Mercosur, il sì che fa la spesa

  Dazi, promesse e PAC: l’Europa brinda, il Brasile sorride e il carrello aspetta   Dopo venticinque anni di corteggiamenti, rinvii, veti incrociati e mugugni agricoli, l’accordo Ue-Mercosur sembra finalmente aver trovato la strada giusta. A Parigi Giorgia Meloni ha sciolto la riserva, Bruxelles ha aperto il portafoglio e la Politica agricola comune si è vista recapitare una promessa robusta: 45 miliardi in più. Non è romanticismo, è aritmetica politica. E come spesso accade, quando i conti tornano, anche le convinzioni diventano più elastiche. Dal Brasile, dove la parola “dazio” suona come una tassa sull’allegria, la notizia è stata accolta con un applauso convinto. Per una ragione molto concreta: i prodotti agro-alimentari italiani e francesi, qui, costano una piccola fortuna. Formaggi, vini, conserve, olio d’oliva: eccellenze europee sì, ma con prezzi che trasformano la spesa quotidiana in un esercizio di alta diplomazia familiare. Se l’accordo andrà davvero in porto, l’idea è semplice e seducente: meno barriere, più concorrenza, prezzi più gentili. In altre parole, un Parmigiano meno aristocratico e un Bordeaux meno snob. Naturalmente, l’entusiasmo va temperato. La storia insegna che tra le promesse e la cassa del supermercato corre un’autostrada piena di caselli. Il rischio è quello già sperimentato con la benzina: il petrolio scende, il prezzo alla pompa sale e il cittadino resta con la sensazione di aver perso una coincidenza. Perché dovrebbe andare diversamente con i dazi? È la domanda che serpeggia, legittima, tra i corridoi e le cucine. Eppure, per una volta, proviamo a essere ottimisti. Anche perché l’accordo non nasce da un colpo di testa, ma da una lunga trattativa in cui l’Italia, insieme alla Francia, ha fatto pesare il proprio veto iniziale. Non un capriccio, ma una strategia. Il risultato? Più risorse per la PAC, maggiori tutele per l’agricoltura europea e, dettaglio non trascurabile, circa dieci miliardi in più per quella italiana. In altri contesti, concessioni del genere sarebbero state archiviate come “irricevibili”. Qui, invece, “chi la dura la vince” ha funzionato davvero. Il ministro Lollobrigida esulta, Bruxelles si congratula, il Brasile e i Paesi del Mercosur intravedono un mercato da 700 milioni di consumatori e un’Europa un po’ meno chiusa a riccio. Anche Macron, che fino a ieri bloccava tutto con aria marziale, rivendica ora il successo come frutto della sua “determinata mobilitazione”. In politica, si sa, le vittorie sono sempre collettive, soprattutto quando arrivano dopo una giravolta. Resta la saggezza di Napoleone Bonaparte, che su queste cose non era proprio un dilettante: «Se vuoi avere successo a questo mondo, prometti tutto e non mantenere nulla». È una massima che invita alla prudenza, non al cinismo. Perché l’accordo Ue-Mercosur, al netto delle frasi solenni e dei comunicati trionfali, sarà giudicato su un terreno molto più prosaico: quello dei prezzi, delle etichette e della qualità sugli scaffali. Dal Brasile guardiamo con simpatia e interesse. Vorremmo credere che questa volta il libero scambio sia davvero libero e che il consumatore ne tragga beneficio, senza trucchi contabili né sorprese finali. Restiamo in attesa dei fatti, con il carrello mezzo vuoto e l’umore moderatamente fiducioso. Perché ridere, ogni tanto, è meglio che piangere. Ma ancora meglio è avere una buona ragione per farlo. Giuseppe Arnò

