La finestra su Roma di Bruno Fulco

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Nulla di nuovo all’orizzonte

 

 

Anche se l’estate finisce ufficialmente il 21 settembre, quest’ultimo fine settimana da bollino rosso sulle autostrade ne segna mentalmente la fine. Malgrado i proclami catastrofici su quello che doveva essere la stagione calda, a parte una manciata di giorni di caldo asfissiante si è rivelata abbastanza tiepida tanto che è stata forse la seconda parte di luglio quella con il clima migliore, premiando inaspettatamente chi sceglie per le proprie vacanze le settimane ai margini dell’alta stagione.

Una sorta di “evento di chiusura stagionale, è stata la bomba d’acqua che ha appena colpito Milano e ancor più gravemente, le precipitazioni che si sono abbattute copiosamente su tutta la regione Lombarda. I vigili del fuoco sono intervenuti 49 volte nella sola Milano e ben 471 volte in tutta la Lombardia, per allagamenti, alberi caduti o pericolanti. Purtroppo un classico di fine stagione che tuttavia, almeno a Roma e dintorni, lascia ancora la speranza di un ultimo insperato fine settimana sulle coste Laziali per prepararsi lentamente alle stagioni buie.

Settembre segna la seconda tappa dell’anno. A gennaio si parte sempre con nuovi progetti ed intenzioni mentre nella pausa estiva ci si resetta per prepararsi al rush finale che porterà alla fine dell’anno. A bocce ferme durante le ferie liberi dalla routine, ci si guarda intorno per scoprire tristemente che il panorama intorno a noi rimane pressoché immutato. La guerra è diventata ormai una presenza quasi normale delle nostre vite, e pur lasciando un alone di estrema tristezza non sconvolge riesce più a sconvolgere le nostre coscienze abituate a conviverci nella quotidianità.

È una triste realtà, ma forse meno ipocrita di quanto sembrano le tante proteste fini a sé stesse. È facile infatti protestare, ci fa sentire dalla parte dei buoni e dei giusti, ma nella realtà serve a poco se non a nulla e questo vale per le guerre come per tante altre cose. La vera protesta infatti sta nei gesti, negli atteggiamenti e nelle scelte che si operano nella vita. Più che battersi il petto in pubblico come novelli farisei, è forse più utile esercitare quelli che sono i nostri poteri come parte attiva del sistema, ad esempio come i consumatori quali siamo.

Sono tante le aziende che sostengono attivamente il rifornimento delle truppe israeliane, dalle catene di supermercati tra i più noti ai fast food più famosi del mondo, oppure aziende produttrici di hardware e software che noi tutti utilizziamo più o meno comunemente, e tante altre aziende ancora.

Ebbene il consumo critico è una forma di boicottaggio che dà risultati reali e temuti da chi ne è oggetto. Liste di prodotti e aziende da boicottare sono facilmente reperibili in rete, così come associazioni che organizzano campagne mirate che ne assicurano l’efficacia. Altrimenti riempire l’aria di proclami urla e parole serve a poco se non a sentirsi fighi e pettinarsi l’anima.

Guardando più strettamente in casa nostra la stagione politica alle porte si annuncia sello stesso leitmotiv degli ultimi tempi. Da una parte un governo sempre più incarnato da Giorgia Meloni, che ribatte colpo su colpo gli attacchi di un’opposizione diventata ormai solamente ideologica e priva di costrutto, che si attacca ciecamente ad ogni appiglio compreso il conflitto israeliano -palestinese pur di contestarne l’operato.

A tal proposito così si è espressa la premier in un post su Facebook: “Leggo che alcuni esponenti della sinistra – come Bonelli, Fratoianni e compagnia – vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale” ricordando la richiesta di questi a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia e che ora secondo la premier punterebbero: “addirittura a un processo internazionale”, tirando in ballo il conflitto israelo-palestinese “in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra”. Concludendo poi con quelle che reputa evidenze: “La prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell’immagine dell’Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno”.

Nei prossimi mesi purtroppo c’è da aspettarsi che il dibattito prosegua su questa linea, senza tentare nemmeno la strada di un apporto costruttivo da parte dell’opposizione di cui il paese avrebbe estremamente bisogno per crescere veramente. Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte, il Campionato di calcio è iniziato e il popolo si ubriacherà nuovamente di questo togliendo attenzione alle cose pubbliche. La ruota gira, così è e così sempre sarà.

Intanto in attesa della proposta autunnale degli eventi culturali, la capitale propone fino al 21settembre a Palazzo Bonaparte: “Elliott Erwitt. Icons” più di una mostra fotografica, un invito a osservare il mondo con leggerezza, empatia e meraviglia attraverso 80 scatti iconici di un artista capace di cogliere l’anima del Novecento e di trasformare attimi ordinari in immagini indimenticabili.

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