Tra Alicia Keys, Eros Ramazzotti e l’exploit di Sal Da Vinci, l’Ariston vive la notte più vivace: musica al centro e classifica che si accende
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La terza serata del Festival scorre veloce, brillante, finalmente concentrata sulle canzoni. A guidare il ritmo, un rodato Carlo Conti affiancato da una frizzante Laura Pausini, capace di alleggerire e tenere il tempo senza sbavature. L’ingresso di Irina Shayk accende l’avvio, ma è la musica a prendersi la scena.
Tra i momenti più alti, l’omaggio di Pausini con “Heal the World” di Michael Jackson insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano: un passaggio intenso che supera la retorica e punta dritto all’emozione. Poi il tuffo nella memoria con Pippo Baudo che introduce Ramazzotti: l’Ariston esplode quando il cantante romano intona “Aurora” in duetto con Alicia Keys e, subito dopo, conquista il teatro con una potente versione di “Empire State of Mind” riadattata per Sanremo.
Ma la serata ha un protagonista indiscusso: Sal Da Vinci. Con “Per sempre sì” mette in fila tecnica, cuore e tradizione, strappa una standing ovation e si commuove. Accanto a lui brillano un’intensa Arisa, sublime anche con un brano non irresistibile, e un Luché in crescita costante. Convince Malika Ayane con classe e misura, mentre Tredici Pietro paga qualche incertezza interpretativa ma porta a casa un buon risultato.
Non manca la leggerezza: Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann è irresistibile e si conferma mattatore della serata. Tra conferme e assestamenti, da Francesco Renga a Mara Sattei, fino a Sayf sempre più a suo agio, la gara prende forma.
La cinquina “randomizzata” vede in testa Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, seguito da Arisa, Sayf, Luché e Serena Brancale. Una classifica che fotografa una serata finalmente compatta, dove le canzoni contano più dei contorni.
Se le prime due notti avevano acceso la curiosità, la terza ha acceso l’Ariston. E quando Sanremo esplode per davvero, significa che il Festival ha ritrovato la sua formula più semplice: voce, emozione, applausi. Il resto è scenografia.
Giuseppe Arnò