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Entre Dados  e Opiniões

Antes de falar em decadência americana ou ascensão chinesa, convém olhar os números e lembrar que sem dados, tudo é só opinião.   a A crítica do leitor à reportagem sobre a eventual liderança da China no comércio com os Estados Unidos toca um ponto sensível: a confiança nas narrativas. Chamá-la de “tendenciosa” é legítimo, mas é preciso cuidado, porque sem dados reais em mãos, acabamos todos opinando no escuro. De fato, a dívida pública dos Estados Unidos está longe de ser “pequena”: em 2025 supera os 36 trilhões de dólares, o equivalente a mais de 120% do PIB. É a mais alta da história americana. Mas chamar isso de colapso iminente também seria precipitado, pois o dólar continua sendo a principal moeda de reserva do planeta e os EUA ainda atraem capital global como nenhum outro país. Já no comércio com a China, os números mostram um quadro ambíguo. Em 2024, os EUA exportaram cerca de 143 bilhões de dólares e importaram mais de 430 bilhões, um déficit gigantesco, mas ainda dentro da lógica de interdependência econômica entre as duas potências. A China lidera em manufaturas, mas depende da demanda americana; os EUA lideram em tecnologia e serviços, mas dependem dos insumos chineses. É um duelo simétrico, não um trono conquistado. Quanto à Índia, agora cortejada por Europa e Ocidente, há também pragmatismo mais do que ideologia. Democracia numerosa, mercado em expansão, alternativa estratégica à indústria chinesa: é natural que vire o novo “modelo” a ser celebrado. Mas, convenhamos, há sempre um quê de propaganda nos entusiasmos internacionais. Em suma, antes de rotular reportagens como tendenciosas ou idolatrar novos impérios, vale o princípio mais simples da economia: sem dados, não há diagnóstico. E, sem diagnóstico, o debate vira fé, não análise. Giuseppe Arnò Foto: licenza pixabay.com     Tra dati e opinioni Prima di parlare di decadenza americana o di ascesa cinese, conviene guardare ai numeri e ricordare che, senza dati, tutto resta solo opinione. La critica del lettore al servizio sulla possibile leadership della Cina nel commercio con gli Stati Uniti tocca un punto sensibile: la fiducia nelle narrazioni. Definirlo “di parte” è legittimo, ma bisogna fare attenzione,  perché senza dati reali a portata di mano, finiamo tutti per opinare al buio. In effetti, il debito pubblico americano è tutt’altro che “piccolo”: nel 2025 supera i 36 trilioni di dollari, pari a oltre il 120% del PIL. È il livello più alto della storia statunitense. Ma parlare di collasso imminente sarebbe altrettanto affrettato: il dollaro resta la principale moneta di riserva mondiale e gli Stati Uniti continuano ad attrarre capitali come nessun altro Paese. Quanto al commercio con la Cina, i numeri disegnano un quadro ambiguo. Nel 2024 gli USA hanno esportato circa 143 miliardi di dollari e importato oltre 430 miliardi: un deficit enorme, ma che rientra nella logica dell’interdipendenza economica tra le due potenze. La Cina domina nella manifattura, ma dipende dalla domanda americana; gli USA primeggiano in tecnologia e servizi, ma necessitano di componenti cinesi. È un duello simmetrico, non un trono conquistato. E l’India? Oggi corteggiata da Europa e Occidente, è più un caso di pragmatismo che di ideologia. Grande democrazia, mercato in espansione, alternativa strategica alla manifattura cinese: è naturale che diventi il nuovo “modello” da celebrare. Ma, diciamolo, c’è sempre un filo di propaganda negli entusiasmi geopolitici. In sintesi, prima di bollare un servizio come tendenzioso o di inneggiare a nuovi imperi economici, vale un principio antico e semplice: senza dati, non c’è diagnosi. E senza diagnosi, il dibattito diventa fede, non analisi.

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In cielo, in terra e in ogni luogo: l’Italia che sorprende (persino se stessa)

