Sparate a vista! I cieli d’Europa sotto assedio dei palloncini

Da Rascel alla realtà: i palloncini non sono più un gioco da bambini ma una seccatura geopolitica tra radar, droni e aeroporti in tilt. L’Europa, con i suoi tempi biblici, cerca ancora di capire se abbatterli o invitarli a un vertice. Intanto, dall’Italia, arriva almeno una buona notizia: la scienza vola più in alto di tutti. a a Dove andranno a finire i palloncini? “Dove andranno a finire i palloncini, quando sfuggono di mano ai bambini…” cantava Renato Rascel, con la leggerezza dei tempi in cui l’unico problema era non farli scappare verso l’azzurro. Oggi, però, quei palloncini sembrano aver cambiato mestiere: da simbolo di festa a pretesto di tensioni internazionali. La saga comincia qualche anno fa con i famigerati “palloni spia” cinesi, sorpresi a fluttuare sopra i cieli del Canada e degli Stati Uniti. Pechino, naturalmente, nega ogni addebito, forse, chissà, erano davvero sfuggiti di mano a qualche infante distratto. Ma le risate durarono poco: i palloncini vennero abbattuti e la festa finì nel boato dei missili. L’Europa insegue (lentamente) Col passare del tempo la faccenda si è fatta seria: ora i palloncini compaiono regolarmente sui radar degli aeroporti europei, provocano chiusure temporanee, allarmi militari e un discreto disorientamento istituzionale. Da dove arrivano? La risposta è ovvia: non dai giardini d’infanzia dell’Est. Il problema, come sempre, è che l’Europa, questa vecchia signora dai piedi di piombo, non sa mai se indignarsi, mediare o convocare un vertice di “alto profilo tecnico”. Nel frattempo i palloncini continuano a fare i loro voli pindarici, indisturbati tra una capitale e l’altra, e ai cittadini non resta che guardare in su e sperare che non atterrino sul proprio tetto. La soluzione “alla buona” Così, mentre le cancellerie riflettono, sembra finalmente maturata una decisione sensata: abbatterli a vista, senza esitazioni, come si faceva una volta con le zanzare. Oppure, per restare nel registro del bon ton diplomatico, potremmo restituire la cortesia raddoppiando la quantità di oggetti volanti diretti verso i mittenti. Dopotutto, l’ironia è un’arma gentile ma efficace. Curiosi di sapere come finirà? Anche noi. E, conoscendo Bruxelles, c’è da scommettere che ci vorranno almeno tre riunioni e un sottocomitato prima che qualcuno trovi il coraggio di dire “fuoco!”. Ma almeno… l’Italia vola alto E qui, per fortuna, arriva una buona notizia che rimette un po’ d’ordine in questo cielo impazzito: a Roma, presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea, è stato eseguito il primo trapianto al mondo di arteria polmonare. Un intervento pionieristico su una paziente con tumore infiltrante, che conferma l’Italia come eccellenza mondiale nel campo dei trapianti. Mentre i palloncini invadono i cieli e le cancellerie litigano sui comunicati, la nostra sanità, quella tanto bistrattata, continua a scrivere pagine di vera grandezza. E per chiudere, una modesta proposta Il problema, in fondo, non risiede in Italia. Qui, tra un corteo e una riforma della Giustizia che finalmente prende forma, si continua a fare, a inventare, a operare. No: il nodo sta nei centri di comando dell’astronave Europa, dove il comandante Kirk tarda a entrare in plancia e l’equipaggio discute sul regolamento d’ingaggio. Nel frattempo, i palloncini volano. Ma almeno noi, ogni tanto, riusciamo ancora a toccare il cielo, con una arteria in più e una burocrazia in meno. Di Redazione

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La notte internazionale della luna

  SABATO 4 OTTOBRE 2025, ORE 21:00 Planetarium Pythagoras Città Metropolitana Reggio Calabria LA NOTTE INTERNAZIONALE DELLA LUNA International Observe the Moon Night XVI edizione   Sabato 4 ottobre si celebra la sedicesima edizione de “La Notte internazionale della Luna” (International Observe the Moon Night), l’interessante esperienza che dal 2010 ha portato tutto il mondo ad osservare la Luna nella stessa serata. L’iniziativa è promossa dalla NASA, l’agenzia spaziale americana, e nel nostro paese è supportata dalla Società Astronomica Italiana e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. L’obiettivo è quello di proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna, di approfondire temi quali la genesi e le caratteristiche fisiche, la mitologia, la poesia, la musica e le diverse espressioni artistiche ispirate al nostro satellite naturale. Sono migliaia le manifestazioni previste a livello mondiale, tra queste anche quella organizzata dal Planetarium Pythagoras – Città Metropolitana di Reggio Calabria, che aderisce all’iniziativa fin dalla sua prima edizione. L’incontro presso il planetario reggino sarà dedicato all’approfondimento delle principali caratteristiche della Luna. A seguire, dal piazzale antistante, compatibilmente con le condizioni meteorologiche, l’osservazione al telescopio: sarà possibile ammirare gli affascinanti giochi di luce e ombra sui crateri e sui mari lunari. L’esperienza sarà arricchita dalla visione di Saturno, il celebre “signore degli anelli”. Nella convinzione che una corretta diffusione della cultura scientifica costituisce uno dei presupposti per il pieno esercizio dei diritti democratici dei cittadini, parafrasando il poeta Petrarca: “io aspetto tutto il dì la sera che l’ sol si parta e dia luogo a la Luna”, l’appuntamento al Planetarium Pythagoras è, dunque, fissato per sabato 4 ottobre alle ore 21.00 per condividere l’osservazione del nostro satellite naturale a cui la Terra deve moltissimo. La partecipazione all’iniziativa è libera e gratuita; non occorre prenotare. Planetario Pythagoras <[email protected]>

