L´opinione di Casilli

La distinzione fra magistratura requirente e magistratura giudicante non indebolisce ma rafforza la giustizia Il 22 e 23 marzo prossimo si andrà a votare per il referendum sulla giustizia, fortemente voluto dall’attuale governo, che prevede carriere separate fra giudici e pubblici ministeri. I contrari al referendum, sostenitori del No ad oltranza, non ritengono importanti la separazione delle carriere, perché, a loro dire, essa esiste già dal 2023, contenuta nella legge Cartabia, dal nome del ministro di Grazia e Giustizia nel governo Draghi, dove è stabilito il passaggio da un ruolo all’altro, solo per una minima parte di magistrati e una sola volta in tutta la carriera. All’epoca, la riforma Cartabia fu duramente contestata, mentre oggi il consenso ad una ulteriore riforma della giustizia è più ampio di quanto non appaia, come è facile rilevare dai sondaggi fatti in merito al referendum. Forse, proprio per questa ragione, i sostenitori del NO preferiscono mettere in discussione altri importanti punti della riforma, come la divisione del CSM in due Consigli superiori, uno per i magistrati che accusano e uno per i magistrati che giudicano, entrambi presieduti dal Capo dello Stato, che già oggi preside il CSM. Anche sulla composizione del nuovo CSM, non più uno ma due, si concentra la critica dei sostenitori del NO, perché la componente togata sarà sorteggiata e non più eletta da magistrati organizzati in correnti, e quindi purtroppo politicizzati, con l’evidente scopo di ridurre il peso della politica all’interno della magistratura. Il sorteggio interesserebbe un elenco di nomi selezionati, in modo proporzionale, da tutti i partiti presenti nelle due camere, per quanto concerne i componenti laici del CSM, oggi eletti dal Parlamento con un quorum dei tre quinti. Inutile nasconderlo, la politica continuerebbe ad avere un ruolo importante, se i due terzi del CSM saranno magistrati sorteggiati e gli altri magistrati scelti dai partiti. E questo, per i sostenitori del NO, minerebbe ulteriormente la loro autonomia. Al di là di ogni giudizio negativo sul sorteggio, che però la nostra Costituzione già prevede per i 16 giudici da affiancare a quelli della Consulta, in caso di “messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica“, finora mai verificatosi perché il Presidente Leone si dimise “sua sponte”, la differenza tra laici e togati ha una sua ragione d’essere. I magistrati nel nostro Paese sono meno di 10.000; si parla di magistrati con un concorso alle spalle, superato, grazie al quale si presuppone che siano in grado di far parte del CSM, come sono in grado di fare arrestare e condannare un imputato. Non sempre “reo confesso”, mentre 150.000 sarebbero i potenziali laici aventi diritto al sorteggio, con più di 15 anni di anzianità professionale, ai quali vanno aggiunti i professori universitari ordinari di materie giuridiche, tutti potenzialmente eleggibili al CSM. Il sorteggio, proprio per l’importanza che riveste, ci si augura che sia equilibrato, non aperto a tutti, per evitare di portare al CSM persone non in grado di esercitare il loro mandato con competenza, moderazione e dignità. In conclusione, che pubblici ministeri e giudici non possono essere considerati allo stesso modo è chiaro già dalla Costituente, dove il dibattito chiarì che “le funzioni del pubblico ministero dovevano essere separate da quelle del giudice, perché è proprio dei regimi totalitari considerare il pubblico ministero come un organo della giustizia, mentre nei regimi liberali esso è considerato come un organo del potere esecutivo “.   Fonte: Goffredo Palmerini

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Il popolo sovrano… ma sotto tutela