Dal realismo “melonesco” che sgonfia i sogni verdi di Bruxelles, ai razzi di Colleferro che puntano alle stelle, fino alle missioni diplomatiche che rispolverano lo spirito di Mattei: l’Italia torna a muoversi, e lo fa con passo deciso e una buona dose di pragmatismo. a a a a C’è un’Italia che, tra un vertice europeo e un lancio spaziale, ha deciso di cambiare aria. E non solo in senso figurato. Quella che fino a poco fa sembrava arrancare dietro ai diktat di Bruxelles oggi prende quota, letteralmente, grazie a una politica che, con una certa dose di buon senso (merce rara a nord delle Alpi), ha rimesso i piedi per terra senza rinunciare a guardare il cielo. Il “Green Deal”, che doveva salvare il pianeta in un battito d’ali, si è rivelato un esercizio di fantasia a breve scadenza. Lo hanno capito anche i tedeschi, che con la loro proverbiale efficienza sono riusciti nell’impresa di licenziare, per la prima volta, nel sacro tempio della metalmeccanica. Segnale che il sogno elettrico, confezionato a Bruxelles e prodotto in Cina, comincia a mostrare crepe vistose. Giorgia Meloni, dal canto suo, non ci gira attorno: “Non ha senso perseguire la decarbonizzazione al prezzo della desertificazione industriale. Non c’è niente di ‘green’ in un deserto”. Parole che, più che un manifesto ambientale, suonano come una lezione di logica elementare. L’Italia, dice la premier, decarbonizza, ma con criterio. Riduce le emissioni, ma non le fabbriche. E intanto, per una volta, la stampa francese e tedesca applaudono. Miracoli del pragmatismo mediterraneo. a a In cielo.Mentre in terra si tenta di salvare il salvabile dalle derive ideologiche del “tutto elettrico”, nei cieli italiani le cose vanno decisamente meglio. Avio, l’azienda che produce razzi e non chiacchiere, chiude i primi nove mesi del 2025 con risultati da capogiro: ricavi e margini in crescita, portafoglio ordini a livelli record, e contratti con Esa, Spacelaunch e Raytheon che fanno invidia ai francesi. Non solo: arriva un accordo da 40 milioni con l’Esa per sviluppare uno stadio superiore riutilizzabile — sì, proprio come SpaceX, ma in salsa tricolore, e un nuovo lancio in orbita previsto per il 2027. Mentre i vicini d’oltralpe discutono di “sovranità spaziale europea”, gli italiani, con la loro ironica sobrietà, ci stanno già volando sopra. a a E in ogni luogo.Sulla terra, invece, si viaggia. Non con i razzi, ma con le valigie diplomatiche. Il ministro Tajani, accompagnato da Piantedosi, ha messo in moto una missione in Africa occidentale che sa tanto di ritorno alle origini: Mauritania, Senegal, Niger. Non a caso il viaggio cade a ridosso dell’anniversario della scomparsa di Enrico Mattei, l’uomo che fece dell’Italia un interlocutore credibile nel mondo e che oggi viene evocato come ispirazione. “Un visionario e un grande italiano”, lo ha ricordato Meloni, e stavolta l’aggettivo non suona retorico. Tajani parla di “dialogo paritario” con l’Africa, e se davvero l’Italia riuscirà a farsi “speaker” dell’Europa verso il Sud globale, sarà la più ardita delle sue missioni recenti. Non più l’Italia del “ce lo chiede l’Europa”, ma quella che sussurra all’Europa come muoversi. a a Insomma: in cielo, in terra e in ogni luogo, l’Italia si muove. Non corre, non salta, non sbandiera, si muove. E lo fa con una sobrietà che par quasi sospetta. Chi l’avrebbe detto che il Paese dei santi, poeti e navigatori sarebbe tornato a navigare anche la geopolitica e a costruire razzi che arrivano in orbita? Forse non è ancora il “rinascimento industriale” che qualcuno sogna, ma per una volta si può dire che l’Italia non sta ferma a guardare. E se in Germania licenziano e a Bruxelles filosofeggiano, da noi, miracolo, si lavora. Come direbbe il buon Montanelli, finalmente un’Italia che vola alto senza montarsi la testa. di Redazione

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Roma – “Birre Preziose”

“Birre Preziose”: il Concorso della Camera di Commercio per le migliori Birre di Roma e del Lazio 26/07/2025 13:15 ROMA\ aise\ – Valorizzare le migliori birre provenienti dai diversi ambiti del territorio di Roma e del Lazio per favorirne la conoscenza e rafforzarne la presenza nei mercati nazionali ed esteri, premiando i prodotti di qualità che possano al tempo stesso conseguire l’apprezzamento dei consumatori. È questo uno degli obiettivi del Concorso Premio Roma “Birre Preziose” che, giunto alla sua quinta edizione, anche nel 2025 premierà le migliori birre di Roma e del Lazio. Il Concorso è promosso dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso Sviluppo e Territorio, Azienda Speciale per lo sviluppo e la crescita di Roma e della regione Lazio, in collaborazione con l’Azienda Speciale Agro Camera ed il sistema camerale regionale. Tra gli obiettivi del Concorso anche quello di far emergere le birre più innovative provenienti dal territorio di Roma e del Lazio favorendo un confronto tra le imprese locali e di stimolare i mastri birrai verso un percorso di costante miglioramento della qualità del prodotto al fine di intercettare stili alimentari diversificati. L’iniziativa, infine, intende favorire lo sviluppo delle startup e, più in generale, dell’imprenditoria giovanile nei settori di interesse. Le imprese interessate possono fare pervenire la domanda di partecipazione entro e non oltre giovedì 9 ottobre 2025 scrivendo a [email protected] Il Regolamento e la Domanda di partecipazione sono disponibili a questo link. (aise) 

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Euronews (Português), Trump e tarifas comerciais