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GEOFISICA | Torna l’appuntamento con la Scuola Internazionale di Erice

Tre giorni di confronti scientifici e forum di alto livello riuniranno alcuni tra i massimi esperti internazionali della geofisica contemporanea per stimolare la discussione sulle prossime sfide nello studio delle Geoscienze [Roma, 15 settembre 2025] Giovani ricercatori, dottorandi, professori ed esperti di numerosi settori delle Scienze della Terra torneranno a riunirsi ad Erice, in provincia di Trapani, per il 43° corso della Scuola Internazionale di Geofisica “Enzo Boschi” della Fondazione e Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”. La Scuola, organizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) con il patrocinio di Regione Siciliana, Università di Bologna e Fondazione Eucentre, è in programma dal 22 al 26 settembre. Fondata nel 1984 da Enzo Boschi, già Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) e dell’INGV, scomparso nel 2018, la Scuola è stata a lui recentemente intitolata dal prof. Antonino Zichichi, Presidente della Fondazione Majorana. Da aprile 2025 la Scuola è diretta da Fabio Florindo, Presidente dell’INGV. La nuova edizione della Scuola, intitolata “Frontiere della geofisica per il terzo millennio”, sarà coordinata da Maria Elina Belardinelli e Paolo Gasperini dell’Università di Bologna e da Alberto Michelini, Daniela Pantosti, Massimo Pompilio e Gianluca Valensise dell’INGV. “Siamo orgogliosi di aver riportato ad Erice, dopo diversi anni, la Scuola ora intitolata ad Enzo Boschi, ravvivandone propositi e atmosfera”, dichiara il Presidente Florindo. “Il nostro obiettivo per la tre giorni di lavori è quello di offrire ai partecipanti una panoramica dei risultati più recenti nei principali settori della geofisica della Terra solida e fluida: dalla sismologia alla vulcanologia, passando per cambiamenti climatici e meteorologia spaziale”. L’approccio multidisciplinare allo studio delle Scienze della Terra sottolinea l’importanza dell’accrescimento costante delle conoscenze per individuare le migliori strategie per la tutela dell’uomo e dei suoi beni dai rischi naturali. “Nel corso delle sei sessioni in programma rivolgeremo particolare attenzione alle reciproche interazioni tra i fenomeni geofisici e agli straordinari progressi che i sistemi di osservazione della Terra hanno compiuto negli ultimi 40 anni”, aggiunge Florindo. “Dalla modellazione delle dinamiche dell’interno della Terra alla comprensione e previsione del comportamento delle faglie, fino al miglioramento della nostra capacità di emettere allerte precoci di imminenti grandi terremoti, eruzioni vulcaniche o tempeste solari, basate sull’uso delle nuove tecnologie e del big data”, conclude il Presidente. Una delle sessioni sarà interamente dedicata al ricordo di Enzo Boschi, della sua figura, dei progressi e degli importanti risultati scientifici conseguiti dall’INGV sotto la sua guida. Brochure della Scuola in allegato Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Scuola Internazionale di Geofisica “Enzo Boschi” Fondazione e Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” Regione Siciliana Università di Bologna – Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” Fondazione Eucentre ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