Mentre il governo decide e il Parlamento legifera, c’è chi, in toga e penna d’oca, firma sentenze che sanno di decreto. E allora ci si chiede: chi comanda davvero in questa Repubblica, il popolo o il giudiziario? a a “Il popolo è sovrano”, recita la Costituzione. Ma col passare degli anni, al concetto di sovranità popolare s’è aggiunto un piccolo inciso non scritto: “purché il giudice sia d’accordo”. Perché oggi, in Italia, il potere giudiziario non si limita a giudicare. Interviene, suggerisce, corregge, sospende, boccia e, quando serve, legifera pure. E tutto questo nel nome di un’interpretazione sempre più creativa della separazione dei poteri. Il prelievo fiscale e la destinazione delle risorse pubbliche sono prerogative del governo, cuore pulsante della democrazia rappresentativa. Ma basta una sentenza o una delibera a rovesciare tavoli e programmi. E il cittadino, povero sovrano, resta a guardare, come un re spodestato che non trova più la corona. Colpa solo dei giudici? Non proprio. La politica ha spalancato la porta, e con tanto di tappeto rosso. Ha varato leggi che limitano le proprie competenze, ha accolto ex magistrati tra i suoi ranghi e ha tollerato, per anni, questa commistione mostruosa tra chi deve fare le leggi e chi deve applicarle. E così eccoci qui, tra corti che si occupano di migranti in Albania, decisioni su Paesi “sicuri” e, dulcis in toga, la Corte dei Conti che mette il naso nel Ponte sullo Stretto. Una coincidenza? Forse sì, forse no. Ma certo è arrivata proprio mentre si discuteva la riforma della giustizia. Potrebbe essere un caso, o potrebbe essere un avvertimento: “Attenti, qui comanda un altro potere”. Per fortuna, qualche sveglia ogni tanto suona. E questa, forse, è stata salutare. Perché un Paese che si rispetti non può correre il rischio di vivere in regime di “repubblica giudiziaria”. E allora, avanti con il referendum sulla Giustizia. Non è solo cosa buona: è cosa giusta. E se proprio dev’essere un giudizio, che sia quello del popolo. Quello, almeno, non si può appellare. Di Redazione

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Premiazione del Certamen “Verbum Justitiae”

CERTAMEN “VERBUM JUSTITIAE” – ROMA, 8 OTTOBRE 2025     ROMA – Martedì 8 ottobre 2025, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, presso la prestigiosa Sala ISMA del Senato della Repubblica (Piazza Capranica 72, Roma), si terrà la cerimonia di premiazione del Certamen “Verbum Justitiae”, un evento dedicato all’eccellenza nel mondo della giustizia, della cultura e della formazione.   L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali, accompagnati dalla proiezione del video dell’inno eseguito dal coro dell’Accademia lirica Santa Croce di Trieste, diretto dal M° Alessandro Svab, con il M° Fabio Zanin al pianoforte. Seguiranno gli interventi delle Autorità, tra cui la Senatrice Tilde Minasi e la Presidente di VerbumlandiArt Aps, Regina Resta. Modereranno la dott.ssa Maria Pia Turiello e l’Avv. Mirella Cristina.   Premiazioni Istituzionali Madrina d’onore del Premio è la Sen. Tilde Minasi. Il Comitato Scientifico è composto dagli Avv. Massimo Rossi, Mirella Cristina ed Eugenio Bisceglia. Premi alla Carriera Giustizia Minorile: Dott.ssa Angela Annese, Presidente della Corte di Appello di Firenze fuori ruolo Giustizia Penale: Dott.ssa Serenella Maria Siriaco, già presso la Corte d’Appello di Napoli, il giudice più giovane d’Italia Diritto Penale: Prof. Leonardo Mazza, Emerito di Diritto Penale Procedura Penale: Prof. Giorgio Spangher, Emerito di Procedura Penale   Premi di Categoria Magistratura: Dott.ssa Claudia Caramanna, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo Giovane Avvocatura: Avv. Francesco Bisceglia, civilista esperto di nuove tecnologie Giudici Onorari: Dott. Attilio Balestrieri, Giudice onorario presso il Tribunale dei Minorenni di Roma Professori Universitari: Prof. Giovanni Cordini, ordinario di Diritto amministrativo, Università di Pavia Prof. Giuliano Scarselli, ordinario di Procedura civile, Università di Siena Prof. Stefano Pagliantini, ordinario di Diritto civile, Università di Firenze   Premi d’Eccellenza per Settore Giustizia Penale: Dott. Sergio De Nicola, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Cagliari Giustizia Civile: Dott. Francesco Lupia, Giudice per le esecuzioni civili presso il Tribunale di Tivoli Giustizia Amministrativa: Avv. Isabella Maria Stoppani, esperta in diritto amministrativo Tutela delle Fasce Deboli: Avv. Marina Meucci, specialista in diritto di famiglia Settore Ambientale: Prof. Luigi Cerciello Renna, Direttore Appalti e Affari Societari Acquedotto Lucano, docente di legislazione ambientale Protezione Dati – Antitrust: Prof. Pierluigi