Nunzio Bevilacqua chiede accertamenti su una vicenda che coinvolge test genetici, richieste economiche e atti giudiziari. Le contestazioni dovranno essere verificate nelle sedi competenti.

Una controversia sulla paternità, iniziata in Brasile circa cinque anni fa, approda ora all’attenzione della magistratura italiana. L’avvocato Nunzio Bevilacqua ha depositato il 5 ottobre 2026 una denuncia-querela alla Procura di Roma, chiedendo di verificare una serie di fatti che ritiene lesivi dei propri diritti.
Secondo quanto riferito dal denunciante, la vicenda sarebbe nata da una breve relazione sentimentale, seguita dalla comunicazione di una gravidanza e da una successiva attribuzione di paternità da lui contestata. Bevilacqua solleva dubbi sull’attendibilità di alcuni test genetici e riferisce di avere ricevuto richieste economiche che considera indebite.
La denuncia ipotizza, tra gli altri profili, la falsa attribuzione di paternità, il tentativo di estorsione, la calunnia e l’utilizzo di documenti ritenuti non autentici. L’esposto prospetta inoltre l’eventuale esistenza di un contesto più ampio, con possibili coinvolgimenti di altre persone, circostanza che richiederebbe specifici riscontri investigativi.
Al centro della controversia vi sono anche le procedure giudiziarie avviate in Brasile. La difesa dell’avvocato contesta alcune modalità procedurali e ritiene che le proprie possibilità di partecipazione e di verifica delle prove siano state compromesse. Secondo la ricostruzione fornita, in Brasile sarebbe stato adottato un provvedimento relativo alla paternità e ai conseguenti obblighi economici.
Con il deposito dell’atto a Roma, Bevilacqua chiede che siano esaminati gli elementi raccolti e valutati gli eventuali profili di competenza della magistratura italiana, anche in relazione alla documentazione proveniente dall’estero.
La denuncia, tuttavia, non equivale a un accertamento giudiziario. Spetterà alle autorità competenti verificare la fondatezza delle contestazioni, nel rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le persone coinvolte.
La vicenda richiama, più in generale, la complessità delle controversie familiari transnazionali, nelle quali possono intrecciarsi differenti ordinamenti, prove genetiche e atti destinati a produrre effetti in più Paesi. In questi casi, la qualità della documentazione e le garanzie di difesa assumono un’importanza particolare.
Una sola cautela, dunque, è già opportuna prima di ogni conclusione: tra una denuncia e una responsabilità accertata esiste una distanza che soltanto le verifiche giudiziarie possono colmare. E rispettarla non significa sminuire una segnalazione, ma tutelare il diritto di tutti a un giudizio fondato sui fatti.
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Per saperne di più: leggi l’articolo pubblicato dall’Adnkronos.
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