Alla Fondazione Mediterranea, nei suoi vent’anni di attività, un omaggio a Giuseppe Nicolò con il Premio Bertrand Russell ai Saperi Contaminati
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Nel tempo delle competenze verticali e delle specializzazioni blindate, c’è ancora chi osa attraversare i confini del sapere. E non per distrazione, ma per vocazione. È in questo spirito che la Fondazione Mediterranea, celebrando i suoi primi vent’anni di attività, ha voluto rendere omaggio a Giuseppe Nicolò, insignito della menzione speciale del Premio ai Saperi Contaminati intitolato a Bertrand Russell.
La ricorrenza, che segna oltre due decenni di impegno civile e culturale nell’area dello Stretto, non è stata soltanto un esercizio celebrativo. Piuttosto, una dichiarazione di metodo: il sapere non è una stanza chiusa, ma una piazza. E in questa piazza Nicolò si muove con naturalezza disarmante.
Sovrintendente Capo della DIA, scrittore, esperto micologo, ma anche musicofilo raffinato, librettista e divulgatore televisivo, Nicolò incarna quel raro equilibrio tra rigore e curiosità. La sua imponente collezione di grammofoni e dischi a 78 giri non è semplice antiquariato: è memoria sonora, archivio vivo, testimonianza di un’epoca che ancora sa parlare.
Accanto a lui, le menzioni attribuite ad Angelo Vazzana e Gennaro Cortese completano un trittico di eccellenze che, ciascuna a suo modo, hanno fatto della contaminazione culturale una cifra distintiva.
In fondo, il messaggio è semplice e insieme controcorrente: non si cresce per compartimenti stagni. E mentre il mondo si affanna a catalogare, c’è chi preferisce collegare.
La Fondazione Mediterranea festeggia i suoi vent’anni guardando avanti, affidandosi a una nuova generazione. Ma lo fa con una certezza antica: il sapere, quando si contamina, non si indebolisce. Si rafforza. E, soprattutto, resta vivo.
Giuseppe Arnò
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