Dal Veneto al Maharashtra: un filo verde che passa per il Brasile

Riprendiamo con piacere e doverosa attenzione la notizia pubblicata dal giornale Vicenza Più, diretto da Giovanni Coviello, che da tempo segue con sensibilità e costanza anche i fatti riguardanti il Brasile, offrendo ai lettori brasiliani uno sguardo informato su ciò che accade tra Veneto e Sudamerica. Un’attenzione che non passa inosservata e che molti, da questa parte dell’Atlantico, apprezzano sinceramente. Questa volta il filo della cronaca unisce il Vicentino, l’India e, ancora una volta,  il Brasile, in una vicenda che parla di ambiente, responsabilità industriale e solidarietà tra popoli. Di seguito l’articolo. Mamme No Pfas: la protesta contro i “forever chemicals” arriva in India Di Andrea Polizzo 23 Febbraio 2026, 16:32 La protesta contro i “forever Chemicals” portata avanti per anni dalle Mamme No Pfas nel Vicentino e nel veneto arriva fino in India. La comunità locale che gravita attorno alla Lote Parshuram, una nota area industriale (MIDC) nel comune di Khed, distretto di Ratnagiri, nello stato indiano del Maharashtra ha avviato una serie di proteste contro l’importazione nel posto dei macchinari proveniente dall’ex stabilimento Miteni di Trissino in provincia di Vicenza. L’industria chimica ha chiuso i battenti nel Vicentino nel 2018 dopo uno dei peggiori scandali ambientali della storia recente del Paese culminato, per il momento, con la sentenza del giugno 2025 con la quale gli ex dirigenti della Miteni sono stati dichiarati colpevoli dal tribunale di Vicenza per reati come inquinamento ambientale e condannati a pene detentive (sentenze per le quali è previsto appello). Della circostanza ne avevamo dato notizie da queste pagine, a novembre dello scorso anno (leggi qui) riprendendo un’inchiesta del prestigioso quotidiano britannico The Guardian sostenuta da Journalismfund Europe e IJ4EU, firmata da Gianluca Liva, Filippo Tommasoli, Anna Violato e Marta Frigerio. Gli asset Miteni sono stati comprati nel 2019 da Viva Lifesciences, sussidiaria della compagnia chimica indiana Laxmi Organic Industries. Entro l’inizio del 2023, i macchinari sono stati spediti a Lote Parshuram, una vasta enclave industriale nello Stato del Maharashtra, dove la produzione dei “forever chemicals” è ripresa all’inizio del 2025. Mamme No Pfas ha segnalato alla redazione una gran quantità di video pubblicati online che mostrano le proteste della popolazione del Maharashtra, ripresi anche dai telegiornali dei media indiani. Qui sotto ne condividiamo uno a titolo di esempio. Mamme No Pfas: “I loro figli sono i nostri figli” Anche in India, come in provincia di Vicenza, sono state le donne a dare il la alla protesta contro la produzione di prodotti chimici, come spiega alla redazione Michela Piccoli, delle Mamme No Pfas. “Ci siamo rivolti alle mamme indiane e le donne hanno iniziato a protestare trascinando la popolazione”. Ma come è nata la connessione tra Vicentino e India? “Noi sapevamo da tempo che i macchinari della Miteni sarebbero stati portati lì, ma non sapevamo come metterci in contatto con le popolazioni locali”, spiega l’attivista. La svolta è arrivata qualche mese fa, a Belém, in Brasile, quando la stessa Piccoli, ha rappresentato la Rete Zero Pfas Italia al Vertice dei Popoli COP 30, Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (ne avevamo scritto qui). “In Brasile, grazie a un giornalista indiano sono riuscita a trovare dei contatti e la possibilità, attraverso lui, di raccontare alle popolazioni locali cosa era successo qui da noi. Da lì hanno iniziato a muoversi, fino alle recenti proteste, che sono arrivate fino al loro Ministro dell’Ambiente”. Ora, è all’orizzonte un incontro tra le parti: “A inizio marzo – ha spiegato Michela Piccoli – saremo a Bruxelles”, presso L’European Environmental Bureau (EEB), o Ufficio Ambientale Europeo, la più grande rete europea di organizzazioni ambientaliste di cittadini, “con il quale collaboriamo da molto tempo per le nostre battaglie”. Come sempre, le Mamme No Pfas hanno le idee chiare: “Vogliamo lo stop della produzione di Pfas e dell’esportazione delle conoscenze per produrli in altre parti del mondo, dove spesso i costi di produzione sono vantaggiosi e la cui conseguenza è una contro-importazione di questi prodotti sui nostri territori a prezzi stracciati”. Le mamme vicentine hanno condiviso un video messaggio realizzato per le madri indiane e per tutti coloro che in India hanno avviato proteste contro la produzione di Pfas. Un video che ha questo messaggio: “Care madri indiani, restiamo unite. I vostri figli sono i nostri figli. Le madri si prendono cura di loro e li amano. Non ci sono nazioni differenti, ma bambini comuni. L’Italia ama l’India“.   Da vicenza all’India via Brasile https://www.vipiu.it/leggi/mamme-no-pfas-la-protesta-contro-i-forever-chemicals-arriva-in-india/

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Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV

ETNA | Nuovo aggiornamento attività eruttiva L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) fornisce un nuovo aggiornamento sulla recente eruzione dell’Etna   [Roma, 4 gennaio 2026]   L’attività eruttiva dell’Etna, ormai da diversi giorni, si è stabilizzata e, pertanto, prosegue senza variazioni l’emissione lavica alla bocca di quota 2100 m s.l.m. con un basso tasso effusivo. I rilievi giornalieri di terreno del campo lavico, realizzati dal personale dell’Osservatorio Etneo (INGV-OE), hanno evidenziato che il fronte lavico più avanzato, che nella giornata di ieri aveva raggiunto la quota di 1360 m s.l.m. subito a monte del rilievo di Rocca Capra, è fermo ed in raffreddamento dopo aver percorso una distanza di circa 3,4 km. Rimane molto attiva la porzione centrale del campo lavico, a monte del rilievo di Rocca Musarra, con la presenza di diversi flussi lavici in sovrapposizione. I rilievi di terreno hanno evidenziato che il fronte più avanzato di questi flussi ha raggiunto la quota di 1400 m s.l.m. attestandosi a monte del rilievo di Rocca Capra. Contestualmente, prosegue ad intensità variabile la debole attività esplosiva stromboliana al Cratere Voragine che produce occasionali e deboli emissioni di cenere che si disperdono rapidamente in area sommitale. Foto – Flusso lavico in avanzamento a monte del rilievo di Rocca Capra ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

