Nel decimo anniversario della scomparsa di Luigi Le Voci, una targa restaurata diventa simbolo di identità e continuità culturale
Castrovillari celebra la cultura nel segno della memoria e della gratitudine. Nel decimo anniversario dell’andata via del Maestro Luigi Le Voci, la città rende omaggio a una delle sue figure artistiche più rappresentative attraverso un gesto concreto, silenzioso e duraturo: il recupero di una targa in marmo contenente un’iscrizione poetica scritta di proprio pugno dall’artista.
L’iniziativa è stata promossa dal Museo di Palazzo Baratta, oggi inserito nel Sistema Museale di Castrovillari e responsabile anche della gestione della Pinacoteca dedicata al Maestro Le Voci. Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Associazione Luigi Le Voci, rappresentata dall’avvocato Francesco Fasanella, e grazie al sostegno della famiglia Baratta, nella persona del N. H. Dott. Don Paolo Baratta e della consorte Donna Alessandra Ciccarelli, che hanno messo a disposizione i fondi necessari.
La targa, finalmente recuperata dopo anni di oblio, è affidata alle mani esperte del Maestro scultore Angelo Cherillo, che ne curerà il restauro con sensibilità e rispetto, restituendo piena leggibilità e dignità a un’opera che è insieme testimonianza artistica e lascito umano. Al termine dell’intervento, il manufatto verrà esposto al pubblico, diventando occasione di riflessione sul messaggio poetico e sul valore della memoria condivisa.
Non si tratta soltanto di un intervento conservativo, ma di un atto culturale nel senso più alto del termine: riaffermare il legame tra un artista e la sua comunità, tra l’opera e il luogo che l’ha generata. In una giornata carica di valore affettivo e simbolico, Castrovillari dimostra che la cultura non è un bene effimero, ma una responsabilità che si rinnova nel tempo.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno reso possibile questo recupero: alla famiglia Baratta, al Maestro Cherillo e all’avvocato Fasanella. Grazie a loro, una voce incisa nel marmo torna a parlare, ricordandoci che l’arte, quando è autentica, non se ne va mai davvero.
di Redazione