Congedo, esperto in diritto antitrust e sicurezza dei dati presso la Luiss Progettazione e Coordinamento: Avv. Federico Gentilini, docente e Presidente Premio EDUCALS   Giovani Studiosi e Talenti Emergenti   Particolare rilievo avrà la presentazione del progetto “VerbumYoung – Giovani studiosi in crescita” dell’Associazione VerbumlandiArt Aps, un’iniziativa culturale che promuove creatività, inclusione e talento tra le nuove generazioni. I giovani protagonisti saranno: Gabriele Garofalo, Alfiere del Lavoro, studioso di Christian and Classical Reception Studies Diletta Galeota, 24 anni, studentessa di giurisprudenza, campionessa di equitazione a livello nazionale e internazionale Enrico Aru, studente di Storia, Territorio e società globale presso l’Università Roma Tre Infine, tra le giovani promesse musicali, si esibiranno i pianisti Chiara e Francesco Policaro, vincitori di numerosi concorsi pianistici nazionali e internazionali. Regina Resta <[email protected]> Fonte: G. Palmerini

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Tutela più deboli e proprietà privata

I ladri di case non comandano più: col dl Sicurezza subito restituiti alle proprietarie due immobili occupati abusivamente Meloni: «Dicevano che era inutile, sbagliato, persino disumano. E invece, grazie al dl Sicurezza, in Italia sono già stati eseguiti i primi sgomberi immediati di immobili occupati abusivamente. Avanti così, per tutelare i più deboli e difendere la proprietà privata». Ma l’opposizione continua a minacciare le barricate Politica – di Federica Parbuoni – 26 Maggio 2025 alle 14:37 Una donna a Mestre e un’anziana a Ispica, nel Ragusano, sono le prime due cittadine che hanno beneficiato degli effetti del dl Sicurezza sulla tutela della proprietà privata: le loro case erano state occupate abusivamente, subito dopo la denuncia ne sono tornate in possesso. In entrambi i casi gli abusivi sgomberati erano stranieri. «Dicevano che era inutile, sbagliato, persino disumano. E invece, grazie alle nuove norme introdotte dal Decreto Sicurezza, in Italia sono già stati eseguiti i primi sgomberi immediati di immobili occupati abusivamente», ha commentato il premier Giorgia Meloni sui social, sottolineando che si tratta di «un risultato concreto, reso possibile da procedure che consentono finalmente un intervento veloce e il ripristino rapido della legalità». «Avanti così, per tutelare i più deboli e difendere la proprietà privata», ha concluso Meloni. «La proprietà privata, frutto dei risparmi e dei sacrifici di una vita, è sacra! Dalle parole ai fatti!», è stato poi il commento del vicepremier Matteo Salvini. Il dl Sicurezza a tutela dei cittadini, ma l’opposizione insiste con le barricate Il decreto è attualmente in discussione alla Camera per la conversione. Le sue applicazioni concrete danno la misura di quanto l’opposizione abbia deciso di adottare l’ennesima posizione lontanissima dai cittadini: M5S, +Europa, Avs promettono barricate in Aula, parlando di provvedimento «liberticida» e di «lacerazione del tessuto costituzionale e civico del Paese». Non solo, per il deputato di Avs, Franco Mari, Meloni getterebbe anche «benzina sul fuoco, con il suo tweet che esalta le norme di questo decreto e lo sgombero di casa occupate». Le prime applicazioni a Mestre e Ispica: le case occupate subito restituite alle proprietarie Misurato nella realtà, invece, il dl sicurezza ha significato per la signora di Mestre la restituzione immediata della sua seconda casa che era stata occupata da un senzatetto rumeno. La casa non era abbandonata: la signora la custodiva e vi tornava periodicamente e qualche giorno fa si è accorta che qualcuno l’aveva occupata. Ha chiamato i carabinieri, i quali sono arrivati, sono entrati da una finestra che era rimasta un po’ aperta, hanno trovato l’uomo e l’hanno fatto uscire, restituendo l’immobile alla legittima proprietaria. Ugualmente per la signora di Ispica, la cui casa era stata occupata da cinque tunisini, che sono stati sgomberati dalla polizia. FdI: «La sinistra buonista difende le occupazioni illegali, FdI si schiera dalla parte dei cittadini onesti» Dunque, con il decreto non si assisterà più a casi inaccettabili in cui i proprietari non