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S.O.S. Terra! Non lasciamola morire…

  Bruno Di Pietro in mostra a Pescara, al Museo delle Genti d’Abruzzo 6 dicembre 2015 – 8 gennaio 2026   di Goffredo Palmerini         a L’AQUILA – S.O.S. TERRA! NON LASCIAMOLA MORIRE… è il titolo della mostra dell’artista Bruno Di Pietro, che sarà inaugurata a Pescara sabato 6 dicembre, ore 17:30, al Museo delle Genti d’Abruzzo. L’esposizione rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2026. Al vernissage interverranno il critico e curatore della mostra Andrea Baffoni, il Prof. Andrea Lombardinilo, presidente della Quadriennale di Roma, la scrittrice Franca Minnucci e la poetessa Nicoletta Di Gregorio. Maria Rita Carota, vicesindaco ed assessore alla Cultura del Comune di Pescara, porterà il saluto della Municipalità. In mostra oltre 50 lavori tra dipinti, installazioni, fotografie e poesie a tema “Il Paesaggio”, a cura del critico e storico dell’arte Andrea Baffoni.   Artista poliedrico di intensa sensibilità e inesauribile curiosità creativa, Bruno Di Pietro ha attraversato oltre mezzo secolo di arte con un linguaggio tutto personale, in continua evoluzione, che unisce la forza del gesto pittorico alla riflessione interiore. La sua ricerca, sospesa tra memoria e futuro, restituisce un racconto visivo di rara coerenza e profondità, dove l’uomo, la natura e il mito convivono in una dimensione di armonia e consapevolezza.   In oltre cinquant’anni di carriera Bruno Di Pietro ha realizzato più di quattromila opere, tra oli, sculture, disegni, installazioni, mosaici e grafiche, consolidando un percorso coerente e originale, articolando la sua opera in 7 Periodi ben distinti, a testimoniare un cammino di costante esplorazione. Al suo attivo anche alcune ultime mostre di fotografia e poesia, con relative pubblicazioni e documentazioni editoriali, che evidenziano la sua capacità di coniugare in suggestiva sinestesia diversi linguaggi espressivi in una visione unitaria dell’arte, intesa come forma di conoscenza e di verità poetica.   Andrea Baffoni, storico dell’arte e curatore della mostra, così tra l’altro scrive in un’annotazione critica sull’esposizione “S.O.S. TERRA! NON LASCIAMOLA MORIRE… – Tra cielo e terra: la forma dell’albero come icona d’arte e di vita”:   Artista di lungo corso, Bruno Di Pietro porta avanti una ricerca che lo colloca in un contesto di figurazione e astrazione. Punto focale del suo messaggio è la Natura, da sempre raccontata guardando alla responsabilità che ha l’essere umano dinanzi al Pianeta. Un lavoro capace di rinnovarsi attraverso la sperimentazione e l’utilizzo di materiali differenziati, scandito in sette periodi a partire dal 1965 e declinati in varie fasi di differente poetica (questi sette momenti sono ben descritti nel sito internet dell’artista www.brunodipietro.com). Di Pietro attraversa così la figurazione e l’astrazione, come pure la pop art, lo spazialismo e la metafisica, fino a una nuova figurazione, confluita poi nella serie Iliade, e per ultimo, dal 2005, il periodo “confini” con lavori a tema paesaggistico incentrati sulla figura dell’albero, come rielaborazione di alcuni temi sul paesaggio già realizzati negli anni Ottanta. Testimone di quel decennio che vedeva esplodere la Pop Art statunitense alla Biennale di Venezia (1964), Di Pietro ha così sviluppato un lirismo minimalista, dove la Natura è spunto per rintracciare dinamiche nascoste. Le sagome degli alberi scandiscono una ritmica interna, quasi a trattarsi di spartiti musicali. Ordinati secondo una logica astratto-matematica che ne mette in luce gli aspetti d’insieme, gli alberi divengono “icone di vita”, come sottolinea lo stesso artista, per sensibilizzare gli esseri umani verso un territorio da riconquistare e difendere, nel bene e nell’interesse di tutti. […]   Questi contatti giovanili concorrono ad alimentare il suo immaginario creativo, la cui ispirazione verte sulle problematiche sociali, ma senza mai dimenticare il legame con le proprie origini. Inizia un lungo periodo espositivo, con almeno 40 personali e ancor più numerose collettive, circa 200, e almeno 4000 lavori tra dipinti, sculture, installazioni, disegni e grafiche, diffusi in Europa tra collezionisti, pinacoteche e Musei: Milano, Roma, Palermo, Taormina, Bologna, Parigi, Bruxelles, Monaco di Baviera, Napoli, tra le città più importanti toccate con la sua arte, oltre ovviamente una presenza tra Marche e Abruzzo. Numerosi i premi e riconoscimenti, come pure gli importanti critici che hanno scritto e presenziato alle sue mostre: Philippe Daverio, Armando Ginesi, Alessandro Masi, per citarne alcuni, grazie ai quali viene inserito in importanti edizioni editoriali da ex Bolaffi, Arte, Comanducci e riviste specializzate di arte contemporanea come D&D. […]   Su questi elementi bisogna leggere la mostra S.O.S. TERRA! NON LASCIAMOLA MORIRE… dove l’artista si presenta con un ventaglio di opere eterogenee legate da un comune filo conduttore rappresentato dalla critica ad una società perversamente orientata all’autodistruzione. Un esempio di come l’arte si faccia strumento di riflessione, senza tuttavia dimenticare il proprio legame con l’estetica. Le opere spaziano tra riferimenti neo-dadaisti, con assemblaggi di oggetti eterogenei, fino a lavori pittorici dove è proprio il tema dell’albero ad essere protagonista. Un percorso affascinante e profondo, ma anche carico di disappunto, non sfugge infatti la scritta Bolsonaro sul manico della sega, un chiaro richiamo all’ex Presidente del Brasile e all’ottusità di una politica del profitto, dove la cieca rincorsa ad un arricchimento sconsiderato sta già creando danni ambientali irreparabili. La sega, così come la maschera per l’ossigeno (tornata tristemente comune nei lunghi mesi del covid), sono per Di Pietro simboli negativi di una situazione a tratti velata di nostalgia. Ed è proprio l’albero ad incarnare questo sentimento, richiamando la personale esperienza dell’artista, la cui giovinezza, prima dell’approdo nelle capitali dell’arte, si consuma in territori dalla forte connotazione rurale, a contatto con le boscaglie lungo il fiume, arrampicandosi sugli alberi per godere dei loro frutti, della brezza del vento, del fruscio delle foglie e della magica sensazione di riuscire a sfiorare il cielo.   L’albero, per l’artista, diviene così un simbolo e archetipo, innestandosi prima nell’animo del ragazzo per poi tramutarsi in segno distintivo della sua pittura. Un’icona simboleggiante la vita, la crescita e quel legame tra cielo e terra capace di generare la necessaria pace interiore per vivere in equilibrio esistenziale. Le opere di Di Pietro iniziano a scandire foreste immaginarie, luoghi del sentire dove l’essere è in piena armonia con la natura. Sono dipinti

