari tramite composizioni mangerecce partenopee dagli accesi colori attinenti al suo stesso pseudonimo. D’intesa con l’assessorato alla Creatività urbana, il Tavolo Interassessorile per la Creatività urbana e Caffè Borbone, s’adopera nella sovrapposizione positiva di scarabocchi dell’odio su varie superfici urbane segnalate anche dai cittadini. Per Millo (che da alcuni anni lavora a Pescara), a sua volta, le pareti vuote costituiscono “una grande tela bianca su cui esprimersi”. Lasciata l’attività d’architetto per seguire la sua forte passione per l’arte ed il disegno, ha raggiunto specifici vertici figurativi, partecipando a vari Street Art Festival ed avendo suoi estrosi risultati murali (inventive in bianco e nero frammentate da esplosioni di tinte intense) premiati ed esposti pure all’estero. Procedimenti e prestazioni artistici di Cibo e Millo nel Veronese sono stati tallonati anche a Ca’ di David dalla citata fotografa Martha Cooper, classe 1943, originaria di Baltimora (Maryland, Usa) e poi trasferitasi nel distretto di Manhattan, a New York. Già addentro all’ambiente artistico underground newyorkese, dagli Anni Settanta del secolo scorso, segue da vicino l’attività dei protagonisti della street art internazionale. Foto del suo archivio sono entrate a far parte del patrimonio visivo sull’avvento delle culture hip-hop e dei graffiti. Ha iniziato come fotografa stagista nel “National Geographic”, proseguendo come fotografa dello staff al “New York Post”, con sue immagini pubblicate in un considerevole numero di riviste e libri ed esposte in musei di tutto il globo. È referente della fotografia al City Lore, il New York Center for Urban Culture fondato nel 1985, primo organismo negli Stati Uniti volto a “promuovere il patrimonio culturale vivente di New York City e dell’America attraverso programmi educativi e pubblici al servizio dell’equità culturale e della giustizia sociale” ed a “documentare, presentare e sostenere le culture grassroots di New York City per garantire la loro eredità viva”. Servizio e foto di Claudio Beccalossi

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“LA SUITE DEI TEMPLI per OSAKA EXPO 2025”

  “OSAKA TEMPLE SUITE 2025”   I Solisti e l’Orchestra Sinfonica e Jazz del Conservatorio Arturo Toscanini di Ribera (Italy)   Presentazione   “La Suite dei Templi per OSAKA 2025” è una nuova Opera Sinfonica, Contemporanea e Jazz, composta, prodotta ed edita dal Conservatorio Statale di Musica “Arturo Toscanini” di Ribera (Agrigento) che, sotto l’egida del Ministero della Università e della Ricerca, si è distinto negli ultimi anni per la prolifica attività istituzionale. Il Conservatorio è stato recentemente insignito del prestigioso riconoscimento di Eccellenza Italiana 2024, patrocinato dal Consiglio dei Ministri e da 11 Ministeri italiani, ed inserito nella pregiata Opera editoriale dedicata alle 100 Storie di Eccellenza che si sono distinte per aver contribuito a migliorare il futuro del nostro Paese e che portano lustro all’Italia nel mondo.   La Suite è frutto di un progetto di ricerca e di produzione ideato dalla referente scientifica, Direttrice del Conservatorio, Prof.,ssa Mariangela Longo e realizzato con l’ausilio  del Direttore di Produzione Vice Direttore Prof. Simone Piraino  e con il prezioso supporto degli studenti, dello staff docente e non docente, degli organi statutari del Conservatorio presieduto dal Dott. Giuseppe Tortorici. L’Opera è stata selezionata dal Ministero Italiano della Università e della Ricerca tra tutte le Isituzioni AFAM italiane per rappresentare ad Expo Osaka 2025 l’eccellenza Accademica dell’Alta Formazione Artistico Musicale Italiana. Lo speciale evento, in scena al Teatro