Fare cultura parlando di vini

Antica Hirpinia

 

Il ruolo di cantine sociali e cooperative è stato fondamentale nella storia dell’enologia italiana, a volte travalicando anche il mondo del vino per assumere un ruolo di centralità nella vita di tante comunità rurali  rappresentandone l’essenza identitaria e culturale. Nate con l’obiettivo di favorire le attività di cantina salvaguardando l’economia e le attività commerciali dei conferitori, sono diventate nel tempo custodi di viti, vini, vitigni e antichi saperi, che altrimenti sarebbero andati perduti.

Insomma, una storia comune quella di Antica Hirpinia, che nasce come cantina sociale nel 1959 in Contrada Lenze nel comune di Taurasi (AV), diventando “Enopolio del Taurasi” nel 1972. Ha esercitato da sempre una fondamentale resistenza all’espianto di più vigneti possibile, permettendo al patrimonio degli autoctoni di giungere fino a noi preservando piante di oltre un secolo che oggi, consentono di riprodurre il materiale genetico originario da trasmettere agli impianti di nuova generazione.

Dal 2016 questa eredità è raccolta nelle mani di tre soci fondatori di Antica Hirpinia, che ai loro 20 ettari di vigneto aggiungono il contributo dei conferitori con 140 ettari circa, spesso piccoli appezzamenti famigliari che hanno attraversato il tempo salvaguardando la loro biodiversità. Le altitudini variano tra 400 e 700 metri slm in un ambiente di grande bellezza, dove le massiccia presenza boschiva e montuosa determina inverni rigidi ed evita eccessivi surriscaldamenti estivi. Condizioni che unite alla natura vulcanica dei suoli sono garanzia degli elevati picchi qualitativi immediatamente percepiti all’assaggio dei vini.

Per i bianchi Fiano, Greco di Tufo, Falanghina e Coda di Volpe si dividono lo scettro del migliore bianco, mentre per i vitigni a bacca nera è L’Aglianico il protagonista assoluto.

Dalle sue uve coltivate nel Comune di Mirabella, viene vinificata nel 1992 la prima bottiglia di Taurasi Docg a cui negli anni seguirà il Taurasi Riserva sempre da vigneti nelle stesse terre.

Da allora molti passi sono stati fatti e oggi Antica Hirpinia guarda al futuro circondandosi di professionisti specifici di massima competenza nei loro rispettivi ambiti, ma fondamentalmente tutti appassionati del loro territorio, requisito imprescindibile che condividono con i fondatori Alfonso Romano, Benedetto Roberto, e Ciriaco Bianco.

A quest’ultimo, che ringraziamo per la disponibilità, abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda:

Una storia di passione che nasce nell’Italia contadina anni 60 intorno alla quale si sviluppava l’economia di interi paesi. È da questa centralità della vite e della terra che nasce il sogno che poi diventerà tanti anni dopo la vostra missione?

Come quasi tutte le cantine cooperative nate in quegli anni, anche la nostra aveva come obiettivo primario quello di vedere meglio remunerate le uve prodotte dai piccoli viticoltori del territorio, rispetto alla vendita a vinificatori e imbottigliatori che non ne garantiva la sussistenza. In più abbiamo aggiunto un fatto fondamentale: oggi produciamo solo vini di qualità. Da quelli base ai nostri top, l’impegno primario è avere prodotti dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, ma sempre più spostati verso la qualità

Tre amici alla guida di una squadra di tante persone tutte del territorio, che dopo aver maturato le loro esperienze si sono ritrovate in questo viaggio nelle proprie radici. Come si fa a mettere d’accordo tante personalità?

Ovviamente non è facile, ci possono essere opinioni anche molto diverse sui programmi e le modalità di gestione, ma gli obiettivi sono gli stessi: qualità in vigna e in cantina, prezzo corretto, difesa e valorizzazione dei migliori vigneti della terra Irpina che sono la nostra vera ricchezza

Un’operazione che oggi permette di avere piante di oltre cento anni e salvaguardare il patrimonio vitivinicolo della zona. È stata questa una delle vostre motivazioni principali?

Sì, è grazie all’impegno che la cantina ha mantenuto fin dall’inizio se la nostra zona non ha visto scomparire completamente la viticoltura che da allora ad oggi è un’attività sostanzialmente ridotta con l’espianto di tantissimi ettari di vigneto. Una perdita sul piano paesaggistico e di biodiversità davvero enorme. Oggi il nostro obiettivo è quello di proseguire su questo percorso anche mantenendo legami forti con i piccoli viticoltori che continuano a conferire a noi le loro uve.