Trump aponta agosto para aplicação das tarifas e procura novos acordos comerciais O Presidente Donald Trump fala com os jornalistas antes de embarcar no Air Force One no Aeroporto Municipal de Morristown, em Morristown, Nova Jérsia. 6 de julho de 2025.© AP/Jacquelyn Martin A administração Trump está a aumentar a pressão sobre os parceiros comerciais para que façam rapidamente novos acordos antes de quarta-feira, dia em que termina o prazo de 90 dias do presidente para a aplicação de tarifas “recíprocas”. Os Estados Unidos tencionam começar a enviar cartas na segunda-feira, avisando os países de que poderão ser aplicadas tarifas mais elevadas a partir de 1 de agosto. O facto aumenta a incerteza para as empresas, os consumidores e os parceiros comerciais dos Estados Unidos, e subsistem dúvidas sobre quais os países que serão notificados, se algo mudará nos próximos dias e se o presidente Donald Trump voltará a adiar a imposição das taxas. Trump e os seus principais conselheiros comerciais dizem que ele poderia estender o tempo para negociar, mas insistem que a administração está a aplicar a máxima pressão sobre outras nações. Kevin Hassett, diretor do Conselho Económico Nacional da Casa Branca, disse ao programa “Face the Nation” da CBS, no domingo, que Trump decidirá quando é altura de desistir das negociações. “Os Estados Unidos estão sempre dispostos a falar com toda a gente sobre tudo”, disse Hassett. “Há prazos, e há coisas que estão próximas, por isso talvez as coisas se atrasem para além do prazo ou talvez não. No final, o presidente vai fazer esse julgamento”. Vídeo relacionado: Tarifas de Trump devem entrar em vigor em 1º de agosto (Dailymotion) Stephen Miran, presidente do Conselho de Conselheiros Económicos da Casa Branca, afirmou igualmente que os países que negoceiam de boa fé e fazem concessões podem “fazer avançar a data”. As tarifas em cima da mesa As tarifas mais pesadas anunciadas por Trump a 2 de abril ameaçavam perturbar a economia mundial e conduzir a guerras comerciais mais vastas. Uma semana mais tarde, depois de os mercados financeiros terem entrado em pânico, a administração norte-americana suspendeu a maior parte dos impostos mais elevados sobre as importações durante 90 dias, quando estes estavam prestes a entrar em vigor. A janela de negociação até 9 de julho conduziu a acordos anunciados apenas com o Reino Unido e o Vietname. Trump impôs taxas alfandegárias elevadas a dezenas de países que têm excedentes comerciais significativos com os EUA e um imposto de base de 10% sobre as importações de todos os países, em resposta ao que chamou de emergência económica. No entanto, muitos economistas receiam que os direitos aduaneiros de Trump tenham o potencial de aumentar a inflação, atrasando os cortes nas taxas de juro e, por conseguinte, prejudicando o crescimento. Há tarifas separadas de 50% sobre o aço e o alumínio e uma tarifa de 25% sobre os automóveis. Desde abril, poucos governos estrangeiros estabeleceram novos termos comerciais com Washington, como exigiu o presidente republicano. Trump disse aos jornalistas, na sexta-feira, que a sua administração poderia enviar cartas já no sábado aos países, explicitando as suas taxas alfandegárias, caso não chegassem a um acordo, mas observou que os EUA não começariam a cobrar esses impostos até 1 de agosto. No domingo, disse que enviaria cartas a partir de segunda-feira aos governos estrangeiros, refletindo as tarifas previstas para cada um deles. “Podem ser 12, podem ser 15”, acrescentou. “Também fizemos acordos”, disse Trump aos jornalistas antes de regressar à Casa Branca, vindo da sua casa em Nova Jérsia. “Portanto, teremos uma combinação de cartas, e alguns acordos já foram feitos”. O presidente e os seus conselheiros recusaram-se a dizer quais os países que receberiam as cartas. O secretário do Tesouro, Scott Bessent, rejeitou a ideia de que o dia 1 de agosto fosse um novo prazo e recusou-se a dizer o que poderia acontecer na quarta-feira. “Veremos”, disse Bessent no programa State of the Union da CNN. “Não vou dar a conhecer o manual”. O governante disse ainda que os EUA estão “perto de vários acordos” e previu vários anúncios importantes para os próximos dias. Não deu pormenores. “Acho que vamos ver muitos acordos muito rapidamente”, disse Bessent. Related Líderes dos BRICS condenam aumento das tarifas em cimeira ensombrada pelas tensões no Médio Oriente Abertura da cimeira dos BRICS no Brasil marcada pela ausência dos principais líderes Visando os países do BRICS Mais tarde no domingo, Trump prometeu impor mais tarifas contra os BRICS, cujos líderes condenaram o aumento das tarifas na cimeira que se realiza por estes dias no Brasil. Trump afirmou, numa publicação na sua plataforma de comunicação social, que qualquer país que se alinhe com aquilo a que chamou “as políticas anti-americanas dos BRICS” será sujeito a uma tarifa adicional de 10%. Euronews (Português) Notícias de confiança da redação da Europa.Descubra a nossa app Faça o download O presidente norte-americano anunciou um acordo com o Vietname que permitiria a entrada de produtos americanos no país com isenção de direitos, enquanto as exportações vietnamitas para os EUA seriam sujeitas a uma taxa de 20%. O imposto de 46% sobre as importações vietnamitas, proposto por Trump em abril, é um dos chamados direitos aduaneiros recíprocos, que visa dezenas de países com os quais os EUA têm um défice comercial. Há uma série de fatores por detrás dos défices comerciais dos EUA, mas a força do dólar, que torna as importações mais baratas para os americanos, está a aumentar a procura de produtos estrangeiros baratos. Questionado sobre se esperava chegar a acordos com a União Europeia ou com a Índia, Trump disse na sexta-feira que “as cartas são melhores para nós”, porque há muitos países envolvidos. “Temos a Índia e o Vietname, mas é muito mais fácil enviar uma carta a dizer: ‘Ouçam, sabemos que temos um certo défice ou, em alguns casos, um excedente, mas não demasiados. E é isto que vão ter de pagar se quiserem fazer negócios nos Estados Unidos”. O Canadá, no entanto, não será um dos países a receber cartas,