Festival Station di Expo OSAKA il 13 giugno 2025 nella settimana dedicata alla Regione Siciliana, è promosso e finanziato dalla Direzione Generale della Internazionalizzazione e della comunicazione MUR, con il prezioso supporto dei fondi di Next Generation UE PNRR Azione M4C1 “MUSIC4D”, con la supervisione del Commissariato per EXPO Osaka 2025 del Ministero degli Esteri, che ringraziamo. Questa attività di rilevo internazionale sarà realizzata da una corposa delegazione del Conservatorio  costituita da 50 elementi, di cui 40 orchestrali e 10 componenti dello staff, tecnici delle riprese, addetti stampa e alle comunicazioni, che seguiranno la produzione e le performance dei musicisti che si terranno anche all’anfiteatro del Padiglione Italia.   Un “viaggio musicale” alla scoperta dei magnifici Templi dei Parchi Archeologici siciliani, trasposti in Musica da docenti e studenti, che, in veste di compositori ed esecutori, sono i protagonisti di un’Opera davvero unica nel suo genere. Caratterizzata da una commistione di linguaggi musicali, l’Opera evoca la gloriosa storia dei Miti Greci all’insegna della modernità e dell’innovazione musicale diventando un esempio pregevole di promozione del grande patrimonio artistico culturale italiano e dei giovani talenti. Con una speciale dedica a OSAKA 2025 l’Opera si arricchirà, per l’occasione, di una nuova composizione del M° Hisataka Nishimori, dedicata ad uno dei più famosi  Santuari di Kyoto, il sito UNESCO Shimogamo Shrine, che verrà “ interpretato” in Musica  a fianco ad  un altro patrimonio mondiale dell’Umanità,  la Valle dei Templi di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025. Alla compagine orchestrale multitasking, costituita da 40 elementi e  in cui convivono tipologie diverse di strumenti e di linguaggi (classici, jazz e popular), si uniranno anche pregevoli esecutori giapponesi di strumenti moderni e della tradizione giapponese, sotto la Direzione del M° Gaetano Randazzo di cui verrà eseguita, a conclusione del concerto, “Chasing the Pink Panther”,una novità in prima assoluta in omaggio al grande Henry Mancini. Ciò consentirà di mettere a confronto le rispettive storie millenarie e tradizioni culturali e musicali dei due paesi (ITALIA e GIAPPONE) con uno sguardo al futuro, attraverso i differenti linguaggi compositivi, gli stili esecutivi e le riprese immersive dell’opera e dei luoghi a cui essa è ispirata, attuando cosi i principi prioritari di EXPO OSAKA 2025, Empowering Lives, Connecting  Lives and Saving Lives, nel comune intento di condividere e divulgare Arte, Cultura e Bellezza.   La Direttrice Referente Artistico del Progetto Prof.ssa Mariangela Longo www.conservatoriotoscanini.it   Fonte: rosanna minafo <[email protected]> PR Consulting Giornalista mob. 3484009298 Email [email protected][email protected] Linkedin: https://www.linkedin.com/in/rosanna-minafo Instagram: https://instagram.com/minaforosanna

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GOFFREDO PALMERINI, SECONDO L’ANZIANO PUGLIESE CRONISTA A MILANO

Articolo di Franco Presicci *     MILANO – Non vorrei esagerare, e chiedo venia per il paragone ardito, ma credo che a Davis Livingston, Stendhal, Ferdinand Gregorovius ed ad altri ancora assomigli come viaggiatore  Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore acuto e attraente, sensibile e fertile. Lui non sale su un aereo o su un treno per passatempo, per cambiare o godersi il sole di un Paese esotico per poi vantarsene. Come oggi fanno in tanti. Palmerini no: viaggia per incontrare gente, ascoltarla, conoscere le loro storie, le loro esperienze e fissarle nei libri e nei giornali. Non è solo un uomo curioso di vedere cose nuove, altre persone, scoprire altre mentalità, altri usi, altre tradizioni, altri paesaggi.   