
Palazzo Strozzi torna a celebrare il Rinascimento Fiorentino con la prima grande mostra dedicata a Beato Angelico. Un’impresa straordinaria, irripetibile, resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo di San Marco e al contributo di istituzioni museali nazionali e internazionali, come ha ribadito Arturo Galansino Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.
Si tratta di uno degli eventi culturali di spicco a cavallo 2025-2026 , in un percorso distribuito tra due sedi: Palazzo Strozzi e Museo di San Marco. Il Beato Angelico è senz’altro l’artista simbolo dell’arte del quattrocento e uno dei principali maestri dell’arte italiana in assoluto.
Egli è ricordato quale traghettatore dall’eredità tardo gotica alla nascente arte rinascimentale. Maestro della prospettiva e dell’uso sapiente della luce nel rapporto tra figure e spazio.
Questo evento è senz’altro un’occasione unica per esplorare la visione artistica del Frate-pittore che resta sempre legata ad un profondo senso religioso. La mostra mette in buona evidenza la sua influenza verso altri artisti quali Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia.
L’esposizione riunisce, tra le due sedi, oltre 140 opere tra dipinti, disegni, miniature e sculture provenienti da prestigiosi musei quale è il Louvre di Parigi, la Gemaldegallery di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, le Pinacoteche di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a importanti collezioni italiane e internazionali.
Come tutti sanno l’Angelico era un frate del convento di Fiesole. Circa nel 1469 viene definito ‘’Angelicus pictor’’ dal confratello Fra Domenico da Corella. da quel momento Angelico diventerà il nome proprio del frate, che il 3 ottobre 1982 viene beatificato da Giovanni Paolo II e, nel 1984, diverrà patrono universale degli artisti.
La famiglia dei Medici ha avuto con Angelico un rapporto particolare. Nell’ottobre del 1434 Cosimo de’ medici Il Vecchio – rientrato a Firenze dall’esilio – diventa arbitro delle sorti della Repubblica e la sua storia personale si identifica con quella della città. Nel 1436 il convento di San Marco viene tolto ai monaci Silvestrini è assegnato ai domenicani di Fiesole. Ecco allora che all’Angelico viene assegnato il compito di affrescare le celle dei monaci . Egli abbandona il fasto e la solennità delle pale d’altare e sperimenta una pittura diversa. I dipinti sono intensi come temi di meditazione e non come decorazione, il pittore si concentra sulla semplicità delle strutture compositive, sul rigore iconografico e sui valori simbolici dei temi della storia sacra, il tono doveva essere ascetico in accordo con la vita meditativa condotta dai frati.
Si dice che le decisioni di Angelico di prendere i voti potrebbe essere stata motivata sia dalla profonda fede religiosa ma anche dalle opportunità di creare una bottega indipendente dalle corporazioni dei pittori e dai loro obblighi. Sta di fatto che i guadagni erano peraltro destinati ai confratelli. Di lui si afferma che: ”poi che fu frate non dipinse maj per il prezo ”.
La carriera di Beato Angelico è stata lunga e coronata dal successo sia Fiesole che a Firenze, a Perugia, Orvieto e Roma l’artista si avvalse di un considerevole numero di assistenti. Egli comunque si affermò come figura di spicco tra pittori fiorentini della sua epoca, con i quali era in costante dialogo tra questi Filippo Brunelleschi, Lorenzo Ghiberti, Donatello, Luca della Robbia e Filippo Lippi, quest’ultimo anche lui frate-artista, sebbene l’Angelico mantenendo una indiscussa supremazia quasi incontrastata dopo la morte di Masaccio avvenuta nel 1428. Si legge, infatti, in una lettera a Pietro de Medici che i due pittori più celebri a Firenze dell’epoca erano considerati Filippo Lippi e Beato Angelico.
Angelico muore a Roma il 18 febbraio 1455 e viene sepolto nella chiesa Domenicana di Santa Maria sopra Minerva
La fama di questo artista conobbe una grande rinascita a metà del XX secolo, in particolare nel 1955 in occasione dei cinquecentenario della morte, caratterizzata da nuovi studi basati su ricerche archivistiche e analisi tecniche culminate in due esposizioni monografiche, quasi identiche, una in Vaticano inaugurata da Pio XII l’altra al Museo di San Marco a Firenze.
