PODCAST | INGV e ANSA insieme per la serie di 12 podcast “Terra instabile”

  [Roma, 1°luglio 2025] Dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il canale di informazione scientifica dell’Agenzia ANSA, curatore dell’iniziativa, in occasione dei 25 anni dell’INGV è nato il progetto “Terra instabile” che vede la realizzazione di 12 podcast. Numerosi temi saranno trattati grazie all’apporto dei ricercatori dell’INGV. All’interno della serie si parlerà di argomenti come il cambiamento climatico e delle conseguenze negli oceani, le variazioni del campo magnetico terrestre, dei vulcani italiani e di molto altro. Sarà inoltre consentito l’ingresso virtuale nella Sala Operativa di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami in cui ogni giorno vengono localizzati decine di terremoti in Italia, nel Mediterraneo e nel resto del mondo. Si parlerà anche dei Campi Flegrei e del fenomeno del bradisismo, di grande attualità. Lo scopo dei 12 appuntamenti è un’analisi di eventi in continua trasformazione che non è ancora possibile comprendere a fondo. Essendo la Terra un pianeta instabile è cruciale, per il sapere scientifico, analizzare i suoi limiti e trovare gli strumenti per superarli. Clicca qui per ascoltare i podcast, disponibile anche su Spreaker, Spotify e Apple Podcast.   Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Agenzia ANSA Link Podcast ANSA ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

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Più diritti nella tutela di natura e storia

Ambiente “Polsi Ambiente”: cinque anni di positività di Tommaso Marvasi       Martedì, 17 Giugno 20251739   È difficile, per chi non abbia conoscenza della Locride comprendere l’emozione che fa vibrare il sottoscritto e gli amici – Francesco Macri, Arturo Rocca e Piero Schirripa in testa – più attivi nel volere e nell’organizzare il convegno. La Locride è quel piccolo lembo di terra, affacciato sullo Jonio, ai confini meridionali dell’Italia ed isolato dalla mancanza di strade e ferrovie, come attesta la meritoria e combattiva associazione “Ultima spiaggia”. Un territorio lontano da tutto: senza una ferrovia che lo colleghi al resto d’Italia (un binario unico che fiancheggia il mare da Reggio Calabria a Catanzaro, senza alcuna “traversa” verso il Tirreno), senza un’autostrada, senza un aeroporto, con solamente un porticciolo turistico, Roccella. Civiltà, e l’impegno contro l’isolamento Ha una storia ed una civiltà antica, bimillenaria, di cui tutti i Locridei vanno orgogliosi. La schiavitù era bandita da sempre, Zaleuco il primo legislatore del mondo occidentale – l’illuminato padre della “proporzionalità della pena” – l’aveva vietata. Le donne erano tutt’altro che in posizione subordinata: lo attesta la poetessa Nosside. Nel suo territorio buona parte dell’Aspromonte, l’Alpe emigrata in Calabria, col monolite di Pietra Cappa, il suo simbolo; e nel punto più inaccessibile, il millenario Santuario della Madonna della Montagna, a Polsi. Inaccessibilità ed isolamento che ha consentito lo svilupparsi ed il proliferare di un fenomeno mafioso, che ha a lungo vessato il territorio (ai tempi del mio liceo, fine anni ’60 si contava un morto ammazzato ogni tre giorni in provincia di Reggio Calabria) e che poi ha flagellato la borghesia della zona, farmacisti in testa, con i sequestri di persona. Un mezzo per finanziare attività più lucrose di quelle “tradizionali”. Iniziativa frutto dell’entusiasmo Qui, nella Locride, cinque anni fa – dopo un collegamento da Saint-Vincent al Santuario di Polsi, nel corso di un evento de La Discussione – siamo scesi per la prima volta per volontà e la curiosità del Direttore Giampiero Catone. Trovando per la verità una favorevolissima accoglienza da parte degli amministratori locali tutti, con in prima linea i Sindaci di Locri (Giovanni Calabrese, oggi Assessore regionale all’Ambiente, e Giuseppe Fontana, in carica dal 2023) e di Siderno (Maria Teresa Fragomeni, in carica dal 2021); e soprattutto l’entusiasmo dell’infermiere in pensione Bruno Bartolo, volenteroso galantuomo che, confidando sulle promesse e rassicurazioni che aveva ricevuto dalle istituzioni, era riuscito a formare una lista ed a candidarsi alle elezioni, dopo anni che a San Luca non si votava per mancanza di candidati. Per inciso, tradito nelle promesse ricevute, Bartolo non si è ricandidato, e San Luca è di nuovo commissariata per mancanza di amministratori: e desideriamo ringraziare i Commissari Prefettizi Antonio Reppucci, Matilde Mulè e Rosario Fusaro per l’attenzione e la sensibilità verso la nostra manifestazione e per la concessione della sala comunale per un “prologo”: perché San Luca, impraticabile Polsi, per restauri, non meritava di essere “saltata”. Locride, tante opportunità di legalità La più grande ambizione di Polsi Ambiente, l’essenza stessa della manifestazione, e quella di dimostrare che nel difficile territorio della Locride non è solo negatività. Che la maggioranza dei suoi abitanti è composta da gente onesta e laboriosa, rispettosa della legalità, e con un incredibile voglia di poter affrontare con “normalità” le questioni che il tempo pone. Da un lustro, quindi, nella Locride si parla, “con normalità” di ambiente grazie a questa manifestazione, che tiene sveglia l’attenzione e che desta la curiosità verso un territorio davvero incredibile: non c’è stato un solo relatore, che dopo essere stato nella Locride ed in Aspromonte per il convegno di Polsi Ambiente, non abbia chiesto di essere invitato di nuovo. O che non vi abbia fatto ritorno spontaneamente. Aspromonte della personalità giuridica Quest’anno la manifestazione ha un altissimo valore scientifico: non solo nella novità della proposta di conferimento alla montagna Aspromonte della personalità giuridica (siamo i primi in Italia, a dimostrazione che la Locride è vivissima e può anche essere avanguardia), ma anche trattando con studiosi di primissimo livello il tema della biodiversità e quello della cultura sviluppatasi proprio attorno all’Aspromonte, da Corrado Alvaro in poi. Il convegno si svilupperà come al solito in tre giornate La prima di esse si svolgerà in quell’incredibile, bellissima ed unica Città del Mare, costituita da Locri e Siderno, che non si capisce perché siano ancora due comuni distinti… La mattina di venerdì 27 giugno, nella Sala del Consiglio Comunale di Siderno parleremo della cultura ecologica come introduzione al tema, sia affrontando le problematiche dell’inquinamento e del traffico illecito dei rifiuti, sia le prospettive positive derivanti dal rispetto del territorio e dalle energie alternative. Magari con un’occhiata anche dallo spazio… Le presenze, relatori, ospiti e tanto ancora Pomeriggio dello stesso giorno, a Locri, nella bella biblioteca “Gaudio Incorpora” di palazzo Nieddu, verrà affrontato scientificamente il tema centrale la proposta del convegno. Parleranno della personalità giuridica dei siti ambientali eminenti giuristi accademici delle principali Università. I lavori della sessione giuridica – con argomenti prefissati per cercare di offrire una organizzazione sistematica di una materia del tutto nuova – saranno raccolti in un volume e saranno successivamente pubblicati. Sabato 28 giugno, saremo ospiti del Comune di Casignana, nella magnifica “Villa Romana” di Casignana, località “Palazzi”, proprio sulla spiaggia, dove la sabbia ha conservato, tra le sfarzose terme ed i grandi saloni del palazzo patrizio, incredibili mosaici: che non hanno pari nel mondo, anche per la particolarità di una luce purissima, alimentata dai riflessi marini. Un grande ringraziamento al Sindaco di Casignana, Giuseppe Rocco Celentano, ed a tutta l’Amministrazione, che non solo hanno messo a disposizione il sito, ma hanno anche organizzato una visita guidata allo stesso ed offerto una degustazione di prodotti locali. Un grazie particolare al Vicesindaco, Franco Crinò, che modererà il dibattito sulla biodiversità e la storia e cultura dell’Aspromonte. Nel tardo pomeriggio del sabato 28 maggio, all’Hotel President, presentazione dell’ultima fatica del Prof. Luigi Montano, coordinatore della ricerca “EcoFoodFertility”, presentata dal Prof. Enzo Gentile, Past President della Società italiana di Andrologia, con interventi della statunitense

