Novant’anni e non sentirli: la Casa d’Italia di Rio celebra la sua storia

 

Presentazione – Dott. Flavio Cenciarelli

 

Una mostra elegante e partecipata rende omaggio al simbolo dell’italianità nella Cidade Maravilhosa, tra memoria, cultura e futuro

Novant’anni non sono pochi. Per un edificio, poi, sono molto più di una cifra: sono memoria, stratificazione, identità. Sono le voci di generazioni diverse che si sono avvicendate sotto lo stesso tetto, mantenendo vivo un legame che il tempo non ha scalfito. La Casa d’Italia di Rio de Janeiro, fondata il 29 marzo 1936, ha festeggiato questo importante anniversario con una mostra di grande interesse e ottima riuscita, confermandosi ancora oggi uno dei simboli più autorevoli della presenza italiana in Brasile.

Squadra amministrativa del Consolato

 

Aristides Corrêa Dutra, curatore artistico dell´esposizione

 

 

 

 

 

Alfredo Apicella – Delegato CONI 

 

Rio de Janeiro, già capitale del Paese fino al 1960 e oggi cuore pulsante dell’omonimo Stato, resta la Cidade Maravilhosa, appellativo che non ha bisogno di spiegazioni. In questa cornice unica, la Casa d’Italia ha sempre rappresentato, per italiani e italo-discendenti, un approdo sicuro: luogo di riferimento, di incontro, di rappresentanza e, soprattutto, di memoria collettiva.

Per celebrare il prestigioso traguardo è stata inaugurata, il 31 marzo presso il Polo Culturale ItaliaNoRio, la mostra “Casa d’Italia di Rio de Janeiro: 90 anni”, un’esposizione ben concepita e accuratamente organizzata, capace di ripercorrere con chiarezza e gusto narrativo la storia di uno dei principali emblemi dell’italianità nella capitale fluminense.

Alla presentazione del progetto ha preso parte il coordinatore amministrativo del Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Flavio Cenciarelli, in rappresentanza del Console Generale Massimiliano Iacchini. Nel suo intervento ha richiamato il valore originario dell’istituzione, ricordando il “sogno iniziato 90 anni fa, di creare una casa per tutta la comunità italiana nella Cidade Maravilhosa”.

Un sogno che ha saputo attraversare i decenni e accogliere visite di altissimo profilo istituzionale. Tra queste, spicca quella del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2000, in occasione del cinquecentesimo anniversario della storia del Brasile. Ventiquattro anni dopo, a conferma del valore simbolico e diplomatico della struttura, è seguita la visita del Presidente Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’emigrazione italiana in Brasile.

Un passaggio dal forte significato storico e ideale: due Presidenti della Repubblica, a distanza di quasi un quarto di secolo, a rendere omaggio allo stesso luogo, quasi a sancire la continuità del rapporto tra l’Italia e una delle più grandi comunità italiane all’estero.

E i numeri, del resto, sono eloquenti: circa 750 mila iscritti all’AIRE e una comunità stimata in 30 milioni di discendenti di emigrati italiani, molti dei quali arrivati in Brasile tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Curata da Aristides Corrêa Dutra, la mostra si sviluppa in tre sezioni tematiche che accompagnano il visitatore lungo un percorso cronologico ben costruito.

La prima sala è dedicata alla nascita della Casa d’Italia, con progetti, planimetrie e documenti originali relativi alla sua ideazione negli anni Trenta, inclusi i lavori degli architetti Riccardo Buffa, Giulio Cellini e Clemente Busiri Vici. È una sezione che restituisce con efficacia il contesto storico e il ruolo della comunità italiana nella realizzazione di uno spazio rappresentativo nel cuore di Rio.

Il secondo nucleo affronta una fase delicata ma fondamentale: l’appropriazione dell’edificio da parte del governo brasiliano e la successiva restituzione alla collettività italiana negli anni Settanta. Un passaggio che racconta, meglio di molte parole, come la storia delle istituzioni si intrecci inevitabilmente con quella delle comunità.

La terza sezione guarda invece al presente: la Casa d’Italia come sede dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Italiano, polo di diffusione culturale e diplomatica, oltre che protagonista del processo di riqualificazione avviato dal 2012. Un percorso che ha ampliato la funzione dello spazio, aprendolo a iniziative culturali, educative e gastronomiche.

Particolarmente apprezzato dal pubblico l’ambiente interattivo che riproduce la vista dalla finestra del Consolato, una soluzione espositiva raffinata e coinvolgente che arricchisce l’esperienza del visitatore.

Di rilievo anche la presenza istituzionale e giornalistica. Il presidente del gruppo Comunità Italiana, Pietro Petraglia, ha sottolineato l’importanza degli interventi di recupero dell’edificio, mentre la stampa italiana in Brasile, attraverso l’ASIB, è stata rappresentata dal cronista Miguel Toscano, in rappresentanza del presidente, avv. Giuseppe Arnò. Presenti anche il CONI, con il delegato Alfredo Apicella, e altre autorevoli istituzioni.

La serata si è conclusa con un cocktail elegante e perfettamente all’altezza dell’occasione, suggellando il successo di una manifestazione riuscitissima.

Perché, in fondo, gli edifici non sono soltanto muri, finestre e corridoi. Quando custodiscono una storia, diventano qualcosa di più: una coscienza collettiva, una casa nel senso più pieno del termine.

E la Casa d’Italia di Rio, dopo novant’anni, continua a essere esattamente questo: non solo un luogo, ma un pezzo d’Italia affacciato sul Brasile, dove il passato non si limita a essere ricordato, ma continua a dialogare con il presente.

Giuseppe Arnò in collaborazione con Miguel Toscano

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Foto 1-5 di Miguel Toscano
Foto 6-8 di Alfredo Apicella

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