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COP30 – CMCC Media brief

COP30 – CMCC Media brief Secondo l’economista e climatologo Carlo Carraro, il Tropical Forests Forever Facility (TFFF) potrebbe rappresentare un momento decisivo per le politiche climatiche. «Siamo di fronte a una svolta: per la prima volta, il Sud globale guida una grande iniziativa di finanza climatica, rafforzandone la legittimità e la rilevanza politica». Carraro sottolinea come il fondo «ribalti la logica economica che storicamente ha favorito l’abbattimento degli alberi per l’agricoltura e il legname», e commenta il ruolo della Banca Mondiale nel garantire trasparenza, responsabilità e fiducia da parte degli investitori.     Il professor Carlo Carraro, economista, già vicepresidente del Working Group III dell’IPCC sulla mitigazione del cambiamento climatico e tra i fondatori del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, centro leader di ricerca sulle scienze del clima, commenta il Tropical Forests Forever Facility (TFFF), lo strumento di finanza climatica ambizioso e cruciale in vista della COP30 in Brasile, dove le foreste saranno al centro del dibattito globale sui cambiamenti climatici.   Il TFFF è un’iniziativa che sostiene la conservazione e l’espansione delle foreste tropicali fornendo pagamenti annuali ai paesi che mantengono nel tempo la loro copertura forestale. Nasce per offrire un incentivo economico innovativo che consenta alle nazioni tropicali di proteggere e gestire le proprie foreste, considerando gli alti costi di gestione e tutela.   Un nuovo paradigma per la conservazione delle foreste Il TFFF introduce un nuovo modello di finanza climatica che prevede pagamenti annuali ai paesi tropicali che mantengono o aumentano la loro copertura forestale. L’obiettivo è mobilitare circa 125 miliardi di dollari, combinando 25 miliardi di fondi pubblici (come “tranche junior”) con 100 miliardi provenienti da investitori privati attraverso obbligazioni “senior”.   I rendimenti annuali del fondo – circa 4 miliardi di dollari – sarebbero distribuiti ai paesi che ottengono riduzioni misurabili della deforestazione. Il TFFF diventa così un meccanismo trasparente, su larga scala e basato sui risultati, che premia chi riesce concretamente a preservare le foreste tropicali.   Un’iniziativa guidata dal Sud globale Concepito originariamente oltre 15 anni fa all’interno della Banca Mondiale, il TFFF è stato recentemente rilanciato dal governo brasiliano e presentato alla COP28, con il sostegno di Colombia, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia e Malesia.   Secondo Carraro, «si tratta di una svolta: per la prima volta, il Sud globale guida una grande iniziativa di finanza climatica, aumentando la propria legittimità e rilevanza politica».   Ambizioso e complesso Il TFFF affronta uno dei principali ostacoli all’espansione della finanza climatica nei paesi in via di sviluppo: l’alto costo del capitale. Potrebbe diventare un modello replicabile per altri investimenti verdi, riducendo gli oneri finanziari delle azioni per il clima nel Sud globale.   Restano tuttavia dei dubbi sulla sua sostenibilità economica. «Il pagamento proposto di 4 dollari per ettaro all’anno potrebbe essere troppo basso per proteggere efficacemente le foreste o offrire rendimenti competitivi agli investitori», osserva Carraro. «Il ruolo della Banca Mondiale come gestore del fondo sarà cruciale per garantire trasparenza, responsabilità e fiducia degli investitori».   Uno strumento cruciale, ma da perfezionare Per Carraro, il successo del TFFF dipenderà dal miglioramento dei parametri di valutazione delle prestazioni e dall’integrazione dello strumento nelle più ampie politiche climatiche e settoriali. «Oltre a misurare la copertura forestale, servono indicatori più ricchi – come la deforestazione evitata, la qualità degli ecosistemi, i diritti delle popolazioni indigene e la coerenza delle politiche – per valutarne davvero l’impatto», sottolinea.   Un elemento particolarmente importante è che almeno il 20% dei fondi sarà destinato direttamente ai popoli indigeni e alle comunità locali, riconoscendone il ruolo essenziale nella gestione sostenibile delle foreste. Sarà inoltre necessaria un’adeguata coordinazione con il meccanismo REDD+ dei crediti di carbonio e con le politiche agricole ed energetiche, per evitare sovrapposizioni e garantire coerenza.   «Un aspetto chiave e positivo del TFFF è l’incentivo economico diretto a preservare le foreste, rendendo la conservazione più redditizia della deforestazione», conclude Carraro. «Si ribalta così la logica economica che, storicamente, ha favorito l’abbattimento degli alberi per scopi agricoli o di produzione di legname». Carlo Carraro è membro del Consiglio Strategico e co-fondatore del CMCC. È Presidente emerito e Professore di Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito un Ph.D. presso la Princeton University. È stato Rettore dell’Università di Venezia (2009–2014) e Presidente dell’Associazione Europea degli Economisti dell’Ambiente e delle Risorse (EAERE) nel periodo 2018–2019. Fa parte dell’Ufficio di Presidenza dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).È inoltre Presidente del Comitato Nazionale sugli Impatti dei Cambiamenti Climatici su Infrastrutture e Mobilità e membro dell’High Level Advisory Group di DG ECFIN a Bruxelles. Carraro è Fellow dell’Association of Environmental and Resource Economists (AERE) e dell’European Association of Environmental and Resource Economists (EAERE). È membro del World Economic Forum (WEF) Expert Network e Research Fellow del CEPR (Londra), CESifo (Monaco) e CEPS (Bruxelles).Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un’istituzione di ricerca di eccellenza dedicata alle scienze del clima, che fornisce conoscenze avanzate e soluzioni innovative per le strategie di adattamento e mitigazione. Il CMCC svolge un ruolo centrale nella ricerca climatica globale, collaborando con partner internazionali per sviluppare modelli climatici, previsioni e raccomandazioni di policy all’avanguardia. Mauro Buonocore, Press Officer, CMCC [email protected] tel. +39 0832 1902411 – mob. +39 3453033512 Marina Menga, Press Office, CMCC [email protected] tel: +39 0832 1902411, ext. 303 www.cmcc.it Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Web: www.cmcc.it – Contact us: [email protected]