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Irruzione poliziesca in un villaggio dei Jenu Kuruba

India: la polizia fa irruzione in un villaggio dei Jenu Kuruba nella Riserva della Tigre di Nagarhole Le autorità stanno distruggendo le case degli indigeni che rivendicavano i loro diritti sui villaggi ancestrali 18 giugno 2025 Funzionari del Dipartimento alle foreste distruggono le case dei Jenu Kuruba che hanno rivendicato i loro diritti sui villaggi ancestrali all’interno della Riserva della Tigre di Nagarhole. © Survival Questa mattina, oltre 250 persone tra guardie forestali, membri delle forze di sicurezza per la tigre e poliziotti hanno fatto irruzione nel villaggio di Karadikallu Atturu Kolli, l’insediamento all’interno della Riserva della Tigre di Nagarhole che i Jenu Kuruba hanno rivendicato il 5 maggio scorso. Pare sia la prima volta che, in India, degli indigeni rivendichino i loro diritti con questa modalità, ovvero ritornando in massa alle loro case dopo essere stati sfrattati da un’Area Protetta. Fino ad ora, le forze di sicurezza hanno demolito sette case nella foresta, che ospitavano donne, bambini e anziani. “Stanno costringendo le persone ad abbattere le loro case nella loro stessa terra. È una grave violazione dei diritti umani e dei diritti garantiti dal Forest Rights Act (2006)” ha raccontato una fonte interna alla comunità. I Jenu Kuruba erano stati sfrattati con la violenza da Nagarhole più di 40 anni fa per fare spazio a una riserva della tigre. A maggio vi hanno fatto ritorno rivendicando i loro diritti sui villaggi ancestrali, in conformità con il Forest Rights Act (2006). I Jenu Kuruba convivono con la tigre, e la venerano, da innumerevoli generazioni. “È scandaloso che i Jenu Kuruba vengano nuovamente cacciati dalla loro casa. Le autorità devono fermare questa persecuzione nei loro confronti: stanno solo cercando di vivere in pace nella loro terra” ha dichiarato oggi Caroline Pearce, Direttrice generale di Survival International. “Come abbiamo visto più e più volte, la conservazione – in questo caso una Riserva della Tigre – viene usata come pretesto per violare i diritti indigeni. È ora di porre fine a questo modello violento e coloniale di ‘conservazione fortezza’.” È una storia in evoluzione. I membri della comunità chiedono a giornalisti e altri osservatori di recarsi sul posto per testimoniare in prima persona i fatti e, potenzialmente, impedire l’uso della violenza. Chiedono inoltre a tutti di contattare i funzionari governativi per fermare l’invasione: A.S. Ponnanna: membro dell’Assemblea Legislativa: + 91 9845006241 (WhatsApp) Shri Seema PA: Deputy Conservator of Forests & Director, Nagarahole Tiger Reserve, Forest Campus, Hunsur: +91 8222252041 / [email protected] Venkat Raja: District Deputy Commissioner, District Magistrate +91 8272225500 / [email protected] PS: Survival International ha appena lanciato anche un’azione urgente per sostenere i Jenu Kuruba. Per leggere la storia online: www.survival.it/notizie/14253 Per ulteriori informazioni e immagini, o per utilizzare la foto allegata: +39 02 8900671; [email protected]

