MORTA L’ATTRICE OLIVIA HUSSEY, L’INTERPRETE DEL FILM “GIULIETTA E ROMEO”

  Addio Olivia Hussey   A Colloquio con Pippo Zeffirelli Presidente della “Fondazione Zeffirelli” nella città gigliata Grazie a quel bel volto di porcellana puro come cristallo intriso di profonda dolcezza, l’attrice Olivia Hussey scomparsa da pochissimo tempo dopo lunga malattia all’età di 73 anni, la ricordiamo per i numerosi film, ma soprattutto, per l’opera scespiriana portata poi sui grandi schermi sotto la regia di Franco Zeffirelli. Una purezza d’animo, la sua, difficilmente ineguagliabile mentre leggiadra prima, e disperata poi per la morte dell’amatissimo Romeo, animò la pellicola nella guerra tra le famiglie dei “Capuleti e Montecchi”, fazioni rivali che, abbagliati dalla bramosia del potere in forte ostilità l’un l’altra, portarono alla morte quei due giovani amanti simboleggianti amore eterno anche nell’aldilà. Con Pippo Zeffirelli Presidente dell’omonima fondazione fiorentina, abbiamo ricordato nel centenario del regista Franco Zeffirelli, la splendida mostra “Romeo e Giulietta i costumi da Oscar di Danilo Donati” che fu allestita in collaborazione con Diego Fiorini direttore della “Fondazione Cerratelli”. “Per Franco Zeffirelli a livello economico realizzare tale pellicola non fu facile visto  che il  ’68  fu un periodo storico particolare, contrassegnato dagli hippies, i “figli dei fiori;  in precedenza proprio lui in Inghilterra, aveva diretto la prima produzione per “Juliet and Romeo”. Decisamente un successo grandissimo a Londra, tanto da portare la produzione in Italia con gli attori Anna Maria Guarnieri e Giancarlo Giannini. Fortuna volle che la Paramount capendo l’adattamento coi giovani protagonisti, puntò proprio sui giovanissimi successivi per l’edizione sessantottina, decretando successo internazionale. E questo in virtù d’un film che non smette mai d’incantare.” Successivamente il maestro Zeffirelli mantenne rapporti con i due protagonisti? “Certo che sì, decisamente ottimi! Personalmente ho avuto modo d’incontrare Leonard Whiting prima del Covid a Londra in compagnia della moglie quando l’Ambasciata Italiana dedicò un bellissimo spazio  proprio a Franco Zeffirelli. Un nutritissimo convegno che gli rese giusto onore, quanto alle frequentazioni…beh, non mancavamo  mai di scambiarci gli auguri natalizi e pasquali nelle suddette festività, nonostante Olivia abitando a Los Angeles, in California, non si spostasse   molto. Quanto a Leonard, purtroppo, è malato di epilessia e tutti  sappiamo  quanto siano  limitanti i problemi di salute.” Non resta che tuffarsi nell’abbraccio puro della passione, quella vera, tempestosa, talvolta tragica, nonostante William Shakespeare….”L’amore è cieco, gli amanti non possono vedere le piacevoli follie che commettono.”    

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GATTO ROMEO, R.I.P.

  Curiosità da Caput mundi… La tomba del gatto Romeo, nel Cimitero acattolico del Testaccio   Servizio e foto di Claudio Beccalossi   Roma – Non solo tombe d’intelligentia et potentia, non solo biografie diventate storia, non solo esiti di successi, eccessi e decessi. Non solo l’arte di chi l’ha messa da parte per i posteri, non solo nomi altisonanti nei terreni bassifondi di loculi semplici o pregiati, non solo vite spente nella lux gloriae… Oltre ad un lungo elenco di personaggi illustri italiani e stranieri, il Cimitero acattolico (prima Cimitero degli inglesi o dei protestanti oppure, ancora, Cimitero del rione Testaccio o degli artisti e dei poeti, vicino a Porta San Paolo ed alla stazione ferroviaria Roma Ostiense, a lato della Piramide Cestia) accoglie nel rispetto anche una particolare sepoltura di cui ben pochi conoscono esistenza ed ubicazione nel dedalo stretto stretto di sepolcri e verde. Si tratta del tumulo, in un angolo appartato, che ricopre i resti del gatto Romeo, appartenente alla nutrita colonia felina del posto di cui era diventato un po’ la mascotte, il simbolo, qui ricordato da una lapide a terra con nome, effigie stilizzata ed anno (il 2006) di decesso, con una statuetta di terracotta accovacciata in placido sonno. Si trova a poca distanza dall’avello che custodisce le ceneri di Antonio Gramsci (Antonio Sebastiano Francesco Gramsci, Ales, Oristano, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937, politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario). La vicenda di Romeo è un percorso agrodolce. Abbandonato da chi prima l’aveva voluto, venne investito da un’auto proprio nei paraggi del cimitero. Con una sua zampa lesionata fu accudito dai volontari che s’occupavano dei gatti della colonia nell’acattolico e resistette finché ha potuto zoppicando. Ma le varie, irrimediabili infezioni costrinsero all’amputazione dell’arto, senza far demordere Romeo dalla sua vitalità istintiva e dal suo far comunella con i gattoni dispersi che, coccoloni e panciuti, popolano il luogo di tanta memoria, Si racconta del tenero legame di Romeo con una ragazza giapponese abituale frequentatrice del cimitero (forse più per accarezzare il gatto che per girovagare tra pietre sepolcrali pregne di insigni trascorsi) e qualcuno accenna ancora al seppellimento d’un altro felino chiamato Nerone e, pure questo, benvoluto dai visitatori. Non si sa, però, se la circostanza sia vera, quando sia eventualmente campato e deceduto e dove si trovi la sua ipotizzata… ultima dimora… Il micio del mistero?

