Ravaioli: torta di mele alla cannella

Articolo di Alex Ziccarelli La Chef Laura Ravaioli e la sua torta di mele alla cannella Oggi parliamo della Chef Laura Ravaioli, una grande professionista molto nota sia in Italia che all’estero, già da diverso tempo nella famiglia di CHEF Italia, Associazione Professionale e Operatori del Mondo Ho.Re.Ca. Ci dice che lei è praticamente cresciuta nella trattoria di sua nonna che, unitamente a sua mamma, è stata la sua prima maestra e, naturalmente, anche l’artefice del suo percorso professionale che inizia nel 1984, quando, per seguire la sua grande passione, la cucina, lascia gli studi universitari e comincia, quasi per gioco, a collaborare con diverse aziende di catering. Troverà comunque il tempo di diplomarsi in grafica e tecniche di stampa. Dopo un paio d’anni, formatasi nel frattempo tecnicamente e professionalmente, diventa cuoca per la prima volta, addirittura in uno dei locali, allora, più famosi del momento: l’Hemingway di Roma. Dopo pochi mesi diventa secondo chef in un grande ristorante: il Pianeta Terra, stella Michelin, considerato all’epoca, sia dai critici che dal pubblico, fra i primi nella classifica dei più prestigiosi locali di Roma oltre che d’Italia. Poi, di conseguenza, si moltiplicano le esperienze lavorative in altri rinomati ristoranti con Chef come Gualtiero Marchesi e Gianfranco Vissani. Viene poi chiamata a New York in l’occasione dell’apertura di un nuovo locale, un evento che segnerà l’inizio dell’alternanza tra l’attività didattica in varie scuole della Capitale e le consulenze a livello internazionale, in Asia come negli Stati Uniti fino alla Nuova Zelanda, mirate al restyling di ristoranti ubicati all’interno di strutture di proprietà di grandi gruppi alberghieri, tra i quali Ciga Hotels, Sheraton, Westin Hotel and Resort e Starwood. Per queste aziende ha anche pubblicato, sia in italiano che in inglese, diversi libri di cucina, destinati, come diffusione e vendita, esclusivamente all’interno dei vari esercizi alberghieri delle relative compagnie e, per citarne un paio, “La cucina dei grandi alberghi” per The Luxury collection – Ciga Sheraton e “Taste in style” per The Luxury collection – Starwood. Nel 1999 viene chiamata al lancio del primo canale televisivo europeo tematico interamente dedicato al cibo: Raisat Gambero Rosso Channel. Da allora, con varie rubriche, tra cui “Le ricette di Laura Ravaioli”, raggiunge e mantiene un livello massimo di ascolti nel settore, dalla cucina veloce di tutti i giorni alla cucina delle feste, dai piatti della tradizione italiana ai classici della cucina internazionale, sempre spiegati e illustrati in modo semplice e chiaro. Sempre per Gambero Rosso – Città del Gusto la nostra Chef Laura Ravaioli è anche responsabile per l’organizzazione di Grandi Eventi sia in Italia che all’estero. Ha inoltre lavorato per diverse grandi aziende alimentari prestando il suo impegno volto alla creazione e alla messa a punto di diversi prodotti destinati alla Grande Distribuzione. Nel mondo dell’editoria ha anche collaborato a libri e riviste come autore di testi e food stylist, affiancando diversi affermati fotografi di food. Ha pubblicato tre libri: ‘’La cucina dei single’’ per De Agostini, ‘’Cuciniamo insieme’’ per Mondadori e, da ultimo, ‘’Ricette per una vita felice’’ per Gambero Rosso Editore. Nel suo DNA c’è l’amore per la cucina della tradizione nel totale rispetto degli ingredienti e, soprattutto, delle stagioni e ritiene molto importante la ricerca e le nuove tecniche sperimentali. E poi, pur amando le fantastiche creazioni dei suoi colleghi, specifica, e ci tiene molto, di non voler fare cucina creativa per sua scelta, mentre le piace proporre piatti ormai dimenticati come quelli che fanno parte della quotidianità ma con quel piccolo tocco professionale in più. Naturalmente, poi, la sua grande preparazione la rende oltremodo eclettica nei più svariati campi della ristorazione, dalla cucina etnica alla cucina della classica tradizione italiana. E poi adora molto insegnare, dedica molto tempo allo studio e alla ricerca ma cerca sempre di immaginare cosa le potrebbe essere chiesto e le piace prevenire le domande, dando spiegazioni esaurienti e il più possibile esaustive. E questo si percepisce subito, basta guardarla in una qualsiasi puntata delle sue trasmissioni: mentre realizza una ricetta, la nostra Chef Laura Ravaioli spiega le relative tecniche, offrendo diverse informazioni utilissime per imparare a cucinare, raccontando anche storie e aneddoti della sua vita in giro per il mondo e del suo lavoro. Ha infine realizzato una serie di 50 puntate dedicate alla cucina etnica, un’idea nata come una sorta di album di viaggio, proponendo tantissime ricette relative a piatti sia visti che assaggiati ovunque nel mondo, un percorso, tra storia e gusto, per raccontare sapori, profumi, cibi, tradizioni, riti e abitudini alimentari dei vari paesi visitati, realizzato attraverso i piatti più rappresentativi tratti dalle diverse tradizioni culinarie del pianeta, dall’America del Sud al Magreb, dalla grande tradizione cinese della cucina imperiale ai classici della cucina indiana, ogni singola puntata dedicata ad una ricetta che diventa principalmente il pretesto per raccontare il paese da cui proviene, attraverso la musica, le immagini e, ovviamente, i relativi approfondimenti sui singoli ingredienti. Come risultato finale, un grande viaggio in 50 tappe nel pianeta cibo, un racconto itinerante all’insegna delle grandi proposte della cucina etnica. Negli ultimi 10 anni, tra l’altro, si è anche occupata di cucina Kosher, con lezioni pratiche ma anche teoriche, realizzando tre serie di documentari, dei quali uno realizzato in Israele per il Ministero del Turismo Israeliano. Recentemente ha partecipato, come membro della giuria, alla Coppa d’Oro, trofeo internazionale dedicato prevalentemente alla pizza romana. *Ed eccoci ora alla ricetta che ci presenta la nostra Chef Laura Ravaioli, la torta di mele alla cannella, semplice e golosa, ottima come dolce da colazione o merenda, ma può essere anche un magnifico dessert. Inoltre, ha un profumo davvero irresistibile, si può dire che è il dolce perfetto per l’autunno e per l’inverno, specialmente quando le giornate sono soleggiate ma fredde. E non a caso, nell’introdurla, la nostra Chef Laura ci parla del profumo di casa sua: “Pochi e semplici gli ingredienti. Veloce, facile ed economica. Mentre cuoce, emana un delizioso profumo, profumo di cose buone e semplici, cose di una volta, un po’ come accadeva a Proust

