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Esternazioni d’un secessionista tra ieri ed oggi
Il “ritorno in campo” di Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia nei Governi Berlusconi II e III. Col suo Partito Popolare del Nord Verona – “Nostalgia canaglia” (come l’omonima canzone di Al Bano e Romina Power), sì, ma… per la politica attiva. E voglia di rimettersi in gioco nelle elezioni, candidandosi direttamente (come ha fatto alle ultime regionali in Liguria, a Genova e La Spezia, ricevendo, però, appena 34 preferenze) od affiancandosi al raggruppamento che sostiene Riccardo Szumski, leader di Resistere Veneto (nella corsa alle regionali venete, ad esempio). È questo il nuovo corso, in linea col passato accantonato sine die, del sen. Roberto Castelli (Lecco, 12 luglio 1946), ingegnere e, soprattutto, veterano esponente della Lega Nord, già ministro della Giustizia dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 nei Governi Berlusconi II e III, oltre a vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Governo Berlusconi IV. Dopo aver lasciato al suo destino, il 18 settembre 2023, per insanabili contrasti di vedute, Matteo Salvini e la sua Lega, ha fondato, assumendone la presidenza, l’Associazione Autonomia e Libertà per poi creare il Partito Popolare del Nord – Autonomia e libertà – (“per la difesa dei diritti locali e la promozione di un’autonomia di governo territoriale”, tra i fondamenti della vecchia Lega di Umberto Bossi) di cui è segretario federale. Incontrato a Verona, al termine d’una riunione con attivisti amici al Liston 12, locale nella centralissima piazza Bra che abbraccia la celeberrima Arena (anfiteatro romano datato, con qualche riserva, al I secolo d. C.), Castelli ha sfoderato la dialettica combattiva che qualcuno ipotizzava si fosse assopita se non, addirittura, andata definitivamente in pensione. «Sono ancora e sempre realmente autonomista, contro i falsi federalisti. – rimarca l’interessato – Lo dice uno che era nel comitato promotore del referendum consultivo per l’autonomia che s’è tenuto in Lombardia, dove avevamo maturato grandissime speranze. Ricordo che sono andati a votare per il “Sì”, nella mia regione ed in Veneto per la stessa consultazione, il 22 ottobre 2017, oltre cinque milioni di cittadini tra lombardi e veneti (per l’esattezza 2.882.531 in Lombardia e 2.273.985 in Veneto, n. d. a.). Un plebiscito assoluto, perché hanno votato praticamente all’unanimità per una maggior autonomia. Autonomia rivoluzionaria, autonomia che in qualche modo doveva spaccare il Paese, come dicevano ai miei bei tempi. Io sono stato secessionista, lo dico chiaramente. Non lo sono più per un motivo molto semplice: perché la politica è l’arte del possibile e, oggi, non ci sono le possibilità teoriche, istituzionali, costituzionali per poter pensare alla secessione». «Ormai, da anni, la Lega Nord non c’è più perché si chiama Lega Salvini Premier. Da partito federalista è diventata un partito centralista, come tanti. Io l’ho abbandonata per questo motivo. Il nostro scopo, ora, è costruire una nuova realtà autenticamente federalista ed autonomista». «Se noi non arriviamo ad una forma fortissima d’indipendenza tra Nord e Sud siamo morti. – sostiene il sen. Castelli – Faccio soltanto osservare che, in questo Stato centralista, siamo all’ennesimo mese di recessione industriale. Noi stiamo morendo sotto i colpi della globalizzazione e della concorrenza cinese, senza che Roma muova un dito. Dobbiamo smascherare questo falso federalismo che è stato messo in atto da Forza Italia perché è del tutto evidente trattarsi d’uno specchietto per le allodole, fatto per cercar di tirar fuori i voti di chi ancora, in Veneto, è autonomista e federalista». «Prendiamo ancora Forza Italia. Nell’Unione Europea (che scrive leggi che valgono il 60% del totale di quelle che noi dobbiamo seguire) sta con la sinistra e vota con lei. Guarda caso, segretamente, hanno salvato quella brava persona di Ilaria Salis. Allora dobbiamo sbugiardare queste operazioni e dire chiaramente chi è vero federalista ed autonomista. Io ho deciso di tornare in campo, nonostante mi fossi messo felicemente in pensione, perché oggi il centralismo sta vincendo se non ci svegliamo. Soprattutto, sta primeggiando in maniera silenziosa, con norme che stanno venendo avanti, che non si leggono sui giornali, che non si vedono in televisione». «A Roma – punge l’ex ministro – stanno votando un’altra riforma costituzionale per Roma Capitale, per dare ancora soldi. E c’è un’altra norma che va denunciata, diventata legge col voto convinto di tutti (Forza Italia, Lega ecc., Meloni, poi, fa bene, è centralista da sempre). Silenziosamente, accade questo (sarò Cassandra, anche se spero di sbagliarmi, anche se Cassandra era foriera di sciagure ma aveva sempre ragione): vi dico che fra qualche anno non ci sarà più un medico del Nord, saranno tutti meridionali. Perché? Perché hanno fatto una legge diabolica: nelle facoltà di Medicina c’è il numero chiuso, hanno cambiato la legge e si sono inventati che, al primo anno, si possono iscrivere tutti, poi ci sarà una graduatoria, in numero chiuso, che stabilirà chi andrà avanti in base al voto. Si sa come funziona nelle scuole italiane: al Sud danno i voti alti ed al Nord danno i voti bassi. Ergo, siccome questa legge va in vigore quest’anno, prossimamente nelle università italiane ci saranno soltanto giovani meridionali che studiano Medicina. È giusto?». «Cos’hanno fatto, infatti, da furbi? La graduatoria nazionale. E le graduatorie nazionali sono fatte apposta per fregare il Nord. Tant’è vero che noi andremo a presentare un progetto di legge costituzionale che va ad agire non sulla legge ordinaria ma in Costituzione su questo tema. Ma se su queste cose i veneti, i lombardi, i piemontesi non si svegliano, ci stanno facendo fuori. Che il Nord torni a rialzare la testa!». Claudio Beccalossi




