Più di venti milioni di visitatori a Santa Maria Maggiore per il Giubileo 2025.

Nella basilica che accoglie le spoglie di otto pontefici, tra cui quella di papa Francesco

 

La Santa Culla
Tomba Papa Francesco
Esterno della Basilica di Santa Maria Maggiore
Sepolcro di Papa Sisto V
Porta Santa

 

 Roma – All’imbrunire del Natale il cardinale arciprete, dal 4 luglio 2025, della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore (una delle quattro basiliche maggiori o patriarcali di Roma con Porte Sante, le altre tre sono San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura), Rolandas Makrickas (Biržai, Lituania, 31 gennaio 1972), ha officiato il rito solenne della chiusura della Porta Santa della stessa chiesa, aperta il 1° gennaio scorso per il Giubileo 2025 e che è stata percorsa da più di venti milioni di fedeli, pellegrini e turisti.

La data del 25 dicembre ha un preciso significato: nella basilica, infatti, sono conservate le reliquie della Santa Culla (Holy Cradle) che accolse Gesù Bambino alla sua nascita. Per questo motivo il complesso liturgico viene considerato “Betlemme dell’Occidente”.

L’alto numero di visitatori nel 2025 è dovuto anche all’inumazione all’interno, dal 26 aprile 2025, delle spoglie di papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, Argentina, 17 dicembre 1936 – Città del Vaticano, 21 aprile 2025), 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano e primate d’Italia dal 13 marzo 2013.

Assieme a lui, altri sette pontefici hanno qui la loro tomba: papa Onorio III (al Soglio di Pietro dal 1216 al 1227); papa Niccolò IV (dal 1288 al 1292); papa Pio V (dal 1566 al 1572); papa Sisto V (dal 1585 al 1590); papa Clemente VIII (dal 1592 al 1605); papa Paolo V (dal 1605 al 1621) e papa Clemente IX (dal 1667 al 1669). Nel sito sono venerati pure i resti di San Mattia Apostolo e di San Girolamo Dottore della Chiesa.

Nei pressi dell’altare maggiore, nella navata laterale destra, poi, un’epigrafe latina ricorda il sepolcro di Pietro Bernini (Sesto Fiorentino, 6 maggio 1562 – Roma, 29 agosto 1629, pittore e scultore) e del figlio Gian Lorenzo (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680, scultore, pittore, architetto, urbanista, scenografo, commediografo), artisti che operarono anche nel luogo sacro.

La basilica di Santa Maria Maggiore o basilica Liberiana (più esattamente, Papale Basilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Liberiana di Santa Maria Maggiore), area extraterritoriale della Santa Sede, è situata sul colle Esquilino (nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Roma Termini). Il complesso religioso è connesso alla monarchia spagnola ed il re di Spagna, oggi Felipe VI (Madrid, 30 gennaio 1968), è protocanonico d’ufficio del capitolo della basilica.

Sorta originariamente, stando alla tradizione, nel corso del pontificato di Liberio (dal 352 al 366), la chiesa fu rifatta o ristrutturata da papa Sisto III (in carica dal 432 al 440) che la consacrò all’adorazione della Madonna, la cui maternità miracolosa venne riconosciuta dal concilio di Efeso (431), in Asia minore oggi Anatolia, terzo concilio ecumenico indetto da Teodosio II (Costantinopoli, 10 aprile 401 – Costantinopoli, 28 luglio 450), imperatore romano d’Oriente dal 408 fino alla sua scomparsa.

 

Servizio e foto di

Claudio Beccalossi

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