La finestra su Roma di Bruno Fulco

di Nulla di nuovo all’orizzonte     Anche se l’estate finisce ufficialmente il 21 settembre, quest’ultimo fine settimana da bollino rosso sulle autostrade ne segna mentalmente la fine. Malgrado i proclami catastrofici su quello che doveva essere la stagione calda, a parte una manciata di giorni di caldo asfissiante si è rivelata abbastanza tiepida tanto che è stata forse la seconda parte di luglio quella con il clima migliore, premiando inaspettatamente chi sceglie per le proprie vacanze le settimane ai margini dell’alta stagione. Una sorta di “evento di chiusura stagionale, è stata la bomba d’acqua che ha appena colpito Milano e ancor più gravemente, le precipitazioni che si sono abbattute copiosamente su tutta la regione Lombarda. I vigili del fuoco sono intervenuti 49 volte nella sola Milano e ben 471 volte in tutta la Lombardia, per allagamenti, alberi caduti o pericolanti. Purtroppo un classico di fine stagione che tuttavia, almeno a Roma e dintorni, lascia ancora la speranza di un ultimo insperato fine settimana sulle coste Laziali per prepararsi lentamente alle stagioni buie. Settembre segna la seconda tappa dell’anno. A gennaio si parte sempre con nuovi progetti ed intenzioni mentre nella pausa estiva ci si resetta per prepararsi al rush finale che porterà alla fine dell’anno. A bocce ferme durante le ferie liberi dalla routine, ci si guarda intorno per scoprire tristemente che il panorama intorno a noi rimane pressoché immutato. La guerra è diventata ormai una presenza quasi normale delle nostre vite, e pur lasciando un alone di estrema tristezza non sconvolge riesce più a sconvolgere le nostre coscienze abituate a conviverci nella quotidianità. È una triste realtà, ma forse meno ipocrita di quanto sembrano le tante proteste fini a sé stesse. È facile infatti protestare, ci fa sentire dalla parte dei buoni e dei giusti, ma nella realtà serve a poco se non a nulla e questo vale per le guerre come per tante altre cose. La vera protesta infatti sta nei gesti, negli atteggiamenti e nelle scelte che si operano nella vita. Più che battersi il petto in pubblico come novelli farisei, è forse più utile esercitare quelli che sono i nostri poteri come parte attiva del sistema, ad esempio come i consumatori quali siamo. Sono tante le aziende che sostengono attivamente il rifornimento delle truppe israeliane, dalle catene di supermercati tra i più noti ai fast food più famosi del mondo, oppure aziende produttrici di hardware e software che noi tutti utilizziamo più o meno comunemente, e tante altre aziende ancora. Ebbene il consumo critico è una forma di boicottaggio che dà risultati reali e temuti da chi ne è oggetto. Liste di prodotti e aziende da boicottare sono facilmente reperibili in rete, così come associazioni che organizzano campagne mirate che ne assicurano l’efficacia. Altrimenti riempire l’aria di proclami urla e parole serve a poco se non a sentirsi fighi e pettinarsi l’anima. Guardando più strettamente in casa nostra la stagione politica alle porte si annuncia sello stesso leitmotiv degli ultimi tempi. Da una parte un governo sempre più incarnato da Giorgia Meloni, che ribatte colpo su colpo gli attacchi di un’opposizione diventata ormai solamente ideologica e priva di costrutto, che si attacca ciecamente ad ogni appiglio compreso il conflitto israeliano -palestinese pur di contestarne l’operato. A tal proposito così si è espressa la premier in un post su Facebook: “Leggo che alcuni esponenti della sinistra – come Bonelli, Fratoianni e compagnia – vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale” ricordando la richiesta di questi a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia e che ora secondo la premier punterebbero: “addirittura a un processo internazionale”, tirando in ballo il conflitto israelo-palestinese “in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra”. Concludendo poi con quelle che reputa evidenze: “La prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell’immagine dell’Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno”. Nei prossimi mesi purtroppo c’è da aspettarsi che il dibattito prosegua su questa linea, senza tentare nemmeno la strada di un apporto costruttivo da parte dell’opposizione di cui il paese avrebbe estremamente bisogno per crescere veramente. Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte, il Campionato di calcio è iniziato e il popolo si ubriacherà nuovamente di questo togliendo attenzione alle cose pubbliche. La ruota gira, così è e così sempre sarà. Intanto in attesa della proposta autunnale degli eventi culturali, la capitale propone fino al 21settembre a Palazzo Bonaparte: “Elliott Erwitt. Icons” più di una mostra fotografica, un invito a osservare il mondo con leggerezza, empatia e meraviglia attraverso 80 scatti iconici di un artista capace di cogliere l’anima del Novecento e di trasformare attimi ordinari in immagini indimenticabili.

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Fare cultura parlando di vini

