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Intolleranza e Ideologia, Che fastidio!
L’inverno è stato un attimo, molto fastidioso ma velocissimo. Non tanto per le temperature quanto per le precipitazioni. Da metà dicembre alla scorsa settimana ha piovuto quasi ininterrottamente tanto da non poter uscire da casa tre giorni di seguito senza l’ombrello. Tuttavia, a parte rapide apparizioni il sole ancora non si vede, ed è tutto ammantato da una cappa di grigio che fa somigliare Roma ai proverbiali cieli di Londra.
Sembra quasi che il meteo abbia scelto un abito adatto ai tempi che corrono. Grigio come il colore del clima che governa la quotidianità di questi tempi, fatta di divisioni scontri e intolleranza. Sul palcoscenico nazionale va in scena il grande spettacolo del referendum, istituto elettorale ormai privo di ogni significato originario ma asservito, come ogni altra cosa, alla strumentalizzazione.
Questa volta si vota per esprimere il proprio pensiero sulla separazione delle carriere nella magistratura e in un paese normale, dovrebbe essere solamente un esercizio democratico attraverso cui esprimere la propria opinione. Ma come per effetto di una lente difettosa attraverso cui guardare la realtà italiana, tutto si distorce assumendo altri significati.
Le differenze di pensiero non sono più un elemento su cui intavolare un sano dibattito di crescita sociale, ma assomigliano più ad una lista di proscrizione. Quegli elenchi pubblici in voga nella Roma tardo – repubblicana che erano uno strumento estremo di lotta e stabilivano chi erano i nemici dello stato a cui venivano confiscati i beni ed uccisi, oppure esiliati.
Al giorno d’oggi le pene fisiche e materiali sono state sostituite dalla denigrazione e dal fango gettato a casaccio su chi non la pensa in un certo modo. C’è chi si autoelegge ad organo giudicante, attribuendosi una superiorità morale e culturale da cui scagliare accuse al limite dell’infamante a chi non la pensa come questi “custodi delle verità assolute”.
Ora, se si trattasse di quattro sprovveduti rientrerebbe nella casistica della varia umanità, ma ha del clamoroso quando a farlo sono figure pubbliche tipo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Se questo non è dare del delinquente a tutti quelli che votano sì, è quantomeno un’accusa nemmeno velata di connivenza con la feccia del malaffare italiano, rivolta ai cittadini che non votano come lui. Qualcuno poi ci spiegherà perché il Giudice Gratteri così come tutto il PD nel 2019 si schierava a spada tratta per la separazione delle carriere dei magistrati mentre oggi si trova esattamente dalla parte contraria.
Quello che sembra un po’ a tutti è come il referendum sia solo una scusa per attaccare il governo. Utilizzare qualsiasi cosa per scagliare picconate sulla maggioranza sembra l’unica azione che, in mancanza di idee, programmi e leader credibili, l’opposizione riesca a fare. Una ostinazione priva di basi progettuali davanti alla quale sacrificare anche le coscienze e la propria umanità.
Ora siamo d’accordo che Trump non sia esattamente la persona più simpatica del mondo, e anche che i suoi modi non troppo eleganti spesse volte trasudino arroganza, ma pur di andare contro il governo accusato di sudditanza USA non si può non gioire quando vengono ripristinati i diritti umani.
All’indomani della deposizione di Maduro pur di dare contro al governo, abbiamo persino assistito alla vergogna di manifestanti in piazza che insultavano e davano del traditore a Venezuelani che, con le lacrime agli occhi, gioivano per la fine dei crimini umanitari nel loro paese.
In queste ultime ore stiamo assistendo al tentativo di sopprimere uno dei regimi più sanguinari della storia e che minaccia la pace in tutto il Medio Oriente influenzando il terrorismo di matrice islamica in tutto il mondo. Eppure, nascondendosi dietro un discutibile diritto internazionale, c’è chi ha il coraggio di andare in piazza per schierarsi al fianco di chi ha barbaramente ucciso milioni di persone in questi anni e che, solo negli ultimi mesi, ha trucidato in piazza e appeso alle gru più di 30000 persone, colpevoli solo di volersi liberare dalla tirannia di un regime Teocratico, che solo a pronunciarlo e ridicolo ai giorni nostri.
Qui siamo davanti alla storia, si parla di un evento epocale come la Rivoluzione Francese o la caduta del muro di Berlino, in grado di innescare grandi cambiamenti sociali e geopolitici. In virtù di un’ossessione politica però, c’è chi si gira dall’altra parte non volendolo vedere.
Che fastidio! Che fastidio questa miopia sociale, quest’intolleranza verso le idee altrui che fa tanto fascismo al contrario. Che fastidio quest’abuso ideologico che impedisce alle coscienze di riconoscere quella che è stata la loro storia. Come fanno tutti questi manifestanti a non ricordare di quando siamo stati noi ad essere liberati da un regime?
Si accusano oggi gli USA di avere interessi economici, beh certamente, quale guerra non ha interessi economici dietro? Sarebbe comunque più umano pensare ai milioni di donne libere di togliersi il velo e alla libertà di tutti di esprimere le proprie idee senza essere barbaramente ammazzati e c’è da giurarci, a loro non frega assolutamente nulla se lo scopo degli americani è il petrolio o altro. Una coscienza che possa ancora definirsi umana dovrebbe pensare unicamente a questo.
Forse quando è toccato a noi sono venuti per salvaguardare la ricetta degli spaghetti alla carbonara e il Chianti, oppure per l’enorme opportunità economica del Piano Marshall? Come mai allora, questi figli di generazioni del boom economico, cresciuti con i Levis bevendo Coca Cola sulla veranda della casetta al mare solo ora si pongono il problema degli interessi USA? Che fastidio questa ipocrisia ideologica a scopo governativo!
Nella settimana appena conclusa l’evasione da tutto questo grigiume ce l’ha data il 72° Festival di Sanremo, in linea con i tempi vista l’edizione giudicata non proprio scoppiettante dagli addetti ai lavori. La vittoria è andata al cantautore napoletano Sal Da Vinci con Per sempre sì, brano che nelle sonorità e nella melodia riporta sul podio la classica “canzone Italiana” che poi è la ragion d’essere di sempre del Festival. Al terzo posto, e al passo con i malesseri di cui sopra, si è classificata Che Fastidio! Di Ditonellapiaga, brano di grande originalità dal ritmo travolgente che ha conquistato un po’ tutti anche grazie alla freschezza e alla simpatia della cantante Margherita Carducci che vince anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, assegnato dai compositori dell’orchestra. Il brano ironizza sulle moderne manie, stereotipi e tendenze del momento, “fastidi” con cui l’uomo comune è chiamato a confrontarsi e, spesso a subire dal contesto sociale tutti i giorni. Piccole cose che causano grande “fastidio”, ma niente a che vedere con quello della coscienza.