Tra legittima difesa e arresto “in differita”, il nuovo corso legislativo mette fine alla tradizionale impunità del ladro di professione. D’ora in poi, entrare in casa d’altri potrà costare più caro del previsto.

No, non siamo tornati al vecchio West, dove si sparava per un mazzo di carte truccato o per una parola di troppo. Ma qualcosa di antico, direbbe Pascoli, torna a far capolino tra le pieghe del codice penale: l’Articolo 52, quello della legittima difesa, rispolverato, lucidato e rimesso in pista. La Legge n. 36 del 26 aprile 2019 già aveva stabilito che chi si difende nella propria abitazione o nel luogo di lavoro non è punibile, purché la reazione sia proporzionata e dettata da un grave turbamento.
Ebbene, oggi si aggiunge un tassello. Un disegno di legge, numero 1532/2025, primo firmatario il senatore Raffaele Speranzon di Fratelli d’Italia, propone di impedire ai malintenzionati di rivalersi, civilmente o economicamente, contro chi ha osato difendersi. Tradotto: se entri in casa altrui e prendi una pallottola, non puoi chiedere i danni.
Era ora. Perché fino a ieri, il copione era questo: il ladro ruba, il padrone di casa reagisce, e a finire nei guai è proprio quest’ultimo, condannato a risarcire il malcapitato rapinatore. “Cornuto e mazziato”, come da tradizione giuridica nazionale.
A dare corpo alla teoria, la cronaca recente: a Rovigo, un 68enne ha sparato contro un gruppo di ladri entrati nella sua abitazione, ferendone uno. Non è indagato. Ha agito per difendersi, e per una volta la legge è dalla parte giusta della barricata.
Ma non finisce qui. La Lega ha presentato un altro disegno di legge, “Norme in materia di furto in abitazione e furto con strappo”, che introduce l’arresto in flagranza differita: se ti beccano su una videocamera, anche 48 ore dopo, è come se ti avessero preso con le mani nel sacco. E senza bisogno che il derubato reciti il Padre Nostro prima di far scattare l’allarme.
Insomma, qualcosa si muove. E lo Stato, che finora pareva più interessato al benessere del ladro che a quello del derubato, finalmente pare voler rimettere in equilibrio la bilancia della giustizia. Come ricordava sant’Agostino: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”
Conclusione.
E allora, signori ladri, un consiglio spassionato: cambiate mestiere. Perché con queste leggi nuove, rischiate di fare gli onesti… per forza.
Giuseppe Arnò