Palmerini va alla ricerca di quelli che a suo tempo lasciarono il proprio Paese per guadagnare il pane, affrontando sacrifici, umiliazioni, discriminazioni. Palmerini vola in America, in Australia, in Brasile, in Canada, in Argentina, in Sud Africa, e va in zone anche impervie, dovunque possa trovare una vita da snocciolare ai suoi lettori, che sono davvero tanti. E quando racconta, quelle vite, suscita emozioni, coinvolge. Ha il dono della scrittura scorrevole, limpida, senza artifici retorici, senza orpelli.   Rileggendo uno dei suoi libri, ho approfondito la conoscenza di Mario Fratti e la sua casa-museo, del grande scrittore John Fante (Denver, 8 aprile 1909 – Los Angeles, 8 maggio 1983) e suo figlio Dan, anch’egli scrittore che donò la sua macchina da scrivere ad un museo di Pescara, in Abruzzo. Lui, Palmerini, Dan Fante lo ha intercettato e incontrato a Los Angeles ed ha raccolto da lui ogni particolare della sua esistenza e di quella del grande padre, compreso il gesto di Charles Bukowsky di abbandonare la propria casa editrice per aver rifiutato di dare alle stampe “Chiedi alla polvere” del collega scrittore (il libro è pubblicato in Italia da Einaudi). Non si contano le personalità su cui Goffredo ha scavato, le persone semplici che ha invitato ad aprirsi. Ha dato voce a centinaia di emigrati italiani che hanno nostalgia della terra di origine. Li ha trovati a Little Italy, a New York e in tante altre città degli States, dove è stato chissà quante volte, a Buenos Aires, a Caracas, a Sydney, a San Paolo, a Toronto, a Johannesburg, in Bolivia, in Cile, persino in Tasmania…   Il viaggio per lui è apprendimento, scoperta di luoghi e di popoli da trasmettere agli altri. E lo fa con la semplicità che fa parte del suo carattere. Tra le sue pagine si scopre l’anima dei personaggi che ha contattato, i loro sogni, le loro speranze, le loro frustrazioni. Sono porte che si spalancano e invitano ad entrare; sono confini che si lasciano oltrepassare; stazioni affollate di passeggeri in arrivo e in partenza. I suoi libri sono pieni di fatti, di eventi, ricordi, profili sapientemente delineati… Tra le sue numerose opere “L’Italia dei sogni”, “Le radici e le ali”.   Le sue radici sono in Abruzzo, terra nobile, coraggiosa, tenace, che guarda avanti, non si piega, ricostruisce L’Aquila dalle macerie. Palmerini è così, ha la forza dell’ulivo secolare, della quercia che va sempre più in alto. Ho riletto “Gran tour a volo d’aquila” e “Mario Daniele, il sogno americano”. Quando rileggo brani dei suoi libri provo una sorta di gioia per lo stile e per il contenuto. Ogni libro porta ricchezza, riempie il cuore di sentimenti genuini. Ecco l’ultimo “Ti racconto così”. Lui racconta con calma, con pazienza, con accortezza.   Dove vai, Goffredo, quale strada imbocchi questa volta? Inutile chiederlo, a volte fino all’ultimo momento non lo sa neppure lui. Lo immagino viaggiare ai tempi della locomotiva a vapore, che ispirò poeti, prosatori, pittori, con il suo stesso fumo che l’avvolgeva facendola scomparire per un attimo. Sbuffava, sibilava, ingoiava i binari senza correre troppo. La linea di quella macchina faceva sognare. Erano altri tempi. Adesso la osservo, mentre la vedo circolare nei video di facebook; la vedo tirare il treno del Bernina. Non lo sa nemmeno lui da quanto tempo fa avanti e indietro da un Paese ad un altro.   Lo capisci spaziando sui suoi libri, che contengono anche cronache, racconti vita vera. Aprendo “Ti racconto così”, s’incontra anche Papa Francesco, che nel 2022 fece visita pastorale a L’Aquila per aprire la Porta Santa alla Perdonanza, il più antico giubileo della storia; e il Columbus Day a New York; David Sassoli, il giornalista televisivo, la cui “forza proveniva dalle sue convinzioni, da suoi ideali radicati nella fede e maturate nelle esperienze della vita”.  