Bolca, eden dei fossili.

Verso il  riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Peccato per la mancata considerazione della famiglia Cerato,

pioniera nei rinvenimenti lungo sette generazioni

 

Massimiliano Cerato
Massimiliano Cerato e Claudio Beccalossi a sin.

   Bolca (Vestenanova, Verona) – Un paesino della Lessinia (Prealpi veronesi) ad 803 m s. l. m., dai trascorsi cimbri (per loro chiamata Bulk), disposta sulla valle percorsa del torrente Alpone che scaturisce proprio lì, in località Scaronsi e, scorrendo su rocce di natura vulcanica, confluisce nel fiume Adige, nei pressi d’Albaredo d’Adige.

   Qui è stata accolta con un “Finalmente!” la notizia del via libera alla candidatura ufficiale degli affioramenti fossiliferi di Bolca e della val d’Alpone (San Giovanni Ilarione e Roncà), nel 2027, a Patrimonio dell’Umanità, più propriamente Patrimonio Mondiale, dell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), con sede centrale a Parigi.

   Il 22 gennaio scorso, infatti, s’è riunito da remoto a Roma, presso il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il Consiglio direttivo della Commissione Nazionale per l’UNESCO stabilendo, come proposta italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale per il 2027, “Gli ecosistemi marini dell’Eocene a Bolca e nella Val d’Alpone”.

   Il comunicato diffuso dal Palazzo della Farnesina ha sottolineato l’importanza paleontologica internazionale dei 15 siti fossiliferi di Bolca, San Giovanni Ilarione e Roncà, esaminati fin dal XVI secolo, che evidenziano l’evoluzione di fauna e flora marine (in litorali ed acque poco profonde) nel Medio e Basso Eocene (suddivisioni geologiche tra i 56 ed i 38 milioni di anni fa).

   La candidatura è stata sostenuta dall’Associazione Temporaria di Scopo (ATS) “Val d’Alpone – Faune, flore e rocce del Cenozoico” (del quale fa parte l’Eocene), con il supporto dei ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e della Cultura. Successivamente, entro il 30 gennaio, la designazione ha preso la strada del Centro del Patrimonio Mondiale, nella capitale francese, tramite il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’UNESCO.

   Gli organismi consultivi hanno il compito di verificare i requisiti per poi presentare l’istanza d’iscrizione all’illustre Lista nel 2027, durante la seduta del Comitato della Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale dell’Umanità, adottata dall’UNESCO nel 1972 e ratificata dall’Italia nel 1977.

   L’orgoglio per il decisivo passaggio burocratico, però, ha lasciato una punta d’amaro negli abitanti della Val d’Alpone, soprattutto tra i bolchesi più anziani ed attaccati alle proprie radici, che hanno visto proseguire e consolidarsi il plurisecolare “miracolo” autoctono di patrimonio e ricerca paleontologici. Parzialmente delusi perché, a parte l’ennesima evidenza pubblica globale del valore scientifico della loro località-madre, hanno constatato che i media si sono “dimenticati” di citare la famiglia Cerato, presente a Bolca da ben sette generazioni, i cui componenti, in epoca lontana lavoratori nell’estrazione di lignite, scoprirono e scoprono tuttora “gioielli” ittici e vegetali fossili, esposti in importanti musei ed appetiti da collezionisti, ambedue anche all’estero.

   In particolare, non è andata giù l’omissione della figura di Massimiliano Cerato, il Pescatore della laguna pietrificata, come venne romanticamente definito, che trasmise ai figli Achille, Erminio e Massimo (operativi tuttora) la quasi obbligata passione per scavi nelle stratificazioni geologiche dove si celano reperti rari, spesso unici, per quantità, specie e stati di conservazione.

   I giacimenti fossiliferi di Bolca, noti in tutto il mondo, sono ubicati nei siti della Pesciara (“Pesciaia”, un tempo Lastrara, proprietà della famiglia Cerato soprannominata Busi per la spiccata predilezione, tramandata di padre in figlio, ad infilarsi in gallerie e cunicoli alla ricerca di fossili e minerali) nel monte Purga (vulcano attivo una cinquantina di milioni di anni addietro), oltre a quelli dello Spilecco e del Postale.

   Eccezionali resti fossili di pesci (squali inclusi, oltre a quelli di crostacei, cefalopodi, meduse, policheti, foraminiferi, molluschi, coralli, echinidi, carapaci di tartarughe ecc.), di piante tropicali terrestri ed acquatiche (palme, alghe, fanerogame marine) e perfino di coccodrilli, serpenti, insetti e piume di uccelli, sono stati rinvenuti e continuano a… riaffiorare dall’arcaico passato, testimoniando la considerevole biodiversità d’un habitat marino-costiero di tipo lagunare.

   Massimiliano Cerato, scomparso il 22 settembre 2012 ad 86 anni d’età, fu il “papà” degli splendidi esemplari di pesce angelo (Eoplatax papilio) da lui scoperti nel 1972, nel cuore… ittico della Pesciara e nel 1989, nelle viscere del monte Postale. “Colpi grossi” tra molti altrettanto prestigiosi andati a segno nella sua lunga carriera di Sherlock Holmes dei fossili, “corteggiato” da illustri geologi e paleontologi, come Günther  Viohl, direttore dello Jura-Museum (Museo del Giura), situato nell’ala nord del castello di Willibaldsburg, ad Eichstätt, in Baviera, noto per i suoi fossili del Giurassico (rettili marini, pterosauri, pesci predatori, gamberi, limuli, squali ecc.), per lo scheletro quasi completo del piccolo dinosauro teropode predatore carnivoro Juravenator, per l’esemplare d’uccello primordiale, l’Archaeopteryx, ritrovati nelle cave di calcare litografico di Solnhofen. Eichstätt è gemellata dal 1973 con Bolca.

   Cavaliere (per meriti paleontologici), con titolo assegnato il 27 dicembre 1979 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, Massimiliano visse nella spaziosa abitazione di famiglia a fianco del Museo dei fossili di Bolca (https://museodeifossili.it). Delle stanze sempre affollate, a pianterreno, furono adibite ad ulteriore esposizione di reperti e vendita alla buona di fossili e minerali.

   In sua memoria sono state dedicate la scuola secondaria di primo grado a Vestenanova, in piazza Roma 9 e la rinnovata sala al piano superiore dello stesso Museo dei fossili, nella “sua” Bolca. La moglie, Rosetta Franchetto, è deceduta nel novembre 2014, ad 81 anni.

 

Claudio Beccalossi

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