riescono a rientrare in possesso dei loro immobili per mesi, se non per anni, cui le cronache ci avevano abituato in passato. «Grazie al dl Sicurezza la pacchia per gli abusivi è finita e il diritto fondamentale alla proprietà privata torna a contare», ha commentato il vicecapogruppo di FdI al Senato, Raffaele Speranzon, sottolineando che «gli sgomberi lampo degli alloggi occupati abusivamente a Mestre e ad Ispica ne sono la prova concreta». «Mentre la sinistra buonista e inconcludente continua a difendere le occupazioni illegali, FdI si schiera dalla parte dei cittadini onesti. Gli italiani perbene possono festeggiare il ritorno della legalità nella nostra Nazione», ha concluso Speranzon. Foto e testo ex: I ladri di case non comandano più: col dl Sicurezza subito restituiti alle proprietarie due immobili occupati abusivamente – Secolo d’Italia

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Trump mette in pericolo la sicurezza personale dei giudici

“Mandare una pizza a un giudice o al figlio di un giudice a nome del mio figlio assassinato con un messaggio intimidatorio di fare la fine di Daniel Anderl?” Queste le parole della giudice Esther Salas del New Jersey in un’intervista alla Public Broadcasting System (Pbs) in cui reiterava il clima di paura dei magistrati americani con l’amministrazione di Donald Trump. Va ricordato che 5 anni fa uno scalmanato ha visitato la residenza della giudice Salas uccidendo il figlio e ferendo il marito. Nell’intervista la Salas ha additato alla retorica minacciosa di Trump verso i magistrati che alimenta gli attacchi ai giudici. La tecnica intimidatoria di inviare pizze ai domicili di giudici opposti alle politiche di Trump è divenuta comune. In tempi recenti parecchie centinaia di pizze sono state ricevute da giudici mandate da individui che suggeriscono di fare attenzione perché i loro indirizzi sono noti. I mandanti sono individui influenzati dalla retorica incendiaria del presidente. Questi attacchi ai magistrati continuano e anche al momento di scrivere quando gli Usa celebrano il Memorial Day, la festa dei caduti, il presidente Usa ha rilasciato un altro messaggio in lettere maiuscole attaccando i giudici. Trump ha diretto la sua ira ai “giudici … che proteggono gli spacciatori, gli stupratori, i membri delle gang…. permettendo loro di continuare i loro reati”. L’atmosfera di tensione per i magistrati continua ed è alimentata da decisioni giudiziarie che non sono gradite dall’attuale inquilino alla Casa Bianca. Il clima è buio anche per il fatto che la protezione dei giudici è affidata agli US Marshals, un corpo di polizia agli ordini del ministero di Giustizia, il cui capo è Pam Bondi, fedelissima di Trump, la quale agisce come un avvocato personale del presidente. La tensione è all’ordine del giorno e si teme che gli US Marshals non farebbero di tutto per la protezione dei giudici federali. La protezione dei giudici della Corte Suprema è affidata a una forza di sicurezza speciale. In un recente incontro di magistrati a Washington si è discusso di togliere il compito agli US Marshals e organizzare la protezione con una forza di sicurezza indipendente simile a quello che protegge la Corte Suprema. Sarebbe sotto il controllo del giudice della Corte Suprema John Roberts invece di dipendere del ministero di Giustizia che è visto come dipendente dei capricci dell’attuale inquilino della Casa Bianca e del suo ministro di Giustizia. Il ministro di Giustizia è nominato dal presidente ma dovrebbe agire in maniera indipendente dai desideri del presidente in carica. In casi eccezionali il ministro di Giustizia dovrebbe persino indagare il presidente stesso. È avvenuto nella primo mandato di Trump quando il ministro di Giustizia, repubblicano, iniziò le indagini sulle interferenze straniere nell’elezione del 2016. Queste indagini sfociarono poi nella nomina del procuratore speciale Robert Mueller che condusse al Russiagate. Anche l’ex ministro di Giustizia nell’amministrazione di Joe Biden, Merrick Garland, fece scattare indagini sul presidente che lo aveva nominato per la faccenda di documenti top secret che non erano stati restituiti al governo. Nel caso di Bondi si tratta di un ministro di Giustizia