Casa Italia, un ponte lungo novant’anni: il saluto a Iacchini e il nuovo volto dell’italianità a Rio

Tra memoria, cultura, Made in Italy e innovazione, il Consolato Generale d’Italia celebra la propria storia e guarda al futuro. Una serata d’eccezione per inaugurare nuovi spazi e salutare un Console che lascia Rio con il riconoscimento e l’affetto della comunità italiana

di Giuseppe Arnò

 


È stata una grand soirée, quella di ieri, 23 luglio, nel complesso del Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro. Una serata speciale, non soltanto per il prestigio degli ospiti e per la ricchezza del programma, ma soprattutto per il significato delle iniziative che hanno scandito l’evento: la valorizzazione dell’italianità, la promozione del Made in Italy, la cultura, la memoria storica e, non ultimo, il saluto a un rappresentante diplomatico che, in quattro anni di mandato, ha saputo lasciare un segno concreto e umano.

Ad accogliere gli invitati è stato il Console Generale Massimiliano Iacchini, protagonista, suo malgrado, di una serata dai sentimenti contrastanti. Da una parte la soddisfazione per le numerose opere realizzate e per il rinnovamento degli spazi del Consolato; dall’altra l’emozione del commiato. Iacchini, infatti, lascia Rio de Janeiro per assumere un nuovo e importante incarico a Bruxelles.

Una nuova destinazione professionale, dunque, ma anche un momento di congedo da una città e da una comunità con le quali ha costruito, nel corso del suo mandato, un rapporto intenso e proficuo.

L’incontro ha avuto inizio con la visita alla mostra fotografica “Gente Daqui”, dell’artista Giancarlo Mecarelli, un’esposizione capace di raccontare, attraverso le immagini, persone, luoghi e atmosfere di questa straordinaria realtà brasiliana. Un omaggio alla gente e al territorio, ma anche un ulteriore esempio di come la cultura possa diventare un linguaggio universale e un efficace strumento di dialogo tra Italia e Brasile.

Il percorso della serata è poi proseguito all’ottavo piano, dove sono stati presentati i moderni e panoramici spazi destinati allo “Spazio Affari per il Made in Italy”, un ambiente pensato per accogliere riunioni di lavoro, attività amministrative e incontri professionali, anche per periodi brevi. Un’iniziativa che guarda concretamente al futuro e che conferma il ruolo del Consolato quale punto di riferimento non soltanto istituzionale, ma anche economico e promozionale.

Perché l’italianità, oggi più che mai, non è soltanto una questione di passaporto. È cultura, creatività, impresa, arte, gastronomia, stile e capacità di costruire relazioni. È quel patrimonio immateriale che nel mondo continua a essere riconosciuto sotto una formula ormai universale: Made in Italy.

Particolarmente significativo è stato anche il momento dedicato alla presentazione della nuova edizione del volume “La Casa d’Italia a Rio de Janeiro – una biografia”, realizzato dal Consolato Generale d’Italia in occasione dei novant’anni della Casa d’Italia, dal 1936 al 2026.

A illustrare il volume è intervenuto il professor Aristide Correa Dutra, architetto, artista e master in comunicazione, curatore dell’opera, frutto di un’intensa attività di ricerca. Il libro ripercorre oltre novant’anni della presenza italiana nella società carioca, partendo dall’edificio costruito sull’Esplanada do Castelo e oggi situato all’incrocio tra Avenida Beira-Mar e Presidente Antônio Carlos, nel cuore della capitale fluminense.

Una storia architettonica che è diventata, con il passare del tempo, anche una storia umana. Quella degli italiani arrivati in Brasile, delle generazioni che li hanno seguiti, degli italo-discendenti e di tutti gli amici dell’Italia che, nel corso dei decenni, hanno contribuito a mantenere vivo un legame che nessuna distanza geografica è riuscita a spezzare.

