Mentre Mosca ci misura la temperatura dai fondali e i Balcani tornano a fumare, l’Europa si interroga su bonus, pensioni e sostenibilità. Poi ci chiederemo, come sempre, chi mai avrebbe potuto prevederlo.
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La minaccia russa, parola dell’ambasciatrice estone presso la Santa Sede, non è un affare di confini, ma di sopravvivenza continentale. E non serviva un’enciclica per capirlo: bastava leggere un po’ di storia, quella che in Europa si preferisce dimenticare, perché “non inclusiva”.
In teoria, basterebbe questa consapevolezza per smettere di contare le centesime della spesa pubblica e investire in ciò che ancora può garantire la libertà. Ma noi, no: noi vogliamo discutere di sanità, scuola, pensioni… come se un esercito potesse essere respinto a colpi di detrazioni fiscali. Quando il buon Vladimir deciderà di allungare il passo, altro che riforme sociali: ci sarà da riformare l’alfabeto, e in cirillico.
Eppure, in questa sceneggiatura da commedia nera, la Meloni fa la parte della realista: punta al riarmo e tenta l’equilibrio tra Washington e Bruxelles. Perché, piaccia o no, i popoli disarmati non ispirano pace, ispirano appetito.
Intanto la Russia ci spia dai mari, usando tecnologie occidentali comprate tramite terzi. Noi indignati, ma sempre con garbo, come chi scopre il ladro in casa e gli offre un caffè. E sulle petroliere “ombra” di Mosca, che violano le sanzioni? L’Europa fischietta e guarda altrove: forse teme che l’orso si offenda.
Quanto al “Green Deal”, ci vorrebbe un “Green Stop”. Non per sfiducia ecologica, ma per semplice priorità: se finiamo colonizzati, sarà dura parlare di transizione energetica sotto la luna di ferro del Cremlino.
Nel frattempo, i Balcani tornano nervosi. Tajani e Starmer sorridono e parlano di “riunificazione pacifica”, ma là sotto la polvere è ancora calda. E quando quella regione brucia, l’Europa scopre sempre di aver finito l’acqua proprio in quel momento.
C’è almeno una buona notizia: l’accordo tra Leonardo, Thales e Airbus. Finalmente un progetto che ci fa guardare allo spazio, e non per cercare un pianeta su cui fuggire. Ma basterà a compensare la nostra cronica miopia terrestre?
L’Europa resta un continente di ottime intenzioni e pessimi riflessi. Ci vuole un’aggressione per ricordarci che la libertà costa, e non si paga a rate. Continuiamo a predicare solidarietà e sostenibilità, ma ci manca l’unica cosa che può garantire entrambe: la forza.
E quando, tra qualche anno, ci chiederemo “chi l’avrebbe mai detto?”, qualcuno potrà rispondere: tutti, tranne noi.
di Redazione