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Centro Studi Federico II, ruoli e cariche per l’anno 2025

Centro Studi Federico II, rinnovato incarico al Presidente Giuseppe Di Franco e a Goffredo Palmerini, Presidente del Comitato tecnico scientifico     PALERMO – Giuseppe Di Franco (foto a dx) è stato riconfermato dal Consiglio direttivo Presidente del Centro Studi Federico II per l’anno 2025. Subito dopo lo stesso Consiglio ha provveduto alla nomina dei componenti del Comitato tecnico scientifico ed in particolare nella conferma alla presidenza di Goffredo Palmerini (giornalista e scrittore).   Palmerini, per l’anno 2025, sarà affiancato, quali componenti del Comitato, dalle seguenti personalità: Cav. Uff. Prof. Hafez Haidar, insigne poeta e scrittore già candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura; Dott. Stefano Vaccara, fondatore e columnist de “La Voce di New York”, docente di Giornalismo al Lehman College;  Dott.ssa Ilaria Costa, dirigente dell’Italian American Committee and Columbus Citizens Foundation; Dott.ssa Cristina Di Silvio, esperta di relazioni internazionali; Maestro Salvatore Caputo, direttore dell’Opera di Bordeaux; Maestro Maria Luisa Macellaro La Franca, compositrice e direttrice d’orchestra; Maestro Diego Cannizzaro, docente, organista e compositore; Arch. Flora Mondello, architetto e imprenditrice.   Il Presidente Giuseppe Di Franco, insieme a Goffredo Palmerini, è stato insignito di recente del prestigioso Premio internazionale “Books for Peace” dal Presidente dell’omonima istituzione culturale e umanitaria, Prof. Antonio Imeneo, con la seguente motivazione:   “in considerazione delle sue eccezionali capacità professionali e delle sue elevate qualità umane, per il suo prezioso lavoro a favore della Pace, dei diritti umani e per l’importante lavoro svolto dal prestigioso Centro Studi Federico II”   La nuova governance del Centro Studi si prefigge il raggiungimento di ulteriori esaltanti obiettivi con la realizzazione di progetti e iniziative culturali e sociali programmati per il 2025. Il Centro Studi Federico II, costituito a Palermo nel dicembre 2021, ha rappresentanze a Roma, New York e Bordeaux. Ha realizzato numerosi eventi e progetti ed avviato prestigiose relazioni in Italia e all’estero (Stati Uniti, Francia, Canada, Slovacchia e Austria). Goffredo Palmerini (foto a sin.)