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Tutela delle acque e dei mari

Tutela delle acque e dei mari, Rete IZS: “La scienza al servizio della salute pubblica e dell’ambiente” a a La tutela delle acque e dei mari rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo: cambiamenti climatici, inquinamento, diffusione di plastiche e specie aliene, resistenza antimicrobica e nuove esigenze produttive dell’acquacoltura mettono alla prova la salute degli ecosistemi acquatici e, con essa, la sicurezza alimentare e la salute collettiva. In questo scenario, la Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali Italiani è impegnata, anche con progetti di cooperazione internazionale, in un ampio programma di sorveglianza epidemiologica, diagnostica, monitoraggio e ricerca per la salvaguardia del benessere delle acque e degli ambienti marini, un ambito in cui ambiente, salute animale e salute umana si intrecciano profondamente. “Tutelare le acque e i mari significa garantire un patrimonio naturale da tramandare alle future generazioni – spiega Simonetta Cherchi, Direttore Generale dell’IZS della Sardegna – e assicurare un ecosistema sostenibile, ancor di più in ragione delle caratteristiche specifiche della nostra Regione. Le acque rappresentano, per la Sardegna in particolare, un patrimonio naturale di inestimabile valore, essenziale per la tutela della biodiversità e per attività come acquacoltura, pesca e turismo. In tale contesto la condivisione di know-how ed esperienze è fondamentale. Progetti come Aquae Strength rafforzano le capacità diagnostiche, migliorano la sorveglianza epidemiologica e promuovono un uso più responsabile dei medicinali veterinari nella produzione ittica, riducendo l’impatto ambientale e migliorando la qualità delle produzioni”. Un impegno condiviso anche dall’IZS delle Venezie, che dal 1994 è Centro di Referenza Nazionale per lo studio e la diagnosi delle malattie dei pesci, molluschi e crostacei, parte del Centro Specialistico Ittico (CSI), che ospita anche il Laboratorio di Referenza dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) per l’encefalo-retinopatia virale dei pesci. “Gli Istituti sono oggi protagonisti di una rete di collaborazioni dal Mediterraneo fino all’Asia centrale e al Sud-Est asiatico – sottolinea Giuseppe Arcangeli, direttore del Centro. Iniziative come Aquae Strength e Central Aqua rafforzano la sicurezza alimentare dei prodotti ittici, Tarta-Net tutela la biodiversità del Mediterraneo monitorando lo stato di salute della tartaruga marina comune e la diffusione di geni di antibiotico-resistenza. Oltre alla ricerca e alla diagnostica avanzata, l’Istituto è impegnato su progetti mirati come quello sul granchio blu, che minaccia la biodiversità del Delta del Po, e partecipa a programmi europee come FuturEUAqua, per rendere l’acquacoltura più resiliente e sostenibile. È un lavoro di squadra che mette la scienza al servizio della salute pubblica e della tutela ambientale”. Dalla Sardegna al Nord-Est, fino alla Sicilia, l’impegno della Rete si muove lungo un’unica direttrice: mettere la conoscenza scientifica al servizio della tutela degli ecosistemi acquatici e della biodiversità mediterranea. “Attraverso il Centro di Referenza Nazionale per le Tartarughe Marine (C.Re.Ta.M.) – dichiara il Direttore Generale dell’IZS della Sicilia Francesca Di Gaudio –, affrontiamo le sfide ambientali più pressanti, legate all’inquinamento e all’impatto antropico nel Mediterraneo. Tra i progetti più significativi, quello finanziato dalla WOAH, che utilizza la Caretta caretta come organismo sentinella per monitorare geni di resistenza antimicrobica e inquinanti ambientali. Siamo inoltre impegnati nello studio dell’impatto delle plastiche sul microbiota intestinale delle tartarughe marine e nella diffusione di patogeni e geni di resistenza agli antibiotici, per comprendere il legame tra inquinamento, salute animale e salute umana. Infine, con il CNR abbiamo sviluppato un progetto pilota allo scopo di progettare protesi di pinna destinate a esemplari adulti di Caretta caretta mutilati, per consentirne la reintroduzione in natura. Un esempio di sostenibilità, innovazione e tutela della biodiversità in ottica One Health”. La tutela delle acque e dei mari, dunque, non è solo un impegno ambientale ma un investimento nella salute e nel futuro: un percorso che la Rete IZS porta avanti ogni giorno, con competenze scientifiche, visione condivisa e spirito di collaborazione.     Irene Perfetti — UFFICIO STAMPA RETE IZS: +39 333 7299556

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Richard Gere e leader indigeni

