Lungo l´ Avenida Atlântica a Copacabana (Rio de Janeiro) ho avuto il piacere di scoprire Gino Restaurante, uno stupendo locale affacciato sull’oceano, con la sua tipica cucina italiana, prevalentemente napoletana, una magnifica sorpresa per me dopo diversi giorni a Rio, quasi in crisi di astinenza: ottimi la carne ed il pesce della cucina brasiliana, ma (lo ammetto, sono campanilista) l’esigenza di sentire i “nostri” sapori era, ormai, divenuta indifferibile. Soprattutto, avevo una gran voglia di pizza: pizza vera, pizza con pomodoro buono, pizza con olio extravergine di oliva e mozzarella. Da Gino ho incontrato il gran cerimoniere Mimmo, socio e direttore del ristorante, napoletano verace, ed ho potuto soddisfare la mia golosità: fiori di zucca con ricotta, arancini, pizza con vera mozzarella di bufala, tortino al cioccolato, limoncello. A Rio, in realtà, già mi sento a casa: del resto, Sud America e Meridione d’Italia hanno la stessa anima. Da Gino anche un po’ di più, e vorrei aggiungere che questo testo, un po’ somigliante ad una recensione di TripAdvisor, è tutt’altra cosa: è saudade, dolce nostalgia della propria terra che, inesorabilmente e impietosamente, non risparmia gli italiani all’estero. E ha colpito anche me. E poi, come spiegarlo, in italiano non ha una traduzione letterale esatta: la saudade è l’indefinibile insieme di malinconia e tristezza, la mancanza di qualcosa, che sa di mare, di gente in giro per il mondo che lasciano la propria terra per lavorare ed inseguire un sogno e, affacciati su una spiaggia, mentre fumano una sigaretta e guardano l’infinità dell’oceano, pensano ai loro cari, alla famiglia che un giorno riabbracceranno. Una parola meravigliosa che racchiude davvero tutta la somma delle emozioni di chi è lontano, in qualsiasi parte del mondo, e che non va combattuta ma accettata come scotto da pagare per la propria scelta di vita fatta.
Francesca Sesti