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SERVIZIO CIVILE IN KENIA: LA STORIA DI LORENZO

  –Queste feste lontane dall’Italia una scelta un po’ dura o no?- “Effettivamente è il primo Natale che passo lontano dalla mia famiglia penso che lo sentirò molto, perché sono stato abituato a fare il pranzo con i miei familiari, a vedere gli amici, perciò credo che accuserò molto questa cosa. Qui non si sente molto l’atmosfera natalizia, perché siamo sempre in spiaggia e ci sono sempre 30° gradi, però sicuramente, sentendo i miei cari e i miei amici che si stanno preparando a questo giorno sono certo che sentirò la lontananza da casa, insomma la nostalgia.” A condividere la sua emozione in prossimità del Santo Natale è  Lorenzo Toninelli, giovane di Borgo San Lorenzo, cittadina in provincia di Firenze, neolaureato in psicologia clinica all’Università di Padova che nell’ottobre 2024, dopo aver svolto un corso di formazione a Roma, è partito con il Servizio Civile all’Estero, destinazione Africa. L’incarico terminerà per lui il 18 agosto 2025. Prima di partire ha rinnovato il passaporto, preparato il visto, che per entrare in Kenya oggi si chiama ETA (Electronic Travel Authorization) e fatto una decina di vaccini.– Ti trovi in Kenya, ma dove di preciso?- “Sono vicino a Mombasa, per l’esattezza a Diani, che in lingua Swahili diventa Ukunda, 100mila abitanti. Diani appartiene alla contea di Kwale” – Chi ti ha inviato in questa zona? – “Arrivo qui nell’ambito del Servizio Civile Italiano all’Estero, inviato da Amesci, organizzazione italiana con sede a Roma, ma lavoro con un’organizzazione locale che si chiama Vack (Voluntary Action for Change in Kenya). L’associazione opera a Nairobi ma da qualche anno si è messa ad operare anche a Diani, zona molto turistica, dove la presenza di ONG è abbastanza scarsa. “– Quale lavoro svolgi qui in Kenya?- “ In questo preciso momento cerchiamo principalmente di costruire le basi di un progetto che possa perdurare negli anni. Il lavoro è principalmente un supporto umanitario alla comunità locale e, nello specifico, stiamo lavorando in questi mesi in un orfanotrofio con bambini e ragazzi, cercando di proporre attività, seminari o tutto quello che necessita in relazione alle esigenze che ci sono. Inoltre aiutiamo un’associazione che si occupa della protezione delle tartarughe marine, con l’organizzazione di eventi o utilizzando i social media. Svolgiamo anche un servizio in un villaggio, tra una comunità di donne, dove insegniamo loro l’inglese, visto che non possono accedere alla scuola e facciamo attività di empowerment per la creazione di un business che possa generare profitto”. – Qual è il momento più difficile e quello più bello che hai vissuto da quando sei arrivato in Kenya, ad ottobre?- “ Il momento più difficile magari lo sto vivendo adesso, perché è passata un po’ l’euforia dell’inizio. Adesso si tratta di abituarsi allo stile di vita che c’è qua, al modo di pensare che è molto diverso dal nostro. Non è come quando si è appena arrivati, adesso si comincia proprio a vivere qui, quindi dobbiamo scendere a molti compromessi e individuare delle attività per le persone del posto che possano essere efficaci. Perciò il momento più difficile consiste nel trovare le attività che possano interessare le persone, ho proposto delle attività che non hanno ottenuto il coinvolgimento sperato e non venivano capite, quindi ho dovuto ripensare tutto da capo. Questa è sicuramente una cosa nella quale, in questo periodo, mi sto interfacciando molto, si tratta  davvero ogni volta di reinventarsi e capire cosa può funzionare in questo progetto. Invece, il momento più bello, è stato vedere come ogni giorno, malgrado ti capiti di avere anche  attimi di sconforto perché le cose non vanno come si vorrebbe, che le persone cominciano ad affezionarsi a te. Vedere quando entri in orfanotrofio o nella comunità che i bambini e le donne ti corrono incontro, per me è una cosa bellissima. Una scena che mi ricordo e mi ha colpito molto, è stata quando lasciavamo la comunità con il tuk tuk (mezzo di trasporto a tre ruote) e i bambini e le ragazze con i quali facciamo attività ci sono corsi dietro per salutarci accompagnati dalla musica, perché ci saremmo rivisti dopo una settimana. “  – Tu hai parlato di una mentalità completamente diversa dalla nostra, in cosa si differenzia rispetto al nostro modo di vivere?- “Il discorso è un po’ complesso. Abbiamo davanti una mentalità che a me personalmente ha insegnato molto, perché da una parte è un modo di vivere molto tranquillo, senza grandi progetti a lungo termine, si vive molto alla giornata e da una parte è bella perché ti fa pensare a fermarti, goderti il momento che stai vivendo con calma, e questo è positivo. Quando però si va a lavorare diventa un po’ più complesso perché se vuoi lavorare in modo un po’ più articolato, se vogliamo fare, ad esempio, lezioni di inglese può succedere a volte, come è successo, che siamo arrivati al villaggio e non c’era nessuno, perché erano andati tutti a lavorare, perché quel giorno c’era la possibilità di guadagnare a testa 1 o 2 euro e allora l’attività che dovevamo proporre è sfumata.  Le persone qui non si proiettano nel futuro, vivono davvero “carpe diem”. Non si investe su se stessi a lungo termine, se c’è un lavoro da fare al momento per guadagnare qualcosa si fa, del resto è tipico del contesto in cui queste persone vivono. Per un operatore, però, che vuol fare questo tipo di attività diventa una sfida perché in contrasto con quello che propone. Infatti non c’è continuità in quello che facciamo, perché le persone non sempre partecipano, in quanto noi non le paghiamo.”  -Ma questo lavoro come arriva?- “E’ tutto incentrato sul nostro responsabile che si chiama Simon, lui è un ragazzo di Nairobi che ha trascorso la sua infanzia in uno slum, una baraccopoli dal quale è riuscito ad uscire, ha conosciuto l’associazione e ne è diventato operatore. Simon ha 25 anni come me, è molto bravo e per questo gli hanno affidato il progetto qui a Diani. In 5 anni Simon ha costruito dei rapporti