a Survival International ha presentato oggi “Popoli indigeni incontattati: frontiere di resistenza” – il primo rapporto mai realizzato sui popoli incontattati di tutto il mondo – nel corso di una conferenza stampa a Londra a cui hanno partecipato i leader indigeni Lucas Manchineri e Maipatxi Apurinã dal Brasile, Herlin Odicio dal Perù e l’attore Richard Gere. Dopo anni di ricerche rigorose, Survival International rivela nel rapporto che i popoli e gruppi incontattati nel mondo sono almeno 196, in 10 Paesi diversi, tra Sud America, Asia e Pacifico: è la cifra più completa, accurata e aggiornata mai stimata. Tuttavia, la metà di essi potrebbe essere sterminata entro 10 anni se governi e aziende non interverranno. Questo genocidio silenzioso è già in corso: è causato dal contatto forzato, dalle violenze, dalle malattie introdotte dall’esterno e dal furto di terra, ed è alimentato per la maggior parte da industrie estrattive come il taglio del legno (una minaccia per il 64% dei popoli e gruppi incontattati) e le attività minerarie (41%), e l’agrobusiness (23%). “Per quanto tempo ancora noi, nel mondo industrializzato, continueremo a considerare i popoli incontattati solo degli sfortunati danni collaterali, mentre saccheggiamo le loro terre per le nostre automobili, le nostre case, il nostro fabbisogno energetico, i nostri gioielli e il nostro intrattenimento?” ha dichiarato Richard Gere. “Dobbiamo sostenerli raccontando le loro storie e mostrando al mondo che i popoli incontattati non sono scomparsi. Sono qui. Stanno lottando nella loro foresta, a volte silenziosamente. Abbiamo l’obbligo spirituale e politico di proteggerli… Non vogliamo che la storia del contatto che abbiamo sofferto noi popolo Manchineri si ripeta” ha affermato Lucas Manchineri, del popolo Manchineri del Brasile, a proposito degli indigeni incontattati, che lui chiama ‘popoli diffidenti’. Famiglia incontattata L’immagine, diventata iconica, di un gruppo di indigeni incontattati in Brasile, fotografati a distanza durante un sorvolo di monitoraggio del governo brasiliano nel 2010. G.Miranda/FUNAI/Survival a a A questi pericoli si aggiungono anche alcune minacce crescenti:     L’aumento di bande criminali violente, spesso legate al traffico di droga e alle attività minerarie illegali nel profondo dell’Amazzonia.     Missionari, finanziati da organizzazioni evangeliche multimilionarie, che ricorrono alle ultime tecnologie per rintracciare popoli incontattati e convertirli al cristianesimo.     Influencer dei social media in cerca di like e followers che si filmano nel tentativo di forzare il contatto per creare contenuti video da monetizzare. Con questo rapporto, che si basa su oltre 50 anni di esperienza e ricerca dell’organizzazione, Survival International lancia un appello urgente, e potente, diretto a governi, aziende e opinione pubblica affinché rispettino i diritti e i territori dei popoli indigeni incontattati. Il rapporto di Survival è ricco di storie personali, studi di caso e voci dirette dalle foreste, con cui molti testimoni indigeni svelano le dinamiche del primo contatto e i traumi che ne conseguono. Sono anche storie di resilienza e di resistenza – perché il rifiuto del contatto è una scelta attiva e continua dettata dalle circostanze. Alla vigilia della COP30, questo messaggio assume ancora più rilevanza: proteggere i loro territori è anche una condizione essenziale per fermare la crisi climatica globale. Il rapporto sottolinea che rifiutare il contatto è una scelta consapevole e dimostra che, quando non sono sotto attacco, i popoli indigeni incontattati non solo sopravvivono ma prosperano Herlin Odicio, leader kakataibo dalla regione di Ucayali in Perù ha affermato: “Noi organizzazioni indigene lavoriamo per difendere i loro diritti, perchè loro non hanno persone che possano uscire e lottare da sole. Vengono rese invisibili dal governo.” “Non riconoscere l’esistenza dei popoli incontattati è una grave violazione dei loro diritti. Il loro diritto di essere protetti non deve esistere solo sulla carta, ma anche nella realtà” ha dichiarato Maipatxi Apurinã, del popolo Pupīkary (Apurinã) del Brasile. Gere conferenza stampa Richard Gere è intervenuto alla conferenza di lancio del rapporto di Survival International ‘Popoli indigeni incontattati: frontiere di resistenza”. © Jamie Stoker “Dai Chakma buddisti del Bangladesh ai gruppi che vivono nelle profondità dell’Amazzonia, i popoli indigeni chiedono di essere lasciati in pace nelle loro terre. Nel caso dei popoli incontattati, è tutto ciò che chiedono” ha affermato Gere durante la presentazione del rapporto. “Eppure, troppo spesso subiscono l’esatto opposto: attacchi violenti, le loro comunità decimate dalle epidemie, le loro case distrutte e devastate; e tutto questo per il profitto di altri.” “I popoli incontattati non sono passivi e sono ben consapevoli del mondo esterno” ha dichiarato oggi la Direttrice generale di Survival International, Caroline Pearce. “Scelgono attivamente di rifiutare e resistere al contatto, hanno il sostegno dei loro vicini indigeni e la legge internazionale è pienamente dalla loro parte.” Survival può organizzare interviste con:     Esperti di Survival, e la Direttrice di Survival International Italia Francesca Casella     Persone indigene contattate che possono raccontare le proprie esperienze dirette delle minacce denunciate nel rapporto     Altri attivisti, esperti e gruppi che lavorano per proteggere i popoli incontattati sul campo. Su Survival International Survival International è il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni. Ha sostenitori in oltre 100 paesi del mondo. Dagli Awá in Brasile agli Shompen in India, le campagne di Survival hanno fermato trafficanti di legname, espulso minatori e lottato per proteggere le terre e la vita dei popoli indigeni fin dal 1969. Survival fa pressione sui governi, costringendoli a mappare e proteggere i territori indigeni incontattati. Ci opponiamo alle multinazionali, ai criminali e agli accaparratori di terre che invadono le terre indigene, rubano risorse, abbattono foreste e distruggono vite. Survival è l’unica organizzazione che lotta a livello globale per i diritti e la vita di tutti i popoli incontattati del mondo. Per leggere la storia online: www.survival.it/notizie Per ulteriori informazioni e immagini, o per utilizzare la foto allegata: +39 02 8900671 [email protected]