che non solo segue la linea politica di Trump ma lo fa in modo completamente sfacciato attaccando i giudici con un linguaggio che evoca quello del suo capo. In un’intervista alla Fox News la Bondi ha aspramente criticato il giudice James Boasberg accusandolo di “interferire” nelle politiche del governo. Il peccato di Boasberg? Il giudice aveva minacciato legali di Trump di “oltraggio alla Corte” per non avere obbedito ai suoi ordini di non deportare alcuni migranti a El Salvador. La Bondi aveva continuato i suoi attacchi a Boasberg aggiungendo che il giudice cercava di “proteggere terroristi” che avevano invaso gli Stati Uniti. Nei quattro mesi di presidenza Trump ha emesso una valanga di ordini esecutivi, molti dei quali sono stati sfidati da giudici federali. Si capisce dunque come Trump stia attaccando i magistrati vedendoli come nemici alla sua agenda. Infatti, considerando l’inattivo ruolo del contrappeso esercitato dalla legislatura, i magistrati sono l’unico dei due rami del governo che argina il potere quasi assoluto del 47esimo presidente. Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, commentando l’operato del giudice Brian Murphy di Boston, ha detto che non “è il segretario di Stato” e che non può controllare “la politica estera” degli Usa. Che cosa ha fatto Murphy? Il giudice aveva dichiarato che l’amministrazione Trump aveva violato un ordine della magistratura nella sua fretta di deportare migranti in Sudan nonostante il fatto che non fossero cittadini di quel Paese. Si tratta di inviare migranti a un Paese dove esiste una guerra civile mettendo in pericolo la loro vita. In effetti, il giudice Murphy ha cercato di fare applicare la legge e difendere i diritti di povera gente. Ha cercato, anche se con poco successo, di fare obbedire la legge come spetta ai giudici. Il fatto che Bondi non capisca come funziona la legge e che non mostri nessun rispetto per la magistratura dovrebbe preoccupare tutti gli americani ma anche altri Paesi che si affrettano a firmare accordi con Trump. Se Trump non rispetta le leggi e i giudici americani perché dovrebbe farlo con gli accordi internazionali? Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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La Corte Suprema bacchetta Trump leggermente: il caso di Abrego García

La Corte Suprema bacchetta Trump leggermente: il caso di Abrego García “Come potrei contrabbandare un terrorista negli Stati Uniti?” “Non ne ho il potere”. Questa la reazione del presidente salvadoregno Nayib Bukele rispondendo a Kaitlin Collins della Cnn in un incontro alla Casa Bianca. La domanda si riferiva a Kilmar Abrego García che l’amministrazione di Donald Trump aveva fatto arrestare nel mese di marzo e deportato con altri 200 migranti nell’orribile carcere Cecot (Centro de Confinamiento del Terrorismo) in El Salvador. L’amministrazione Trump ha però ammesso che Abrego Garcia è stato arrestato e deportato per “errore amministrativo”. Inoltre, un’analisi del New York Times ha rilevato che il 90 percento dei 300 individui trasportati a Cetot non aveva commesso nessun reato. Tutto è stato basato sulle accuse degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia statunitense per il controllo delle frontiere e l’immigrazione. Dopo l’arresto di Abrego García i suoi legali hanno sporto denuncia e poco a poco la giudice distrettuale Paula Xinis del Maryland ha concluso che l’amministrazione aveva negato i diritti del migrante. Ha quindi dato l’ordine che Abrego Venga deve essere riportato negli Usa dove lui aveva ottenuto residenza legale nel 2019, dopo otto anni di residenza temporanea come rifugiato. García è anche sposato con una cittadina americana. Il giorno del suo arresto Garcia era andato a prendere il suo figlio di 5 anni alla scuola. L’amministrazione Trump aveva fatto ricorso alla Corte di Appello la quale ha confermato la decisione della giudice Xinis. Un ulteriore ricorso alla Corte Suprema che ha accettato il caso decidendo con un voto di 9-0 che l’amministrazione deve “facilitare” il ritorno di Garcia negli Usa. La Corte Suprema ha anche detto che il giudice non deve interferire nella condotta degli affari esteri dell’esecutivo ma anche che i migranti