Vicenza, la Centrale che torna al centro

 

Un libro, tre sindaci e un quartiere unito per restituire alla città un luogo simbolo di memoria e futuro

 

Presentato nella sala del CIM della Parrocchia di San Bortolo il volume “Vicenza, un luogo centrale”, firmato dai giornalisti Giovanni Coviello e Serena Balbo. Il libro ricostruisce la complessa vicenda della Ex Centrale del latte di via Medici: dalla vendita decisa dall’allora sindaco Enrico Hüllweck, che destinò le risorse alla costruzione del Teatro Comunale, al trasferimento dello stabilimento, fino alla lunga battaglia civile del quartiere San Bortolo per riavere quegli spazi come bene pubblico.

All’incontro, moderato dal giornalista ANSA Luca Pozza, erano presenti tre dei quattro sindaci che hanno segnato le tappe di questa storia: oltre a Hüllweck, anche Achille Variati e l’attuale primo cittadino Giacomo Possamai (assente giustificato Francesco Rucco). Ognuno ha offerto il proprio contributo nel volume con una prefazione, riconoscendo, pur da prospettive diverse, il valore di una vicenda che intreccia scelte amministrative, memoria collettiva e partecipazione civica.

Cuore pulsante della narrazione è l’impegno ventennale del Comitato Ex Centrale del latte, guidato da Giancarlo Albera, che ha trasformato un’area dismessa in un simbolo di rigenerazione urbana. Assemblee, proposte, dialoghi con le istituzioni: una perseveranza civile che oggi vede i primi frutti, con l’apertura degli spazi e l’attesa di un bando per la gestione definitiva.

 

Gli autori del libro Serena Balbo e Giovanni Coviello con il moderatore dell’incontro Luca Pozza

Il libro non è solo una ricostruzione storica documentata e ricca di immagini: è uno strumento di memoria attiva. Ricorda agli amministratori gli impegni presi e ai cittadini la forza della partecipazione. Perché la storia della Ex Centrale dimostra che i luoghi non sono solo muri e mattoni, ma relazioni, attese, visioni condivise.

Un elogio sincero va dunque agli autori e al Comitato: in tempi di disaffezione e lamenti a distanza di sicurezza, qui si è scelta la via più faticosa e più nobile, quella del coinvolgimento diretto. La Centrale torna “centrale” non solo urbanisticamente, ma civicamente.

E la lezione è semplice: chi partecipa costruisce. Chi si volta dall’altra parte, al massimo, commenta.

Giuseppe Arnò

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