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La più bella del mondo (per loro)

Quando la Costituzione diventa uno scudo per pochi e una beffa per tutti a a Ma cos’altro deve accadere in Italia per capire perché questa, per Lor Signori, è la più bella Costituzione del mondo?Eh sì, perché se serve a conservare privilegi e a garantire che chi comanda davvero non debba mai presentarsi alle urne, allora sì: è perfetta. Che volete che siano le libere elezioni democratiche, quelle in cui gli italiani credono ancora di decidere chi li governa? Robetta. Un passatempo civico, come la tombola di Natale.In realtà, bastano tre o quattro postazioni “chiave” dell’ordinamento statuale e i novecento fra deputati e senatori diventano comparse di lusso. Lo chiamano “equilibrio dei poteri”, ma somiglia piuttosto a un equilibrismo da circo: lo spettacolo è gratuito, ma il pubblico paga caro.Ecco il trucco: Presidenza della Repubblica; Corte Costituzionale; Corte dei Conti; Ragioneria Generale dello Stato; Authority varie ed eventuali. In quasi tutti questi organismi, i magistrati regnano come sovrani assoluti — e nei gabinetti ministeriali il loro verbo è legge. La parola d’ordine, oggi, è “giustiziabilità”: un termine che pare inventato per far paura, ma significa una cosa semplice, la pretesa del potere giudiziario di giudicare tutto e tutti, persino ciò che il Parlamento decide.Tutto, naturalmente, in nome dei “diritti umani”, categoria talmente vasta da comprendere persino il diritto dei giudici a fare ciò che vogliono. Ora, qualcuno saprebbe dire dove finisce questa “giustiziabilità” e dove comincia la democrazia?Perché, a forza di giustiziare tutto, il rischio è che prima o poi venga giustiziato anche il popolo,  e nel più rigoroso rispetto della più bella Costituzione del mondo.

