La finestra su Roma

di Bruno Fulco

Tempo di retorica di piazza a tinte tricolore

 

Nicole Minetti, foto TG1

 

Siamo agli ultimi giorni di aprile eppure sembra già fine giugno. Salvo pazzie improvvise del meteo possiamo dire che l’estate a Roma è già esplosa, portando con sé la bellezza che la capitale riesce a sprigionare quando è baciata dal sole.

In questo quotidiano ormai privo di spontaneità dove tutto deve essere calendarizzato, schedulato, prenotato e senza spazio per l’intuizione o la voglia del momento, da Anzio ad Ostia, da Fregene a Santa Marinella, gustare uno spaghetto alle vongole vista mare nel fine settimana è già impossibile, a meno che non si prenoti un tavolo al ristorante come minimo il mercoledì precedente. 

Nelle principali piazze italiane questo è anche il periodo dei grandi appuntamenti di massa che si susseguono a stretto giro tra loro. Il primo è il 25 aprile che si chiama ancora Festa della Liberazione. Un nome evocativo che dovrebbe unire ma che invece negli anni si è trasformato in una festa della divisione ideologica, una ricorrenza sempre più strumentalizzata dove c’è chi decide chi e come possa partecipare e chi no.

Il 25 aprile dovrebbe essere una festa della memoria in cui si ricordano tutti quelli che hanno contribuito alla liberazione del paese dalla tirannia del fascismo, mentre invece le piazze si inondano di bandiere rosse utilizzando questa ricorrenza di tutti gli italiani sempre più a scopo propagandistico, toccando a volte il fondo.

Enormi pezzi di questa memoria vengono cancellati e messi in ombra, eliminati dai valori da trasmettere alle nuove generazioni indirizzando così la formazione delle loro coscienze. Se il 25 aprile fosse veramente la Festa della Liberazione allora andrebbe reso omaggio a tutti quelli che l’hanno resa possibile. Nessuno però ad esempio, mette in risalto il sacrificio dei 120.000 caduti, Americani e Inglesi, che hanno dato la loro vita in uno straordinario contributo umanitario.

Quest’anno si è anche riusciti ad andare oltre scivolando nella vergogna, a Milano dove i rappresentanti della brigata ebraica, formazione partigiana che ha dato ampiamente il suo contributo nei giorni bui della resistenza sono stati oltraggiati al grido di “Siete solo saponette mancate”, vomitevolmente pronunciato da manifestanti che agitavano striscioni inneggianti i terroristi di Hamas.

Tutto questo con il 25 aprile non c’entra nulla. È solo propaganda emanata da chi privo di contenuto si preoccupa di produrre caos in mancanza di contenuti, agitando i fantasmi del passato per nascondere l’incapacità di governare il presente.

Adesso a stretto giro è già ora del 1° Maggio, Festa dei Lavoratori con concertone in Piazza San Giovanni annesso. Qui l’ipocrisia raggiungerà la sua vetta massima con i segretari delle sigle sindacali stipendiati a centinaia di milioni l’anno, che stracciandosi le vesti in un coinvolgimento estraneo al loro quotidiano, urleranno i soliti slogan populisti su una distesa di bandiere rosse puntando a fomentare la disperazione delle persone. Seguiranno a ruota  cantanti e artisti quanto mai distanti dalle questioni di chi non sa come arrivare a fine mese, che scenderanno per un attimo nel mondo reale per dispensare moralità a piene mani.

A corollario degli eventi di piazza in questi giorni, anche altre sono le notizie che richiamano l’attenzione del teatrino Italia, come la grazia che il presidente della Repubblica ha concesso a Nicole Minetti. Sì proprio lei, l’igienista dentale di berlusconiana memoria che attraverso un percorso di redenzione avrebbe ottenuto la cancellazione delle sue pene.

La vicenda ha sollevato clamore soprattutto da parte delle opposizioni, che in aula inneggiano alle dimissioni del Ministro in quanto la pratica presenterebbe tanti lati oscuri, a partire dall’adozione di un bambino con disabilità che molti sostengono strumentale alla causa. Una vicenda che si fa ancora più oscura guardando tra le attività passate del compagno della Minetti che suscitano più di qualche dubbio, fino anche ai suoi presunti contatti con il Ministro della giustizia Nordio che però lo stesso avrebbe già smentito minacciando querele.

Ma non è la prima volta che su una grazia concessa dal presidente della Repubblica aleggia più di qualche dubbio. Nel 1984 fu la volta del Presidente Scalfaro che la concesse a Salvatore Buzzi. Impiegato di banca che uccise con 34 coltellate il suo complice con cui gestiva un giro di assegni falsi, che però lo minacciava di rivelarlo ai suoi superiori della banca.

 Condannato a 30 anni si laureò in carcere e venne poi graziato per essere stato un modello di riabilitazione dei carcerati, e dei loro dritti durante la detenzione.

Divenne un simbolo radical chic tanto che gli furono affidati con grande leggerezza 60 milioni di euro l’anno di appalti pubblici, che Buzzi gestiva tramite cooperative che si occupavano di svariati settori, tra cui principalmente l’accoglienza di profughi e rifugiati.

Un settore che lo stesso Buzzi definì in un’intercettazione telefonica una miniera d’oro: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, oppure in un sms di auguri ai suoi compari per il Capodanno 2013: “Buon anno pieno di profughi e sfollati”. L’Epilogo è cosa nota, l’Inchiesta “Mondo di Mezzo” (Mafia Capitale) per cui Buzzi venne condannato in via definitiva a 12 anni e 10 mesi di reclusione. Anche lì fu una questione a tinte chiaroscure; eppure, nessuno si azzardò a sollevare alcun dubbio su quella grazia, nemmeno quelli che oggi tentano di strumentalizzare la vicenda Minetti per far cadere il governo. Vai un po’ a capire perché.

Meglio non pensare e tentare di elevare la mente a livelli superiori. L’occasione giusta potrebbe essere la fantastica mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale di Roma che è stata ufficialmente prorogata fino a domenica 14 giugno 2026 visti i 200.000 ingressi registrati fino ad oggi.

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