Ronco dei Tassi il Collio della famiglia Coser       Che i vini Friulani si esprimano in bianco come in poche altre parti d’Italia è una certezza, un’altra è che per gli appassionati di questa tipologia il Collio Goriziano sia territorio di assoluto interesse. Terra di radicata cultura contadina, un valore che non si è perso trasmettendosi o in linea diretta di generazione in generazione, oppure rimanendo vivo nel dna di tanti produttori divenuti tali dopo esperienze diverse, ma che hanno sentito il richiamo ad occuparsi di una di propria vigna per trasmettere la propria identità attraverso un proprio vino. Un po’ il percorso di Fabio Coser che condivide con la moglie Daniela un entusiasmo iniziato nel 1989 con l’acquisto di un primo vigneto di 4 ettari all’interno di un podere nel Collio Goriziano, più precisamente nel comune di Cormons. E’ l’inizio di un’azienda oggi sviluppata su un vigneto di 18 ettari tra i 140 e i 200 metri di altitudine, circondati da boschi che completano la proprietà per un totale di 30 e situati nei pressi del Parco naturale di Plessiva. Una realtà condotta a livello familiare grazie anche all’ingresso in Azienda di Matteo ed Enrico figli dei fondatori. Tra le presenze selvatiche dell’habitat naturale che circonda la proprietà anche alcune colonie di Tassi, grandi estimatori di uva matura da cui deriva il nome riferito anche ai “Ronchi” appellativo locale che si richiama alla disposizione tipica dei vigneti in terrazze. In trent’anni Ronco dei Tassi si è ritagliato una fetta di grande consenso e gradimento da parte degli appassionati. Risultati che in genere altre aziende sviluppano in tempi molto più lunghi. Certamente determinanti sono stati i livelli qualitativi raggiunti grazie ad un insieme di fattori tra cui le peculiarità pedoclimatiche del Collio Goriziano. A questo va aggiunto il decisivo contributo dovuto alla filosofia produttiva, rigorosamente volta ai criteri della viticultura sostenibile e ad integrazione di basso impatto con l’ambiente circostante, per ottenere uve di grande qualità vinificate nella maniera più semplice possibile che esprimono nei vini l’essenza del territorio. Ma forse più il fattore più determinante è stata la passione che da sempre ha accompagnato la conduzione di Ronco dei Tassi, la stessa che rivelano le parole di Fabio Coser: Una storia così recente eppure già grandi risultati. Da dove nasce l’idea di Fabio e Daniela di entrare in un mondo che dietro la passione richiede tanto impegno e sacrificio? All’origine di tutto c’è un bel sogno che si è realizzato dando vita alla nostra azienda l’11/11/1989. Diploma di Enologo a Conegliano nel 1975. Due importanti esperienze in qualità di responsabile in due grandi realtà vitivinicole regionali dal 1977 al 1989 e poi, mi fa piacere precisare, il richiamo del sangue e della tradizione tramandatami dai miei due nonni contadini. Una donna forte e tenace al mio fianco, Mia moglie Daniela, che mi ha sempre sostenuto e accompagnato in questa avventura in cui rinunciando al posto sicuro con un ottimo stipendio mi incamminai su una strada che non garantiva nulla di certo, se non la volontà di realizzare un ideale progetto. Un “Amico sogno” condiviso con mia moglie, che si è rivelato capace non solo di farmi coraggio nei momenti più bui, ma anche di dimostrarmi di essere un ideale compagno di viaggi e anche un ottimo consigliere in quelle difficili e contrastanti decisioni che ho dovuto prendere durante tutto il nostro percorso. Nel progetto Ronco dei Tassi, quale sono i rigorosi criteri di conduzione del vigneto alla base della vostra filosofia di coltivazione? Principalmente il rispetto per l’ambiente, che ci ha accolto e che ci ha regalato dei bellissimi momenti e delle grandi soddisfazioni. La grande cura e attenzione per ogni singola pianta, dal suo primo germogliamento al massimo sviluppo. Inerbimento totale con l’eliminazione competa di pesticidi e diserbanti. Una produzione per ceppo limitata e ragionata, in funzione del sito e della varietà, sempre comunque legata e vincolata all’obbiettivo finale: qualità. Quali sono le caratteristiche pedoclimatiche in cui si sviluppano i vostri vini e qual è l’apporto della tipologia del suolo? La prossimità delle Alpi Giulie costituisce un efficace riparo dai venti freddi del nord e la vicinanza della costa adriatica favorisce la persistenza di un microclima mite e temperato. Il mare inoltre, crea un particolare fenomeno di doppia rifrazione solare che va da maggio a settembre, producendo l’effetto di mettere a disposizione delle piante un’enorme quantità di luce, importantissima per la fotosintesi clorofilliana, e per un perfetto sviluppo fogliare vegetativo. I terreni sono costituiti da marne e arenarie stratificate di origine eocenica portate in superficie dai movimenti tettonici per il sollevamento dei fondi marini 50 milioni di anni fa. Queste formazioni rocciose si disgregano facilmente sotto l’azione degli agenti atmosferici, originando un terriccio povero di sostanza organica, ma ricco di sali minerali, che nel volgere di poche stagioni si trasforma in un substrato ideale per la coltivazione della vite. Questo terriccio che prende il nome di “Ponca” è uno degli elementi importanti assieme al microclima, che contribuiscono a creare le caratteristiche organolettiche uniche dei vini prodotti nel nostro Collio. Un amore trasmesso ai figli che oggi lavorano in Azienda. Che sensazione dà lavorare la terra trasmettendo ai propri figli con tutti i valori che spesso oggi si perdono in un mondo che tende sempre più all’industrializzazione? Un enorme gratificazione che arricchisce e completa quel sogno da cui siamo partiti io e mia moglie Daniela. Non è facile pensare di riuscire a trasmettere ai tuoi figli tutto l’amore e la passione per la terra che ti porti dentro. Sono elementi che non si possono misurare. Ma sono certo, con assoluta onestà intellettuale, che Enrico e Matteo siano andati oltre e abbiano raggiunto, con la sensibilità che li contraddistingue, la consapevolezza di quanto sia unico e bello, il lavoro nel nostro mondo vitivinicolo. Tra i vostri vitigni sia autoctoni che internazionali. Qual è quello a cui siete più legati e che vi dà più soddisfazioni e perché? Se mi riferisco ai vitigni storici, da centinaia di anni coltivati

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A Rio de Janeiro trionfa il Columbus International Award