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Contrattate due unità Ppa -Multipurpose Combat Ship

Fincantieri, la Marina ordina 2 nuove unità combattenti multimissione: valore 700 milioni 26 Giugno 2025 – Redazione L’ad Folgiero: “Si consolida il ruolo dell’Italia come attore centrale nello scenario geopolitico globale della difesa” Trieste – Fincantieri rafforza il proprio ruolo strategico nel programma di rinnovamento della flotta della Marina militare con un nuovo contratto per la costruzione di due unità Ppa -Multipurpose Combat Ship, che andranno a sostituire quelle cedute alla Marina indonesiana.  L’integrazione del contratto è gestita da Occar (Organisation Conjointe de Coopération en matière d’Armement) nell’ambito del raggruppamento temporaneo di impresa, costituito tra Fincantieri, mandataria, e Leonardo, mandante. Per Fincantieri, il valore del contratto per le due nuove unità è di circa 700 milioni di euro, valore che include attività già realizzate per le precedenti unità successivamente cedute all’Indonesia. I due nuovi Ppa in configurazione “Light Plus“, saranno costruiti da Fincantieri presso il cantiere integrato di Riva Trigoso e Muggiano, con consegne previste rispettivamente nel 2029 e nel 2030. Pierroberto Folgiero, ad e direttore generale di Fincantieri, ha commentato: “Questo contratto conferma il valore strategico del programma, evidenziando la capacità del nostro Gruppo di rispondere con prontezza ed efficacia alle esigenze operative della Marina militare. Le nuove unità rafforzano la filiera nazionale, garantendo continuità produttiva e stabilità occupazionale e contribuiscono a consolidare il ruolo dell’Italia come attore centrale nello scenario geopolitico globale della difesa, dove lo shipbuilding è sempre più elemento chiave di influenza e cooperazione internazionale”. Il Ppa rappresenta una tipologia di nave altamente flessibile con capacità di assolvere a molteplici compiti che vanno dal pattugliamento con capacità di soccorso in mare, alle operazioni di Protezione Civile, nonché da nave combattente di prima linea. Ecco alcune caratteristiche: 143 metri di lunghezza fuori tutto, velocità oltre 31 nodi, 171 persone di equipaggio, è dotata di impianto di propulsione combinato diesel e turbina a gas e di un sistema di propulsione elettrica e ha pacità di fornire a terra acqua potabile e corrente elettrica Fonte: https://www.shipmag.it/ Fincantieri, la Marina ordina 2 nuove unità combattenti multimissione: valore 700 milioni – Shipmag

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USA-Cina: Accordo Preliminare sul Commercio