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GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

  Cambiamento climatico: il digitale che gli italiani non usano Secondo la ricerca « Sustainable Environment » gli italiani sono preoccupati per l’ambiente, ma 5 su 6 non sfruttano la tecnologia disponibile 1 italiano su 4 ritiene che siano differibili alle prossime generazioni i temi legati al cambiamento climatico I Millennials (31%) sono i più attendisti, convinti che ci sia ancora tempo per affrontare il problema climatico Il 77% Baby Boomer, al contrario, ritiene che il problema del cambiamento climatico non sia più procrastinabile Roma, 29 giugno 2025 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, l’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – la prima Fondazione di ricerca riconosciuta in Italia dedicata ad approfondire i temi della sostenibilità digitale nei suoi impatti ambientali, economici e sociali –  presenta oggi i risultati della ricerca “Sustainable Environment 2025”. La ricerca di quest’anno ha analizzato e messo a confronto le percezioni e i comportamenti di 4 generazioni di italiani – Generazione Z (18-28 anni), Millennial (29-44 anni), Generazione X (45-60 anni) e Baby Boomer (61-75 anni) – sul ruolo della tecnologia come strumento di sostenibilità in relazione alla conservazione dell’ambiente e al contrasto al cambiamento climatico. “I risultati della ricerca mostrano come il nostro Paese sia ancora poco preparato ad affrontare la grande sfida ambientale che ci riguarda tutti.” – ha affermato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. “Questo scenario è preoccupante e sottolinea l’urgenza, da parte delle Istituzioni, di supportare i cittadini attraverso un’adeguata formazione e la messa a disposizione degli strumenti tecnologici e culturali necessari. Purtroppo, finora le Istituzioni stanno dimostrando carenza sia di impegno concreto sia di una visione strategica efficace.” La ricerca: dati complessivi Cambiamento climatico: quale consapevolezza? La ricerca mette in evidenza come non sia affatto scontato che l’ambientalismo e la lotta al cambiamento climatico siano appannaggio dei più giovani. Anzi, i dati raccolti mettono in evidenza come la percezione della gravità della crisi ambientale superi le barriere generazionali: quasi un italiano su quattro (circa il 27%) continua a pensare che il cambiamento climatico, per quanto grave, non richieda un intervento urgente e immediato. Un dato significativo, ma ancora più preoccupante se consideriamo che, contrariamente alle aspettative, questa percentuale non migliora tra i giovani. i Millennials (31%) guidano una visione attendista, convinti che ci sia ancora tempo per affrontare il problema. tra i giovanissimi della Generazione Z la situazione non è migliore. Il 27%, esattamente in linea con la media delle altre generazioni, ritiene ancora possibile agire con calma. i Baby Boomers mostrano una sensibilità lievemente maggiore al cambiamento climatico, con il 77% che dichiara il problema non più procrastinabile. Rapporto con la tecnologia: gli ambientalisti i più spaventati, ma non tra i più giovani Coloro i quali hanno visioni ambientaliste più radicate tendono ad essere più diffidenti e spaventati nei confronti della tecnologia. Esiste però una marcata differenza se si analizza il dato da una prospettiva generazionale: nelle generazioni più giovani (Generazione Z e Millennials) chi esprime maggiore vicinanza a posizioni ambientaliste tende anche ad essere più digitalizzato. Al contrario, nelle generazioni più mature (Generazione X e Baby Boomers), l’ambientalismo spesso si accompagna ad una forte diffidenza verso le soluzioni digitali. App ambientali: quanto le usiamo davvero? Le tecnologie digitali possono aiutare a vivere in modo più sostenibile e rispettoso del pianeta, soprattutto nella gestione dei rifiuti e nel monitoraggio della qualità dell’ambiente. Ma quanto sono davvero conosciute e usate queste app? I dati raccontano un’Italia ancora poco digitale su questo fronte, anche se con qualche segnale positivo tra i più giovani. App per l’assistenza nella raccolta differenziata (ad esempio con indicazioni su come differenziare): solo il 17% degli italiani usa app per la raccolta differenziata (6% regolarmente, 11% saltuariamente), mentre l’83% non le utilizza. L’adozione cresce tra le generazioni più giovani: la Gen Z è la più attiva (25%), seguita da Gen X (18%), Baby Boomer (12%) e Millennial (9%). Tra i Boomer, il 59% non conosce queste app, ma quando le scopre, circa la metà inizia a usarle almeno saltuariamente. Il vero ostacolo, quindi, non è la mancanza di interesse, ma la scarsa informazione e le competenze digitali insufficienti. App per la prenotazione del ritiro di rifiuti ingombranti: queste app non sono ancora molto diffuse. Il 79% degli italiani, infatti, non le utilizza, e solo il 7% lo fa regolarmente. I giovani della Gen Z sono i più attivi nell’uso saltuario (19%), ma usano queste app in modo continuativo solo nel 5% dei casi, una percentuale molto bassa, superata solo dai Baby Boomer. Le persone tra i 40 e i 50 anni mostrano un approccio più pratico: l’8% le usa con costanza, soprattutto quando il servizio è utile e immediato (come il ritiro gratuito a domicilio), dimostrando una maggiore tolleranza verso i diversi passaggi burocratici. App per prenotare l’accesso all’isola ecologica: non è utilizzata dall’86% degli italiani, mentre a servirsene regolarmente è solo il 5% dei nostri connazionali. La conoscenza di queste app è particolarmente bassa tra gli over 60, con il 54% dei Baby Boomer che dichiara di non conoscerle, rispetto al 37% dei Millennials, al 38% della Gen X e al 30% della Gen Z. Tra i più giovani, l’interesse è maggiore: il 17% le usa occasionalmente, ma solo il 7% le utilizza come routine quotidiana. Tra i Baby Boomer, invece, solo il 2% ne fa un uso abituale, il valore più basso tra tutte le generazioni considerate, mentre Gen Z e Millennials si attestano al 5% e la Gen X al 7%. App che controllano la qualità dell’acqua: sono utilizzate regolarmente solo dal 2% della popolazione e raramente dell’8% degli intervistati. I Baby Boomer sono i meno informati, con il 63% che non conosce queste app, seguiti dalla Gen X (48%), Millennials (41%) e Gen Z (37%). Tra i giovani sotto i 28 anni, il 75% sa che esistono, ma solo il 4% le usa regolarmente. Tra gli over 60, il 63% non le conosce e solo l’1% le utilizza con continuità. Inoltre, il 14% dei più giovani conosce l’app