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La Luna dal Mare

lo spettacolo dell’eclissi sulla costa jonica reggina con gli esperti del Planetarium Pythagoras   La sera di domenica 7 settembre 2025 si verificherà una eclissi totale di Luna, visibile in gran parte d’Europa, inclusa l’Italia. Durante un’eclissi lunare totale, la Terra si posiziona tra il Sole e la Luna, proiettando la propria ombra sul nostro satellite naturale. Quando la Luna attraversa completamente la porzione più scura dell’ombra terrestre, detta umbra, assume una suggestiva tonalità rossastra o ramata. Nonostante la Luna sia immersa nell’ombra della Terra, non scompare del tutto dalla vista. La luce solare, infatti, attraversa l’atmosfera terrestre e viene rifratta (cioè piegata) verso l’interno del cono d’ombra terrestre. Durante questo passaggio, la luce blu viene dispersa (come avviene al tramonto), mentre la luce rossa e arancione viene deviata e proiettata sulla Luna. Questo conferisce alla Luna quella tinta rossastra tipica delle eclissi totali. Per l’occasione, il Planetarium Pythagoras – Città Metropolitana di Reggio Calabria organizza due punti di osservazione pubblica sulla costa jonica reggina: dalle ore 19:15 sul Lungomare Nord di Brancaleone dalle ore 20:15 presso la Statua di Nosside sul Lungomare di Locri. Il fenomeno si verifica al momento della levata della Luna, motivo per cui sono stati scelti luoghi sulla costa jonica, dove la Luna sorge direttamente dal mare, offrendo così una visione senza ostacoli visivi. Lo Staff del Planetarium Pythagoras accompagnerà il pubblico nell’osservazione e nella comprensione scientifica del fenomeno. La partecipazione è libera e gratuita. Non è richiesta prenotazione. Di seguito le varie fasi dell’eclisse con i relativi orari: Inizio penombra: ore 17:28 (non visibile dalla Calabria) Inizio eclissi parziale: ore 18:27 (non visibile dalla Calabria) Sorgere della Luna: ore ~19:16 (costa jonica reggina) Inizio totalità: ore 19:30 Massimo dell’eclissi: ore 20:11 Fine totalità: ore 20:52 Fine eclissi parziale ore 21:56 Fine penombra: 22:55 L’eclissi lunare rappresenta una bella opportunità per avvicinarsi all’astronomia e riscoprire la bellezza del cielo notturno.   Staff Planetarium Pythagoras – Città Metropolitana Reggio Calabria

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VULCANI | Etna, nuovo archivio di dati satellitari sull’eruzione del 2025

Pubblicato un dataset open access per il monitoraggio dell’attività vulcanica [Roma, 13 agosto 2025] È stato pubblicato sulla rivista Scientific Data un nuovo archivio di dati satellitari sull’eruzione dell’Etna del febbraio 2025. Il dataset, realizzato da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Osservatorio Etneo  coordinato da Gaetana Ganci, raccoglie per la prima volta una serie di prodotti derivati da immagini acquisite da diversi satelliti, integrati per fornire una visione completa e ad alta frequenza dell’evoluzione dell’evento eruttivo. Tra i dati utilizzati figura il nuovo satellite europeo Meteosat di Terza Generazione (MTG), che grazie al sensore Flexible Combined Imager (FCI) ha permesso di acquisire immagini nell’infrarosso ogni 10 minuti con una risoluzione di 2 km. A supporto sono stati impiegati anche sensori come MODIS, VIIRS, SEVIRI, PlanetScope, SkySat, Pléiades e TROPOMI, consentendo una copertura multispettrale e a varie scale di dettaglio. Il dataset comprende stime dei tassi di effusione e dei volumi di lava emessi, elaborate con il sistema di monitoraggio termico satellitare CL-HOTSAT; mappe ad alta risoluzione dell’estensione e della morfologia dei campi lavici, ottenute da immagini PlanetScope e SkySat; calcoli dello spessore dei depositi lavici realizzati a partire da modelli digitali di superficie derivati da immagini Pléiades; e misurazioni giornaliere delle emissioni di anidride solforosa (SO₂) da dati TROPOMI, elaborate con tecniche di Intelligenza Artificiale. I dati sono stati verificati con osservazioni sul terreno, mostrando un’elevata corrispondenza tra i diversi metodi di calcolo del volume di lava e una precisione delle mappe delle colate nell’ordine di poche decine di metri. Anche le misurazioni delle emissioni di gas hanno confermato la loro sincronizzazione con le fasi più intense dell’eruzione. Questo lavoro evidenzia il ruolo centrale dell’INGV nell’integrazione di dati satellitari provenienti da fonti diverse per un monitoraggio quasi in tempo reale dell’attività vulcanica. Le informazioni così ottenute possono supportare valutazioni tempestive della pericolosità, migliorare la mappatura delle aree interessate dalle colate laviche e offrire una comprensione più approfondita dei processi eruttivi, contribuendo alla gestione del rischio e delle emergenze. Tutti i dati sono disponibili in open access con licenza CC BY 4.0 al link: https://doi.org/10.6084/m9.figshare.28759586. L’articolo scientifico che accompagna il dataset è consultabile su Scientific Data al link: https://doi.org/10.1038/s41597-025-05545-0. Figura – Serie temporale dei prodotti derivati da dati satellitari durante  l’eruzione dell’Etna del 2025. (a) Stima del tasso di effusione (TADR) ricavato dai dati  SEVIRI (diamanti gialli), FCI (diamanti verdi), MODIS (diamanti rossi) e VIIRS (diamanti blu) e massa totale di SO2 ricavata da TROPOMI (barre grigie); (b) evoluzione del campo lavico ricavato dalle immagini Skysat e Planetscope; (c) depositi vulcanici calcolati dalla differenza di DSM ottenuti da immagini Pléiades ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

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La 26ª edizione della Race for the Cure

