Atlantici, sì. Nostalgici, no.

 

Piano di Trump per riportare la Russia nell’economia globale, necessario per la sopravvivenza degli Stati Uniti. Da qui il conflitto con l’Europa.

Il piano di Trump è causa del conflitto con l’Europa.

I documenti sono secretati, appena entreranno in nostro possesso li pubblicheremo sul Gruppo, ma non sulla nostra pagina del N.I.E. su FB. I documenti non pubblici, secondo Antenne descrivono il piano di Trump per sbloccare i fondi russi in Europa e far uscire Mosca dall’isolamento. In un contesto geopolitico teso, come abbiamo potuto anche appurare nei due giorni della Conferenza di Monaco, gli Stati Uniti puntano ad una strategia senza precedenti per allentare le relazioni con Mosca, non sappiamo chi sia il suggeritore ma lo immaginiamo. Nel piano a conoscenza di pochi, forse la Meloni, si prospetta la graduale reintegrazione della Russia nell’economia globale. Questo piano, che mira a stabilizzare i mercati globali garantendo al contempo forniture essenziali, potrebbe segnare una svolta nella diplomazia transatlantica.

Al documento riservato hanno lavorato esperti del Dipartimento di Stato e del Tesoro degli Stati Uniti. Il piano propone in particolare, di allentare le attuali restrizioni per consentire alle aziende americane di investire in settori chiave dell’economia russa. Tra i settori interessati figurano lo sfruttamento delle terre rare, minerali essenziali per le tecnologie green e i semiconduttori, oltre alle operazioni di esplorazione petrolifera nelle acque ghiacciate dell’Artico. Queste regioni sono ricche di risorse ma inaccessibili, prive di tecnologie avanzate, per essere esplorate necessitano di una partnership transatlantica per rilanciare l’esplorazione, contrastando al contempo la crescente influenza della Cina nell’area.

Putin sarà disponibile a rompere il patto con Xi Jinping? Dubitiamo.

Oltre agli investimenti diretti, il piano americano sottolinea la necessità di ripristinare i flussi energetici russi verso l’Europa. Di fronte alla crisi energetica che ha scosso il continente, dopo l’interruzione delle importazioni di gas attraverso i gasdotti Nord Stream, Washington pensa di creare meccanismi di transizione sicuri. Ciò include la facilitazione delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo verso gli hub europei, sotto la supervisione internazionale, per evitare shock dei prezzi e garantire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Vengono inoltre menzionate proposte per accordi bilaterali temporanei, incorniciati da clausole di non proliferazione e standard ambientali, volti a mitigare l’impatto sulle famiglie e sull’industria pesante europee (dicasi Germania). Trump teme molto la Germania.

Questo piano spiazza l’Europa, anzi la mette in un angolo. Rappresenta secondo gli esperti americani un’opportunità pragmatica. La Russia detiene quasi il 20% delle riserve mondiali di gas e una quota significativa di metalli essenziali, rendendo il suo isolamento economico controproducente a lungo termine. Reintegrare Mosca potrebbe accelerare la ricostruzione ucraina, utilizzando le entrate dalle partnership Russia-Stati Uniti per un fondo di riparazioni, e stabilizzare le catene di approvvigionamento globali colpite dalle sanzioni.

L’approccio americano si inserisce in una visione più ampia di de-escalation economica, ispirata dai negoziati che inizieranno la settimana prossima a Ginevra. Il piano prevede un possibile accordo diplomatico, in cui la graduale revoca delle sanzioni sarebbe subordinata a concessioni in materia di sicurezza, come il congelamento dell’avanzata militare russa. Un qualcosa di simile è stato discusso in una riunione a porte chiuse a Bruxelles, con la partecipazione di rappresentanti della Commissione Europea e del solo Ministero degli Esteri francese. Se il piano dovesse andare in porto, questa strategia di Trump potrebbe rimodellare le alleanze eurasiatiche, ponendo gli Stati Uniti al centro di un nuovo patto energetico transatlantico. In tutto questo ci potrebbe essere un cambio di strategie su Venezuela e Iran, sicuramente quello che Mosca chiederà in cambio del suo consenso.

Un piano interessante anche per un equilibrio geopolitico, ma di non facile realizzazione per gli ostacoli dei burocrati europei. La UE ormai ha diversificato gli approvvigionamenti, guardando al Qatar e agli Stati Uniti. Sarà disponibile la UE a riaprire le porte a un partner storico come la Russia, visto anche l’estrema russofobia presente in alcuni alti funzionari, a partire dalla Kaya Kallas? Il piano segreto presenta molte novità, potrebbe apportare un V.A. (Valore Aggiunto) nell’economia delle singole Nazioni, soprattutto in un mondo interconnesso come quello attuale. Escludere un player come la Russia inciderà pesantemente sull’economia globale, la Russia è Energia, Terre Rare, agricoltura, tecnologia, nucleare, ricerca, scienza. Le potenze occidentali devono mettere da parte la loro acredine verso la Russia e guardare al futuro con maggiore positività. Gli occidentali non hanno scelta, hanno sbagliato su tutti i fronti. Per la loro russofobia hanno impoverito l’Europa, sono stati buttati miliardi di dollari che potevano essere destinati alle infrastrutture delle singole nazioni, alle popolazioni europee per migliorare il loro stato sociale, al welfare, alla sanità, montagne di denaro che avrebbero contribuito a fare dell’Europa un grande continente. D’altra parte, il mea culpa di questi leader che hanno partecipato alla spartizione illecita dei fondi destinati all’Ucraina, probabilmente comporterà il carcere per vari funzionari UE. L’FBI ha i loro nomi appartenenti a tutti i partiti, da quello con funzioni apicali al semplice parlamentare. Chissà se Trump intende avvalersi della lista per riportare alla ragione i leader europei????? Staremo a vedere.

Maurizio Compagnone

Analista Geopolitico

 

Dialogo semiserio tra opinionisti su Russia, America e illusioni continentali

Allora? L’Europa si riavvicina alla Russia?
— No. E possiamo dirlo con serenità: non è in corso alcuna luna di miele eurasiatica.

Ma il piano di Donald Trump per reintegrare la Russia nell’economia globale?
— È un’ipotesi americana. E gli americani fanno gli americani: ragionano per interesse strategico, non per risentimento ideologico.

Quindi l’Europa potrebbe seguirli?
— L’Europa seguirà ciò che conviene all’Europa. Ma il suo perno resta l’Alleanza atlantica. Con adattamenti, certo. Le alleanze non sono statue di marmo, sono organismi viventi. Ma restano alleanze.

Dunque nessun ritorno strutturale verso Mosca?
— No. Dopo il trauma energetico e il caso Nord Stream, la parola “dipendenza” è diventata un termine tossico nei palazzi di Bruxelles.

Però Washington pensa a sbloccare fondi, terre rare, Artico…
— Washington pensa a contenere la Cina, a stabilizzare i mercati, a non lasciare vuoti geopolitici. È pragmatismo, non romanticismo slavo.

E l’Europa?
— L’Europa deve fare una cosa sola: smettere di reagire e cominciare a decidere. Restare saldamente occidentale senza diventare periferia strategica.

Quindi?
— Quindi nessun riavvicinamento strutturale alla Russia. Ma nemmeno isterie ideologiche. L’Atlantico resta il nostro orizzonte. Con qualche vite da stringere e qualche lezione da imparare.

Perché le alleanze si aggiornano.
I nostalgismi, invece, si pagano.

Giuseppe Arnò

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