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UNA NUOVA SEDE PER DUE

CONSORZI: VINO TOSCANA E OLIO LAUDEMIO  Le prestigiose realtà, ispirate dagli stessi principi di tutela della qualità e del territorio, hanno scelto di condividere uno spazio istituzionale con l’intento di offrire un punto d’incontro stabile per i produttori. L’Assessora Saccardi: “La Toscana si conferma ancora una volta terra di eccellenze” Una nuova sede per due. Per il Consorzio Vino Toscana e per Laudemio srl Consortile, due realtà di prestigio nel panorama agroalimentare del Granducato che da ieri coltivato, oltre ai principi ispiratori, la mission e la figura di Stefano Campatelli nel ruolo di Direttore, anche uno spazio istituzionale, in via Michelangelo a Barberino Tavarnelle (FI), con l’intento di creare un punto d’incontro fisico e stabile per i produttori. L’inaugurazione della sede condivisa, si è svolta ieri pomeriggio, sono intervenuti Diana Frescobaldi Presidente di Laudemio srl Consortile, Cesare Cecchi Presidente del Consorzio Vino Toscana l’Assessora regionale all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi, il Sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli ed erano presenti il ​​Presidente della CCIAA di Firenze Massimo Manetti, il Presidente di Union Toscanacamere nonché dell’Unione Camere di Commercio Arezzo e Siena Massimo Guasconi ei rappresentanti dei Consorzi di Tutela e delle associazioni agricole. Dopo il taglio del nastro, un aperitivo a base di prodotti tipici toscani ed in particolare Finocchiona IGP, Pecorino Toscano DOP e Prosciutto Toscano DOP, offerti dai rispettivi Consorzi. La condivisione della nuova sede rappresenta una unione non solo di indirizzo, ma anche di intenti che può essere premiante, anche in virtù del fatto che l’interazione tra due realtà d’eccellenza della Toscana altro non fa che promuovere sotto diversi profili il territorio ed il paesaggio rurale toscano. “La Toscana – ha detto la vicepresidente e assessora all’agricoltura Stefania Saccardi – si conferma ancora una volta terra di eccellenze, non solo per la qualità straordinaria dei suoi prodotti, ma anche per la capacità dei suoi attori di fare sistema. L’inaugurazione di questa nuova sede condivisa tra il Consorzio Vino Toscana e Laudemio rappresenta un segnale importante di collaborazione e visione comune. Due realtà diverse per storia e prodotto, ma unite dalla volontà di tutelare e promuovere il nostro patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale. Come Regione, continueremo a sostenere tutte quelle iniziative che mettono al centro la filiera, il territorio e la qualità, perché sono questi i valori su cui si costruisce il futuro dell’agricoltura toscana.” La promozione dell’eccellenza produttiva di uno specifico prodotto è l’obiettivo prioritario del progetto Laudemio, che vede la luce a metà anni Ottanta grazie alla lungimiranza di Vittorio Frescobaldi il quale, riuscì a riunire in una società consortile una compagine di più agricoltori, lungimiranti custodi di alcuni fra i più nobili cru olivicoli della regione. Con quei produttori, da subito riuscirono a stringere un patto pionieristico per l’eccellenza produttiva, in grande anticipo sulla legislazione nazionale ed europea, improntato a regole ferree e un rigido controllo di qualità. ” Ancora oggi, dopo quasi quarant’anni il progetto “Laudemio” che ha visto riuniti intorno a sé produttori di grande valore e tradizione, continua ad essere attraente e ancora più significativo perché rappresenta un prodotto identitario – ha affermato la Presidente di Laudemio srl Consortile Diana Frescobaldi . Nei decenni siamo riusciti ad aumentare la sua notorietà anche a livello internazionale grazie a ciò che rappresenta: un concentrato di storia delle aziende che lo producono, della cultura agricola, della grande tradizione olivicola toscana e non ultima la salvaguardia del territorio. Sono valori che ci accomunano – ha concluso il Presidente – e continueremo la nostra missione impegnandoci sempre di più nella promozione e nella valorizzazione”. Storia, tradizione, autenticità, genuinità, rispetto del territorio e dell’ambiente sono dunque i principi che orientano l’intero processo produttivo di Laudemio, dall’armoniosa conduzione degli oliveti alla raccolta selettiva del frutto nel suo perfetto stadio di maturazione, dalla frangitura alla gramolatura, all’estrazione, fino all’imbottigliamento e all’accurata conservazione del prodotto. La difesa degli stessi principi è anche la mission del Consorzio Vino Toscana, per il quale sarà particolarmente importante, con la nuova sede, essere più vicino – anche geograficamente – ai propri produttori, che negli ultimi anni sono passati da poco più di 70 nel 2019 ai 390 di adesso. Considerando che le 15 cooperative operanti in Toscana sono tutte associate, ad oggi i soci sono circa 1600. Proseguiva poi Stefania Saccardi sottolineando che investire una nuova sede del nostro territorio provando a fare sistema, rappresenta due preziosità vere e proprie: non a caso l’olio ed il vino nella nostra regione, ci regalano momenti di grande fiducia ed ottimismo.          “Siamo pertanto arrivati ad un bel traguardo con parere positivo del cambiamento del disciplinare  seguendo i nuovi gusti nonostante io, da tradizionalista, ami i ‘rossi’. Bisogna tuttavia essere  flessibili seguendo l’andamento del mercato e bisogni delle aziende. E, questo, resta inteso coniugando la nostra storia, la nostra tradizione e territorio, con tutte le innovazioni necessarie, senza però perdere le nostre radici. Qui, come vediamo, abbiamo il Laudemio. Marchio di qualità straordinario capace di contraddistinguere fortemente la nostra Regione nonché ottima  qualità della nostra produzione. Non a caso parliamo d’un marchio e d’un consorzio che continuamente riaffermano la propria  forza nonché qualità e valore, sui mercati nazionali ed internazionali. Una considerazione che amo  fare è che la parola ‘Toscana’ sull’acqua Panna, abbia portato grazie a questo, la crescita delle vendita dell’acqua,  pertanto questo consorzio ‘IGT’,  deve giustamente  trovare una buona  tutela, con seguito di d’attenta protezione.”          Continuava poi Stefania Saccardi osservando d’essere sotto un ‘tetto’ in  cui  non è detto che  possono essere ospitati solamente denominazioni forti e conosciute, rilevando anche ad altri  produttori meno noti, con finale  di buon sistema d’aiuto. “ Quanto a questa competizione che avanza,  innegabile vada  affrontata adeguandosi di competenza.  “         “Capitolo dazi. Beh, stare dietro ad una persona d’oltre Oceano che cambia parere tutti i giorni…, è intuibile pensare a tale l’assurdità, pensando  a coloro invece  che proprio  nell’impresa, debbano necessitare  di stabilità, certezze e prospettive.           Innegabile osservare le competizioni mondiali che  siano quello che siano: di forte incertezza e destabilizzazione senza conseguente razionalità. Un vero e proprio clima di “Far- West” al contrario di

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La natura come soggetto di diritti