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Sobre o código florestal

Organizações da sociedade civil, setor privado e poder público destacam a urgência da implementação em escala do Código Florestal Evento realizado em Brasília propôs uma ação coletiva para fortalecer marco legal do uso da terra no país, ressaltando as responsabilidades compartilhadas  a  a Coletivos multissetoriais realizaram nesta quinta-feira (23), em Brasília, o evento “Pacto pelo Código Florestal”, que fez um chamado à ação para que organizações do setor privado, da sociedade civil e das diferentes esferas do poder público assumam suas responsabilidades na implementação da Lei de Proteção da Vegetação Nativa, sancionada em 2012. Representantes de cerca de 30 instituições — entre elas, três ministérios, o Supremo Tribunal Federal, o Ministério Público Federal, a Advocacia Geral da União e secretarias estaduais de Meio Ambiente — declararam apoio à legislação, considerada fundamental para conciliar a produção agropecuária e o desenvolvimento sustentável, proteger a biodiversidade e garantir segurança jurídica aos pequenos produtores rurais, além de abrir novas oportunidades de financiamento. Além de expressar apoio à lei, os participantes do Pacto levantaram uma série de preocupações, como a burocracia nos instrumentos de regularização ambiental, a necessidade de integração de bases de dados e a demanda por tecnologia e recursos para acelerar a análise do Cadastro Ambiental Rural (CAR),  além da importância de ampliar os espaços de diálogo com diferentes segmentos da sociedade no processo de implementação da lei. Para Beto Mesquita, diretor de Paisagens Sustentáveis da Conservação Internacional (CI-Brasil), o objetivo do evento foi “unir forças na compreensão da Lei de Proteção da Vegetação Nativa, para que possamos ter não só benefícios ambientais, mas também econômicos, sociais e climáticos, além de segurança jurídica, comercial e prosperidade”, avaliou. “Todos somos protagonistas, cada um com suas responsabilidades para a implementação.” Carolle Alarcon, gerente-executiva da Coalizão Brasil Clima, Florestas e Agricultura, ressaltou que é preciso transformar a lei em prática efetiva, com escala e urgência. “Nossa intenção é mais do que um compromisso simbólico: é um chamado para a construção de um compromisso concreto, com responsabilidade do setor produtivo, dos agentes financeiros e da sociedade”, enfatizou. “Temos tecnologia, capacidade técnica e uma sociedade que demanda por resultados.” Caminhos para a implementação do Código Florestal Os participantes do Pacto pelo Código Florestal reforçaram que a plena implementação dessa lei é uma das agendas mais estratégicas para o desenvolvimento sustentável do Brasil, destacando o princípio da função social da terra e a necessidade de responsabilidade ambiental. Para os declarantes, a lei, sancionada há 13 anos, amadureceu como instrumento político, mas ainda enfrenta grandes desafios de efetividade, entre eles a demanda por integração de dados e tecnologias para acelerar e automatizar a análise do Cadastro Ambiental Rural (CAR). “O Código Florestal expressa um grande consenso, que foi dura e longamente construído, e que reflete a capacidade que o Brasil tem de ver as evidências científicas, as necessidades econômicas, agrárias e ambientais dos diversos segmentos da sociedade”, assinalou Henrique Dolabella, diretor do Cadastro Ambiental  Rural do Ministério da Gestão e da Inovação em Serviços Públicos (MGI). Marcelo Elvira, secretário executivo do Observatório do Código Florestal, reforçou que, além da implementação do instrumento legal, outra palavra-chave é o diálogo. “Sem isso, não vamos conseguir chegar lá. Então, é muito importante pensarmos juntos em como sairemos dessa situação em que o Código, que já tem 13 anos, foi pouco implementado. Precisamos chegar ao que ele preceitua, que é a compatibilização da proteção da vegetação nativa com a produção sustentável.” Fernanda Rodrigues, coordenadora executiva nacional do Diálogo Florestal, revelou que, atualmente, 70% das árvores plantadas para fins industriais no país são certificadas por organismos internacionais, evidenciando o pioneirismo do setor florestal em boas práticas de sustentabilidade. “Para que todos os setores produtivos avancem, é preciso acelerar a análise do CAR e operacionalizar os Programas de Regularização Ambiental em todos os estados da federação, bem como avançar na estruturação das Cotas de Reserva Ambiental.” Para Giuliano Alves, gerente de Sustentabilidade e Projetos da Associação Brasileira do Agronegócio (Abag), “o Código Florestal é um desafio que transcende o agronegócio e só poderá ser plenamente cumprido com uma governança integrada, apoiada por instrumentos tecnológicos de inovação e por uma forte vontade política. Somente assim deixará de ser um marco regulatório burocrático para se tornar um instrumento efetivo de sustentabilidade, capaz de posicionar o Brasil na liderança verde em tempos de COP”. Dados e resultados Joana Chiavari, diretora de Pesquisa do Climate Policy Initiative (CPI/PUC-Rio), apresentou indicadores baseados em dados públicos e em análises de iniciativas como o PlanaFlor, do Observatório do Código Florestal e do próprio CPI. “No último ano, a conclusão das análises do CAR chegou a 485 mil cadastros validados, o que representa pouco mais de 6% da base nacional. Ainda é pouco, diante do desafio que temos, mas demonstra que é possível avançar”. Nesse cenário, analisa que o uso da automação permitirá que as análises ganhem volume e consistência técnica. A partir também dos indicadores da iniciativa PlanaFlor, Roberta del Giudice, diretora de Florestas e Políticas Públicas da BVRio, comentou o valor de conservar e restaurar florestas potencialmente promovidas pela implementação do Código Florestal. “A lei pode gerar até R$ 6,2 trilhões. Esses números mostram que conservar compensa. Apenas os excedentes de Reserva Legal podem gerar R$ 4 trilhões em serviços ecossistêmicos.” Pontos de atenção e oportunidades Representantes do Judiciário lembraram que a implementação da lei exige coordenação interinstitucional e vontade política, enquanto porta-vozes do Legislativo e dos governos estaduais defenderam medidas de desburocratização e fortalecimento das equipes responsáveis por dar escala à regularização ambiental. Autoridades do governo federal, por sua vez, destacaram iniciativas em andamento que contribuem para a implementação do Código, como a execução de políticas de comando e controle contra o desmatamento ilegal, a retomada do Fundo Amazônia e a aprovação de leis no Congresso como as que estabelecem o comércio de emissões de carbono e a política integrada de manejo do fogo. Já os participantes do setor privado e das organizações da sociedade civil enfatizaram que o Código deve ser visto como uma oportunidade para geração de emprego

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Mari e oceani si sono ammalati 😢