TikTok verso una Nuova Proroga Londra, 11 giugno 2025 – Dopo due giorni di intensi colloqui a Londra, le delegazioni di Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un’intesa preliminare su un nuovo quadro generale per risolvere le tensioni commerciali. L’accordo, ora al vaglio dei presidenti Donald Trump e Xi Jinping, segna un potenziale punto di svolta in una fase delicata delle relazioni economiche tra le due superpotenze. “Abbiamo raggiunto un accordo di principio e riferiremo ai rispettivi leader”, ha dichiarato il rappresentante cinese per il commercio internazionale Li Chenggang. Sulla stessa linea Howard Lutnick, Segretario al Commercio USA, che ha sottolineato come l’intesa includa anche un possibile superamento delle tensioni legate alle terre rare, risorsa strategica per l’industria tecnologica. TikTok ancora sotto i riflettori Nel frattempo, l’amministrazione Trump valuta un’ulteriore estensione — la terza — per la cessione delle attività statunitensi di TikTok, inizialmente prevista per il 19 giugno. L’app di proprietà cinese ByteDance rimane al centro di un braccio di ferro che va ben oltre la tecnologia: è ormai diventata un simbolo del più ampio confronto strategico USA-Cina. Il piano originario, che vedeva coinvolti Oracle, Dell Technologies e altri investitori americani, è stato congelato da Pechino in risposta ai dazi fino al 145% imposti da Washington sulle merci cinesi (poi ridotti al 30%). In questo scenario, TikTok si conferma una pedina cruciale della trattativa: leva negoziale per gli USA, strumento di pressione per la Cina. Terre rare e chip: compromesso in vista Un punto centrale dell’accordo raggiunto riguarda le terre rare e i semiconduttori. Washington ha ottenuto una parziale apertura da Pechino sull’export delle terre rare — fondamentali per l’industria elettronica — in cambio della rimozione di alcune restrizioni sull’accesso cinese ai chip di ultima generazione. Una mossa che potrebbe attenuare le frizioni in settori strategici, ma che resta legata all’approvazione dei leader politici. Riflessioni e incertezza sul futuro L’intesa raggiunta rappresenta senza dubbio un segnale positivo per i mercati e per gli operatori economici globali, ma l’incertezza rimane elevata. Il via libera definitivo di Trump e Xi sarà decisivo, e nel frattempo il contesto resta volatile. Gli inserzionisti e i media planner guardano con preoccupazione al destino di TikTok: un eventuale stop improvviso rischierebbe di compromettere investimenti già pianificati, campagne in corso e strategie di engagement con le nuove generazioni. In sintesi, l’accordo preliminare è un passo avanti, ma ancora fragile. Le prossime ore saranno decisive: dalla conferma dei presidenti dipende non solo il futuro di TikTok, ma anche l’assetto delle relazioni economiche tra le due principali potenze globali. di Redazione

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Con le stablecoin si prepara un’altra grande crisi finanziaria