 0 Ambiente La natura come soggetto di diritti: la rivoluzione della personalità giuridica degli elementi naturali di Matilde Marvasi domenica, 11 Maggio 20251614 In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dal collasso della biodiversità e da un diffuso degrado ambientale, prende forma una proposta giuridica radicale quanto necessaria: riconoscere personalità giuridica agli elementi naturali. È un’idea che scardina la visione antropocentrica del diritto, secondo cui la natura è tutelata solo in quanto utile all’uomo. Con questa nuova impostazione, fiumi, foreste, montagne ed ecosistemi interi diventano soggetti portatori di diritti, in grado di essere rappresentati legalmente per difendere la propria integrità. Viviamo nell’Antropocene, un’era in cui l’azione dell’uomo ha un impatto profondo e duraturo sul pianeta. Il diritto ambientale tradizionale, che considera l’ambiente solo come cornice per la vita umana, mostra oggi tutta la sua inadeguatezza. Attribuire diritti alla natura apre invece a una tutela fondata sul suo valore intrinseco, sul riconoscimento delle relazioni ecologiche di cui siamo parte e sul sapere delle popolazioni indigene, che da secoli custodiscono un rapporto equilibrato con il mondo naturale. Le Nazioni e il diritto della natura Alcuni ordinamenti hanno già accolto questa prospettiva. L’Ecuador è stato il primo, nel 2008, a inserire nella propria Costituzione i diritti della natura. La Pachamama, la Madre Terra, ha acquisito la possibilità di esistere, rigenerarsi e mantenere i propri cicli vitali. In Europa, la Spagna ha riconosciuto nel 2022 la personalità giuridica al Mar Menor, una laguna costiera devastata da decenni di inquinamento. Una legge sostenuta da oltre seicentomila firme ha affidato all’ecosistema un comitato di garanti con il compito di tutelarne i diritti fondamentali. Rafforzare la protezione ambientale Le modalità adottate variano. In alcuni casi si riconoscono diritti a singoli elementi naturali; in altri, alla natura nel suo insieme. Entrambi gli approcci puntano a rafforzare la protezione ambientale, andando oltre la logica dell’interesse umano immediato. I risultati iniziano a farsi vedere. La natura può essere difesa in tribunale, le attività dannose bloccate, i risarcimenti destinati al recupero degli ecosistemi colpiti. Si afferma così una nuova idea di giustizia, capace di includere anche le generazioni future. Non mancano le difficoltà. I nuovi diritti possono scontrarsi con interessi economici forti, le risorse per garantire l’effettiva applicazione delle leggi sono spesso limitate, e in alcuni contesti si rischia che tutto si riduca a un gesto simbolico. Ripensare il nostro rapporto con la Terra Eppure, il riconoscimento della personalità giuridica degli elementi naturali rappresenta una delle innovazioni più potenti per ripensare il nostro rapporto con il pianeta. Non è solo una rivoluzione giuridica, ma anche culturale. È un invito a considerare la natura non come qualcosa da dominare, ma come un soggetto con cui coesistere. Perché questa visione si realizzi davvero, serve l’impegno comune delle istituzioni, delle comunità e dei cittadini. Fonte: La natura come soggetto di diritti: la rivoluzione della personalità giuridica degli elementi naturali – La Discussione

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Polsi Ambiente 2025. La signora Aspromonte

Verso la la quinta edizione dell’annuale manifestazione di Tommaso Marvasi – lunedì,  3 Marzo 20251670   Ecco la quinta edizione di “Polsi Ambiente” (Locride da giovedì 26 giugno a domenica 29 giugno) e con essa un’autentica sfida: la candidatura dell’Aspromonte perché venga ad essa riconosciuta la personalità giuridica. Si, proprio così: l’Aspromonte – semplicemente ed emblematicamente «la montagna» per i calabresi dalla Piana di Gioia Tauro e da Punta Stilo in giù, fino allo Stretto; o l’«Alpe emigrata in Calabria», secondo una suggestione di cui rivendico la paternità – è il primo sito italiano, per quanto ne sappiamo, che richiede tale riconoscimento. “La personalità giuridica degli elementi naturali è un concetto, ancora giovane ma profondamente rivoluzionario, che rappresenta una delle risposte più innovative e coraggiose alla crisi climatica e ambientale che il nostro pianeta sta affrontando. Si tratta di un approccio che sfida le tradizionali visioni antropocentriche e offre una nuova prospettiva sulla relazione tra esseri umani e natura”. Così una giovanissima Matilde Marvasi (mia cugina di settimo grado, una parentela legalmente irrilevante; parentela