hanno diritto ad avere i loro casi presentati a un giudice di immigrazione prima di essere deportati. Il linguaggio della Corte Suprema di “facilitare” è ambiguo e i rappresentanti di Trump lo hanno interpretato con poco entusiasmo, ossia senza nessuna intenzione di riportare García negli Usa. All’incontro della Casa Bianca, Matt Bondi, il ministro di Giustizia, ha dichiarato che non possono fare niente poiché la decisione spetta a Bukele. Questi ovviamente obbedirebbe alle autorità americane anche per non mettere in pericolo il contratto con gli Usa di milioni dollari annui per incarcerare migranti che Trump fa inviare in El Salvador. La Bondi ha dichiarato che se Bukele vuole rilasciare Garcia gli Usa potrebbero fornire un aereo per riportarlo negli Usa. L’amministrazione Trump sta dando tutti i segnali di non rispettare i diritti civili dei migranti e anche di studenti stranieri. Coma abbiamo già scritto in queste pagine non pochi studenti che hanno partecipato in manifestazioni per la causa palestinese hanno perso il loro visto ed alcuni sono stati arrestati e si trovano detenuti in Louisiana. Le udienze nel tribunale di Maryland con la giudice Xinis sono state riprese. La giudice ha dato chiare indicazioni ai rappresentanti di Trump che intende procedere in modo sollecito e che non tollererà “scherzi”, minacciando i legali di Trump persino “contempt of the court”, oltraggio alla corte. Ciò vuol dire che i rappresentanti di Trump nelle udienze e altri che saranno interpellati a testimoniare sotto giuramento potrebbero essere soggetti a multe o persino carcere. La Xinis, in effetti, sta facendo sul serio. Fa anche sul serio il giudice federale di Washington D. C. James Boasberg che ha minacciato anche lui l’amministrazione Trump di oltraggio alla Corte per non avere dimostrato di dare l’opportunità a centinaia di migranti venezuelani di sfidare legalmente la loro deportazione. Fa bene perché al di là della protezione dei diritti civili di García, residente legale negli Usa, potrebbe arginare le sfide di Trump e i suoi collaboratori al sistema giudiziario. Il 47esimo presidente, infatti, ha ammesso che deportare cittadini americani alle carceri dell’El Salvador potrebbe divenire possibile. Ciò dovrebbe fare rabbrividire tutti gli americani. Rina Gandhi, una dei legali di García ha colto molto bene la tragica situazione che va oltre il suo assistito. Parlando davanti ai giornalisti ha detto che questo caso verte sulla rimozione illegale, ammessa anche dal governo, dal Paese di un individuo dalla sua casa, dalla sua famiglia” e disobbedienza anche alla Corte Suprema di correggere l’illegalità commessa. Se Trump la fa franca nel caso di García si tratterà di una sconfitta per tutti gli americani e causerà la mancanza di fiducia nel sistema costituzionale americano. ============= Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Quid Juris

L’assoluzione del ministro Salvini e dell’ex premier Renzi riapre il fronte Giustizia     Quando gli imputati sono importanti, perché politici di rilievo nel variegato panorama politico del nostro Paese, si può assistere, come è accaduto qualche settimana fa, alle dichiarazioni di due imputati eccellenti, come Renzi e Salvini, che hanno detto di parlare a nome dei tanti altri senza nome, costretti, loro malgrado, a subire la stessa loro disavventura giudiziaria.   Renzi ha chiesto le scuse di chi ha formalizzato, strumentalizzandole, le accuse a suo carico, Salvini ha chiesto a gran voce di accelerare l’approvazione delle riforme che servono alla giustizia, a cominciare da quella costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, doppio CSM e un’Alta Corte esterna per le sanzioni disciplinari. Tutte scelte destinate ad inasprire le tensioni esistenti, da qualche tempo, tra governo e toghe, e tra maggioranza e opposizione, senza che si profili all’orizzonte una ragionevole possibilità di soluzione del problema.   Quanto verificatosi a Firenze, dove un giudice dell’udienza preliminare ha negato il rinvio a giudizio dell’ex Premier, chiesto oltretutto dalla Procura, trova la sua ragion d’essere in parte nell’accidentato percorso dell’indagine, sempre più indebolito, in parte nella riforma voluta dall’ex ministro della Giustizia Marta Cartabia, introdotta di recente, che stabilisce che l’imputato può essere condannato non più solo quando ci sono elementi per sostenere l’accusa nel dibattimento, ma solo in presenza di una “ragionevole previsione di condanna“.   