La viticoltura Campana anche se apprezzata non ha ancora raccolto quanto merita e i vostri bianchi autoctoni ne sono esempio evidente. Possono duettare tranquillamente con le altre zone d’Italia più vocate per questi vini. Cosa si può fare a livello comunicativo per metterli in evidenza?

Come Antica Hirpinia stiamo investendo molto per farli conoscere alla stampa sia nazionale come internazionale. Invitiamo i giornalisti a conoscere la nostra zona di persona tramite press tour che interessano la parte viticolo-enologica ma anche quello storico-turistica con la visita al centro di Taurasi e ai più bei vigneti. Purtroppo, finché non verrà fatto un programma di promozione regionale o almeno di territorio, cioè dell’Irpinia, gli sforzi del singolo daranno risultati al brand, ma non a tutta l’area che sarebbe invece la cosa migliore per avere davvero risultati importanti.

Anche l’Aglianico sta facendo la sua scalata e rispetto al passato viene sempre più apprezzato. Cosa è cambiato a livello produttivo da parte delle Cantine che lo vinificano?

Probabilmente i più hanno compreso, come noi, che la via è quella della qualità e non quella della quantità perseguita fino a non tanti anni fa. Ciò vuol dire investire molto in vigna ed in cantina, ma non ci sono alternative.

Qual è il vostro approccio alla sostenibilità e come la praticate nella gestione della vostra Azienda?

I vigneti da cui produciamo la nostra linea principale “Antica Hirpinia” sono tutti a conduzione biologica. Per quanto riguarda la gestione in cantina stiamo facendo passi avanti, ma abbiamo ancora bisogno di tempo. La “sostenibilità” non è una parola, ma un modo di vivere quindi se non si fanno decisi passi è inutile darsi definizioni senza un reale fondamento

Cosa i vostri vini devono essenzialmente essere e cosa non devono essere mai?

Devono essere vini che raccontano i vitigni con cui sono prodotti e l’Irpinia. Per contro non devono quindi essere vini anonimi che, assaggiati bendati, non si saprebbe dire almeno da quale regione se non da quale area arrivano.

In base ai nuovi modelli di consumo e contestualizzazione del vino come sarà il vino del futuro?

Dovrà dare spazio a profumi e piacevolezza di beva, dovrà essere con prezzi abbordabili, compatibilmente con il mantenimento della qualità. Soprattutto si dovrà ridimensionare l’impatto con questo prodotto che negli ultimi anni è stato troppo circondato da un’aurea di tale esclusività da renderlo di difficile approccio ai più. La giusta temperatura, il giusto abbinamento, il giusto bicchiere e tutte le altre raccomandazioni hanno contribuito ad allontanare dal vino coloro che volevano solo godersi un buon sorso in compagnia. Sarà necessario tornare ad un approccio più ludico sensibilizzando ad una crescente conoscenza senza però impaurire i possibili consumatori.

Secondo te quale provvedimento legislativo o amministrativo aiuterebbe lo sviluppo della viticoltura campana?

La viticoltura è già abbastanza sviluppata, basti pensare alle numerose superfici vitate. Il vero investimento dovrebbe essere fatto sulla commercializzazione e sui sostegni in termini economici alle aziende che si vogliono approcciare al mercato e soprattutto promuovere attività divulgative sul territorio.

A parte l’amore per la tua terra fantasticando, se non avessi fatto il viticoltore qui dove ti sarebbe piaciuto farlo, Italia o estero, e con quale vitigno?

Pur fantasticando per me sarebbe difficile pensare di cambiare territorio ma se dovessi farlo una sfida potrebbe essere la Cina, uno degli ultimi paesi visitati dall’azienda. Infatti, da circa 10 anni in quei territori si coltivano alcune tipologie di uve sia a bacca bianca che rossa che stanno ottenendo discreti risultati. Perché non provare anche noi con il nostro aglianico?

 

Iscriviti
Notificami
guest

0 Comentários
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
NOTIZIE CORRELATE

Vedi anche

    ASCOLI – Domenica 24 Maggio, alle ore 18, al Teatro V. Basso di Ascoli Piceno, si terrà un.

di Intolleranza e Ideologia, Che fastidio! L’inverno è stato un attimo, molto fastidioso ma velocissimo. Non tanto per le temperature.

La Metafisica della Letteratura vivente nella Filosofia Sethiana di Krishan Chand Sethi Secondo la scuola di pensiero sethiana, la letteratura.