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Un Paese in Bilico: Riflessioni su Legalità, Decadenza e Responsabilità Politica

  Ho tra le mani un saggio del Dr. Roberto Scarpinato, pubblicato su Micromega, dal titolo “La legalità materiale ovvero il tramonto di una nazione”. In questo scritto, l’autore sostiene che: «Se la Prima Repubblica incorporava corruzione sistemica e mafie come proprie componenti strutturali — anche perché la sovranità monetaria e valutaria erano nelle mani delle classi dirigenti nazionali — nella Seconda Repubblica cambiano i presupposti macroeconomici. La corruzione, oltre a vampirizzare le risorse dello Stato sociale, impedisce il rilancio dell’economia. La mafia, dal canto suo, ha prontamente cambiato pelle, sfruttando le nuove condizioni politico-economiche e integrandosi sempre di più con il nuovo establishment, abbandonando le vecchie logiche di coppola e lupara». In questa analisi, Scarpinato delinea un quadro che intreccia storia, economia e sociologia, denunciando il decadimento politico di una nazione. Ma da dove ha origine questo tramonto? Decadenza da che? Da prima dell’Unità d’Italia? Dal tempo della Monarchia? Dal regime fascista? Oppure dal sistema repubblicano nato con la Costituzione? È possibile individuare, nei 160 anni trascorsi dall’unificazione, un periodo di stabilità e prosperità che possa essere considerato esente dai mali denunciati da Scarpinato? Dal “miracolo economico” degli anni ’50, governato da forze conservatrici e sindacati gialli? Dai governi di coalizione dei primi anni ’60, dove la sinistra socialista si affacciò alla direzione dello Stato? O dagli anni ’70, segnati dal terrorismo? O forse dagli anni ’80, che prepararono il terreno per Maastricht e l’euro? Le domande aperte a Scarpinato Esiste una nazione tra quelle di rilievo internazionale (come quelle del G7) in cui la corruzione, il malaffare e le infiltrazioni criminali non siano presenti? Crede che tali fenomeni siano peculiarità italiane o caratteristiche comuni agli stati moderni? Fenomeni criminali organizzati con influenza nazionale e internazionale non sono forse riscontrabili anche in USA, Russia, Cina, Giappone e altrove? La sovranità monetaria e valutaria è mai stata esclusivamente una prerogativa dello Stato italiano, o questo limite ha accomunato molte nazioni? L’interrogativo politico Un ultimo punto, che riguarda non più lo studioso ma l’uomo politico: dopo una brillante carriera nella magistratura, coronata da ruoli di altissima responsabilità, Scarpinato ha scelto di impegnarsi politicamente con il Movimento 5 Stelle. Una scelta coerente con la sua visione di Stato e democrazia? Ora che ha assunto responsabilità politiche dirette, sarà in grado di tradurre le sue analisi in azioni concrete? Conclusione Sarà il tempo a giudicare. Al termine del suo mandato, sarà interessante valutare se e come l’impegno parlamentare del Dr. Scarpinato avrà contribuito a modificare quella realtà che egli stesso ha così acutamente analizzato. Nel frattempo, restiamo in attesa di fatti, oltre che di parole.

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Nazionalismo ed Europeismo

Ho sentito Aldo Cazzullo, in diverse occasioni, parlare dell’incompatibilità tra nazionalismo ed europeismo, e devo ammettere che il tema mi aveva già ispirato alcune riflessioni, scritte in tono scherzoso e poi dimenticate in un cassetto. Oggi ho deciso di riesumarle, con qualche ritocco, per condividerle con voi.     Cazzullo scrive spesso di destra italiana, Europa, dell’idea distorta che abbiamo del fascismo, di Dante e di tante altre belle questioni. Pur rispettando la sua opinione e il suo lavoro, mi sento di dire che l’incompatibilità tra nazionalismo ed europeismo, come molte cose nella vita, è tutt’altro che assoluta. Ecco il mio punto di vista: Nazionalismo ed europeismo: la lite tra i coinquilini d’Europa Immagina l’Europa come un grande condominio. Al piano terra vive il nazionalista, che ogni mattina alza il tricolore sul balcone e tiene la porta sprangata: “La mia casa, le mie regole!” Al piano di sopra c’è l’europeista, che invece organizza cene collettive con tutti i vicini, promuove la raccolta differenziata condominiale e vuole un’unica password per il Wi-Fi. Ecco, ora immagina la loro convivenza. Le scenate in assemblea condominiale Il nazionalista: “Questo condominio era perfetto quando ognuno badava ai fatti suoi! Niente regole comuni, niente contributi per il tetto!” L’europeista: “Ma se non mettiamo tutti insieme i soldi per il tetto, poi piove pure in casa tua!” E così litigano, mentre il tetto rimane scassato. Gli spunti per andare d’accordo Ma attenzione, tra una lite e l’altra, a volte trovano un punto d’incontro. Il nazionalista, che ama il suo orticello sul balcone, accetta che l’europeista proponga un piano comune per il giardino, purché possa continuare a coltivare i suoi pomodori. L’europeista, da parte sua, capisce che il nazionalista ha bisogno del suo spazio e non gli chiede di mettere una bandiera blu in ogni vaso di basilico. La morale? In fondo, il nazionalista e l’europeista sono come quei due zii che litigano a Natale: uno vuole mangiare solo il cotechino della nonna, l’altro prova a introdurre la quinoa sulla tavola. Alla fine, però, si ritrovano sempre con una fetta di panettone e un bicchiere di spumante, perché sanno che stare insieme è meglio che fare la guerra per la poltrona. Nazionalismo ed europeismo non sono inconciliabili: serve solo una buona gestione condominiale, un po’ di pazienza e, magari, un aperitivo di gruppo per sciogliere le tensioni. 🍷 di Redazione