Dalla cultura al business, dall’arte alla solidarietà: l’Italia protagonista al Rio Olympic Golf Course     Hole in one per il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD a Rio de Janeiro   Eccellente accoglienza, orgoglio italiano, momenti di commozione e ampia partecipazione sono stati gli ingredienti che hanno reso la VI edizione del COLUMBUS INTERNATIONLA AWARD di Rio de Janeiro, Brasile, un’edizione indimenticabile. Immaginatevi un contesto incredibilmente bello, una location curata in ogni minimo dettaglio, l’unico campo da golf olimpico al mondo e il più bello di tutto il Brasile, aggiungete uno straordinario cocktail  servito nel corso dell’evento, una maniacale perfezione in qualsiasi angolo del grande campo e aggiungeteci l’amabilità dei partecipanti, dei premiati, degli ospiti premianti e di tutti coloro che sono stati coinvolti in questa incredibile avventura: benvenuti al Rio Olympic Golf Course di Rio de Janeiro. Un vero successo internazionale che, dopo quello di Miami nel novembre 2024 presso l’importante Istituto Marangoni Miami (Florida, USA) e al Senato della Repubblica nel 2023 a Roma, ha ancor più confermato l’importanza e la portata mondiale del prestigioso premio dedicato all’eccellenza Cristoforo Colombo. Il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD – Rio de Janeiro Edition 2025 ha avuto inzio alle ore 16:30 e ha destato molta curiosità intrisa di fierezza italiana. Gli ospiti e gli invitati hanno apprezzato anche la cura per il dettaglio e la gestione ben coordinata. Il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD è il premio dedicato a personalità, aziende ed associazioni che si sono distinte, ciascuno nel proprio campo,  per aver diffuso e/o tutelato la cultura italiana e l’italianità. All’evento internazionale, iniziato alle ore 16:30 con la sigla e i saluti dell’ideatore, fondatore e organizzatore Dott. Massimiliano Ferrara, presidente di Fondazione ITALY e coordinatore di UNITED International Media Partners, sono accorsi eccellenti ospiti e un folto pubblico, entusiasta sia dell’organizzazione sia della location. L’evento è stato realizzato in collaborazione con Rio Olympic Golf Course, ITALIAMIGA, FERRARA events & communication, UNITED International Media Partners e Agostino Branca – Creazioni  in Ceramica. Ferrara ha sottolineato in apertura il suo personale e sincero ringraziamento al CEO del Rio Olympic Golf Course, dott. Carlos Favoreto, per la straordinaria ospitalità riservata al COLUMBUS INTERNATIONALAWRAD – Rio de Janeiro Edition 2025 e per aver prontamente aderito con entusiasmo all’iniziativa, ponendo fiducia all’evento. Cenni sulla massiccia migrazione in terra brasiliana tra il 1870 e il 1960 con oltre un milione e mezzo di italiani. Oggi il Brasile conta la maggiore comunità al mondo con oltre 35 milioni di italo-brasiliani, ovvero discendenti di italiani. Un sentito grazie, per il fattivo aiuto e l’impagabile lavoro svolto, al Dott. Edoardo Pacelli e all’Avv. Santino Ceraldi, che spinti esclusivamente dall’amore per l’Italia e senza nessun altro tipo di interesse, hanno saputo gestire in loco le varie e ampie esigenze organizzative. Grazie a Giuliana Mussoi che, nel corso dell’evento, ha ben gestito le traduzioni e sintetizzato i contenuti. Anche per questa edizione, ben 29 i Media Partners Internazionali, tutti italofoni, che non hanno voluto far mancare il loro contributo a questo importante appuntamento legato alla cultura, all’eccellenza e al Made in Italy. Tutto è reso possibile grazie anche al fattivo aiuto di UNITED International Media Partners, Canale Internazionale di Comunicazione e Informazione, di cui fanno orgogliosamente parte: Radio WGBB Long Island (America), Il Marco Polo (Canada), Musicalissima (Argentina), Radio La Luna (Argentina), Italian’s News Radio (America), Hola mi Gente – Ciao Amici Radio Vaticana (Stato del Vaticano), Gazzetta italo brasiliana (Brasile), Christopher Magazine (America), Italia Informa, La Voce (Canada), La Voce d’Italia (Spagna/Venezuela), Radio Internazionale Genk (Belgio), Radio Blu Italia (Australia), Radio TV Chin (Canada), Italia Report USA (America), The Hearth of Showbusiness (America), The Wiseguyz Show (America), Allora! (Australia), Corriere Canadese (Canada),  ASIB – Associazione Stampa Italiana in Brasile, Radio Italia Africa (Africa), Radio MIR (Belgio), Italian American Radio (America), Italian’s News (America), il Newyorkese (America), Grandangolare (Canada), CP Cambrige (Inghilterra), Ciao Magazine (Inghilterra) e Italian Roots TV (America). Come ormai da tradizione i nomi della rosa dei prescelti è stata svelata solo al momento della premiazione. Anche per questa edizione, quattro le sezioni premio: Amazing, riservato alle persone, Excellence, riservato alle aziende, istituzioni e associazioni, Media Operator, riservato agli operatori della comunicazione, e Community Service, per coloro che quotidianamente si mettono a disposizione della comunità italiana in loco. Al solito non sono mancate le sorprese e le emozioni. Il COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD – Rio de Janeiro Edition 2025 è stato trasmesso in diretta streaming e si possono rivivere le emozioni cliccando sul seguente link: https://youtu.be/81pvlMuFGlc. Passiamo alla rassegna dei premiati, di coloro che sono stati scelti per la Rio de Janeiro Edition 2025 che, oltre all’Attestato Premio in carta pergamena con intestazione singola e motivazione del premio, potranno mostrare con orgoglio il bellissimo e personalizzato piatto artigianale in ceramica, naturalmente Made in Italy, realizzato dalle sapienti mani del Maestro Agostino Branca di Bottega Branca – Creaioni in Ceramica. Il primo a essere chiamato per la Sezione Amazing è stata un’illustre figura, una persona nota in tutto il Brasile per la sua instancabile attività, un servitore, un uomo di ampia cultura e dalle mille risorse . Stiamo parlando del Presidente di UNITALIA, il Senatore Ney Suassuna, premiato con la motivazione: Per la determinazione nel rivalutare e riunire le famiglie italiane e di origine italiana di Rio de Janeiro e per essere stato un esempio di abnegazione e di eccellenza per la tutela e la diffusione della cultura italiana. Il premio gli è stato conferito direttamente dal Presidente Ferrara. Per il Senatore Ney Suassuna una graditissima sorpresa fatta giungere direttamente dall’Italia: gli è stata consegnata anche un’importantissima targa arrivata direttamente dalla Regione Liguria, terra natia di Cristoforo Colombo, a firma del Presidente Marco Bucci. Ancora un’eccellenza, un visionario, un imprenditore che con lo stesso spirito di Cristoforo Colombo si è spinto dove altri non sognavano di farlo, ha visto quando altri erano ciechi, ha trasformato una visione, un sogno in un’eccellente realtà, una realtà unica nel suo genere, una sfida come tante nella vita anzi lo è la vita stessa: Dott. Carlos Favoreto. Il più bel

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A Friburgo il “Premio Consolato 2025”

