COP30 – CMCC Media brief
Secondo l’economista e climatologo Carlo Carraro, il Tropical Forests Forever Facility (TFFF) potrebbe rappresentare un momento decisivo per le politiche climatiche. «Siamo di fronte a una svolta: per la prima volta, il Sud globale guida una grande iniziativa di finanza climatica, rafforzandone la legittimità e la rilevanza politica». Carraro sottolinea come il fondo «ribalti la logica economica che storicamente ha favorito l’abbattimento degli alberi per l’agricoltura e il legname», e commenta il ruolo della Banca Mondiale nel garantire trasparenza, responsabilità e fiducia da parte degli investitori.

Il professor Carlo Carraro, economista, già vicepresidente del Working Group III dell’IPCC sulla mitigazione del cambiamento climatico e tra i fondatori del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, centro leader di ricerca sulle scienze del clima, commenta il Tropical Forests Forever Facility (TFFF), lo strumento di finanza climatica ambizioso e cruciale in vista della COP30 in Brasile, dove le foreste saranno al centro del dibattito globale sui cambiamenti climatici.
Il TFFF è un’iniziativa che sostiene la conservazione e l’espansione delle foreste tropicali fornendo pagamenti annuali ai paesi che mantengono nel tempo la loro copertura forestale. Nasce per offrire un incentivo economico innovativo che consenta alle nazioni tropicali di proteggere e gestire le proprie foreste, considerando gli alti costi di gestione e tutela.
Un nuovo paradigma per la conservazione delle foreste
Il TFFF introduce un nuovo modello di finanza climatica che prevede pagamenti annuali ai paesi tropicali che mantengono o aumentano la loro copertura forestale. L’obiettivo è mobilitare circa 125 miliardi di dollari, combinando 25 miliardi di fondi pubblici (come “tranche junior”) con 100 miliardi provenienti da investitori privati attraverso obbligazioni “senior”.
I rendimenti annuali del fondo – circa 4 miliardi di dollari – sarebbero distribuiti ai paesi che ottengono riduzioni misurabili della deforestazione. Il TFFF diventa così un meccanismo trasparente, su larga scala e basato sui risultati, che premia chi riesce concretamente a preservare le foreste tropicali.
Un’iniziativa guidata dal Sud globale
Concepito originariamente oltre 15 anni fa all’interno della Banca Mondiale, il TFFF è stato recentemente rilanciato dal governo brasiliano e presentato alla COP28, con il sostegno di Colombia, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia e Malesia.
Secondo Carraro, «si tratta di una svolta: per la prima volta, il Sud globale guida una grande iniziativa di finanza climatica, aumentando la propria legittimità e rilevanza politica».
Ambizioso e complesso
Il TFFF affronta uno dei principali ostacoli all’espansione della finanza climatica nei paesi in via di sviluppo: l’alto costo del capitale. Potrebbe diventare un modello replicabile per altri investimenti verdi, riducendo gli oneri finanziari delle azioni per il clima nel Sud globale.
Restano tuttavia dei dubbi sulla sua sostenibilità economica. «Il pagamento proposto di 4 dollari per ettaro all’anno potrebbe essere troppo basso per proteggere efficacemente le foreste o offrire rendimenti competitivi agli investitori», osserva Carraro. «Il ruolo della Banca Mondiale come gestore del fondo sarà cruciale per garantire trasparenza, responsabilità e fiducia degli investitori».
Uno strumento cruciale, ma da perfezionare
Per Carraro, il successo del TFFF dipenderà dal miglioramento dei parametri di valutazione delle prestazioni e dall’integrazione dello strumento nelle più ampie politiche climatiche e settoriali. «Oltre a misurare la copertura forestale, servono indicatori più ricchi – come la deforestazione evitata, la qualità degli ecosistemi, i diritti delle popolazioni indigene e la coerenza delle politiche – per valutarne davvero l’impatto», sottolinea.
Un elemento particolarmente importante è che almeno il 20% dei fondi sarà destinato direttamente ai popoli indigeni e alle comunità locali, riconoscendone il ruolo essenziale nella gestione sostenibile delle foreste. Sarà inoltre necessaria un’adeguata coordinazione con il meccanismo REDD+ dei crediti di carbonio e con le politiche agricole ed energetiche, per evitare sovrapposizioni e garantire coerenza.
«Un aspetto chiave e positivo del TFFF è l’incentivo economico diretto a preservare le foreste, rendendo la conservazione più redditizia della deforestazione», conclude Carraro. «Si ribalta così la logica economica che, storicamente, ha favorito l’abbattimento degli alberi per scopi agricoli o di produzione di legname».
Carlo Carraro è membro del Consiglio Strategico e co-fondatore del CMCC. È Presidente emerito e Professore di Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito un Ph.D. presso la Princeton University. È stato Rettore dell’Università di Venezia (2009–2014) e Presidente dell’Associazione Europea degli Economisti dell’Ambiente e delle Risorse (EAERE) nel periodo 2018–2019. Fa parte dell’Ufficio di Presidenza dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).È inoltre Presidente del Comitato Nazionale sugli Impatti dei Cambiamenti Climatici su Infrastrutture e Mobilità e membro dell’High Level Advisory Group di DG ECFIN a Bruxelles. Carraro è Fellow dell’Association of Environmental and Resource Economists (AERE) e dell’European Association of Environmental and Resource Economists (EAERE). È membro del World Economic Forum (WEF) Expert Network e Research Fellow del CEPR (Londra), CESifo (Monaco) e CEPS (Bruxelles).Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un’istituzione di ricerca di eccellenza dedicata alle scienze del clima, che fornisce conoscenze avanzate e soluzioni innovative per le strategie di adattamento e mitigazione. Il CMCC svolge un ruolo centrale nella ricerca climatica globale, collaborando con partner internazionali per sviluppare modelli climatici, previsioni e raccomandazioni di policy all’avanguardia.
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