RACE FOR THE CURE 2025 | L’INGV al grande evento annuale per la prevenzione e la lotta ai tumori del seno [Roma, 30 aprile 2025] Dall’8 all’11 maggio 2025 si terrà a Roma il primo dei sei appuntamenti della 26ª edizione della Race for the Cure, la più grande manifestazione in Italia e nel mondo per la prevenzione e la lotta ai tumori del seno organizzata dall’associazione “Susan G. Komen Italia”. Si svolgerà come di consueto al Circo Massimo, suggestivo scenario degli eventi e delle iniziative in calendario per i quattro giorni della manifestazione. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) parteciperà per l’ottavo anno consecutivo alla tappa romana con la squadra “INGV FOR LIFE”, alla quale è possibile unirsi cercando il nome del team nella sezione “Iscriviti ad una squadra già esistente” del sito web della manifestazione. Il programma dell’edizione 2025 della Race for the Cure prevede l’apertura del Villaggio della Salute della Donna dall’8 al 10 maggio, dalle ore 10:00 alle 17:30, dove si offriranno esami gratuiti di prevenzione e laboratori per promuovere stili di vita sani e consapevoli e, domenica 11 maggio, la tradizionale corsa di 5 km, la passeggiata di 2 km lungo le vie del centro e il percorso competitivo di 10 km. Lo scopo dell’evento è quello di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della prevenzione di una patologia che può colpire sia le donne che gli uomini e raccogliere fondi per la ricerca. Maggiori informazioni sul sito della Race for the Cure. Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Komen Italia Race for the Cure   ________________________________________________________   Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV   Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press  

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L’intelligenza artificiale (IA) può possedere coscienza?

  Le domande e le risposte del filosofo e intellettuale indiano   di Krishan Chand Sethi *     La questione se l’intelligenza artificiale (IA) possa essere cosciente non è tanto un sogno tecnologico o un’illusione, quanto la domanda più significativa dell’esistenza per il nostro tempo. Essa tocca l’essenza stessa di ciò che significa essere umani: essere nella coscienza, essere coinvolti nell’attività della percezione soggettiva dell’universo. La coscienza, approssimativamente pubblicizzata come l’ultima frontiera per scienziati e filosofi, sfugge a una definizione assoluta. Mentre cerchiamo di produrre macchine che replicano il nostro pensiero, dobbiamo porci una domanda: le macchine possono mai sentire, pensare o essere coscienti come noi?   Il Dr. Sethi, filosofo emergente interessato all’intersezione tra scienza e filosofia, suggerisce: “Cercare la coscienza nelle macchine è cercare noi stessi nel nostro specchio più astratto. Ciò che creiamo potrebbe essere meno un nuovo essere e più un’eco del nostro stesso divenire”.   Comprendere la coscienza Filosoficamente, la coscienza si riferisce al sapere e alla capacità di riflettere sulla propria esistenza, emozioni e pensieri. Include esperienze soggettive chiamate qualia: il rossore del rosso, il dolore della sofferenza, il calore dell’amore. Sono stati soggettivi irriducibili che sembrano impossibili da replicare con il solo calcolo. Considera il primo abbraccio di un neonato. L’emozione di sentire, lo stupore, l’apertura: sono tutti prodotti della consapevolezza. Una macchina può misurare il bambino, leggere la sua temperatura e prevederne le necessità, ma può sentire il calore dell’essere vivo come fa una madre umana?   Il Dr. Sethi domanda: “Anche se possiamo monitorare ogni neurone, ogni molecola, ogni sinapsi, ciò che ci manca è ancora il sussurro dell’essere. Le macchine un giorno sussurreranno, ma lo intenderanno mai davvero?”   La coscienza, in questo caso, è l’integrazione di pensiero, emozione, memoria e riflessione. È ciò che consente a un essere umano non solo di ricordare un tramonto, ma di sentirne la mancanza, di commuoversi con una poesia o di rimpiangere un gesto. È il fulcro su cui gira il nostro mondo interiore.   