WWF: le ondate di calore che cambiano il Mediterraneo 07/07/2025 15:11     ROMA\ aise\ – Mari e oceani si sono ammalati: si stanno acidificando e scaldando troppo velocemente, soprattutto il Mediterraneo, con effetti negativi sugli organismi marini e sugli ecosistemi. Questo è quanto spiegato, nella Giornata internazionale del Mediterraneo, dal WWF Italia che ha rilanciato un articolo a firma di Roberto Danovaro, professore di biologia marina all’Università Politecnica delle Marche e Presidente della Comunità scientifica del WWF Italia, pubblicata sull’ultimo numero di Panda, magazine dell’associazione. Gli oceani sequestrano oltre il 40% dell’anidride carbonica (mitigando così i cambiamenti climatici) e assorbono circa il 90% del calore dell’atmosfera (rinfrescando il pianeta). Queste funzioni si sommano ad altre fondamentali, come la produzione di cibo (quasi il 30% delle proteine totali), e ossigeno (circa il 50% di tutto quello disponibile). Ma tutti questi servizi dipendono dalla loro salute. Ma sorge quindi il problema della malattia dei mari e degli oceani acidificati e che si scaldando troppo velocemente, soprattutto il Mediterraneo, con effetti negativi sugli organismi marini e sugli ecosistemi. UN MARE SEMPRE PIÙ ACIDO L’assorbimento dell’anidride carbonica determina una diminuzione del pH delle acque marine poiché sciogliendosi in acqua forma acido carbonico: il problema, come scrive Danovaro, è che il Mediterraneo è una delle regioni più sensibili con un pH diminuito in media fino a quasi 0,2 unità rispetto al secolo scorso e continua a diminuire a una velocità 3 volte più elevata rispetto alle aree oceaniche. Bassi valori del pH hanno effetti negativi sulla crescita, riproduzione e resistenza ai cambiamenti ambientali di molte specie marine. In particolare, ne soffrono gli organismi che producono scheletri calcarei, come cozze, gorgonie, coralli, spugne e ricci di mare. Il Mediterraneo copre meno dell’1% della superficie degli oceani globali e contiene lo 0,3% delle acque. È, quindi, una sorta di enorme “pozza”, con una profondità media di circa 1,5 chilometri (contro i quasi 4 km dei grandi oceani). Dato che è poco profondo, le sue acque si riscaldano a tassi superiori rispetto a quelli di ogni altro mare. “In questo “oceano in miniatura” – sottolinea Danovaro – possiamo osservare i cambiamenti come fossimo in un gigantesco laboratorio naturale. In questo modo possiamo capire e prevedere anche la risposta dei grandi oceani ai cambiamenti globali”. GLI EFFETTI DELLE ONDATE DI CALORE Le ondate di calore stanno cambiando i paesaggi sottomarini, spiega ancora Danovaro, stanno sconvolgendo gli equilibri naturali causando mortalità massive e favorendo l’invasione di specie aliene. Temperature troppo alte favoriscono la penetrazione di molte specie tropicali come microalghe, piante marine e pesci esotici che stanno entrando sempre più numerosi attraverso il Canale di Suez che dal Mar Rosso o dall’Atlantico. Essendo più a loro agio in acque più calde, si stanno diffondendo sempre più anche nel nord Mediterraneo. Molte specie del Nord-Mediterraneo, quelle del Golfo di Trieste o del Mar Ligure, preferiscono acque più fredde e sono messe in forte difficoltà dalle ondate di calore estivo, quando le temperature possono raggiungere 30-30,5°C, valori non tollerati da molte specie anche costiere. Durante le estati super calde, come quella del 2024, le temperature tra luglio e agosto, in condizioni meteorologiche particolari con stagnazione delle acque insieme salgono ben oltre i 30°C, riscaldando le acque anche oltre 30 metri di profondità. Qui vivono molti organismi sessili (ovvero attaccati alla roccia) come le gorgonie, il corallo rosso, le spugne o i bivalvi che subiscono un forte stress: se il riscaldamento è molto forte e prolungato molti di questi organismi muoiono, spesso a causa dello sviluppo di infezioni e patologie favorite dal calore e dallo stress. A partire dalla fine degli anni ‘90 in molte aree del Mediterraneo, dalla Corsica alla Liguria della Costa Azzurra alla Riviera del Conero in Adriatico, hanno visto morie massive, con la perdita in poche settimane della fauna marina. Il risultato è un panorama sottomarino desertificato, soprattutto tra la costa e i 30 metri di profondità. Queste morie hanno effetti negativi anche sulla pesca perché riducono le possibilità di crescita dei giovanili di molte forme ittiche. Purtroppo, è quello che sta avvenendo anche in questa prima parte dell’estate 2025. IL RISCHIO CARESTIA MARINA Secondo Danovaro, uno degli effetti collaterali dell’eccessivo riscaldamento estivo legato ai cambiamenti climatici è l’alterazione della quantità di cibo disponibile agli organismi marini. In larga parte la fonte primaria di cibo è dovuta ad alghe microscopiche, ma anche le macroalghe sono importanti e con le ondate di calore crolla la loro produzione con conseguente carestia per le specie marine che utilizzano queste risorse. L’ondata di calore del 2024 ha spazzato via molte foreste di grandi alghe brune e anche di praterie sommerse di Posidonia oceanica che arricchivano gli habitat delle coste italiane. Molte di queste non hanno ancora recuperato nel 2025. Un metodo efficace per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici è quello di proteggere la biodiversità. Recenti studi hanno dimostrato che un sistema ricco di specie resiste molto meglio ai cambiamenti climatici di un sistema impoverito. Questa soluzione, che va attuata subito, ci darebbe più tempo per mitigare i cambiamenti climatici riducendo l’uso di combustibili fossili. Tuttavia, conclude Danovaro, laddove non si manifestano segnali di resilienza sarà necessario intervenire con il restauro ecologico. Si tratta di una sorta di terapia intensiva per il recupero degli habitat danneggiati o distrutti dall’Uomo o dai cambiamenti climatici, una misura prevista anche dalla nuova legge sul restauro della Natura dell’Unione Europea. Proprio per la tutela della biodiversità il WWF ha spiegato di essere diventato partner di un progetto che consentirà di trovare possibili soluzioni di adattamento per alcune specie animali che vivono nel mare e frequentano le coste mediterranee, habitat sempre più colpiti dagli effetti della crisi climatica. Il progetto LIFE ADAPTS (climate change ADAptations to Protect Turtles and monk Seals), cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, sarà condotto in tre paesi mediterranei, Italia, Grecia e Cipro, in cui sono state identificate alcune aree chiave per la vita e la riproduzione di tre specie simbolo del Mare Nostrum: tartaruga verde (Chelonia mydas), tartaruga caretta (Caretta caretta) e foca

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PODCAST | INGV e ANSA insieme per la serie di 12 podcast “Terra instabile”

  [Roma, 1°luglio 2025] Dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il canale di informazione scientifica dell’Agenzia ANSA, curatore dell’iniziativa, in occasione dei 25 anni dell’INGV è nato il progetto “Terra instabile” che vede la realizzazione di 12 podcast. Numerosi temi saranno trattati grazie all’apporto dei ricercatori dell’INGV. All’interno della serie si parlerà di argomenti come il cambiamento climatico e delle conseguenze negli oceani, le variazioni del campo magnetico terrestre, dei vulcani italiani e di molto altro. Sarà inoltre consentito l’ingresso virtuale nella Sala Operativa di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami in cui ogni giorno vengono localizzati decine di terremoti in Italia, nel Mediterraneo e nel resto del mondo. Si parlerà anche dei Campi Flegrei e del fenomeno del bradisismo, di grande attualità. Lo scopo dei 12 appuntamenti è un’analisi di eventi in continua trasformazione che non è ancora possibile comprendere a fondo. Essendo la Terra un pianeta instabile è cruciale, per il sapere scientifico, analizzare i suoi limiti e trovare gli strumenti per superarli. Clicca qui per ascoltare i podcast, disponibile anche su Spreaker, Spotify e Apple Podcast.   Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Agenzia ANSA Link Podcast ANSA ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

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Più diritti nella tutela di natura e storia