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L’emigrazione vicentina in Brasile: una storia di sogni, sacrifici e speranza

L’emigrazione vicentina verso il Brasile rappresenta una delle pagine più significative del grande esodo italiano del XIX secolo. Le valli e le colline della provincia di Vicenza, con i loro paesaggi suggestivi e le comunità rurali operose, videro partire migliaia di uomini e donne alla ricerca di una vita migliore in un continente lontano. Le cause dell’emigrazione storica Tra il 1870 e il 1914, il Veneto – e in particolare la provincia di Vicenza – fu teatro di profonde trasformazioni economiche e sociali. La crisi agricola, aggravata dall’introduzione di nuove tecnologie e da un mercato sempre più competitivo, lasciò molti contadini senza lavoro. Inoltre, la pressione fiscale del neonato Regno d’Italia e le frequenti calamità naturali, come carestie e inondazioni, spinsero molte famiglie a cercare fortuna altrove. Il Brasile, con la sua vasta disponibilità di terre e un governo impegnato ad attrarre manodopera europea per sostituire la forza lavoro schiavista abolita nel 1888, divenne una delle mete principali. Le autorità brasiliane offrirono incentivi, come il pagamento del viaggio e l’assegnazione di terreni, attirando decine di migliaia di vicentini e altri italiani. Emigrazione odierna: motivazioni diverse, destinazioni diverse La migrazione odierna dal Vicentino e dal Veneto in generale presenta caratteristiche molto diverse rispetto a quella storica. Se nell’Ottocento a partire erano contadini poveri e famiglie numerose attratte dalla promessa di terre fertili e nuove opportunità, oggi i protagonisti dell’emigrazione sono spesso giovani qualificati e professionisti. Invece di cercare rifugio dalla miseria economica, i migranti di oggi sono spinti da fattori come la globalizzazione, il desiderio di migliori opportunità lavorative, la ricerca di una carriera internazionale o la volontà di vivere in società più dinamiche. Le destinazioni preferite non sono più le Americhe, ma i principali centri economici europei – come Germania, Regno Unito e Svizzera – oltre a città globali come New York, Dubai e Singapore. Punti di contatto e differenze Nonostante le profonde differenze nelle motivazioni e nelle dinamiche, vi sono elementi comuni che attraversano i secoli. Come i loro antenati, i migranti vicentini di oggi portano con sé un bagaglio di valori culturali e identitari, cercando di integrarsi senza perdere il legame con le proprie origini. L’esperienza dell’adattamento a un contesto nuovo, con le sue sfide e opportunità, resta una costante, così come il ruolo delle comunità nel mantenere vive le tradizioni. Tuttavia, la migrazione odierna è facilitata da un mondo sempre più interconnesso. Internet e i voli internazionali permettono ai nuovi emigranti di mantenere contatti quotidiani con le loro famiglie e di sentirsi meno isolati rispetto ai pionieri dell’Ottocento. Inoltre, la mobilità contemporanea è spesso più temporanea: molti giovani vicentini emigrano per motivi di studio o lavoro, con l’idea di tornare o di costruire carriere globali senza un insediamento definitivo. Conclusione Se l’emigrazione ottocentesca dei vicentini verso il Brasile era un viaggio senza ritorno, accompagnato da sacrifici enormi e dall’incertezza, quella odierna è un fenomeno fluido e caratterizzato da scelte personali più consapevoli. Entrambe, però, sono unite dal filo comune della ricerca di un futuro migliore, che continua a spingere le persone oltre i confini, sia ieri che oggi. La storia dei vicentini nel mondo, dunque, è un racconto di resilienza e adattamento che attraversa il tempo, rivelando la straordinaria capacità umana di reinventarsi senza dimenticare le proprie radici.