28/07/2025 19:39   FRIBURGO\ aise\ – Si è svolta nei giorni scorsi la quarta edizione del Premio Consolato, riconoscimento che il Consolato italiano a Friburgo dedica a ragazze e ragazzi dei ginnasi tedeschi che si distinguono nello studio della lingua italiana. Ospitata nella sede del Regierungspräsidium Freiburg, la cerimonia di premiazione è stata introdotta da un saluto da parte del Vicepresidente del Regierungspräsidium Klemens Ficht, il quale ha ribadito come lo studio della lingua italiana in Germania sia una diretta conseguenza dello stretto legame che unisce i nostri due Paesi. La Console Francesca Toninato ha invece sottolineato il legame profondo tra scuola, sport e diplomazia: disciplina, dedizione, sacrificio, empatia e rispetto verso gli altri – ha detto – sono valori comuni e fondamentali che devono guidare in ognuno di questi ambiti. Dopo l’intervento del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda Giuseppe Restuccia, della referente per l’italiano nei Ginnasi Birgit Kienzle e della Dirigente scolastica presso il Consolato Concetta Matassa, ha preso parola Andrea Lanfri, ex atleta paralimpico e primo alpinista pluriamputato ad aver scalato l’Everest, che ha emozionato il pubblico con la sua incredibile storia di resilienza e rivincita. Il Consolato ha premiato le ragazze e i ragazzi, esortando loro a perseguire i propri obiettivi e, utilizzando le parole di Andrea Lanfri, ricordando che in qualsiasi sfida o prova che la vita ci pone dinanzi “i veri limiti da superare sono quelli mentali”. (aise) 

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Festival del Dubbio, III edizione

  III edizione Festival del dubbio. Ortona, Venerdì 18 e Sabato 19 Luglio 2025, ore 21:00 Piazza del Teatro Francesco Paolo Tosti   È stata presentata nella sala “Corradino d’Ascanio” del palazzo della regione Abruzzo a Pescara, la terza edizione del Festival del dubbio che si terrà nelle serate di venerdì 18 e sabato 19 luglio alle ore 21:00  a Ortona, nella piazza del teatro F. P. Tosti.  L’evento, ideato da Gaetano Basti, è organizzato da Edizioni Menabò-D’Abruzzo e Associazione Romano Canosa per gli Studi Storici presieduta da Isabella Colonnello e patrocinato dal Comune di Ortona e dal Consiglio Regionale d’Abruzzo.  Con il “Festival del dubbio” la città di Ortona, già custode della Basilica dedicata a San Tommaso Apostolo, il più antico e noto “dubbioso”, sceglie il dubbio come pensiero necessario che precede ogni forma di progresso della conoscenza. Se nelle prime due edizioni il Festival si era interrogato sulla fede e sull’intelligenza artificiale, in questa terza edizione approfondirà il problema di strettissima attualità dei cambiamenti climatici e degli innumerevoli risvolti nella nostra vita ad essi collegati di cui vediamo in questa estate 2025 palesi conseguenze come il caldo ma anche il problema legato alle carceri e al sistema di detenzione italiano. “L’emergenza climatica e quella carceraria sono due temi di grande rilevanza” – ha dichiarato Gaetano Basti ideatore della manifestazione – “Da tempo coltivo il desiderio di realizzare biblioteche all’interno degli istituti penitenziari. Circa tre anni fa, abbiamo donato un centinaio di volumi al carcere di Lanciano: un piccolo gesto che ha avuto un forte valore simbolico. Mi piacerebbe che questa iniziativa potesse essere estesa a tutte le carceri dell’Abruzzo, contribuendo a rendere la cultura uno strumento di crescita e riscatto.”     La sera di Venerdì 18 Luglio, si terrà l’incontro a quattro voci Cambiamenti climatici e urgenza  moderato e condotto da  Graziamaria Dragani, autrice radio-televisiva, che dialogherà con  Licia Colò, volto noto della televisione e antesignana della divulgazione scientifica ed ambientalista, degli aspetti più tangibili dei cambiamenti climatici riscontrati nella sua lunga esperienza di “inviata sul campo” e conoscitrice dei luoghi e dei protagonisti della natura; con Marina Baldi, climatologa del CNR, approfondirà gli aspetti climatici più rilevanti legati al surriscaldamento globale che coinvolgono l’ambiente e gli eco-sistemi come l’innalzamento della temperatura, le siccità, i fenomeni alluvionali e lo stato delle montagne; Michil Costa, imprenditore ambientalista, ideatore della Maratona dles Dolomites racconterà il suo punto di vista sul fenomeno molto attuale dell’ “over tourism” a cui ha dedicato un libro e dei danni ad esso collegato e del suo metodo di ospitalità turistica a basso impatto ambientale. Piero Di Carlo, Professore di fisica dell’atmosfera e di climatologia presso l’Università di Pescara, spiegherà l’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura e sulla vendemmia in Abruzzo ma anche lo stato del nostro mare e quello dell’aria e gli strumenti utilizzati per studiarli e quali sono i possibili rimedi che l’uomo può porre per salvare l’ambiente.   Nella seconda serata, sabato 19 luglio, a cura dell’Associazione Romano Canosa per gli studi storici, sarà affrontato il tema dell’Emergenza carceri con: Franco Corleone, già parlamentare e presidente Onorario della “Società della Ragione” in merito all’adozione di soluzioni capaci di ridurre i rischi di recidiva a poco costo, con Glauco Giostra, Professore Emerito presso l’Università La Sapienza di Roma (dal 2010 al 2014), membro del Consiglio Superiore della Magistratura, già coordinatore scientifico degli Stati generali sull’esecuzione penale ci si interrogherà se una pena umana significa disattenzione alla sicurezza e se il carcere è un luogo di mistificazione della realtà; Monia Scalera, avvocatessa, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, spiegherà cosa fa il Garante per la nostra sicurezza, dove va chi esce dal carcere e qual è la situazione in Abruzzo; a dare un punto di vista sulle condizioni delle carceri sarà il giornalista Francesco Lo Piccolo, direttore della rivista “Voci di dentro” e dell’omonima associazione che nella conferenza stampa ha evidenziato le problematiche del sistema carcerario a a partire dalla grave carenza di funzionari giuridico-pedagogici. “Nel 1975, per una popolazione detenuta di circa 30.000 persone, erano previsti 1.400 educatori. Oggi, nel 2025, a fronte di circa 60.000 detenuti, gli educatori in servizio sono appena 800-900. Questo significa che in molti istituti un solo educatore si trova a gestire fino a 140-150 persone, potendo dedicare loro solo poche ore alla settimana — per il resto è impegnato in attività prevalentemente amministrative. È come se, di fatto, non ci fosse. Il Festival sarà moderato da Walter Vannini, criminologo clinico; coautore del documentario Lo strappo. Quattro chiacchiere sul crimine che verrà proiettato, in attesa degli ospiti dalle 20:00 alle 21:00   Il Festival del Dubbio è sponsorizzato da:Riflessi, Setra, Civitarese viaggi, San Tommaso specialità alimentari, Nikita, Borgo Baccile, Zecca, Vecchio Teatro.   Menabò S.r.l. utilizza le e-mail raccolte a seguito delle registrazioni degli interessati per diffondere informazioni sulla propria attività editoriale. In linea con le nuove norme europee sulla protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679, meglio noto come GDPR), entrate in vigore il 25 maggio 2018, il destinatario può richiedere la propria cancellazione. Si precisa che gli indirizzi e-mail provengono – oltre che dalle registrazioni dirette, da specifiche richieste di inserimento nella mailing list, oppure da conoscenze personali, da contatti avuti in occasione di eventi organizzati da Menabò S.r.l., dalla rete o da elenchi di servizio di pubblico dominio pubblicati su internet, da dove sono stati prelevati per questo specifico scopo informativo   Fonte: Goffredo Palmerini