Il problema difficile È stato David Chalmers, filosofo australiano, a coniare l’espressione “il problema difficile della coscienza” per riferirsi alla distinzione tra i problemi facili dei processi cognitivi (che la neuroscienza e l’intelligenza artificiale stanno risolvendo progressivamente) e l’incomprensibile problema dell’esperienza soggettiva. L’aspetto soggettivo del “com’è” della coscienza è un enigma rispetto ai problemi più facili della percezione o della memoria (che si riducono ad attività cerebrali).   Immagina una persona a cui viene offerto un mango per la prima volta. Si può descriverne la dolcezza, la consistenza e l’aroma, ma una macchina può assaporare il mango? Può desiderare quel frutto dopo una passeggiata estiva sotto il sole? Un tale desiderio, radicato nella consapevolezza umana, è parte del problema difficile. Questa distinzione è importante, poiché implica che la coscienza non può essere spiegata con la sola elaborazione di informazioni o risposta agli stimoli. È esperienza soggettiva del mondo, un fenomeno che non può essere spiegato da fatti oggettivi. Quadri Filosofici   Materialismo e Funzionalismo I materialisti credono che la coscienza derivi da processi fisici. Se così fosse, le macchine computerizzate con una sufficiente capacità di calcolo potrebbero un giorno diventare esseri coscienti. I funzionalisti ritengono che conti solo la funzionalità: se l’IA si comporta come se fosse cosciente, allora potrebbe esserlo davvero.   Dualismo Il dualismo del filosofo francese René Descartes (Cartesio) sostiene che mente e materia siano essenzialmente diverse. Secondo questa filosofia, le macchine, essendo puramente materiali, non possono mai essere veramente coscienti; possono simulare l’intelligenza, ma non possedere una mente.   Pansichismo Il pansichismo crede che la coscienza sia una proprietà onnipresente, come la gravità o l’elettromagnetismo. Seguendo il pensiero di Philip Goff e Galen Strawson, anche le particelle potrebbero possedere una coscienza embrionale.   Il Dr. Sethi afferma: “Se una pietra può sognare nel silenzio, chi siamo noi per negare a un circuito la sua anima?” Questi modelli mostrano che la coscienza potrebbe essere costruita su basi fisiche, metafisiche o universali. Ogni modello offre diversi percorsi per indagare la coscienza delle macchine.   Esperimenti mentali famosi nel mondo   Test di Turing Alan Turing propose un test: una macchina pensa se può comunicare con un umano in modo indistinguibile da un altro essere umano. Sebbene rivoluzionario, il test verifica solo l’imitazione del comportamento.   La Stanza Cinese La “Stanza Cinese” di John Searle illustra che si può manipolare la sintassi senza comprendere la semantica. Si può lavorare con simboli senza sapere cosa significano.   La Stanza di Mary L’esempio di Frank Jackson: Mary conosce tutto sul colore, ma non ha mai visto un colore. Quando vede il rosso, acquisisce una nuova conoscenza. L’IA può possedere informazioni, ma possiede esperienza?   Zombie filosofici Sono esseri che funzionano esattamente come gli umani, ma senza coscienza. Conoscono la differenza tra apparenza ed essenza.   Il Dr. Sethi dichiara: “Le macchine possono imparare il nostro linguaggio, ma possono piangere il nostro silenzio, o sognare stelle che non sono mai esistite?” Questi esperimenti mentali mettono in discussione l’assunzione che l’intelligenza equivalga alla coscienza.   Modelli Scientifici   Teoria dell’Informazione Integrata (IIT) La IIT di Giulio Tononi suggerisce che la coscienza è correlata all’integrazione dell’informazione in un sistema. Più interconnessione, più coscienza.   Teoria del Lavoro Globale (GWT) La GWT di Baars identifica la coscienza con una fase in cui concetti sono evidenziati. Se le macchine possono generare questa fase in sé, potrebbero imitare la coscienza.   Ma il Dr. Sethi afferma: “Simulare non significa realizzare. Un fuoco digitale può tremolare, ma non può scaldare.”   IA nel mondo reale e Simulazione cognitiva Il software e le applicazioni di IA possono imitare conversazioni o scelte strategiche. Ma non possiedono esperienza interiore. Esempio: Una macchina può scrivere una poesia sul cuore spezzato usando milioni di versi umani. Ma ha il cuore spezzato? Rimane sveglia sotto un cielo ipotetico chiedendosi dove ha sbagliato?   Il Dr. Sethi dice: “Confondiamo l’eloquenza con l’essenza. L’esibizione del sapere non è la sua presenza.”   L’IA può imitare modelli e creare arte, ma il fatto