Interessanti anche le pagine sulla riapertura dello storico ristorante “Tre Marie”, che, sorto nel 1912, annovera nell’albo d’oro personalità eminenti della poesia, del belcanto, dell’arte, del cinema e della politica: l’antico caffè che ha sempre coniugato storia e cultura. Leggendo nelle sue pagine “La lunga marcia delle donne nelle istituzioni”, si ha l’impressione di seguirla, quella marcia, se la si condivide.   Con Elham Hamedi, una voce di libertà in Iran nell’arte della poesia, ci commuoviamo al pensiero che in quel Paese la donna è sottomessa. Di Goffredo Lucilla Sergiacomo ha scritto: “Se Goffredo Palmerini fosse vissuto ai tempi dell’antica Roma, potremmo rintracciarlo nel novero dei Pontefici Massimi, i magistrati che registravano negli Annales maximi i fatti più rilevanti, politici, militari…”.   Palmerini pontifex maximus? Non siamo lontani dalla realtà. I pontefici massimi venivano eletti e io il voto a Goffredo Palmerini, che rimanendo in tempi più vicini a noi ha rivestito degnamente cariche pubbliche, oltre ad essere stato dirigente delle Ferrovie dello Stato, lo darei: come amministratore fino al 2007 al Comune dell’Aquila, città capoluogo d’Abruzzo, parecchie volte assessore e vice sindaco, ha lavorato benissimo, riscuotendo il consenso dei cittadini.  Gli incarichi a lui affidati li ha svolti con competenza e coscienza.   La sua attività giornalistica è lodevole: scrive su molte testate italiane ed estere, conosce tantissimi direttori di giornali e redattori, oltre a uomini di governo e a vertici delle istituzioni. Ha ricevuto moltissimi riconoscimenti in Italia e fuori. A Caracas fu premiato nel 2009

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La Pop Theology di Mons. Staglianò conquista i giovani: Giubileo 2025 a Montalto Uffugo

Giubileo 2025 a Montalto Uffugo (CS) e Convegno del Kiwanis Club Cosenza con S.E. Mons. Staglianò   Il Kiwanis Club Cosenza ha solennemente celebrato il proprio Giubileo attraverso un importante evento tenutosi a Montalto Uffugo, concepito come un momento privilegiato di dialogo con le giovani generazioni. Figura centrale dell’incontro è stata S.E. Mons. Antonio Staglianò, la cui peculiare metodologia comunicativa, nota come Pop Theology, ha saputo catturare l’attenzione della numerosa platea studentesca. S.E. Mons. Staglianò ha sapientemente instaurato un dialogo costruttivo, trattando temi di fondamentale importanza come i valori fondanti della convivenza civile, l’irrinunciabile rilevanza della solidarietà, il rispetto delle regole condivise e il valore intrinseco del servizio altruistico. L’incontro è stato ulteriormente impreziosito da raffinati momenti musicali, affidati alla sensibilità del violoncellista Angelo Federico. Nel corso della manifestazione è stata ribadita con forza la missione principale del Kiwanis International, “Serving the children of the world”, sottolineando il continuo impegno dell’associazione a favore dell’infanzia a livello globale. L’iniziativa ha rappresentato, nel suo insieme, un’autorevole occasione di riflessione sull’impegno civico e sulla responsabilità sociale dei giovani. Visita di S.E. Mons. Antonio Staglianò alla Comunità Parrocchiale di Santa Maria della Serra e ai Missionari Ardorini di Montalto Uffugo (CS) La visita di S.E. Mons. Antonio Staglianò alla comunità parrocchiale di Santa Maria della Serra e ai Missionari Ardorini di Montalto Uffugo è stata promossa dal Kiwanis Club Cosenza, presieduto da Paolo Trotta, e dal Superiore