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Il velo dell’Imam: sovranità, apocalisse e guerra nel pensiero di Khomeini

“La religione è la realtà nella sua forma più potente. Non si può separarla dalla politica, perché essa è la politica nella sua essenza.” —  Sayyid Ruhollah Khomeini Nel cuore ideologico dell’Iran contemporaneo si aggira ancora l’ombra lunga di una visione che ha ridisegnato la mappa della modernità islamica: quella di Ruhollah Khomeini, ayatollah mistico e rivoluzionario, teorico di una dottrina che ha scosso le fondamenta del pensiero politico tanto islamico quanto occidentale. Nato nel 1902 in una Persia ancora feudale, Khomeini è stato educato nella tradizione più ortodossa dello sciismo duodecimano, ma ha saputo trasformare quella formazione teologica in una visione globale. Non è stato soltanto il capo di una rivolta contro lo Shah, ma il fondatore di una teologia del potere che ha conferito alla religione la più assoluta centralità nella struttura statuale. Il suo pensiero resta, oggi più che mai, la lente attraverso cui leggere non solo la Repubblica Islamica dell’Iran, ma anche il conflitto epocale tra l’Islam sciita e l’Occidente. Khomeini ha formulato la sua dottrina più nota – la wilayat al-faqih, ovvero il governo del giurisperito islamico – durante gli anni dell’esilio a Najaf, in Iraq. In una serie di lezioni poi raccolte nell’opera Hukumat-e Islami (Il governo islamico), ha tracciato le coordinate di un’inedita teocrazia moderna. Secondo Khomeini, il vero ordinamento islamico non può affidarsi né a re né a parlamenti, né tantomeno a costituzioni laiche. In assenza dell’Imam Mahdi – la guida infallibile nascosta dal tempo in attesa della fine dei giorni – il potere deve essere esercitato dal faqih, il giurista esperto nella legge sacra, perché solo lui può garantire l’applicazione della volontà divina nella sfera terrena. Questa concezione sovverte le categorie occidentali della sovranità. Nel mondo moderno, il potere viene dal basso, dalla legittimazione popolare; nel khomeinismo, viene dall’alto, da Dio, passando per l’intermediazione dei sapienti religiosi. La volontà popolare può essere accettata solo come espressione della volontà divina – un’adesione condizionata e sorvegliata. Questo principio non è solo teorico: è stato la colonna vertebrale della Repubblica Islamica fin dalla sua fondazione nel 1979, quando la figura del rahbar (la Guida Suprema) è stata istituzionalizzata sopra ogni altro potere dello Stato, compreso quello del presidente e del parlamento.   Il pensiero di Khomeini, tuttavia, non si esaurisce nella dottrina istituzionale. Esso è intriso di escatologia, di attesa messianica, di concezioni cosmiche della giustizia e della lotta. L’Imam occulto – figura centrale dello sciismo – non è solo un futuro ritorno salvifico: è una presenza silenziosa che giustifica e orienta ogni azione del potere religioso. In questa cornice teologica, la lotta contro l’oppressione diventa non un’opzione, ma un dovere. La jihad non è necessariamente armata, ma è sempre spirituale, morale e politica. È uno sforzo continuo per purificare il mondo dall’arroganza e dalla tirannia. Ed è in questo contesto che Israele assume, nel pensiero khomeinista, una funzione non solo politica ma apocalittica. Israele non è visto semplicemente come uno Stato nemico o un rivale regionale. È il simbolo del male sistemico: creatura dell’Occidente coloniale, corpo estraneo nella terra islamica, manifestazione della modernità corrotta e separata dal sacro. Per Khomeini, “Israele è una pustola cancerosa nel corpo dell’Islam”. Questa retorica, lungi dall’essere una mera provocazione, è parte di una visione del mondo che contrappone la ummah (la comunità dei credenti) ai centri dell’egemonia secolare: Washington, Tel Aviv, Parigi, Londra. L’odio verso Israele non nasce solo dalla questione palestinese, ma da un’antropologia teologica che oppone l’islamico all’occidentale come categorie assolute, ontologiche. In questo quadro, il conflitto attuale – che il 19 giugno 2026 ha vissuto una nuova e drammatica escalation – viene percepito non come un semplice scontro tra due potenze regionali, ma come una tappa del destino. I droni e i missili lanciati dall’Iran, le risposte militari israeliane, le rappresaglie incrociate su obiettivi civili e strategici, tutto rientra in una narrazione più vasta: quella della lotta finale tra il bene e il male. Ogni martire, ogni esplosione, ogni sacrificio viene reinterpretato alla luce di un ordine sacro. Non è una guerra per il territorio: è un’offerta cosmica, una forma di redenzione collettiva. Ma mentre la teologia giustifica il sangue, la realtà umana ne denuncia il peso. L’Iran del 2026 non è più quello del fervore rivoluzionario. È una nazione giovane, dinamica, frammentata tra un’élite clericale conservatrice e una popolazione urbana e connessa, desiderosa di apertura e diritti. Le proteste femminili, i movimenti studenteschi, i blogger incarcerati, gli intellettuali in esilio: tutto questo racconta una frattura interna profonda. Il pensiero khomeinista, un tempo fonte di liberazione e riscatto, è percepito oggi da molti come una gabbia ideologica che soffoca il pluralismo e la libertà spirituale. Nel frattempo, anche Israele affronta le sue contraddizioni. L’apparato militare è tra i più potenti al mondo, ma la sicurezza non ha portato alla pace. La convivenza resta una chimera, e l’alleanza con gli Stati Uniti, pur essendo un pilastro della sopravvivenza, ha alimentato l’isolamento diplomatico. Le sirene d’allarme che risuonano a Tel Aviv e Haifa, le famiglie chiuse nei rifugi, i soldati al confine nord: tutto questo è diventato parte della normalità israeliana. Ma a quale prezzo? Il pensiero khomeinista, nella sua radicalità, ha cercato di offrire un’alternativa al modello occidentale di potere. Ha rifiutato il compromesso, ha reso la religione padrona della politica, ha elevato la resistenza a virtù metafisica. Ma oggi, di fronte a un Medio Oriente lacerato, a una gioventù che cerca futuro e non martirio, a una comunità internazionale stanca della retorica apocalittica, quella visione mostra i suoi limiti. È ancora viva, è ancora potente, ma rischia di trasformarsi in un’ideologia autoreferenziale, incapace di riformarsi. Nel cielo della storia, il velo dell’Imam continua a fluttuare. È simbolo di attesa, di promessa, di mistero. Ma forse oggi, più che mai, ci si chiede se quel velo serva a rivelare la verità… o a coprire il volto del potere. Carlo Di Stanislao   Fotocredit: licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported .