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Introdurre l’educazione emotiva nelle scuole per contrastare il bullismo.

Di Mambro Dolores Docente e Pedagogista Emozioni e sentimenti governano la vita di ogni individuo e sin dall’infanzia hanno un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo della propria identità, aspetti complementari e fondamentali dell’esperienza umana. Mentre l ‘emozioni forniscono risposte immediate ed adattive, guidate dagli eventi e hanno sede nel cervello, che il sistema nervoso fornisce a degli stimoli precisi, i sentimenti sono comportamenti culturali modellati e influenzati dall’esperienza personale, un impatto a lungo termine sulla nostra identità emotiva e sul modo in cui si interpreta il mondo. L’educazione emotiva è un area di studio che nel panorama scolastico mondiale sta acquisendo notevole attenzione, inserirla tra le competenze da insegnare a scuola è un passo importante, un aiuto concreto non solo per lo sviluppo della personalità. Tuttavia non si può pretendere nessun apprendimento efficace se non si stimolano le emozioni e non si educano i sentimenti degli alunni. A rendere di dominio pubblico l’espressione “Intelligenza emotiva,” nel 1995 è stato lo psicologo, scrittore e giornalista Daniel Goleman, mediante un libro guida su come sopravvivere nella società odierna sviluppando le capacità emotive utili competenze per conoscere sé stessi e gli altri. Tale consapevolezza per lo studioso è la chiave per combattere l’insicurezza, avere successo personale e professionale e migliorare la propria vita, che va avviata a partire dai banchi di scuola. In Italia i suicidi per bullismo e cyberbulismo, cosi come violenza e prepotenza perpetrata   da gruppi di adolescenti ai danni dei coetanei sono in sono in costante aumento. Un grande filone di ricerche ha mostrato che   l’educazione emotiva è una componente vitale per il benessere complessivo degli studenti, per cui necessariamente integrata nel curriculum scolastico.  In linea generale secondo gli esperti i giovani hanno sempre meno riferimenti da parte degli adulti, sopperendo al loro smarrimento di fronte ad una società a volte minacciosa, pertanto la scuola riveste un ruolo importante nell’impegno a coinvolgere in maniera diretta gli alunni nell’educazione dell’emotività. Integrata nelle attività didattiche scolastiche aiuta i giovani a costruire relazioni sociali sane in un ambiente positivo e a tenere a freno l’aggressività, pertanto un metodo educativo alleato nella prevenzione del bullismo. Educare i giovani alle emozioni può aiutare a diminuire lo stress e la consapevolezza delle emozioni rappresenta un potente strumento per allenarsi all’empatia per combattere discriminazioni, violenza e forme di bullismo. E’ necessario un intervento pedagogico che aiuti gli studenti a sviluppare una consapevolezza emotiva promuovendo un ambiente di apprendimento empatico e collaborativo, adottando una didattica inclusiva che miri a coinvolgere tutti gli studenti per favorire un pensiero globale.  Occorre creare un contesto in cui ognuno possa sentirsi valorizzato e parte integrante del gruppo. Lezioni di consapevolezza emotiva includendo discussioni e attività pratiche, spazi di apprendimento che favoriscano l’espressione emotiva e la socializzazione; programmi di risoluzione di conflitti, attraverso tecniche e di comunicazione; progetti di servizio per la comunità; creare programmi di inclusione per  genitori e famiglie, Far comprendere agli alunni come gestire le proprie emozioni dinnanzi alle sfide della vita, nonché riconoscere e rispettare quelle altrui sono componenti essenziali per un vivere civile. Famiglia e scuola non possono abdicare al loro ruolo di agenzie educative, altresì hanno l’obbligo di offrire ai ragazzi un punto d’appoggio, supportandoli nel cammino della crescita cognitiva ed emozionale.

