
Recensione di Marco Menato, già Direttore della Biblioteca Statale Isontina di Gorizia,
docente presso Università Ca’ Foscari, Trieste ed altre
La Casa Internazionale delle Donne, a Roma, ha ospitato, venerdì 5 giugno 2026, la première del recital “Sorelle mie”, poesie della poetessa parmigiana Stefania Cavazzon e disegni di Giovanni Cavazzon (1938-2024), con l’accorta regia di Anna Pascolo. Primo di una serie di appuntamenti che si snoderanno tra Parma, città d’adozione dei Cavazzon, e il Friuli, dove Giovanni ha insegnato e dipinto, costruendosi quella fama di superbo ritrattista che l’ha accompagnato fino alla fine.
Ho conosciuto Giovanni in occasione della mostra “Inchiostro e pennino. Itinerario tra le biblioteche”, inaugurata nel 2015 nella monumentale sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e in seguito trasferita nella galleria d’arte della Biblioteca statale isontina di Gorizia, che allora dirigevo, e in altre città. Quando mi è giunto da Anna Pascolo, moglie di Giovanni, l’invito, ho immaginato che si trattasse di una mostra commemorativa e, come a volte capita, non mi ero soffermato sul messaggio, avevo colto solo l’immagine arguta di Giovanni, che mi spingeva ad essere presente. Non era così, non era una mostra ma un recital poetico. I disegni accompagnavano le poesie, ma poteva essere anche il contrario.
Devo raccontare l’origine di tutto ciò. Nel 1994 una banca di Parma (quando le banche guardavano con interesse alla cultura del luogo nel quale operavano!) chiese a Stefania Cavazzon e al marito Giorgio Belledi (Parma, 1933-2009), regista e organizzatore culturale, qualcosa da omaggiare alle sue correntiste. Il progetto prese subito forma: un libro con le poesie di Stefania dedicate a donne illustri o comunque note per qualche motivo (a questo servivano le schede storiche stese da Belledi), con le illustrazioni di Giovanni. Il progetto piacque e uscì appunto “Sorelle mie”, tirato in eleganti 700 copie numerate, andate presto esaurite, tanto che il catalogo del Servizio bibliotecario nazionale registra solo due esemplari conservati nelle biblioteche italiane.
Il recital odierno vuole quindi riprendere quell’antico progetto e farlo rivivere non solo sulla carta (riproposto infatti con l’edizione curata dall’Associazione culturale Liciniana di Udine e stampato da Amazon nel 2026, contributi critici di Vanja Strukelj e Paola Beltrame) ma soprattutto dal vivo, con la voce e i racconti di Stefania, sorella di Giovanni. Delle ventuno poesie, solo otto sono lette da Stefania, precedute dalle schede di Belledi, che svolgono l’utile compito di collocare nella storia le donne raccontate e dipinte. Oggi, e qui è la regia di Anna Pascolo, bisogna saper utilizzare la tecnologia che ci pervade, ma che se usata con sapienza può farci scoprire ed apprezzare nuove sensazioni e perciò, mentre Stefania legge, scorrono sul grande schermo le poesie e i disegni, così che è più facile seguire e valutare testo + immagine.
La scrittura sofferta (si può dire?) e insieme poetica di Stefania è il frutto di un lungo percorso, che ha visto l’abolizione della punteggiatura, l’innesto di parole provenienti da diversi ambiti linguistici e culturali, la ricerca della musicalità che diventa quasi un canto e si presenta martellante, densa di significati racchiusi solo nell’essere pura parola, phonè, per usare un termine caro al grande Carmelo Bene. A fianco dei versi svettano i sublimi disegni di Giovanni, dal tratto preciso e inappuntabile, quasi divino, che illuminano i volti e danno sostanza alle storie narrate, anche quando provengono da ambiti volgari, come sono quelli della perversa Leonarda Cianciulli o della terrorista Mara Cagol, “sorelle” che hanno patito, serrate nel loro tragico silenzio.
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La pièce teatrale consente di immergersi nella pura arte per un’ora scarsa, passata la quale si torna agli affanni soliti, ma ringraziando Stefania, Giovanni, Giorgio ed Anna.
Anna Pascolo 333 9540078
Presidente Associazione Culturale Liciniana