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Peragine nominato Accademico d’Onore

Antonio Peragine, Accademico d’Onore dell’Accademia di Alta Cultura Arte, Cultura & Società Di Redazione Il Corriere Nazionale Del 15 Giugno 2025 alle ore 16:01 ROMA – L’Accademia di Alta Cultura – storica Istituzione le cui prime attività hanno preso avvio nel lontano 1910 – da sempre segue con attenzione e appassionata presenza le vicende tutte che scandiscono la vita, la quotidianità, della nostra Patria. L’accademia di Alta Cultura con sede in Roma, su proposta del suo Presidente, N.H. Dott. h.c. Giuseppe Bellantonio, ha deliberato la nomina del Cav. Uff. Dott. Antonio Peragine – giornalista e Presidente dell’ANIM Aps, Associazione Nazionale Italiani nel Mondo e Direttore del Network ANIM – ad Accademico D’Onore, con la seguente motivazione: Per meriti speciali nell’ambito dell’editoria, della cultura e per adoperarsi con intensità e passione professionale e umana a dare voce, coinvolgendoli, anche agli italiani all’estero’. Il Dott. Antonio Peragine, di Bari, giornalista e direttore del Network ‘Anim’, rete di giornali on line: Il Corriere Nazionale, (www.corrierenazionale.net), Corriere di Puglia e Lucania, (www.corrierepl.it), Radici (www.progetto-radici.it), Stampa Parlamento (wwww.stampaparlamento.it) e Gazeta Arberesche (/www.gazetaarbereshe.it), ha ricevuto diversi riconoscimento per la sua meritoria opera di grande sensibilità umana, culturale sociale e cultural operando nel volontariato, tra l’altro: Cavaliere ufficiale della Repubblica Italiana; Responsabile dell’ufficio stampa per l’Italia della Cyberpol ‘ Agenzia Federale per la Sicurezza’ e l’Ecips ‘Centro Europeo per la politica dell’informazione’; Direttore del Dipartimento Giornalismo e Relazioni Pubbliche internazionali, Etica e Dinamiche dell’Informazione dell’Università Federiciana Popolare, Cavaliere di Gran Croce nell’Ordine Reale del Leone di Ruanda, nomina avuta da S.A.R. King Yuhi VI, importante figura internazionale, impegnata in molteplici attività diplomatiche ed umanitarie; Presidente dell’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo ‘ANIM APS’; Rappresentante per l’Italia dell’Unione delle Cooperative Somale (HUDIS) Somalia; Presidente di Retewebitalia.net. https://www.retewebitalia.net; Consigliere per i rapporti con i media dell’Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche Nomina delegazione Bari Host dell’Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche Premio Atlas Associazione Italia in Arte Premio Minerva alla Carriera da Accademia delle Scienze Filosofiche Attestato di Elogio e Benemerenza Accademia delle Scienze Filosofiche Incarico Coordinatore ufficio stampa The Imperial Academy Of Russia -Unimoscaw Croce D’Argento del C.N.V.S. Corpo Nazionale Volontari del Soccorso. Responsabile Ufficio comunicazione della missione diplomatica SOAD (Diaspora Africana) Ambasciatore Azzurra Tv Italia Accademico Università telematica Isfoa Docente Scienze Aziendali con specializzazione in Economia e Tecnica della Comunicazione dell’Università ISFOA. Il Presidente dell’Accademia di Alta Cultura apprezza la presenza tra loro del Dott.Antonio Peragine, certo che potrà contribuire a determinare momenti di forte collaborazione tra l’Accademia e la struttura Anim Aps. Nell’ultimo trimestre del 2025, l’Accademia di Alta Cultura intende definire l’operatività di un Think -Thank che raccolga i più qualificati elementi, in primis coloro che sono stati nominati Accademico d’Onore per il progetto ‘RE NASCE RE’, nel cui contesto si intende dare massima attenzione e offrire soluzioni pratiche e razionali a tematiche e problematiche d’interesse culturale, sociale e tecnico -scientifico del nostro paese. Incontri diretti attraverso convegni o a mezzo tecnico, scientifico per agevolare i flussi di pensiero e riflessioni su grandi temi.