strettissima per un calabrese), laureatasi lo scorso anno all’Università di Utrecht prima e poi alla LUISS di Roma con una tesi in diritto ambientale tentava di spiegarmi questo nuovissimo e rivoluzionario istituto giuridico. Molto semplicemente mi ha spiegato che «la personalità giuridica degli elementi naturali consiste nel riconoscere a entità come fiumi, laghi, foreste o interi ecosistemi la capacità di essere soggetti di diritto. Questo significa che tali entità possono avere rappresentanti legali che agiscono in loro nome per tutelare i loro interessi». Una autentica rivoluzione copernicana nella concezione giuridica dell’ambiente e del diritto dell’ambiente. Così la giovane giurista mi ha illustrato alcuni dei pochissimi precedenti nel mondo. Battipista l’Ecuador; la Spagna primo (ed unico, al momento) paese dell’UE, a riconoscere la personalità giuridica ad un ecosistema naturale: al Mar Menor, la laguna salata più grande d’Europa, devastata da decenni di inquinamento agricolo, urbanizzazione e pratiche non sostenibili. Nella pratica il riconoscimento della personalità giuridica consente al giudice di tutelare il sito, come si farebbe con un individuo, con un soggetto di diritti: impedendo così deturpazioni ed interventi che lederebbero l’ecosistema. Non essendo questo mio articolo in ambito scientifico mi permetto una semplificazione: la tutela del diritto alla salute ed all’inviolabilità del corpo di un individuo estesa ad un ecosistema. L’Aspromonte, geo parco UNESCO, parco nazionale italiano, geologicamente non la punta finale degli Appennini, ma una montagna di granito, con enormi monoliti (la favolosa Pietra Cappa, il suo simbolo, è il più grande monolite d’Europa), con la sua incredibile biodiversità e con la mamma di tutte le querce del mondo nel centro di una foresta segreta, si candida. Non in concorrenza con altri siti, ma da apripista per l’Italia. Un segno di una istanza di cambiamento che parte dal basso, dai cittadini prima ancora che dalla politica: cittadini che stanno imparando a conoscere i tesori che li circondano e che iniziano a ribellarsi per essere ancora oggi il territorio più isolato d’Europa (la Locride e tutta la costa jonica, come rivendica il movimento “Ultima Spiaggia”, che sarà tra i protagonisti del convegno, con le sua istanze civiche). Cittadini che rivendicano maggiore presenza dello Stato, inteso non come repressione, ma come soggetto che possa proporre, specie ai giovanissimi, un’alternativa diversa dall’emigrazione e dalla ‘ndrangheta. Un potere centrale che dia segni positivi e che investa in un territorio incredibile e sconosciuto. Intanto “Polsi Ambiente”, col suo motto di base immutato dalla prima edizione: “ambiente e legalità”, due elementi inscindibili, continua nella sua opera. Che sarà un piccolissimo ciottolo gettato nello stagno, ma è un inizio. Nel quale noi crediamo. Con quel “noi” mi riferisco agli amici che abbiamo voluto e creduto nell’iniziativa: il Rettore del Santuario della Madonna della Montagna, a Polsi, Don Tonino Saraco; Claudia Salvestrini, direttore del Consorzio PolieCo; Giampiero Catone, direttore de La Discussione; Rosario Condarcuri, direttore de La Riviera; i professori Paola Balducci, Antonio Pileggi e Franco S. Toni di Cigoli; il GAL Terre Locridee, col suo Presidente, Francesco Macrì; Bruno Bartolo, già sindaco di San Luca, che siamo onorati di confermare nel nostro informale comitato esecutivo. Comitato che sarebbe inabile senza l’opera instancabile e volontaria di Piero Schirripa e di Arturo Rocca e senza il sostegno dei sindaci tutti dei comuni della Locride, con quelli di Locri e Siderno in prima fila (ma quest’anno interesseremo tutti i comuni aspromontani). Un benvenuto nella compagnia all’etnobotanico, Prof. Carmine Lupia, prezioso punto di riferimento nello studio dell’eccezionale biodiversità del territorio. Ne parleremo ancora, di questa quinta edizione (!!!!!) di “Polsi Ambiente” da qui al 26 giugno. Grazie intanto al quotidiano “La Discussione”, tradizionale organizzatore del convegno; al Consorzio PolieCo, sponsor istituzionale; all’azienda agricola “Barone Macri”, sponsor locale. Un omaggio sentitissimo e devoto alla Diocesi di Locri- Gerace, cui appartiene il millenario Santuario della Madonna della Montagna, a Polsi, San Luca, Aspromonte: nel quale quest’anno non andremo, perché interessato a lavori di restauro. Ma la “Montagna”, la Signora Aspromonte, non è solo Polsi e ci riserva tanti altri stupori… Fonte: Polsi Ambiente 2025. La signora Aspromonte – La Discussione