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Minifestival CONI ART n.2

Arte come rinascita nel centro storico di Prato 7-20 dicembre 2024 A cura di Lauraballa Con il patrocinio del Comune di Prato In collaborazione con Confesercenti, Confcommercio e Artist Invasion Gli artisti trasformano il centro storico di Prato in una galleria d’arte a cielo aperto dipingendo le serrande dei locali chiusi. Laddove c’è arte arriva il rispetto: è un modo molto semplice non solo per abbattere il senso di abbandono, ma anche per rendere realmente più sicuri i luoghi e restituire la città a chi desidera viverla serenamente.   Dal 7 al 20 dicembre 2024 sette artisti lavoreranno a recuperare le serrande chiuse di sette locali del centro storico di Prato: si tratta del secondo mini-festival ideato da Lauraballa, che ha ideato la prima azione artistica in autogestione con il patrocinio gratuito del Comune di Prato, facendo “fiorire” le serrande chiuse in collaborazione con artisti volontari. Nacque così, nella primavera del 2024, la prima edizione di Coni Art, che prende il nome dai coni colorati dei filati così tipici della produzione tessile di Prato: si trattava inizialmente di installazioni temporanee che utilizzavano un materiale di recupero identitario della città. A seguire sono iniziati i dipinti sulle serrande di via Mazzini e delle strade limitrofe, in accordo con i proprietari. Per questa seconda edizione il Comune di Prato – attraverso il supporto dell’assessora allo Sviluppo Economico Benedetta Squittieri e l’assessore al Centro storico Diego Blasi – in collaborazione con la Confcommercio Prato e Pistoia e la Confesercenti di Prato, sostiene attivamente un progetto più articolato, che vede tornare gli artisti in un mini festival della durata di circa tre settimane: un’azione nello stile di Artist Invasion, che si propone di invadere pacificamente le strade animandole con spirito positivo, lavorando a cielo aperto e sotto gli occhi dei passanti. Il tema delle immagini, in una zona dove il verde pubblico è piuttosto carente, sarà il rapporto tra Uomo e Natura come strumento di rinascita: si recupera così uno spazio urbano da vivere, con l’intenzione di restituire sicurezza e colore a una zona di pregio della città, anche proponendosi riportando le attività in una zona rimasta chiusa a seguito della pandemia, come è accaduto purtroppo in tanti centri storici del nostro Paese. Gli artisti coinvolti sono Caterina Betti, Enzo Correnti, Murat Önol, Gibo, Pier Giorgio De Pinto, Rinascimento Punk, Alberto Tognetti e lavoreranno su sette serrande messe a disposizione dei proprietari dei locali chiusi in via del Serraglio 11, 58 e 60, via Magnolfi 7, via Santa Margherita 4, via dell’Accademia 15 e via dell’Angiolo 21.   ARTISTI COINVOLTI   CATERINA BETTI, 1978. Illustratrice freelance e educatrice professionale, promuove il linguaggio dell’arte e dell’illustrazione attraverso laboratori artistici ed espressivi in vari contesti educativi e scolastici. Si muove nella sperimentazione di tecniche miste sia tradizionali che digitali, alla ricerca di soluzioni visive nuove rispetto al percorso già tracciato. Realizzerà Scimmia azzurra in via Santa Margherita, a partire dalle 16.00 dell’8 dicembre.   ENZO CORRENTI (l’Uomo Carta), Misilmeri 1953. Performer, poeta visivo, mail artista, collagista, arte parassita, installazioni, pittura, fotografia, camminatore, fondatore dello Spazio G43 la più piccola galleria alternativa di Prato, curatore da 17 anni dell’evento di Mail-art Esserci senza esserci. Realizzerà “Spazi nascosti pieni di vita e colori” in via del Serraglio 58 dal 9 dicembre alle 9.30.   PIER GIORGIO DE PINTO, Civitavecchia (Roma), 1968. Vive in Ticino, Svizzera. È un artista transdisciplinare, performer, curatore, teorico ed addestratore di Intelligenza Artificiale. In molte delle sue opere, suoni, oggetti, acquerelli, disegni, video, architetture funzionali ed installazioni interattive creano spazi reali e virtuali. Le sue opere si trovano in collezioni internazionali pubbliche e private. Dipingerà “Do Robots Dream of AI-Generated Sheep?” in via del Serraglio 60, a partire dal 7 dicembre alle 14.30   GIBO, Fiesole 1989. Laureata a Londra affronta la strada dipingendo in maniera irriverente e libera. Ricerca soggetti cattura occhio (ispirati spesso alla natura) che strappano un sorriso all’osservatore e allo stesso tempo gioca (per chi volesse capirlo) con tematiche di disagio sociale in un paese storico dove ormai l’artista soffoca e non ha spazio di esprimersi se non plagiandosi a trend commerciali. Sarà all’opera con “A Day in Spring” in via dell’Angiolo 21 dal 7 dicembre alle 10.00   MURAT ÖNOL, Instanbul 1971 (in Italia dal 2001). La sua esperienza di vita ha plasmato la sua pratica artistica e il mio impegno nel dare voce alle realtà marginalizzate. Il suo percorso artistico abbraccia diversi linguaggi espressivi, tra cui poesia, pittura, video e performance art. Membro dei collettivi artistici, il Collettivo Superazione e RiCreAzionƎ, con i quali ha organizzato festival e laboratori incentrati su tematiche sociali. Dipingerà “Non Fiore” in via del Serraglio 11 a partire dal 9 dicembre alle 9.30.   RINASCIMENTO PUNK, Firenze 1977. Si esprime attraverso molteplici canali (murales, posters e stickers art, installazioni e opere in studio realizzate su supporti classici o di recupero). Predilige una pittura provocatoria, poco avvezza al compiacimento, sempre in bilico tra intimismo e visionarietà. Predilige un’arte indipendente, spontanea, caratterizzata da opere fruibili in più contesti: dalla galleria al marciapiede, dal muro al parco, dai palazzi all’argine di un fiume. Realizzerà “Anemone” in via Magnolfi 7 dal 9 dicembre alle 9.30.   ALBERTO TOGNETTI, Prato 1983. Ha sempre vissuto sull’Appennino Toscano, in Val di Bisenzio. Ha studiato a Firenze, Liceo Artistico e Architettura. Dice di sé: “mi colpisce la forma espressiva della nostra fantasia che alle volte chiamiamo arte.” Dipingerà “Leone” in via dell’Accademia 15 a partire dal 10 dicembre alle 10.30   LAURABALLA, Svizzera, 1975: per chi ama sogni e simboli. Dipinge, scolpisce, anche su richiesta, organizza eventi d’arte con una visione poetica, ideatrice di Artist Invasion, Gli Scocciatori e CONI ART (arte come segno di rinascita) Dal 2001 lavora e vive a Prato dove crea ed espone nel suo studio/galleria in via Mazzini 88. È la curatrice del progetto Coni Art 2.   Artist Invasion: un’invasione d’arte nelle città e ovunque nel mondo. Nasce a Prato nel 2021 nello studio della pittrice e scultrice Lauraballa. Si sviluppa 2018 e si

