Addio a Valentino Garavani, l’ultimo imperatore che vestì il mondo di eleganza
Se ne va a 93 anni Valentino Garavani, e con lui un’idea di moda che oggi sembra quasi d’altri tempi: solenne senza essere polverosa, aristocratica senza chiedere permesso. Valentino non è stato solo uno stilista: è stato un regime estetico, una monarchia assoluta fondata su ago, forbici e disciplina dello stile.
In un’epoca che confonde spesso l’eccentrico con il geniale, lui rimase ostinatamente fedele a un’idea semplice e severa: la donna doveva essere bella, punto. Non “provocatoria”, non “decostruita”, non “concettuale”. Bella. E possibilmente perfetta. Per farlo, inventò un’arma cromatica definitiva: quel rosso inconfondibile, carminio, porpora, corallo e un pizzico d’impero romano, nato da un colpo di fulmine all’Opera di Barcellona e diventato passaporto universale dell’eleganza.
Valentino vestì dive, first lady e regine vere, ma soprattutto vestì un’idea di femminilità che non chiedeva scusa a nessuno. Jackie Kennedy, Monica Bellucci, Gwyneth Paltrow: tutte accomunate da quell’atto di fede che era indossare Valentino, cioè accettare una visione del mondo prima ancora che un abito. Non a caso lui stesso detestava le mode passeggere: minimalismo, grunge, sciatteria elevata a manifesto. “Un’offesa alle donne”, diceva. E probabilmente aveva ragione.
Roma fu il suo cuore, Parigi il suo palcoscenico. Piazza Mignanelli il suo regno terreno. Lì nacque e lì resterà la sua eredità, oggi affidata a fondazioni, mostre e a un marchio passato di mano in mano, come spesso accade agli imperi quando l’imperatore è ancora vivo. Ma Valentino, a differenza dei suoi successori finanziari, non smise mai di disegnare: neppure di notte, raccontava Giammetti. Perché lo stile, per lui, non era un lavoro: era una condanna dolcissima.
Il suo addio alla moda fu una festa faraonica, degna del soprannome che si era conquistato: Ultimo Imperatore. Colosseo, templi, mille invitati e il rosso ovunque, come una firma lasciata sulla storia. Oggi quella firma resta, più resistente del tempo e delle tendenze.
E mentre il mondo corre verso il casual eterno e l’eleganza viene archiviata come un lusso superfluo, Valentino se ne va con la compostezza di chi sa di aver già vinto. Perché le mode passano, gli stili sopravvivono. E il rosso, quello vero, non scolorisce mai.
Giuseppe Arnò