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Il nuovo volto del nucleare: un’occasione da cogliere per l’Italia

L’Italia potrebbe essere a un bivio epocale. Dopo decenni di “atomica ritrosia”, alimentata dallo storico referendum del 1986, il vento dell’opinione pubblica sembra cambiare. Una recente indagine di Swg svela che oltre il 51% degli italiani sarebbe favorevole al ritorno del nucleare, spianando la strada a quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione energetica per il Paese. Ma perché il nucleare, dopo anni di demonizzazione, è tornato sotto i riflettori? È semplice: la transizione energetica ha bisogno di stabilità, e le sole rinnovabili – per quanto nobili – non bastano. Gli Small Modular Reactors (SMR), con il loro mix di efficienza, sicurezza e sostenibilità, rappresentano una soluzione concreta. Non sono più le mastodontiche centrali del passato, ma tecnologie pensate per un futuro più leggero e sostenibile. Lo ha ribadito con fermezza Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, durante la XVI Conferenza nazionale sull’efficienza energetica a Roma. Una presa di posizione che suona quasi rivoluzionaria, considerando il passato antinucleare della storica onlus. Ma, come spesso accade, la realtà impone di rivedere le proprie convinzioni. E la realtà, oggi, è che il 7% del fabbisogno elettrico italiano è già coperto dall’importazione di energia nucleare. La sfida, però, non è solo tecnologica, ma anche politica. Occorre un quadro normativo chiaro e un piano a lungo termine per costruire centrali nucleari di ultima generazione. I tempi sono lunghi, certo, ma l’alternativa è restare impantanati in una transizione incompiuta, con costi energetici alle stelle e una dipendenza pericolosa da fonti estere. A Roma, tra gli affreschi di Palazzo Rospigliosi, è emerso un messaggio inequivocabile: il Green Deal europeo deve essere ripensato. Non si tratta di rinunciare alle rinnovabili, ma di integrarle con fonti stabili e programmabili, come il nucleare. Una visione che punta non solo alla decarbonizzazione, ma anche all’indipendenza energetica e alla sicurezza del sistema. E il popolo? Sorprendentemente, si dimostra più pragmatico di quanto si creda. Secondo Swg, il 71% degli italiani ritiene che opere strategiche, come le centrali nucleari o i depositi di stoccaggio, debbano procedere senza essere bloccate da minoranze rumorose. Un segnale di maturità che il Paese non può permettersi di ignorare. Il ritorno al nucleare, dunque, non è più un tabù, ma una possibilità concreta. Non si tratta di un passo indietro, ma di un balzo in avanti verso un futuro in cui efficienza, sostenibilità e sicurezza camminano insieme. Perché, come ha detto la stessa Tommasi, “lo sforzo è necessario”. E forse, stavolta, l’Italia è pronta a raccogliere la sfida. Redazione

