La stampa col naso tappato


Quando i giornali non sanno più cosa fiutare, si buttano sul primo profumo d’incenso indiano che passa.




La stampa annoia quando non sa scegliere le notizie. E non perché manchino gli argomenti,  di guerre, crisi e scandali ne abbiamo in abbondanza,  ma perché manca il fiuto. Quello che un tempo distingueva il cronista dal compilatore di agenzie, l’occhio attento dal dito pigro sul “copia e incolla”.

Prendiamo l’India. Ogni volta che un leader occidentale stringe la mano a Narendra Modi, ecco il titolo fotocopia: Svolta storica nei rapporti tra [inserire Paese] e l’India.
Una svolta talmente storica che dopo quarantotto ore non se ne parla più. Come una caccia al tesoro senza tesoro, dove la stampa si entusiasma per la mappa e dimentica la meta.

L’India, per carità, merita tutto il rispetto del mondo: la sua crescita economica è stata impressionante, la sua democrazia, pur zoppicante, è un caso unico nel suo genere, e il fascino di Bollywood non si discute. Ma, diciamocelo, la “svolta” nei rapporti con questo gigante dai piedi d’argilla non può essere la notizia del secolo ogni volta che un premier atterra a Mumbai.

L’ultimo “fortunato” a finire nel tritacarne delle svolte è il britannico Keir Starmer, il cui viaggio a Mumbai pare sia stato interpretato come un nuovo capitolo nella saga geopolitica tra l’Occidente e il Subcontinente. In realtà, un capitolo scritto dalla stampa più per riempire pagine che per informare. Perché, ad esser franchi, con Gaza in tregua e l’Ucraina in pausa di riflessione, le redazioni devono pur tenere occupati i tasti delle tastiere.

Così l’India diventa la star della grande giostra internazionale: esotica, colorata, piena di promesse e di contraddizioni. E mentre i giornali si perdono in incensi e sari di seta, pochi si accorgono di chi davvero muove i fili dietro le quinte.

Ad esempio un certo Donald Trump, che, tra un comizio e una causa giudiziaria, è riuscito, con il suo inconfondibile stile da cowboy,  a combinare a Gaza ciò che nessuno aveva osato immaginare. E con la sua solita galanteria, pare abbia saputo conquistare anche la nostra Meloni.

Ma su questo, silenzio stampa. Forse perché la pace, se non fa sangue, non fa notizia.

E così la stampa continua a rincorrere miraggi, sventolando “svolte storiche” come bandierine a un carnevale geopolitico. Peccato che, quando c’è davvero da raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, molti cronisti sembrano essersi dimenticati come si annusa.

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