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Celebrazioni di novembre 2024 a Siziano: la sinergia tra scuola, istituzioni e comunità

Novembre 2024 ha visto la città di Siziano, situata tra la provincia di Pavia e l’hinterland milanese, animarsi di iniziative che hanno testimoniato il forte legame tra scuola, istituzioni e comunità. Eventi culturali ed educativi hanno saputo trasmettere valori di memoria, inclusione e riflessione, coinvolgendo le giovani generazioni. 4 novembre: Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate Il mese si è aperto con le celebrazioni del 4 novembre, occasione per riflettere sull’Unità Nazionale e sull’importanza delle Forze Armate. L’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Matteo Pedrazzoli e dall’Assessore Bondesan, ha accolto le classi quinte della scuola primaria e le terze della scuola secondaria di primo grado presso la Sala consiliare del Comune. A fare da cornice all’evento, l’intervento dell’Associazione Amici del Museo Storico di Siziano, rappresentata dalla dott.ssa Antonella Ceriotti e da altri volontari, tra cui ex militari e giovani del territorio. Gli studenti, accompagnati dai docenti Prof.ssa Adalgisa Vergari (delegata dalla Dirigente Scolastica), Prof.ssa Marta Cecilia Fossati, Prof.ssa Silvia Repossi, Prof.ssa Cristina De Lucchi, Prof. Luca Bertoloni, Prof. Paolo Trotta, Prof. Luca Rossetti e dall’Insegnante della primaria Paola Galliena, hanno assistito a una lectio magistralis del Prof. Bertoloni sul tema “La funzione culturale testimoniale e sociale nei monumenti”, con un focus particolare sul Monumento ai Caduti di Siziano. Successivamente, le classi hanno visitato il piccolo ma significativo museo storico locale, guidate dai volontari, per immergersi nella memoria delle due guerre mondiali. Il Sindaco Pedrazzoli ha sottolineato nel suo discorso il valore dell’unità come strumento di coesione sociale e la necessità di tramandare ai giovani l’importanza della pace, citando le parole di Piero Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. 25 novembre: Giornata contro la violenza sulle donne La seconda iniziativa del mese, svoltasi il 25 novembre, ha visto protagonisti gli studenti delle classi terze. Guidati dai docenti Prof.ssa Marta Cecilia Fossati, Prof.ssa Giulia Curone e Prof. Luca Bertoloni, i ragazzi hanno affrontato il tema della violenza di genere attraverso discussioni, letture e riflessioni. La Terza C, in particolare, ha lavorato con il Prof. Paolo Trotta alla visione e analisi del cortometraggio Metamorfosi di Gilles Rocca, vincitore della Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica, che ha stimolato un acceso dibattito sulla tragica realtà del femminicidio. Gli elaborati grafici realizzati dagli studenti sul tema del linguaggio della violenza sono stati esposti nella piazza principale, di fronte alla panchina rossa simbolo della lotta contro la violenza di genere, dipinta dagli stessi ragazzi qualche anno fa. In presenza delle autorità comunali, tra cui il Vicesindaco dott. Pasi e l’Assessore Panari, gli studenti hanno presentato i loro lavori alla cittadinanza, dimostrando una profonda sensibilità e capacità di riflessione su tematiche di grande rilevanza sociale. Un esempio virtuoso di comunità Queste iniziative, promosse dall’Istituto Comprensivo di Siziano sotto la direzione attiva della dott.ssa Laura Maria Forlin, dimostrano come la sinergia tra scuola, amministrazione comunale e associazioni locali possa rafforzare il senso di appartenenza e identità. Non ultima, la partecipazione degli studenti a Pavia Orienta Giovani rappresenta un ulteriore passo verso il coinvolgimento attivo dei ragazzi nel proprio futuro, coordinata dal Prof. Fabio Guazzoni, responsabile del progetto di orientamento. Siziano, dunque, si distingue come esempio di comunità coesa, capace di valorizzare i legami tra memoria, cultura e senso civico, offrendo ai giovani non solo un’educazione scolastica, ma una formazione umana e sociale di ampio respiro. Paolo Trotta    