Quando Salvini fu rinviato a giudizio nel 2021, allora ministro dell’Interno nel governo Conte, valeva la norma  di cui sopra cambiata dalla Cartabia; inoltre, gli ipotetici reati commessi da Salvini erano stati oggetto di valutazione da ben due procure, quella di Agrigento e quella di Palermo e dal tribunale territoriale dei ministri, composto da tre magistrati, oltre ai senatori che decisero l’autorizzazione a procedere negando il “preminente interesse pubblico“, che avrebbe garantito l’immunità a Salvini, oltre che ministro degli Interni, anche vice-premier.   Lo stravolgimento, semmai, sta nel fatto che il dibattimento è durato tre anni e tre mesi, durante i quali si sono tenute 25 udienze. Tempi incompatibili con una giustizia efficace, credibile, efficiente, sui quali bisogna, però, ricordare che hanno influito diversi fattori, come l’impegno degli stessi giudici in altri processi, compresi quelli per mafia, con imputati già detenuti, che hanno la precedenza sempre, e reati contro la pubblica amministrazione, fino agli impegni politici e istituzionali di Salvini e del suo difensore.   A parere di tutti gli studiosi del diritto o di quanti frequentano ogni giorno i palazzi di giustizia, però, le riforme già approvate, e quelle in fieri, serviranno poco o nulla ad accelerare i tempi necessari alle indagini e alle udienze. Anzi, alcune potrebbero addirittura rallentarli ulteriormente.   Considerazioni tutte che non sottendono, però, la questione di fondo che resta la separazione delle carriere, sulla quale il conflitto tra politica e giustizia ha ripreso ad infiammarsi: il presunto appiattimento dei giudici sui pubblici ministeri, l’assenza di una necessaria equidistanza tra accusa e difesa davanti al giudice, soggetto unico e non imparziale davanti alle due parti contendenti.   Proprio gli esiti dei procedimenti giudiziari a carico della Fondazione Open e di Open Arms, come le troppe assoluzioni nel dibattimento, di cui si lamentano gli stessi promotori della riforma, dimostrano che il principale ostacolo da rimuovere non sia quanto detto in precedenza, ma che un pubblico ministero, motu proprio, possa pensare sempre più ad ottenere la condanna dell’imputato, anziché il raggiungimento della verità, a discapito di indagati e imputati.   Angela Casilli

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Justiça: Fundamentos, Importância e Desafios

A justiça é um dos pilares fundamentais de qualquer sociedade organizada, responsável por assegurar a ordem, a paz e a equidade entre os cidadãos. Este conceito vai além dos tribunais e do sistema legal; ele permeia todos os aspectos da vida social, econômica e política. Neste post, vamos explorar os fundamentos da justiça, sua importância, os principais sistemas judiciais, desafios contemporâneos e o papel das novas tecnologias no sistema de justiça. Fundamentos da Justiça Conceito de Justiça A justiça pode ser entendida como o princípio moral e legal que assegura que cada indivíduo receba o que lhe é devido, seja na forma de direitos, deveres ou recompensas. Filósofos como Aristóteles e John Rawls contribuíram significativamente para a compreensão do que constitui uma sociedade justa, com Rawls propondo a teoria da “justiça como equidade”, que defende a igualdade de oportunidades e a distribuição justa dos recursos. Tipos de Justiça Princípios da Justiça Os princípios fundamentais da justiça incluem a imparcialidade, a igualdade perante a lei, a transparência nos processos judiciais e o respeito aos direitos humanos. Importância da Justiça Manutenção da Ordem Social A justiça é essencial para a manutenção da ordem e da paz social, garantindo que as leis sejam respeitadas e que os conflitos sejam resolvidos de maneira justa e equitativa. Proteção dos Direitos Humanos Um sistema de justiça eficaz protege os direitos humanos, assegurando que todos os indivíduos sejam tratados com dignidade e respeito, independentemente de sua condição