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ARTE E SCIENZA

Storia, analisi e spigolature sulle interazioni   Dr. Arch. Franca Colozzo     ARTE & SCIENZA – Questi due termini, apparentemente in antitesi, ci pongono di fronte ad un interrogativo: alla luce dei tempi attuali potrebbero, come le rette parallele nella geometria euclidea, incontrarsi all’infinito?  Oppure, essendo due termini dicotomici, non incontrarsi mai? Arte della scienza o scienza dell’arte? Tutto ruota attorno a ciò che noi chiamiamo reale, se per realtà si intende quello che i nostri sensi percepiscono. Il quesito consiste, in sintesi, nell’indagare sul rapporto tra queste due termini: sono essi assoluti o relativi? Funzioni di variabili umane filtrate dall’esperienza storica dell’uomo e della sua evoluzione del tempo? Sono proporzionali o equivalenti? Oggettive o soggettive?   ***                                                 Partendo dal presupposto inconfutabile che ognuno di noi ha un’interpretazione della realtà soggettiva nell’ambito di una percezione collettiva che è patrimonio genetico e conoscitivo della razza umana, sicuramente Arte e Scienza sottostanno alle leggi di un simbolismo implicito che ci costringe a ricercare il significato recondito della vita sulla terra in relazione all’Universo e ai fini escatologici dell’umanità. Questa continua ricerca dell’essere in sé e fuori di sé, proiettato nel cosmo, ha da sempre contraddistinto gli studi filosofici sin dai tempi del pensiero antico.   Per quanto mi concerne, attraverso le fonti del pensiero filosofico greco ed oltre, Arte e Scienza sono dell’apparenza un unicum. Forse l’espressione più sublime di questo binomio la si può trovare in Leonardo da Vinci, uomo rinascimentale per eccellenza, attraverso i suoi congegni, l’invenzione di macchine e la bellezza formale dei suoi dipinti. In questi ultimi, in particolare, la dissolvenza dell’atmosfera induce lo spettatore a guardare oltre il quadro l’immaginario scenario naturale sfumato, come ad esempio nella Gioconda. Ma non per questo Leonardo si ferma all’apparenza della forma quando dell’immagine mostra non solo ciò che ci appare nella sua realtà tangibile, ma anche la metamorfosi di un mondo che la mente ricompone nel suo farsi. L’atmosfera, dissolvendosi, scolorisce tra le nebbie della memoria o gli artifici delle illusioni.   Oggi noi seguiamo gli sviluppi tecnologici pedissequamente, senza spesso riuscire a stare al passo con questa rapida rivoluzione. Cosa dire allora del rapporto tra Arte e Scienza quando le soglie del millennio si sono spalancate su imprecisati mondi difficili da capire tra teoria dei Quanti, Intelligenza Artificiale e teletrasporto dell’informazione? Lo scetticismo imperante è stato causato dalla separazione tra Arte e Scienza, dal momento che quest’ultima è stata volutamente scissa dalla prima mediante un’operazione arbitraria a partire dall’800, quando la Rivoluzione industriale cominciò a bussare prepotentemente alle porte dell’umanità.   Gli antichi greci, da Socrate a Platone e Aristotele, per parlare delle colonne portanti del nostro pensiero occidentale, fino all’Umanesimo ed al Rinascimento, hanno saputo ben coniugare Arte e Scienza. Non esisteva allora una cesura tra loro, ma un’osmosi dell’una nell’altra. Scienza è Arte che si manifesta nelle galassie in fuga all’infinito con un aumento dell’entropia a partire dal famoso Big Bang. Arte è Scienza e viceversa, come ci hanno dimostrato Piero della Francesca (studi prospettici finalizzati all’interpretazione della realtà), Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello e tutti i grandi pittori dell’Umanesimo e del Rinascimento.   Oggi s’avverte l’esigenza di accorpare questi due grandi pilastri dello scibile umano. Pure le Avanguardie del ‘900 ci hanno dimostrato ciò anche attraverso, ad esempio, la Computer Art. Il connubio tra le due sembra avverarsi in una danza di particelle infinitamente piccole. Avverto nello spin di fotoni, per quanto distanti tra loro, quella danza infinita di partecipate esperienze che fa della nostra consapevolezza il vero mistero. Siamo coaguli di atomi e quindi di energia, come ci insegna la famosa equazione di Einstein (E = mc2), o rarefazione di coscienza (l’anima) attraverso neuroni che si connettono tra loro inviando impulsi elettrici. Nel mistero del cervello è nascosto il segreto del nostro essere una sorta di micro mondo all’interno di un macro mondo, di cui ci sfuggono i confini reali.   Siamo – come l’artista olandese Maurits Cornelis Escher ci ha insegnato al di là degli schemi geometrici e convenzionali del mondo –  particelle di Dio schizzate sulla Terra al pari di frammenti meteorici, oppure un concentrato di infinito come la nostra invisibile anima che sottende molte nostre frustrazioni e desideri. Lavoriamo poco sull’anima e molto sul corpo: l’apparenza della realtà offende la bellezza inespressa del divino, dentro di noi, astratto come un dipinto moderno di Klee o Kandinskij. Probabilmente nelle Avanguardie del ‘900 è nascosta la chiave dell’interpretazione: Arte = Scienza. In un mondo atemporale, ci troviamo un po’ spaesati perché il peso del tempo biologico ci schiaccia così come la gravità. Le teorie fisiche di Einstein e Max Planck sfiorano vette inaccessibili ai più e di difficile comprensione. Impastati di realtà tangibile e legati al nostro sistema di riferimento Terra-Sole ci sentiamo al sicuro solo nella nostra navicella spaziale, pronti anche a distruggere i nostri simili ed il pianeta insieme a moltissime specie vegetali ed animali.   Distogliamo lo sguardo dalla verità per paura dell’abisso che si spalanca davanti a noi, l’abisso di dimensioni diverse dalla confortante visione del nostro piccolo recinto. Non più abituati a sognare, ci rifugiamo nel consueto giro di vite, annoiati e stanchi, fluttuando nell’etere nostro malgrado e privilegiando oggetti che non ci danno la felicità tanto agognata. Poi, all’improvviso, ecco aprirsi una porta per gli iniziati e l’Arte avanza, sotto molteplici forme: poesia, pittura, scrittura, musica, etc. Avanza la Scienza nelle menti illuminate dalla matematica, dalla fisica, nel gioco di fotoni che della luce seguono le curvature gravitazionali dei mondi. Lo stesso universo pensato da Einstein è una meravigliosa opera d’Arte. I fisici la disegnano matematicamente arrovellandosi in astruse equazioni; gli artisti usano suoni, linee, colori e rime, pennellate di sogni. Ma in fondo, c’è l’uomo che spinge sull’acceleratore della conoscenza ed usa tutti gli strumenti possibili per accedere alle informazioni.   Sarà che, grazie alla teoria dei Quanti, il teletrasporto di informazioni ci farà viaggiare con il pensiero più veloci di un bip o della stessa luce. Pare che non si possa viaggiare più