Generale dei Missionari Ardorini, Padre Salvatore Cimino. Quest’ultimo ha colto l’occasione per presentare Mons. Staglianò all’intera comunità parrocchiale. È stato così istituito il Giubileo dei bambini, dei ragazzi, dei giovani e delle loro famiglie, coinvolgendo anche l’Amministrazione comunale, in particolare il Sindaco Biagio Antonio Faragalli e la Consigliera delegata ai percorsi religiosi e Giubileo 2025, Natalizia Sinopoli. L’organizzazione dell’evento ha visto l’intera comunità parrocchiale impegnata: dalle catechiste ai gruppi di preghiera, dal gruppo scout alla corale, dalle volontarie del servizio pulizia e decoro al comitato affari economici, fino alla Confraternita dell’Immacolata Concezione di Montalto Uffugo. S.E. Mons. Staglianò, già Vescovo emerito di Noto, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia e Rettore della Basilica di Santa Maria di Montesano, ha officiato la Solenne Celebrazione Giubilare insieme a Mons. Gianfranco Todisco, Vescovo emerito Ardorino, a Padre Salvatore Cimino e ad altri confratelli, presso il Santuario Madonna della Serra di Montalto Uffugo. La celebrazione ha visto una grandissima partecipazione, soprattutto di giovani, affascinati dall’omelia e dal pensiero innovativo della Pop Theology. Dopo la Messa solenne, Mons. Staglianò ha tenuto una lectio magistralis sul libro Ripensare il pensiero; ha suonato la chitarra, prestata dal gruppo scout, spiegando attraverso il linguaggio universale della musica l’essenza della Pop Theology. Durante la celebrazione ha anche interpretato brani della musica leggera italiana per coinvolgere maggiormente i giovani, portando un messaggio di solidarietà, amore per il prossimo e fiducia in se stessi. L’iniziativa si è conclusa con una vera e propria standing ovation, partita spontaneamente grazie al Sindaco. Le parole di Mons. Staglianò Mons. Staglianò si è espresso sulla società contemporanea, le guerre e il valore della solidarietà: “Se avessimo seguito il Vangelo dell’amore di Gesù – ha affermato – avremmo creato una civiltà senza guerre, capace di solidarizzare. L’essere umano guarda agli altri esseri umani sviluppando una relazione di cura e amore. Quando un individuo perde la sensibilità verso la giustizia e il prossimo, ha perso anche la sua umanità, anche se esteriormente può sembrare splendente. Dove non c’è empatia, c’è barbarie.” Il Manifesto per la Pace e i Bambini del Mondo Prima della conclusione dell’evento, il Presidente Paolo Trotta ha consegnato a Mons. Staglianò il Manifesto per la Pace e i Bambini del Mondo, realizzato con il Kiwanis Key Club, PT Group Salute, e gli studenti degli Istituti Comprensivi di Siziano (PV) e Montalto Uffugo (CS). Il Manifesto, destinato anche al Santo Padre Papa Francesco e al Sindaco di Montalto Uffugo, rappresenta un impegno concreto dei cristiani impegnati nel sociale e un appello dei bambini contro la barbarie e per la pace tra i popoli. Un evento memorabile Il Giubileo dei Giovani – come molti lo hanno definito – ha lasciato un’impronta profonda nei cuori dei partecipanti. L’entusiasmo e la meraviglia sui volti dei presenti hanno testimoniato il successo dell’iniziativa e la forza comunicativa della Pop Theology. Prima della sua partenza per Corigliano-Rossano, dove avrebbe ricevuto il Premio “We Build” del Kiwanis International, Mons. Staglianò ha visitato la Cittadella dello Sport “Don Gaetano Mauro” a Taverna di Montalto Uffugo. In un’atmosfera conviviale, ha partecipato a una sfida di calcio balilla e ha provato i campi da padel, accompagnato dall’Accademico Mauro Alvisi, dal Presidente Paolo Trotta e da Padre Salvatore Cimino. Paolo Trotta

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