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Evento “Due popoli. Due Stati. Un destino”

Renzi e Calenda, ritrovati insieme. Per la coesistenza pacifica in due Stati di israeliani e palestinesi Milano, 6 giugno 2025 – L’evento “Due popoli. Due Stati. Un destino” su Israele e Palestina, tenutosi presso il Teatro “Franco Parenti”, in via Pier Lombardo 14, ha voluto distinguersi dalla mega manifestazione del giorno dopo pro Palestina e Gaza, in piazza San Giovanni a Roma, apertamente anti-israeliana, voluta da Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Cgil. Gli organizzatori (Italia Viva con Matteo Renzi, Azione con Carlo Calenda, +Europa con Benedetto Della Vedova, Sinistra per Israele con Emanuele Fiano, alternatisi negli interventi), oltre ad aver condannato la ferocia di Ḥamās anche contro il proprio popolo, hanno voluto ribadire l’irrimandabile necessità di far di tutto perché possano coesistere palestinesi ed israeliani, in due Stati fianco a fianco, nella pace e nel rispetto reciproci. Per questo nel teatro c’è stato uno sventolio delle bandiere israeliana e palestinese unite in una, soprattutto quando è salita sul palco per raccontare la sua drammatica vicenda Aviva Siegel, ex ostaggio di Ḥamās. Rapita assieme al marito Keith il 7 ottobre 2023 dal Kibbutz Kfar Aza e rilasciata il 26 novembre successivo, in uno scambio di prigionieri. Keith, invece, è stato liberato il 1° febbraio 2025, dopo ben 484 giorni di durissima prigionia. L’appuntamento con sostenitori e pacifisti ha visto la partecipazione di vari big della politica e dell’informazione, tra cui la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, l’europarlamentare Giorgio Gori, Graziano Delrio, Piero Fassino, Marianna Madia, Lia Quartapelle (tutti del Partito democratico, “dissenzienti” della piazza romana), Maria Elena Boschi, Davide Faraone, Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Ettore Rosato (Azione), il direttore del tg di La7, Enrico Mentana ecc. Carlo Calenda è stato contestato all’esterno del teatro da attivisti pro Israele di Free4Future, con striscione e volantini contro sue posizioni espresse sia in Parlamento che su media e social. Servizio di Claudio Beccalossi 

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Indossiamo molte maschere per trovare il volto che non ne ha bisogno

  Un viaggio verso sé stessi senza maschera   di Krishan Chand Sethi   C’è una verità che ho compreso non dai libri, né dagli insegnamenti, né dalla saggezza altrui, ma vivendo, osservando, cadendo e rialzandomi. La verità è questa:le molte maschere che indossiamo. Questo non è semplicemente poetico. Non è un tentativo di sembrare filosofico. È ciò che ho vissuto, visto negli altri e, più dolorosamente, visto anche in me stesso. Da bambini, siamo senza maschera. Ridiamo troppo forte, piangiamo troppo improvvisamente e parliamo troppo onestamente. Siamo come siamo. Ma il mondo ci insegna rapidamente ciò che preferisce. Presto, quell’anima senza maschera inizia a modellarsi in ciò che crede sarà amato, accettato o anche solo tollerato. È allora che inizia la maschera.   Le prime Maschere: cercare approvazione Ricordo, da ragazzo, di aver recitato una poesia con gioia genuina durante una funzione scolastica. Non era perfetta. Potrei aver inciampato su una o due versi. Ma parlavo col cuore. Dopo, un compagno di classe prese in giro la mia voce. Quel commento ebbe più potere di dieci applausi. Per settimane, smisi di scrivere. Parlavo con più cautela. Quella fu la mia prima maschera: la maschera della cautela. Poco dopo, indossai la maschera dell’obbedienza: essere lo studente modello, il figlio ideale, l’amico che ascoltava sempre ma parlava raramente. Cercavo di essere ciò che gli altri apprezzavano, perché essere me stesso improvvisamente sembrava rischioso. Tutti passiamo attraverso questo. Forse non nello stesso modo, ma con lo stesso risultato: una distanza inizia a crescere tra chi siamo e ciò che presentiamo.   I costumi dell’adulto: ruoli che viviamo L’età adulta non rimuove queste maschere; le moltiplica. Indossiamo il ruolo del professionista, del coniuge, del genitore, del cittadino rispettato. E nessuno di questi ruoli è sbagliato, anzi, sono vitali. Ma i problemi iniziano quando il ruolo prende il sopravvento sull’anima. Nel mio percorso professionale, ho incontrato uomini e donne che, in superficie, avevano tutto: lauree, promozioni, applausi. Eppure, a porte chiuse, confessavano di sentirsi vuoti. Un uomo una volta mi disse: “Signor Sethi, sto vivendo il sogno di tutti gli altri tranne il mio.” Un altro disse: “Sorrido tutto il giorno. Ma non ricordo l’ultima volta che ho sorriso perché lo intendevo davvero.”Queste non erano persone deboli. Erano coraggiose, resilienti e rispettate. Ma avevano indossato maschere così a lungo da dimenticare dove finiva la maschera e iniziava il volto.   Chi siamo davvero? È una domanda che non sempre ha una risposta forte. In effetti, le domande più importanti spesso arrivano nel silenzio. Chi sono io quando nessuno guarda? Sono lo scrittore premiato? Il funzionario governativo? Il marito e padre? Sì, forse. Ma oltre a ciò? Sono la voce silenziosa che a volte sente il peso del tempo? Sono il ragazzo che si emoziona ancora per l’odore dei vecchi libri? Sono l’uomo che osserva le persone in silenzio e vede il loro dolore anche dietro i sorrisi? Queste non sono domande drammatiche. Non sono indulgenze filosofiche. Sono le vere domande. Perché quando il sipario cala, i ruoli finiscono e gli applausi svaniscono, ciò che resta non è ciò che abbiamo fatto, ma chi siamo stati.   Lo specchio non mente mai Tutti abbiamo specchi nella nostra vita. Non solo quelli di vetro, ma i momenti, le persone, i silenzi che riflettono chi siamo veramente. Per me, uno di questi momenti è arrivato dopo un evento pubblico. Ero stato onorato per uno dei miei libri. Incoronato, applaudito, lodato. Ma quando tornai nella mia stanza e mi guardai allo specchio, non mi sentii orgoglioso. Mi sentivo stanco. Vedevo occhi grati ma non brillanti. Quella notte, mi posi una domanda difficile: Sto scrivendo per impressionare? O per esprimere? Quello fu un punto di svolta. Decisi allora che ogni parola che scrivevo, ogni pensiero che condividevo, doveva prima sembrare onesto alla mia anima. Altrimenti, erano solo un’altra maschera.   L’amore e le Maschere dietro cui ci nascondiamo Anche l’amore non è immune alle maschere. In effetti, potrebbe essere dove ne indossiamo di più. Nascondiamo le nostre vulnerabilità pensando che ci renderanno meno amabili. ascondiamo i nostri sogni temendo che possano essere troppo grandi, o troppo piccoli, o troppo strani. Una volta ho incontrato una donna che aveva abbandonato silenziosamente il suo amore per la pittura dopo il matrimonio. Suo marito non glielo aveva mai chiesto. Ma lei presumeva che il dovere venisse prima. Vent’anni dopo, riprese il pennello e pianse mentre dipingeva un campo di girasoli. Quello era il suo vero volto. Quel momento. L’amore non dovrebbe essere un palcoscenico dove recitiamo. Dovrebbe essere una stanza dove possiamo spogliare l’anima.   Il ruolo della società: applaudire le Maschere La società non vuole sempre la tua verità. Vuole la tua coerenza. Vuole la versione di te che si adatta al titolo, all’immagine, all’aspettativa. Quando un CEO ammette la depressione, la gente sussurra. Quando un insegnante mette in discussione il sistema educativo, la gente si irrigidisce. Quando una madre dice che vuole più della maternità, la gente giudica. Ma le persone più audaci che ho incontrato sono quelle che, gentilmente ma fermamente, rimuovono la maschera, guardano il mondo negli occhi e dicono: “Questo sono io.” E, stranamente, il mondo finisce spesso per rispettarle di più.   Perché abbiamo bisogno della Maschera inizialmente? Perché anche questo fa parte del viaggio. Una maschera protegge. Una maschera ci aiuta a sopravvivere a fasi che non siamo ancora abbastanza forti da affrontare a viso scoperto. Ma dovrebbe essere uno strumento temporaneo, non un’identità permanente. Dobbiamo perdonarci per averla indossata. Ma dobbiamo anche sfidarci a rimuoverla, strato dopo strato, quando siamo pronti.   La vita senza Maschera: vivere senza finzioni Cosa significa vivere senza maschera? Significa parlare anche quando la tua voce trema. Significa ammettere di non sapere. Significa scegliere la pace rispetto alla performance. Significa creare arte, anche se nessuno applaude. Significa essere più fedeli alla tua verità che al tuo titolo. Una vita senza maschera non è perfetta. È grezza. È reale. È radiosa. Ho incontrato persone che non avevano premi, né