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BAKU COP 29

Baku, Cop29: i Paesi ricchi promettono 300 miliardi per il clima… ma sarà davvero la svolta? E dopo due settimane di maratona, litigi e compromessi tirati per i capelli, la Cop29 chiude con una promessa: gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo saliranno a 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035. Partiamo dai 100 miliardi annui previsti dall’Accordo di Parigi, che sembravano già un miraggio, e vedremo se questa nuova montagna di soldi si materializzerà davvero. La novità? Un mercato internazionale del carbonio: tradotto, i Paesi potranno “comprare” progetti di decarbonizzazione all’estero e contabilizzare i tagli di emissioni come propri. Tipo: “Pianto alberi in Africa, ma il merito lo metto nel mio curriculum ambientale”. Non proprio una rivoluzione, ma almeno un inizio. La Cop di Baku, ospitata da un altro petrostato dopo Dubai, è andata per le lunghe: serviva un giorno extra per trovare un compromesso sul dossier più scottante, quello degli aiuti climatici. E come sempre, la partita si è giocata sul filo del rasoio. I Paesi industrializzati pagano, ma i soldi dei “quasi-ricchi” (leggi: Cina) non contano nel calderone, perché Pechino non vuole vincoli. Alla fine, tutti contenti: la Cina fa la sua parte quando le gira, l’Arabia Saudita non si trova nuove grane sulla decarbonizzazione, e l’Europa cede sui diritti umani, citati in modo “soft” nei documenti finali. Reazioni a caldo? Ursula von der Leyen applaude il “passo storico”, Biden parla di rivoluzione energetica, e il ministro italiano Pichetto si porta dietro “lo spirito del Piano Mattei”. Ma la rappresentante delle isole Marshall, Tina Stege non la manda a dire: “Quello che il mondo spende per la guerra in un anno è molto più di quanto prometta per il clima. Nessuna soglia minima, nessuna vera responsabilità”. E poi c’è la questione della transizione dalle fonti fossili, che resta una chimera: parole vuote, tanti “vedremo” e pochi fatti concreti. Insomma, se sono rose fioriranno, ma intanto l’odore è più quello delle scartoffie che dei fiori. Di Redazione

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Meio Ambiente: A Urgência de Proteger Nosso Planeta

A preservação do meio ambiente é uma das questões mais urgentes do nosso tempo. Com a crescente conscientização sobre as mudanças climáticas, a poluição e a perda de biodiversidade, a necessidade de adotar práticas sustentáveis e proteger os recursos naturais do planeta nunca foi tão evidente. Neste post, exploraremos os principais desafios ambientais, as causas e consequências desses problemas, e as ações que podemos tomar para contribuir para um futuro mais sustentável. Principais Desafios Ambientais 1. Mudanças Climáticas As mudanças climáticas, causadas principalmente pelo aumento das emissões de gases de efeito estufa (GEE) como dióxido de carbono (CO2) e metano (CH4), resultam em um aquecimento global que tem efeitos devastadores no planeta. Causas Consequências 2. Poluição A poluição do ar, água e solo tem efeitos prejudiciais na saúde humana e no meio ambiente. Poluição do Ar Poluição da Água Poluição do Solo 3. Perda de Biodiversidade A perda de biodiversidade ocorre devido à destruição de habitats, mudanças climáticas, poluição e exploração excessiva dos recursos naturais. Causas Consequências Ações para Proteger o Meio Ambiente 1. Adoção de Energias Renováveis Substituir combustíveis fósseis por fontes de energia renovável, como solar, eólica e hidrelétrica, é essencial para reduzir as emissões de GEE. 2. Conservação e Reflorestamento Proteger áreas florestais e investir em programas de reflorestamento ajudam a sequestrar CO2, conservar habitats e promover a biodiversidade. 3. Redução do Desperdício e Reciclagem Adotar práticas de redução, reutilização e reciclagem de materiais ajuda a minimizar a poluição e a pressão sobre os recursos naturais. 4. Agricultura Sustentável Práticas agrícolas sustentáveis, como a rotação de culturas, o uso de fertilizantes orgânicos e a agrofloresta, podem reduzir a degradação do solo e as emissões de GEE. 5. Proteção dos Oceanos Implementar medidas para proteger os oceanos, como a redução da pesca excessiva, a criação de áreas marinhas protegidas e a limpeza dos resíduos plásticos, é crucial para a saúde dos ecossistemas marinhos. 6. Políticas e Educação Ambiental Governos, organizações e indivíduos devem trabalhar juntos para promover políticas ambientais eficazes e aumentar a conscientização pública sobre a importância da proteção ambiental. Conclusão A proteção do meio ambiente é uma responsabilidade compartilhada por todos. Cada ação conta, desde pequenas mudanças no estilo de vida individual até políticas governamentais abrangentes. Ao adotar práticas sustentáveis e promover a conscientização ambiental, podemos contribuir para a preservação dos recursos naturais e garantir um futuro saudável e sustentável para as próximas gerações. A luta pela preservação do meio ambiente é contínua, mas com esforço e compromisso, podemos fazer a diferença.

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