Uno dei fulcri della mostra è la ricostruzione della Pala di San Marco commissionata da Cosimo de’ Medici per l’altare maggiore della chiesa omonima. L’evento rappresenta un’occasione unica. Per la prima volta dopo oltre trecento anni vengono riunite 17 delle 18 parti note dell’Opera provenienti da importanti musei di tutto il mondo.
La mostra ha inoltre reso possibile una vasta campagna di restauri che hanno coinvolto quasi trenta opere, tavole, affreschi, miniature, codici e sculture. Non solo, alcuni interventi proseguiranno anche dopo la conclusione dell’esposizione permettendo comunque al pubblico di ammirare con occhi nuovi molti capolavori. Sono state affrontate problematiche conservative impegnative e avviati interventi attesi da tempo. Questa campagna è stata realizzata in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure e con l’ausilio di affermati restauratori e ha restituito alle opere la loro piena leggibilità, unendo alla valorizzazione del patrimonio artistico un concreto impegno di tutela e di trasmissione alle future generazioni.
“Quattro anni di lavori seppur in simbiosi con altri enti – spiegava poi Galansino, direttore generale della “Fondazione Palazzo Strozzi”, hanno portato a questa bellissima mostra sul Beato Angelico, padre del Rinascimento, da inquadrare più precisamente, nel periodo del tardo gotico e primo Rinascimento unendo innovazione e religione in tutto ciò che vediamo esposto. E quindi un vero e proprio grazie di cuore per chi si è prodigato per tali prestiti eccezionali. “
Nel vero e proprio parterre di grandi relatori dove veniva anche osservato che Palazzo Strozzi ‘teatro’ della mostra guarda gli altri musei facendo sistema, si alzava poi la voce di Stefano Casciu, direttore direzione regionale Musei della Toscana osservando che il ‘Beato’ si identifica con il Museo di San Marco in uno sforzo collettivo ed importante, lasciando in ciascuno la propria impronta.
Entusiasta la sindaca di Firenze Sara Funaro nell’osservare la ricca programmazione a venire di buon riferimento culturale, sottolineando l’importanza della Fondazione Strozzi vera e propria istituzione della città, capace di dialogare con gli altri partners.
Parole riprese da Bernabò Bocca presidente di Federalberghi rilevando Palazzo Strozzi importantissimo per la città stessa non mancando di sottolineare il ritorno economico che creano i musei, grazie alla grandissima moltitudine di persone che vengono appositamente ad ammirare tale religioso-pittore, con seguito di visite guidate per giovani e persone più mature.”
Più tardi Eugenio Giani Presidente della Toscana, esponeva un bellissimo ritratto storico iniziando dai Medici, come sappiamo, rivali degli Strozzi. “Molti religiosi erano anche artisti e, proprio Lippi si spretò per fare poi un figlio con “Suora Lucrezia ”, mettendo al mondo Filippino Lippi, destinato a divenire grande pittore quale il padre.
Per il Beato Angelico ricordiamolo, già frate e vantato qual miglior maestro del colore, nel 1443, la “Corporazione delle Arti dei Legnaioli”- commissione di una istituzione laica – gli assegnò l’incarico per il tabernacolo, chiamato “Tabernacolo dei Linaioli”, grazie all’eccellente mecenatismo culturale che si respirava in tali ambienti. Più tardi, nel 1770, il Granduca Pietro Leopoldo, futuro Imperatore Leopoldo II, abolì le corporazioni nel Granducato Toscana sostituendole con le Camere di Commercio, sino a spostare più tardi il centro economico-finanziario con la ‘Borsa’ nelle sedi centrali inclusi gli Uffizi, potenziandone in tal modo l’aspetto economico, nonché amministrativa. San Marco, ne testimonia la sua grande eredità.”
Carla Cavicchini