Nel rinnovato terrazzo si è quindi svolta la cerimonia di commiato del Console Iacchini. Il suo discorso, pronunciato con evidente emozione, ha ripercorso i quattro anni trascorsi alla guida della sede consolare, soffermandosi sui risultati raggiunti, sui lavori di restauro e rinnovamento realizzati e sulla progressiva apertura dei nuovi spazi alla comunità italiana e agli amici del nostro Paese.

Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto instauratosi con gli italiani, gli italo-discendenti e con quella vasta e preziosa realtà di brasiliani che guardano all’Italia con simpatia e affetto. In questo percorso si inserisce anche il Polo culturale ItaliaNoRio, divenuto uno dei punti di riferimento delle attività culturali e delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico.

Iacchini ha quindi rivolto un ringraziamento alla propria famiglia, per il sostegno ricevuto durante il mandato, e ai numerosi collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione dei progetti portati a compimento. Un riconoscimento doveroso, perché dietro ogni risultato istituzionale, spesso, vi è il lavoro silenzioso di molte persone.

Gli applausi, lunghi e sinceri, hanno accompagnato le sue parole.

Per chi, come noi, frequenta da molti anni il Consolato e ha avuto modo di conoscere diverse generazioni di funzionari, il momento del commiato ha suscitato inevitabilmente un sentimento di nostalgia. Gli uomini cambiano, gli incarichi terminano, le generazioni si avvicendano. È la regola della diplomazia e, in fondo, della vita.

Ai funzionari che hanno concluso il proprio percorso ne sono subentrati altri, più giovani, preparati e animati da nuove energie. A loro toccherà il compito di raccogliere un’eredità importante, facendo tesoro dell’esperienza di chi li ha preceduti e mettendo al servizio della comunità le proprie competenze.

Ed è proprio qui che si misura l’importanza di una buona rappresentanza diplomatica. Gli italiani all’estero hanno bisogno di istituzioni presenti, autorevoli e capaci di ascoltare. Una sede consolare non è soltanto un ufficio amministrativo: è anche una casa, un punto di riferimento, un luogo nel quale la comunità deve poter riconoscere la presenza dell’Italia.

A Rio de Janeiro questo ruolo assume un significato ancora più profondo. Qui l’Italia non è soltanto rappresentata: è vissuta, raccontata e amata da generazioni di italiani e italo-brasiliani. Per questo la qualità di chi ci rappresenta e la capacità di creare ponti tra istituzioni, cittadini, cultura e mondo economico diventano elementi fondamentali.

La serata si è conclusa nel migliore dei modi, con un buffet all’altezza dell’occasione, naturalmente all’insegna delle specialità italiane, accompagnato da musica dal vivo in pieno Italian Sound. Anche la tavola, del resto, sa fare diplomazia: qualche buon piatto italiano, spesso, riesce a mettere d’accordo più persone di molti comunicati ufficiali.

A nome dell’ASIB – Stampa Italiana in Brasile, abbiamo infine rivolto al Console Generale Massimiliano Iacchini i nostri più sinceri auguri per il nuovo incarico e il nostro ringraziamento per quanto realizzato nel corso del suo mandato.

A lui va il riconoscimento per aver contribuito a rinnovare gli spazi e, soprattutto, a rafforzare quella funzione di ponte tra Italia e Brasile che una rappresentanza diplomatica deve saper svolgere con competenza, sensibilità e passione.

La Casa d’Italia compie novant’anni. I suoi muri hanno visto passare generazioni, consoli, ambasciatori, imprenditori, artisti e semplici cittadini. Cambiano gli uomini, cambiano gli incarichi, cambiano i tempi. Ma se la casa resta aperta, la storia continua.

E, come avrebbe forse osservato Montanelli, nella diplomazia, come nella vita, non basta avere una bella casa: bisogna anche avere qualcuno capace di far sentire gli ospiti davvero a casa propria.

Seguono immagini dell´evento


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