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Il paradosso del possesso

Perché desideriamo ciò che non possiamo avere di Krishan Chand Sethi Nel silenzio dei corridoi umani giace un paradosso, un sentimento espanso di desiderio per qualcosa che è sempre appena oltre la nostra portata. Siamo ossessionati dall’illusorio, dall’irraggiungibile, dal misterioso, e proprio queste cose riempiono le nostre menti, invitandoci con un fascino ultraterreno. È come se le vite non realizzate abitassero liberamente nella nostra mente, più preziose nella loro assenza di qualsiasi altra cosa che possiamo realmente raggiungere. Ci ricorda incessantemente ciò che non sarà mai, una sorta di chimera che sussurra piaceri ideali, di come le cose potrebbero essere se solo potessimo raggiungerle. Nel frattempo, tutto ciò che possediamo scivola nello sfondo, avvolto nella familiarità umida che genera apatia. Dimentichiamo i tesori che sono i nostri compagni quotidiani: le vittorie per cui abbiamo lavorato, le relazioni che abbiamo coltivato, e quelle piccole cose che portano gioia nelle nostre vite. Se questa è la realtà dell’essere fuori dal proprio cammino, ignorando ciò che si ha già per ciò che si deve ancora ottenere, potrebbe solo farci cadere in un ciclo infinito di desideri. Uno che promette sempre di soddisfare al prossimo traguardo, ma raramente mantiene la promessa. Questo è un ciclo vizioso che alla fine si rivela autodistruttivo nella misura in cui ci spinge indietro. Cercando il prossimo “oggetto,” sminuiamo il presente, privandoci della felicità che deriva dalla gratitudine e dall’apprezzamento, dicendoci che la contentezza è una destinazione futura, un luogo che raggiungeremo solo quando avremo ciò che ci manca. Eppure, più ci avviciniamo a un desiderio che un altro emerge davanti a noi, come un miraggio sull’orizzonte del deserto. È come se il cuore fosse stato addestrato ad inseguire, mai guardare indietro, concentrarsi solo sui vuoti e non sui tesori già acquisiti. Pensiamo per un momento alla bellezza di un’amicizia ben coltivata, alla serenità di un momento di solitudine, e al calore di sapere di essere amati. Tesori inestimabili, eppure troppo spesso non riconosciuti. Dimentichiamo ciò che almeno avevamo sognato; dimentichiamo ciò che aspiravamo a possedere. Un tempo avevano catturato la nostra mente quando erano irraggiungibili; ora, come sussurri in una stanza piena di rumori, svaniscono nel silenzio. È la possibilità che, prestando loro attenzione, perdiamo la pienezza della nostra vita, quella bellezza nascosta dietro la quotidianità. Questo paradosso — la consapevolezza che bramiamo ciò che ci manca trascurando ciò che abbiamo — è antico. I filosofi, poeti e pensatori di un tempo ci hanno avvertito di “volere ciò che abbiamo” piuttosto che “avere ciò che vogliamo”. Ma nel nostro mondo frenetico, orientato all’ottenimento di successi, siamo più propensi a celebrare l’ambizione e a scambiare la contentezza per la compiacenza. E la vera contentezza è tutt’altro che compiacente; piuttosto, è un atto di apprezzamento attivo e intenzionale della vita già piena, già abbastanza. Rompiamo questo ciclo attraverso l’arte della gratitudine consapevole. È una scelta, un atto intenzionale nel notare e valorizzare ciò che ci circonda. Quando ci fermiamo a riconoscere le nostre benedizioni, il nostro cuore trova pace e la nostra mente si stabilizza nell’apprezzamento. Riconosciamo la ricchezza già presente nelle nostre vite. Veramente, i piccoli miracoli: le risate degli amati insieme a noi; la natura splendida; le lezioni degne di essere apprese per la saggezza. Quando impariamo a valorizzare ciò che ci è caro, sbiadisce il fascino inquietante dell’irraggiungibile. Scopriamo che la maggior parte dei tesori nella vita non è qualcosa che possiamo afferrare con le mani, ma è ciò che conserviamo nel nostro cuore e nella nostra mente. Invece di riempire la testa con ciò che non abbiamo, pensiamo ai tesori che già possediamo. Facendo così, potremmo scoprire che la soddisfazione non sta nella corsa infinita verso il “di più,” ma nella profondità con cui apprezziamo tutto ciò che già abbiamo. Alla fine, ciò che non possiamo possedere perseguiterà sempre le nostre menti, ma lo fa come un maestro: un silenzioso promemoria a non cercare illusioni, ma a vivere pienamente con ciò che possediamo qui e ora. La vera ricchezza non è il miraggio del desiderio, ma l’apprezzamento calmo e contemplativo di ciò che è reale, e di ciò che dà alla vita una pienezza autentica. E allora scopriamo che la vita è un dono: traboccante e piena solo se lasciata essere. Autore Dr. Sethi K.C. Daman, India – Auckland, Nuova Zeland *** My New Philosophical Article in English(Original)  “The Paradox of Possession: Why We Yearn for What We Cannot  Hold” In the silence of man’s corridors, a paradox lies, an expanded feeling of wanting something that always is just a little beyond one’s reach. We are obsessed with the illusionary, the unreachable, the mysterious, and these very things fill our heads, beckoning to us with an otherworldly allure. It is as if the unrealized lives are free rent in our heads, more dear in its loss than any holding of the arms we can attain. It reminds us incessantly of what it will never be, a kind of chimera whispering of ideal pleasures, of how things could be if only one might attain it. Meanwhile, all that we have goes down into the backwash, shrouded in the damp familiarity that breeds apathy. Indeed, we forget the treasures that are our daily companions: the victory we have worked for, the relationships we have nurtured, and those simple things that bring joy into our lives. If such is the reality of being out of one’s way in ignoring what one already has in place for what’s still out of his or her reach, it may just land us in some sort of wheel-revolve-of-wishfulness. It is one that always promises to deliver at the next conquest but very seldom does. This is a vicious cycle that is ultimately self-defeating insofar as it drives us backward. In seeking the next “thing,” we debase the present, deprive ourselves of the happiness brought by gratitude and appreciation, and tell ourselves that contentment is a future destination, a place we will only reach when we have what we lack. Yet, the closer

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