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Il Ponte dei sospiri (di troppo)

Da secoli l’Italia discute se unire due sponde o due mentalità: mentre il mondo costruisce, noi consultiamo toghe, pareri e nostalgie del passato. a a a Ma che Paese è il nostro? Siamo alla vigilia dell’ennesimo remake di una commedia nazionale dal titolo già pronto: “Ritorno al passato”.Mentre nel mondo si tirano ponti come spaghetti, dal Giappone alla Danimarca, passando per la Cina che ne inaugura uno ogni lunedì, noi restiamo lì, immobili, a dibattere da mezzo secolo se farlo o no, quel benedetto Ponte sullo Stretto. Ogni volta che si arriva al dunque, spunta un manipolo di giuristi, di esperti, di “custodi della prudenza” pronti a dirci che no, non è il momento, non è il modo, non è opportuno. Pare quasi che il Ponte di Messina sia il nostro personale Ponte dei Sospiri: non perché porti a Venezia, ma perché ogni volta che se ne parla si sospira, chi di noia, chi di disperazione. C’è in Italia una categoria professionale non dichiarata ma onnipresente: i detrattori di mestiere. Gente che, se potesse, metterebbe il veto anche al tramonto, perché “non è sostenibile”. Per costoro, ogni grande opera è un attentato alla purezza del Paese, una rapina alle casse dei servizi sociali, un oltraggio alla lentezza. Meglio continuare così: due ore di fila per traghettare, asinelli per il trasporto locale e il fascino dell’arretratezza come richiamo turistico. Calabria e Sicilia, musealizzate a cielo aperto, a beneficio di viaggiatori nostalgici del dopoguerra. C’è poi l’altra Italia, quella che, pur tra mille ironie, vorrebbe unire davvero ciò che il mare separa. E questa volta il governo, per voce di Salvini, assicura che sì, il ponte si farà. Anche perché, per legge, pure se la Corte dei Conti borbotta, il Consiglio dei ministri può decidere che l’opera serve al Paese. Traduzione: o si va avanti o si torna davvero indietro di cinquant’anni, ma con stile. Insomma, siamo di fronte a una tragicommedia tutta italiana: un Paese che discute, rimanda, litiga e poi si stupisce di non arrivare mai.E mentre gli altri costruiscono ponti, noi continuiamo a costruire comitati. Come direbbe il professor Zemeckis, autore di Back to the Future: “Benvenuti a Ritorno al passato,  l’unico film che in Italia non finisce mai.” Giuseppe Arnò

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Bagnaia nel tunnel: “Non sento più la moto, così è impossibile”

A Le Mans, Pecco Bagnaia ha toccato il punto più basso della sua stagione – e forse della sua carriera recente – con un weekend da dimenticare: zero punti tra Sprint e gara, una caduta sabato e un altro incidente domenica, chiudendo 16° e ultimo. Il tutto condito da una sensazione sempre più evidente: non c’è più feeling con la sua Ducati. “È uno dei tre peggiori weekend della mia vita”, ha ammesso il campione del mondo in carica ai microfoni di Sky. E basta guardare i numeri per capirlo: è la prima volta che Pecco non porta a casa nemmeno un punto tra sabato e domenica. Incolpevole nell’incidente con Bastianini, ma protagonista di un errore sabato, Bagnaia si è trovato a cambiare moto due volte in gara e a combattere con una sensazione che definisce inquietante: l’assenza totale di feedback dall’anteriore. “Non sento più il limite. Posso fare il giro più veloce o cadere, ma le sensazioni sono le stesse. Questo è il vero problema”, ha spiegato. La sua Ducati GP24.5, sulla carta molto simile alla Desmosedici 2024 con cui ha vinto due titoli, si sta invece rivelando un enigma. E mentre Marc Márquez, con la GP25 più evoluta, continua a brillare e ad accorciare nella classifica mondiale, Pecco affonda nel dubbio e nella frustrazione. “Fino all’anno scorso quando frenavo sentivo la gomma, sentivo i movimenti. Quest’anno no, non sento niente finché non cado”. L’assenza di sensazioni è il nodo centrale della crisi. Anche il bagnato, tradizionalmente terreno favorevole a chi ha gran sensibilità, diventa un incubo se manca il feeling: “Sul bagnato hai bisogno di feedback. E questa moto non me ne dà”. Anche se la strategia – ispirata a quella di Zarco – era quella giusta, l’incidente e i problemi tecnici (leva del cambio danneggiata, marce che entrano a fatica) lo hanno messo fuori dai giochi. Pecco ha poi provato a rientrare con gomme slick, ma il meteo lo ha costretto a tornare ai box per cambiare di nuovo moto. La delusione è palpabile, ma la voglia di cercare una via d’uscita resta: “Non mi sono mai considerato sfortunato. La sfortuna ce l’ha chi sbaglia, la fortuna chi vince. Ora siamo tutti sulla stessa barca, stiamo lavorando per trovare una soluzione, anche se è difficile”. Il mondiale è ancora lungo, ma Pecco deve ritrovare se stesso – e soprattutto, la sua moto – prima che la situazione diventi irrecuperabile. Credito foto: MotoGP 2025. GP di Francia. Pecco Bagnaia, è crisi con la GP24.5: “Posso fare il record o cadere, non sento il limite di questa moto” – MotoGP – Moto.it

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