ROMA\ aise\ – Nei giorni passati il Senato degli Stati Uniti ha approvato una mozione procedurale, con 66 voti a favore e 32 contrari, per iniziare il dibattito parlamentare sulla legislazione relativa alle stablecoin, il cosiddetto Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins (GENIUS) Act. Le stablecoin sono delle criptovalute legate ad altri asset, come le monete, in particolare al dollaro. Gli emittenti sarebbero tenuti a detenere un dollaro di riserve per ogni dollaro di stablecoin. Dovrebbero essere meno volatili rispetto alle tradizionali criptoalute. La più grande stablecoin è Tether con una capitalizzazione di mercato di quasi 150 miliardi di dollari. Opera offshore e svolge un ruolo sproporzionato nella liquidità globale. Se approvato, il GENIUS Act autorizzerebbe le società che emettono stablecoin a utilizzarle per acquistare titoli del Tesoro statunitensi. Si stanno, di fatto, ricreando le stesse condizioni che in passato hanno generato la grande crisi finanziaria. La senatrice democratica Elizabeth Warren ha denunciato queste manovre: “Sono profondamente preoccupata che questo disegno di legge possa portare direttamente al prossimo crollo finanziario”, ha affermato. “Non è la prima volta che il Congresso ascolta il settore finanziario e crea un regime normativo debole per un prodotto finanziario nuovo e innovativo”. La deregulation trasformerebbe il mercato delle stablecoin da 230 miliardi di dollari in uno da 2.000 miliardi, compromettendo la sicurezza nazionale, la stabilità finanziaria e la tutela dei consumatori. “Venticinque anni fa, il Congresso approvò il Commodities Futures Modernization Act, una legge per sostenere l’oscuro mercato dei derivati finanziari. Quasi nessuno se ne accorse. All’epoca, i derivati erano un prodotto finanziario relativamente di nicchia. La maggior parte delle persone non capiva veramente cosa fossero o cosa facessero”, la senatrice ha affermato. Secondo la Banca dei regolamenti internazionale di Basilea, oggi il valore nozionale soltanto dei derivati otc è di oltre 700.000 miliardi di dollari. Una bolla-mostro. “Allora il Congresso creò un insieme di regole deboli e piene di scappatoie, proprio come voleva il settore. Il risultato di quella legge fu di espandere enormemente la portata del mercato dei derivati e di integrarlo ulteriormente nel sistema finanziario centrale. Quel disegno di legge contribuì a preparare il terreno per la crisi finanziaria del 2008”, ha aggiunto Warren. Ancora oggi quasi tutti i parlamentari non comprendono bene cosa sono e come funzionano i derivati finanziari o le criptovalute. I lobbisti, molto preparati e ben pagati, invece sì. L’argomento è molto furbo: oggi le stablecoin non sono regolate, facciamo allora una legge che permetta soprattutto la loro crescita. Importante che non sia restrittiva ma permissiva e compiacente. Poi ci penseranno gli esperti del settore a operare. Contemporaneamente, dirigenti importanti della Commodity Future Trading Commission (Cftc) stanno abbandonando l’agenzia governativa che regola i mercati dei derivati perché Trump preme per una totale liberalizzazione delle operazioni finanziarie con asset digitali, spacciandola come una “modernizzazione delle regole tradizionali”. Anche la Security exchange commission (Sec), l’equivalente della nostra Consob, sta ritirando le sue linee guida restrittive sull’uso di cripto asset. Fino ad oggi li riteneva dei metodi di pagamento e di stoccaggio di valori, ma non delle security, cioè dei titoli negoziabili. Inoltre, secondo Chainalysis, la società di analisi del settore, le stablecoin rappresentano oltre il 60% di tutte le transazioni illecite in criptovaluta. Da quando Donald Trump si è insediato alla presidenza, le criptovalute hanno un posto di favore alla Casa Bianca. The Donald ne ha creata una a suo nome e un’altra per la moglie Melania. Pochi giorni fa Trump ha organizzato un pranzo privato e poi un tour della Casa Bianca con dei personaggi vip che intendevano investire nella sua stablecoin, la USD1. Si parla di investimenti per 148 milioni di dollari. Inoltre, come riporta sempre la senatrice Warren, MGX, una società d’investimento di Abu Dhabi, sta utilizzando la stablecoin di Trump per finanziare un investimento da 2 miliardi di dollari nella piattaforma Binance di scambio di criptovalute. Il 29 maggio a Las Vegas il vice presidente J.D. Vance e due figli di Trump, Donald Jr. e Eric, hanno esaltato un pubblico di ben 30.000 persone alla Bitcoin Conference 2025. Sostenendo la bontà delle criptovalute, Vance ha affermato che “abbiamo l’opportunità di promuovere questa innovazione e di usarla per migliorare la vita di moltissimi americani; ma se non riusciamo a creare delle regole chiare, rischiamo di spingere 3.000 miliardi di dollari fuori dai confini Usa in cerca di un clima loro più favorevole”. Tutti i promotori del GENIUS Act erano gli ospiti d’onore della conferenza. La stabilità di dette criptovalute e delle stablecoin è tutta da provare. Il loro andamento di mercato può oscillare come un pendolo impazzito. Per esempio, nel 2022 il mercato perse in poco tempo ben 2.000 miliardi di dollari per poi ricuperare. Oggi il valore del bitcoin ha raggiunto i 110.000 dollari. Ma pochi mesi fa era crollato a 30.000. Che cosa succederebbe se le stablecoin, dopo aver comprato dei titoli del Tesoro, soprattutto i Treasury bill, quelli a breve scadenza, entrassero in crisi, come d’altra parte è già successo? I titoli del Tesoro sarebbero portati all’improvviso sul mercato per coprire il buco? Con quali conseguenze per la stabilità del bilancio americano e del dollaro? Non serve un “genius economico” per immaginare l’effetto destabilizzante globale. (mario lettieri*\paolo raimondi**\aise) * già sottosegretario all’Economia ** economista