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PREMIO CARUSO V EDIZIONE

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “CARLO CARUSO: IL GIUDICE, L’UOMO, IL POETA” V EDIZIONE Un evento dedicato ai giovani, per restituire loro dignità e voce attraverso la scrittura     ROMA – Lunedì 9 giugno 2025, dalle ore 10:00 alle 18:30, presso la prestigiosa Sala Consiliare di Palazzo Valentini (Via IV Novembre, 119/A – Roma), si terrà la cerimonia di premiazione della V Edizione del Premio Letterario Nazionale “Carlo Caruso: il Giudice, l’Uomo, il Poeta”, promosso dall’Associazione Carlo Caruso Aps, con il patrocinio del Ministero della Giustizia, della Città Metropolitana di Roma Capitale, dell’Ordine degli Avvocati di Roma e di numerose altre istituzioni e realtà associative.   Il Premio letterario “Carlo Caruso”, istituito cinque anni fa per ricordare l’insigne uomo di giustizia scomparso nel 2018, per molti anni giudice presso il Tribunale dei Minorenni di Catanzaro, è indirizzato ai minori e giovani-adulti in vinculis, messi alla prova e/o comunque sottoposti a provvedimenti penali e civili dell’Autorità Giudiziaria Minorile su tutto il territorio nazionale. Ha l’obiettivo di premiare le opere, valorizzare i giovani autori che sapranno esprimersi in modo chiaro, mettendo a nudo i propri sentimenti, le proprie aspirazioni e i loro sogni, in un momento particolarmente difficile della loro giovane vita.   La scrittura, come voleva Carlo Caruso – magistrato, poeta, scrittore e musicista – deve appropriarsi del reale ed essere testimonianza esistenziale. Obiettivo del Premio, quindi, è stimolare la produzione di testi che sappiano raccontare la “vita vera” fatta di sofferenza, di sospetti, di compromessi ma anche di gioia, di risate, di riscatto, d’amore e di nuovi progetti. Il Premio è nato per dare ai giovani sottoposti alla Giustizia minorile uno spazio espressivo autentico che possa restituire loro dignità e voce attraverso la scrittura, con tre sezioni letterarie: POESIA INEDITA, NARRATIVA BREVE INEDITA, e TESTO RAP INEDITO. La giornata del 9 giugno è articolata in due sessioni:   Prima sessione (10:00 – 13:30): Introduce e modera l’Avv. Eugenio Bisceglia, Presidente del Premio. Verranno lette le opere, premiati e consegnati i riconoscimenti ai finalisti delle tre sezioni. Previsti gli interventi della Dott.ssa Maria Pia Turiello (Presidente di Giuria), della Dott.ssa Marisa Manzini, della Dott.ssa Micaela Piredda e della Dott.ssa Angela Rivellese, tra gli altri.   Seconda sessione (14:30 – 18:30): Moderata dal giornalista RAI Dott. Pino Nazio, sarà dedicata a un seminario di approfondimento con esperti del settore minorile, tra cui: Dott.ssa Alida Montaldi, Avv. Francesco Graziano, Dott.ssa Francesca Mosiello, Dott.ssa Serenella Pesarin, Dott. Sergio De Nicola ed altri autorevoli relatori.   Il Premio sarà aperto dai saluti e dagli interventi di importanti figure istituzionali, tra cui il Dott. Pierluigi Sanna (Vice Sindaco Città Metropolitana di Roma), la Dott.ssa Lidia Salerno (Presidente Tribunale per i Minorenni di Roma), l’Avv. Paolo Nesta (Presidente COA Roma), e la Prof.ssa Lucia Branca Caruso, Presidente dell’Associazione “Carlo Caruso”. L’evento è accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma con 5 crediti formativi ordinari.   Goffredo Palmerini

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