Non basta una poltrona in banca per diventare marionetta della finanza

Se fosse così, Mario Draghi avrebbe governato per conto di Goldman Sachs: invece ha guidato l’Italia da indipendente.

Capisco l’osservazione del lettore che collega Friedrich Merz a BlackRock. Tuttavia, occorre distinguere: se un politico ha lavorato in grandi istituzioni finanziarie, ciò non lo rende automaticamente il “braccio” di quelle realtà in politica. Confondere l’esperienza passata con la subordinazione permanente rischia di ridurre l’analisi a slogan complottisti.

L’idea che Friedrich Merz sia “l’uomo di BlackRock” ricorda un vecchio vizio: ridurre la politica a una sceneggiata di burattini e burattinai. Certo, Merz ha avuto incarichi di peso in finanza, come altri prima di lui, ma da qui a dire che sieda al Bundestag con le istruzioni del capo ufficio è un salto logico degno di una spiritosaggine.
Prendiamo un esempio di casa nostra: Mario Draghi. Curriculum da manuale del “grande complotto internazionale”;  Banca d’Italia, BCE, Goldman Sachs. Eppure, quando ha guidato l’Italia, non ha telefonato ogni mattina a Wall Street per chiedere cosa cucinare a Palazzo Chigi. Ha fatto politica da indipendente, spesso prendendo decisioni indigeste proprio a chi lo aveva incrociato nel percorso professionale.
Un passato in istituzioni economiche dà competenze, reti, capacità di gestione. Non è un tatuaggio indelebile né un giuramento eterno di fedeltà. Confondere formazione con subordinazione è un po’ come pensare che chi ha lavorato in un ristorante diventi per sempre schiavo del menù: semplificazione comoda, ma non molto seria.

Giuseppe Arnò

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