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ALTRECONOMIA COMPRA CASA

La cooperativa impresa sociale che edita la rivista e i libri lancia una campagna diffusa per l’acquisto dell’immobile dove hanno sede gli uffici della redazione e il magazzino, a Milano. Un passaggio fondamentale e inedito per la testata indipendente nata nel 1999 e di proprietà di oltre 1.200 socie e soci Qui tutti i dettagli della campagna e come partecipare  Milano, 28 maggio 2025 – Altreconomia compra casa, ovvero l’immobile dove hanno sede gli uffici della redazione e il magazzino. È un passaggio storico e fondamentale per la patrimonializzazione dell’editore indipendente e il suo rafforzamento, presente e futuro. Per farlo ha deciso di rivolgersi alla propria comunità di lettrici e lettori lanciando una campagna di raccolta partecipata e diffusa tramite il sito casa.altreconomia.it. Obiettivo: raccogliere 5.000 mattoni da 10 euro l’uno. La sede si trova nel quartiere di Niguarda, a Nord di Milano, orgogliosamente antifascista, in via Adriatico 2, e si sviluppa in totale su 304 metri quadrati (tra uffici e deposito). È in una zona residenziale, a pochi passi dal Parco Nord, servita dai mezzi pubblici, inserita in un tessuto sociale e culturale molto vivace. L’immobile si affaccia su un giardino pubblico (che a Milano non è così frequente). Tra uffici, magazzino e posti auto stiamo parlando di una compravendita del valore di circa 370mila euro. È stato acceso un mutuo ipotecario ventennale con Banca Etica, che copre l’80% della cifra, mentre la parte restante, circa 55mila euro, è invece a carico immediato della cooperativa. Le persone che hanno a cuore Altreconomia hanno sostenuto la cooperativa nei momenti più complicati. Pensiamo alla campagna “Mille azioni per il futuro” in piena pandemia o alla più recente “Quota 2.000”, in occasione dei 25 anni. Lo spirito di questa nuova campagna è diverso: l’immobile verrà acquistato comunque ma è sembrato bello e importante proporre alla comunità di Altreconomia di farlo in parte insieme, come insieme sono stati attraversati i momenti più duri. Ecco perché è stata fissata la soglia simbolica di 5.000 mattoni da 10 euro l’uno. “Non è una ‘sfida’, insomma, ma una festa per comprare finalmente la ‘casa’ di Altreconomia. Mattone su mattone”.     Contatti per ufficio stampa: +39 338 7452950 | [email protected]

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AMPP CON LA PATATA DEL FUCINO IGP PRESENTE A MACFRUT 2025

  GRANDE ATTESA PER LA PATATA DEL FUCINO IGP A MACFRUT 2025 Rimini – Expo Centre, dal 6 all’8 maggio – Padiglione D4 – Stand 014 Celano (AQ) – AMPP – Associazione Marsicana Produttori Patate continua la sua azione di promozione della Patata del Fucino IGP con la partecipazione all’importante fiera MacFrut di Rimini che quest’anno ospita l’importante Simposio sulla patata, prodotto simbolo di questa edizione. Un evento Internazionale strutturato su più giorni con momenti di approfondimento in cui interverranno operatori internazionali e stakeholder mondiali per confrontarsi su temi tecnico-scientifici e sulle problematiche produttive e commerciali della patata destinata al consumo fresco e al trasformato. “Non potevamo mancare a questo importante appuntamento – dichiara Alessandro D’Ovidio, direttore commerciale e operativo AMPP – la partecipazione a MacFrut segna un altro passo significativo che ci proietta tra le realtà che più contano nel nostro comparto. Siamo presenti in fiera con uno stand di 64 mq, interamente dedicato alla valorizzazione della Patata del Fucino IGP”. L’AMPP accoglierà i visitatori nel Padiglione D4, Stand 014 e sarà l’occasione per presentare a buyer e operatori del settore i risultati raggiunti, le prospettive future e l’eccellenza della produzione agricola del Fucino.  Lo stand AMPP sarà, durante i tre giorni della manifestazione, un punto di riferimento per incontri B2B, presentazioni e attività promozionali volte a valorizzare la filiera agricola e a rafforzarne la presenza sul mercato. Negli ultimi anni AMPP ha conseguito una crescita esponenziale con il 90% della produzione pataticola regionale. “È un’alleanza tra agricoltori, tecnici, famiglie e persone vere che ogni giorno coltivano la terra con rispetto, cura e competenza”, dichiara con orgoglio Sante del Corvo, direttore generale AMPP. AMPP coltiva più di 600 ettari di campi e lavora ogni anno oltre 40mila tonnellate di patate fresche. Il Fucino oggi scala ai primi posti come produttore di patate, segno che l’AMPP ha saputo evolversi con coerenza: dalla condizione tradizione contadina alle nuove frontiere della sostenibilità, tra innovazione agronomica, qualità certificata, tracciabilità digitale e valorizzazione del territorio.    Ufficio Stampa One Group – Francesca Pompa – cell. 348-2267317 Fonte: Goffredo Palmerini

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