social, econômica ou cultural. Promoção da Equidade A justiça promove a equidade ao garantir que todos os cidadãos tenham acesso igualitário aos recursos e oportunidades, combatendo a discriminação e a desigualdade. Fortalecimento da Confiança Pública Um sistema de justiça transparente e eficiente fortalece a confiança pública nas instituições, essencial para a coesão social e a governança democrática. Principais Sistemas Judiciais Sistema de Direito Civil Predominante em muitos países, o sistema de direito civil (ou codificado) baseia-se em códigos escritos e estatutos que definem as leis e regulamentos. Os juízes aplicam as leis conforme estabelecidas nos códigos, com base em precedentes limitados. Sistema de Common Law Usado principalmente no Reino Unido, Estados Unidos e outras nações de herança britânica, o sistema de common law é baseado em precedentes judiciais. As decisões dos juízes em casos anteriores guiam a resolução de casos futuros, permitindo uma evolução contínua do direito. Sistemas de Direito Consuetudinário Em algumas culturas, o direito consuetudinário (ou costumeiro) é baseado em tradições e costumes locais, que são reconhecidos e aplicados pelos tribunais. Este sistema é comum em muitas comunidades indígenas e tribais. Sistemas de Direito Religioso Alguns países adotam sistemas legais baseados em leis religiosas, como a Sharia no mundo islâmico. Nesses sistemas, as leis religiosas guiam a jurisprudência e a administração da justiça. Desafios Contemporâneos Sobrecarga dos Tribunais Muitos sistemas judiciais enfrentam sobrecarga, com um número excessivo de casos que resultam em longos períodos de espera e atrasos na justiça. Isso compromete a eficiência e a eficácia do sistema. Acesso à Justiça O acesso à justiça continua sendo um desafio significativo, especialmente para populações vulneráveis e marginalizadas. Barreiras econômicas, geográficas e sociais podem impedir que muitos indivíduos busquem ou obtenham justiça. Corrupção e Imparcialidade A corrupção dentro do sistema judicial mina a confiança pública e compromete a imparcialidade dos processos. Garantir a integridade e a transparência é crucial para um sistema de justiça eficaz. Direitos Humanos e Liberdades Civis A proteção dos direitos humanos e das liberdades civis é um desafio contínuo, especialmente em contextos onde governos autoritários ou conflitos armados ameaçam a segurança e os direitos dos cidadãos. Tecnologia e o Sistema de Justiça Digitalização dos Processos Judiciais A digitalização dos processos judiciais está revolucionando a administração da justiça, tornando os procedimentos mais rápidos e acessíveis. Sistemas de gestão de casos eletrônicos e audiências virtuais são exemplos de como a tecnologia está sendo integrada ao sistema judicial. Inteligência Artificial e Análise de Dados A inteligência artificial (IA) e a análise de dados estão sendo exploradas para melhorar a eficiência dos tribunais. Ferramentas de IA podem ajudar na análise de precedentes legais, na predição de resultados de casos e na otimização da alocação de recursos. Cibersegurança Com a crescente digitalização, a cibersegurança se tornou uma prioridade para proteger os dados sensíveis e garantir a integridade dos processos judiciais. Acesso Remoto e Inclusão Tecnologias de comunicação e plataformas digitais estão expandindo o acesso à justiça, permitindo que indivíduos em áreas remotas ou com mobilidade limitada participem dos processos judiciais. Conclusão A justiça é um componente essencial para a construção de uma sociedade equitativa, segura e harmoniosa. Embora enfrente diversos desafios, desde a sobrecarga dos tribunais até a necessidade de proteger os direitos humanos, a evolução tecnológica oferece novas oportunidades para melhorar a eficiência e a acessibilidade do sistema de justiça. À medida que continuamos a avançar, é fundamental promover a integridade, a transparência e a inclusão no sistema de justiça, garantindo que ele sirva a todos os cidadãos de maneira justa e equitativa.

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“Quando, in futuro, si vorrà capire com’era l’Italia degli ultimi settant’anni, non si potrà prescindere dalle fotografie di GBG.” —.