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Siculana (AG), apre il Museo ASTRO

Ayrton Senna, a Siculiana apre il Museo ASTRO: documenti, testimonianze, immagini, opere e cimeli Il 23 novembre 2024 a Siculiana (Agrigento) è stato inaugurato il museo ASTRO, acronimo di “Ayrton Senna testimonianze e racconto delle origini”, presso l’antica Torre dell’Orologio di Piazza Umberto I, storico edificio del XVII secolo restaurato e riadattato per ospitare il museo dedicato a Ayrton Senna. La mostra raccoglie documenti, testimonianze, immagini, opere e cimeli che ripercorrono la storia della famiglia Magro, emigrata in Brasile alla fine dell’800, dalla quale Senna discende direttamente. “Oggi è un giorno storico per Siculiana, afferma il Sindaco Giuseppe Zambito. L’inaugurazione del Museo A.S.T.R.O. rappresenta un omaggio straordinario alle nostre radici e un ponte che ci unisce a una delle figure più amate della storia dello sport, Ayrton Senna. Qui, nella splendida cornice della Torre dell’Orologio, celebriamo non solo il legame di Ayrton con la nostra terra, ma anche il valore della memoria, delle origini e del coraggio che hanno segnato la storia della famiglia Magro, emigrata da Siculiana verso il Brasile”. Il campione, infatti, è discendente di una famiglia di migranti originari di Siculiana (Ag), nello specifico Giovanni Magro e Angela Curabba (1851), i cui documenti sono stati utilizzati per tracciare la linea temporale e territoriale che collega Ayrton Senna all’Italia. L’iniziativa siculianese, che rientra tra le attività legate al Turismo delle Radici, si inserisce nelle celebrazioni di Agrigento Capitale della Cultura 2025, consolida il ruolo di Siculiana come luogo di cultura e identità. “Siamo orgogliosi -continua Zambito- di poter offrire al nostro territorio e ai visitatori un’esperienza unica, che racconta il campione attraverso la lente delle sue radici siciliane, rafforzando l’idea di uno sviluppo legato alla nostra storia. In questo contesto, accogliamo con entusiasmo il Patto di Amicizia tra Siculiana e Maranello, città che ha vissuto con Ayrton momenti indimenticabili di Formula 1. Questo accordo, che si aggiunge al nostro già consolidato legame con Imola, crea una rete di valori comuni tra terre che condividono la passione per la storia, la velocità e la memoria. Rivolgo un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto: ai giornalisti Anna Restivo e Giacinto Pipitone per il loro lavoro di ricerca, agli architetti Francesco Ferla e Salvatore Nigrelli per la cura dell’allestimento, e a tutti i collaboratori e sostenitori che hanno creduto in questo progetto. ASTRO, un museo-mostra ricco di emozioni Fotografie inedite: scattate dal fotoreporter imolese Marco Isola durante gli ultimi anni di carriera di Senna (1992-1994). Cimeli autentici: oggetti appartenuti al pilota, che permettono di entrare in contatto con la sua storia personale. Simbolo della mostra il ritratto di Ayrton Senna del maestro di arte sculture modenese, Alessandro Rasponi. Percorso immersivo: un’esperienza multimediale che trasporta i visitatori nella Sicilia di fine ‘800, facendo rivivere l’atmosfera dell’epoca e il legame profondo tra Senna e la sua terra d’origine.La Torre dell’Orologio: un connubio tra storia e innovazione. Giovanni Zambito Fonte:Goffredo Palmerini

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