Ambiente “Polsi Ambiente”: cinque anni di positività di Tommaso Marvasi       Martedì, 17 Giugno 20251739   È difficile, per chi non abbia conoscenza della Locride comprendere l’emozione che fa vibrare il sottoscritto e gli amici – Francesco Macri, Arturo Rocca e Piero Schirripa in testa – più attivi nel volere e nell’organizzare il convegno. La Locride è quel piccolo lembo di terra, affacciato sullo Jonio, ai confini meridionali dell’Italia ed isolato dalla mancanza di strade e ferrovie, come attesta la meritoria e combattiva associazione “Ultima spiaggia”. Un territorio lontano da tutto: senza una ferrovia che lo colleghi al resto d’Italia (un binario unico che fiancheggia il mare da Reggio Calabria a Catanzaro, senza alcuna “traversa” verso il Tirreno), senza un’autostrada, senza un aeroporto, con solamente un porticciolo turistico, Roccella. Civiltà, e l’impegno contro l’isolamento Ha una storia ed una civiltà antica, bimillenaria, di cui tutti i Locridei vanno orgogliosi. La schiavitù era bandita da sempre, Zaleuco il primo legislatore del mondo occidentale – l’illuminato padre della “proporzionalità della pena” – l’aveva vietata. Le donne erano tutt’altro che in posizione subordinata: lo attesta la poetessa Nosside. Nel suo territorio buona parte dell’Aspromonte, l’Alpe emigrata in Calabria, col monolite di Pietra Cappa, il suo simbolo; e nel punto più inaccessibile, il millenario Santuario della Madonna della Montagna, a Polsi. Inaccessibilità ed isolamento che ha consentito lo svilupparsi ed il proliferare di un fenomeno mafioso, che ha a lungo vessato il territorio (ai tempi del mio liceo, fine anni ’60 si contava un morto ammazzato ogni tre giorni in provincia di Reggio Calabria) e che poi ha flagellato la borghesia della zona, farmacisti in testa, con i sequestri di persona. Un mezzo per finanziare attività più lucrose di quelle “tradizionali”. Iniziativa frutto dell’entusiasmo Qui, nella Locride, cinque anni fa – dopo un collegamento da Saint-Vincent al Santuario di Polsi, nel corso di un evento de La Discussione – siamo scesi per la prima volta per volontà e la curiosità del Direttore Giampiero Catone. Trovando per la verità una favorevolissima accoglienza da parte degli amministratori locali tutti, con in prima linea i Sindaci di Locri (Giovanni Calabrese, oggi Assessore regionale all’Ambiente, e Giuseppe Fontana, in carica dal 2023) e di Siderno (Maria Teresa Fragomeni, in carica dal 2021); e soprattutto l’entusiasmo dell’infermiere in pensione Bruno Bartolo, volenteroso galantuomo che, confidando sulle promesse e rassicurazioni che aveva ricevuto dalle istituzioni, era riuscito a formare una lista ed a candidarsi alle elezioni, dopo anni che a San Luca non si votava per mancanza di candidati. Per inciso, tradito nelle promesse ricevute, Bartolo non si è ricandidato, e San Luca è di nuovo commissariata per mancanza di amministratori: e desideriamo ringraziare i Commissari Prefettizi Antonio Reppucci, Matilde Mulè e Rosario Fusaro per l’attenzione e la sensibilità verso la nostra manifestazione e per la concessione della sala comunale per un “prologo”: perché San Luca, impraticabile Polsi, per restauri, non meritava di essere “saltata”. Locride, tante opportunità di legalità La più grande ambizione di Polsi Ambiente, l’essenza stessa della manifestazione, e quella di dimostrare che nel difficile territorio della Locride non è solo negatività. Che la maggioranza dei suoi abitanti è composta da gente onesta e laboriosa, rispettosa della legalità, e con un incredibile voglia di poter affrontare con “normalità” le questioni che il tempo pone. Da un lustro, quindi, nella Locride si parla, “con normalità” di ambiente grazie a questa manifestazione, che tiene sveglia l’attenzione e che desta la curiosità verso un territorio davvero incredibile: non c’è stato un solo relatore, che dopo essere stato nella Locride ed in Aspromonte per il convegno di Polsi Ambiente, non abbia chiesto di essere invitato di nuovo. O che non vi abbia fatto ritorno spontaneamente. Aspromonte della personalità giuridica Quest’anno la manifestazione ha un altissimo valore scientifico: non solo nella novità della proposta di conferimento alla montagna Aspromonte della personalità giuridica (siamo i primi in Italia, a dimostrazione che la Locride è vivissima e può anche essere avanguardia), ma anche trattando con studiosi di primissimo livello il tema della biodiversità e quello della cultura sviluppatasi proprio attorno all’Aspromonte, da Corrado Alvaro in poi. Il convegno si svilupperà come al solito in tre giornate La prima di esse si svolgerà in quell’incredibile, bellissima ed unica Città del Mare, costituita da Locri e Siderno, che non si capisce perché siano ancora due comuni distinti… La mattina di venerdì 27 giugno, nella Sala del Consiglio Comunale di Siderno parleremo della cultura ecologica come introduzione al tema, sia affrontando le problematiche dell’inquinamento e del traffico illecito dei rifiuti, sia le prospettive positive derivanti dal rispetto del territorio e dalle energie alternative. Magari con un’occhiata anche dallo spazio… Le presenze, relatori, ospiti e tanto ancora Pomeriggio dello stesso giorno, a Locri, nella bella biblioteca “Gaudio Incorpora” di palazzo Nieddu, verrà affrontato scientificamente il tema centrale la proposta del convegno. Parleranno della personalità giuridica dei siti ambientali eminenti giuristi accademici delle principali Università. I lavori della sessione giuridica – con argomenti prefissati per cercare di offrire una organizzazione sistematica di una materia del tutto nuova – saranno raccolti in un volume e saranno successivamente pubblicati. Sabato 28 giugno, saremo ospiti del Comune di Casignana, nella magnifica “Villa Romana” di Casignana, località “Palazzi”, proprio sulla spiaggia, dove la sabbia ha conservato, tra le sfarzose terme ed i grandi saloni del palazzo patrizio, incredibili mosaici: che non hanno pari nel mondo, anche per la particolarità di una luce purissima, alimentata dai riflessi marini. Un grande ringraziamento al Sindaco di Casignana, Giuseppe Rocco Celentano, ed a tutta l’Amministrazione, che non solo hanno messo a disposizione il sito, ma hanno anche organizzato una visita guidata allo stesso ed offerto una degustazione di prodotti locali. Un grazie particolare al Vicesindaco, Franco Crinò, che modererà il dibattito sulla biodiversità e la storia e cultura dell’Aspromonte. Nel tardo pomeriggio del sabato 28 maggio, all’Hotel President, presentazione dell’ultima fatica del Prof. Luigi Montano, coordinatore della ricerca “EcoFoodFertility”, presentata dal Prof. Enzo Gentile, Past President della Società italiana di Andrologia, con interventi della statunitense

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